Meno male non mi hanno chiesto sigarette

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MENOMALE NON MI HANNO CHIESTO SIGARETTE.

Ero proprio lì seduto. Prendevo aria, davo grandi sorsate alla mia birra e cercavo quel dannato senso di pace e freddo. Mentre l’asfalto del centro ribolliva tutti i gradi di una giornata infernale. Non stavo dicendo nulla, nemmeno guardando nulla, se non la gente e il suo da fare tra i tavoli all’aperto. Aperitivi estivi. Si chiamano così. D’estate si esce di più. La luce aiuta. Il clima meno. Lei si avvicina mentre io sto buttando fuori il grande fumo della mia sigaretta. Avrà vent’anni. Vestito corto e ciabattina. Grande occhiale da sole costosissimo ma senza carattere.
“ scusa hai da accendere?”
Sorrido e faccio di sì col capo. Lo cerco nelle tasche, eccolo qua. L’accendino a cuori rosa e blu con la scritta “ciao” rubato nella cucina di mia madre. Sì li perdo proprio tutti. Era rimasto questo.
“eccoti.”
Lei sorride, anzi ride proprio. Io non capisco, volevi l’accendino, ed è esattamente quello che ti ho dato. Si accende la sigaretta.
“uno meno ridicolo non lo avevi?”
Rispondo con un secco no. Le dico che funziona. Penso, è solo un maledetto accendino. Che senza tutto il suo essere ridicolo non avresti acceso un gran bel cazzo. Ma questo lo tengo per me. I giovani hanno perso il concetto di qualità. Il concetto di stile. Potrei ridere ore per come si vestono, per la grande assenza di personalità che li tira dentro un cerchio. Tutti uguali. Tutti a testa alta senza un briciolo di spigliatezza. L’accendino capite. Ora la chiave della società è un pezzo di plastica. Brescia il più grande parcheggio di macchine in leasing, la più grande vetrina di vestiti costosi mal abbinati, messi senza il minimo senso di stile. Ma vanno tanto di moda… dite che mi sento giudicato? Ma no. E nemmeno amo farlo. Solo infastidisce il modo in cui vieni guardato, da squadre di giovani che chiassosamente mi girano attorno, roba che io a vent’anni per chiedere l’accendino avevo paura di prenderle. Da uno di trenta. La mia società ha perso il rispetto ed ha trovato cloni di giovani dai bermuda bianchi, ha perso il potere dei libri ed ha trovato gli aperitivi lunghi. Ha perso il senso dell’arte e ha fatto tornare di moda le bici da corsa. Basterebbe poco per farmi vedere che avete carattere. Basterebbe fare le cose combinate. Ma alla fine. Avremo il grande lamento che Brescia non propone niente. Nessuna iniziativa. Niente arte, niente cultura, niente musica. Giovani miei, vi inviterei ad uno ad uno. Ad ogni iniziativa. Ma non vorrei rovinare il vostro aperitivo con la macchina appena lavata. Aveva ragione Bugo. C’è crisi.

 

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Davide Fabbian

davide fabbian nasce a brescia nei primi anni ottanta. da una mamma ed un papà. non scrive per combattere il sistema e nemmeno per protesta. scrive perchè ne sente la semplice necessità. ha pubblicato tre libri di racconti e poesie. ha partecipato come attore al cult movie "le strade di san faustino." per il resto ama il gin tonic, il tabacco in pacchetti morbidi, e in maniera maniacale il mare ed il vento. tutto il resto è storia recente. vive a brescia, dorme, respira. ascolta.

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