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	<title>Alfredo Bonera, Autore a odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Secco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 12:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secco. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no. Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere. Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta. Ma a lui bastava. Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Poi conobbe lei. Era una ragazzina, quando la incontrò. Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Secco.<br />
</strong>Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.<br />
Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no.<br />
Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere.<br />
Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta.</p>
<p>Ma a lui bastava.</p>
<p>Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato.<br />
Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.</p>
<p>Poi conobbe lei.<br />
Era una ragazzina, quando la incontrò.<br />
Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada.</p>
<p>E un pomeriggio estivo, di quelli in cui non trovi neanche un semaforo rosso,<br />
le raccontò la sua vita, le sue corse, le sue notti, la sua strada, le sue bevute.</p>
<p>Dopo averle detto tutto la guardò negli occhi, le carezzò le guance con tutte due le mani,<br />
scese sul collo e cominciò a stringere forte.</p>
<p>Lei fu colta di sorpresa, lui stringeva troppo forte.<br />
Soffocò. La spogliò, là dove si trovavano, mise mano ai pantaloni e la chiavò.</p>
<p>Ricominciò ad uscire di notte, a giocare a pallone, a correre per trovare la strada e a bere.<br />
E se qualcuno parlava con lui, non lo faceva una seconda volta.<br />
Ma a lui bastava.</p>
<p>Da “<em>Come il morso di un cane</em>”, 2011, Alfredo Bonera©2011.</p>
<p>P.S.: Ciò che Emoziona Te, Emoziona anche Me?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26430" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/secco.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/secco/">Secco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>E già non è più buio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 12:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, vero, profondo bacio. Come se in quel momento trovassero sfogo anni di assoluta inattività amorosa e sessuale.</p>
<p>Lei era perfetta. Per me, intendo, non certo perché senza difetti; insieme stavamo bene, comodi, in sintonia. Arrivammo a convivere, a condividere magliette sporche e calzini sparsi per casa, mutande ritrovate per caso nelle tasche di giacche pesanti e dentifrici seccati per colpa di tappi perduti. Persino le piante sembravano gioire per noi, e fiorivano, come tutti quegli arcobaleni generati dai suoi occhi. Io ero felice, davvero, rapito dalla sua freschezza, dal suo modo di vedere la vita come un dono. Ci si consuma donandosi, e noi respiravamo appieno la nostra comune follia. Dipingevo, anche il suo corpo, e le sue dita intrise di colore disegnavano sul mio parole d&#8217;intesa, quella che soltanto due persone desiderose di amarsi sanno e possono dirsi, anche senza parlarsi.</p>
<p>Quel giorno faceva caldo, lei credeva che vivere senza sporcarsi le mani era come dipingere senza usare i colori, e ci andò. Corteo contro una classe dirigente ipocrita, interessata soltanto ai propri privilegi. Faceva caldo, io dovevo lavorare e lei sfilò in quel corteo. Perché si scateni, la violenza, basta poco. Un semplice sasso raccolto dal ciglio della strada. Lanciato da qualcuno troppo istintivo, impulsivo. Le forze dell&#8217;ordine ne mandarono cinque o sei, all&#8217;ospedale. Un paio ridotti in fin di vita. Lei era fra questi. Telefonate, corse, rincorse, e pensieri che s&#8217;inceppano, si perdono, troppi, tutti insieme. Non faccio in tempo, però, e quando arrivo non c&#8217;è più. Soltanto il suo corpo ricomposto in qualche modo. Soltano i miei ricordi e la sua voce che rimbomba dentro. &#8220;Tieni la mia mano nella tua, e la paura non c&#8217;è più&#8221;, diceva, a volte, svegliandomi di notte. La paura di non potersi donare, di non trovare un senso a questa vita faticosa, ingannevole. E, stringendole la mano, dormivamo senza più paure. Consapevoli che non sentirsi soli può farci davvero vivi.</p>
