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	<title>Piazza Loggia Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Pagellone da 10 a 1 su Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loggia Massonica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 15:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Voto 10 alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo. Voto 9 alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta. Voto 8 al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Voto 10</strong> alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo.</p>
<div id="attachment_9675" style="width: 1008px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9675" class="size-full wp-image-9675" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/10.jpg" alt="The Floating Piers - Mazzone" width="998" height="397" /><p id="caption-attachment-9675" class="wp-caption-text">The Floating Piers &#8211; Mazzone</p></div>
<p><strong>Voto 9</strong> alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta.</p>
<div id="attachment_9676" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9676" class="size-full wp-image-9676" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/09.jpg" alt="Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9676" class="wp-caption-text">Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti</p></div>
<p><strong>Voto 8</strong> al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, taluni fingevano di non sapere nulla di arte, di musei, code e biglietti. Qualcuno ha tirato fuori il meglio di sé smanacciando quadri. Eroi.</p>
<div id="attachment_9677" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9677" class="size-full wp-image-9677" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/08.jpg" alt="Notte bianca a Brescia" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9677" class="wp-caption-text">Notte bianca a Brescia</p></div>
<p><strong>Voto 7</strong> al solito problema pm10. La città prende 178 provvedimenti, ma se in città hai più traffico che a Manhattan, più acciaierie che oratori, autostrade tangenziali cantieri e inceneritori… forse è il caso di cambiare strategia!</p>
<div id="attachment_9678" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9678" class="size-full wp-image-9678" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/07.jpg" alt="manhattan traffic" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9678" class="wp-caption-text">Manhattan traffic</p></div>
<p><strong>Voto 6</strong> alla battage di fine estate: il murale di Largo Formentone! Alla fine pare si farà dopo l’inverno. Con tutti i pro ed i contro ma pagato totalmente da alcuni sponsor. Finalmente qualcosa che accorda tutti (loggia inclusa) e sembra possa non essere la solita puttanata. (Vi ricordate la bellissima tettoia tratta da Schindler’s List). Speriamo bene.</p>
<div id="attachment_9679" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9679" class="size-full wp-image-9679" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/06.jpg" alt="Schindler’s List" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9679" class="wp-caption-text">Schindler’s List</p></div>
<p><strong>Voto 5</strong> alla polizia locale del comune di Brescia, gli agenti si travestono da Diabolik e mentre scendi dalla macchina 45 secondi per entrare dal tabaccaio , nell’ombra dell’autunno ti appoggiano un 40 euro di multa sul vetro. Nel frattempo i facinorosi giocano a briscola senza tregua. #signoraggio.</p>
<div id="attachment_9680" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9680" class="size-full wp-image-9680" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/05.jpg" alt="Diabolik &amp; Eva" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9680" class="wp-caption-text">Diabolik &amp; Eva</p></div>
<p><strong>Voto 4</strong> al fenomeno centri commerciali. Tutti li odiano, tutti li criticano. Tutti guardano dal divano di casa la fantastica tv presa in offerta, quel giorno che sono andati a prendere il frullatore. Ora Brescia vince il campionato mondiale per densità. A breve l’apertura di un Walmart tra le rotonde della tangenziale.</p>
<div id="attachment_9681" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9681" class="size-full wp-image-9681" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/04.jpg" alt="Walmart people" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9681" class="wp-caption-text">Walmart people</p></div>
<p><strong>Voto 3</strong> ai cittadini lamentoni per la solita confusione in Carmine, san Faustino, piazza Arnaldo, castello e tutte le vie dove ci sia qualsiasi forma di vita dopo le 18.00. Si teme siano gli stessi che con seriosissimo sdegno criticano il comune nei 17 giorni all’anno senza qualcosa da fare o vedere. Burloni.</p>
<div id="attachment_9682" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9682" class="size-full wp-image-9682" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/03.jpg" alt="Via San Faustino in una cartolina degli anni '20 del Novecento" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9682" class="wp-caption-text">Via San Faustino in una cartolina degli anni &#8217;20 del Novecento</p></div>
<p><strong>Voto 2</strong> al maxi aumento dell’acqua previsto per Brescia e provincia. Il peso dell’inquinamento si trasforma in dollari. Probabilmente la soluzione finale è fare in modo che dai rubinetti delle nostre case fuoriesca solo acqua Evian.. costerebbe meno. Lo so lo so, non lo sapessi ma lo so.</p>
<div id="attachment_9684" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9684" class="size-full wp-image-9684" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/02.jpg" alt="Bere acqua" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9684" class="wp-caption-text">Bere acqua</p></div>
<p><strong>Voto 1</strong> alla questione extracomunitari. Espulsioni, criminali, brava gente e poveretti. Non spetta dare qua il giudizio, ma il pensiero che forse prevenire è meglio che curare. Non è colpa di nessuno ma forse è tempo di cambiare sistema. Si ripete da anni. Non dovremmo nemmeno parlarne più.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9686" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/01.jpg" alt="Salvini" width="1000" height="308" /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-96740" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/Copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/pagellone-10-1-brescia/">Pagellone da 10 a 1 su Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Vincenzo Regis, la mia storia fra le righe</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/vincenzo-regis-la-mia-storia-fra-le-righe/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[BAR Toletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 09:53:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[attori]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[pota]]></category>
		<category><![CDATA[vincenzo regis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>TI SEGUO SEMPRE la frase sarebbe inopportuna se fosse pronunciata da un corteggiatore molesto, ma in questo caso si tratta del terzo tour targato VINCENZO REGIS. Qualsiasi descrizione di questo personaggio è ormai superflua, vista l&#8217;enorme popolarità ottenuta su suolo bresciano e non solo: è benvoluto nella provincia mantovana, a seguito del debutto nel teatro comunale di Guidizzolo, ha partecipato a vari laboratori di Colorado e abbiamo avuto il piacere anche di vederlo in TV nel talent show dedicato ai comici &#8220;Eccezionale Veramente&#8221;, in onda ogni giovedì sera su LA7. Ma ripercorriamo le orme di REGIS fin dagli inizi: nacque in una notte tempestosa nel [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TI SEGUO SEMPRE</strong> la frase sarebbe inopportuna se fosse pronunciata da un corteggiatore molesto, ma in questo caso si tratta del terzo tour targato <strong>VINCENZO REGIS</strong>.</p>
