“Due giorni, una notte” dei fratelli Dardenne

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“Due giorni, una notte”, un film dei fratelli Dardenne con Marion Cotillard e Fabrizio Rongione, è una pellicola, dura e molto intensa, che descrive la situazione economica e etica della classe lavoratrice dei nostri tempi. Il realismo della pellicola, basata su una storia vera accaduta in Francia, prevede che la narrazione vada dritta al cuore del problema delle famiglie salariate del XXI secolo: salvare il posto di lavoro in una fase di rallentamento della crescita capitalistica mondiale e di perdita delle tutele conquistate con fatica dai lavoratori del secolo scorso.

La protagonista è una donna, Sandra, che per non perdere il posto ha solo un weekend di tempo, due giorni e una notte, per provare a convincere i suoi compagni di lavoro a votare per lei nel referendum aziendale. La questione è scegliere tra la sua ripresa del posto (dopo un periodo di malattia) o un bonus da mille euro ciascuno per gli altri. Una formula da Pilato con cui il dirigente aziendale sa di innescare una guerra tra poveri. La difficoltà di Sandra per salvare il posto a che fare con il convincere i suoi colleghi, in un momento di bisogno per tutti, a rinunciare al denaro.

Sandra, interpretata dalla bravissima Cotillard, insieme al marito, l’attore italo-belga Rongione, lotterà, camminando senza sosta, salendo e scendendo scale, suonando ai campanelli, telefonando, piangendo, scoraggiandosi per poi riprendersi, guardando negli occhi ad uno ad uno i suoi potenziali alleati o nemici.

La forza del film sta nel non giudicare, ma nel proporre un campo di osservazione per lo spettatore che potrà mettersi nei panni sia di Sandra che dei suoi colleghi, ponendosi la domanda cruciale “cosa farei al suo o al loro posto?”.

Siamo di fronte ad uno specchio perché il film dei fratelli Dardenne ci parla di noi attraverso la storia di una donna, l’anello debole della catena, che deve riuscire, che non vuole lasciarsi scoraggiare dalle proprie paure, che avrà un crollo emotivo, ma che verrà aiutata da suo marito presente e incoraggiante, a ritrovare la propria sicurezza e autostima.

Alla fine del film, scopriremo l’esito del referendum, ma quel che importa è che usciremo dalla sala considerando Sandra un’amica, perché dentro ognuno di noi c’è un po’ di lei, delle sue paure, delle sue insicurezze, del suo identificarsi nella immagine che la società le restituisce.
Bel film, assolutamente da vedere!

Amerigo Santoro

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