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	<title>Il Dalmata, Autore a odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Vi porterei a cene sulle stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Dalmata]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 11:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla mia età mio padre aveva già una figlia di diciannove anni e uno di sette. Lei intraprendente giovane donna dei primi Ottanta, lui sdentatissimo, magrolino bimbo caschettato. Il babbo portava dei bei baffi folti, come molti a quei tempi, indossava giacche quadrettate e guidava con disinvoltura una Golf I bianca (che gli rubarono ripetutamente – erano anche gli anni dell’eroina). Nonostante non facessi parte di una famiglia numerosa, tutti i riti tradizionali e le conseguenti scampagnate nell’ovvio mi rassicuravano come un abbraccio troppo stretto, ma caldo e piacevole. Le generazioni proseguivano affiancate, senza soluzione di continuità. Mia nonna preparava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla mia età mio padre aveva già una figlia di diciannove anni e uno di sette.<br />
Lei intraprendente giovane donna dei primi Ottanta, lui sdentatissimo, magrolino bimbo caschettato.<br />
Il babbo portava dei bei baffi folti, come molti a quei tempi, indossava giacche quadrettate e guidava con disinvoltura una Golf I bianca (che gli rubarono ripetutamente – erano anche gli anni dell’eroina).<br />
Nonostante non facessi parte di una famiglia numerosa, tutti i riti tradizionali e le conseguenti scampagnate nell’ovvio mi rassicuravano come un abbraccio troppo stretto, ma caldo e piacevole.<br />
Le generazioni proseguivano affiancate, senza soluzione di continuità.<br />
Mia nonna preparava per tali occasioni, sferruzzando sulla sua poltrona in velluto verde, dei micidiali maglioncini tirolesi, quelli con dei testicoli lanosi appesi al colletto, aderentissimi, irritanti oltre ogni immaginazione, improponibili in pubblico nell’era delle <em>marche</em> e delle felpe serigrafate.<br />
Li indossavo per farla contenta, sofferente ed eroico. A molti anni di distanza le chiesi perché lei, fiorentina purosangue, avesse questa bizzarra fissazione per la moda alla Franz Joseph.<br />
“<em>Pensavo piacesse a te</em>” fu l’indimenticabile risposta.</p>
<p>Con tutti i difetti del caso, ho sempre avuto ben chiaro il senso della famiglia, del passaggio di testimone, del dialogo generazionale, del trasmettersi qualcosa, anche se spesso non era ben chiaro che ci fosse mai da trasmettersi.<br />
Oggi, guardandomi intorno, devo mestamente riscontrare una sterilità metaforica e letterale di una parte della mia generazione.<br />
I miei amici, o perlomeno la maggior parte di loro, non sono sposati e non hanno figli, è un fatto.<br />
Il sottoscritto compreso.<br />
La cosa fino a qualche anno fa mi faceva sorridere, sotto sotto me ne compiacevo anche, forse in un malinteso senso della non-banalità. <em>Ah, io sì che sono libero!<br />
</em>Oggi invece la constatazione è un po’ amara.<br />
Kierkegaard, in ‘<em>Aut-Aut</em>’ se non erro, sosteneva che ci sono tre possibili fasi nella vita dell’uomo.<br />
(Via quelle facce annoiate, giuro che la faccio breve.)<br />
La prima è quella estetica: la felicità è fare quel che mi aggrada, che mi dà piacere, che mi fa godere.<br />
La seconda è quella etica: non faccio più solo quel che mi va, che trovo<em>bello</em>, ma capisco che esiste anche qualcosa che è <em>giusto</em> fare.<br />
E magari mi accorgo addirittura che esistono anche <em>gli altri</em> e, surprise!, anche loro hanno delle necessità.<br />
La terza è quella religiosa: le mie scelte non sono governate più solo da valori morali, ma da una visione della vita che trascende la quotidianità e la storia.<br />
Si può concordare o meno col cervelluto danese, ma è evidente che il problema principale, perlomeno in Italia, è la stasi collettiva di milioni di persone, ancorate alla fase adolescenziale della vita.</p>
<p>Tempo fa feci una patetica orazione anti-riproduttiva a una collega, tutta imperniata (l’orazione, non la collega) sul consueto nichilismo prêt-à-porter.<br />
<em>Non posso creare nuova vita in questo mondo infame!</em> (con involontaria, comica citazione da <em>Roma capoccia</em>&#8230;)<br />
<em>La paternità è un’impostura culturale!</em>(Sessantotto misto psicanalisi misto furberia)<br />
<em>Ci sono già milioni di bambini infelici al mondo!</em>(falso discorso pro-adozione, retorica di bassa lega)<br />
Lei mi guardò con un sopracciglio alzato, e liquidò la questione semplicemente, facendomi notare senza troppa acrimonia che avevo una visione appunto adolescenziale del fare figli.<br />
