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	<title>Oliva, Autore a odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>L&#8217;uomo bresciano è chic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 08:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il maschio bresciano è spesso depresso. La sua attività preferita è trovarsi in qualche locale del centro storico con gli amici. Si siedono tutti insieme depressi in compagnia. I motivi per lamentarsi, sono assolutamente comprensibili: -“Brescia è una città di merda, voglio andare a vivere all’estero”. In genere le mete europee più gettonate sono Barcellona (under 23) e Londra (over 23) per non stravolgere troppo le proprie abitudini bresciane. Poi scatta il sogno nel cassetto: Sud America! Senza però avere un’idea ben precisa di che posto andare dei 18 milioni e 841 mila km quadrati di superficie del mezzo continente. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il maschio bresciano è spesso depresso. La sua attività preferita è trovarsi in qualche locale del centro storico con gli amici. Si siedono tutti insieme depressi in compagnia. I motivi per lamentarsi, sono assolutamente comprensibili:</p>
<p>-“Brescia è una città di merda, voglio andare a vivere all’estero”.<br />
In genere le mete europee più gettonate sono Barcellona (under 23) e Londra (over 23) per non stravolgere troppo le proprie abitudini bresciane. Poi scatta il sogno nel cassetto: Sud America! Senza però avere un’idea ben precisa di che posto andare dei 18 milioni e 841 mila km quadrati di superficie del mezzo continente. Per poi andare a fare? Nell’immaginario c’è sempre ‘sto cazzo di baracchino sulla spiaggia (un sogno o un incubo?) e tope di lusso che aspettano solo loro (solo un sogno). Ad ogni modo, il Nord America lo avevano a priori escluso! Lì, in genere, ci vogliono andare le fighe, immaginadosi di andare a vivere in una New York patinata a tacchi alti.<br />
Comunque tranquilli, non andrete da nessuna parte. Chi ha voluto partire l’ha già fatto da un pezzo.</p>
<p>Il bresciano depresso mentre beve la sua birra pensa: “Lavoro troppo, non ho tempo per fare un cazzo”, mentre l’amico depresso a fianco si accende una paina e pensa “Lavoro troppo poco, non ho soldi per fare un cazzo”.</p>
<p>-”Il rapporto con la mia morosa è sempre la solita menata, che palle”. Mi pare ovvio, perchè se invece la morosa azzarda a qualche spinta innovatrice nel rapporto, il lamento si trasforma in “La mia morosa è una rompicoglioni”, per poi precipitare in un incredulo “Non ho capito perchè quella troia mi ha lasciato”. In sostanza: scazzati perchè hanno la morosa, scazzati perchè non ce l’hanno e depressi perchè stati (giustamente) mollati.</p>
<p>Ma poi, nel locale arriva sempre il maschio non depresso: tranquillo, limpido, sorride, interagisce, si interessa all’altro&#8230; sembra proprio un tipo sereno! Gli altri maschi si capiscono al volo tra loro e, con un mezzo sorriso, pensano: “Che sfigato&#8230;”.<br />
Il dramma è che hanno ragione! Sì, perchè le ragazze bresciane, di norma, vogliono il depresso! Credono che sia più profondo, più intenso, più interessante: confondono il silenzio con il pensiero e il malessere con la complessità d’animo. In tal modo lo scazzo diventa il simbolo chic dell’uomo che si sente superiore a questa vita dozzinale.<br />
E’ chiaro, un po’ si deve sbattere per dimostrare la sua invisibile superiorità e giustificare il suo tormento.<br />
Quindi, questa è la tendenza:<br />
Ascolta la musica di pregio, ossia quella sconosciuta (non importa se fa cagare, l’importante è che non la conosca quasi nessuno);<br />
Odia Vasco, ma solo a priori;<br />
Ama i Radiohead, ma solo a priori;<br />
E’ un grande critico d’arte, ma lui di preciso non sa fare niente;<br />
Non segue il calcio;<br />
Riesce a dire con supponente saccenza grandissime cagate;<br />
Si sente un potenziale stratega degli scacchi (come nella vita), ma in realtà non ci sa giocare, perchè ovviamente non trova nessun degno avversario “in questa città di merda”;<br />
