E tu… di che Pirlo sei?

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e tu di che prilo sei

Dimmi dove bevi e ti dirò chi sei.
Eh sì perché ormai anche il Pirlo, una volta solo un semplice quanto trasversale aperitivo, l’indiscusso re dell’aperitivo alla bresciana direi, è diventato la cartina tornasole di chi siamo, o meglio, di chi vorremmo essere.
Non fraintendiamoci, è sempre campari+prosecco+seltz con ghiaccio e fetta d’arancia, la differenza non sta nella ricetta, né nella mano più o meno pesante del barista che lo mesce… quanto nel luogo in cui lo si ordina.
Mai come oggi, o forse è sempre stato così ma adesso lo noto di più, il banco dove beviamo ci definisce, ci racconta, e come sempre succede in provincia (grande… ma pur sempre provincia), ci etichetta.
Anche questa categorizzazione che proporrò  è certamente un esercizio tipicamente provinciale, ma in una città che chiama ancora froci i gay e neger chi ha la pelle nera, è più facile notare come la società,  già tra i giovani, si divida ancora per gruppi di appartenenza, molto più lontana del chilometraggio che la separa da Milano, per fare un esempio, e da quello che i colti chiamano “melting pot”, e che per noi comuni mortali si potrebbe definire solo “mescolanza”.
Di razze, di gusti, di idee.
Dal cui attrito e shakeraggio, anche davanti ad un aperitivo, nascono nuove idee, vengono abbattute barriere, viene coltivata la crescita.
Magari arriverà anche qui prima o poi…
Ma per ora la separazione è ancora rassicurante e fa tanto tradizione, in politica come nel tifo, nei gusti sessuali come, soprattutto, nelle frequentazioni sociali… e allora siamo guelfi o ghibellini, anche davanti ad un pirlo.

IL PIRLO DI PIAZZA ARNALDO:
un classico della Brescia bene borhese o che aspira a farne parte.
Qui il pirlo è a portata di auto, possibilmente di grossa cilindrata e lavata nel pomeriggio.
Ci si saluta con “ciao vecio”, si mette la camicia bianca inamidata e il mocassino, si parcheggia in doppia fila.
Ci si telefona da un bar all’altro chiedendo “dove sei?”, poi ci si aspetta, poi una volta insieme si aspetta, insieme, qualcun altro.
Qui le donne sono tutte giovanissime, o vorrebbero esserlo.
Qui ci sono le fighe.
Da guardare, come in un acquario: a volte sembrano essere in affitto, come certe Lamborghini arancioni o viola che girano come squali intorno ad Arnaldo… che se potesse parlare!
Si è tutti amici su facebook ma quando ci si incontra non si sa cosa dire.
Qui i neri ci sono, ma vendono le rose e i cd tarocchi.
Sotto Natale si svuota “perché sono tutti a Campiglio”.
Il pirlo costa 6 euro… sì ma mangi quanto vuoi.
Si passa la serata a decidere dove andare a cena, poi si va sempre nei soliti 2 posti che ti danno da mangiare dopo le 22.30.
Si torna in piazza a vedere chi c’è.
Ventenni viziati, trentenni pelati, quarantenni arrivati, cinquantenni divorziati.
Tanti, troppi pippati.
Sul muro c’è una scritta anonima che è una definizione, uno sfregio: trentenni pelati piazza Arnaldo.
L’ha fatta sicuramente un comunista… o un frocio.
O un frocio comunista.
Si chiude al Pagodino, che”l’hanno rifatto, è uguale a prima, era strapieno, c’era figa…”

Il PIRLO ALTERNATIVO
È il pirlo della Torre, o del Gasparo e del Bianchi.
È il pirlo dei radical chic, con la bicicletta, meglio se vintage.
Qui si parla di musica e film (piratati) perché la cultura è di tutti, e non si paga.
Qui tutti leggono, ma nessuno compra i giornali  e ci si litiga quelli del locale.
In vacanza si va in un’isola della Grecia che “ti giuro a ferragosto sei in spiaggia in tre… oppure si sta a Brescia, che in agosto è stupenda e piena di iniziative e a novembre tanto poi faccio il deserto della Libia da solo a piedi”.
Non ci sono le tartine ma le olive sono dop e non le trovi al supermercato.
Si programma la visita alla mostra di fotografie di Tizio anche se è meglio come scatta Caio… perché quella luce calda della pellicola col digitale non riesci a riprodurla.
Poi non ci si va, perché si fa tardi.
Qui una volta c’era la Brescia vera, era stupendo… ora è pieno di fighetti.
Stasera andiamo a sentire “le luci della centrale elettrica” che è uscito il nuovo album, ma era più bello quello vecchio.
I film è meglio vederli in lingua originale perché solo così cogli certe sfumature… peccato che i cinema del centro non li proiettino… pensano solo a fare la pila e in multisala non vado perché mi fa cagare il pop-corn.