Mi arrabbiai moltissimo.<br />
Ovviamente aveva ragione lei.</p>
<p>Mi rivolgo agli amici maschi, quasi sempre in fuga da qualcosa, spesso terrorizzati dall’impegno, mai davvero rassegnati a una vita <em>normale</em>.</p>
<p>Parlo a me stesso, con due convivenze fallite alle spalle, un cane traumatizzato per via di un branco composto e frantumato e poi ricostruito e infine nuovamente sfasciato.<br />
Parlo a tutti noi e alle nostre compagne, che aspettiamo di avere seicento anni per avere figli, <em>perché sai il lavoro, eh ma le vacanze poi non le faremo più, chi ha detto che è obbligatorio?, hai presente quanto costano gli omogeneizzati?, voglio aspettare quella giusta</em> e così via.</p>
<p>Facciamo i Marty McFly de noàlter: prendiamo le foto di noi stessi da bambini, guardiamole e torniamo indietro nel tempo.<br />
Sì, certo, l’odore che c’era in casa dei nostri genitori, i quadri alle pareti, la moquette.<br />
Nostalgia, certamente.<br />
Non è questo il punto, tuttavia.<br />
Entriamo nella testa dei nostri spesso avventati, scriteriati genitori, e proviamo a farli ragionare con la logica apparentemente ultra-razionale di oggi.<br />
C’era la liberazione sessuale, la crisi energetica, la Guerra Fredda, la minaccia atomica, un’inflazione demenziale, la stagnazione sociale, nemmeno uno straccio di Sistema Sanitario Nazionale, il terrorismo rosso, nero e di Stato, i monocolore DC&#8230;<br />
La vedete la fotografia che sta sbiadendo?<br />
Lo vedete quell’allegro, sgangherato duenne in salopette e scarpine che scompare gradualmente dalla vista?<br />
Forse vi siete accorti che la nostra, alla fine, è banalmente una visione della vita che ha come conseguenza la negazione della vita stessa.<br />
Se avessero ragionato come noi, non esisteremmo.<br />
Fine della storia.</p>
<p><img decoding="async" class=" aligncenter" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/bambino-scompare.jpg" alt="" border="0" /></p>
<p>C’è una canzone di Piero Ciampi, tesa e cupa come forse solo lui in Italia ha saputo essere.<br />
Si chiama ‘Sporca estate’.<br />
Andatevela a cercare.<br />
Un pianoforte metafisico, la consueta voce che trasuda vino e intensità, alla fine anche degli archi – se dramma deve essere, che lo sia fino in fondo.<br />
Ecco che attacca la voce.<br />
<em>Figli, come mi mancate!</em><br />
Sembra la lettera di un padre ai bimbi lontani, forse per lavoro, forse perché la famigliola è in villeggiatura.<br />
Fa pensare alle vacanze sulla Riviera degli anni Sessanta.<br />
Poi si capisce che si tratta di tutt’altro.<br />
È il lamento di un uomo solo, un gaudente fallito, la presa di coscienza del vicolo cieco che rappresenta appunto la vita vissuta esteticamente, per dirla col buon Kierkegaard.<br />
È un urlo verso l’Assenza.<br />
La perfetta sintesi della sensazione che può darti tornare a casa e spalancare una porta sulla mancanza.</p>
<p>Se vi capita un buon tramonto, prendete l’auto e andate a farvi un giro, possibilmente in campagna.<br />
Non abbiamo vincoli, possiamo fare quel che ci pare.<br />
Mettete sullo stereo la canzone di Ciampi.<br />
Pensate alla foto che sbiadisce.<br />
Alzate il volume.<br />
Pensate a che punto della vostra vita siete arrivati.<br />
Se non vi si stringe almeno un po’ la gola vi porto a mangiare fuori, offro io.</p>
<p><em>Figli, vi porterei a cena sulle stelle<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5280" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/vi-porterei-a-cena-sulle-stelle.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/vi-porterei-a-cene-sulle-stelle/">Vi porterei a cene sulle stelle</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Brescia nel 2074</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Dalmata]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Dec 2012 17:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sollevando lo sguardo, il Castello si staglia contro il cielo invernale. Sulla Torre Mirabella sventolano come sempre tre bandiere: quelle della città, della Confederazione Europea e del Grande Mercato. Mi trovo in via Crocifissa di Rosa, lungo la quale è appena passato il convoglio della linea 7 della metropolitana. Le luci natalizie scintillano sui lampioni e sugli edifici, anche se ormai pochissimi ricordano davvero la storia di questa festa. Un simpatico anziano mi ha raccontato, con un misto di riprovazione e nostalgia, i tempi in cui questa strada era ingolfata di automobili. Dice che da quando sono state messe fuori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sollevando lo sguardo, il Castello si staglia contro il cielo invernale.<br />