<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo; ora, quel freddo, non lo sento più.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26400" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/buio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-gia-non-e-piu-buio/">E già non è più buio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Provocatio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2014 12:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare di matrimoni gay, e in alcuni paesi è già una realtà. Per la Chiesa, però, e non soltanto quella Cattolica, questo tipo di unioni non sono considerate. Come se l’amore fosse una questione di pene e di vagina, e non un fatto legato ai sentimenti che legano gli uomini e le donne o gli uomini e gli uomini o le donne e le donne. Insomma, alla fine ognuno vive la propria sessualità come meglio crede, ma se questo può voler dire matrimonio fra gay, la Chiesa non ci sta. Tralasciando i gusti che sono sacrosanti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare di matrimoni gay, e in alcuni paesi è già una realtà. Per la Chiesa, però, e non soltanto quella Cattolica, questo tipo di unioni non sono considerate. Come se l’amore fosse una questione di pene e di vagina, e non un fatto legato ai sentimenti che legano gli uomini e le donne o gli uomini e gli uomini o le donne e le donne. Insomma, alla fine ognuno vive la propria sessualità come meglio crede, ma se questo può voler dire matrimonio fra gay, la Chiesa non ci sta.</p>
<p>Tralasciando i gusti che sono sacrosanti per tutti, perché ognuno ha il proprio e sceglie se una cosa gli piace o no in base a quello, ed è un diritto, credo semplicemente nell’amore, in quell’energia che unisce due persone e che li rende liberi da ogni costrizione o impedimento, dando un senso compiuto al bisogno che ognuno ha di donarsi. E questo, secondo me, vale indistintamente per tutti, non è esclusiva degli etero, dei “normali”. Che poi questo amore lo si voglia suggellare con un matrimonio, che non è soltanto una cerimonia ma qualcosa di civilmente più profondo, che problema è? Due gay non possono essere salvati? Non possono credere in Dio?</p>
<p>Sono etero, personalmente, ma difendo il diritto che ognuno di noi ha di vivere liberamente la propria identità e di manifestarlo senza dover subire torti, incomprensioni, violenze. Vogliamo vivere in una civiltà democratica, aperta, libera, e ci perdiamo in gesti discriminanti verso una diversità che, in fondo, ci appartiene, è comune, è normale; ognuno di noi non è forse libero di scegliere ciò che preferisce essere, ciò che vuole fare, nel rispetto degli altri? Che odio può infondermi vedere due persone dello stesso sesso che si amano e lo manifestano apertamente? L’amore non è forse uno dei sentimenti più grandi e belli che noi esseri umani proviamo? E poi: Dio ha forse un’identità sessuale precisa? E’ etero per forza? I preti non hanno gusti sessuali? E, se predicano l’amore universale, l’amore che va oltre qualsiasi impedimento o problema, perché non ammettono la loro diversità? Non è forse contro natura anche la loro scelta di rinunciare ad amare una donna e a generare una nuova vita?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26370" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/gay.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/provocatio-sul-matrimonio-gay/">Provocatio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Donne. Mela(vigliose).</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 11:04:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mi permetto di replicare all’articolo “Uomini. Pare(ri)” di Valentina sofisticata Verga. Senza polemica, ma con tanta stima, rispetto ed un pizzico di ironia. Spero non me ne voglia. Che la donna ascolta la radio ad un volume più basso del nostro, così da coprire le canzoni stonando a squarciagola. Che chiude le ante degli armadi e non sbatte le porte, ma lascia vestitini, calze sporche e autoreggenti in giro per casa. Che non chiude il tubetto del dentifricio. Pare. Che ricorda le date importanti, che si vede piena di difetti fisici e, spesso, impedisce al suo uomo di vivere. Che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di replicare all’articolo <a href="http://www.odiopiccolo.com/uomini-pareri/" target="_blank">“<em>Uomini. Pare(ri)</em>” di Valentina sofisticata Verga</a>. Senza polemica, ma con tanta stima, rispetto ed un pizzico di ironia. Spero non me ne voglia.</p>
