Come ti approccio una tipa

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Avete mai visto l’approccio dei ragazzi alle ragazze?
Non intendo vederlo e basta, ma se vi siete soffermati un secondo ad analizzare questa atavica usanza del bipede maschile: vi si notano alcuni elementi distintivi che sebbene diametralmente diversi tra loro garantiscono lo stesso terrificante grado di successo: zero!

E la cosa peggiore è che sono ripetitivi! Ergo il bipede maschile non è un animale auto apprendente: non impara dai suoi errori. Anzi, si potrebbe dire che non impara proprio un cazzo di niente, infatti non trae giovamento nemmeno dai molteplici fallimenti dei suoi simili.

Proviamo a metterli per iscritto, sia mai che come dicevano i latini verba volant…..

L’IMPACCIATO

È il classico ragazzotto poco spigliato, che memore dei telefilm anni ’80 vorrebbe presentarsi a casa della sua bella con un mazzo di fiori per invitarla al ballo del liceo. Transuma questa sua immagine in approcci di una tenerezza infinita, ma scarsamente efficaci del tipo:

“Piacere, mi chiamo Marzio” allungando la mano come ad un incontro di lavoro sotto lo sguardo attonito di ragazze che fino a 2 secondi prima non l’avevano nemmeno visto, oppure: “Scusate il disturbo, sono Luigi..ho visto che eravate qui in piedi a parlare fitto fitto e….”…..e appunto sei andato a rompere i coglioni!  Il suo difetto più grande è che molte volte questo atavico esemplare è di una testardaggine impressionante: nel senso che non capisce quando è ora di andare fuori dal cazzo e tagliare la corda. È convinto che le donzelle in questione siano oramai una sua proprietà perché le “ha viste per primo” e quindi le poverette devono sorbirsi un’immane triturata di palle fino a quando esauste riescono a liquidarlo con il classico: “Devo andare alla toilette, mi accompagni Ines? È stato un piacere… ehm…Gino, ci vediamo dopo”.

IL TUTTOLOGO

Questo strano esemplare crede di possedere le chiavi del sapere.

In senso lato.

Non importa molto come approccia un gruppo di ragazze, ciò che conta è che lui le contraddirà sempre. È abituato a farlo nella vita e con ancora maggior vigore si intestardisce in quest’odioso atteggiamento con il gentil sesso. Non riesce proprio a capire che Luisella e Maria se ne sbattono altamente le palle se lui ha scoperto al liceo il bosone di Higgs e tantomeno a Giulia e Roberta importa un cazzo delle sue gite in Birmania. Conosce tutti gli argomenti del mondo e ha sempre una visione alternativa e più aggiornata. Dovete piantare un fiore in giardino? Lui vi consiglierà quel particolare Bonsai che arriva da una sperduta isola dell’Indonesia che resiste al freddo, al caldo, alla pioggia, al vento e non bisogna di cure quotidiane. Stai pensando di dare una pitturata all’appartamento? Avrà appena utilizzato delle  super vernici eco-bio-compatibili rarissime importate dall’Olanda consigliategli da uno zio espatriato dopo la guerra. È giunto il momento di cambiare compagnia telefonica? Fermati! Sono tutti farabutti! Lui ormai utilizza da anni solo Skype e Viber con cui parla per ore con amici australiani. Gratis. E così via per ogni argomento, rimarcando una spocchiosità tanto odiosa quanto melliflua che rende immediato il triste epilogo della serata: il più delle volte dopo 15/20 minuti sono i suoi stessi amici a spararsi nelle palle pur di avere una scusa per andarsene mentre le tipe si scambiano l’un l’altra sguardi compassionevoli ma che lasciano intendere l’univoco pensiero: “Due palle lui qua…”

IL BRILLANTONE

Il suo tipo di approccio è: “Salve ragazze! Bevete qualcosa?” Ben vestito, con un sorriso da cazzone ben in vista tenta di trascinare le sventurate al bancone del locale. Per lui è scontato che tutte debbano almeno bere un drink con lui. Ed è impensabile che fino al suo arrivo qualcuna abbia deciso di farsi un pirlo col campari senza aspettare “Mister Offro io”. Intimamente sa – DEVE SAPERLO CAZZO! – che nove volte su dieci le ragazze rifiutano l’offerta al primo colpo, ma Lui non ha un piano B: insiste imperterrito a forzare l’invito, sbalordito dal fatto che la serata sia partita senza che sia stato lui ad aprire le danze.