Ama moltissimo i film francesi, cioè ne ha visti tre, ma quei tre tornano spesso nei suoi discorsi;<br />
Possiede ogni bene della Apple, ma odia Steve Jobs;<br />
Gli piacciono i Doors, fino a quando non verrà a conoscenza che la frase “Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto di lacrime” è proprio di Jim Morrison;<br />
Non balla mai, figuriamoci!;<br />
A tarda ora, preferisce intrattenersi fuori dalla Casa del Popolo e non fuori dal Carmen Town, senza capire che non c’è una reale e sostanziale differenza;<br />
Ama il contatto con la natura, infatti va spesso negli agriturismi fuori porta a mangiare lo spiedo;<br />
Odia i luoghi comuni e le facili generalizzazioni, ma i suoi discorsi iniziano spesso con “i bresciani (gli italiani, i politici) sono&#8230;”;<br />
I best seller che van di moda non li legge, “perchè non è mica letteratura”, però riesce a fare delle recensioni molto articolate. Quindi c’è da chiedersi: cazzo ne sa?;<br />
Guarda facebook più di quanto si immagini, ma nessuno lo deve sospettare. Gli piace disgustarsi quando vede comparire link pietosi del tipo “A volte basta un attimo per scordare una vita, ma non basta una vita per scordare un attimo” (che comunque è sempre una frase di Jim Morrison!);</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="Jim Morrison" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/jim_morrison.jpg" alt="Jim Morrison" border="0" />Compra l’Internazionale, compra Murakami (ho detto compra);<br />
Viva Kubrick! Abbasso Instgram!;<br />
Generalmente odia Halloween, e ci tiene a sottolinearlo, guardando con scandalizzato sdegno quelli che si travestono;<br />
Durante le feste comandate, è ancora più scazzato del solito. Quindi, questi sono i frangenti nei quali le fighe subiscono ancor di più il suo fascino invisibile;<br />
Quando inizia a stempiarsi, si compra la moto;<br />
Con gli occhiali da sole, non lo ammetterà mai nemmeno a se stesso, ma si sente molto più figo;<br />
Se guardi le sue foto da adolescente, indossava camicia a quadretti aperta con sotto la maina dei suoi cantanti preferiti. Anche dalle foto, si può scorgere un alone di scazzo acerbo nel suo volto;<br />
Si sente un bohemian tormentato quando ordina un pastis, se poi sa strimpellare due robe davanti agli altri, è finita;<br />
Quando esce temporaneamente fuori dallo scazzo, si ritorce in atteggiamenti disinibiti che lo rendono antipaticissimo, peggio di Pete Doherty;<br />
Si circonda di tipe che indossano occhialoni enormi e sciarpe in qualsiasi stagione dell’anno;<br />
Ovviamente fuma tabacco, perchè lui non vuole una vita preconfezionata;<br />
Non guarda la televisione, però non si capisce come mai non abbia ancora disattivato il suo abbonamento a sky;<br />
Dichiara alla sua ragazza che lui è l’unico uomo a non essere mai andato a puttane.</p>
<p>A questo punto, lascio la parola a Giacomo Leopardi:</p>
<blockquote><p>È curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici siano prese come indizio di poco valore.</p></blockquote>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-300" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Pete-Doherty.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/luomo-bresciano-e-chic/">L&#8217;uomo bresciano è chic</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Italia, la periferia di Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Mar 2014 10:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia fuori]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E poi a Milano c’è tutto. Tu non puoi capire, sei di Brescia. Nanni Moretti intonerebbe:Tutto. Ma che cosa vuol dire questo Tutto? La verità è che i milanesi, passato Pioltello, credono che ci siano terre sconfinate di primitive civiltà arretrate. E ne sono anche un po’ curiosi: Chissà come si comportano gli indigeni provinciali nel loro habitat naturale? Nella loro ispezione divertita, applicano una pura osservazione darwiniana sui penisolani della landa desolata (tutta l’Italia, fuori Milano), di come riescano ad apprendere e ad adattarsi in questi territori deprivati. Rimangono increduli nel vedere che, nonostante i provinciali non abbiano a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/italia-la-periferia-di-milano/">Italia, la periferia di Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><img decoding="async" class=" alignright" title="Homo Brescianus e Homo Milanesus " src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/oliva/condi_homo-brescianus-homo-.jpg" alt="Homo Brescianus e Homo Milanesus " border="0" />E poi a Milano c’è tutto. Tu non puoi capire, sei di Brescia.<br />
