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	<title>droga Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>E tu&#8230; di che piazza sei?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2013 10:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Inchiesta sull’uso di hashish e marijuana nella Brescia di fine anni ‘90. Il sabato pomeriggio (ma anche la mattina) si andava alla Tomba del Cane o in Castello. L’infra-settimanale si divideva a seconda delle piazze di conoscenza o di appartenenza. Ogni quartiere aveva la sua. La stazione era l’ultima risorsa. Meglio le panchine di Mompiano o i Morrison, il Dirga (bar Garda n.d.r) era sempre una garanzia, il parco Castelli, il Poli, i Buckingham (i Bacci ovvero il Parco gallo), i Luna, le Scalette di San Polo, il Cherpatto sopra la Funivia, i Tre Pini a Fiumicello. Gli spacciatori erano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Inchiesta sull’uso di hashish e marijuana nella Brescia di fine anni ‘90.</em></p>
<p>Il sabato pomeriggio (ma anche la mattina) si andava alla <strong>Tomba del Cane</strong> o in <strong>Castello</strong>.<br />
L’infra-settimanale si divideva a seconda delle piazze di conoscenza o di appartenenza.<br />
Ogni quartiere aveva la sua.<br />
La stazione era l’ultima risorsa.</p>
<p>Meglio le <em>panchine di Mompiano</em> o i <em>Morrison</em>, il <em>Dirga </em>(bar Garda n.d.r) era sempre una garanzia, il <em>parco Castelli</em>, il <em>Poli</em>, i <em>Buckingham</em> (i Bacci ovvero il Parco gallo), i <em>Luna</em>, le <em>Scalette di San Polo</em>, il <em>Cherpatto</em> sopra la Funivia, i <em>Tre Pini</em> a Fiumicello.</p>
<p>Gli <em>spacciatori </em>erano personaggi mitologici a cui si portava rispetto. Questo non impediva tuttavia di richiedere sempre alla fine della transazione il classico <em>Salvatore </em>ovvero una Giunta, rievocando il famoso terzino ex Brescia (spesso tale giunta si riduceva a una minuscola scaglia di perro).<br />
Un deca e via (o un <em>tinveno in troqqua</em>), la serata cominciava.</p>
<p>Dopo la classica <em>scarichetta</em>, che consisteva nel consumare tutto il ventino in loco e in sequenza (fumavano i 4 <em>collatori</em>, chi non aveva pila si inseriva come quinto (il <em>tonqui</em>) e gli toccava la <em>uedra</em>, l’avanzo dei 4 tiri) si raggiungeva il posto stabilito non prima di aver fatto ovviamente almeno un <em>viaggiante</em>.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img fetchpriority="high" decoding="async" title="Tomba del Cane" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/tombadelcane_int.jpg" alt="Tomba del Cane" width="300" height="225" border="0" /><p class="wp-caption-text">Tomba del Cane</p></div>
<p>Di solito il più gettonato era la <strong>Briscola</strong>, un parcheggio sterrato sui colli Ronchi lungo la via panoramica. Si parcheggiava la macchina con vista città. Sullo sfondo il Duomo e il centro storico. Paesaggio romantico, da<em>camporella</em>.<br />
Luogo ideale e riservato, che se privo di altre macchine ti permetteva anche di tirare qualche calcio ad un pallone. Tuttavia era rischioso. Non c’era via di fuga, se non il bosco adiacente. Se arrivava la polizia erano cazzi. Quando si è ‘leggermente’ sballati è tutto amplificato.<br />
La fuga quasi impossibile.</p>
<p>La <strong>Tomba del Cane</strong> era un altro luogo molto suggestivo. Situato sempre sulla via Panoramica al primo tornante dopo l’imbocco da via Filippo Turati.<br />
Alla tomba non si poteva accedere ma l’ingresso del giardino era fornito di una panchina in marmo bianco, ideale per fumare in tranquillità un sano spinello.</p>
<p>Gettonati erano anche il <em>sagrato della valle di Mompiano</em>, i<em> bidoni e la fontanella di Costalunga</em>, la <em>segheria sempre a Costalunga</em>, il parcheggio della <em>Domus a Costalunga</em>, il C<em>imitero degli Indiani</em> a Costalunga, il <em>parco della Cadrega</em>, la <em>Madonnina </em>(seconda curva sul<strong>Colle San Giuseppe</strong>), il <em>ponticello</em> dietro a Club Azzurri e più avanti le<em>Garso</em>.</p>
<p>Il week-end ci si trovava a tarda ora sulle rotaie del <strong>Lio</strong>.<br />
Solo una volta nella mia vita ho visto passare il trenino per Iseo. Ma forse ero sballato.<br />
Era una zona franca alla <em>luce della luna</em>.</p>
<p><strong>Gli spinelli</strong>.<br />
Si <em>sdrumava </em>il <strong>perro </strong>e i polpastrelli si scottavano. Si leccava una paina per aprirla ed inserire nel palmo della mano il tabacco per creare la<em>mista</em>. Una cartina smoking oro nelle situazioni standard e si procedeva alla creazione, ognuno a suo modo.<br />
