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	<title>trancorio Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Il trancorio, storia di una lingua tutta bresciana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2016 09:12:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Trancorio forse nasce a Brescia all’inizio degli anni &#8217;80. Forse il Trancorio nasce a Milano sempre nello stesso periodo. Ci sono diverse scuole di pensiero. Ricordo il comico Maurino (Mauro di Francesco) nel ruolo di un portiere d’albergo nano (dal busto spuntavano solo i piedi senza gambe) utilizzare già all’epoca il termine gaffi. Anche il commendator Camillo Zampetti (il compianto Guido Nicheli) parlava Trancorio in alcuni suoi film. Ricordo soprattutto alcuni episodi de &#8220;I ragazzi della terza C&#8221;, dove l’imprenditore di salumi si rivolgeva a “Biancaneve” (il fido domestico ronne) utilizzando espressioni al Trancorio, ma perlopiù era sempre la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Trancorio forse nasce a Brescia all’inizio degli anni &#8217;80.<br />
Forse il Trancorio nasce a Milano sempre nello stesso periodo.<br />
Ci sono diverse scuole di pensiero.</p>
<p>Ricordo il comico <strong>Maurino</strong> (Mauro di Francesco) nel ruolo di un portiere d’albergo nano (dal busto spuntavano solo i piedi senza gambe) utilizzare già all’epoca il termine gaffi.<br />
Anche il commendator <strong>Camillo Zampetti</strong> (il compianto Guido Nicheli) parlava Trancorio in alcuni suoi film.<br />
Ricordo soprattutto alcuni episodi de &#8220;I ragazzi della terza C&#8221;, dove l’imprenditore di salumi si rivolgeva a “Biancaneve” (il fido domestico ronne) utilizzando espressioni al Trancorio, ma perlopiù era sempre la parola “gaffi” a essere pronunciata.</p>
<p>É di fatto a Mompiano, ribattezzata in quegli anni <strong>Mompracen</strong> (le tigri di Mompiano, “isoletta” di Brescia), che questa lingua prende vita e forma, subisce trasformazioni.<br />
I giovani potevano parlare liberamente tra loro e trasmettersi messaggi in codice senza correre il rischio di essere capiti.<br />
Diventava possibile così insultare una donna seduta di fronte sul bus dicendo ad alta voce: “Dargua la chiavve di darme branse uno strommo rimmano!”.</p>
<p>Occorreva fare attenzione però.</p>
<div style="width: 260px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" title="maga Ornella Brunelli" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/ornella.jpg" alt="La gamma Ornella Brunelli - trancorio" width="250" height="220" border="0" /><p class="wp-caption-text">La gamma Ornella Brunelli</p></div>
<p>Ricordo un mio caro amico, fuori dal bar Beccaria, annunciare eccitato l’arrivo della pestunda <strong>maga Ornella</strong> in compagnia del suo noerme compagno ronne:<br />
“La gamma! la gamma!”, urlò saltando felice.<br />
Ma la gamma capì e seppur non fosse stata esplicitamente offesa, lo fulminò con lo sguardo lanciandogli una terribile maledizione (maledizione che si diceva potesse essere sconfitta solo trascorrendo un lungo periodo in Tanzania).</p>
<p>L’utilizzo di questa strana lingua simile al verlan francese (che appunto significa contrario) si diffuse rapidamente obbligando la ristretta community a creare una specifica grammatica.<br />
Le regole base sono all’apparenza molto semplici.<br />
Basta invertire la seconda sillaba di una parola con la prima.<br />
Così pane diventa neppa, muro rommu, culo loccu.<br />
Queste, tuttavia, sono parole semplici, formate da solo due sillabe, dove la seconda inizia con una consonante.<br />
Come avrete certamente notato la prima lettera della seconda sillaba viene raddoppiata, per dare maggior enfasi alla parola stessa.<br />
