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Martedì 16 Dicembre 2014 18:46

Il Brescia Calcio è la mia seconda pelle

Scritto da  Alberto Banzola

Il Brescia Calcio è la mia seconda pelle

È dura scrivere.

Non l’ho fatto per mesi Peaz, perché volevo cercare di capire cosa stesse succedendo dietro al Brescia calcio. Anche se devo essere sincero: nel mio essere tifoso prima che cronista, mi rifiuto, fortemente anche, di voler assecondare tutti i discorsi di industriali, banchieri e quant’altro sono apparsi sui giornali. Il Brescia è una squadra di calcio, una bandiera, una passione. Io ne sono tifoso.

E perché - diciamolo chiaramente – sono stufo. Non si parla di calcio giocato, in campo abbiamo una squadra demotivata e con poco talento, o che fa difficoltà ad emergere e far vedere quello che ha. Fuori dal campo non voglio nemmeno commentare. Faccio un in bocca al lupo a Ivan Javorcic, rimembrandolo giovanissimo quando entrò nel negozio in cui lavoravo assieme a sua mamma, e quando disse a Michela (mia collega) che giocava nel Brescia, la Micky pensò bene di chiedergli se giocasse nei pulcini. “Veramente gioco in serie B”. Stagione 1998/99. Altri tempi.

Baggio doveva ancora venire. Anzi… chi avrebbe mai potuto pensare che Baggio sarebbe da lì a poco tempo diventato il paladino del Rigamonti. Badate bene gente, è stato l’inizio della fine. Il buon Roberto non è forse il capro espiatorio di questa storia, ma se fate caso il disamoramento di Brescia ed i bresciani per questa squadra, beh è cominciato proprio in quel momento. Qualcuno ricorda un Rigamonti sempre pieno in quel periodo? Uhm…no. Gente per carità ce n’era, medie notevoli: erano i tempi in cui entravi in curva e vedevi gente che al Rigamonti non c’aveva mai messo piede prima. Dicevamo medie notevoli, ma non paragonabili a quello che succedeva negli anni ’80. In serie C. Quando in panchina non c’era Mazzone, ma Toni Pasinato. Quando il bomber era Tullio Gritti: in quel periodo, anche se erano anni che si stagnava in serie C, c’era speranza, c’era una squadra che emozionava. La stagione era l’84/5. Risalita in serie B: ma pure la stagione precedente mi ricordo un Brescia-Bologna da tutto esaurito, con bandierine biancoazzurre distribuite in tutti i settori. Bei tempi direte voi. Eppure io non mi capacito di questa cosa. Penso a Verona, dove l’Hellas in serie C aveva il triplo degli spettatori del Chievo in A. Penso all’Atalanta, che fa gente sempre e comunque. Da noi cos’è successo? E perché?

Le risposte possono essere molteplici: famiglia Corioni/stadio fatiscente… e via andare. A Verona per anni però hanno avuto dei personaggi raccomandabili come pochi ed il Bentegodi, bellissimo negli anni 80, beh oggi non è più ‘sto splendore. Pure a Bergamo hanno un stadio da vergognarsi.

Daniele Zoratto, Stefano Bonometti, Florin Raducioiu, Antonio Vettore, Luciano De Paola
Daniele Zoratto, Stefano Bonometti, Florin Raducioiu, Antonio Vettore, Luciano De Paola

Ci pensavo ieri sera al mio Brescia, quando ho risposto presente all’invito di Ciro Corradini per la presentazione di “Il Brescia addosso”, una pubblicazione bellissima per chi ha il Brescia nel cuore come me, come voi. In rapida sequenza tutte le maglie delle rondinelle, dal 1911 ad oggi, con curiosità ed informazioni di ogni genere. Una passione folle quella di Andrea Ronchi, Mauro Agretti, Massimiliano Bragaglio e Guido Franchi (con cui condivido anche la passione per le maglie usate dei biancoazurri), figlia dell’amore per quella V bianca che abbiamo sul petto (a proposito… sapete cosa significa quella V? Beh leggetevi "Il Brescia addosso" e lo scoprirete). Tanta gente alla presentazione. E qualcuno dei miei idoli di quando ero bimbo/ragazzo. Daniele “Zorro” Zoratto, Stefano “Bistecca” Bonometti, Antonio Vettore, Florin “Radu” Raducioiu, Luciano “Pirata” De Paola. Gente che quella V bene o male ce l’ha ancora tatuata addosso.
Ripenso alla carriera del bistecca: una stagione ad Ancona, tutte le altre al Rigamonti. Al cuore di Zorro che attraverso mille tempeste fu sempre biancoazzurro, e dire che qualcuno pensò bene di dirgli che era finito mandandolo a Parma (dove vinse giusto 3 coppe europee, e perse una finale di coppa delle coppe), ripenso a quanto era ruvido ed efficace il “”Pirata”, a Vettore che credo sia una delle persone più generose che abbia conosciuto. E a quel rigore sbagliato da “Radu” ad Udine, di cui si parlava, sfottendolo fuori dai “Sorrentino”. Radiocronaca di Ciro, quart’ultima di stagione 92/3 in serie A, si gioca al Friuli, importante fare punti per tenere la fiamma accesa galvanizzati dal 2-0 rifilato all’Atalanta. Andiamo sotto  e lui, il Radu, quello che non segnava mai a Verona, a Brescia la rete l’ha gonfiata. A ripetizione. Radu fa una doppietta, Brescia in rimonta, come a Firenze: arriviamo alla fine, calcio di rigore. “Non dovevo tirarlo io: è stato Lucescu ad indicarmi e a dirmi che dovevo fare tripletta”. Non la fece. Io attaccato alla radio, ebbi delle convulsioni allo stomaco terribili… Si arrivò allo spareggio di Bologna, la retrocessione, 3-1 con un paio di papere clamorose di Cusin. “Ecco! Tutti a darmi contro per il rigore di Udine!” Sì Florin, ma Nello non c’era ieri sera… hai voglia sennò quante saracche si pigliava?

Era un altro calcio? Cos’è cambiato? Cosa abbiamo perso? Cosa c’è di così diverso? Non riesco a rispondermi, giuro. Forse c’è una risposta e non la voglio prendere in considerazione. So solo che ho questa V tatuata nel cuore, un cuore che non si vuole arrendere, un cuore che ha visto gioie e dolori, ha alzato una coppa a Wembley, ha sfiorato una partecipazione alla coppa Uefa, un cuore che ha vissuto tanti drammi e troppi dolori, un cuore che sembra prossimo al fallimento (Sì, a Brescia, centro industriale di eccellenza).

Un cuore che deve, vuole, continuare a battere.

Zob0n aka Alberto Banzola



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Paolo Pastore