Fenomenologia del razzista inconsapevole

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FENOMENOLOGIA DEL RAZZISTA INCONSAPEVOLE

“No, io non sono razzista, ma…”. Quante volte ci è capitato di sentire questo incipit? E dopo quel “ma” c’è tutta una serie di giudizi e pregiudizi, di considerazioni giuste o sbagliate, di prove di intolleranza; il tutto riconducibile all’essere razzista. Dopo quel “ma” c’è un razzismo inconsapevole.

Chi pronuncia quella frase è effettivamente convinto di non essere razzista, perché per lui razzismo è considerare i negri una razza inferiore, oppure organizzarsi in squadroni per picchiare gli omosessuali. No, il razzismo oggi è più subdolo e meno evidente, perché discrimina senza esagerare e chi discrimina non sa di essere razzista, solo perché stringerebbe senza problemi la mano ad un negro. Purché si sia lavato prima, ovvio.

Ecco cinque frasi tipiche del razzista inconsapevole.

1) “Non sono razzista, ma…”

Se non sei razzista, non c’è un “ma”: non sei razzista e basta. Tutte quelle osservazioni su cosa mangiano i pakistani, su quanti cinesi vivono in un solo appartamento, su quanto ti disturbano le sfilate oscene dei gay pride non hanno bisogno di quella premessa. I fenomeni possono essere analizzati quanto si vuole, si possono scegliere le proprie posizioni e preferenze, ma se dici “io non sono razzista ma loro sono fatti così” non hai analizzato un fenomeno e scelto una posizione: hai creato una categoria, discriminandola.

2) “Non ho niente contro i gay, ho anche amici gay”

Spesso chi ci tiene a sbandierare il proprio benestare nei confronti degli omosessuali nasconde in realtà un’omofobia allarmante. Una vera e propria fobia. Quel “non ho niente contro di loro” spesso racchiude implicitamente un “purché se ne stiano al loro posto”, senza mischiarsi troppo con i “normali” eterosessuali, senza ostentare la loro omosessualità con tutti quei colori e quelle sfilate che turbano i nostri figli, senza necessariamente doversi sposare come fanno quelli normali e senza pretendere diritti che, essendo omosessuali, non hanno. In poche parole: “Io non ho niente contro i gay purché facciano finta di non esistere”.

3) “Viene dal Sud ma non sembra nemmeno un meridionale”

Certo: perché non assomiglia alla tua personalissima immagine che hai di tutti i meridionali. Immagine costruita a forza di luoghi comuni e supposizioni e mai confrontata sul campo con la realtà. È innegabile che ogni popolo ha le sue abitudini e tradizioni e, nella nostra variegatissima Italia, anche a distanza di poche centinaia di chilometri si possono riscontrare caratteristiche popolari spesso così diverse tra di loro. Non è razzismo pensare che siamo diversi, ma è pregiudizio supporre di conoscere la diversità degli altri ed è razzismo pensare che gli altri, in quanto diversi da te, siano peggiori di te.

4) “Se vogliono venire qui devono rispettare le nostre regole”

È convinzione diffusa che gli stranieri immigrano in Italia perché vogliono immigrare in Italia. La si considera una preferenza, come quando decidiamo di comprare una nuova casa o di cambiare lavoro nel tentativo di migliorare la nostra qualità di vita. Per la maggior parte degli stranieri che arrivano in Italia non è così: sarebbero rimasti molto più volentieri nel loro Paese di nascita anziché venire qui (e subire discriminazioni), se solo ci fossero state le condizioni per condurre una vita dignitosa; emigrare rappresenta una necessità, non una scelta di comodo. Ciò premesso, le “regole” di cui parliamo sono nient’altro che la nostra legislatura, e la legge è uguale per tutti. Chi non rispetta la legge deve essere perseguito, autoctono o immigrato, nativo o naturalizzato: tutti dobbiamo rispettare quelle regole. Ma spesso, in quella frase, per “regole” si intendono gli usi e costumi del nostro Paese: in una società fondata sulla libertà personale è inammissibile pretendere che tutte le persone, soltanto perché vivono in Italia, si adeguino alle nostre abitudini, che si conformino ai nostri gusti, in modo da essere meno “diversi” da noi (così da farci meno paura).

5) “I profughi sono anzitutto dei clandestini”

Facciamo un esercizio. Tu sei il redattore di una testata giornalistica e devi raccontare questa storia: una donna, mentre passeggia di notte in un parco, viene aggredita da un uomo che le strappa parte dei vestiti di dosso e comincia a violentarla; la donna dopo un po’ riesce a liberarsi e a scappare, e si rifugia nel giardino di una villa privata scavalcando la recinzione. Che titolo darai alla notizia? “Vittima di stupro si rifugia in una villa” oppure “Donna mezzo nuda fa irruzione abusivamente in un giardino privato”? Se hai scelto il secondo titolo, allora d’accordo: i rifugiati sono anzitutto clandestini, torna pure alla tua attività e scusami se ti ho fatto perdere tempo a leggere questo inutile articolo.

 
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