Visioni Cinemotive # Ti ricordi di me? di Rolando Ravello

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Vorrei parlare di un film, Ti ricordi di me?, di un altro attore passato alla Regia, Rolando Ravello, pellicola ispirata dalla pièce di Massimiliano Bruno, con Ambra Angiolini e Edoardo Leo, un film che segue due ragazzi coetanei durante il loro percorso psicoterapeutico di ricerca della propria centratura.

Due ragazzi che si incontrano sul portone, portone dove passano per iniziare a frequentare la loro analista. L’incontro è uno scontro, e entrambi saranno trasformati come in una reazione chimica tra due opposti: come direbbe Carletto Jung, un Puer, Roberto, rimasto nella fase psicologica dell’adolescenza per un forte attaccamento inconscio alla madre, e una Senex, Beatrice, rigida, conservatrice, ordinata in autocontrollo assoluto, una ragazza che probabilmente si è adultizzata per la perdita precoce dei genitori.

Questo incontro li separa anziché unirli, ci metteranno più tempo a incontrarsi davvero, a comprendere cosa significhi amare o, come direbbe Giacomino Lacan, dare quello che non abbiamo a chi non lo vuole.

Il film ci mostra sotto forma di fiaba romantica la prima parte della frase di Lacan, “dare all’altro quello che non abbiamo”, ci mostra la disponibilità a cambiare e anche come sia più facile quando ci innamoriamo di qualcuno e lo amiamo.

Beatrice e Roberto si muovono nella cornice da fiaba del film ma la loro vicenda è realistica. Beatrice reca con sé una sorta di oggetto transizionale che la aiuta a muoversi nella vita: il libro rosso ingombrante dove annota qualsiasi cosa le accada. L’amore nuovo di Roberto la porterà ad abbandonare il libro per traghettarsi finalmente nella nuova vita con il loro figlio Ruben.

Il film mi ha fatto emozionare soprattutto alla fine in cui esce fuori il rischio di qualsiasi amore, la possibilità che finisca, in questo caso Roberto, dopo tanta fatica, potrebbe perdere Beatrice per via di una devastante amnesia. Non svelo il finale, ma mi ha suscitato una domanda può durare un amore per sempre? Forse si, se annaffiassimo la relazione ogni giorno come se fosse una bellissima pianta, in cui ci si dona reciprocamente eros e contenimento reciproco, se ci permettessimo reciprocamente di seguire la propria natura, le proprie necessità psichiche e poi se aggiungessimo due ingredienti fondamentali la costruzione dell’intimità e di una vita in comune.

Vi saluto con una citazione del grande Gabo, che ci ha lasciato alcuni giorni fa, che sintetizza il messaggio che ho trovato nel film:

“il problema del matrimonio è che finisce ogni notte dopo aver fatto l’amore, e deve essere ricostruito ogni mattina prima di colazione.”

Buon viaggio Gabo, a presto!!!

Amerigo Santoro

Contatto twitter: https://twitter.com/amerigo_san
Canale youtube: youtube.com/user/CinEmotivi

 

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