<p>Qualsiasi descrizione di questo personaggio è ormai superflua, vista l&#8217;enorme popolarità ottenuta su suolo bresciano e non solo: è benvoluto nella provincia mantovana, a seguito del debutto nel teatro comunale di Guidizzolo, ha partecipato a vari laboratori di Colorado e abbiamo avuto il piacere anche di vederlo in TV nel <em>talent</em> show dedicato ai comici &#8220;Eccezionale Veramente&#8221;, in onda ogni giovedì sera su LA7.</p>
<p>Ma ripercorriamo le orme di <strong>REGIS</strong> fin dagli inizi: nacque in una notte tempestosa nel lontano&#8230; no magari atteniamoci alla biografia recente.<br />
Si può definire <strong>VINCENZO</strong> una persona poliedrica; la sua prima passione, ancor prima della recitazione, è la musica e infatti forse non tutti sanno che ha iniziato lavorando come speaker radiofonico negli anni 90/2000 a Radio Sayonara e <a href="http://www.radiodelta2000.it/home.html" target="_blank">Radio Delta 2000</a> con programmi spumeggianti e di attualità, (rimembro con piacere la trasmissione &#8220;325 Banzai&#8221;, un titolo di programma che è tutto un programma!) facendosi a poco a poco strada nel mondo dell&#8217;intrattenimento e aprendo in seguito dei locali notturni dove si è messo all&#8217;opera come DJ.</p>
<p>Negli anni precedenti alla fama, avvenuta con un video diventato virale nella primavera del 2014, ha deliziato gli utenti di Facebook con altrettanti video divertenti che spaziavano dalla cucina casalinga di un uomo single, ai pregi e difetti del suo segno zodiacale, (il cancro!), fino alla complicata convivenza uomo/donna, tema trattato sempre con ironia e rispetto.<br />
Poi&#8230; la svolta: il video sul <strong>POTA</strong> ha sbancato tutto; ha fatto, come si suol dire, il salto di qualità (meglio dell&#8217;anziano nella pubblicità dell&#8217;olio cuore).</p>
<p>[wpdevart_youtube width=&#8221;750&#8243; height=&#8221;400&#8243; autoplay=&#8221;0&#8243; theme=&#8221;light&#8221; loop_video=&#8221;0&#8243; enable_fullscreen=&#8221;1&#8243; show_related=&#8221;1&#8243; show_popup=&#8221;0&#8243; thumb_popup_width=&#8221;213&#8243; thumb_popup_height=&#8221;128&#8243; show_title=&#8221;1&#8243; show_youtube_icon=&#8221;1&#8243; show_annotations=&#8221;1&#8243; show_progress_bar_color=&#8221;red&#8221; autohide_parameters=&#8221;1&#8243; set_initial_volume=&#8221;true&#8221; initial_volume=&#8221;45&#8243; disable_keyboard=&#8221;0&#8243;]0Kn39CSy_ns[/wpdevart_youtube]</p>
<p><strong>POTA</strong> con più di 400mila visualizzazioni su <strong>Youtube</strong> è diventato un vero trampolino per il nostro concittadino, che è riuscito a sfruttare questa occasione per fare quello che, da sempre, gli riesce meglio: COMUNICARE! Comunicare alla gente e CON la gente; comunicare positività strappando una risata o un sorriso; comunicare, anche intrinsecamente, un messaggio di speranza a quelli che pensano di non farcela. in periodi di precarietà fisica, lavorativa e mentale possiamo definirlo un esempio per tutti noi; l&#8217;esempio di &#8220;UNO CHE CE L&#8217;HA FATTA&#8221;, grazie alla capacità di reinventarsi e alla caparbietà e lungimiranza messe in atto, è riuscito ad ottenere visibilità e successo, permettendogli di vivere facendo quello che più lo appassiona (probabilmente il desiderio di tutti noi).</p>
<p>&#8220;<strong>TI SEGUO SEMPRE</strong>&#8221; è il suo terzo tour dopo l&#8217;esordio con il &#8220;Pota e Dintorni&#8221; in cui abbiamo imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo nelle piazze bresciane e il &#8220;non solo pota&#8221; con il quale ha debuttato anche nei teatri.<br />
In questa terza, attesissima, occasione lo vediamo protagonista con un nuovo testo, che a tratti esula dal contesto bresciano.<br />
L&#8217;ultima data per poter assistere al suo spettacolo è il <a href="http://www.vincenzoregis.com/calendario-spettacoli/" target="_blank">14 maggio al Gardaforum di Montichiari</a>.</p>
<p><strong>VINCENZO REGIS</strong> ha anche dimostrato sensibilità per il mondo solidale, in diverse occasioni lo abbiamo visto dedicare un pezzo dei suoi monologhi a favore di vari enti benefici, dalla festa in Piazza Loggia, a Brescia, durante la maratona contro il tumore al seno, a fianco di <strong>Rosanna Banfi</strong>, fino all&#8217;ultimo, in ordine cronologico, &#8220;Ride bene chi fa del Bene&#8221; tenutosi il 27 aprile al <a href="http://palabancodibrescia.com/home/" target="_blank">Pala Banco di Brescia</a> accanto ad artisti del calibro di <strong>Ale&amp;Franz</strong>, <strong>Sgrilli</strong> e <strong>Zanetti</strong>.</p>
<p>Nello stesso Pala Banco ha avuto luogo il debutto del tour &#8220;<strong>TI SEGUO SEMPRE</strong>&#8221; con la prima data il 13 novembre 2015 e recentemente il comico <strong>Pintus</strong> l&#8217;ha voluto come ospite nel suo spettacolo, andato in scena il 22 aprile a Brescia.</p>
<p>Insomma è una strada tutta in discesa quella di <strong>VINCENZO REGIS</strong>, che a poco a poco, con costanza e pazienza sta raccogliendo i frutti seminati in tanti anni, in tante radio, in tante piazze e in tanti teatri (in tutti i luoghi e in tutti i laghi, per rimanere in tema musicale).</p>
<p>Non ci resta, a questo punto, che augurare al nostro beniamino di continuare per questa strada, (in discesa ma con qualche ostacolo superabile), portando alla nostra terra e a chi lo segue soddisfazione e soprattutto una montagna di risate.</p>
<div id="attachment_8478" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8478" class="size-full wp-image-8478" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/05/Ti-Seguo-Sempre_800.jpg" alt="Ti Seguo Sempre - Vincenzo Regis" width="800" height="740" /><p id="caption-attachment-8478" class="wp-caption-text">Ti Seguo Sempre &#8211; Vincenzo Regis (<a href="http://www.odiopiccolo.com/bar-toletta/">by Bar Toletta</a>)</p></div>
<p>Segui <strong>Vincenzo Regis</strong> su <a href="https://www.facebook.com/Vincenzo-Regis-708149665910105/?fref=ts" target="_blank">Facebook</a>, su <a href="https://twitter.com/VincenzoRegis" target="_blank">Twitter</a> e sul sul suo <a href="https://www.youtube.com/channel/UCsy1Yrn81QGdg2SzoO2PcfQ" target="_blank">canale Youtube</a><br />
Offical site: <a href="http://www.vincenzoregis.com/" target="_blank">www.vincenzoregis.com</a></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-84450" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/05/Regis_800.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/vincenzo-regis-la-mia-storia-fra-le-righe/">Vincenzo Regis, la mia storia fra le righe</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Bussano alla porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 09:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere Calais in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al Front Nacional per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; Sema, Njad e Monja &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? Biniam, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della Caritas? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia? Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di Ponte Santo Ludovico, nella frazione Grimaldi di Ventimiglia, qualcosa a cui non riesci ancora a dare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere <strong>Calais</strong> in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al <strong>Front Nacional</strong> per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; <strong>Sema</strong>, <strong>Njad</strong> e <strong>Monja</strong> &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? <strong>Biniam</strong>, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della <strong>Caritas</strong>? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia?</p>