<p>Che la donna ascolta la radio ad un volume più basso del nostro, così da coprire le canzoni stonando a squarciagola. Che chiude le ante degli armadi e non sbatte le porte, ma lascia vestitini, calze sporche e autoreggenti in giro per casa. Che non chiude il tubetto del dentifricio. Pare. Che ricorda le date importanti, che si vede piena di difetti fisici e, spesso, impedisce al suo uomo di vivere. Che ci vede bene, da lontano e da vicino, e ha un olfatto perfettamente funzionante. Che si siede pensando di trovarsi sul set di “<em>Basic Instinct</em>” nella scena dell’interrogatorio anche se indossa dei jeans. Che se non è fedele è colpa del suo uomo. Pare. Che non separa l’amore dal sesso, se soddisfatta. Che l’ombrello lo tiene in macchina, ma non lo usa e se la prende con gli uomini che ne hanno orrore, e non li usano. Sono state dal parrucchiere apposta. Pare. Che aspira alla verità attraverso la virtù. Che la virtù te la fa sudare almeno un paio di cene compresi aperitivi prima e gli after dinner dopo. Che non è fragile, ma emancipata. Che è libera di fare ciò che vuole ma sacrifica la sua libertà per amore. Pare. Che ti chiede “<em>come stai?</em>” ma non ascolta come stai. Pare. Che non pensa all’erezione del suo compagno, tanto c’è il Viagra. Al limite l’istruttore della palestra. Che prova miliardi di vestiti e ne compra due, tre. Prima ci deve pensare. Che se ne compra di più sta perdonando il suo compagno. Pare. Che lascia che il suo uomo porti a spasso il bimbo, così può depilarsi le gambe e telefonare alle sue amiche, tutte, una dopo l’altra o in video conferenza. Che se rientrano prima c’è da portare fuori il cane. Che se non chiama la mamma è un dramma. Che il mondo gira intorno a lei, ai suoi desideri, alla sua parrucchiera e al suo altruismo. Pare. Che aspira alla tranquillità, ma poi la chiama noia. Che fa tutto da sola, ma per colpa tua. Che tutte meritano di essere studiate. Sempre, come le stelle: perché lo sono. Perché l’uomo non può vivere senza. Pare. Perché, nonostante tutto, basta poco per condividere una felicità possibile soltanto se condivisa. Tutto compreso. Che è solo una questione di natura, ma poi diventa molto di più. Se lo si vuole, naturalmente. Che senza Eva, l’uomo, si aggirerebbe ancora oggi nervosamente intorno all’albero della conoscenza del bene e del male; e non sarebbe libero. Pare.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26340" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/donne.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/donne-melavigliose/">Donne. Mela(vigliose).</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Un soffio caldo nel vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 16:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo dico subito: sono stata prigioniera ad Auschwitz. Mi chiamo Elisa, e faccio la giornalista. Ho vissuto sulla pelle gli orrori nazisti, e per me l’amore ha sempre avuto il dolce viso di una donna che, però, era felicemente sposata; quante interminabili notti vissute guardando le stelle pensando a lei! Un giorno, un mio collaboratore, mi chiama e mi dice che ha rintracciato uno dei miei aguzzini del lager e mi conferma che, con una scusa burocratica, avevamo appuntamento con lui, a casa sua. Non voglio piangere, forse però è meglio non farlo di fronte a lui. Porto con me [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo dico subito: sono stata prigioniera ad Auschwitz. Mi chiamo Elisa, e faccio la giornalista. Ho vissuto sulla pelle gli orrori nazisti, e per me l’amore ha sempre avuto il dolce viso di una donna che, però, era felicemente sposata; quante interminabili notti vissute guardando le stelle pensando a lei!</p>
<p>Un giorno, un mio collaboratore, mi chiama e mi dice che ha rintracciato uno dei miei aguzzini del lager e mi conferma che, con una scusa burocratica, avevamo appuntamento con lui, a casa sua. Non voglio piangere, forse però è meglio non farlo di fronte a lui. Porto con me la sconfitta di chi è stato ridotto ad essere il numero di un corpo da sfruttare in qualsiasi modo possibile. Guardo il tatuaggio sul mio braccio, lo tocco, come faccio spesso, quasi fossero quei numeri a rendermi viva. Sono ancora prigioniera di quel campo e, nonostante siano passati decenni, non ho mai smesso di sentire forte le urla di quei macellai, il dolore della loro violenza, e così piango forte, in preda ad un dolore ancora vivo e potente. L’orrore vissuto in quel campo è presente ogni giorno, in ogni pensiero, azione, non mi lascia mai. Le grida di chi veniva torturato, picchiato, ucciso, l’odore dei corpi in decomposizione, quello della carne che brucia, il sibilo dei proiettili sparati a bruciapelo soltanto per ricordarci che le nostre non vite erano appese ai loro capricci, e poi il respiro di quegli animali che ogni giorno mi picchiavano, mi violentavano, mi umiliavano, costringendomi a fare tutto ciò che passava loro per la testa. Ricordi impressi nella carne, fin dentro le ossa, una prigionia senza fine.</p>
<p>Un sondaggio del comune per assegnare una pensione. Con questa scusa mi ritrovo di fronte a lui, ormai vecchio e affaticato. Fuori, ben nascoste, le forze dell’ordine attendevano il momento giusto per entrare ed arrestarlo.  Mi guarda spesso mentre il mio collaboratore gli domanda del suo passato. So che mi ha riconosciuta, lo sento, i suoi occhi trasmettono un brivido ghiacciato doloroso.</p>
