Il giovane favoloso di Mario Martone

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Il giovane favoloso di Mario Martone (2014), presentato in concorso a Venezia, è senza dubbio un film struggente e stimolante, che a posteriori si ripensa nei particolari e produce una bella sensazione. Sceneggiato da Martone e sua moglie Ippolita di Majo, è stato girato in un luoghi difficili da ricreare come Recanati, Firenze e Napoli dell’epoca.

Protagonisti insieme al giovane Leopardi, interpretato anima e corpo da un attore bravissimo Elio Germano, sono la natura selvaggia, le stelle, la campagna marchigiana e il Vesuvio, luoghi del giovane favoloso in cui ascoltiamo la sua poesia senza che mai venga declamata. Oltre alla natura, abbiamo altre figure che emergono nel film: il padre Monaldo, severo, che lo ama per le sue capacità, ma non lo aiuta a trovare una propria strada, sullo sfondo l’austera e anaffettiva Madre insieme al fratello e la sorella, Carlo e Paolina, poi l’intellettuale Pietro Giordani che riconosce il suo immenso talento e infine l’amico Ranieri, da cui Giacomo dipenderà psicologicamente e fisicamente.

Un film che si sviluppa su più livelli: la poesia, il corpo, le relazioni e la vicenda familiare. Proprio la tematica della famiglia mi è piaciuta perché sempre attuale e centrata sulla difficoltà di comunicazione tra genitori e figli e sul loro processo di adattamento alla vita. Cosa lega un figlio ai propri genitori? La paura, la speranza, l’invidia, il desiderio, l’amore? La dinamica della vicenda familiare di Leopardi, di suo Padre e sua Madre, rimanda sia al parricidio, simbolizzato dalla sua fuga, sia alla fame d’amore e di desiderio per una donna che non fosse algida come sua Madre. Oltre che dalla sofferenza del corpo (Giacomo soffriva del temibile Morbo di Pott) e dalla contemplazione della natura meravigliosa, forse è anche dal conflitto familiare che emerge la sua poesia.

Riuscire a trasmetterla attraverso l’immagini era l’obiettivo del regista, e proprio per questo Bernardo Bertolucci gli ha domandato: “Mario, ma come puoi pensare di filmare la Poesia?”. All’uscita della proiezione privata, per pochissimi amici, Bertolucci si era alla fine dato da solo la risposta: “Ecco, così si filma la poesia“. Secondo me è sempre meglio la poesia del Leopardi, comunque Martone ci ha regalato un bel film da vedere e su cui riflettere.

Amerigo Santoro

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