Pietro Aradori, il cagnaccio di Lograto

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Pietro Aradori

C’è un bresciano speciale, a cui mi sento molto legato. Da un rapporto di amicizia, da un po’ di sano fanatismo, dalla passione sportiva che ci accomuna. Avrete capito che sto parlando di basket. Ed in particolare di Pietro Aradori da Lograto; lo conoscete sicuramente. Un po’ perché quest’estate la nazionale di basket ha tenuto banco un po’ ovunque; un po’ perché di riflesso, sotto l’ombrellone, avrete letto gossip su di lui: sorvoliamo questo aspetto che non interessa. A me, almeno: perché di Pietro Aradori guardo altri aspetti: quelli che racconta il parquet.

Da dove cominciamo? Da Lograto.
Perché per capire bene il giocatore e l’uomo bisogna partire da lì. Da quel paese dove c’è un palestrone (che non può essere messo a norma, a quanto mi dicono, per le solite beghe) che dal 1975 è diventato la casa di una squadra che si chiama “team 75”. E’ una squadra che ha tutta una sua storia, una sua filosofia, ed il deus ex machina di tutto ciò fa Aradori di cognome. Belvo di nome, visto il carattere dolce e mansueto del personaggio, ed è il papà di Pietro. Che cresce a pane e basket, scuola e palleggio. Grossissimi meriti sono quelli di mamma, un carattere dolce e gentile. Un po’ come il Belvo, che all’anagrafe fa Giuliano. La prima volta che c’ho parlato seriamente ho avuto una tremenda paura: è un fiume in piena. Fategli parlare di basket. E poi prendete ferie per le successive 3 settimane.

Del resto a Lograto tutti i bambini hanno giocato a basket in vita loro. A calcio non è detto. Lui parte da lì, finisce a Lumezzane, dove il basket aveva la sua patria nei tempi in cui in città non c’era più nulla, segue il nemico-amico Danilo Gallinari a Casalpusterlengo.
Ecco, immaginateveli lì.
Giovanili e prima squadra, nella vecchia serie B, con un allenatore giovane non troppo avvezzo al rischio. Pietro da Lograto e Danilo da Graffignana. Classe ’88. I predestinati del(l’ital)basket.
Storie diverse alla fine, fare parallelismi sarebbe poco utile alla causa. Si ritroveranno in maglia Olimpia; stagione non brillante in una Milano poco da bere ed ancora non Armaniana; pertanto finale di stagione a Roma con tanto di finale scudetto (persa). A Biella fa faville : nella provincia tessile si è imparato a dar del filo da torcere a tutti. Primo campionato a entrare nell’ingranaggio, il secondo a diventare lui l’ingranaggio principale.

Non ha ancora 22 anni Pietro, ma Siena è la squadra dove tutti vorrebbero andare: arriva la chiamata, in panchina c’è un certo Simone Pianigiani, che da 4 stagioni si diverte a vincere lo scudetto, supercoppa e la coppa Italia, quest’ultima quando ha voglia (cioè una volta sola). Pietro resterà 2 stagioni in Toscana, vincendo tutto, ad esclusione dell’Eurolega, dove curiosamente Pianigiani, in semifinale, decide di escluderlo tra quelli da portare a referto. Nemmeno a dirlo…Siena perde la semifinale e forse con Aradori in campo… ma… chi può dirlo (vi ricorda qualcosa successo pochi giorni fa?).

Spazio limitato e alla fine arriva la chiamata di Cantù, dove Pietro torna ad essere il protagonista. Come a Biella. Pronti via c’è la finale di Supercoppa contro la sua ex squadra imbattibile, vinta dai brianzoli. Campionato (semifinali playoff), eurolega (poca strada…), ma 2 stagioni da protagonista, nonché idolo del Pianella, dove i tifosi impazziscono per lui.