<em>Torcioni </em>enormi o sottili.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" title="spinello a bandiera" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/spinello-a-bandiera_int.jpg" alt="spinello a bandiera" width="300" height="188" border="0" /><p class="wp-caption-text">spinello a bandiera</p></div>
<p>&#8211; A <em>bandiera</em>, chiuso al contrario cosicché la carta in eccesso sventolasse come una bandiera e potesse essere rimossa evitando quindi di fumare carta in eccesso.</p>
<p>&#8211; A <em>castello</em>, quando non si avevano cartine lunghe ma solo corte; l&#8217;arte di unire due cartine corte per farne una lunga.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" title="Spinello a Carciofo" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/carciofo_int.jpg" alt="Spinello a Carciofo" width="300" height="188" border="0" /><p class="wp-caption-text">Spinello a Carciofo</p></div>
<p>&#8211; A <em>carciofo </em>la cui costruzione era più complessa. Si inseriva all’interno della mista un filtro tradizionale (solitamente costruito con una riduzione della disco) lungo circa quanto una sigaretta, si raccoglieva poi il tutto con più cartine unite e si chiudeva simulando un sacchetto che veniva legato con un nastrino al filtro. Il risultato era quello di un carciofo a gambo lungo.</p>
<p>&#8211; Alla <em>marocchina </em>quando il filtro tradizionale (quello a esse creato con le alette del pacchetto di sigarette) veniva sostituito da un pezzo di paina.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" title="blunt" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/blunt_int.jpg" alt="blunt" width="300" height="188" border="0" /><p class="wp-caption-text">blunt</p></div>
<p>&#8211; Rare volte si fumavano il <em>purino </em>di sola erba o il <em>misto </em>(o <em>mimetico</em>) di erba e perro insieme, troppo costosi e comunque dall’effetto devastante per chi come noi si drogava con relativa moderazione.</p>
<p>&#8211; Quando non si avevano cartine si utilizzava l’involucro esterno di una sigaretta svuotata (il cosidetto <em>svuotino</em>). Momenti, questi, in cui ti sentivi un vero e proprio fungo. Capitava, tuttavia, che si utilizzasse anche un foglio di tabacco pressato (<em>blunt</em>). Mai capitato in vita mia&#8230;forse i milanesi.</p>
<p>Si faceva girare la canna e se qualcuno la tratteneva troppo a lungo veniva sollecitato a passarla con la simpaticissima frase: ‘<em>Oh, hai mangiato il pollo?</em>’ Il significato era insito nella frase stessa.<br />
Se mangi il pollo hai le dita unte, appiccicose. Il <strong>baiano </strong>ti restava quindi incollato.<br />
C’era poi il momento del <strong>ping pong</strong>, di norma quando si era in due a consumare. Si trattava di passarsi il ciano velocemente, in genere un tiro a testa.</p>
<p>Sballati si affrontavano i discorsi più variegati e il mondo di una coccinella diventava un macrocosmo in cui perdersi.</p>
<p>Di seguito alcuni nomi con cui si indicava uno spinello:<br />
si passava dai classici ciano, joint, bogazzi ovvero gazzibo non al <a title="Il Trancorio, storia di una lingua tutta bresciana" href="http://www.odiopiccolo.com/il-trancorio-storia-di-una-lingua-tutta-bresciana/" target="_blank"><strong>trancorio</strong></a>, torcio o torcione, canna o cannone, spino, tromba o trombone, baiano (o <strong>Ciccio Baiano</strong>) ai più raffinati colonnelo e petalo.</p>
<p>Ricordo la moda del <em>flash</em>, ma durò poco.<br />
Consisteva nel bruciare il filtrino impregnato di olio ed inalare i fumi rilasciati. Per non sprecare nulla.<br />
Venne bollata dopo poco come pratica patta.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" title="bummare il cilum" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/bum_cilum_int.jpg" alt="bummare il cilum" width="300" height="188" border="0" /><p class="wp-caption-text">bummare il cilum</p></div>
<p>Il <strong>Tubo </strong>o <strong>Chiloom</strong>, <strong>Lotto </strong>o<strong>Tubarda </strong>ti consentiva di inspirare direttamente nei polmoni molto più <strong>thc</strong>rispetto allo spinello.</p>
<p>Ho incontrato un <strong>esperto</strong>per approfondire il discorso:</p>
<p>‘Buongiorno, parto subito col dire che <strong>Diego V</strong>. una volta mi voleva convincere a tutti i costi che <strong>l&#8217;hashish </strong>si poteva assumere anche tenendo un pezzo di <em>perro </em>tra gli incisivi e che poi, aspirando una normale boccata dalla paina, a suo dire il thc sarebbe sceso nei polmoni.<br />
Così non lo dovevi neanche <em>sdrumare</em>.<br />
Mi diceva <em>‘Casso inchilat de figa vecio è vero fes io ho provato e mi ha sballato a bala!’</em></p>
<p>Il <strong>Chiloom</strong>, il <strong>Tubo</strong>, dovrebbe avere un capitolo a parte.</p>
