Una vacanza alternativa, ma neppure tanto, a BELI (sull’isola di CHERSO)

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Sensazioni ed emozioni diverse, d’altri tempi, vita semplice e fatta di natura, mare e profumi.

Quante volte ci siamo detti che non sono vacanze se non stacchi… se non riesci a dare un taglio alla routine dei pensieri fissi, alle relazioni ricorrenti, se non ti dimentichi della crisi, della la necessità di adeguarti alle trasformazioni in atto per sopravvivere, alla continua necessità di essere connesso… con tutti quelli che hanno gli stessi pensieri tuoi ma anche con quelli che la pensano diversamente. No, si dice che la vacanza è tale solo se stacchi, anche se poi, finiti i giorni prestabiliti, i problemi non si sono risolti da soli, anzi.

Quest’anno avevo proprio voglia di una pausa, anche se sono partito con smartphone, computer, tablet, libro (un saggio per la precisione dal titolo irripetibile – per chi non si occupa di comunicazione – mai aperto), fogli con articoli stampati come promemoria, da leggere quando avrei avuto tempo in spiaggia sotto l’ombrellone o meglio ancora all’ombra di un albero. Me li ero portati, per sicurezza, non sia mai che qualche giornata di tempo inclemente (magari ci fosse stata) si affacciasse all’orizzonte… Ma Marisa, che si fa ormai carico di decidere delle nostre vacanze da anni (solo perché ha dimostrato sul campo il suo valore) aveva capito che era l’anno delle vacanze vere… molto alternative, molto rilassanti e così ha scelto per la prima settimana la destinazione di Beli in appartamentino su tre piani: la camera al primo piano sopra la cucina con balconcino vista mare, ed il bagno doccia e giardino balconata sul dirupo di fronte all’isola di KRK, sotto. Il tutto adiacente la piazzetta centrale del paesello che alla sera si riempiva del vociare e degli schiamazzi di una decina di bimbi forsennati parlanti lingue diverse ma chissà come molto affiatati.

Beli sta al nord dell’Isola di Cherso (Cres in croato che si pronuncia più o meno così: Zscres) nel Quarnaro, il golfo creato dall’Istria proprio sotto Fiume (Rijeka) e a lato di Abazzia (Opatija). Mio padre era istriano e di vacanze in Croazia (tutta) ne ho fatte tante perché adoro l’ambiente ed il mare in particolare ma era la prima volta nel Quarnero

A 430 Km da Brescia più venti minuti di traghetto e qualche decina di chilometri ancora di strada senza incontrare altri villaggi, non credevo potesse esistere un posto capace di stupirmi tanto. Abbiamo il giusto spirito d’avventura per vivere sempre nuove esperienze senza rinchiuderci in alberghi e tantomeno villaggi organizzati. Bastano comodi riferimenti per dormire e per qualche serata passeggiando e da lì ogni giorno un posto diverso… alla scoperta di novità, con la volontà di conoscere e sapere facendo anche il bagno rilassandosi dove non ci sia ressa. Eppure a Beli ci siamo poi accorti di non esserci mossi per una settimana, al massimo fra due spiagge attigue, nonostante non ci fosse molto da vedere (oltre ad un ponte romano) nel paesino arroccato sul cucuzzolo di una collina “appollaiata” sul mare. Mi viene in mente questo termine perché dei grossi volatili, grossi avvoltoi dovremmo dire, sono stati i nostri obiettivi da osservare quotidianamente. A Cherso, Beli in particolare, vivono infatti una ventina (delle 80 in totale presenti sull’isola) copie di Grifoni, che appena si alza un po’ di vento volteggiano esibendosi in planate e risalite sulla costa in cerca di cibo.


Qui ne trovano ancora in quanto la zona è ricca di fauna (cinghiali, faine, daini e soprattutto pecore allo stato brado) che morendo anche per cause naturali rappresentano per loro il pasto saltuario. Pare che riescano a mangiare anche solo una volta a settimana. Fino a 2,80 metri di apertura alare, neri e dal collare bianco, uno spettacolo tutt’altro che funereo. Sotto un mare incantevole, ciotoli e scogli, falesie, elicriso, salvia selvatica… qualche vespa di troppo nei primi giorni dopo un forte temporale notturno. Ma si impara a conviverci, basta non aver troppa fame e non tentare di addentare cibo allo scoperto. Sarà stata l’atmosfera, quel senso di antico e di tempo che si è fermato che trovi nelle case appena appena ristrutturate, ciascuna con un pozzo (ancora oggi funzionanti anche se muniti di pompe elettriche in quanto ancora l’acquedotto non c’è), e la piazzetta con la chiesa ed il tiglio imponente che ti richiama momenti di ritrovo serale di pastori/pescatori che fino al 1970 non avevano neppure l’elettricità.

