AD MAIORA (SPERIAMO!)

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Premetto che non mi appassiona fare polemiche, soprattutto in materie di cui ho una scarsa conoscenza specifica diretta, tanto più, poi, in un periodo estremamente complesso e delicato come quello che stiamo tutt’oggi vivendo, in cui dovremmo limitarci a seguire le indicazioni che ci arrivano dal mondo della scienza (virologi, infettivologi, epidemiologi) e dove, tuttavia, soprattutto attraverso i vari blog e canali social che imperano sulla rete, si è dato vita ad un vero e proprio Circo Barnum nel quale ciascuno ha assecondato l’irrefrenabile bramosia di proporre sempre e comunque la propria ricetta (sovente ad cazzum) per risolvere il problema della pandemia, di citare e postare notizie raccolte dogmaticamente dalla rete (spesso prive di fondamento) per sostenere fantasiose tesi complottistiche o, peggio, per dar sfogo ai propri più bassi impulsi filo suprematistici o, ancora, di criticare tutto e tutti, probabilmente con l’unico scopo di essere in qualche modo presente nel variegato e colorito mondo virtuale.

Ciò premesso, partendo da una riflessione che mi è sorta dopo aver letto un interessante articolo apparso su L’Espresso dall’inequivocabile titolo “Sul coronavirus non c’è partita: Italia – Germania finisce 0-4, ho deciso, tuttavia, di raccontarvi questa storia che, se non fosse accaduta direttamente a me e alla mia famiglia, l’avrei tranquillamente confusa con uno degli esilaranti articoli del fantastico sito Lercio.

Ma andiamo per gradi:

nell’articolo de L’Espresso sopra citato, il giornalista mette a confronto il diverso modo di gestire l’epidemia da Covid – 19 da parte dell’Italia rispetto alla Germania e, quindi, i diversi risultati ottenuti dai due Paesi.

In particolare ciò che ha maggiormente colpito la mia attenzione è il passaggio in cui il giornalista dice: “…o mississ… in Germania, invece, l’epidemia ha avuto una storia diversa. Se il numero accertato dei contagiati è di poco inferiore a quello italiano (181 mila contro 146 mila), il tasso di letalità del morbo tra i tedeschi è oggi fermo al 3,5 per cento, contro il 13 per cento del nostro Paese. In numeri assoluti, 24 mila morti contro 4.600. «La pandemia da noi è sotto controllo», può affermare soddisfatto il ministro della Salute Jens Spahn, sicuro che il Fattore R0, il tasso d’infezione, sia ormai sceso allo 0,7.

Come si giustifica una difformità così marcata? La Germania, semplicemente, non era impreparata allo tsunami del Covid 19. L’Italia, sì. Al netto delle differenze sociali e culturali che hanno permesso ai teutonici di proteggere meglio gli anziani ( come spiegato dall’Espresso un mese fa ), i tedeschi hanno fatto un uso massiccio dei tamponi fin dai primi giorni della crisi – ben 350 mila a settimana in media – che hanno permesso di isolare subito i positivi e tracciare i contatti. L’Italia a oggi ne conta poco più della metà. Ma abbiamo recuperato solo ad aprile: nelle prime, decisive settimane ne abbiamo fatti troppo pochi, seguendo protocolli errati e tattiche obsolete… omissis…”.

Ecco, la Germania ha fatto un uso massiccio di tamponi sin dal primo manifestarsi dell’infezione, in tal modo riuscendo ad isolare le persone positive e tracciare una chiara mappatura del contagio generale, cosa che in Italia ,evidentemente, non ha funzionato quasi per niente, men che meno in una delle Regioni più gravemente colpite , nella quale vivo , ossia la Lombardia.

Venendo al caso che mi riguarda e che vuole essere oggetto di questo mio racconto, il 21 marzo la mia compagna Michela (medico) ha accusato i primi sintomi dell’infezione, probabilmente contratta durante le sue visite domiciliari, con febbre, tosse a cui sono seguite anosmia e ageusia (in parole povere perdita dell’olfatto e perdita del gusto) e, il giorno dopo, inevitabilmente (viste le dimensioni del nostro appartamento che, nonostante le precauzioni prese sin dall’inizio, non ci ha permesso di mantenere le dovute distanze di sicurezza, cosiddette Droplet ne, tantomeno, di isolare il nostro primo caso interfamigliare) anche io ho accusato i medesimi sintomi.