<p>Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, nella frazione <strong>Grimaldi</strong> di <strong>Ventimiglia</strong>, qualcosa a cui non riesci ancora a dare un nome inizia a sgretolare lentamente le tue normali coordinate cognitive: da una parte la fila di auto e motociclette, in gran parte guidate da turisti, che passano il confine come se nulla fosse, dall&#8217;altra un silente accampamento di profughi africani, coloratissimo tra lunghi teli di plastica e ombrelloni da spiaggia. Ma non è questo a disorientarti, in realtà. Perché tu <i>sai</i> che lì ci sono persone scappate dal sangue e dalla guerra, ma da lontano ti sembra semplicemente una normale riviera mediterranea a fine giugno, affollata da una moltitudine di persone giunte per godersi il mare e prendere la tintarella. Ti ritrovi così a guardare questo simbolo di felicità e benessere, sapendo che nasconde dentro di sé un abisso. È un cortocircuito che stordisce, è <strong>Alex di Arancia Meccanica</strong> che massacra a calci una donna cantando “<em>Singing in the rain</em>”. Peccato che non sia un film.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/8-migranti.jpg" alt="Nasenaldeen (Sudan)" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Nasenaldeen (Sudan)</p></div>
<p>Poi ti avvicini, a passi lenti e che vorresti rispettosi, come quando superi un casa colma di gente per una veglia funebre. Sono le sette di mattina, tanti ancora dormono. I pochi svegli sono sopratutto ragazzi, che masticano un po’ di inglese — come me, d’altronde. Il primo che incontro è <strong>Nasenaldeen</strong>, scappato dal <strong>Darfur</strong> a 25 anni, mi chiede se gli do una mano a parlare con un ciclista francese. Vuole sapere quanto costa la sua bicicletta: 2.500 euro. “Ma non faceva prima a comprarsi una macchina con quei soldi?”, mi chiede. Probabilmente ha un’auto che ne costa 60, 70.000, ma questo non sto a spiegarglielo. I 500 euro che lui ha messo da parte per la traversata col barcone non valgono nemmeno l’impianto stereo.</p>
<p><strong>Nasen</strong> vuole una bici per andare a <strong>Calais</strong>, dove cercherà di attraversare la <strong>Manica</strong> per cercare lavoro in <strong>Inghilterra</strong>. Mi chiede quanto tempo ci vuole. “Credo una settimana”, rispondo. E’ entusiasta, pensava ci volessero molti più giorni. <strong>Nasen</strong> ha gli occhi umidi e stanchi, di chi ha la febbre, gli occhi di un uccello ferito che guarda verso il cielo. Il suo volto esprime gioia, la gioia di chi è stremato ma a un passo dal traguardo: il suo viaggio dura ormai da tre mesi, ha visto tanto di quella merda &#8211; prima e dopo la partenza &#8211; che non lo demoralizzano certo una trentina di poliziotti in divisa. Gli dico che tanti suoi amici stanno passando da un sentiero sulle montagne, poi lo saluto. Un’ora dopo tornerò a cercarlo, pensando: “Lo porto io a Parigi, in autostrada non ci sono controlli, al massimo racconto che ha fatto l’autostop. Una volta arrivati, lo lascio lì e mi fermo a dormire da mia cugina”. L’ho cercato in lungo in largo, di lui nessuna traccia. Spero che abbia attraversato la montagna, con la sua sola speranza sulle spalle. Spero che ora stia pedalando su una bicicletta sgangherata e che stia facendo incazzare i francesi, come e più di <strong>Bartali</strong>. Un <i>Tour</i> che passerà alla storia.</p>
<div id="attachment_2976" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2976" class="wp-image-2976 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/17-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2976" class="wp-caption-text">1.2.3.4.5. &#8211; Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, una mano, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.</p></div>
<div id="attachment_2975" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2975" class="wp-image-2975 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/15-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2975" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2977" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2977" class="wp-image-2977 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/35-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2977" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_2974" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2974" class="wp-image-2974 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/4-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2974" class="wp-caption-text">4.</p></div>
<div id="attachment_2973" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2973" class="wp-image-2973 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/3-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2973" class="wp-caption-text">5.</p></div>
<p>Sugli scogli si cuoce. Nell’aria odore di plastica bruciata. Sono i teloni usati per fare ombra, cotti dal sole. Sotto, decine e decine di persone ammassate l’una sull’altra. Tra una coperta e un pezzo di cartone, ogni tanto spunta una mano e un piede, che manco sapresti dire a chi appartiene. Illusione di arti mozzati. Salti da un masso all’altro: nelle fessure immondizia abbandonata e feci. Un’indicibile mancanza di umanità, figlia di due governi che fanno politica sulla pelle delle persone (come un leghista qualunque), ha creato tutto questo.<br />
Sotto qualche ombrellone a righe, c’è anche chi ha preferito dormire da solo, e ancora riposa avvolto in una coperta o in un lenzuolo. Fantasma, spettro, una sofferenza così remota e così a portata di mano, quasi da potersi sporcare di sangue. Ho le mani sporche di sangue.</p>
<div id="attachment_2981" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2981" class="wp-image-2981 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/31-migranti.jpg" alt="Sulla destra, il confine francese" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2981" class="wp-caption-text">Sulla destra, il confine francese</p></div>
<div id="attachment_2980" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2980" class="wp-image-2980 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/29-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2980" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Gran Hotel sull’abisso</p></div>
<div id="attachment_2978" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2978" class="wp-image-2978 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/13-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2978" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2979" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2979" class="wp-image-2979 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/18-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2979" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<p><strong>Ventimiglia</strong> è uno dei capitoli più tristi della storia repubblicana, un’infamia che raggiunge i livelli delle bombe neofasciste di <strong>piazza Loggia</strong> e <strong>piazza Fontana</strong>. Anche oggi, come allora, un governo colpevole. Non importa che sia stata la <strong>Francia</strong> a violare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Schengen" target="_blank">Schengen </a>o gli <strong>accordi di Dublino</strong>. Le gare di disumanità le facevano i nazisti, e sarebbe stato bello lasciarle a loro. Per montare una tendopoli in un parcheggio poco distante alla scogliera, con bagni chimici e tutto il resto, la protezione civile avrebbe impiegato 5-6 ore, non di più. Trecento persone, non un milione. Ma ora in TV c’è l’invasione degli zombie africani, orde e orde fuori controllo. Peccato che nei primi 6 mesi di quest’anno siano sbarcate 6.000 persone in meno rispetto al 2014, ma si vede che allora non erano telegeniche: c’era il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_del_Nazareno" target="_blank">patto del Nazareno</a>, <strong>Salvini</strong> non era un delfino ma rubava voti. Salotti proibiti.</p>
