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	<title>racconti Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Walt Disney e la crisi degli anni &#8217;80</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Una Evia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2018 08:56:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho sempre contato quanti passi separavano la mia camera dallo studio di papà. Erano trentuno a sei anni, sedici a tredici anni e sedici anche adesso, che ne ho diciotto. Oggi fatico a contarli. Quattordici, bum, bum, il cuore pulsa nelle tempie. Quindici, mi manca l’aria. Sedici, sento i bordi della lettera bagnati dal sudore delle mie mani. Ma ci sono riuscito, sono a pochi metri da lui, in mezzo a noi la porta. Chiusa. …. Mi avvicino, la socchiudo, fatico ad entrare. Intravedo la sagoma di mio padre di spalle, e le guglie del duomo che primeggiano oltre a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre contato quanti passi separavano la mia camera dallo studio di papà. Erano trentuno a sei anni, sedici a tredici anni e sedici anche adesso, che ne ho diciotto. Oggi fatico a contarli.<br />
Quattordici, bum, bum, il cuore pulsa nelle tempie.<br />
Quindici, mi manca l’aria.<br />
Sedici, sento i bordi della lettera bagnati dal sudore delle mie mani.<br />
Ma ci sono riuscito, sono a pochi metri da lui, in mezzo a noi la porta. Chiusa.<br />
….<br />
Mi avvicino, la socchiudo, fatico ad entrare. Intravedo la sagoma di mio padre di spalle, e le guglie del duomo che primeggiano oltre a lui.<br />
&#8211; Papà?<br />
Si gira, mi guarda, mi sorride e mi fa cenno, con la mano, di aspettare cinque minuti, è al cellulare.<br />
Appoggio la lettera sulla sua scrivania, tra un fascicolo e l’altro. Intorno a me, io lui e mamma immortalati in tanti momenti di vita insieme.<br />
&#8211; Sì, va bene dott. Belotti, le confermo la riunione di domani. La saluto. A rivederla. Eccoti, Giacomo! Ti cercavo! Innanzi tutto ti devo dare la ricevuta del pagamento delle tasse universitarie da allegare al modulo di iscrizione. Ah, ti ha detto mamma che ha trovato le tende dello stesso colore del divano dell’appartamento che ti abbiamo affittato?<br />
&#8211; Papà… scusa…<br />
&#8211; Lo so che non volevi che ti affittassimo l’appartamento perché siamo a Milano e la Bocconi è a Milano, ma è giusto che tu abbia i tuoi spazi e le tue esperienze goliardiche.<br />
&#8211; Papà…<br />
&#8211; Non ti preoccupare Giacomo. Tu ci hai sempre dato così tante soddisfazioni… e poi anche questo 100 e lode della maturità… anzi, scusa un attimo Giacomo…VITTORIA!!!!! VIENI PER FAVORE!!!<br />
&#8211; Papà…<br />
&#8211; VITTORIAAAAAAA!! Ma insomma, dov’è tua madre? Volevamo dirti del regalo che ti abbiamo fatto.<br />
&#8211; Dal parrucchiere, papà…<br />
&#8211; Va beh… ma sei proprio sicuro di voler fare l’<em>InterRail</em>? Senti io e mamma abbiamo pensato che al tuo rientro ci potresti raggiungere a Capri al “Qui Si Sana” sai ci sono i soliti amici del golf. C’è anche Manuela, sai la ragazzina che ti stava simpatica. Non è carina Manuela? La figlia del dottor Cominelli. Te la ricordi? Dai Giacomo&#8230; eh… (e gli fa l’occhiolino).<br />
&#8211; Papà, ho bisogno di parlarti.<br />
&#8211; Cosa c’è Giacomo, non stai bene? Hai ragione! Sei pallido! Aspetta… aspetta… MARISAAAAAAA!!! MARIIIIISAAAAAA!!!&#8230; IL TEMOMETROOOOOO!!<br />
&#8211; Basta papà! Fammi parlare!</p>
<p>Silenzio.</p>
<p>&#8211; Ho superato il test!<br />
&#8211; Ma certo Giacomo!!! Lo so!!! il rettore della Bocconi… sai che ci conosciamo da anni… mi ha telefonato per dirmi che sei arrivato terzo su 400 ragazzi. Che bravo che sei! E il test di ammissione era pure in inglese. Neanche quando ho presso IO la lode alla Bocconi ho provato una soddisfazione cosi!!</p>
<p>&#8211; Papà, non è quello il test… Siediti!<br />
&#8211; Va bene Giacomo, mi siedo. Così mi preoccupi. Siediti anche tu allora. Dai vieni qui, vicino a me… raccontami tutto.<br />
&#8211; No no, grazie papà. Va bene qui&#8230; andrò a studiare a Firenze.<br />
&#8211; Firenze? Scusa?<br />
&#8211; Sì papà a Firenze.<br />
