THOUGHT TRANSFER. Racconto surrealista in salsa Boris Vian

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Thought Transfer

Mirko B. ha aperto la porta della memoria per fargli prendere aria. In quelle stanze soleggiate aprirà a breve un Thought Transfer: “Qui si possono inviare pensieri in tutto il mondo, 24 ore su 24!”, scriverà in un cartello da appendere in fondo agli occhi della gente.

Mirko B. pitturerà le pareti del negOzio con un paio di cieli bassi dell’equatore e un vecchio frack che non si sa da dove vien, spruzzando qua e là un po’ di campanelli da bicicletta, rotti e che suonano a ogni buca incontrata lungo la strada.

Il soffitto, invece, sta pensando di farlo del colore dei semafori nell’istante in cui passano dal verde all’arancione. Ma, in proposito, una decisione definitiva è ancora lontana all’orizzonte. Quel che è certo, è che appenderà una fila di specchi che riflettono “me lo sentivo”, “me lo merito” e “sapevo che sarebbe andata a finire così”. Specchi, pensa Mirko B., molto utili per svaligiare il futuro dal suo rapporto incestuoso col frignamento (lacrime, dicono gli adulti).

Ai clienti offrirà il servizio base “mare insicuro”, utile per far viaggiare un’idea fuori dalle mura dei bilocali (per i monolocali servono già onde alte quasi tre metri). Il pacchetto clou saranno invece tranci di fantasia appesi a grossi ganci di macelleria, sanguinanti copiosa-mente code di rondine e pianeti a forma di giostre per bambini.

Mirko B. spera che l’attività abbia un successo solo discreto (non vuole fare il botto, per intenderci). Di sicuro, preferisce un successo che accada nuovamente. Inoltre, ha paura della lunga mano del governo, sempre in agguato e con gli occhiali rotondi sulla punta del naso: potrebbe subito emanare una silent tax anche senza l’appoggio del Movimento Rotatorio su Se Stesso.

Mirko B., comunque sia, non si interessa più di tanto alla transumanza degli emicicli. Ora la sua mente è completamente impegnata alla irrealizzazione del Thought Transfer: vuole sia aperto al massimo tra due bolle di sole e una cuscino dalla fodera blu. Non teme nemmeno la competizione, ma il Festival dei Motori in Riserva al centro fiera (e altri animali da riporto) potrebbe dargli qualche problema.

Di una cosa sola è convinto, Mirko B.: la tela è stata disfatta da Penelope per paura che Odisseo l’utilizzasse per soffiarsi il naso. Il pensiero che non viaggia ha spesso il raffreddore e necessita di dottori mortali che non sanno ballare con le sirene (brutta gente, i dottori mortali).

Per premiare i suoi primi dieci e sani come un pesce clienti, Mirko B. ha deciso di regalare loro un art box che include una lezione di lancio da terra col paraquilone e un buono per il noleggio di un pannello fotovolante per l’accumolo di energia incontenibile. Ah, dimenticavo! Per chi fosse interessato, il Thought Transfer aprirà a due passi tra il qui e il lì, basta solo svoltare l’angolo.

 

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