Vegano stammi lontano

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Vegano-stammi-lontano

Siamo tutti allegramente seduti al “Merlo”, che è considerato quasi unanimemente il miglior ristorante “carnivoro” della città e uno dei migliori della provincia.

Da pochi minuti abbiamo preso posto nel nostro bel tavolo prenotato da settimane, stiamo sfogliando il menù e attendiamo il cameriere che, dopo averci portato il classico vino della casa, arriva con carta e penna per prendere le agognate ordinazioni. C‘è chi ordina una fiorentina, chi un filetto al pepe verde, chi una costata rigorosamente al sangue, chi un misto di salsicce aromatizzate e chi addirittura esagera e va sulle battutine crude di cavallo.

È un’orgia di sapori, un’estasi di gusto, pura poesia!

Un commensale particolarmente sensibile ne è quasi commosso: cazzo questo poveretto non mangia carne da settandue ore e i segni dell’astinenza si notano nel suo sguardo vampiresco, brama il sangue! Qualcuno, per cambiare argomento, racconta di quella volta che in Abruzzo ha mangiato, ospite del suo collega, “120 arrosticini di pecora e 40 di fegato”.

Applauso generale.

Il sipario si sta per alzare: domenica di sole, aria frizzante e compagnia divertente. Perfetto, se non fosse per quell’amico che in questa splendente giornata autunnale, con lo sguardo saputello di quello che è preparatissimo ma che non passa mai il compito in classe, confessa a te e a tutta la comitiva di amici la sua meravigliosa svolta esistenziale:

Gnari, grosse novità, sono diventato vegano!”.

Gnari sono diventato vegano

Gnari sono diventato vegano

Eccola che arriva la nota stonata, la voce fuori dal coro, i cazzo di calzini bianchi messi con il tuo ultimo vestito di Armani nuovo di zecca.

“Eh sì ragazzi, sono diventato vegano. È davvero da tutta la vita che volevo prendere questa strada e finalmente ho trovato dentro di me la forza di farlo”, racconta il mio caro amico con la stessa identica enfasi che avrebbe un testimone di Geova quando suonandoti  il campanello la mattina alle otto cerca di venderti uno di quei ridicoli libretti che ti dovrebbero cambiare la vita.

Ma io lo so benissimo che è falso, ipocrita, falsissimo!

Cazzo, io e lui siamo diventati grandi insieme e me la ricordo benissimo quella vacanza in Spagna, quella della gara in cui vinceva colui che era in grado di mangiare più testicoli di toro nell’arco di un’ora. Mi ricordo benissimo anche le sue grida di gioia, i suoi gesti di esultanza, la medaglia al collo, il successivo svenimento e la corsa in ospedale.

Cristo, non posso dimenticare neppure la cena a casa sua per i suoi quarant’anni, quella nella sua casa a Erbusco, quella in cui all’ingresso c’era affisso un cartello che recitava “Severamente vietato l’ingresso alle fighette, ai taccagni e ai Vegani”.

Come scordare poi la sua pacchiana ironia sulla Francesca, che nella stessa cena aveva avuto l’ardire di dire: “No grazie, per me niente carne, solo verdura”. E lui di sottecchi dandoti di gomito: “Ma perchè l’ho invitata ‘sta fighetta? Brutta, pesante e pure cogliona da non mangiare carne!?”

Io tutto questo lo so perfettamente. L’ho stampato in testa. Ma non parlo. Taccio, mentre candidamente il tipo accanto lui, il nuovo fidanzato della nostra storica amica Anna, gli chiede in maniera sinceramente curiosa: “Ah interessante, ma quindi non mangi nemmeno il tacchino?”.

A questo punto mi manca il respiro, ho bisogno d’aria, vorrei abbandonare il tavolo e uscire a fumare una paina ma, inspiegabilmente, non riesco a staccare gli occhi dal mio amato compagno di mille avventure ormai divenuto un esclusivo fan della verdura. E lì maledico il giorno in cui ha incontrato la Michela (si sa che tira di più un pelo di figa che un carro di buoi) e comincio ad immaginare come è avvenuto il primo appuntamento con la signorina “Sono vegana da una vita”, la faccia del mio fraterno amico di fronte alla prima e fatidica domanda di lei: “Ma non mangerai mica la carne tu?” e la sua falsissima risposta: “Ma chi io? Non sono mica un assassino! Ma poi hai idea di cosa ci mettono nel cibo dei bovini negli allevamenti intensivi?”.

Vegan girl

Vegan girl

Niente, non riesco a trattenermi con il pensiero e lo immagino anche a casa della Michela che sorseggia latte di soia gustando una carotina scondita mentre prende l’aperitivo con i genitori di lei, pure loro vegani da una vita “dal 28 luglio 1981” come altezzosamente sottolineano con fierezza, e continua imperterrito a rinnegare se stesso in maniera spudorata: “Ah signora, veramente eccezionale il ragù vegano della cena di ieri sera. Divino il  seitan al…, al gusto di…, quello verde insomma. Delicatissimo signora!”.