La verdura dal fruttivendolo indiano è squisita e costa la metà che al supermercato:
E poi ha anche papaya e mango, che in insalata con i gamberetti sono deliziosi… l’ho imparato quando sono stato a Bali. Ah… non ci sei mai stato? Non vale più la pena, ora fa cagare.
A cena si va al Crivello, dopo cena al Cosmologo, o alla Vecchia Praga… e poi Carmen town.
Le sigarette si rollano con tabacco e cartine… perché costano meno  e sono più buone: ora lo fanno tutti, ma io sono stato il primo.

IL PIRLO APPARENTEMENTE “CONTAMINATO”
È il pirlo che si beve in luoghi che vorrebbero fondere cioè il pirlo alternativo con il pirlo di piazza Arnaldo… o almeno propongono momenti di coesistenza: il caffè n 2 in Piazza Arnaldo (venerdì sera e raramente…), la Pirleria di Elda al Carmine (venerdi e sabato all’aperitivo), il pranzo (attenti solo in quel momento!!!) del sabato al Bianchi e Gasparo.
Nel cuore delle rispettive curve (piazza arnaldo e carmine) luoghi contaminati da presenze dell’altra fazione, anche se solo in certi giorni e a certe ore…

Ecco spiegati quegli straccioni dall’aria supponente che sono lì fuori dal caffe n 2, ma con l’aria di esserci quasi per caso, che ostentano odio per i fighetti che li circondano.
Sono gli unici che sono lì perché sanno davvero quello che bevono, ovviamente, e un buon drink val bene un giro in questa monnezza… e adesso però andiamo fuori dai coioni…
Che questa città fa schifo… fascisti di merda.
Ecco spiegate quelle camice e quei colletti tirati su alla “Cantona” fuori da Elda, inconfondibili, con quell’aria un po’ spaesata tra le viuzze che pullulano di Egiziani, che qui non vendono cd, ma ci vivono e ci vengono a dormire alla fine della giornata.
Speriamo non mi inculino la benna.
Che il carmine è sì rinato grazie a Rolfi… ma non c’è un polotto in giro cazzo!
Avete mai provato a versare un goccio d’olio in un bicchiere d’acqua?
L’effetto è lo stesso, anche a Brescia: condivisione di un contenitore, separazione dei liquidi.
Eccolo il pirlo “contaminato” alla bresciana: stesso posto, nessuna vera fusione,  purtroppo.
Il bello e il buono del pirlo, quando è ben fatto invece, è che non sai dove finisce il campari e comincia il prosecco, e quando e dove interviene il selz.
Farebbe schifo se un sorso fosse solo campari, e quello dopo solo acqua… o no?
Mi piacerebbe  una città che imitasse il suo aperitivo principe: non così rossa per via della presenza dell’acqua e del vino, non così bianca per la presenza del campari: color pirlo insomma.
Una città in cui non sapere se il ragazzo che hai a fianco a ordinare sia per forza ricco, per forza di destra, o per forza progressista superbo e di sinistra… una città in cui sia necessario parlarsi e conoscersi per sapere se ci si piace o no, e questa scelta non sia delegata per forza all’accettazione passiva di stereotipi così vecchi da essere ridicoli.
Una città in cui ci interessi conoscerlo davvero, per una volta, quello che sta ordinando a fianco a noi.
Ovviamente quando parlo di una città che assomigli al pirlo, intendo solo quello col Campari…
quello con l’Aperol, francamente, è da froci e da fighetti!

