Mi sono rotto il crociato…

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Mi sono rotto il crociato

Infortunio

Tempo stupendo, terreno in ottime condizioni, partita di fine stagione a salvezza acquisita, senza significato se non quello di divertirsi e portare qualche punto a casa per cercare di arrivare il più su possibile nella classifica dell’inferno UISP, serie A. Piacevole serata primaverile di quelle che negli spogliatoi vengono definite “le serate ideali per giocare a pallone”… e chi ha giocato sa che poi arriva il solito che aggiunge “clima perfetto, né freddo né caldo”… e quando eri gnaro queste parole dette dal mister suonavano come un avvertimento a mettere subito da parte eventuali scuse per prestazioni scialbe e poco grintose, condito da quella sana invidia di chi da anni non giocava più.

Primavera dicevo e stand gastronomico disponibile a fine partita che già pregusti birretta gelata e pane-salamina con i tuoi compagni, con i tuoi amici come alle feste e ai tornei d’estate.

Il film invece cambia di colpo perché, a parte un 5 a 1 per la Odiopiccolo insignificante per la nostra storia, a pochi secondi dalla fine mi arriva una palla dritta e profonda sulla fascia, messa da non ricordo più chi, all’altezza del limite laterale dell’area avversaria. Mi esalto immediatamente come tutte le volte, credo almeno un migliaio, in cui mi sia arrivata una palla così, che in campo libero sei tu in corsa, un avversario che ti affronta e il pallone. Se esiste un concentrato del concetto di estasi che si prova giocando a calcio per me è sempre stato uno scatto deciso sulla fascia e una palla lunga o profonda che vedi arrivare… perché in quel momento che hai campo libero e puoi correre nel verde, proprio in quel preciso istante in cui stai per raggiungere il pallone, più o meno sapientemente calciato da un tuo compagno, in quel momento così sospeso tra corsa e controllo, tra rabbia e tecnica, tra forza e precisione, capisci perché ha senso giocare e perché è così bello questo sport. Credo sia la stessa sensazione che una giocatrice di banda che riceve l’alzata perfetta possa provare nell’attimo esatto in cui sta per colpire la palla, e già sa ra che la metterà giù prima ancora di aver riappoggiato i piedi a terra.

Ricevuta la palla sulla fascia bisogna decidere che farne… in fascia si sa le opzioni non sono molte… o te la giochi cercando di saltare l’uomo ed entrare in area, alternativamente mettendo un cross, oppure freni, sterzi e la scarichi dietro tranquillo a un centrocampista.

Io che non giocavo da un bel po’, ma si tanto hai giocato un sacco di volte poco allenato, che vuoi che succeda, vado ovviamente in cerca di gloria per capitalizzare uno dei probabili ultimi momenti  in attacco della mia carriera di calcio a 11. Scarto l’opzione facile, mi butto in fascia palla al piede ma poi capisco di non riuscire più a metterla dentro, allora in ritardo sterzo verso l’esterno ma non l’appoggio comoda al centrocampista perché il ginocchio cede e ruota sul suo asse, sento un rumore sordo e un dolore folgorante, dico addio al mio legamento crociato anteriore… accorre il mister che ha capito tutto e in due mi accompagnano negli spogliatoi. Mi sono rotto il crociato… game over.

Illness, Disease e Sickness1

Il concetto di malattia in lingua inglese si può esprimere con almeno tre diversi termini, illness disease e sickness, che assumono un significato specifico e sono intraducibili in italiano se non usando delle combinazioni di parole.

Il termine illness si riferisce infatti alla componente soggettiva della malattia per esempio i brividi e la sensazione di “ossa rotte” tipica di un malanno invernale. Il medico che visita un paziente con questi sintomi porrà la diagnosi di sindrome influenzale, di cui conosce causa, terapia e decorso, ovvero gli aspetti scientifici della malattia che in inglese si definisce disease.

Il concetto di malattia non si limita però a queste due componenti perchè esistono anche gli aspetti sociali della malattia ovvero come questa è vissuta dai propri amici, parenti e in generale dalla società in cui viviamo.

