Il Grande Lebowski dei Coen Bros

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È appena tornato nelle sale per i sessant’anni di Joel Coen, un piccolo capolavoro geniale, Il Grande Lebowski, scritto da entrambi i fratelli Coen, un film che amplifica e scardina il nichilismo e la putredine del mondo attraverso una commedia leggera e piacevole, piena di personaggi bizzarri e sfigati.

Si parla di un errore di identità e di un sequestro di persona, che ha per protagonista Dude (il “Drugo”), un Jeff Bridges in calzoncini corti, che interpreta un vecchio “freak brother” degli anni ’70, uno degli estensori del Manifesto (1962) di Port Huron, disincantato osservatore del mondo, ma deciso a fare la cosa giusta.

Perché amplifica e scardina il nichilismo e la putredine del mondo?

Perché il Drugo, distolto dal suo dal far niente, si trova al centro di un “caso molto complicato”, come dice lui stesso, e ingenuamente vuole provare a risolverlo in modo bizzarro credendo di poter fare un po’ di soldi mentre tutti ne minacciano l’incolumità, ma lui crede nel valore dell’amicizia verso gli altri e verso se stesso, rimanendo fedele alle amicizie e alle proprie idee.

Un uomo, un apparente perdente dal cuore d’oro, che non si misura in base ai soldi o alle conquiste amorose che fa, ma che mostra un bizzarro esserci per gli amici.

Il Drugo rappresenta perfettamente un uomo imperfetto, fiducioso e sereno verso se stesso, che non si giudica e non giudica gli altri.

È in pace con le sue capacità e i suoi limiti e come direbbe lui:

“Good enough is good enough for the Dude.”

Se non lo avete ancora visto andate a vederlo e se lo avete visto rivedetelo, ne vale la pena di passare una serata con questa galleria di personaggi e attori bravissimi immersi in un film onirico, surreale e irresistibile.

Amerigo Santoro
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