<div id="attachment_2984" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2984" class="wp-image-2984 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/25-migranti.jpg" alt="Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2984" class="wp-caption-text">Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone.</p></div>
<div id="attachment_2983" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2983" class="wp-image-2983 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/12-migranti.jpg" alt="Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2983" class="wp-caption-text">Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI.</p></div>
<p>Sono rimasto nell&#8217;accampamento per circa quattro ore. Ho scattato foto, parlato con diverse persone, ragazzi i più propensi ad attaccare bottone, anche per via dell’inglese. Non scorderò mai il piccolo <strong>Biniam</strong>, in fuga dall&#8217;<strong>Eritrea</strong>, che lavava le sue scarpette da calcio con l’acqua di mare. <strong>Tris</strong> che cammina sotto il sole con il suo sinuoso corpo di ragazzo, un fascio di nervi, facendo ruotare l’ombrello come una dama inglese dell’Ottocento. O ancora mamma <strong>Njad</strong>, con le due giovani figlie <strong>Sema</strong> e <strong>Monja</strong>, sedute una di fianco all&#8217;altra senza dire parola, come ad aspettare un treno per andarsene via.</p>
<div id="attachment_2988" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2988" class="wp-image-2988 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/32-migranti.jpg" alt="Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2988" class="wp-caption-text">Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto.</p></div>
<div id="attachment_2990" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2990" class="wp-image-2990 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/39-migranti.jpg" alt="La casa di Sema, Njad e Monja" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2990" class="wp-caption-text">La casa di Sema, Njad e Monja.</p></div>
<div id="attachment_2986" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2986" class="wp-image-2986 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/9-migranti.jpg" alt="Biniam (Eritrea)." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2986" class="wp-caption-text">Biniam (Eritrea).</p></div>
<div id="attachment_2991" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2991" class="wp-image-2991 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/11-migranti.jpg" alt="Le scarpe da calcio di Biniam." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2991" class="wp-caption-text">Le scarpe da calcio di Biniam.</p></div>
<div id="attachment_2987" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2987" class="wp-image-2987 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/10-migranti.jpg" alt="Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2987" class="wp-caption-text">Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato.</p></div>
<div id="attachment_2989" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2989" class="wp-image-2989 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/33-migranti.jpg" alt="Tris (Libia) e il suo ombrello" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2989" class="wp-caption-text">Tris (Libia) e il suo ombrello.</p></div>
<p>Quando me ne sono andato da <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, mi son recato in centro. Sudato, un caldo opprimente, in cerca di un tavolino e di una birra. Dovevo scrivere qualcosa, riordinare i pensieri. Davanti a me l’orizzonte di un mare blu: chi nuotava, chi giocava in spiaggia, e le trentenni corpoduro immobili a prendere il sole. Puzzavo, appiccicavo, la salsedine sulla pelle: tutto il mio corpo implorava un tuffo, una nuotata. Non ce l’ho fatta. Sentivo di odiare quell’acqua cristallina, i morti annegati che cela, un arazzo disteso sulla disperazione. Quando il sangue colorerà di rosso l’intero Mediterraneo, forse smetteremo di interrogarci se sia giusto o meno chiudere le frontiere. Credo non si arriverà a tanto. A Ventimiglia la guerra è arrivata nelle nostre strade e ora bussa alla porta: <i>toc-toc, toc-toc</i>… un rumore sordo e soffocato, sempre più forte.</p>
<div id="attachment_2999" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2999" class="wp-image-2999 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/27-migranti.jpg" alt="Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c'est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2999" class="wp-caption-text">Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c&#8217;est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata.</p></div>
<div id="attachment_3003" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3003" class="wp-image-3003 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/34-migranti.jpg" alt="migranti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3003" class="wp-caption-text">LiberQUE? EgaliQUI? FraterniQUAND?</p></div>
<div id="attachment_3000" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3000" class="wp-image-3000 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/28-migranti.jpg" alt="Il bagno, la mattina" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3000" class="wp-caption-text">Il bagno, la mattina.</p></div>
<div id="attachment_2995" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2995" class="wp-image-2995 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/16-migranti.jpg" alt="Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2995" class="wp-caption-text">Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso.</p></div>
<div id="attachment_2996" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2996" class="wp-image-2996 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/19-migranti.jpg" alt="I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2996" class="wp-caption-text">I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie.</p></div>
<div id="attachment_2994" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2994" class="wp-image-2994 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/6-migranti.jpg" alt="Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2994" class="wp-caption-text">Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane.</p></div>
<div id="attachment_2997" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2997" class="wp-image-2997 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/21-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2997" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano.</p></div>
<div id="attachment_2998" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2998" class="wp-image-2998 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/22-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2998" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3005" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3005" class="wp-image-3005 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/38-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3005" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_3004" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3004" class="wp-image-3004 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/37-migranti.jpg" alt="Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3004" class="wp-caption-text">Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti.</p></div>
<div id="attachment_2992" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2992" class="wp-image-2992 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/1-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2992" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Messaggi inascoltati.</p></div>