<p><em>“So chi sei, puttanella, e so che alla fine di questa discussione verrò arrestato, li vedo i poliziotti là fuori. L’ho capito perché mai nessuno mi ha fatto domande così sciocche come quelle che mi stai facendo tu. Alla fine si sono capovolti i ruoli, vero? Ora è la mia vita ad essere nelle tue mani&#8230;”</em></p>
<p>Sento il bisogno di vomitare, e allo stesso tempo di sparargli un solo colpo in fronte, proprio come faceva lui nel campo assecondando i suoi umori.</p>
<p><em>“Non so come m’avete trovato, ma ora siete qui e volete una confessione che non tarderò a darvi. Ormai sono vecchio, e non ho altro che i miei ricordi, posso anche vivere quel poco che mi resta coccolato nelle vostre prigioni. Ora volete che confessi, che vi dica che mi sono arruolato nell’esercito per sfuggire alla povertà, e che facendo carriera mi ritrovai in quel campo, nel tuo campo, Elisa, è il tuo nome, vero? Ho sempre avuto un’ottima memoria. Non ero che un militare, e gli ordini non si discutono, e di questo non potete farmene una colpa. Avevano deciso l’eliminazione, ormai sapete tutto, in quel campo erano pochi quelli che avevano ancora forze per lavorare… ”</em></p>
<p>Non posso trattenermi. Mi alzo in piedi e mi metto a urlare.</p>
<p><em>&#8220;Per questo uccidevate la gente secondo i vostri capricci? Per questo non ci nutrivate, ci picchiavate di continuo, violentandoci, torturandoci come più vi divertiva? Solo perché in guerra gli ordini non si discutono?”</em></p>
<p>“<em>Eravamo una massa di militari affamati, da mesi non avevamo contatti con la famiglia, con le donne, sempre al fronte, a combattere, e una volta sistemati in quel campo sfogammo con una rabbia senza freni tutti i nostri istinti più bassi …”</em></p>
<p>Gli do uno schiaffo, il mio collaboratore mi prende per le braccia e mi aiuta a sedermi. Lui è impassibile, calmo.</p>
<p><em>“Puoi picchiarmi quanto vuoi, cara, non ti servirà a nulla. Sono un vecchio che non può più difendersi, ormai. La vita che ho fatto è quella che ho voluto fare, sempre. Ma tu, Elisa, sei condannata, lo eri allora e lo sei oggi; condannata al dolore, ai ricordi, i tuoi incubi. Sai benissimo chi sei, se sfiori il tuo avambraccio. Non sarai mai libera come lo eri prima della guerra, anzi, dovresti essermi grato, saresti morta in poche settimane se non ti avessi preso come cameriera!”</em></p>
<p>Un lampo di luce accecante m’investe appieno, scatenando l’ultima folle ed energica rabbia che possiedo. Tutto l’odio che covava in me silenzioso. Prendo il revolver che ho nella borsa, guardo il mio aguzzino con un sorriso sprezzante e, con una calma mai avuta gli rivolsi, per l’ultima volta, la parola.</p>
<p><em>“La guerra è solo dolore che si aggiunge al dolore innato che sopportiamo, ma la tua follia è quella di chi non è uomo, di chi non lo è abbastanza da battersi per una dignità che perdiamo ogni volta ci si prospetta un guadagno, un profitto sterile perché ottenuto con la violenza, con il sopruso, sulla pelle di chi rispetta la vita e l’alto valore che dovrebbe avere. Hai ragione, non sarò mai libera, sarò sempre prigioniera di quel campo, di te, di tutto il male che siete riusciti a farmi, ma la verità è che siete voi i veri prigionieri, i veri schiavi di quel passato che nessuno più vuole ricordare, vedere, ammettere. Schiavi della vostra stessa violenza, di tutto il male che avete fatto, di tutti gli orrori di cui vi siete macchiati e che nessuno potrà cancellare, mai. La mia libertà è rimasta in quel campo, è vostra, prigioniera degli incubi che il sonno mi porta continuamente, ma ora, adesso, davanti a te, davanti al mondo che ci ascolta posso finalmente, e giustamente, riprendermela.”</em></p>
<p>Sento entrare i poliziotti, si fermano a pochi metri da me, urlano di abbassare l’arma. Li guardo, sorrido, poi guardo il vecchio, sorrido, e dopo aver tolto la sicura, m’infilo la pistola in bocca e sparo. Un colpo secco, deflagrante, e tutta la mia sofferenza, il mio dolore, i miei ricordi spariscono, sciogliendosi nell’aria sudicia di quella stanza. Sono libera, finalmente, di nuovo e per sempre; ora posso volare, sorridere, ed essere un soffio caldo nel vento.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-6000" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Auschwitz.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-soffio-caldo-nel-vento/">Un soffio caldo nel vento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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