Arriva la chiamata dal Galatasaray: molto presto però il Bosforo diventa un incubo, da cui in tanti vogliono scappare: spazio inadeguato, stipendi che non arrivano, uscita. Spagna, Madrid, ma non il real. Estudiantes: dà il cuore Pietro, che le estati le passa a sudare con la nazionale ed ha portato assieme a Gentile e Datome gli azzurri agli europei. Finisce la stagione, niente playoff iberici, ma ricordi indelebili: la gente dell’Estudiantes, e gli addetti ai lavori, si sono innamorati dello “squalo”. Poi Venezia, che se lo prende a mò di “Insurance” per i playoff; che però non vanno come il patron-sindaco Brugnaro vorrebbe.
Anzi.
3 squadre in 1 stagione… E poi gli europei. Dove l’Italia ha raccolto meno di quanto fatto vedere. E dove Pietro è stato un po’ (troppo) sacrificato, nonostante avesse dimostrato di fare le cose nella maniera giusta, di essere stato quasi perfetto. A volte però non basta. Ora Reggio Emilia, provincia del basket italiano quasi arrivata alla gloria dello scudetto. E chissà che Pietro da Lograto non torni a trionfare in quella che sembra essere la sua situazione ideale: il club del centro minore che vuole fare bene.
La realtà in cui Pietro diventa il centro (non inteso nel ruolo, chiaramente) del gioco ed in cui può veramente dare ed essere tutto sé stesso.

 

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista BIOGRAFIA: Giornalista pubblicista dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia) ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino: fare il giornalista sportivo, anzi scrivere sulla gazzetta dello sport, che sfogliava voracissimo alla ricerca di notizie su Zoratto,Gritti ed Aliboni, sui idoli di infanzia. Un percorso molto articolato unito al suo mestiere di “commesso viaggiatore” a livello internazionale che lo ha portato un po’ ovunque nel mondo ampliando la sua visione del medesimo: bresciano imberbe (ai tempi) che ogni volta che tornava a casa si sentiva più spaesato in piazzale Arnaldo che ad Hong Kong. COMUNICAZIONE: La Mec-mor Srl (Gruppo Lonati) dopo avergli affidato tutto il sud-est asiatico a livello commericale, pensa bene che il marketing aziendale possa essere il suo secondo pane quotidiano (1999): immagine aziendale, fiere e comunicazione si accodano alle vendite delle macchine circolari da maglieria. Sia in Spazio Italia (Gruppo Faac) che in Stagnoli (aziende dove ha operato dal 2002 al 2008) ha curato il contenuto dei siti internet e la traduzione degli stessi in inglese e spagnolo. GIORNALISMO ED EDITORIA: Televisione: Collaborazioni sportive con Number one Network (calcio, tennis e squash tra il 2007 ed il 2009); conduzione di "Diretta basket", il “tutto il basket minuto per minuto” della serie A dilettanti su Sportitalia (2009); collaboratore dal 2004 per il basket di Brescia punto tv (servizi sulle partite di Iseo, Lumezzane ed oggi Brescia). Dal 2011 cura anche le telecronache del Basket Brescia in A2; conduzione assieme a Fabio Tavelli (Sky) di tuttobasket (1998), magazine settimanale dedicato al basket minore bresciano in onda su Teletutto. Carta stampata: Corrispondente per il basket a Brescia della Gazzetta dello Sport dal 2011; collaboratore del Bresciaoggi dal 2006 per cui ha seguito Iseo e Lumezzane, ed oggi segue attivamente il Basket Brescia Leonessa in tutta Italia, isole comprese; collaborazioni con diverse agenzie di stampa nazionali. Radio: Radiocronache del basket Brescia per Radio Voce (2010-2012); collaborazioni con emittenti locali per partite basket in territorio bresciano; radiocronache delle gare di Lumezzane (serie b d'eccellenza – 2004/2006) ed Iseo (serie B2 2004/2006) e una trasmissione settimanale dedicata al basket per Radio Montorfano; Radiocronache del Brescia calcio per Radio Montorfano (2006/7); Millemiglia per Radio Montorfano (2005). Internet: Collaborazione con il portale www.serieadilettanti.it (2008-2011); fondazione e direzione del portale www.cremonabasket.it (2003-2005); collaborazione con www.basketnet.it (1999-2002)

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