&#8211; Ma Giacomo la Bocconi è la facoltà più in alto nelle graduatorie internazionali tra quelle italiane. Ma perché devi andare a studiare economia a Firenze, poi… aaaah! Ho capito! Giacomo, è normale. La crisi dopo la maturità, l’abbiamo avuta tutti. Se vuoi tornare domani e propormi Roma, vai tranquillo, io so che è normale. È capitato anche a me. Pensa che ai miei tempi avevo detto a tua nonna che invece di andare alla bocconi avrei preso un anno sabbatico. Ma a settembre ero lì! Nei banchi della prima fila a prendere appunti.<br />
&#8211; Io papà odio i numeri. Non mi piacciono. E non ho nessuna intenzione di fare il commercialista, come te.<br />
&#8211; VITTORIAAAAAAAAAAA!! VITTORIAAAAA CAZZZZOOOOO!!! VITTORIAAAAAAAA!!! MA DOVE SEI???<br />
Apre la porta la governante Marisa: ”Dottore, la signora Vittoria è dal parrucchiere!”<br />
&#8211; MARISA, CHIUDA QUELLA PORTA E NON FACCIA ENTRARE NESSUNO!!!<br />
&#8211; E allora sentiamo Giacomo, sentiamo un po’. Che test avresti superato? Ingegneria? Medicina? Cosa, dimmi cosa? Con uno studio così avviato? Mi volti le spalle?! Giacomo, sei figlio unico eeeeh? QUINDI??? Venti milioni di lire netti al mese… sentiamo un po’… con quale altro lavoro riusciresti a guadagnarli, DIMMELO DAI!!!</p>
<p>Silenzio<br />
Silenzio …<br />
… e silenzio.</p>
<p>&#8211; Se tu e la mamma avete deciso di farmi uno scherzo, sappi che non lo sto per niente gradendo. E ti dirò che ho in scadenza delle pratiche per domani che sono molto più urgenti di queste cazzate che mi stai dicendo.</p>
<p>&#8211; Ti ho lasciato una lettera sul tavolo. Ora vado. Il treno per Firenze parte tra un’ora.</p>
<p>&#8211; Tu lo sai che non ti darò una lira se esci da quella porta, e non pensare di rimettere piede in questa casa!!!</p>
<p>Giacomo uscì. Il padre prese la lettera e la aprì:</p>
<p>“Luglio 1992. Ho superato il test di ammissione alla Walt Disney”.</p>
<p>Il dottor Francavilla, girando il foglio, vide un disegno a matita: un leoncino accucciato accanto a un leone. Sopra indicati i loro nomi “Simba” il cucciolo, e “Muphasa”, il padre.</p>
<p>Nello studio entrò Vittoria: ”Tesoro, mi hai chiamato?”</p>
<p>La <strong>Walt Disney</strong> negli anni 80 visse un periodo di grave crisi economica che riuscì superare grazie alla fantasia di alcuni talentuosi ragazzi, che con la loro immaginazione crearono dei nuovi lungometraggi animati, che ebbero un grande successo. Uno di questi uscì nel 1994: “Il Re Leone”, i cui protagonisti erano Muphasa e Simba.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-135870" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2018/07/Walt-Disney.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/walt-disney-e-la-crisi-degli-anni-80/">Walt Disney e la crisi degli anni &#8217;80</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;uomo che aveva gli occhi sul culo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[QuandoSiFaBuio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2014 12:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[culo]]></category>
		<category><![CDATA[occhi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta stavo aspettando una ragazza: lei sarebbe dovuta arrivare dalla mia sinistra e allora io me ne stavo a cuore immobile con lo sguardo fisso da quel lato della strada, così l’avrei vista svoltare l’angolo e avrei pensato qualcosa del tipo Se le dico quanto è bella poi finisce che non mi crede. Lei avrebbe sorriso venendomi incontro, io avrei fatto lo stesso, e nessuno dei due si sarebbe accorto, in quel momento, che sarebbero stati gli istanti più belli, più di tutto quello che c’è stato dopo. Sta di fatto che lei, invece, è arrivata da destra: era [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta stavo aspettando una ragazza: lei sarebbe dovuta arrivare dalla mia sinistra e allora io me ne stavo a cuore immobile con lo sguardo fisso da quel lato della strada, così l’avrei vista svoltare l’angolo e avrei pensato qualcosa del tipo <em>Se</em><em> le dico quanto è bella poi finisce che non mi crede. </em>Lei avrebbe sorriso venendomi incontro, io avrei fatto lo stesso, e nessuno dei due si sarebbe accorto, in quel momento, che sarebbero stati gli istanti più belli, più di tutto quello che c’è stato dopo.</p>