Non vi nascondo il discreto senso di sgomento che, in un primo momento, ha assalito me e la mia compagna, soprattutto in relazione ai nostri figli che potevano a loro volta contrarre quella che temevamo essere la famigerata infezione da covid-19, dagli esiti del tutto imprevedibili. Tale sensazione si è, tuttavia, ben presto trasformata in un’istintiva e positiva voglia di reagire e di non farsi sopraffare dalla situazione. Grazie, infatti e soprattutto, alla cara Dea Bendata che ha voluto che io avessi una compagna e una sorella medici, abbiamo cominciato a monitorarci e a monitorare costantemente i nostri figli con vari strumenti (principalmente termometro e saturimetro), ad assumere una svariata gamma di vitamine, principalmente C e D, ad indossare mascherine chirurgiche (fornite da Michela), nonché a disinfettare in maniera compulsiva e costante ogni angolo della nostra casa.

Dopo aver, fortunatamente, superato in pochi giorni lo stato febbrile, abbiamo, quindi, deciso convintamente di affidarci al nostro Sistema Sanitario, certi di trovare, qui, le risposte più adeguate, onde accertare le cause del nostro stato patologico, quindi, qualora fossimo stati effettivamente riconosciuti quali covid positivi, le modalità per gestire al meglio e superare l’infezione, nel nostro interesse e della comunità in generale. Ma è proprio in questa fase che è iniziata una sequenza di fatti a dir poco grotteschi che mi hanno reso, quanto mai chiara, la grande fragilità/inefficienza del nostro sistema sanitario nazionale e, in particolare, del tanto decantato e sbandierato sistema sanitario lombardo.

Dopo aver, infatti, contattato il nostro medico di base e da questi invitati a contattare il n. 1500 di Pubblica utilità per l’emergenza Covid-19, istituito dal Ministro Speranza, abbiamo appreso telefonicamente che non vi sarebbe stata alcuna possibilità per noi di essere sottoposti a tampone e che l’unica cosa che avremmo potuto/dovuto fare era quella di rimanere chiusi in casa in quarantena per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi (cosiddetto isolamento fiduciario), nonché di contattare il nostro medico di base per gestire eventuali complicanze (lo stesso che a sua volta, solo un attimo prima, ci aveva rimandato proprio a quel numero di PUBBLICA UTILITÀ e che dopo quella chiamata non avremmo mai più sentito).

Non volendoci, tuttavia, arrendere a questa incresciosa situazione di snervante immobilità, ci siamo immediatamente rivolti alla Fondazione presso cui svolge la propria attività professionale la mia compagna affinché, la stessa, intercedesse onde ottenere, quantomeno per lei, il tampone di accertamento; e, in effetti, in data, 24 marzo, Michela veniva contattata e avvisata, quindi, dalla Poliambulanza di Brescia che il giorno successivo si sarebbe dovuta recare presso i loro ambulatori onde effettuare “l’ambito” tampone.

Sorvolo sullo stato d’ansia che ha accompagnato la mia compagna durante tutto il tragitto casa – Poliambulanza determinato dalla paura di essere fermata dalle Forze dell’Ordine e di dover loro dichiarare attraverso una delle tante autocertificazioni (credo che allora fossimo arrivati alla modello n. 4) di non aver contratto l’infezione; fortunatamente non è stata fermata.

Il giorno 27 marzo, come preannunciato, è arrivato, per via telefonica, l’esito del tampone… Michela era covid positiva, e adesso!? E io e i miei figli!? L’unica risposta che potevamo darci è che molto probabilmente anche noi avevamo contratto il virus.

In data 29 marzo venivamo contattati dal un operatore ATS Lombardia il quale desiderava null’altro che accertare l’identità della mia compagna nonché ricevere conferma circa l’esito del suo tampone.

Il giorno successivo venivamo contattati nuovamente da un altro operatore ATS Lombardia, il quale, stavolta, pretendeva di svolgere un’indagine epidemiologica telefonica sulla nostra famiglia, quindi, informato circa la situazione complessiva, ci avvertiva con solerzia che avremmo dovuto restare in isolamento per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi… praticamente: “nulla di nuovo sotto il sole”.

