Un giorno ad #expo2015

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EXPO 2015

Expò. O Expo senza l’accento. Non lo so fate voi. #expo2015 ; così va bene, vero?

Ok, dunque gente vediamo un po’ di raccontare questo evento mondiale; in tanti hanno dato il loro contributo. In tantissimi l’hanno visitata/o (a seconda di come la pronunciate cambia il genere da maschile a femminile. Diavolo di un expo/expò). Sicuramente in Italia abbiamo qualcosa di bello, di fatto bene e di ben organizzato. In treno da Brescia ci vogliono 2 ore spaccate con un treno interregionale + metropolitana. Se avete a disposizione due soldini in più, ci impiegate 70 minuti con un Frecciarossa che vi carica in stazione e vi scarica in piena expo/expò e viceversa. Chi è venuto in auto non pare essersi trovato male ai parcheggi.

Il botto la grande esposizione internazionale sembra lo stia facendo adesso: un po’ le ferie, un po’ il marketing, ed il mese di agosto ha avuto dei picchi inattesi. Talmente inattesi che le code nei weekend sono state lunghissime, e vedere gente in coda 3 ore per vedere un padiglione ha fatto disperare i più. In questo sono stati eccezionali gli svizzeri. Da “bravi svizzeri” mettono a disposizione la hall principale a biglietto: se non trovi il biglietto (gratuito, sia chiaro), hai a disposizione un’ora sola, dalle 19 alle 20; i biglietti sono poi scaglionati in orari. Certo per chi lo sa è fantastico. Per chi non lo sa, è una fregatura. E per chi non visita la sala principale del padiglione svizzero, tipo il sottoscritto, non sa cosa si è perso. E gli girano tremendamente! Perché? Perché le altre sale erano fantastiche: quella del San Gottardo (anche se a me ha ricordato 800,00€ di multa prese nei grigioni giusto un anno fa) ad esempio ha incuriosito e fatto sorridere. Semplice, ma efficace: una dimostrazione di potersi sentire grandi anche se (demograficamente) piccoli.

Il padiglione svizzero ad #expo2015

Il padiglione svizzero ad #expo2015

Bellissimi i padiglioni di Austria e Gran Bretagna, geniale quello spagnolo, contraddittorio quello brasiliano. Semplice ma di effetto quello irlandese, incomprensibile quello ceco, assolutamente affascinante quello azero. Ne ho visitato qualche altro; ne vedrò altri ancora perché tornerò a Milano. E spero che ci sia ancora un mese extra per permettere a tutti di godere di questo spettacolo.

Bene, leggendo fino a qui direi che il lettore medio pensa che io abbia apprezzato (e forse sia sia anche rimasto entusiasta) dell’esposizione internazionale, legata al mondo del cibo.

Passiamo in rassegna le cose che hanno fatto incazzare il visitatore.

In primis: i prezzi all’interno di Expò. Non parlo del mangiare. O meglio non solo del mangiare; butto l’occhio qua e la. In Vietnam ti vendono il copricapo tipico locale a 10,00€. La gente lo compra, ci sta. 10,00€, un prodotto che dalle loro parti ti tirano in schiena. Andiamo oltre: in Cile decido di comprarmi qualche bottiglia da portare a casa e mettere nella mia cantinetta. 20/30/40. Non sono misure, ma i prezzi che girano per le bottiglie in euro. Passo al padiglione del vino (italiano). Decido di fare la degustazione: 3 assaggi in una scelta infinita di bottiglie esposte. 10,00€. Prezzo congruo. Già, peccato che le lacrime elargite dai dispenser elettronici mi facciano venire un terribile prurito alle zone intime; ringrazio la sommelier della Fisar che si è incaricata di farmi assaggiare una bolla trentina in quantità minima ma adeguata.

Vado oltre: i costi generali di un viaggio ad Expò, tralasciando il mangiare (di cui hanno discusso tutti). Per visitare l’evento a una famiglia di 4 persone (2 adulti e 2 bambine sotto gli 8 anni) sono partiti quasi 200,00€. E chi scrive aveva anche l’ingresso gratuito. Per carità, è sicuramente un’esperienza, ma mi sembra un esborso eccessivo (16€ per un ingresso di un bimbo?).

Ah! Il mangiare: io mi sono fermato in Svizzera. 2 piatti, 2 birre, 1 dessert e dell’acqua 42,50€. Ci sta dai. Ci sta meno passare da Eataly e vedere che in Abruzzo un piatto di arrosticini (5), insalata (poche foglie) ed un panino costino 10,00€. Questo è un esempio. Non me ne voglia nessuno, altri ristoranti/piatti nella medesima catena, mostrano una ratio sicuramente migliore. Però ci resti male.

Registrazione ed acquisto dei biglietti: ora, non sarò uno smanettone. Ma me la cavo con Internet. Dove ho sbagliato nel registrare i biglietti? Da nessuna parte: ma per avere l’ok della conversione di un biglietto a data aperta acquistato per tempo, ci vogliono più di 24 ore. Non è scritto da nessuna parte. Ti prende il panico dopo che hai fatto tutto per benino: registrazione sul sito della società da cui l’hai acquistato, registrazione sul sito dell’expo, associazione del biglietto. Ti va il sangue al cervello. Chiedi assistenza via mail spiegando il problema. Solleciti 24 ore dopo. E sai perché? Perché sul sito è chiaramente scritto che rischi di fare delle code infinite e non entrare con il biglietto aperto. Se c’è troppa gente dentro…resti fuori. 24 ore dopo è tutto a posto, anche se hai mandato di nuovo richiesta di aiuto. Il giorno in cui sei in fiera ( e sei dovuto andare a comperare 2 biglietti per le tue bimbe con copia del biglietto originale con data esatta, ed ovviamente lo puoi fare solo con il biglietto convalidato sulla data scelta ed accettato: ah se per caso hai un malore, ti si buca la ruota della macchina, trovi coda…puoi dire addio all’investimento) ti arriva una mail dell’assistenza: cioè il giorno in cui avrei dovuto visitare expo/expò/ #expo2015 questi mi rispondono. E mi dicono di non preoccuparmi, di visitare il sito senza problemi anche con il biglietto aperto. Mancava solo che chiudessero la mail con un “bella zio” ed eravamo a posto.

In definitiva, ripeto, bella esperienza. Vale la pena visitarla. Lustrarsi gli occhi di fronte a certa opulenza e restare incantati come bambini davanti ad alcuni stand.

Però… sinceramente… mi sono sentito un po’ una vacca da mungere. Va bene tutto, e che il tema di #expo2015 è l’alimentazione, però qui si esagera!

 
Expo 2015

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista, dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia). Ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino grazie a Fabio Tavelli, che in lui ha visto – e ci chiediamo come abbia fatto- del potenziale. Un pò “commesso viaggiatore” a livello internazionale, un po' giornalaio come dicono i suoi amici baskettari di sempre, è su questa barca dal primo giorno, a calmierare le folli idee di Vit. Zob0n o Banzo o come vi viene da chiamarlo, dal 1998 ha collaborato con Elivebrescia.tv, Bresciapuntotv, Sportitalia, Number One Network, Teletutto, Gazzetta dello sport, Bresciaoggi, Radiovoce, Radio Montorfano, La Giornata Tipo, serieadilettanti.it, cremonabasket.it, basketnet.it; e tutt’ora a piede libero. Non si capisce il perchè.

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