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Martedì 27 Novembre 2012 23:56

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK

Scritto da  Il Dalmata e Oliva

Lo stile è tutto.
L’epoca dei social networks sta modificando le relazioni sociali, e non è lo scopo di queste poche righe analizzarne pro e contro. Un grande vantaggio di questi mezzi sta nel potersi fare un’idea precisa dello stile comunicativo di persone più o meno conosciute solo leggendo i loro proclami digitali.
In modo sommario possiamo abbozzare una sorta di categorizzazione di tipi di scrittori da FB - impresa già tentata da molti e ormai diventata un genere letterario che ricorda il bestiario medievale.
(Ovviamente anche gli autori di queste righe appartengono ad alcune delle seguenti categorie, nessuno si salva al 100%).

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKL’AFORISTICO
Si tratta di un utente agguerrito, cintura nera di citazioni.
I più tradizionalisti sono persino capaci di procurarsene direttamente da veri libri cartacei anziché da qualche sito-contenitore di frasi celebri - roba da matti.
C’è stato un periodo, circa un paio di anni fa, in cui le citazioni piovevano come nella stagione dei monsoni in Cambogia.
Ora il fenomeno è ristretto, ma permangono alcuni bellicosi difensori della tradizione, tra cui spicca l’Aforistico-Lestofante, il più irritante e allo stesso tempo commovente nel suo autolesionismo: quello che spaccia frasi altrui per proprie, evitando di inserire le virgolette e/o di riportare l’autore.
Spesso, quando preso in castagna, biascica scuse di principio (“il diritto d’autore è un furto”, “il sapere è di tutti” ecc.) o, nei casi più gravi, cancella il post o il commento del tenente Sheridan-Google di turno che l’ha sgamato.
Tuttavia riportare qualche frase di sostanza non è una prassi da condannare a priori, capita di fare delle belle scoperte grazie ad alcune citazioni addocchiate su FB.

utente sexy su facebookL’UTENTE SEXY
Tutto ciò che potrei dire su questi soggetti è talmente ovvio che tacerò.

 

 

 

 

 

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKIL BARICCO DE NOALTER
Non cosa. Come.
D’altronde. Conta lo stile.
Sto evidentemente parlando della disastrosa prassi stilistica del blogger esistenzialista-stitico.
Esistenzialista perché tutti i suoi post hanno a che fare con ‘la vita’ intesa come concetto – Sartre avrebbe scritto così se avesse conosciuto facebook. (E non fosse stato capace di scrivere.)
Stitica è la sintassi, ridotta ai minimi termini, nominale, esibita come doloroso marchio di vita.
Abbondano le frasi/una parola ad effetto: “Poi.”, “Si sa.”, “Ovvio.”, “Infatti.” e così via.
Si riscontrano scivolate micidiali, specialmente nell’uso del “che”.
Aleggia sullo sfondo un mistico alone, una strana somma di miserabilismo ed epica di se stessi - “sto molto male, ma, per dio, QUANTO STILE HO NELLO STAR MALE?!?”
Questo tipo di scrittura causa malessere e vertigini a chiunque ami un minimo i libri – esclusi quelli di Baricco, Gramellini, De Carlo, Volo e bidoni affini.
Se ne incontrate uno nella vita reale, ponete fine alla sua sofferenza leggendogli quattro righe di Cicerone – tutta quella sintassi li farà disciogliere nell’aere come Baygon.
P.s.: se per voi Coelho è solo l’arbitro di Italia-Germania 3-1, forse siete salvi.

Musicista indie-pendenteIL MUSICISTA INDIE-PENDENTE
Iattura micidiale per le masse, il sedicente artista ammorba la rete con le proprie imperdibili produzioni.
Costretto dalla miseria dei tempi, ricorre generosamente all’autopromozione, ignorando qualsiasi regola di netiquette.
Nei suoi status trancia giudizi apocalittici su artisti affermati ma una vera autocritica non lo sfiora mai. (Gente incapace di scrivere una canzone sensata getta merda su Gianna Nannini, Benvegnù, U2, Ramones, Who, Tenco e chissà quanti altri ancora.)
È convinto di essere rock, è convinto di essere popular, è convinto di essere un autore con “qualcosa da dire”.
Ti invita settanta volte allo stesso concerto, dosa i propri “mi piace” in base a strategie degne di von Bismarck, generalmente pubblica video di artisti ben più talentuosi e intransigenti di lui, erronamente sentendosi ad essi vicino.
Quando esce nella vita reale e va ai concerti altrui (la cosa accade di rado) segue uno schema ben preciso:
1- trascorre un quarto/quinto del tempo ad ascoltare – spesso a fingere di farlo
2- fuma seicento paine, ottima scusa per uscire
3- parla platealmente durante l’esibizione, meglio se durante canzoni d’atmosfera
4- alla fine ignora totalmente il protagonista della serata o lo riempie di pacche sulle spalle – atteggiamenti opposti ma equivalenti
5- pensa SEMPRE E COMUNQUE che lui saprebbe far di meglio