<div id="attachment_2993" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2993" class="wp-image-2993 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/2-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2993" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3001" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3001" class="wp-image-3001 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/30-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3001" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.</p></div>
<div id="attachment_3014" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3014" class="wp-image-3014 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /></a><p id="caption-attachment-3014" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3007" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3007" class="wp-image-3007 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/24-migranti.jpg" alt="Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3007" class="wp-caption-text">Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare.</p></div>
<div id="attachment_3008" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3008" class="wp-image-3008 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/36-migranti.jpg" alt="Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3008" class="wp-caption-text">Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera.</p></div>
<div id="attachment_3006" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3006" class="wp-image-3006 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/14-migranti.jpg" alt="Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3006" class="wp-caption-text">Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua.</p></div>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-29700" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/5-migranti.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/bussano-alla-porta/">Bussano alla porta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Caffè Loggia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2013 23:39:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa spazio vuoto, buio e illuminato, girano fantasmi tra i più sublimi. Su questa sedia, su cui non siede nessuno, se non io, che non ho mai parlato di nulla, se non di me, guardo fisso negli occhi Emma e Chloé, tra milioni di bugie e decimali di slanci del cuore. Emma e Chloé volano a dieci centimetri dal vuoto. Un movimento perpetuo e rotatorio, rincorrersi è sapere di non toccarsi. Un cerchio fatto di strade nuove, un&#8217;unica vecchia strada resa irriconoscibile dalla fantasia. Dal desiderio. Ma forse straparlo, forse è lo stesso. Una nebbia sottile, un grigio senza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questa spazio vuoto, buio e illuminato, girano fantasmi tra i più sublimi. Su questa sedia, su cui non siede nessuno, se non io, che non ho mai parlato di nulla, se non di me, guardo fisso negli occhi Emma e Chloé, tra milioni di bugie e decimali di slanci del cuore.</p>
<p>Emma e Chloé volano a dieci centimetri dal vuoto. Un movimento perpetuo e rotatorio, rincorrersi è sapere di non toccarsi. Un cerchio fatto di strade nuove, un&#8217;unica vecchia strada resa irriconoscibile dalla fantasia. Dal desiderio. Ma forse straparlo, forse è lo stesso.</p>
<p>Una nebbia sottile, un grigio senza sfumature, lampioni, arcate, marciapiedi, marmi bianchi, riflessi azzurri, un orologio dorato, Prometeo che rubò il fuoco per preparami un caffè. E l&#8217;umanità lucente delle superfici, l&#8217;aria metallica, digitale, potrò mai tacere la bellezza? Potrò smettere di parlare di Emma e Chloé?</p>
<p>A dieci centimetri dal vuoto mi guardano negli occhi, ricordando la mia bravura a fallire il dolore. E allora? Io parlo e parlo solo di ciò che mi sta davanti, dove mi trovo al sicuro e ritrovo coraggio. Ha senso solo quanto è vicino agli occhi. Disperatamente vicino, distorto, inverosimile.</p>
<p>Embé, ho fallito il mio dolore. E allora? Loro non mi faranno mai smettere di parlare di me. Sono il mio tema preferito, di cui nulla ho saputo spiegare. Una conoscenza innata. Una ricordanza genetica a dieci centimetri dal vuoto.</p>
<p>In realtà, ignoro chi siano Emma e Chloé. Lo ignoro, sia detto, al di là di qualche bagliore colto con la coda dell&#8217;occhio. Penso che siano la stessa persona, a questo punto. Ho sceso, dandovi il braccio, pochi gradini e sono caduto. E&#8217; il mio modo di capire, cadere. Senza l&#8217;aiuto di nessuno. Ma per parlare di me, parlo di loro. Loro sono l&#8217;invenzione che non sono mai riuscito a seguire. Neppure. Sono il silenzio che non sono mai stato capace di essere.</p>
<p>Ecco di cosa non parlerò, se tacere mi sarà impossibile. Non parlerò di Emma e Chloé, se loro smetteranno di rincorrersi a dieci centimetri dal vuoto. Ma così è una condanna a parlare. Di Emma, che amo e odio. Di Chloé, che odio e amo. Per entrambe provo disprezzo e in entrambe trovo il mio inizio. Dovevo aspettarmelo, e dirò di più: i nostri inizi combaciano. Punti mobili su una retta, su un rumore di fondo. Dove io abito.</p>
<p>Una stanza fredda. Ronzante. Qui, io abito. La mia sedia su cui non siede nessuno. Uno spazio vuoto. Un suono di passi, lontano. E la sagoma oblunga come di un essere umano, che alza la saracinesca del Caffè Loggia sui volti di Emma e Chloé, che si sfiorano, si baciano. Scompaiono.</p>
<p>&#8211; Ma hai dormito su questa sedia per tutta la notte -, chiese il barista al ragazzo.<br />
&#8211; Mi sa di sì, ho bevuto un po&#8217; e sono crollato. Credo di aver sognato tutta la notte -.<br />
&#8211; E&#8217; stato un bel sogno, almeno? A guardarti non si direbbe -.<br />
&#8211; Non saprei. C&#8217;erano loro, Emma e Chloé. Amore dolore, la rima più antica difficile del mondo. E poi ho segnato di cadere, lento, come una nausea, fermandomi a soli dieci centimetri. Da cosa, giuro, non lo ricordo -.<br />
&#8211; Dai, entra. Se hai pazienza che Prometeo scaldi la macchina, te lo offro io un caffè. Raccontami un po&#8217; di Emma e… come si chiama quell&#8217;altra? -.<br />
&#8211; Chloé -.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-4960" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/loggia-odio-hard-mix.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/caffe-loggia/">Caffè Loggia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;amore ai tempi della sua riproducibilità tecnica</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/lamore-ai-tempi-della-sua-riproducibilita-tecnica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 14:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ciò che dai è tuo per sempre. Monsieur Ibrahim La ricordo ancora come se fosse ieri. Ho sempre sognato di iniziare un racconto in questo modo, con il fascino discreto di quelle formule letterarie che tanto assomigliano a degli incantesimi, per come ci attirano, per come ci fanno cadere subito dentro a una storia, sfacciatamente, senza pudore e quelle pedanti inutili premesse. Alla mia età poi, il regno dell’ingordigia ha soppiantato da tempo la repubblica dei preliminari. Perché per uomo – un maschio, s’intende – arriva sempre il tempo in cui non resta che aggrapparsi alla lussuria per non lasciarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<table style="width: 100%;" border="0" cellpadding="10">
<tbody>
<tr>
<td>
<p style="text-align: right;">Ciò che dai è tuo per sempre.<br />
