Bussano alla porta

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BUSSANO ALLA PORTA

Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere Calais in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al Front Nacional per imparare l’accoglienza? E voi – Sema, Njad e Monja – che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? Biniam, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della Caritas? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia?

Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di Ponte Santo Ludovico, nella frazione Grimaldi di Ventimiglia, qualcosa a cui non riesci ancora a dare un nome inizia a sgretolare lentamente le tue normali coordinate cognitive: da una parte la fila di auto e motociclette, in gran parte guidate da turisti, che passano il confine come se nulla fosse, dall’altra un silente accampamento di profughi africani, coloratissimo tra lunghi teli di plastica e ombrelloni da spiaggia. Ma non è questo a disorientarti, in realtà. Perché tu sai che lì ci sono persone scappate dal sangue e dalla guerra, ma da lontano ti sembra semplicemente una normale riviera mediterranea a fine giugno, affollata da una moltitudine di persone giunte per godersi il mare e prendere la tintarella. Ti ritrovi così a guardare questo simbolo di felicità e benessere, sapendo che nasconde dentro di sé un abisso. È un cortocircuito che stordisce, è Alex di Arancia Meccanica che massacra a calci una donna cantando “Singing in the rain”. Peccato che non sia un film.

Nasenaldeen (Sudan)

Nasenaldeen (Sudan)

Poi ti avvicini, a passi lenti e che vorresti rispettosi, come quando superi un casa colma di gente per una veglia funebre. Sono le sette di mattina, tanti ancora dormono. I pochi svegli sono sopratutto ragazzi, che masticano un po’ di inglese — come me, d’altronde. Il primo che incontro è Nasenaldeen, scappato dal Darfur a 25 anni, mi chiede se gli do una mano a parlare con un ciclista francese. Vuole sapere quanto costa la sua bicicletta: 2.500 euro. “Ma non faceva prima a comprarsi una macchina con quei soldi?”, mi chiede. Probabilmente ha un’auto che ne costa 60, 70.000, ma questo non sto a spiegarglielo. I 500 euro che lui ha messo da parte per la traversata col barcone non valgono nemmeno l’impianto stereo.

Nasen vuole una bici per andare a Calais, dove cercherà di attraversare la Manica per cercare lavoro in Inghilterra. Mi chiede quanto tempo ci vuole. “Credo una settimana”, rispondo. E’ entusiasta, pensava ci volessero molti più giorni. Nasen ha gli occhi umidi e stanchi, di chi ha la febbre, gli occhi di un uccello ferito che guarda verso il cielo. Il suo volto esprime gioia, la gioia di chi è stremato ma a un passo dal traguardo: il suo viaggio dura ormai da tre mesi, ha visto tanto di quella merda – prima e dopo la partenza – che non lo demoralizzano certo una trentina di poliziotti in divisa. Gli dico che tanti suoi amici stanno passando da un sentiero sulle montagne, poi lo saluto. Un’ora dopo tornerò a cercarlo, pensando: “Lo porto io a Parigi, in autostrada non ci sono controlli, al massimo racconto che ha fatto l’autostop. Una volta arrivati, lo lascio lì e mi fermo a dormire da mia cugina”. L’ho cercato in lungo in largo, di lui nessuna traccia. Spero che abbia attraversato la montagna, con la sua sola speranza sulle spalle. Spero che ora stia pedalando su una bicicletta sgangherata e che stia facendo incazzare i francesi, come e più di Bartali. Un Tour che passerà alla storia.

Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

1.2.3.4.5. – Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, una mano, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

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Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

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Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

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Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.

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Sugli scogli si cuoce. Nell’aria odore di plastica bruciata. Sono i teloni usati per fare ombra, cotti dal sole. Sotto, decine e decine di persone ammassate l’una sull’altra. Tra una coperta e un pezzo di cartone, ogni tanto spunta una mano e un piede, che manco sapresti dire a chi appartiene. Illusione di arti mozzati. Salti da un masso all’altro: nelle fessure immondizia abbandonata e feci. Un’indicibile mancanza di umanità, figlia di due governi che fanno politica sulla pelle delle persone (come un leghista qualunque), ha creato tutto questo.
Sotto qualche ombrellone a righe, c’è anche chi ha preferito dormire da solo, e ancora riposa avvolto in una coperta o in un lenzuolo. Fantasma, spettro, una sofferenza così remota e così a portata di mano, quasi da potersi sporcare di sangue. Ho le mani sporche di sangue.