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKNOSTRADAMUS DELLA FIGA
E’ un postatore compulsivo di links che danno le ricette per vivere felici.
Ne ho letti a migliaia.
In genere sono accompagnati da improbabili immagini kitsch:
- ragazze tristi e sexy in bianco e nero che guardano l’infinito lacrimando;
- cucciolotti antropomorfi ‘tanto teneroni’;
- tipa e tipo che stanno iniziando a chiavare all’ora del tramonto contornati da cuori lampeggianti;
- bambini dall’espressione buffa che dicono qualcosa da ‘adulti’.
Sintetizzando tutti i loro contenuti, si può trovare matematicamente la felicità seguendo questi tre macro imperativi:
Sii te stesso
Ascolta la voce del tuo cuore
Sii sincero

Ora (a parte il fatto che non si capisce perché una persona che non si piace così com’è non possa avere il diritto di reinventarsi), se intersechiamo le tre categorie, viene letteralmente suggerito di vivere da Borderline!
Il modello è la famiglia mucciniana ad alta emotività espressa: esplodi di rabbia! Ama senza limiti sempre e comunque (gli stalker sono un buon esempio)! Fai tutte le cagate che ti suggerisce il cuore! C’hai i pensierini che ti frullano nella testa? Fai esplodere tutto questo anarchismo sentimentale! Perchè “io sono una persona sincera e dico sempre quello che penso”. La sincerità è ovviamente il valore supremo che autogiustifica il non riuscire a usare la testa. “E ma io son fatto così”... Appunto, sei fatto male. Ricostruisciti!
Ma ancora non basta.
Con la complicità di quel fricchettone hippie di Paulo Coelho (che con l’intento di allegerirti la vita, te la appesantisce), nonchè idolo incontrastato delle tipe che si sentono trasgressive mangiando la nutella, i links si moltiplicano ad effetto cascata analizzando dettagliatamente il tortuoso percorso del raggiungimento della felicità:
DEVI trovare
Il coraggio di perdonare
La capacità di ascoltare
La pazienza di aspettare
La disponibilità a tendere una mano a chi è rimasto indietro, ecc.

E no, allora mi confondi. C’è contraddizione.
Mi hai appena trasformata in una Border e adesso mi riempi la vita con tutte queste doverizzazioni contrastanti?

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKIL NICHILISTA
Questo tipo di utente ha una sola preoccupazione: dissacrare tutto e tutti, criticare anche là dove nessun essere umano oserebbe, farsi beffe di ogni ordine stabilito con aggressivo anarchismo, meglio se digitando da un loft ben riscaldato.
I politici sono tutti corrotti e marci, ça va sans dire, ma più in generale ogni tipo di Sistema è malvagio e malfunzionante. Ovviamente, quando richiesto di fornire alternative valide, farfuglia luoghi comuni e utopie andate a male.
Tutto viene macinato nel suo moulinex duro e puro.
Ha un’opinione su tutto, specialmente quando nessuno gliela chiede.
È a priori contro qualsiasi cosa abbia a che fare con la religione: per lui Francesco d’Assisi e Don Verzè sono equivalenti, non c’è differenza sostanziale tra Formigoni e De Gasperi.
Quando si tratta delle arti, il suo godimento supremo sta nel buttare giù dal piedistallo i Grandi.
Lo leggerete sostenere che “I still haven’t found what i’m looking for è una canzone banale”,
che “Kubrick è sopravvalutato, che “Banksy è commerciale”.
Dante è da cestinare perché ha scritto un poema cristiano e Manzoni va cestinato per ragioni analoghe.
“Valentino Rossi non è un granché, ti ricordi Schwantz?”
“Belen Rodriguez è orrenda.”