Nel frattempo io e Michela abbiamo superato abbastanza rapidamente l’infezione, con la scomparsa anche degli ultimi sintomi (anosmia e ageusia) intorno al 4 aprile, mentre i nostri figli, fortunatamente, sono rimasti sempre asintomatici.

Trascorsi i “famosi” 15 giorni di isolamento più volte indicatici, arriva puntualmente una telefonata da parte dell’ATS Lombardia che ci regala alcuni meravigliosi attimi di riacquistata fiducia verso le nostre Isitituzioni Sanitarie. Tale sensazione, guidata dalla nostra ferma convinzione di ricevere un ulteriore invito, per la mia compagna, a sottoporsi ad nuovo tampone al fine di accertare l’avvenuta quanto sperata negativizzazione dell’infezione, si infrangeva, tuttavia, di fronte alla tragicomica realtà dei fatti:

“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)

Michela: “ sì pronto, buongiorno” (voce di persona curiosa e quasi emozionata)
Operatrice ATS: “BUONGIORNO A LEI SIGNORA! COME VA!?” (maiuscolo voluto per evidenziare il grande entusiasmo ostentato dall’Operatrice nella prima parte della comunicazione )
Michela: “abbastanza bene grazie”
Operatrice ATS: “ SONO FELICE PER LEI! E VOGLIO DARLE UNA BELLA NOTIZIA…”
Michela: “Bene! Mi dica pure” (certa di doversi annotare il giorno e ora per l’effettuazione del secondo tampone)
Operatrice ATS: “DA DOMANI IL SIGNOR FRANCESCO SCHETTINO E I BAMBINI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO HANNO FINITO LA QUARANTENA!!!!” (4 punti esclamativi ad evidenziare, per quanto possibile, l’incontenibile entusiasmo a cui era arrivata la voce dell’Operatrice”
Michela:”……”
Operatrice ATS: “Pronto! Signora!? Mi sente!? È ancora in linea!?” (inizia a smorzarsi notevolmente l’entusiasmo dell’operatrice)
Michela: “……sì sì, ma io!?”
Operatrice ATS: “Ah! Perché anche lei è stata affetta dal Covid-19?”
Michela: “…….”
Operatrice ATS: Pronto! Signora è in linea!?” (voce dell’Operatrice che inizia a tingersi di tonalità tra lo sgomento e l’imbarazzo)
Michela: “… eh si! Sono stata la prima a presentare i sintomi nonché l’unica della famiglia ad aver avuto il privilegio di sottopormi al primo tampone con esito positivo in data 24 marzo scorso e, sinceramente, mi sarei aspettata da lei una convocazione ad effettuare il secondo tampone…”
Operatrice ATS: “Ah no! Mi scusi non ero al corrente di questa circostanza…. A questo punto le cose cambiano e suo marito e i suoi figli dovranno restare in isolamento fiduciario fino al 20 aprile” (a questo punto l’Operatrice era totalmente in panico).
Michela: “ah! E… come mai fino al 20 aprile?”
Operatrice ATS: “Beh! Almeno fino a quando lei non avrà ricevuto l’esito negativo del secondo tampone”
Michela: “ok eh… per caso, lei può verificare quando dovrò effettuare il secondo tampone!!!!??? (la mia compagna inizia ad assumere le sembianze tipiche del serial killer in procinto di scannare la sua vittima)
Operatrice ATS: “mi dispiace Signora ma io non posso verificare questo dato dal mio terminale…” (panico alle stelle)
Michela: “capisco, arrivederci”
Operatrice ATS: “arrivederci a lei Signora e buona fortuna.”

Trascorsi alcuni giorni da quella “indimenticabile” conversazione, e precisamente, i data 6 aprile, non avendo ricevuto più alcuna comunicazione in riferimento al secondo tampone ed essendo trascorsi ormai 17 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, Michela decideva di chiamare la Poliambulanza per chiedere se vi fossero aggiornamenti in merito. In tale circostanza Le fu detto di stare tranquilla e che sarebbe stata certamente contattata il martedì successivo al lunedì di pasquetta, ossia il 14 aprile.