 

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12 comments

  1. Sekka 11 settembre, 2012 at 17:28 Rispondi

    Molto divertente!
    Comunque dopo 10 anni di Milano e successivo ristrasferiment o a Brescia mi permetto di dire che lì è esattamente uguale:
    Carmine=Navigli
    Piazza Arnaldo=Corso Como
    Torre=Jamaica/B rera (è un po’ più radical-chic: se sei “fortunato” ti serve in tavola il figlio di Moratti o di Tronchetti, vestiti da artisti di strada, che sono di piu i soldi che spendono per l’autista che li aspetta dietro l’angolo che i 5 euro all’ora che guadagnano. non scherzo, fa chic!!)
    Il pirlo si chiama spritz e costa 6 euro dove costa meno, l’integrazione razziale esiste solo sulle pubblicità giganti della Benetton, la gente va sempre negli stessi posti.
    Se non bastasse non si parcheggia, le tipe sono meno fighe, si vestono peggio e se la tirano di più.
    L’erba del vicino è sempre più verde….. peccato che a Milano l’erba non esista.
    Quella da calpestare non c’è mai stata, quella da fumare c’è stata fino a quando hanno messo le telecamere alle Colonne di S.Lorenzo: l’unico posto dove per via di una “passione” trasversale non c’era l’effetto acqua e olio (un tempo)! 😀
    P.s. Provate a fare un aperitivo in Viale Monza, mi dite quanti bianchi ci sono. Meglio tornare prima di mezzanotte perché poi chiude la metro e la benna te la fregano di sicuro!

     
  2. konny871 17 settembre, 2012 at 17:24 Rispondi

    Bellissimo articolo, complimenti. La totale assenza di studenti fuori sede e la conseguente provincializzaz ione della città intera non aiuta sicuramente, ma la verità è che tutti quelli che la pensano come te a Brescia alla fine scappano. Per quanto riguarda Milano invece la descrizione di Sekka è precisissima. Tutto uguale, forse peggio.

     
  3. bergamsco 11 gennaio, 2013 at 17:14 Rispondi

    A bergamo è tutt’altra cosa. Siamo più consapevoli del nostro provincialismo, non siamo arrampicatori sociali…mi fate un poco pena

     
    • bresciani 14 gennaio, 2013 at 17:16 Rispondi

      definirci provinciali è un po’ offensivo, visto che la città di bergamo è ancora immersa nella più becera ignoranza…non so se le tue provocazioni siano dettate da pura gogliardia o se invece siano frutto di un pensiero ragionato, in ogni caso noi bresciani vi pisciamo in tesa…

       
  4. Ragno 22 gennaio, 2013 at 17:03 Rispondi

    Bell’articolo,p reciso e pignolo al punto giusto. E da forestiero quale sono,nonostante viva a Brescia da quasi 10 anni,concordo che il più tirato fighetto bresciano non ha nemmeno l’apparenza di cultura che può avere l’ultimo fattone Bolognese. La macchina,i soldi,il calcio e lavorare come imbecilli per pipparsi cocaina marcia per poi lavorare di più. Bergamo e i Bergamaschi,a modo loro,sono più avanti dei Bresciani. O forse non gli frega un cazzo di essere avanti o indietro,loro semplicemente sono. I bresciani,ed è da un pò che li frequento,più che essere sembrano. Se la tirano a gratis. Sono chiusi nel loro piccolo mondo e nelle loro piccole realtà. Già sul lago d’Iseo è differente. La gente è più morbida,più spontanea. Ma il Bresciano DOC,scusate,fa c….e. P.S. Me ne sto ripartendo,altr a destinazione. Prima che tocchi anche a me di diventare un pelato pippomane da Arnaldo’s Saturday Night…..

     
  5. GIORGIAMANENTI 18 aprile, 2013 at 17:02 Rispondi

    Io da bergamasca do pienamente ragione al commento di “bresciani” mettendo da parte l’orgoglio per la propria città, Bergamo è un popolo di ignoranti, dove ogni persona porta la propria maschera , senza una vera e propria storia culturale, e come mentalità si sono fermati all’ottocento !

     
  6. Lorenzo 5 febbraio, 2015 at 17:01 Rispondi

    Articolo divertente. purtroppo però completamente errato nella sua presa di posizione sociale. Brescia è già abbastanza avanti da aver capito, a differenza dell’autore o a differenza di quello che vuol far credere l’autore, che non siamo tutti uguali…

     

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