AntibrescianoL’ANTI-BRESCIANO
Questo utente è un severissimo giudice della propria nazione, della propria città e, molto spesso, anche del proprio pianerottolo.
Emette giudizi perentori su Brescia e su tutti bresciani (duecentomila in città più ottocentomila in provincia…), esclusi sempre e comunque i presenti, ovviamente, e non ammette repliche.
Prima che la Spagna fallisse miseramente e mostrasse la natura traballante del proprio ritrovato splendore, indicava profeticamente Barcellona come meta leggendaria, stabilendo un insensato confronto con la città natale che però, come Oliva ha fatto sagacemente notare, non abbandona mai.
Se gli va male una serata scatta automatico uno status che contenga l’abracadabra “città di merda”.
Se nota che tifi per il Brescia (e basta) tace con compassionevole ribrezzo.
Se fai presente che probabilmente a Rovigo non va poi tanto meglio e che a Parigi se non sei trilionario le opportunità son comunque ridotte, fa spallucce.
Se fai notare che nella Storia dell’Umanità quasi sempre ce la siamo passata peggio di Qui e Ora, e che è un po’ indecente lamentarsi come se abitassimo a Vladivostok all’epoca di Stalin, si innervosisce mica poco.
Tra tutte le sue sotto-tipologie forse la più surreale è quella del LAMA GLAMOUR.
Il Lama Glamour sputa copiosamente nel piatto in cui mangia: va al Pagodino, all’AreaDocks e dio sa dove altro ancora, ma sistematicamente ne parla malissimo.
Mia nonna avrebbe lapidariamente chiosato con un “e nàga mia, o ‘ncülàt?!?”

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKIL GPS UMANO
È una temutissima variante del Privatista (vedi sotto), ma ha una perversione specifica per i Luoghi.
È fondamentale per lui informarci su ogni attività che intraprende, fornendone sempre le coordinate spaziali.
Concerti, spiagge, sagrestie, botteghe di parrucchiera, farmacie, mattatoi, valichi alpini, toelettature canine, lavori in corso all’angolo, riunioni di logge massoniche: nessun luogo o circostanza nel giudizio del GPS Umano è privo di interesse per gli altri.
Una permanente, bizzarra, inspiegabile celebrazione dell’ovvio, un’elevazione di Viamichelin a vangelo.
C’è persino un’applicazione che ci informa se Ciccio Formaggio ha fatto ‘check-in’ in panetteria o dal callista.
Voglio dire, check-in!
Fondamentale.

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKIL GUFO
Il gufo non posta nulla da due mesi, ha quattro foto in croce e partecipa con estrema rarità a qualsiasi tipo di discussione. Ogni tanto un pollicino lo piazza però, per dare credibilità all’idea di sé che vuole veicolare: “mi connetto molto raramente, butto un’occhiata e me ne vado annoiato – ci vediamo tra un mese”.
È tutto falso! Il gufo controlla ogni movimento, monìtora regolarmente le vostre fotografie, le cose che dite, le amicizie che stringete. Appollaiato nella notte digitale, il gufo raccoglie informazioni che potranno essergli utili un giorno.
Quel giorno, ovviamente, non arriverà mai.

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKIL REAZIONARIO
E’ chi non ha un account facebook.
Ora, se la motivazione che lo porta a non averlo è perché trova il social network noioso o inutile per come conduce la sua vita, mi può stare bene, e trovo l’argomentazione rispettabile e condivisibile.
Ma il vero reazionario è quello che pensa che non avere facebook sia andare contro il sistema.
Condotta usuale di chi per essere qualcuno o qualcosa ha bisogno di essere contro.
In genere sono gli stessi che erano contro il cellulare negli anni Novanta e ora possiedono un iPhone.
“Le vere relazioni sono nel mondo reale”.
Qui entra in ballo il concetto scottante di significato di ‘realtà’: se io scrivo che mi piace l’ultimo film di Tarantino, non è che se ti vedo e te lo dico a voce cambia la sostanza; se noi abbiamo una conversazione scritta, non è da considerarsi ‘finta’, anzi, c’è stato uno scambio di pensieri e i pensieri hanno una loro intangibilità, in quanto sono uno scambio di significati.
Le relazioni possono essere superficiali, interessanti o finte, sia in rete, sia fuori dalla rete.
“Che senso ha avere centinaia di amici su facebook se poi nella vita ‘reale’ a stento ti saluti?”
Se trasformi la parola “amici” con “contatti” tutto torna. Ci sono alcune persone delle quali si può apprezzare certi gusti musicali o idee, ma per le quali non si nutre un particolare affetto. Che problema c’è?
In genere questo atteggiamento è accompagnato dalla paranoia sui propri dati personali che vengono utilizzati/venduti alle aziende. Ok, ma questo non succede solo su facebook! La nostra vita è tutta mappata dentro e fuori la rete.
Dal momento che appartengo a pieno titolo alla categoria dell’Aforistico:
Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente.
Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento. (C.Darwin)