Il giorno tanto atteso, tuttavia, non ricevendo alcuna comunicazione, la mia compagna decideva di richiamare nuovamente la Poliambulanza e con grande stupore misto a rabbia, apprendeva dalla voce imbarazzata del suo interlocutore che si erano dimenticati di inserire il suo nominativo nell’elenco delle persone da tamponare e che avrebbero provveduto a risolvere il problema quanto prima. Fortunatamente, circa un’oretta dopo Michela veniva ricontattata per essere convocata presso il loro ambulatori i giorni 16 e 17 aprile al fine di sottoporsi, come da protocollo, ai due tamponi.

Eseguiti gli esami, in data 19 aprile ricevevamo, quindi, l’esito tanto atteso, ossia l’avvenuta negativizzazione di Michela che ci donava immediate boccate di ottimismo verso il futuro.

Ecco! Ora la storia, secondo i classici cliché letterari, si dovrebbe concludere qui con questo, diciamo, lieto fine e in effetti io mi stavo già pregustando l’acquisita semilibertà appena guadagnata e la possibilità da lunedì di poter andare… A FARE LA SPESA

… macché!!!

La storia purtroppo non si è conclusa qui, anzi.

In giorno 20 aprile, infatti, venivamo contattati nuovamente da un operatrice dell’ATS Lombardia e qui siamo riusciti a raggiungere vette di surrealismo inarrivabili.

“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)

Michela: “sì pronto!?”
Operatrice ATS “BUONGIORNO!!! CHIAMO DA ATS PER IL SIGNOR SCHETTINO FRANCESCO” (entusiasmo alle stelle)
Michela: “si salve sono la moglie del signor Schettino, dica pure a me” (voce curiosa e circospetta)
Operatrice ATS: “BENISSIMO, VOLEVO INFORMARLA CHE DA OGGI TERMINA IL PERIODO DI QUARANTENA DI SUO MARITO” (entusiasmo come sopra)
Michela: “…ah bene! Peraltro io ho appena ricevuto l’esito negativo dei tamponi”
Operatrice ATS: “AH BENE!!! QUINDI AVETE RISPETTATO L’ISOLAMENTO IN QUESTI GIORNI…”
Michela: “certo certo non usciamo da quando abbiamo accusato i primi sintomi”
Operatrice ATS “BENE BENE, ANCHE L’ISOLAMENTO TRA DI VOI IN CASA!?”
Michela: “beh!diciamo di si limitatamente alle dimensioni del nostro appartamento che rende di fatto molto complicato evitare un isolamento totale tra di noi”
Operatrice ATS: “ah! Allora in tal caso le cose cambiano e suo marito dovrà rimanere in quarantena per ulteriori 15 giorni dal suo primo tampone negativo Signora, quindi, facendo i calcoli fino al primo maggio”
Michela: “…” (silenzio ma col pensiero :AAARGGHMAVAFPORCAPUCOMECAZ!!!)
Operatrice ATS: “Pronto Signora!? C’è ancora!? Ha capito?”
Michela: “ SÌ CI SONO… MI PERDONI, MA CHE RAGIONAMENTI MI STA FACENDO!? NOI SIAMO CHIUSI DA UN MESE IN CASA, RISPETTANDO PEDISSEQUAMENTE L’ISOLAMENTO, CI É STATO DETTO IN PRECEDENZA DA UNA SUA COLLEGA CHE MIO MARITO AVREBBE FINITO LA QUARANTENA IL 20 DI APRILE QUALORA IL MIO TAMPONE FOSSE RISULTATO NEGATIVO ED ORA CHE COSì EFFETTIVAMENTE E’, LEI MI DICE CHE DOVRÀ ASPETTARE ACORA ALTRI 15 GIORNI POICHÉ NON AVREMMO ESEGUITO IN MANIERA CORRETTA L’ISOLAMENTO FAMIGLIARE!!!!???”
Operatrice ATS: “Signora mi dispiace, non so che dirle… (pausa)… guardi mi informo un attimo e la richiamo.
Michela: “VA BENE, GRAZIE”

Dopo circa 20 minuti:

“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)