Ma come può non esserti venuto in mente che magari Marina e Sara da bere se lo prendevano per i fatti loro se avessero avuto sete? O cheElena e Rosy lo hanno preso in tutta fretta proprio per evitare che un coglione come te arrivasse ad offrirglielo senza dire un cazzo prima? Ma chi cazzo sei ? Il cameriere?

QUELLO CHE GUARDA – Duro

È il classico belloccio sfigato che pensa di avere lo sguardo di Clark Gable. Indossa sempre camicie  aperte sul petto dove risaltano le più improbabili collane e al polso porta sfarzosi orologi. Sempre impomatato e in ordine, passa il tempo a fissare ogni tipo di ragazza. A volte si concede un mezzo sorriso tirato su un lato della bocca, ma il più delle volte lo sguardo è truce. In realtà lui non sta guardando una ragazza in particolare, lui si vede riflesso nel grande vuoto cosmico: si immagina come Ester sia sconvolta dalla sua infinita bellezza e stia ribollendo agitata dal suo sguardo maschio. Prima di andarsene lancia sempre un ultimo sguardo, un ultimo avvertimento, come ad ammonire: “Lo vedi, ora me ne vado! Lo sai cosa ti sei persa!”. Anche Linda lo guarda, ma per dire: “Coglione, era ora che ti levavi dalle palle! Con tutto quel profumo stavi inquinando oltremodo l’ambiente”.

QUELLO CHE GUARDA – Malinconico

È la versione alternativa del di lui sopra. Più che allo sguardo di Clark Gable pensa all’immagine da uomo-tormentato che deve trasmettere. È certo che a lui e soltanto a lui siano capitate le disavventure più ingiuste e cela nei suoi atteggiamenti un messaggio da “ma che cazzo ne sapete voi di me” che nel corso della serata ambisce a diventare un messaggio di “ma che cazzo ne sapete voi della vita”. Lo sguardo è sempre fugace, a volte profondo, ma sempre con quel velo di disappunto dell’uomo che vorrei-ma-non-posso. Nell’arco della serata incrocia il tuo sguardo svariate volte, a volte insistito, a volte sfuggente. Anche lui prima di andarsene ti guarda un’ultima volta come a dire: “Sto andando, avrei fatto qualsiasi cosa per te, ma non posso”. Ma in realtà è un pirla, come dice Gisella alla sua amica Teresa: “Quel pirla ha fatto 8 volte il giro del locale e poi se ne è andato senza dirmi nemmeno ciao! Se invece di passare la serata a cercare l’inquadratura migliore si avvicinava magari si combinava!”

QUELLI CHE VANNO

Generalmente sono più di due. Ma quasi mai più di quattro. Quindi non si può dire che si muovono in branco, come i lupi. Anche perché più che lupi sono agnelli. Nel senso che non nuociono a nessuno perché sanno esattamente come andranno le cose: ovvero di merda. Quando entrano in un locale le vedono subito le “fighe”, ma poi, se non sono in serata di grazia o sorretti da una logistica di primo livello (= 4 pirli con campari a digiuno + svariate birre o gin tonic) aspettano sempre quei minuti deleteri che permettono loro di pensare cosa fare. Conoscono i 5 personaggi di cui sopra e sanno che non possono finire come loro, pena la morte mediatica. Non possono semplicemente presentarsi, è da escludersi. È impensabile inserirsi in un argomento qualsiasi, anche perché per loro stessa ammissione non sanno un cazzo di niente. Offrire da bere “a secco” è da sfigati di prim’ordine. Guardano, ma non troppo. Sanno come si potrebbe essere classificati. Allora finiscono per farsi i cazzi loro, almeno apparentemente, stando nelle vicinanze delle ragazze.  Il più delle volte ghignano per la loro stessa inettitudine e cercano il supporto di una logistica che ormai è troppo tardi per organizzare.

Finché uno del gruppo, in un attimo di lucida genialità, esclama: “Qui non c’è un cazzo da fare, facciamo quelli che vanno…”

 

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