Per le parole che hanno più sillabe la regola vale allo stesso modo. Ma la costruzione del nuovo termine diventa più complessa.<br />
Provate a pronunciare al Trancorio le parole “corrugare, espletare, inficiare, attitudine”.<br />
Le risorse cognitive sono poco attrezzate per un simile sforzo e si fa quindi molta più fatica.<br />
Corrugare ruccogare, espletare pleestar(r)e, inficiare fiinciar(r)e, attitudine tiattudine.<br />
Ci vuole una buone dose di attenzione e un discorso complesso al Trancorio può diventare davvero faticoso, sia da pronunciare che da comprendere.<br />
Non mancano poi numerose licenze poetiche.<br />
Così espletare può diventare pleestarre con una doppia r, licenza ammessa, quasi una finezza&#8230;ma anche pleesc(h)tarre potrebbe essere ammesso, con la sc di scivolo.<br />
Parole in cui la prima sillaba inizia con una vocale sono chiaramente più difficili da trasformare, poiché come nel caso di “inficiare” bisogna essere bravi a dare enfasi alla doppia vocale risultante dalla conversione.</p>
<div style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><img decoding="async" class="" title="area di broca e wernicke" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/language2011.jpg" alt="area di broca e wernicke" width="300" height="231" border="0" /><p class="wp-caption-text">area di broca e wernicke</p></div>
<p>E la parola “occorre” come la tradurreste in Trancorio?<br />
La risposta corretta è “coocrre”.<br />
Una splendida parola.<br />
Difficile però che possa essere compresa al volo anche da un interlocutore esperto. Per questo motivo è più facile venga tradotta con il ben più familiare <em>coorre</em>, in cui vengono trasgredite le regole base prediligendo la fluidità e la conseguente maggior fruizione della parola.</p>
<p>L’area di <strong>Broca</strong> (quella parte dell’emisfero sinistro del cervello la cui funzione è coinvolta nell’elaborazione del linguaggio) potrebbe quindi avere serie difficoltà nel trasformare in Trancorio parole troppo complesse.<br />
Così come in un ipotetico ascoltatore si potrebbe inceppare l’area di <strong>Wernicke</strong> (la destra) qualora fosse obbligato a interpretare un messaggio composto da parole così complesse.<br />
E’ per questo motivo che il Trancorio venne per lo più utilizzato estemporaneamente con combinazioni semplici e a effetto (a volte singole parole) che a poco a poco entrarono nel lessico quotidiano di molti giovani.</p>
<p>Facciamo degli esempi:<br />
Gaffi<br />
Tappuna<br />
Darme<br />
Chiovve<br />
Lobbe, labbe<br />
Lappeto<br />
Strommo</p>
<p>Proseguiamo poi con alcuni aggettivi dimostrativi:<br />
Stoqque<br />
Loqque<br />
Ma come si scrivono correttamente?<br />
Nella lingua italiana non esistono parole con la doppia q (o meglio, come mi ha fatto notare L.P., ne esiste solo una, <em>soqquadro</em>).<br />
I linguisti studiosi del Trancorio hanno quindi introdotto questa peculiarità abbandonando presto l’idea di utilizzare il più familiare cq di acqua (che avrebbe reso comunque il senso di &#8220;doppia&#8221;).</p>
<p>Inoltre alcune parole con il passare degli anni si trasformarono.<br />
Scarpe persca divenne uersca.<br />
Pizza zappi divenne uappi.<br />
Capelli peccalli divenne ueccalli.</p>
<p>Conosco una persona che ancora oggi si esprime spesso in Trancorio, è un suo marchio di fabbrica, uno stile di vita.<br />
Solo pochi riescono a seguire interamente i suoi discorsi, solo chi ha studiato la “lingua”.<br />
Gestisce un noto bar in centro (in via Trieste) e da lui si possono imparare tantissime nozioni su questa lingua sempre in evoluzione.<br />
Sì, perché nel tempo si sono sviluppate diverse scuole di pensiero, ma solo poche persone hanno la piena padronanza della lingua e conoscono a fondo le sue incredibili sfumature.<br />
N. è tra questi pochi eletti. Andate a trovarlo.</p>