Michela: “SÌ, PRONTO!?”
Operatrice ATS: “Salve Signora, allora mi sono informata e purtroppo devo comunicarle che… secondoinostriprotocolli, ancheleidovràrestareinquarantenaperulteriori15giornidalsuoprimotamponenegativo, quindi fino al 1 maggio” (Frase pronunciata ad una velocità degna del miglior Bolt)
Michela: “……” (silenzio ma con il pensiero: AAAAAARRRRRRRRGGHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!) “… MA STA SCHERZANDO!!!?? Mi scusi, so che Lei non c’entra però è del tutto assurdo ciò che mi sta dicendo, io sono un medico e dall’Isituto presso cui ho eseguito i tamponi mi è stato detto che, visto l’esito negativo, avrei potuto riprendere la mia attività professionale ed ora lei mi sta dicendo, invece, che dovrei fermarmi per ulteriori 15 giorni… MA SI RENDE CONTO!!??”
Operatrice ATS: ……. (Silenzio imbarazzato) … eh…  sì… guardi… mi scusi la richiamo subito, porti pazienza”.

Dopo ulteriori 10 minuti:

“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)

Michela: “Siiiiiiii!!!!???”
Operatrice ATS: “Rieccoci Signora! Allora, essendo lei un medico potrà riprendere la Sua attività a partire da oggi mentre suo marito dovrà attendere inevitabilmente fino al 1 maggio come le ho detto nella precedente chiamata perché potrebbe non aver superato completamente l’infezione e potrebbe, quindi, infettare nuovamente anche Lei, non avendo ATS, ad oggi, certezza circa un’immunizzazione definitiva da parte delle persone negativizzate
Michela: “mi scusi ma tutto questo circo non si verificherebbe se anche mio marito potesse essere sottoposto a tampone, non trova!?”
Operatrice ATS: “ Può essere ma, purtroppo suo marito non rientra tra le persone che possono usufruire del tampone”
Michela: “guardi, prendo atto di questa Vostra incomprensibile presa di posizione ma mi permetto, da medico operante sul campo, di esprimere tutto il mio disappunto, così corriamo il rischio di non uscire mai da questa grave situazione epidemica, arrivederci”
Operatrice ATS: “arrivederci a Lei Signora”.

Tutto finito!!?? Macchè!… dopo circa 5 minuti dall’ultima chiamata riceviamo un’ulteriore telefonata da parte della medesima operatrice ATS:

“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)

Michela: “si pronto!?”
Operatrice ATS: “BUONGIORNO SIGNORA! PARLO CON LA MADRE DI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO?” (entusiasmo alle stelle, che ve lo dico a fa’!?)
Michela: “siiiii!?” (tono di voce tra l’incredulo e lo sconcertato)
Operatrice ATS: “BENE! SONO LIETA DI INFORMARLA CHE I SUOI FIGLI DA OGGI HANNO TERMINATO IL PERIODO DI ISOLAMENTO FIDUCIARIO”
Michela: “…” (silenzio con improvviso desiderio irrefrenabile di sgolarsi un’intera boccettina di Xanax);
Operatrice ATS: “PRONTO!? SIGNORA MI HA SENTITO?
Michela: “mi scusi Signora ma ci siamo già sentiti un attimo fa, oltre ad essere la madre di Tommaso e Pietro Schettino sono anche la moglie del signor Francesco Schettino, si ricorda?”
Operatrice ATS: “…” (silenzio da imbarazzo)…”mi scusi Signora, ma sa facciamo centinaia di chiamate al giorno e non mi sono accorta che stavo parlando con la medesima persona. In tal caso allora devo purtroppo dirle che lo stesso discorso vale anche per i suoi figli che dovranno rimanere in quarantena fino al 1 maggio”
Michela: “la ringrazio buona giornata” (tono di voce di persona provata che si arrende alla tragica realtà)

Ecco così si conclude questa mia vicenda personale, verso la quale mi astengo da qualsivoglia ulteriore commento, se non aggiungere che, purtroppo, questa grottesca, quanto intollerabile situazione sta capitando a moltissime altre famiglie qui in Lombardia e che, a mio parere, questa oggettiva e grave falla del nostro Sistema Sanitario rappresenta una delle principali cause, tornando all’articolo de L’Espresso sopra citato, della nostra netta sconfitta rispetto alla Germania nella gestione della pandemia.

Ad Maiora! (Speriamo!)

Cari saluti
Francesco

 

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