Sulla destra, il confine francese

Sulla destra, il confine francese

Gran Hotel sull’abisso

1.2.3. – Gran Hotel sull’abisso

Gran Hotel sull’abisso

2.

Gran Hotel sull’abisso

3.

Ventimiglia è uno dei capitoli più tristi della storia repubblicana, un’infamia che raggiunge i livelli delle bombe neofasciste di piazza Loggia e piazza Fontana. Anche oggi, come allora, un governo colpevole. Non importa che sia stata la Francia a violare Schengen o gli accordi di Dublino. Le gare di disumanità le facevano i nazisti, e sarebbe stato bello lasciarle a loro. Per montare una tendopoli in un parcheggio poco distante alla scogliera, con bagni chimici e tutto il resto, la protezione civile avrebbe impiegato 5-6 ore, non di più. Trecento persone, non un milione. Ma ora in TV c’è l’invasione degli zombie africani, orde e orde fuori controllo. Peccato che nei primi 6 mesi di quest’anno siano sbarcate 6.000 persone in meno rispetto al 2014, ma si vede che allora non erano telegeniche: c’era il patto del Nazareno, Salvini non era un delfino ma rubava voti. Salotti proibiti.

Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone

Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone.

Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI

Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI.

Sono rimasto nell’accampamento per circa quattro ore. Ho scattato foto, parlato con diverse persone, ragazzi i più propensi ad attaccare bottone, anche per via dell’inglese. Non scorderò mai il piccolo Biniam, in fuga dall’Eritrea, che lavava le sue scarpette da calcio con l’acqua di mare. Tris che cammina sotto il sole con il suo sinuoso corpo di ragazzo, un fascio di nervi, facendo ruotare l’ombrello come una dama inglese dell’Ottocento. O ancora mamma Njad, con le due giovani figlie Sema e Monja, sedute una di fianco all’altra senza dire parola, come ad aspettare un treno per andarsene via.

Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto.

Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto.

La casa di Sema, Njad e Monja

La casa di Sema, Njad e Monja.

Biniam (Eritrea).

Biniam (Eritrea).

Le scarpe da calcio di Biniam.

Le scarpe da calcio di Biniam.

Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato

Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato.

Tris (Libia) e il suo ombrello

Tris (Libia) e il suo ombrello.

Quando me ne sono andato da Ponte Santo Ludovico, mi son recato in centro. Sudato, un caldo opprimente, in cerca di un tavolino e di una birra. Dovevo scrivere qualcosa, riordinare i pensieri. Davanti a me l’orizzonte di un mare blu: chi nuotava, chi giocava in spiaggia, e le trentenni corpoduro immobili a prendere il sole. Puzzavo, appiccicavo, la salsedine sulla pelle: tutto il mio corpo implorava un tuffo, una nuotata. Non ce l’ho fatta. Sentivo di odiare quell’acqua cristallina, i morti annegati che cela, un arazzo disteso sulla disperazione. Quando il sangue colorerà di rosso l’intero Mediterraneo, forse smetteremo di interrogarci se sia giusto o meno chiudere le frontiere. Credo non si arriverà a tanto. A Ventimiglia la guerra è arrivata nelle nostre strade e ora bussa alla porta: toc-toc, toc-toc… un rumore sordo e soffocato, sempre più forte.

Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c'est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata.

Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c’est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata.

migranti

LiberQUE? EgaliQUI? FraterniQUAND?

Il bagno, la mattina

Il bagno, la mattina.

Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso.

Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso.

I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie

I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie.

Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane

Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane.

Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano

1.2.3. – Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano.

Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano

2.

Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano

3.

Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti

Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti.

Messaggi inascoltati

1.2. – Messaggi inascoltati.

Messaggi inascoltati

2.

Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.

1.2. – Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.

Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.

2.

Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare

Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare.

Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera

Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera.

Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua.

Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua.

 

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