Italia, la periferia di Milano

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Homo Brescianus e Homo Milanesus E poi a Milano c’è tutto. Tu non puoi capire, sei di Brescia.
Nanni Moretti intonerebbe:Tutto. Ma che cosa vuol dire questo Tutto?

La verità è che i milanesi, passato Pioltello, credono che ci siano terre sconfinate di primitive civiltà arretrate. E ne sono anche un po’ curiosi:

Chissà come si comportano gli indigeni provinciali nel loro habitat naturale?

Nella loro ispezione divertita, applicano una pura osservazione darwiniana sui penisolani della landa desolata (tutta l’Italia, fuori Milano), di come riescano ad apprendere e ad adattarsi in questi territori deprivati.
Rimangono increduli nel vedere che, nonostante i provinciali non abbiano a portata di mano un centinaio di ristoranti fusion, riescano a procurarsi cibo senza dover per forza cacciare di buon mattino lungo crinali impervi.

Prendendo atto che anche fuori Milano esiste una vita mediata dal pensiero astratto, riformulano le osservazioni con l’inflazionatissima:
Si, ma Milano è molto più cara.
La frase che sigilla ogni conversazione e che porta con sè il seguente significato di evoluzione umana: se io riesco a vivere a Milano, nonostante i prezzi altissimi per ogni cagata, sta a significare che me lo posso permettere. Questo fa di me un essere superiore, che fa finta di non essere soggiogato dal vile denaro, ma attraverso lo snobismo di quest’ultimo, si eleva.

Ma ci sono anche altri due ritriti leitmotiv meneghini:

A Milano è difficilissimo trovare parcheggio. Non hai idea di quante multe arrivo a prendere in un mese. E poi ti guardano con fiero e superbo autocompiacimento.
Dal momento che è complicato trovare i sottintesi tra “imparcheggiabilità” e sproporzionato senso di orgoglio, l’aborigeno provinciale con finto tono invidioso si limita a un: Ma che culo!

Milano è bellissima, ma bisogna viverla per capire.
Quindi è una città che ci tiene a celare il proprio splendore all’occhio estraneo.
Bizzarro. O forse è una semplice legge dei grandi numeri? Più che altro è l’enormità stessa a diventare bellezza, facendo affezionare il milanese non alle incantevoli (e scarse) nicchie disseminate qua e là, ma alla connessione tra esse.
Perché il concetto di bellezza a Milano significa semplicemente “tanta roba”.

E la “tanta roba” ha un prezzo alto. Come giustamente sostiene Atkinson, il costo è determinato dalle innumerevoli occasioni che ti puoi creare. Quindi, se esiste uno stesso locale “Gigi il Troione” sia a Milano, sia a Brescia, è chiaro che a Milano costerà il doppio a parità di servizio. Il Plus è determinato dal fatto che potrei incontrare nel capoluogo persone che potrebbero essere utili a realizzarmi (contatti), mentre a Brescia potrei tutt’al più imbattermi nella mia ex compagna delle medie.
In questo caso, “realizzazione” riguarda solo lo status di rango lavorativo nei settori impalpabili, come la comunicazione e l’arte, perché, parliamoci chiaro, nelle questioni scientifiche, la logica è tutt’altra.
Quindi, risiedere a Milano è una sorta d’investimento. Un ottimo investimento. Certo, tra i 18 e i 30 anni. Dopodichè, se non sei riuscito a ritagliarti lo spazio che volevi, fattene una ragione! Perché sarà a quel punto che Milano non avrà più nulla da darti, ma solo da toglierti.

Ma che cosa c’è “anche” in questo Tutto milanese?
Le più ovvie contraddizioni:

La simpaticissima settimana della moda
Ed è subito paradosso, perché la maggior parte dei milanesi, se non appartiene alle alte sfere del consumismo, si veste da H&M oppure si veste in un più dispendioso “stile H&M”: l’archetipo del pessimo gusto.
Ma d’altra parte, è una questione di eredità culturale. Così come l’alta sartoria trae le sue radici dal Veneto, così il milanese, in ogni epoca, si ritrova a declinare lo stile del paninaro.