</em></strong>Nanni Moretti intonerebbe:<em>Tutto. Ma che cosa vuol dire questo Tutto?</em></p>
<p>La verità è che i milanesi, passato Pioltello, credono che ci siano terre sconfinate di primitive civiltà arretrate. E ne sono anche un po’ curiosi:</p>
<p><em>Chissà come si comportano gli indigeni provinciali nel loro habitat naturale?</em></p>
<p>Nella loro ispezione divertita, applicano una pura osservazione darwiniana sui penisolani della landa desolata (tutta l’Italia, fuori Milano), di come riescano ad apprendere e ad adattarsi in questi territori deprivati.<br />
Rimangono increduli nel vedere che, nonostante i provinciali non abbiano a portata di mano un centinaio di ristoranti fusion, riescano a procurarsi cibo senza dover per forza cacciare di buon mattino lungo crinali impervi.</p>
<p>Prendendo atto che anche fuori Milano esiste una vita mediata dal pensiero astratto, riformulano le osservazioni con l’inflazionatissima:<br />
<em>Si, ma Milano è molto più cara.<br />
</em>La frase che sigilla ogni conversazione e che porta con sè il seguente significato di evoluzione umana: se io riesco a vivere a Milano, nonostante i prezzi altissimi per ogni cagata, sta a significare che me lo posso permettere. Questo fa di me un essere superiore, che fa finta di non essere soggiogato dal vile denaro, ma attraverso lo snobismo di quest’ultimo, si eleva.</p>
<p>Ma ci sono anche altri due ritriti leitmotiv meneghini:</p>
<p><em>A Milano è difficilissimo trovare parcheggio</em>.<em> Non hai idea di quante multe arrivo a prendere in un mese.</em> E poi ti guardano con fiero e superbo autocompiacimento.<br />
Dal momento che è complicato trovare i sottintesi tra “imparcheggiabilità” e sproporzionato senso di orgoglio, l’aborigeno provinciale con finto tono invidioso si limita a un:<em> Ma che culo!</em></p>
<p><em>Milano è bellissima, ma bisogna viverla per capire.</em><br />
Quindi è una città che ci tiene a celare il proprio splendore all’occhio estraneo.<br />
Bizzarro. O forse è una semplice legge dei grandi numeri? Più che altro è l’enormità stessa a diventare bellezza, facendo affezionare il milanese non alle incantevoli (e scarse) nicchie disseminate qua e là, ma alla connessione tra esse.<br />
Perché il concetto di bellezza a Milano significa semplicemente “tanta roba”.</p>
<p>E la “tanta roba” ha un prezzo alto. Come giustamente sostiene Atkinson, il costo è determinato dalle innumerevoli occasioni che ti puoi creare. Quindi, se esiste uno stesso locale “Gigi il Troione” sia a Milano, sia a Brescia, è chiaro che a Milano costerà il doppio a parità di servizio. Il Plus è determinato dal fatto che potrei incontrare nel capoluogo persone che potrebbero essere utili a realizzarmi (contatti), mentre a Brescia potrei tutt’al più imbattermi nella mia ex compagna delle medie.<br />
In questo caso, “realizzazione” riguarda solo lo status di rango lavorativo nei settori impalpabili, come la comunicazione e l’arte, perché, parliamoci chiaro, nelle questioni scientifiche, la logica è tutt’altra.<br />
Quindi, risiedere a Milano è una sorta d’investimento. Un ottimo investimento. Certo, tra i 18 e i 30 anni. Dopodichè, se non sei riuscito a ritagliarti lo spazio che volevi, fattene una ragione! Perché sarà a quel punto che Milano non avrà più nulla da darti, ma solo da toglierti.</p>
<p>Ma che cosa c’è “anche” in questo Tutto milanese?<br />
Le più ovvie contraddizioni:</p>
<p><strong>La simpaticissima settimana della moda<br />