<p>La prima considerazione è che il <strong>Chilum </strong>è roba da uomini e non puoi dirti uomo finché non ne hai fumato uno.<br />
Quando avevo 20 anni la canna era per le ragazze.<br />
Aveva tutte le sue regole.<br />
L&#8217;utilizzo di tale arnese e fumarlo in gruppo creava un legame di sangue inscindibile tra gli astanti.<br />
A seconda del tipo di porro (solitamente <strong>ciocco</strong>) e del numero dei fumatori cambiavano le dimensioni del cuneo interno o del tubo stesso.<br />
Una mia amica ne aveva anche uno da viaggio, piccolino, così ti facevi la tua bummatina in <strong>4 e 4 otto </strong>giusto per dare il giusto <em>flow </em>alla giornata.<br />
All&#8217;opposto ce ne erano di giganteschi, detti <em>bambini </em>per le occasioni speciali.<br />
Io mi sono sempre orientato sul pezzo da 5.</p>
<p>La <strong>manutenzione di tale attrezzo</strong> era di vitale importanza per la qualità della fumata.<br />
Anzi appena comprato andava subito messo a regime affinché il fornello si impregnasse e rendesse così poi la fumata soft&amp;fresh.<br />
Andava pulito immediatamente dopo l&#8217;uso (con un fazzoletto arrotolato a formare una stringa)  e una volta ogni tanto lavato immergendolo nel latte.</p>
<p>E poi il rituale e le gerarchie: chi <em>bumma</em>, chi <em>geppa</em>, chi <em>trixa</em>, chi<em> fa il quarto</em>. il <strong>Boom</strong>, il <strong>Gepp</strong>, il <strong>Trix </strong>e il <strong>Quart</strong>.</p>
<p>In alcune compagnie chi mistava bummava ma il proprietario del chilum geppava.<br />
Poi dipendeva.<br />
Magari tu mettevi il porro, lui l&#8217;attrezzo e io miscelavo: a chi spettava bummare?<br />
Sempre chi mistava!<br />
Il detto diceva: <em>Chi schisa impisa</em>.<br />
Ma dopo i primi anni ruggenti nessuno voleva più accendere, allora si ricorreva al classico <strong>bimbumbone</strong>.</p>
<p>Poi a bummare bisognava essere capaci e se non eri così avanti da farlo da solo (con quelli lunghi era difficile) dovevi affidarti a mani esperte che nell&#8217;atto dell&#8217;accensione (quasi sempre col <strong>bic </strong>ma il top era il <strong>fiammifero</strong>) non ti facesse aspirare il gas, la famigerata <em>sgasatona </em>ma al contempo riuscisse a dare la brace uniforme al fornello.<br />
Questo dipendeva anche da quanto tu eri bravo a farlo partire con un&#8217;aspirata profonda ma graduale. Pratica detta <em>allungo</em>.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" title="Alverman Cilum" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/piazza/alverman-cilum_int.jpg" alt="Alverman Cilum" width="300" height="303" border="0" /><p class="wp-caption-text">Alverman Cilum</p></div>
<p>C’era gente che accendeva il Cilum con il naso (probabilmente adesso padre di famiglia).<br />
Se compivi 19 anni dovevi obbligatoriamente accendere (bummare) 19 Cilum.<br />
Il must del vero fumatore consisteva nel possedere un<em>Chiloom </em>firmato <strong>Alverman</strong>, personaggio bresciano costruttore dei migliori<strong>Cilum </strong>del mondo e vanto per la nostra provincia.&#8217;</p>
<p>Sono anni andati ormai, si parla di 15 anni fa, il <strong>secolo scorso</strong>. Adesso le cose sono cambiate.<br />
In meglio o in peggio? Io non lo so più ormai&#8230;</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-440" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/La_creazione_di_Adamo_con_spinello.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-piazza-sei/">E tu&#8230; di che piazza sei?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>IL REBONGIA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2012 15:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Gli attori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi servono torbide informazioni? Cercate il marcio nei bassifondi? Chiedete al rebongia, il vero fattone di Sanfa, uno che nei periodi di &#8220;austerity&#8221; si petterebbe in vena anche il liquido dei tergi. Quella della locandina è una paina speciale. Manuel Ariis torna al cinema forte dopo anni di inattività, con un ruolo da vero caratterista da film d&#8217;essai&#8230; &#160;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi servono torbide informazioni? Cercate il marcio nei bassifondi? Chiedete al rebongia, il vero fattone di Sanfa, uno che nei periodi di &#8220;austerity&#8221; si petterebbe in vena anche il liquido dei tergi. Quella della locandina è una paina speciale. <strong>Manuel Ariis</strong> torna al cinema forte dopo anni di inattività, con un ruolo da vero caratterista da film d&#8217;essai&#8230;</p>

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