<span style="font-style: italic;">Monsieur Ibrahim</span></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>La ricordo ancora come se fosse ieri</em>. Ho sempre sognato di iniziare un racconto in questo modo, con il fascino discreto di quelle formule letterarie che tanto assomigliano a degli incantesimi, per come ci attirano, per come ci fanno cadere subito dentro a una storia, sfacciatamente, senza pudore e quelle pedanti inutili premesse. Alla mia età poi, il regno dell’ingordigia ha soppiantato da tempo la repubblica dei preliminari. Perché per uomo – un maschio, s’intende – arriva sempre il tempo in cui non resta che aggrapparsi alla lussuria per non lasciarsi sfuggire la vita; un bicchiere d’acqua fresca in un deserto di desideri ed emozioni, dove l’amore delude in anticipo, sacrificato da sempre alla noia. Si ritorna così un po’ bambini, e nello sporco si riesce ancora a intravedere le luci lusinghiere del lunapark.</p>
<p>Facile capire che a nature del genere non importa nulla di sapere che Aleksèj Fëdorovič Karamazov era il terzo figlio di un possidente del nostro distretto, Fëdor Pàvlovič, molto noto ai suoi tempi… Come Snoopy, per sedurci vogliamo fin da subito notti buie e tempestose. Per di più, questa, è una storia d’amore. E ogni autentica storia d’amore si rievoca sempre come se fosse ieri. O ieri l’altro, per lo meno. Così, nonostante tutti gli anni che ci separano, il mio primo grande amore lo ricordo realmente come fosse cosa viva. E il suo sguardo, fatto di ombre lunghe, lo potrei oggi persino toccare con le dita.</p>
<p>Fa strani scherzi la memoria, sembra quasi che ogni cosa appaia più vicina tanto più si allontana (è nel presente storico che distende le sue gambe il tempo che non passa). Ma è comprensibile che l’inizio sia più eccezionale di ciò che sta nel mezzo. Rimane, certo, il presente, quel qualcosa di troppo vicino per potergli dare un senso compiuto, per poterlo guardare da quella giusta distanza che la culla dell’abitudine ci impedisce d’avere: dove ninniamo, involontari e meccanici, per non ammattire. Per quel che vale, io credo (più semplicemente) che il tempo vivo, quando lo si stringe ancora forte tra le mani, non si debba nemmeno guardare. Come si può sopportare la promessa di felicità di cui è messaggero, se, nell’attimo stesso in cui si manifesta, svanisce, rivelandoci inermi ciò che avrebbe potuto essere? Come tutte le cose in punto di morte, come i fiori recisi, o la neve che si scioglie al sole un attimo prima di diventare fanghiglia collosa, un eccesso di bellezza lo renderà sempre intollerabile alla nostra cognizione.</p>
<p>Per continuare o, meglio, per iniziare a raccontarvi di lei, dati i presupposti mi sembra giusto partire dall’inizio. Anzi, mi fermerò a esso, che quello che ne seguì non fu altro che tante repliche sempre identiche alla prima, ma con tonalità via via più spente, usurate dal tempo. Ed è giusto così, per quelle storie che si è voluto con impudenza costruire nella luce.</p>
<p>La prima volta che la vidi, indossava un lungo abito da sera, nero come una cupa chiazza di petrolio sulla superficie dell’oceano, e lunghi capelli le scendevano sulla schiena nuda fino all’altezza dei fianchi ondosi, mossi da quella esilità sfacciata che solo la giovinezza sa regalare. Non era sola. Un altro uomo stava con lei. Bello, slanciato, con quell’aria allo stesso tempo ingenua e furba spesso fatale a ogni donna.</p>
<p>Non la teneva per mano, ma le stringeva forte un polso, come per volerla addomesticare. Domare. E nel suo sguardo, nei muscoli del suo collo, si leggevano i segni di un immane sforzo per non scivolare nella contemplazione dei suoi enormi seni (io, nella mia pigrizia, già allora evitavo come la peste la decenza e, sicuro di non essere visto, non mi sforzavo, e contemplavo). La continuava a chiamare scandendo il suo nome. Una voce morbida, felpata e dolente: velluto arancione. Lei, invece, lo incitava a giocare e ballare. Morte e riso si intrecciavano, finiti e perfetti.</p>
<p>Aveva un’allegria, una spensieratezza contagiosa. Sembrava nata per farsi rubare un po’ di vita. In lei tutto appariva eccessivo e impertinente, senza tuttavia esserlo veramente. Sta di fatto che si divertivano. Giocavano. Lui continuava a fissarla. Lei, invece, si arrampicava sul suo ritratto, occhi ed epidermide solo per se stessa… e, come ogni donna che ride, ti incoraggiava a credere nell’umanità intera&#8230; che non è certo poco, al mondo d’oggi, dove essere infelici è diventato quasi un dovere.</p>
<p>Ma quel loro inseguirsi e desiderarsi, lo sentivo, era solo finzione. Si provocavano a vicenda, per vedere fino a che punto sarebbero riusciti a perpetrare quel sogno. Nonostante ciò, io non fui mai neppure lontanamente sfiorato dal suo sguardo. Ero per lei, probabilmente, uno degli innumerevoli ammiratori che aveva collezionato nella sua vita. Ma ciò non cambiava assolutamente nulla a quanto provavo per lei. Anzi, come la religiosa promessa dell’al di là, era così irresistibile proprio perché irraggiungibile.</p>
<p align="center">***</p>
<p>Ci sono diversi modi d’amare, credo. Ma tutti si muovono tra due (inevitabili) estremi. Il primo, molto femminile (istinto materno pervertito), è l’amore invasivo, quello che cerca di accudire, e nei casi più estremi di salvare, la persona amata.</p>
<p>Io, solo-io, solo-con-me, solo-appoggiato-a-me, solo-con-il-mio-aiuto, solo-con-la-mia-comprensione, solo-sotto-il-mio-sguardo. È un amore simile a un pianto, un pianto in cui la verità è in tutto ciò che le lacrime non dicono: il proprio autocompiacimento, la propria autoassoluzione (per questo ci si affeziona così facilmente alle proprie lacrime, perché ci fanno sentire  migliori).</p>
<p>Visto così – finché non ci sei dentro, e nessuno può dirsene immune –  è chiaro come questo non sia vero amore, ma un eccesso di vanità, che altro non è che l’avara patologia che affligge chi si vota costantemente al martirio.</p>
<p>Alla sponda opposta dell’oceano c’è invece l’amore contemplativo, o l’amore dei gatti. Come felini domestici, una natura docile impone a chi ama un vincolo padronale. Si è nelle mani di qualcuno, e non si capisce perché dovrebbe andare diversamente. Si dirà, allora, che un amore maturo è quello che riesce a trovare il giusto equilibrio tra i due estremi. Ma un amore se è maturo vuol dire che non è più tale, ma un tacito accordo di reciproca compagnia, un patto di non belligeranza per far scorrere via la vita senza eccessive scosse emotive. Si tirano i remi in barca, e non c’è neppure la solita corrente che spinga alla deriva.</p>
<p>Ricordo il salotto buono di mia nonna. Quello in cui non si poteva entrare, perché i mobili non si dovevano rovinare in attesa di ospiti che, in vent’anni, non mi è mai capitato di vedere (anche il tappeto veniva arrotolato affinché non si sgualcisse e, quand’ero bambino, sentivo che mi implorava d’essere calpestato come tutti i tappeti normali di questo mondo).</p>
<p>Sebbene ci battesse per poche ore al giorno, il sole era un altro grande escluso da quella stanza. La tapparella era sempre abbassata a metà, i vetri socchiusi. Era una specie di sottomarino, quella sala. Fuori, al posto dell’oceano, c’era il mondo intero. Una volta, però, entrando per prendere la mia mancetta settimanale, le caramelle al miele Ambrosoli, vidi muoversi qualcosa al suo interno. Un intruso: un impercettibile filo di vento scosse le bianchissime tende inamidate che credevo scolpite nel marmo come il Cristo velato.</p>
<p>Senza quel filo di vento, non avrei mai saputo che quell’immacolato pezzo di stoffa potesse prendere vita. E, senza quel sussulto, quel tremore di cotone vecchio e consunto, non mi sarei neppure accorto che nel sommergibile era entrato quel flutto d’ossigeno. Entrambi, in quell’attimo, sono stati la vicendevole conferma dell’esistenza dell’altro.</p>