Me lo immagino anche quando, in un momento di debolezza (che arriverà inevitabilmente) vorrà godersi tranquillo un cazzo di spiedo in compagnia  (solo per una volta!) e la Michela lo incenerirà scandalizzata con lo sguardo che significa “Non te la do per i prossimi due mesi.”.

E me lo vedo, infine, a schernire e a umiliare qualsiasi persona mangi carne in sua presenza, trattarlo come un essere inferiore, un troglodita.

Spengo la paina con amarezza e con altrettanta amarezza penso ancora, e con maggiore certezza di prima, che tira più un pelo di fica che un quarto di bue.

Penso a tutte queste cose e mi struggo all’idea dell’amico perduto, ma alla vista del suo magnifico piatto di verdure crude che si appresta con sapienza a tagliuzzare, non ci vedo più: secoli di  banchetti luculliani nelle terme romane e le immagini di Obelix mentre addenta un cinghiale mi passano davanti agli occhi in un secondo e mi danno la forza di alzarmi, ticchettare sul mio bicchiere colmo di Gattinara del 2007 e di affermare in maniera squisitamente angelica:

“I vegani hanno rotto il cazzo.”.

Attimi di gelo, la Michela mi fulmina con lo sguardo, il mio ‘fratello di leche’ si fa piccolo piccolo, ma il popolo, il buon vecchio popolino, adora i colpi di scena e i commensali sanno che, in fondo, mi sono immolato un po’ anche per loro.

Incredibilmente, scoppia l’applauso. Il popolo è bue e si sa.

Prendo forza, divento spavaldo e a questo punto, aperto il vaso di Pandora tentare di chiuderlo sarebbe del tutto inutile:

“Sì, i vegani hanno veramente rotto il cazzo! E sapete cos’altro ha rotto il cazzo?

L’integralismo dei vegani ortodossi che non possono proprio fare a meno MAI, in nessuna occasione, di cercare di convertirti al loro credo;

Gli sguardi palesemente accusatori mentre addenti una succulenta costina;

Le acidelle vegane che si sporgono sempre per guardare nel tuo piatto: “Ah, tu hai ordinato un cadavere?”;

I ragù vegani che, diciamo la verità, fanno veramente cagare;

Il tofu (dio mio il tofu!), piatto forte della cultura vegana, cucinato in ogni modo e che incredibilmente riesce a non sapere mai di un cazzo;

Il maledetto personaggio che inviti a cena e, quando hai già preparato tutto a base di carne, ti dice candidamente di essere vegetariano (ma Cristo, che cosa aspettavi a dirmelo per Dio!);

I libri per fricchettoni che ti spiegano quanto sia vergognoso mangiare animali;

I ristoranti per fricchettoni che ti leggono libri che ti spiegano quanto sia vergognoso mangiare animali;

La donna vegana, essere tra i più letali del pianeta, fiera di essere sempre cagacazzi ogni volta che si mangia diverso da lei;

Il maschio vegano, essere di una falsità paragonabile solo al serpente che circuì Adamo ed Eva, che appena si lascia con l’avvizzita talebana del tofu inizia un afterhour di grigliate;

Il vegano che pubblica su internet una quantità infinita di roba di denuncia contro i maltrattamenti ai castori dell’Oregon e intanto se ne frega beatamente di qualsiasi cosa accada alla specie umana;

I Veg-facebookiani che pubblicano i loro selfie con la roba che hanno nel piatto, accompagnando la foto con quattromila hashtag per far capire al popolo dei pecoroni carnivori che loro mangiano #figo e #crueltyfree;

I vegani integralisti che sono incazzati con l’umanità “a priori”: se non sei un animale sei per forza uno stronzo;

I vegani, i crudisti, i latto-vegetariani, i latto-ovo-vegetariani, gli ovo-vegetariani, i vegetalisti, i fruttariani, i fruttisti e i crudisti-fruttariani che a un certo punto tirano fuori la storia di Einstein: “Ecco, allora stai dando del coglione a lui che era vegetariano?”.

Albert Einstein era vegano?

Albert Einstein era vegano?

A parte il fatto che Einstein è diventato vegetariano poco prima di morire, è come se io tirassi fuori la contro-argomentazione: “Ma lo sai che Paris Hilton è vegana?””.

Non so se ho detto davvero tutto questo, ma attorno a me c’è un silenzio tombale. I commensali mi guardano allibiti. Tra il compiaciuto e lo sgomento.

Lo so perfettamente che tanto tutto sarà inutile e anche il mio socio inizierà ad essere ogni giorno sempre un po’ più acidello e a combattere la sua crociata contro le drammatiche conseguenze del consumo di carne, spargendo perle di saggezza e sguardi di disapprovazione contro coloro che osano anche solo guardare libidinosi una buffalo wing.

I vegani hanno proprio rotto il cazzo”, continuo a pensare.

Ma poi faccio spallucce, mi rifaccio alla libertà di pensiero illuminista, mi risiedo, guardo i commensali attoniti con sguardo di sfida e ingoio il primo boccone delle mie scaloppine al limone, ben conscio che mi alzeranno il colesterolo.

In fondo la vita è semplicemente un biglietto di sola andata, l’importante è scegliere il vagone giusto.

 
cibovegano

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