Appello alla coscienza

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Appello alla coscienza

Giuro che se sento ancora una volta parlare di “comunicazione ai tempi del corona virus”, “intervista ai tempi del corona virus”, “giornalismo ai tempi del corona virus”, faccio del male fisico a qualcuno. Altro che distanza di sicurezza, faccio andare le mani.

Inizio ad essere un po’ esasperato. Ho paura ad aprire facebook: no, non sono i messaggi sgarrupati di chi ha la verità in tasca e non apre uno zingarelli dal mundial dell’82 a spaventarmi, le invettive sui runner, le lauree della strada in minchiologia.
Sono i necrologi di chi non c’è più, di chi ha smesso di lottare contro un male infido che aleggia, serpeggia e non sparisce.

Non mi interessano i dati, né sentire Vito Crimi che minaccia il commissariamento della nostra regione (che intendiamoci da cittadino qualunque mi potrebbe stare anche bene – quando questo finirà – perché ogni volta che vedo Fontana e Gallera in tv mi viene voglia di lanciare la tele dalla finestra), e tantomeno leggere che Fabio Rolfi vuole un’indagine su come è stata condotta la situazione da palazzo Loggia. In questo momento voglio, anzi esigo, che si abbassino i toni da tutte le parti e che tutti lavorino per obiettivi comuni. Poi avrete tempo di scannarvi. Ma basta, basta, basta rivendicare le vostre posizioni. Basta.

La gente non ne può più. Non scrive neppure più “ci ricorderemo di voi quando tutto sarà finito”. Perché non si capisce quando tutto finirà. #andràtuttobene.

Se ci diamo una svegliata in generale, magari sì. Rose e fiori un tubo. Penso al dolore di chi ha perso un suo caro in questi giorni. E neppure il conforto di un abbraccio. Uno strazio infinito, che ha toccato anche la mia famiglia. Parole, testi, messaggi: anche questo mio scritto finisce con quelli che resteranno legati a questo periodo così devastante psicologicamente.
Ecco pensate a questa vostra gente quando aprite bocca, quando attaccate, quando rivendicate.

Oh, non è tutto così organico infine: vedo gente che si rimbocca le maniche, che non molla. Vedo medaglie con diversi lati. Scuole online, iniziative di ogni genere. Da gente comune. E questo mi fa ben sperare.

Voglio continuare a lottare. Come tutti voi.

Buona settimana. Facciamo andare tutto bene. Vi prego.

Il vostro Zob0n.

 

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista, dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia). Ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino grazie a Fabio Tavelli, che in lui ha visto – e ci chiediamo come abbia fatto- del potenziale. Un pò “commesso viaggiatore” a livello internazionale, un po' giornalaio come dicono i suoi amici baskettari di sempre, è su questa barca dal primo giorno, a calmierare le folli idee di Vit. Zob0n o Banzo o come vi viene da chiamarlo, dal 1998 ha collaborato con Elivebrescia.tv, Bresciapuntotv, Sportitalia, Number One Network, Teletutto, Gazzetta dello sport, Bresciaoggi, Radiovoce, Radio Montorfano, La Giornata Tipo, serieadilettanti.it, cremonabasket.it, basketnet.it; e tutt’ora a piede libero. Non si capisce il perchè.

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