<p>È questo a cui porta l’amore dei gatti: la vita diventa non concepibile nell’assenza dell’altro, perché più non esiste un altro. L’incrollabile fede nella persona amata, innesca l’universale nel particolare, che è il principio di quel senso religioso della vita oggi in via d’estinzione. In esso brilla il fugace lampo della verità. E se queste vi sembrano solo belle parole, pensate a uno come Zampanò, inavvicinabile e iroso: anche lui si è dovuto piegare di fronte a quella piccola manciata di puro amore a cui Fellini diede il nome di Gelsomina.</p>
<p align="center">***</p>
<p>Questo è l’amore che provavo per quella donna vestita di nero (dal primo istante che la vidi), e che, a dire il vero, forse ancora provo (mi è capito di rivederla un paio di volte negli ultimi anni. Bella e inavvicinabile come sempre; per lei il tempo sembra, letteralmente, essersi fermato).</p>
<p>Non ebbi, però, mai un&#8217;occasione per riuscire a parlarle, esprimere ciò che sentivo. Pensai anche di scrivere una lettera, ma a cosa sarebbe servito? Non l’avrebbe neppure letta, probabilmente. Insomma, vivevo per lei la vita dimessa delle tende da salotto di mia nonna, e di vento, tra i mille occhi socchiusi della tapparella, nemmeno l’ombra. Eppure ero felice, il mio amore era tale che saziarmi gli occhi del suo incanto era più che sufficiente per tenermi a bada l’anima.</p>
<p>Quella prima volta, restai lì seduto a guardala, con il suo compagno o il suo custode, ancora per un lasso di tempo che oggi non saprei più quantificare. Lui iniziava ad avere un’espressione terrificata: quel frammento di mattino lo aveva sconvolto, e il museo della brina di cui era l’unico proprietario e guardiano era ormai forzato al pubblico.</p>
<p>Poi, dopo un po’ di tempo la magia svanì, e il buio che li avvolgeva venne meno. Si accesero le luci. Finalmente riuscivo a vedere anche le altre persone che mi circondavano, persone semplici e quotidiane, con le loro giacche sulle spalle, le loro borsette da quattro soldi, i loro commenti incerti o ammirati.</p>
<p>Era 3 luglio del 2024, quel giorno. Ed era la prima volta che vedevo Anita Ekberg recitare ne <em>La dolce vita</em>. Il Nuovo Eden (ma il paradiso può invecchiare?) andava lentamente svuotandosi. Alla fine me ne restai solo in terza fila con i miei quindici anni.</p>
<p>Non mi ricordo a cosa stessi pensando mentre stavo lì in silenzio: al fatto che non c’è niente di più sconfortante di un luogo creato per accogliere la bellezza, rimasto vuoto e desolato? O forse pensavo che così doveva essere ogni amore finito? Se solo avessi potuto toccare un’altra misera volta il suo corpo perfetto con la mente&#8230;</p>
<p>Ancora non sapevo che nella vita non si può provare niente di più vero di un amore fugace. Ancora non sapevo che, nonostante tutti gli sforzi che avrei fatto per capirlo, non ne avrei mai cavato nulla di sensato. Perché, sebbene l’amore sia un maestro, non sa comunicare, né tantomeno educare.</p>
<p>Rimasi immobile per una decina di minuti, poi il custode venne a dirmi che dovevano chiudere. Mi avviai verso l’uscita della sala, avvolto dall’estasi che dà la tristezza, guardando i miei piedi muoversi automatici in avanti, uno dopo l’altro. Nella sala d’ingresso, le casse della filo diffusione diffondevano stridule sopra al vecchio pavimento le parole di Leohnard Cohen… I’d really like to live beside you, baby. I love your body and your spirit and your clothes. But you see that line there moving through the station? I told you, I told you, told you, I was one of those… Di certo non ne capii il significato, ma <em>sentivo</em> ciò che dicevano, e quella voce malinconica non fece altro che amplificare il mio sconforto. Poi spinsi il maniglione della porta d’ingresso, calpestai la scritta WELCOME del tappeto all’esterno, e il ronzio di ventre vuoto della città mi avvolse nuovamente, disegnando sul mio volto di ragazzo scostante e orgoglioso un sorriso beffardo, un graffio impetuoso e carminio.</p>
<p>Se, dal fortino della mia vecchiaia, posso dire che si conosce veramente chi si ama solo dopo avergli detto addio (perché una persona esiste solo quando si smette di sognarla), credo che, all’epoca, in quella reazione così inattesa e genuina,  semplicemente pensai che, di Anita Ekberg, in fondo non me ne importava un bel nulla: era stato solamente un grande abbaglio, un sortilegio perfetto, ineffabile.</p>
<p>Colto dall’euforia, iniziai a camminare senza meta, e non smisi di farlo per tutta la notte. I miei genitori, angosciati, mi cercarono per ore e ore. Furono avvertiti i carabinieri, e altre tipologie di forze dell’<em>ordine</em>. Io, sotto quel cielo urbano senza stelle, come il silenzio della domenica mattina vagabondai libero per le strade di Brescia.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5440" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/prima-alba-del-2013-in-piazza-loggia.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/lamore-ai-tempi-della-sua-riproducibilita-tecnica/">L&#8217;amore ai tempi della sua riproducibilità tecnica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Brescia nel 2074</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Dalmata]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 17:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sollevando lo sguardo, il Castello si staglia contro il cielo invernale. Sulla Torre Mirabella sventolano come sempre tre bandiere: quelle della città, della Confederazione Europea e del Grande Mercato. Mi trovo in via Crocifissa di Rosa, lungo la quale è appena passato il convoglio della linea 7 della metropolitana. Le luci natalizie scintillano sui lampioni e sugli edifici, anche se ormai pochissimi ricordano davvero la storia di questa festa. Un simpatico anziano mi ha raccontato, con un misto di riprovazione e nostalgia, i tempi in cui questa strada era ingolfata di automobili. Dice che da quando sono state messe fuori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sollevando lo sguardo, il Castello si staglia contro il cielo invernale.<br />
Sulla Torre Mirabella sventolano come sempre tre bandiere: quelle della città, della Confederazione Europea e del Grande Mercato.<br />
Mi trovo in via Crocifissa di Rosa, lungo la quale è appena passato il convoglio della linea 7 della metropolitana.<br />
Le luci natalizie scintillano sui lampioni e sugli edifici, anche se ormai pochissimi ricordano davvero la storia di questa festa.<br />
Un simpatico anziano mi ha raccontato, con un misto di riprovazione e nostalgia, i tempi in cui questa strada era ingolfata di automobili.<br />
Dice che da quando sono state messe fuori legge – son passati ormai quarantacinque anni – gli capita di rivedere in se stesso la figura del nonno che gli raccontava delle carrozze lungo Borgo Trento.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Scansione dell'iride" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/iride.jpg" alt="Brescia nel 2074, scansione dell'iride" width="300" border="0" />Mi sento disorientato: è passato ormai un anno da quando avrei ‘perso la memoria’ e sono stato ritrovato tremante e spaventatissimo dietro una colonnina di riconoscimento dell’iride in Piazza della Nuova Vittoria &#8211; “vestito in modo assurdo, vecia”, si dicevano delle ragazze che curiosavano, “roba che non si vedeva da almeno quarant’anni”.</p>
<p>Ho conservato la foto che mi fece la Polizia Generale, e ogni volta che la guardo concludo di essere andato a una festa in maschera quella sera, e di aver bevuto troppo.<br />
Non c’è nessun’altra spiegazione per il modo in cui ero conciato: cravatta, barbare scarpe ricavate da pelle di animali, una ridicola giacca con i bottoni anziché con le bande magnetiche, priva di qualsiasi connessione ottica.<br />
Persino un paio di occhiali.<br />
Occhiali?!?<br />
Da morir dal ridere.<br />
In tasca avevo una scatoletta &#8211; tecnologia obsoleta e patetico display preistorico. Una roba nera e deprimente. Me ne han fatto vedere qualcuno al Museo, li si usava per parlarsi a distanza.<br />
Allora servivano oggetti esterni al corpo per farlo.<br />
