Due riflessioni sulla politica

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Due riflessioni sulla politica

Non so se questo possa essere visto come un appello. E soprattutto se verrà ascoltato o meno. Non ne ho idea. Ma non posso esimermi dall’esprimere un’opinione, che credo possa essere condivisa dalla maggior parte dei nostri lettori: in questi giorni terribili c’è una nota estremamente stonata.

Non è riferita a noi, confinati tra le mura di casa, tra un’ambulanza e l’altra.

Non è riferita a noi che usciamo per fare la spesa, per noi o per i nostri cari con un’età a rischio. Non è riferita a noi, che aspettiamo il momento della pattumiera da gettare come l’ancora di salvezza di un’altra giornata da reclusi.

È per il mondo politico. Non quello impegnato in prima linea per fare qualcosa contro la pandemia, ma quello che in questi giorni sta facendo opposizione politica. Certo mi rendo conto che altro non è che un riadattamento della politica al tempo del dannato Covid-19. Ma non è proprio tempo per rivendicazioni politiche, da qualsiasi parte esse vengano. A livello comunale, provinciale, regionale o nazionale.

Non è tempo di campagna elettorale: ci sarà ancora, non vi preoccupate. Adesso però è tempo di coesione, di unione. Di trovare soluzioni sostenibili senza urlare, senza voler fare braccio di ferro, senza lanciare accuse. Dimostrate di essere degni di rappresentare gente che soffre, che è stufa marcia, che vede le proprie risorse economiche andare a signorine. Fate squadra. Fatelo per tutti noi che non possiamo fare altro che attendere. Fatelo per i medici e gli infermieri che mettono a rischio salute e vita per salvarne altre. Fatelo per i titolari di partite IVA, per chi chiuso in casa non può guadagnare mezzo euro, per gli industriali che non possono riaprire, per chi è a casa in cassa integrazione, per chi lavora in nero (e magari è costretto a farlo), per chi è chiuso in casa in spazi ristretti e rischia di impazzire…

C’è una marea di motivi per fare e smetterla di dire.

C’è una marea di motivi per evitare di fare politica attraverso i social.

C’è una marea di motivi per unirsi e non dividersi.

Fatelo per le anime sante che ci hanno lasciato o ci stanno lasciando. Per la memoria storica di un paese che se ne sta andando: se oggi siamo un paese che ha dell’orgoglio, che è uscito a testa alta da un conflitto mondiale, lo dobbiamo a chi dopo questa pandemia non ci sarà più. Gente che si è rimboccata le maniche, gente che non aveva nulla e che ha fatto un piccolo miracolo.

Lo stesso che noi italiani saremo in grado di fare al termine di questo periodo terribile. Ne sono certo.

Ma datevi una regolata. Fate i politici con la P maiuscola. O almeno provateci.
Grazie.

 

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista, dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia). Ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino grazie a Fabio Tavelli, che in lui ha visto – e ci chiediamo come abbia fatto- del potenziale. Un pò “commesso viaggiatore” a livello internazionale, un po' giornalaio come dicono i suoi amici baskettari di sempre, è su questa barca dal primo giorno, a calmierare le folli idee di Vit. Zob0n o Banzo o come vi viene da chiamarlo, dal 1998 ha collaborato con Elivebrescia.tv, Bresciapuntotv, Sportitalia, Number One Network, Teletutto, Gazzetta dello sport, Bresciaoggi, Radiovoce, Radio Montorfano, La Giornata Tipo, serieadilettanti.it, cremonabasket.it, basketnet.it; e tutt’ora a piede libero. Non si capisce il perchè.

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