MASSIMO GRADO DELL’EVOLUZIONE DELLA SPECIE

La natura confezionata
A Milano (ma in realtà in tutte le città, nei paesi non sono ancora così ingenui) c’è anche la pretenziosa illusione del Bio.
Il cittadino vive tutto il giorno avvolto dallo smog, macro e micro particelle inquinanti, aria scolorita, acqua fintamente potabile ma… si lava il viso con la cremina dolce alla calendula e finocchietto. E’ tutta naturale, sai?
Lo immagino.
L’illusione di comprarsi la “natura” dentro i tubetti di plastica.

Ciò che proviene dalla natura è buono, ciò che proviene dall’uomo è cattivo.

Eppure da quando l’uomo ha iniziato a manipolare l’ambiente, l’età media di sopravvivenza si è spostata dai 35 ai 71 anni d’età. Come ce lo spieghiamo?
Il Bio e la filosofia orientale da condominio, diventano l’escamotage per sopravvivere nella maxi urbe. Per non sentirsi incatenati da questo becero sistema occidentale, si prende posizione affermando una superiorità spirituale che va oltre i confini territoriali della gabbia metropolitana.

Sono a Milano, ma sono altrove. Tipo dentro me, ma anche fuori da tutto.

E’ anche vero che, in fondo, quale città non ha i propri Coleridge metropolitani, infiocchettati da fricchettoni griffati con i pensierini new age di vetusta generazione?
Un modo come un altro per snaturalizzare la natura stessa, riducendola a un prodotto soggiogato dalla logica del marketing.

L’orgoglio dell’emigrato
Ma che cosa ci può essere di più bizantino di un milanese purosangue?
Un bresciano che si è trasferito a Milano: una volta che il fu indigeno è riuscito a compiere l’impervio viaggio di 45 minuti con il trenino fino alla stazione centrale del capoluogo lombardo, si sente rinvigorito dal bombardamento di nuovi stimoli creativi.
E che cosa se ne fa di tutti questi input? Li metti a frutto: sottolinea ai trogloditi di periferia che oggi (se solo volesse!) potrebbe fare cose interessantissime.

Ma poi, ogni tanto, torna all’ovile:
E allora che cosa si fa di bello qui questo week end?
Tradotto: Dai, fatemi divertire!
La plebaglia aborigena, esternamente abbozza un cordiale sorriso, mentre internamente un raffinato Ma vaff…

CULMINE DEL DIVERTIMENTO BRESCIANO

E comunque, nonostante un periferico si stabilisca a Milano, possono passare anche lustri, ma verrà sempre percepito come un Neanderthal tra i Sapiens, per un unico ed esclusivo fattore:
C’ha l’accento strano.
Quindi, il bresciano potrà intraprendere qualsiasi discorso, ma verrà prontamente interrotto dalla domanda:
Minchia, ma sei di Bergamo?
Poi, il milanese, non presterà la minima attenzione alla risposta, in quanto superflua.

Nell’orgoglio dell’emigrato risiede anche la commuovente illusione che a lui, l’accento bresciano, ormai non si senta più:
Quando conosco qualcuno mi chiede sempre di dove sono perché proprio non si capisce.
Nel credere di essere l’unica eccezione, non si accorge che lo stanno prendendo per il culo.

Minchia, ma sei di Brescia! Oh, pensa che l’accento di quelle zone mi è sempre piaciuto un casino!
Questa è la seconda presa per il culo.

Detto questo, la verità è che a me Milano piace moltissimo. Davvero.
Solo che non ci vivrei mai. Vado e torno.
Proprio per la questione che c’è Tutto. E il Tutto comprende anche quello che non voglio.
Ed io, personalmente, sono una fan della media stimolazione ambientale.

Quindi, residenti dell’emancipato capoluogo del mondo, non chiedetemi più come faccio a vivere a Brescia, come se dovessi fornire una valida giustificazione che fate finta di non comprendere.
E no, la risposta non è che tutti gli italiani non riescono a starci in quella città!

 

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