</strong>Ed è subito paradosso, perché la maggior parte dei milanesi, se non appartiene alle alte sfere del consumismo, si veste da H&amp;M oppure si veste in un più dispendioso “stile H&amp;M”: l’archetipo del pessimo gusto.<br />
Ma d’altra parte, è una questione di eredità culturale. Così come l’alta sartoria trae le sue radici dal Veneto, così il milanese, in ogni epoca, si ritrova a declinare lo stile del paninaro.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="caption aligncenter" title="MASSIMO GRADO DELL’EVOLUZIONE DELLA SPECIE" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/oliva/massimo-grado-dellevoluzione-della-specie_web.jpg" alt="MASSIMO GRADO DELL’EVOLUZIONE DELLA SPECIE" border="0" /></strong></p>
<p><strong>La natura confezionata<br />
</strong>A Milano (ma in realtà in tutte le città, nei paesi non sono ancora così ingenui) c’è anche la pretenziosa illusione del Bio.<br />
Il cittadino vive tutto il giorno avvolto dallo smog, macro e micro particelle inquinanti, aria scolorita, acqua fintamente potabile ma&#8230; si lava il viso con la cremina dolce alla calendula e finocchietto. <em>E’ tutta naturale, sai?<br />
</em>Lo immagino.<br />
L’illusione di comprarsi la “natura” dentro i tubetti di plastica.</p>
<p><em>Ciò che proviene dalla natura è buono, ciò che proviene dall’uomo è cattivo.</em></p>
<p>Eppure da quando l’uomo ha iniziato a manipolare l’ambiente, l’età media di sopravvivenza si è spostata dai 35 ai 71 anni d’età. Come ce lo spieghiamo?<br />
Il Bio e la filosofia orientale da condominio, diventano l’escamotage per sopravvivere nella maxi urbe. Per non sentirsi incatenati da questo becero sistema occidentale, si prende posizione affermando una superiorità spirituale che va oltre i confini territoriali della gabbia metropolitana.</p>
<p><em>Sono a Milano, ma sono altrove. Tipo dentro me, ma anche fuori da tutto.</em></p>
<p>E’ anche vero che, in fondo, quale città non ha i propri Coleridge metropolitani, infiocchettati da fricchettoni griffati con i pensierini new age di vetusta generazione?<br />
Un modo come un altro per snaturalizzare la natura stessa, riducendola a un prodotto soggiogato dalla logica del marketing.</p>
<p><strong>L’orgoglio dell’emigrato<br />
</strong>Ma che cosa ci può essere di più bizantino di un milanese purosangue?<br />
Un bresciano che si è trasferito a Milano: una volta che il fu indigeno è riuscito a compiere l’impervio viaggio di 45 minuti con il trenino fino alla stazione centrale del capoluogo lombardo, si sente rinvigorito dal bombardamento di nuovi stimoli creativi.<br />
E che cosa se ne fa di tutti questi input? Li metti a frutto: sottolinea ai trogloditi di periferia che oggi (se solo volesse!) potrebbe fare cose interessantissime.</p>
<p>Ma poi, ogni tanto, torna all’ovile:<br />
<em>E allora che cosa si fa di bello qui questo week end?<br />
</em>Tradotto:<em> Dai, fatemi divertire!<br />
</em>La plebaglia aborigena, esternamente abbozza un cordiale sorriso, mentre internamente un raffinato <em>Ma vaff…</em></p>
<p><img decoding="async" class="caption aligncenter" title="CULMINE DEL DIVERTIMENTO BRESCIANO" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/oliva/culmine-del-divertimento-bresciano_web.jpg" alt="CULMINE DEL DIVERTIMENTO BRESCIANO" border="0" /></p>
<p>E comunque, nonostante un periferico si stabilisca a Milano, possono passare anche lustri, ma verrà sempre percepito come un Neanderthal tra i Sapiens, per un unico ed esclusivo fattore:<br />
<em>C’ha l’accento strano.<br />
</em>Quindi, il bresciano potrà intraprendere qualsiasi discorso, ma verrà prontamente interrotto dalla domanda:<br />
<em>Minchia, ma sei di Bergamo?<br />
</em>Poi, il milanese, non presterà la minima attenzione alla risposta, in quanto superflua.</p>
<p>Nell’orgoglio dell’emigrato risiede anche la commuovente illusione che a lui, l’accento bresciano, ormai non si senta più:<br />
<em>Quando conosco qualcuno mi chiede sempre di dove sono perché proprio non si capisce.<br />
