Diritti e doveri a Brescia

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Diritti e doveri a Brescia

Brescia e i bresciani. Di questo parliamo su questo portale. E allora parliamo di quello che succede nella vita di tutti noi quotidianamente in questa città. Un anno fa, durante i disastrosi mondiali di calcio, ho avuto modo di guardarmi la nazionale a casa di amici. Tutte le partite con loro, in pieno centro a Brescia. L’ultima partita, il 20/06, decido di guardarmela andando in bici. Si gioca alle 18 di un venerdì, se non voglio correre rischi di perderla a causa dei parcheggi non ho altra scelta. Esco dall’ufficio, mollo la macchina a casa e via di pedalata: parcheggio nell’androne del cortile, cancello esterno e cancello elettrico. La lego e via che sia guarda la partita. 1, 2, 3 birre. Finisce male per la nazionale. Si torna a casa. In tutti i sensi. Piccolo problemino. La mia bici, quella parcheggiata nell’androne, protetta da catena, lucchetto, cancello elettrico e portone… non c’è più. Volatilizzata.

Scena odierna: rientro a casa in bicicletta (nel frattempo me ne sono comprata un’altra. Doppia catena. Almeno faticano il doppio): parcheggio nel garage interrato del nostro palazzo, perennemente chiuso a chiave. Guardo attorno, manca qualcosa. La bici di mia moglie. Rubata. Anche quella era legata. Anche quella era in uno spazio (teoricamente) chiuso a chiave. Almeno io lo trovo sempre chiuso a chiave. Bene e adesso. Adesso nulla. Adesso bisogna comprarne una nuova, se voglio pedalare.

Vivo in un quartiere a Brescia 2 che da quando ho preso casa, è caduto un po’ in malora. È bello perché c’è tanto verde. Ma negli ultimi anni è diventato un posto diverso. Adesso qualcuno mi darà del razzista, e forse lo farà a ragione. Ma il degrado è iniziato quando culture e popoli con usi e costumi diversi ha cominciato a vivere qua. È brutto quello che sto dicendo; è bruttissimo. Ma è tremendamente vero. Sentire bambini indiani che urlano indiscriminatamente a qualsiasi ora del giorno o della notte senza che nessuno metta loro un freno (ed io che mi incazzo se le mie figlie alzano un po’ la voce… che padre del tubo che sono), ragazzotti che all’ultimo piano con le finestre spalancate ci fanno sentire la loro musica a tutti i costi e ciliegina sulla torta la famiglia di pakistani che vive all’ultimo piano della palazzina attigua alla mia. Sono sotto sfratto. Non pagano più il mutuo da un tot. Non pagano le bollette da una vita. Non pagano le spese condominiali. Certo hanno avuto una sventura tempo fa. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Però loro hanno diritto ad acqua, riscaldamento ed elettricità. Oggi la loro casa è di un’altra proprietaria. Una famiglia rumena, che non sa più a che santo votarsi pur di entrare in possesso della propria abitazione. Qualche giorno fa è arrivata con la polizia al seguito, constatando che non c’è nulla da fare. E a difendere la famiglia pakistana c’era anche un’associazione per il diritto alla casa. Il diritto alla casa ce l’ha solo la famiglia pakistana, mi domando? La famiglia romena che ha investito sull’acquisto, no?

Non fate i cinici, perché vuol dire che avete perso in partenza. Non ditemi che la colpa è della famiglia romena poco accorta, e che non avrebbe dovuto comperare quell’appartamento, che quanto promesso con lo sfratto esecutivo è una fandonia. Lo è in Italia, lo è a Brescia dove i diritti non sono uguali per tutti. Come quello di comperare qualcosa e possederlo, perché arriva sempre quello più furbo, quello più scaltro che si impossessa di qualcosa che è tutto, per cui hai lavorato, sudato, messo da parte dei soldi e poi ti sei comperato. Come una casa. Come una (o due) bicicletta(e).

 

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