Quelli della Commissione Patenti di Brescia

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Commissione Patenti di Brescia

Libere riflessioni sui componenti dell’apparato giudicante.

Entro in punta di piedi, ossequioso. Mi sembra di scorgere sei persone sedute dietro le due grandi scrivanie disposte a elle. I contorni sono sfocati, come la mia vista che viene subito testata. Inizia così l’ennesima visita alla commissione patenti di Brescia per la loro revisione. Sono ancora qui.

Appuntamento fissato già da due mesi, sebbene a pochi giorni dall’incontro i carabinieri siano venuti a cercarmi per farmi scontare il residuo pena. Una vera caccia all’uomo. Interrogatori ai vicini, intimidazioni e una leale omertà che non dimenticherò.
(Non mi avrete mai).

Ulteriori 45 giorni di passione (dopo i 90 già patiti), fatti di passaggi strappati e lunghe passeggiate. Santo padre.
Un po’ di confusione. Alla visita non potrò consegnare la patente, da presentare insieme alla relazione del medico del NOA, le ricevute degli ennesimi bollettini intestati al ministero dei trasporti, i referti relativi all’esame del capello e del sangue nonché i vari verbali.

Nella sala d’attesa le solite facce consumate. Una ragazza che bestemmia ogni due parole, un padroncino incazzato nero, due o tre signori da bianco mattutino, un ragazzo con madre incazzata per il figlio, un ultras Brescia, tanti extracomunitari.

Sono il numero 48, già da quando ho fissato l’appuntamento via telefono per le undici e trenta.
Alle tredici sono ancora seduto ad aspettare in compagnia della ragazza che bestemmia, la 47. Ma si sa, il mio tempo non vale un cazzo. Per ben due volte mi viene chiesto il perché non abbia con me la patente. Nella prima circostanza una ragazza sulla quarantina, gentile, esce dalla stanza e mi chiede spiegazioni. Capite, rientra. La seconda rientra in un discorso più globale che è poi la ragione di questo mio sfogo.

La ragazza esce sporconando. Non deve esserle andata bene. Ma che grazia.
Tocca a me.

Ed eccomi qua seduto ad una distanza di circa 2 metri dalla lavagna luminosa. A C R N T no scusi Z. Ok.
In posizione eretta quasi sull’attenti, cercando di mantenere un atteggiamento più umile e remissivo possibile, aspetto il verdetto.
Sento che borbottano tra loro.

– … pss è recidivo…
– Cosa?
– È RECIDIVO!

Ma arrivato a questo punto sulla questione avrei da ridire. Si tratta di un fatto successo ben 12 anni fa Christo. Tasso alcolemico di 0,67 dopo aver mangiato un po’ d’uva intrisa di grappa al compleanno del papà (!!!!) di una mia amica… recidivo… sfigato vorreste dire!

Seconda circostanza, eccola.
– Ragazzo sulla trentina seduto al computer pone la domanda che mi spiazza.

– La sua patente?

– Mi scusi? – sono basito – ho già detto alla sua collega che sono venuti i carabinieri a casa a cercarmi per sospendermela nuovamente.

– Ma come? E perché? Gliel’hanno ritirata nuovamente?

– … No… forse non ci siamo capiti. Si tratta del residuo pena. Capisce?

Probabilmente quelli della commissione patenti di Brescia non parlano tra loro. Sono organizzati come una comunità di gatti (senza offesa). Hanno in mano il tuo destino e ci giocano, così, come gli viene, con superficialità e il ragazzetto al computer, non so bene per quale motivo, ostentava un’insopportabile alterigia fuori luogo.
Resto del parere che si divertano un sacco abusando del loro potere.

Sì perché di vero e proprio abuso di potere si tratta.
Il, credo, presidente di commissione, legge distrattamente la relazione redatta dal medico del NOA.
– Sì dai, non dice niente, nulla di che. le solite cose. Esami del sangue sempre buoni, esame del capello perfetto, rischio bassissimo di ricadute (abuso di alcol).

Solite cose? nulla di che? Ma cosa dici?

Ho passato 8 mesi della mia vita tra controlli e sedute da un medico specialista e tu liquidi la sua relazione con un nulla di che?
Mi aveva messo in guardia, il medico del NOA (confermando le mie tesi).

– I medici in commissione sono altezzosi e arroganti e quasi vogliono sminuire il nostro lavoro.
E allora a cosa è servito tutto questo vorticoso e umiliante incubo che ho vissuto? Se gli esami a cui mi hanno sottoposto risultano perfetti, se il medico che mi ha avuto in osservazione mi riabilita completamente, se viene dimostrato che non sono un consumatore abituale di alcol e che quindi non sono un pericolo pubblico, se chi mi ha avuto in custodia durante i lavori socialmente utili attesta che non sono un delinquente… a cosa serve tutto questo?

Fatemi capire. Per favore.

Sta di fatto che una dottoressa, gentile,  mi regala, nella speranza di non pentirsene, la patente per due anni. Grazie, non me l’aspettavo. Forse lei ha capito. Forse ha letto due righe del mio dossier e giudica autorevole il parere del medico del NOA. Non lo so.
Ma no, non può essere così bello. Il, credo, presidente della commissione tuona.
– …E dovrà portare un nuovo esame del capello.
Assurdo.
– Perché? –  dico io? –
– Perché? C’è qualche problema? Perché lo decido io…

Ma tu chi sei? Penso… Vorrei davvero sapere chi è questo personaggio che si arroga il diritto di disporre della vita altrui senza cercare di entrare nel merito di ogni singola situazione. Sono pagati per questo. O sbaglio?

Non è un problema fare l’esame del capello, sia chiaro. Il costo non è proibitivo (almeno per me), sui 40 euro, di capelli ne ho tanti e una ciocca recisa, perché di una ciocca grossa come una matita si tratta, non mi rovina certo il look (!)… ma non è questo il punto.
Si tratta di una sua decisione arbitraria. Non c’è un codice, non c’è legislatura… dipendiamo dal pollice verso di qualche personaggio arrogante e maleducato.

Mi hanno ritirato la patente due volte, sì, è vero. Una 12 anni fa con 0,67 e una sotto casa mia (a motore spento) l’anno scorso (1,12 nella circostanza). Non ho provocato incidenti, andavo a 30 km orari, controlli di routine.

Sapete, voi della commissione patenti, come sono andate realmente le cose? O vi basate solo su sterili numeri riportati dai verbali?. Ogni persona ha la sua storia. Se volete giudicare tutti allo stesso modo basatevi su qualcosa di certo, che anche un cittadino può consultare. Per regolarsi.

“Il potere non sazia, anzi è come una droga e richiede sempre dosi maggiori.”
(Luciano De Crescenzo)

Un po’ come l’alcol, azzarderà qualcuno.

Foto di copertina di BAR Toletta
Leggi il primo capitolo (Mi hanno ritirato la patente. Sono un coglione)
Leggi il secondo capitolo (Il mio nome è h24 e ho un carceriere)
Leggi il terzo capitolo (Ciao, mi chiamo Sivo e sono 40 giorni che non bevo.)

 

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