Libertà, cinesi e pipistrelli

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Oggi è domenica, c’è il sole e sono imprigionato in casa. Non ne capisco il motivo, non più almeno.
“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.
Cito Benjamin Franklin, perché mi è impossibile trovare parole più semplici per esprimere un concetto cosi grande.

Credo che ormai il confine tra protezione e buonsenso sia stato abbondantemente valicato. Non sarebbe forse giusto poter scegliere liberamente per la nostra sicurezza?

Attenzione, non ne faccio una questione economica (anche se è impossibile non considerare la miriade di persone e attività che sono letteralmente sull’orlo del baratro, pronte a precipitare quando potranno riaprire con le nuove restrizioni), ma di libero arbitrio e libertà individuale.
Questa quarantena ci ha smascherati definitivamente, rivelando un’insita aggressività, ma soprattutto l’assenza di lucidità nel giudizio, che resteranno indelebili al pari dei conteggi delle vittime.

Dietro gli slogan, gli “Andrà tutto bene”, i “Brèsa mòla mìa” , i “Lontani ma vicini” si nascondono persone rabbiose pronte a minacciare donne col passeggino, a inveire contro vecchietti al parco, a prendersela con i corridori solitari, per i quali l’unico rischio di contagio sono gli sputacchi che arrivano dalle urla dei balconi.
Sono loro gli untori, gli assassini?

E mentre facciamo assembramenti davanti al supermercato, alla farmacia e nelle fabbriche, ci transennano le piste ciclabili, ci impediscono di scegliere se aprire i negozi (che abbiamo chiuso responsabilmente ancor prima che fosse obbligatorio), di andare a trovare i nostri genitori, di salutare i nostri defunti o semplicemente di fare un paio di chilometri in bicicletta per innaffiare l’orto.

Siamo la solita Italietta perennemente in campagna elettorale, che lucra sui drammi, che è colpa dei soldi dati agli immigrati, che scova qualche complotto, che bisogna togliere gli stipendi ai calciatori, che ruggisce banalità dalla tastiera.
E noi che c’entriamo? Noi non abbiamo colpe, siamo solo eroi che, appollaiati sul divano, rispettano le regole.

Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli, a noi basta informarci guardando la D’Urso e l’altra miriade di trasmissioni spazzatura dove incompetenti e servi del potere ci dicono come dobbiamo comportarci.
Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli, a noi basta aspettare il vaccino che ci renderà liberi fino al prossimo virus.
Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli, noi non c’entriamo nulla, il nostro stile di vita, l’inquinamento, la deforestazione, il consumismo sfrenato, lo stile alimentare, non hanno nulla a che vedere con quello che sta succedendo.

Perché nessuno, tranne rarissimi casi, in televisione parla di questo? Eppure basterebbe leggere un articolo scientifico e mettersi un minimo in discussione.
Ma lo so è difficile, molto più semplice chiudersi in casa e prendersela coi cinesi e i pipistrelli.

Presto la pandemia cesserà e noi, con le limitazioni del caso, torneremo alla vita di prima senza aver ancora compreso che “il virus siamo noi” (per dirla alla Umberto Tozzi).
Vulgus (Mundus) vult decipi, ergo decipiatur «Il popolo (il mondo) vuole essere ingannato, e allora sia ingannato». Carlo Carafa

 

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