Metropolitana a Brescia – Una chiacchierata con Flavio Pasotti

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“Sono un cretino”.
Quante volte ce lo siamo ripetuti mentalmente rivedendo posizioni e punti di vista che ci erano sembrate di primissimo acchito chiare e imprescindibili? Se non siete dello stesso pensiero, beh, complimenti vivissimi. In caso contrario date un’occhiata a quanto segue.

Qualche anno fa Odiopiccolo aveva trattato l’argomento metropolitana a Brescia, ponendo un quesito dalla risposta che sembrava retorica. Serviva la metropolitana alla città?
Ovviamente no.
Sono passati 6 anni e mezzo, giorno più, giorno meno ed il punto di vista di scrive, cittadino del mondo dei miei zebedei, è cambiata. Radicalmente. Perché?
Perché, un po’ timidamente, ho cominciato ad usufruire della metro. Un giretto in centro, una cena in Carmine, una visita in ospedale, un giro alla festa della radio, una partita allo stadio. Mi soffermo su quest’ultimo punto, che per me ha un significato particolare: per chi ama il mondo del calcio inglese, pensare di andare e tornare dal Rigamonti in metropolitana ha qualcosa di romantico (sempre che vi ricordiate di fare i biglietti prima di finire nell’ingorgo che si crea alla stazione di Mompiano quando si rientra).
Togliamo il romanticismo e veniamo alla concretezza tipicamente bresciana del “laurà” quotidiano: per chi viene da fuori città, la metropolitana è impagabile: ha l’unico limite di avere una sola linea, che collega la città sulla direttrice nord-sud, ma bene o male copre tutte le zone, ed al massimo ci si arrangia a fare 4 passi o a prendere l’autobus. O a portarsi dietro la bicicletta: la mobilità nel 2019 deve cambiare faccia, anche perché la nostra città è vagamente succube dall’inquinamento, e riuscire a renderla un po’ meno inquinata potrebbe essere un bel passo in avanti.

Odiopiccolo si è preso la briga di andare a rompere le scatole in ufficio al boss di Metro Brescia, Flavio Pasotti, anche per capire il punto di vista di chi muove le leve della metropolitana cittadina e ci siamo trovati di fronte a un manager preparato (non che ne avessimo molti dubbi, a dire il vero) ma soprattutto sempre sul punto. Una chiacchierata di qualche ora che ci ha lasciati sorpresi in positivo.

Ma per raccontarvi della metro bresciana dobbiamo partire dal portone d’ingresso. Dove abbiamo trovato seduti ed un po’ incantati, diversi bambini, che si sono
fatti raccontare la metropolitana in una sorta di gita scolastica estiva: la cosa – da genitore – mi ha colpito favorevolmente. Del resto le mie bambine adorano prendere la metropolitana, e simulare di guidarla. Conoscerla nei meandri è sicuramente divertente per loro: per i più grandi pure, soprattutto quando Pasotti ci porta nella zona manutentiva: un immenso hangar dove i vagoni ogni tot viaggi vengono messi sotto ispezione.
Una metro sicura, sotto tutti i punti di vista” ci racconta il boss “Non solo per quanto riguarda le stazioni: l’importanza di avere dei treni perennemente sotto controllo non è da sottovalutare”.
Il primo pensiero vai ai Bus (chiamiamoli alla bresciana) di Roma, tristemente famosi per i problemi balzati all’onore della cronaca negli ultimissimi anni. Poi la testa pensa alla percezione della sicurezza dentro alle stazioni. “È un nostro focus: avete mai sentito di disagi/problemi all’interno delle stazioni?”. Effettivamente no, mai: semmai i problemi, più a livello di percezione. Telecamere e pannelli di sicurezza in continuazione: “Interveniamo in maniera quasi istantanea: colloquiamo direttamente con l’utente in pericolo, facciamo intervenire i nostri uomini al volo. Il merito del successo è anche degli utilizzatori: noi cerchiamo di dare il massimo a livello di confort e sicurezza. Stiamo attenti e non abbassiamo il livello di controllo”. Brescia e la sua metro: gli impatti sono stati tanti, anche impensabili; a livello immobiliare ad esempio. “I valori degli immobili nelle zone servite dalla metropolitana hanno avuto una crescita superiore rispetto alle altre zone”. Pasotti ricorda anche aspetti che potrebbero sfuggire: a livello sociale ed a livello di traffico. “Brescia è cambiata: è passata dall’essere un posto che alle 19 chiudeva e che era un enorme Mall per tutti, alla città dell’entertainment. Si è sviluppata un’economia che ha sostituito il modello precedente, in zone toccate dalla metro, che ogni 6/8 minuti transita. Vorremmo potenziare le linee serali: l’idea di far usare la metropolitana fino all’una di notte e le due, anche per ridurre i rischi di incidenti stradali non è sbagliata”.