<p>Sta di fatto che lei, invece, è arrivata da destra: era andata a fare una commissione per sua madre o chi se lo ricorda cosa, e aveva percorso un’altra strada.</p>
<p>Così io me ne stavo con lo sguardo fisso di qua ma lei è arrivata da là e invece di dirmi qualcosa del tipo <em>Ciao </em>se n’è rimasta lì a guardarmi, in silenzio. Io, mica me ne sono accorto. A un certo punto sento un <em>Ehi </em>e mi giro e c’è lei e le dico <em>Cazzo, hai rovinato la parte migliore </em>e lei risponde <em>Cosa? </em>E io <em>Niente, lascia stare.</em></p>
<p>Tutto questo per dire che a volte certe cose proprio non te le aspetti, come quando il mio amico Martin si è svegliato e ha scoperto di avere gli occhi sul culo, letteralmente. Uno per chiappa. Non che si fossero spostati, eh: erano cresciuti, evidentemente.</p>
<p>Un secondo paio di occhi sul retro, belli grandi.</p>
<div style="width: 530px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" title="L'uomo che aveva gli occhi sul culo" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/quandosifabuio/copertina.jpg" alt="L'uomo che aveva gli occhi sul culo" width="520" height="324" border="0" /><p class="wp-caption-text">L&#8217;uomo che aveva gli occhi sul culo</p></div>
<p>Quando ci succedono cose strane siamo istintivamente portati a pensare che ci sia una spiegazione logica, e che certamente non siamo i primi ai quali è successa una cosa del genere. C’è troppa gente, al mondo: vuoi che a nessuno mai siano cresciuti degli occhi sulle chiappe?<br />
Orsù.<br />
Così Martin se ne andava in giro a chiedere agli amici se questa cosa  potesse effettivamente essere considerata normale e nessuno sapeva bene come rispondergli <em>no </em>senza pronunciare la parola <em>no. </em>Non è mica semplice: se devi dire <em>banana </em>senza dire <em>banana </em>è un conto, ma dire <em>no</em>senza dire <em>no </em>può risultare particolarmente complicato. Le risposte alla domanda di Martin È<em> normale? </em>Erano più o meno queste: <em>Sì, però fatti dare un’occhiata; Sì, però è raro; Sì, però chiudili prima di sederti sul cesso; Sì, però…</em></p>
<p>La verità è che quando diciamo  <em>Sì, però </em>stiamo dicendo <em>no.</em><br />
Così ho tentato un’altra strada: cercare di far capire a Martin la differenza tra cosa può essere considerato normale e cosa non può esserlo, con un esempio pratico:<br />
<em>Allora, se vai su youporn e ci trovi il video di una che fa un pompino, quello è normale: se vai su youporn e ci trovi il video di tua mamma che fa un pompino a un grizzly, quello non è normale. Capisci, Martin?<br />
</em>Martin capiva.</p>
<p>C’era poi quella faccenda della miopia: il secondo paio di occhi, dopo essere stati visitati da un incuriosito quanto timoroso oculista, sono risultati essere sprovvisti di alcune diottrie normalmente in dotazione e, data la dimensione degli occhi stessi, non era certo possibile pensare a delle lenti a contatto. Ma come reggere degli occhiali in assenza di orecchie? Prendendole da uno morto e applicandosele alle anche, ovviamente. Ma già che ci siamo, mica le facciamo di bellezza e basta, eh: due orecchie funzionanti. Et voilà, ecco a voi un culo vedente e udente. Poi è stato un attimo dire a Martin di leggersi <em>Pasto nudo </em>di Burroughs, nel quale c’è un uomo che insegna al suo buco del culo a parlare. La letteratura ci aiuta a crescere, e così Martin ha imparato. Insomma, ora c’ha una vera e propria faccia didietro: manca solo il naso, giusto perché avrebbe creato qualche problema con quella faccenda del sedersi.<br />
Invidio Martin ferocemente: ora se ne va in giro con le sue due facce, una davanti e una dietro, decidendo di volta in volta quale lato di sé esporre al proprio interlocutore.<br />
Come facciamo tutti, del resto.<br />
Lui, però, è giustificato.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-27260" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/occhisulculo.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/luomo-che-aveva-gli-occhi-sul-culo/">L&#8217;uomo che aveva gli occhi sul culo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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