Il mio nome è h24 e ho un carceriere.

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La ex Polveriera di Mompiano

Seconda domenica di luglio. Inizio ufficialmente a scontare la mia pena.
Ritrovo fissato alle otto e mezza presso la sbarra che delimita il territorio della Polveriera in fondo a via Valle di Mompiano.

Mi aspetta Mario che mi esorta a raggiungere i Gnari presso gli edifici del Corpo di Guardia.

La Polveriera di Mompiano, ex Deposito Munizioni di Valpersane. Dismessa nel 1991 custodiva armi e munizioni per l’esercito durante la seconda guerra Mondiale.
Qui nel 1945 un disastroso bombardamento causò 22 vittime. Era il 31 Gennaio.

“Questa foto è del 1941 ed è raffigurato mio padre che era di stanza a Brescia, presumibilmente nella zona della polveriera di Mompiano”. Da www.bresciavintage.it/

“Questa foto è del 1941 ed è raffigurato mio padre che era di stanza a Brescia, presumibilmente nella zona della polveriera di Mompiano”. Da www.bresciavintage.it

In quasi 40 anni di vita, la maggior parte dei quali spesi a Brescia, non vi ero mai stato.
Ho commutato la pena detentiva di 6 mesi da scontare a Canton Mombello e la pena pecuniaria in 24 ore di Lavori Socialmente Utili. Mi hanno ritirato la patente per la seconda volta a Dicembre 2014, da quel giorno sono entrato in un vortice senza fine. Sono io quello disegnato nella locandina del film di Alfred Hitchcock “(Vertigo) La donna che visse due volte” del 1958. Il mio avvocato mi aveva proposto due alternative. O essere rinchiuso in una stanzetta a inserire dati in un pc o catapultarmi in mezzo alla natura e respirare. Essendo un nerd ho scelto la seconda. Ed eccomi immerso nei famigerati LSU.
Marcello, il presidente dell’associazione, Alberto, Piero, Roberto, il leggendario Lupino, quattro ragazzi gambiani, dediti al lavoro come nessuno, e poi gli amici di sempre (della Valle e dei Gnari) come Beppe psicologo psicoterapeuta uomo impegnato, curioso, vivo, che raggiunge il rifugio in mountain bike la domenica mattina. Questi i miei compagni d’avventura, nessuno però nelle mie condizioni. Sono tutti volontari (tranne i quattro ragazzi gambiani che sono profughi, parlano perfettamente inglese e lavorano per fare esperienza, per imparare un mestiere, per riconoscenza verso una città che li ha accolti e che ha dato loro un tetto e del cibo), spinti da una forte passione e da un amore unico per il loro/nostro territorio.
E la valle di Mompiano è davvero una piacevole sorpresa. Resto ad ascoltare i racconti dei Gnari di Mompià su questi posti, quando capita, alla fine di una dura giornata di lavoro, perché per recuperare e rendere godibile il paesaggio c’è da sgobbare.

Riordinare il corpo di guardia è la mia prima mansione. Il materiale accatastato negli stanzoni, resti dell’ultima festa organizzata dai Gnari al parco Castelli, nasconde le infinite orme invisibili di militari in servizio intenti a vegliare e difendere la Polveriera. Mio compagno di lavoro è Roberto. Alle 11 del mattino finisco le sigarette. Chiedo il permesso di assentarmi dieci minuti per andare a comprarle. Permesso negato. Roberto è anche il mio carceriere. Il mio nome è h24.

Il secondo giorno di lavoro sono di ruolo al rifugio. Lo raggiungiamo grazie al fuoristrada in dotazione all’associazione lungo un sentiero sterrato leggermente in salita. La struttura, attrezzata con una moderna cucina per comunità, e una zona notte che dispone di camere da 2, 4 e 12 posti letto, ha subito nel 2014 (nella notte tra il 2 e il 3 dicembre) un incendio con tutta probabilità doloso.

Forse i Gnari danno fastidio a qualcuno. Ma come è possibile mi chiedo? C’è da risistemare la grande sala da pranzo e le stanze per il pernottamento, i locali più danneggiati. Tutto adesso profuma di legno nuovo. Compagna di lavoro occasionale anche una ragazza come me prigioniera a cui hanno ritirato la patente in Puglia mentre stava parcheggiando “meglio” la macchina. È il suo ultimo giorno.

Le giornate successive abbiamo aperto e disboscato un paio di sentieri e la zona circostante. Quello dei Brusacc porta ad una piccola grotta destinata ad ospitare un suggestivo presepe a Natale. Procedo impugnando il decespugliatore bardato come un apicultore. Raccolgo legna e la accatasto. Brucio sterpaglie e cambio la catena della sega non prima di averla affilata. Cose mai fatte prima e che mi piace fare. Il lavoro è pesante, non ho il fisico, ma mi sento utile e questo è impagabile.

L’ultimo giorno non porto nulla per festeggiare il termine della pena. Vengo ripreso da Lupino. Ha ragione. Di fronte alla Guardia mi fissano un’infinità di pecore e qualche asino.
Alberto mi spiega che il gregge proviene da Bergamo e che la transumanza è guidata da una coppia di pastori poco più che ventenni, attraverso i campi che collegano la città orobica a Brescia. Mi dice che una volta tale attività fruttava parecchi soldi. Una vita, quella del pastore, distante anni luce dalle mie abitudini. Due ragazzi, innamorati, le loro pecore, che dormono sotto il cielo. Sa di tempo lontano.
La mia prigionia è finita. Alberto mi dice che tutti parlano parlano ma poi nessuno si fa più vedere. Nessun “ex detenuto” è mai tornato alla Polveriera. nemmeno per un saluto veloce.
La mia esperienza è stata positiva, tornerò, gli assicuro. Già la domenica successiva vorrei portare qualche affettato, del pane fresco e una bottiglia di vino. Non mi presento, ovviamente. Alberto aveva ragione. Ora è troppo tardi, ma è difficile se non impossibile dimenticare quelle 24 ore, scordare il volto di ciascun volontario la loro dedizione e passione, la loro disponibilità nei miei confronti. Forse inconsciamente tutti desiderano chiudere e cancellare un amaro capitolo della propria vita, forse un giorno tornerò a ripercorrere quei sentieri che anche io ho contribuito a rendere meno impervi. Forse. E poi scusate, chi l’ha detto che sia finita qui? E se fossi costretto a tornare ancora da prigioniero? Se al posto di h24 il mio nome in codice fosse numero 6? No, non è finita. Ora arriva il bello.
(Continua)

Leggi la prima parte “Mi hanno ritirato la patente. Sono un coglione.”
Leggi la terza parte “Ciao, mi chiamo Sivo e sono 40 giorni che non bevo”
Leggi la quarta parte “Quelli della commissione patenti di Breascia”

Gnari di Mompià: www.gnarimompia.it
Brescia Vintage: www.bresciavintage.it
Itinerari per il rifugio

 

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