Dati reali che esulano dalla numerologia ma che danno un’idea dell’utilizzo della metropolitana sono lì per essere presi in considerazione: “I parcheggi scambiatori: sembravano essere una grande scommessa ed in tanti hanno storto il naso. Oggi stiamo cercando di raddoppiare gli spazi per i parcheggi”. Tra le polemiche emerse sull’utilizzo della metro, quella che aveva destato più dubbi era quello dell’assenza dei tornelli all’ingresso e dei “portoghesi” della metro. “C’è un’evasione del 2%: è inferiore a quella di Milano, dove i tornelli ci sono. Oltre il 50% dei viaggiatori sono abbonati. Di questi il 60% sono cittadini e studenti di origini extracomunitari. Non avere i tornelli non è un problema: è anzi, un punto forte a livello di sicurezza”.
Chi scrive sul funzionamento dei tornelli qualche cognizione ce l’ha (ne ho venduti diversi) e non può dar torto a Pasotti: nel caso di un allarme che provochi l’evacuazione immediata, considerando gli spazi stretti della metropolitana, si rischierebbero delle problematiche di ordine pubblico non indifferenti, nonostante bracci abbattibili o portelli che si aprono in automatico. “Il guaio più grosso che abbiamo avuto negli ultimi 12 mesi? Una mamma con 3 bambini che hanno spinto un carrello su un ascensore fino a quando non è stato sfondato il vetro”.

Prima di salutare Flavio Pasotti, facciamo un giro nel cuore della metropolitana: sala di controllo, attiva durante tutti gli orari di lavoro: si alternano diversi operatori, che in tempo reale danno su quadro sinoptico la situazione in tempo reale. Tutto è calcolato e monitorato; se qualcosa non va, si interviene immediatamente.

E Pasotti si culla la sua metro, di cui è stato confermato a inizio estate presidente: “3.200.000 passaggi/anno solo alla stazione di Vittoria: oggi è la piazza più vissuta in centro. Attività commerciali che si sono attivate di conseguenza: è una business card per Brescia, il quinto posto più visitato da parte dei turisti che visitano la nostra città”.

La metropolitana a Brescia fa bene, non solo ai bresciani. Ed io sono un cretino.

 

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista, dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia). Ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino grazie a Fabio Tavelli, che in lui ha visto – e ci chiediamo come abbia fatto- del potenziale. Un pò “commesso viaggiatore” a livello internazionale, un po' giornalaio come dicono i suoi amici baskettari di sempre, è su questa barca dal primo giorno, a calmierare le folli idee di Vit. Zob0n o Banzo o come vi viene da chiamarlo, dal 1998 ha collaborato con Elivebrescia.tv, Bresciapuntotv, Sportitalia, Number One Network, Teletutto, Gazzetta dello sport, Bresciaoggi, Radiovoce, Radio Montorfano, La Giornata Tipo, serieadilettanti.it, cremonabasket.it, basketnet.it; e tutt’ora a piede libero. Non si capisce il perchè.

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