</em>Nel credere di essere l’unica eccezione, non si accorge che lo stanno prendendo per il culo.</p>
<p><em>Minchia, ma sei di Brescia! Oh, pensa che l’accento di quelle zone mi è sempre piaciuto un casino!<br />
</em>Questa è la seconda presa per il culo.</p>
<p>Detto questo, la verità è che a me Milano piace moltissimo. Davvero.<br />
Solo che non ci vivrei mai. Vado e torno.<br />
Proprio per la questione che c’è Tutto. E il Tutto comprende anche quello che non voglio.<br />
Ed io, personalmente, sono una fan della media stimolazione ambientale.</p>
<p>Quindi, residenti dell’emancipato capoluogo del mondo, non chiedetemi più come faccio a vivere a Brescia, come se dovessi fornire una valida giustificazione che fate finta di non comprendere.<br />
E no, la risposta non è che tutti gli italiani non riescono a starci in quella città!</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-350" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2014/03/195846035-a7520d67-6fc2-4899-96de-8fa1c4b73177.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/italia-la-periferia-di-milano/">Italia, la periferia di Milano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>La Santa e la Puttana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2012 09:25:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
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		<category><![CDATA[puttane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Legare l’amore al sesso è stata una delle trovate più bizzarre del Creatore. (M.Kundera) Ovvero, correlazione tra Amore e PosSesso. A livello evoluzionistico: ll maschio: “Se la ‘mia’ femmina non la dà in giro, sono sicuro che la prole sia mia e non devo sorbirmi il costo di allevare il pool genetico di qualcun altro”. La femmina: “Se il ‘mio’ uomo non sparge il suo seme di qua e di là, ha maggiori risorse per poter prendersi cura del MIO bagaglio genetico”. In sostanza, l’Amore è un legame di patto cooperativo che ha fatto in modo che non ci estinguessimo. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/la-santa-e-la-puttana/">La Santa e la Puttana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><img decoding="async" class=" alignright" title="la santa e la puttana" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/oliva/la_santa_e_la_puttana.jpg" alt="la santa e la puttana" border="0" />Legare l’amore al sesso è stata una delle trovate più bizzarre del Creatore. (M.Kundera)<br />
</em>Ovvero, correlazione tra Amore e PosSesso.<br />
A livello evoluzionistico:<br />
ll maschio: “Se la ‘mia’ femmina non la dà in giro, sono sicuro che la prole sia mia e non devo sorbirmi il costo di allevare il pool genetico di qualcun altro”.<br />
La femmina: “Se il ‘mio’ uomo non sparge il suo seme di qua e di là, ha maggiori risorse per poter prendersi cura del MIO bagaglio genetico”.<br />
In sostanza, l’Amore è un legame di patto cooperativo che ha fatto in modo che non ci estinguessimo.<br />
Dalla preistoria ai giorni d’oggi, è cambiato qualcosa? Direi nulla, ma ce la raccontiamo un po’ meglio. Infatti, essendo l’Intelligenza Emotiva il motore che ci ha spinto a riprodurci in massima scala, mentre razionalizziamo l’istinto, lo rivestiamo di sentimenti quasi spirituali.<br />
La società rimane accomodata per questi scopi: famiglia, regolamenti religiosi, il demone del tradimento, rito di corteggiamento, parametri preconfezionati nella scelta del partner e, soprattutto, ancestrale dicotomia femminile: sei una Santa o sei una Puttana? Sì, perché se questo punto non viene chiarito, salta l’accudimento e l’umanità rischia di estinguersi.<br />
Ma siamo sicuri che sia ancora così? Se il progresso scientifico è tanto veloce, perché quello culturale è così lento? Forse fa comodo a molti uomini.</p>
<p>La donna viene ancora definita in base all’uso che fa della sua vagina.</p>
<p>Basta vedere il mito (irragiungibile) femminile per eccellenza, la Madonna: colei che ha partorito senza nemmeno usarla. E che altri meriti ha avuto la Vergine Maria Immacolata, oltre ad essere stata definita dalle scelte che ha compiuto sul suo utero?<br />