Marina & Riccardo (gli affittuari dell’appartamento, facili da rintracciare su Facebook o anche sul loro sito basta abbinare a Beli il loro nomi) ci hanno poi offerto quella cordialità e famigliarità che mai avevamo riscontrato in altri posti. Che dipendesse dalle bollicine che Riccardo continua a stappare (per lo più Valdobbiadene) a piè sospinto o alla grigliata organizzata nel suo giardino? Può essere, è uno dei modi di comunicare che prediligo d’estate, fatto sta che siamo entrati subito in sintonia. Ci siamo visti per tre sere su sette (due delle quali a cena, in compagnia anche di altri loro clienti. Parlavano troppo bene l’italiano per essere Croati, ed infatti dal 2009 questi due triestini (lui ha origini a Beli) hanno deciso di vivere lì, di turismo in un paese tutto da inventare turisticamente. In inverno sono in tutto 45 anime a risiedere nel paesello, d’estate (c’è una sola pensione) non si superano i 150 (ma forse meno perché il parcheggio fuori dal paese è veramente angusto (le auto sin dove possono entrano solo per carico e scarico merci) occupando appartamenti affittati come da noi o riutilizzando le case dei parenti dopo essere immigrati e tornati per le vacanze. Ovviamente se si escludono quelli del piccolo campeggio (munito di diving) dietro la spiaggia principale, ma molto piccolo e spartano. Indiscutibilmente numeri che si confanno con la mia idea di vacanza alternativa, rilassata, se non fosse che alla spiaggia in tarda mattinata arrivano i barconi (un paio) da Veglia (l’isola di KRK) e scaricavano troppi turisti chiassosi al suono assordante dei peggiori tormentoni estivi. Bastava però spostarsi alla spiaggia sucessiva (10 minuti di sentiero) e tutto ritornava nella “mia” normalità.

Mediamente non c’era nessuno in questa seconda piaggia fino alle 11, al massimo ne abbiamo contate 20 di persone nel primo pomeriggio. A nuoto o in barca (ma ancora su sentiero un po’ più scosceso) però si poteva raggiungere una terza spiaggetta quasi sempre vuota. Per non farla troppo lunga in una settimana ci siamo allontanati da Beli solo la mattina che dovevamo andare a Cres per fare la spesa (5 bei naselli da fare in acqua pazza e una po’ di calamari per gli spaghetti) per la cena di ringraziamento a Marina e Riccardo con Rosa , la figlia laureanda in giurisprudenza a Trieste, ospite d’onore. Cres infatti è primo luogo abitato (se si escludono villaggetti di 3 case) più vicino, una bella cittadina veneziana di 2000 abitanti che porta il nome dell’isola, che pur essendo la più grande della Croazia ha solo 3000 abitanti.

Sette giorni di mare, bagni, dormite, bevute, mangiate e risate in compagnia, di quella sana che si può incontrare casualmente (solo se si parte in coppia senza altri amici), gente di Venezia, di Tortona, di Arquata ospiti dei due triestini, tutti italiani che come noi amano posti così alternativi. Alcuni ci tornano da anni, anch’io ho la sensazione che Marina e Riccardo li rivedrò. Mi sono concesso anche un paio d’ore per una gita nel bosco visitando qualche villaggio abbandonato che Riccardo mi ha raccomandato di fare in macchina, 20 Km di sterrato indimenticabili, fra querce secolari enormi che non ti saresti mai aspettato di incontrare su di un isola esposta alla bora e al caldo e alla salsedine. Ho anche vissuto l’attraversamento a pochi metri di un daino che si è fermato appena ho frenato per cercare la macchina fotografica. Sapevo della loro presenza ma non ci speravo . Trovata la Colpix, già sparito. Peccato.

Ne ho rivisti altri la settimana dopo in fondo all’isola, anche un maschio con le corna insieme alla sua probabile compagna, quello si fotografato anche se molto confuso fra le frasche. Per giustificare il motivo per cui ho apprezzato maggiormente la prima settimana a Beli rispetto alla seconda parte della vacanza a Martinscica (logisticamente più adatta a visitare il sud) meriterebbe altre pagine, Cres è veramente un incanto per chi la sa apprezzare come noi: Valun, Lubenice, Punta Kriza, Belej, Osor, l’agnello e la porchetta, il pesce, il timo e la salvia e il miele , il gelato di miele e fichi, la salvia che copre il monte, la vicina Lussino (un giorno di Turismo classico fra Mali e Veli Lussinj)… ma l’atmosfera vissuta a Beli è indimenticabile, appagante, quasi inspiegabile in un contesto di società moderna e iperconnessa… Si mi sono proprio sconnesso, ho staccato, ho goduto della natura, del mare e del sole, dei daini e dei grifoni, delle faine dei montoni e delle pecore macchiate e rasate, come di quelle “rasta” (come le chiama Riccardo) perché con il loro pelo lungo e arruffato dimostrano di non avere più padroni.

Pensate che a Beli la sera si chiude il cancello all’ingresso del paese perché le pecore non entrino… Alle 11,30 a mezzanotte non si entra in macchina e si deve aprire il cancello con la raccomandazione di richiuderlo. Già questo vi può dare l’idea di un paese antico, arroccato, con un solo ingresso. Due ristorantini a mare e due in paese. Un micro market per il campeggio ed un barettino con Minigolf (finanziato dalla comunità europea) dove il servizio lascia un po’ a desiderare (bicchierini di plastica anche per un Pelinkovac a cui dovete aggiungere mancanza di ghiaccio e neppure una buccia di limone…) ma tanta bella vista sul golfo del Quarnaro, gran stellata.
Da ritornarci.

 

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