<p>Verso la metà degli anni &#8217;90 il Trancorio conobbe, poi, un periodo molto oscuro.<br />
Chi lo parlava era considerato un po’ sfigato e a poco a poco questo modo di esprimersi cadde nel dimenticatoio.<br />
Ma il tutto contribuì paradossalmente a rafforzare questa lingua, a creare una sorta di mito.<br />
Un manipolo di nostalgici, infatti, riprese qualche anno dopo a utilizzarla con l’intenzione di rievocare ironicamente un modo di parlare grottesco che aveva segnato un’epoca.<br />
Il risultato fu sorprendente.<br />
A poco a poco Il Trancorio riprese a vivere e coinvolse anche le nuove generazioni.<br />
Di più. Ci sono padri e madri che capiscono perfettamente il senso di molte parole pronunciate al Trancorio.<br />
Forse hanno difficoltà a esprimersi ma la comprensione non rappresenta di certo un problema.<br />
Comunicare in codice resta un bisogno primordiale e il Trancorio offre questa possibilità.<br />
Così durante un pasto si può sentire sovente l’espressione ”<em>sappami il lessa</em>”, oppure il sempre di moda giudizio lapidario su di una pietanza cucinata dalla chiavve: “<em>fa foschi</em>” (anche qui la pronuncia può essere impreziosita con un dolce e musicale sc di scivolo).<br />
Che dire poi di espressioni nate da parole già trancorizzate.<br />
Per restare in tema da “foschi” sono nati tanti derivati.<br />
Foschirria, termine con cui si definiscono situazioni o un insieme di cose appunto schifose.<br />
Foschizzu, che ha lo stesso significato di foschi quindi di schifo ma meno categorico, più leggero quasi.<br />
Foschizzina, epiteto appioppato (e mai più ahi lei cancellato) a una povera ragazza troppo minuta e dall’aria poco pulita.</p>
<div style="width: 260px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" title="fiorello" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/surves/fiorello.jpg" alt="fiorello - trancorio" width="250" height="315" border="0" /><p class="wp-caption-text">Branse reffiollo</p></div>
<p>Il Trancorio è divenuto col tempo anche un espediente per addolcire particolari insulti che se pronunciati correttamente suonerebbero sicuramente più offensivi.<br />
&#8220;<em>Sei una darme</em>&#8221; è sicuramente più amichevole di “<em>sei una merda</em>”.<br />
Glioccone, statte di zocca, glioffi di tappuna, lappeto di gaffi, i simpaticissimi “ticcreno e pistudo” sono tutti epiteti molto più leggeri e scanzonati degli originali.<br />
Leggendario, poi, l’insulto molto generico che si dava a metà anni &#8217;90 a qualsiasi persona dall’aria un po’ tamarra: <em>branse Reffiollo</em>. Ricordate?</p>
<p>Negli ultimi anni si è sviluppato poi un ulteriore filone linguistico direttamente dal Trancorio.<br />
Il “contrario”, che non nient’altro che il Trancorio del “Trancorio”.<br />
Si basa unicamente sulla consapevolezza di chi parla di pronunciare una frase strutturata al Trancorio ribaltandone nuovamente la disposizione sillabica utilizzando le medesime regole grammaticali del “Trancorio”.<br />
Il risultato stupefacente è il ritorno all’origine della lingua.<br />
Solo uno stato mentale, quindi.</p>
<p>Concludo dicendo che quest’articolo nasce dall’esigenza di rivendicare la paternità di uno slang nato e formatosi a Brescia.<br />
Una vera e propria lingua che ha pochi professori e tanti seguaci.<br />
Una lingua affascinante che tuttavia troppe volte viene usata a sproposito commettendo errori grossolani.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-410" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/trancorio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/il-trancorio-storia-di-una-lingua-tutta-bresciana/">Il trancorio, storia di una lingua tutta bresciana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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