Perché andavo in giro con un vecchiume del genere?</p>
<p>Ancora non son riuscito a ricordarmi chi sono: nonostante l’indubbio accento bresciano, nessuno in città sembra avermi mai visto prima.<br />
D’accordo con le autorità ho scelto per me il nome Faustino Speri.<br />
Passo giorni interi a camminare fissando la gente nella speranza che qualcuno si ricordi di me.<br />
La mia iride non risulta nella Banca Dati Centrale: sono l’unico in tutto il Dipartimento dell’Italia A, cioè cinquanta milioni di persone – quattro di origine europea, dieci di origine cinese, quindici di origine araba, sei di origine africana e quindici milioni a sangue misto.<br />
Impossibile capire chi io sia, da dove venga o perché la mia memoria sia così danneggiata.<br />
Non c’è traccia di me da nessuna parte.<br />
L’unico fremito in questo senso l’ho provato in un paio di occasioni in cui ho incrociato un ragazzo sempre un po’ scuro in volto, che mi assomigliava in modo inquietante &#8211; ovviamente si trattava solo di suggestione.</p>
<p>Ogni tanto, inspiegabilmente, ricorro a un lessico ormai in disuso.<br />
Ho visto spesso i miei interlocutori strabuzzare gli occhi quando ho pronunciato parole come “cimitero”, “inquinamento”, “pensione”, “straniero”, “fede”, “lavoro”.<br />
Nemmeno io so spiegare perché mi vengano in mente parole che si trovano solo nel vocabolario come forma di antiquariato.</p>
<p>Vado spesso a camminare nello storico quartiere del Càrmen.</p>
<p>C’è sempre una quiete straordinaria – è l’unico luogo del centro dove non sia necessario ricorrere alla barriera magnetica insonorizzante alle finestre per dormire.<br />
Non c’è nulla lì che non siano bei palazzi appisolati.<br />
Quando chiedo come ci si sia riusciti mi dicono sempre che è una storia lunga e lontana nel tempo, che nessuno ricorda più nel dettaglio.<br />
Una volta, nelle sere dei weekend, qui si concentravano tutti i bighelloni e i casinisti della città, dicono.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="la pizza di birbes" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/birbes.jpg" alt="la pizza di birbes" border="0" />Mi piace andare a mangiare la pizza in una forneria del centro, una pizza particolare, che sa vagamente di birra, dall’ingrediente segreto. Alla cassa c’è una donna incredibilmente vecchia – la leggenda vuole che abbia più di 150 anni, ma mi sembra un po’ strano.<br />
Tende la mano ossuta piena di anelli per darti il lettore ottico di falangi per il credito con la stessa verve che immagino avesse ottant’anni fa.</p>
<p>Ho visitato il Museo Fotografico della Città, stupendomi ogni volta per la bellezza dell’inceneritore: era necessario abbatterlo? Non bastava spegnerlo perché ormai non serviva più?<br />
Mi son fatto grandi risate apprendendo che il Monastero di Sant’Eufemia, da decenni il più bello spazio comunitario della città, era stato trasformato in un demenziale museo dell’auto in cui non entrava mai nessuno.</p>
<p>Mi piace camminare qua e là per la città, anche se non siamo rimasti in molti a farlo, perché quella odiosa tavoletta magnetica che si mette sotto i piedi, senza ruote ed autoguidante, soddisfa troppo i pigri.<br />
Cammino spesso nei giardini di Canton Mombello, l’ex-Carcere, specialmente nelle sere d’estate.<br />
Son passati solo quarant’anni dalla Riforma Penale, eppure sembra incredibile che nel nostro secolo esistesse ancora una galera.<br />
Oggi, dopo la condanna, la macchinetta del giudice toglie dalla Fedina Microchip gli anni di pena decretati dal magistrato, e via.<br />
Per un omicidio si sottraggono settant’anni di vita &#8211; un bel deterrente, visto che l’Interruttore della Vita scatta al compimento dei centotrenta.<br />
Una prigione&#8230; Vien da sorridere a pensarci.</p>
<p>Lì vicino c’è il Mercato di piazzale Arnaldo – specializzato in frutta.<br />
Le siùre mi han spesso raccontato che una volta i frutti erano tutti diversi tra loro. Ogni mela era diversa dall’altra? In che senso?<br />
Non sono mai riuscito a capire. Mancherò di immaginazione.</p>
<p>In alto sulla piazza da qualche mese campeggia l’ologramma pubblicitario della Playstation 10.</p>
<p>Il Podestà dispone che i giovani fumino almeno un grammo di marijuana al giorno.<br />
A Casazza, nella Black Street, in tutti i parchetti regna la noia e un senso di stanchezza, ma i sorveglianti sono implacabili – bisogna fumare anche se non se ne ha voglia.<br />
I genitori ogni mattina validano la tessera dei figli con lo sguardo, obbligandoli al salutare rito del Rilassamento di Stato.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="memory jacket" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/memory_small.jpg" alt="memory jacket" width="350" border="0" />Queste righe che sto proiettando con la mente sul mio display neurale sono illegali, quindi le imprimo di nascosto nella memoria della mia giacca (modificata da un amico hacker) e cancello tutto dal display dopo ogni frase: l’autobackup nella Memoria Ufficiale ha luogo ogni trenta secondi.<br />
Da quasi trent’anni è vietato scrivere qualcosa che non sia una lista o un’analisi – pochissimi sentono la mancanza di cose un po’ patetiche come la poesia o la narrativa.<br />
I classici come Tolstoj, Balzac, Manzoni, Dante o Fabio Volo sono letture obbligatorie: hanno già detto tutto ciò che c’era da dire, e quindi il Parlamento del Grande Mercato ha deciso che sarebbe stato inutile e dannoso aggiungere altre, trascurabili idee.<br />
Questo vale anche per i partiti politici e gli spettacoli.</p>
<p>Tra qualche mese c’è una ricorrenza straordinaria: il Centenario della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_della_Loggia" target="_blank">Strage</a>.<br />
Sharifa Gaffurini, la bimba dei miei vicini di casa, la sera del 27 maggio dello scorso anno ha bussato alla mia porta. Da più di cinquant’anni, la sera della vigilia, i bambini delle scuole elementari suonano alle porte dei vicini per raccontare l’incredibile storia della Bomba.<br />
Non so se mi sconvolge di più che ci fosse gente disposta ad uccidere per motivi politici oppure il fatto che la politica in quegli anni esistesse ancora.<br />
Sharifa sa raccontare molto bene la storia.<br />
L’esplosione.<br />
I morti e i feriti.<br />
Gli anni bui dei depistaggi e dei processi inutili.<br />
La svolta del 2014 e la condanna di tutti e duecento i responsabili diretti e indiretti.<br />
Le lacrime dei sopravvissuti.<br />
Ho ringraziato la bambina per il suo bel racconto.</p>
<p>Il giorno dopo ho portato un fiore in piazza Loggia.<br />
L’ho aggiunto all’altissimo mucchio che ricopriva il piedistallo di una bella statua in bronzo.<br />
Raffigura Manlio Milani, amatissimo ultimo Presidente della Repubblica Italiana prima che questa si sciogliesse per sempre nella Confederazione.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="il brescia vince lo scudetto" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/cyborg_brescia_small.jpg" alt="il brescia vince lo scudetto" border="0" />In certe sere mi agito un po’, combattendo con un fatto che sta lì davanti ai miei occhi.<br />
Nonostante i miei sforzi purtroppo non ricordo di esser stato presente in quel momento, che però sembra proprio esserci stato.<br />
Incredibile.<br />
Guardo la maglia blu con la V bianca appesa al muro di fronte a me, e mi dico che sì, quel pezzo di stoffa bianco rosso e verde sul petto è davvero cucito in linea con la Leonessa rampante, e io non sto sognando.<br />
È successo davvero.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-810" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2012/12/brescia-nel-2074.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/brescia-nel-2074/">Brescia nel 2074</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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