Il privatista su facebbokIL PRIVATISTA
Si tratta di una delle più fastidiose tipologie di utente: è una specie di recensore dei cazzi propri a uso e consumo della collettività.
Il suo godimento massimo sta nella tecnica di ‘gettare l’amo’.
Butta lì una frase enigmatica di bassissimo livello, spesso rivolta a terzi, e finge di disinteressarsi alla cosa. In realtà resta lì davanti allo schermo ad aspettare che qualcuno chieda chiarimenti.
Frasi-archetipo: “Questo è veramente troppo!”, “Sei una troia!”, “La giornata non poteva iniziare meglio”, “Finalmente!” et cetera.
Noto con sommo piacere che alla lenza dei Privatisti abboccano sempre meno persone.
Duole dirlo, ma pare che sia una prassi più femminile che maschile.
(Esiste la variante iconografica del privatista, che inonda il web con foto del suo cappuccino, del gattone coccoloso o di romantici tramonti instagram-mati, ma se ne è già detto tutto il male possibile.)

I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOKUTENTE DIO
Ti guarda, ti osserva, ti monitora. Sempre.
Non puoi sfuggire all’occhio divino e giudicante. Non puoi nasconderti. Mai.
Pensavi che non ti vedesse fare i giochini stupidi su Facebook? T’ha visto.
Hai aperto distrattamente un post-virus? Ci tiene a sottolineare che sei un coglione.
Hai messo una canzone commerciale? “Sei un mediocre”.
Hai condiviso il Pulcino Pio? Ecco, lì non hai proprio scampo. Perché dimostri che sei inconsapevole della portata della guerra ideologica e culturale di cui questo piccolino pulcino è depositario.
L’utente Dio sa qual è l’atteggiamento giusto per utilizzare il social: il Suo.
Crea delle regole Ego-definite, una sorta di decalogo morale a cui l’umanità virtuale dovrebbe aderire automaticamente per non finire nel girone dei dannati indegni della sua stima.
Ma è clemente, e scende nel volgo virtuale per comunicare, attraverso la sua ira composta, l’eletto (ed unico!) modo per guadagnarti la sua approvazione:
“Svegliatevi! L’Italia sta andando a puttane e voi parlate di X factor?”
“Come vi permettete di giudicare una persona se non la conoscete?” (Il tema del giudizio a prioristico è sempre di gran moda).
“Basta! Cancello il mio account!”
Ovviamente non va da nessuna parte: mica molla il paradiso virtuale a questa jungla di decerebrati. Quindi, pensa che siano loro a doversi schiodare. Come?
Attraverso il Giudizio Universale: un post perentorio, annuncia che un giorno, assolutamente indefinito, farà pulizia nei suoi contatti facebook, dimezzando le amicizie.
Brr...Chissà quando, che tensione!
In tal modo, ha l’illusoria sensazione che tutti i suoi amici mortali ricalibrino il proprio utilizzo del social come l’utente dio comanda, spaventati dal rifiuto.
La verità? Questo post non lo leggerà quasi nessuno.
Non perchè a nessuno frega qualcosa, ma proprio perchè dio è rimasto solo.
Quasi tutti gli altri utenti hanno reso invisibili i suoi aggiornamenti per la sua pesantezza.
La solitudine dei numeri primi.

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Commenti   

 
-17 # Davide Fabbian 2012-11-28 09:35
articolo ben fatto e scritto. ma se devo dirla tutta le classificazioni sociale non mi divertono più perchè mi viene in mente bruno vespa. scrivi bene, molto. dammi qualcosa di nuovo. grazie
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+4 # franciu 2013-04-27 23:21
Aiuto sono in una di quelle categorie....ma anche una con cui sono uscito: e' una privatista. Con FB siamo tutti colpevoli! ;)
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PHOTOGRAPHER
Paolo Pastore