Buenos Aires. Tanti dicono che ci lasci il cuore, l'anima e quel che vuoi. Non posso smentire. L'ho vissuta ahimè rapidamente, troppo forse, ma ci tornerò. Ti rimane dentro come gli incontri rubati, gli sguardi complici, occasionali, in una libreria o in un caffè. Originalità che fa vibrare la pancia. Poche ore nella ciudad, ma tanti passi freneticamente affamati di ogni angolo per respirare, immergersi e goder(n)e. Tutto breve, intenso, dinamico. Sei in Argentina - anzi lì sei L'Argentina - ma potresti essere ugualmente a Parigi, Napoli, Londra, Milano, Toronto, Mosca, Roma o Madrid. Tanta Italia. Tanto del nostro gusto, del nostro talento, che sostanzialmente ha influenzato (e costruito) la città, le sue strade, i suoi palazzi, i giardini, i balconi, le finestre, il decoro, l'eleganza, la raffinatezza. Una città che muove da e per mille emozioni e che non nasconde, con altrettanta sincerità, le sue contraddizioni, la sua povertà, i barrios in cui la regola è la strada. Periferia. E qui non c'è sempre sempre tempo per ammirare il viso severo ma ammiccante di una tanguera che audacemente si dimena nel ballo, sudore e profumo in grado di far (s)battere il cuore. Anche quella è Buenos Aires, ma non sempre puoi approfondirne facilmente la conoscenza per ovvi motivi logistici e per la difficoltà di accesso. Naturale quindi concentrarsi sul centro, sul microcentro come viene chiamato, dove ogni angolo può suggerirti una sensazione e graffiarti lì, dove fa più male, ma anche dove il segno rimane più a lungo. Spazi a volte così ampi che ricordano un po' la Roma anni '60 de 'Il sorpasso' e nel contempo hanno una sorta di retrogusto sovietico che rimanda d'istinto l'immaginazione ai cortei pieni di gente, alle adunate faraoniche, al fermento peronista o alla passione per Maradona e la seleccion. E poco dopo imbatterti in un semplice e silenzioso giardino con le sue piante ultracentenarie, contorte ed eleganti, nelle cui diramazioni ci puoi vedere di tutto e che ti confermano ancora una volta che la natura è forse l'unica, vera, forma d'arte assoluta. La metropoli che si fa piccolo borgo (antico?) e che scalda senza bruciare, per poi ritornare immensa con le Avenide a 18 corsie, godereccia con la sua teatralità quasi mediterranea, appassionata e struggente come le note milonghiste delle tante fisarmoniche.
La gente per le strade, il caos però sostenibile, le bancarelle un po' ovunque tra libri, dischi e vintage, i laboratori artigianali, le produzioni locali, papelerie in cui perderesti ore, bar kitsch o di rara avanguardia, il cielo mai disattento che ti sorveglia e consola la tua emozione. E ancora i volti segnati, i talenti veri e quelli sommersi, carne e donne. Le donne argentine. Le labbra, la pelle delle donne argentine. El dia que me quieras... la rosa que engalana se vestira de fiesta... con su mejor color... y al viento las campanas diran que ya eres mia... y locas las fontanas, se juraran su amor.
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