IL PAGELLOZZO DI BRESCIA – IMOLA

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JUAN: rientra dopo un turno di lavaggio del sangue in una clinica abusiva di Piazza delle Erbe, parte deciso e nell’attacco della Leonessa si rivede la luce, ma forse era quella di una volante venuta a prelevarlo su chiamata dell’arbitro Moretti, infastidito dalle sue accese proteste poco clericali. E t’illumino d’incenso, 6

HOLMES: in forse fino all’ultimo minuto, alla prima azione passa con entrambi i piedi la linea da 3 punti e il TG1 cambia il titolo di apertura; segna la sua unica bomba da circa 15 metri, e subito dopo sbaglia un tiro da 4 centimetri, ma quando il pubblico era già pronto a scaricarlo come un canone leasing Reginald piazza due recuperi nel finale che di fatto regalano 2 punti alla Leonessa e 8 angioplastiche in tribuna. All you need is Holmes, 7,5

MIRZA: il ciuffo più indomito dell’est si esibisce in una sassaiola degna della prima intifada palestinese, ancora una volta top scorer e determinante, insieme al Bush, nel limitare lo spauracchio Anderson a un 3/12 dal campo. Per uno che ha imparato le regole del gioco a una convention sul riciclaggio di denaro sporco non è per niente male. Mirza la lavatrice, 7+

CITTA: Maggioli entra in campo con la targhetta “trasporto eccezionale” inchiodata nelle scapole, il Citta non si scompone, mette i guanti da carrozziere e una maschera per saldatura sbrigando elegantemente la pratica; il suo primo quarto sarebbe da mostrare a tutti i bambini che sognano di seguire la strada dei lavori usuranti e sottopagati. Kunta Citte, 6,5

PASSERA: dopo il tour de force di giovedì a Verona sembra più stanco di Messner che si fa il K2 con i pattini a rotelle, ma nel finale infila due penetrazioni che fanno più danni di quelle di John Holmes dopo la prima festa del liceo. Spingi che ti passera, 7

BRUTTINI: parliamoci chiaro, non si vedeva un idolo così dai tempi di Pamela Anderson in Baywatch, 13 punti, 12 rimbalzi, 5 recuperi, uno spirito guerriero tale che a metà del terzo quarto mi pareva di avere in mano una Paulaner ghiacciata anziché una merda di acqua sgasata senza tappo; quando la curva lancia un “vi vogliamo così” 5.000 occhi finiscono sul numero 6, ma lui non si scompone essendo impegnato a sfilare due costole a Washington. Gabriele D’Annunzio, 9

BUSH: Coach D lo cosparge di attak e lo lancia su Anderson, che non a caso segna il primo canestro a 1 minuto dalla fine del primo tempo, quando il Bush era già nel retro del bar a sfondarsi di campari con l’aranciata amara. Meno efficace in attacco, ma vorrei veder voi a suonare il violino dopo 8 ore in una miniera di zolfo. Lotta operaia, 6/7

TOTÈ: mette una bomba fondamentale e di personalità a fine terzo quarto, ma poco prima aveva rinunciato a un tiro con la retina che gli solleticava il ciuffo e l’avversario più vicino nel parcheggio delle Rondinelle. Se vende la sua collezione di puffi può fare il salto definitivo. Che è meglio, 6

SPERONELLO / BOLIS / MOBIO / ASSONI: i 4 vengono convocati contemporaneamente solo in casa perché nel costo di affitto del San Filippo è compresa anche la Digos; Mobio e Bolis non vengono più portati in trasferta da quando a Roseto hanno fatto sparire anche il ferro delle panchine, stessa sorte potrebbe capitare a Bolis, perché quando gli dicono che De Nicolao è un ragazzo d’oro e lui cerca di mutilarlo durante un time-out. So’ rragazzi, s.v.

COACH D.: si ritrova una panchina più corta del curriculum scolastico di Bush, ma quelli che vanno in campo dimostrano di seguire alla lettera il suo credo, tanto che dopo la partita finiscono tutti alla parrocchia S.Giacomo per una confessione di gruppo con un cilicio conficcato nella coscia. Credo in un solo Coach, 8

STAY HUNGRY, STAY BRUTTI MA BUONI FES

L’immagine di copertina è di Cristina Benussi

 

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