Per fare un esempio che semplifichi il tutto prendiamo due persone che vanno dal medico con gli stessi sintomi (illness), febbricola e stanchezza da qualche giorno e, dopo gli opportuni accertamenti, ricevano poi due diagnosi molto diverse (disease), quali “sindrome influenzale” e “infezione da HIV”. Il primo tornerà al lavoro dicendo di essere stato poco bene a causa dell’influenza il secondo invece terrà nascosta ai più la sua diagnosi. Anche se entrambe le malattie possono dare, almeno inizialmente, sintomi simili, ed entrambe siano dovute a un virus che penetra all’interno del nostro organismo, seppure per vie diverse, socialmente le due malattie sono vissute in modo diametralmente opposto tanto che persiste uno stigma sociale nei confronti delle persone HIV positive2. Questo vissuto collettivo della malattia che differenzia così tanto influenza e HIV, si definisce sickness.

Epilogo

Ora direte che c’entra tutto questo col mio ginocchio, col fatto che mi sono rotto il crociato.  Analizzando però le cause del mio infortunio, salvo scaricare la colpa sul campo in sintetico e forse su un tocco dell’avversario, versione ufficiale utilizzata a uso domestico, sarà tutto molto più chiaro. Le cause che ho messo in fila in questi mesi che mi separano dall’infortunio, alcune molto vicine altre decisamente lontane da quel giorno, sono in ordine sparso le seguenti: il poco allenamento di tutta la stagione,  non aver ascoltato il mio ginocchio che già urlava da qualche mese essendosi gonfiato almeno due volte in modo assolutamente incomprensibile (per chi come me non voleva capire), la troppa voglia di giocare, non aver messo la palla in mezzo, aver giocato “alto” gli ultimi minuti invece di starmene tranquillo in difesa,  non aver chiesto al mister di uscire, l’abusato “dai che è l’ultimo anno non puoi mollare”, “Bullet in your head” con il più bello della squadra per caricarsi prima della partita3, non essermi dato per tempo al tennis col mio best man Ripamonti, i campi in terra battuta polverosi d’estate e duri tutto l’anno, i campi in sintetico duri tutto l’anno e polverosi mai, prima il calzettone destro poi il sinistro, il Miniscarabocchio con la maglia numero 7,  la “tedesca” sulla piastra4, il furgone del Castelcovati,  il Colorificio Bresciano e la Sanbenedettese5, Karl-Heinz Rummenigge e Walter Zenga, Di Chiara e Benarrivo, Francesco Piccolo e Charles Bukowsky, forse anche “la macrobiotica, lo zen, il surf, il ballo, l’ipnotismo…6

Al netto di tutte le cause e concause vicine e lontane, fattori sfavorevoli e scherzi del destino, il mio infortunio può essere riassunto così:

Illness (sintomi): una distorsione dolorosissima e un mese di stampelle che non augurerei a nessuno.

Disease (diagnosi medica): rottura completa del legamento crociato anteriore del ginocchio destro già sottoposto a ricostruzione chirurgica e in fase di riabilitazione.

Sickness (malattia come vissuto sociale): beh socialmente…alla tua età… molto poco alleato… col ginocchio già malconcio… all’UISP… all’ultimo minuto di una partita inutile… farsi sostituire no…? chettene frega di fare la giocata… metti la palla in mezzo… poi birra e panesalamina… tutti a casa felici… la mia sickness avete ragione suona proprio così… altro che stigma sociale… mi sono rotto il crociato… sono un coglione.

1 https://it.wikipedia.org/wiki/Malattia

2 http://www.lila.it/it/notizie/667-questionaids-icar2015

3 https://www.youtube.com/watch?v=fI677jYfKz0

4 https://it.wikipedia.org/wiki/Tedesca_(gioco)

5 https://www.youtube.com/watch?v=EQK_WLK3liY

6 Charles Bukowski, Donne, traduzione di Marisa Caramella, TEA. https://it.wikiquote.org/wiki/Charles_Bukowski

 

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Delbert Grady

DELBERT GRADY

“Confeziono un’orzata coi fiocchi” suol vantarsi il maggiordomo Delbert Grady. Affezionato servitore del Conte Quintana, svolazza leggiuadro per le stanze della villa con uno stile ...