Per le donne il termine “Troia” ha assunto un ampio spettro di generalizzazioni: se una tipa è antipatica, furba, un po’ stronza, o più semplicemente non ci va tanto a genio, la si può facilmente liquidare con un “che troia”. Lo stesso appellativo viene usato per una tipa arrapante, cui piace farsi desiderare: ma perché, che cosa c’entra e dov’è il problema?<br />
Se una donna mercifica la propria fica per uno scambio di denaro, è l’unico caso in cui la si può definire puttana (lavoro tecnicamente rispettabile e che, tra l’altro, esiste soltanto per benefici puramente maschili), per tutto il resto, il termine è inappropriato e privo di logica e contribuisce a mantenere arretrata la società, cristallizzandola in un primitivo qualunquismo maschilista.<br />
E invece qual è il termine dispregiativo per l’uomo? Ovviamente “che figlio di puttana” o “bastardo”! E quindi qui la colpa di chi è? Dell’utero materno?<br />
Colpa attiva per la donna, colpa passiva per l’uomo.<br />
E’ inutile che ci sentiamo “avanti” se ancora nel nostro gergo comune parliamo in termini preistorici.<br />
Le parole sono importanti, marcano la nostra cultura e noi ne facciamo un uso automatico che rema contro il nostro progresso sociale.<br />
Il cambiamento può partire solo dalla quotidiana presa di coscienza di che cosa si sta dicendo:<br />
“Ah, stasera devo uscire con un tipo che mi piace <em>davvero</em>, quindi non posso fare sesso al primo appuntamento. Per precauzione non mi faccio nemmeno la ceretta.” <em>(Input </em><em>della Santa)</em><br />
“Quella tipa lì va con uno sposato. Che zoccola.” <em>(E lui?)<br />
</em>“Quella tipa lì ha fatto carriera. Chissà a Chi l’ha data!” <em>(Il cervello femminile sicuramente risiede in mezzo alle gambe. Ancora una volta: e questo “Chi”?)<br />
</em>“Quella tipa lì va bene giusto per farsi una scopata.” <em>(Semplicemente ha smesso di giocare a fare la santa. E questo non implica che le piacerai tu.)<br />
</em>“Quella tipa è acida. Sarà mestruata.” (<em>Se rimane acida per più di cinque giorni al mese, passa direttamente alla categoria Figa di Legno.)<br />
</em>“Ah, ma io certe cose con la mia morosa mica le faccio!”<em> (Infatti anche lei le fa con qualcun altro.)<br />
</em>Siamo stati allevati per santificare e desessualizzare i nostri affetti femminili:<br />
“Non riesco nemmeno a immaginare che i miei genitori scopino. Mia madre? Ma figurati!” <em>(Ergo: l’unica cosa che è stata dentro la vagina di mia madre, sono io)<br />
</em>“Sono così geloso di mia figlia. Deve stare attenta ai ragazzi!”<em>(Cappuccetto Rosso nella foresta dei Cazzi Volanti)<br />
</em>“Perché chiaramente l’uomo è diverso. L’uomo deve scopare, la donna può farne anche a meno. E’ biologico.”<br />
E’ biologico? Ah, davvero? Bene, se veramente l’uomo dichiara di non essere in grado di scindere tra la ragione del suo cervello e quella del suo pene, ma vive in questo perenne magma confuso e passivo di eccitazione e sconvolgimento sessuale senza alcun controllo, non è forse logico che smetta di voler detenere il potere in ogni settore della società, visto che non ne è in grado, non ha la mente lucida? Meritiamo governanti che si “sputtanano” i soldi per leccare champagne su giovani culi sodi?<br />
Oppure questa storia della “biologia” è solo un fattore culturale machista di gran comodo che porta l’uomo ad autogiustificarsi (povera vittima del suo stesso pene) e la donna ad autocondannarsi (non sa tenere a bada la sua fica cattiva)?<br />
Chissà quando cambierà. Ma almeno ricordate che la vostra angelicata e romantica compagna di vita è, e rimarrà sempre, nei ricordi e negli occhi di qualcun altro, una grandissima troia.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-270" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/la-santa-e-la-puttana.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/la-santa-e-la-puttana/">La Santa e la Puttana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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