Sulla Torre Mirabella sventolano come sempre tre bandiere: quelle della città, della Confederazione Europea e del Grande Mercato.<br />
Mi trovo in via Crocifissa di Rosa, lungo la quale è appena passato il convoglio della linea 7 della metropolitana.<br />
Le luci natalizie scintillano sui lampioni e sugli edifici, anche se ormai pochissimi ricordano davvero la storia di questa festa.<br />
Un simpatico anziano mi ha raccontato, con un misto di riprovazione e nostalgia, i tempi in cui questa strada era ingolfata di automobili.<br />
Dice che da quando sono state messe fuori legge – son passati ormai quarantacinque anni – gli capita di rivedere in se stesso la figura del nonno che gli raccontava delle carrozze lungo Borgo Trento.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Scansione dell'iride" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/iride.jpg" alt="Brescia nel 2074, scansione dell'iride" width="300" border="0" />Mi sento disorientato: è passato ormai un anno da quando avrei ‘perso la memoria’ e sono stato ritrovato tremante e spaventatissimo dietro una colonnina di riconoscimento dell’iride in Piazza della Nuova Vittoria &#8211; “vestito in modo assurdo, vecia”, si dicevano delle ragazze che curiosavano, “roba che non si vedeva da almeno quarant’anni”.</p>
<p>Ho conservato la foto che mi fece la Polizia Generale, e ogni volta che la guardo concludo di essere andato a una festa in maschera quella sera, e di aver bevuto troppo.<br />
Non c’è nessun’altra spiegazione per il modo in cui ero conciato: cravatta, barbare scarpe ricavate da pelle di animali, una ridicola giacca con i bottoni anziché con le bande magnetiche, priva di qualsiasi connessione ottica.<br />
Persino un paio di occhiali.<br />
Occhiali?!?<br />
Da morir dal ridere.<br />
In tasca avevo una scatoletta &#8211; tecnologia obsoleta e patetico display preistorico. Una roba nera e deprimente. Me ne han fatto vedere qualcuno al Museo, li si usava per parlarsi a distanza.<br />
Allora servivano oggetti esterni al corpo per farlo.<br />
Perché andavo in giro con un vecchiume del genere?</p>
<p>Ancora non son riuscito a ricordarmi chi sono: nonostante l’indubbio accento bresciano, nessuno in città sembra avermi mai visto prima.<br />
D’accordo con le autorità ho scelto per me il nome Faustino Speri.<br />
Passo giorni interi a camminare fissando la gente nella speranza che qualcuno si ricordi di me.<br />
La mia iride non risulta nella Banca Dati Centrale: sono l’unico in tutto il Dipartimento dell’Italia A, cioè cinquanta milioni di persone – quattro di origine europea, dieci di origine cinese, quindici di origine araba, sei di origine africana e quindici milioni a sangue misto.<br />
Impossibile capire chi io sia, da dove venga o perché la mia memoria sia così danneggiata.<br />
Non c’è traccia di me da nessuna parte.<br />
L’unico fremito in questo senso l’ho provato in un paio di occasioni in cui ho incrociato un ragazzo sempre un po’ scuro in volto, che mi assomigliava in modo inquietante &#8211; ovviamente si trattava solo di suggestione.</p>
<p>Ogni tanto, inspiegabilmente, ricorro a un lessico ormai in disuso.<br />
Ho visto spesso i miei interlocutori strabuzzare gli occhi quando ho pronunciato parole come “cimitero”, “inquinamento”, “pensione”, “straniero”, “fede”, “lavoro”.<br />
Nemmeno io so spiegare perché mi vengano in mente parole che si trovano solo nel vocabolario come forma di antiquariato.</p>
<p>Vado spesso a camminare nello storico quartiere del Càrmen.</p>
<p>C’è sempre una quiete straordinaria – è l’unico luogo del centro dove non sia necessario ricorrere alla barriera magnetica insonorizzante alle finestre per dormire.<br />
Non c’è nulla lì che non siano bei palazzi appisolati.<br />
Quando chiedo come ci si sia riusciti mi dicono sempre che è una storia lunga e lontana nel tempo, che nessuno ricorda più nel dettaglio.<br />
Una volta, nelle sere dei weekend, qui si concentravano tutti i bighelloni e i casinisti della città, dicono.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="la pizza di birbes" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/birbes.jpg" alt="la pizza di birbes" border="0" />Mi piace andare a mangiare la pizza in una forneria del centro, una pizza particolare, che sa vagamente di birra, dall’ingrediente segreto. Alla cassa c’è una donna incredibilmente vecchia – la leggenda vuole che abbia più di 150 anni, ma mi sembra un po’ strano.<br />
Tende la mano ossuta piena di anelli per darti il lettore ottico di falangi per il credito con la stessa verve che immagino avesse ottant’anni fa.</p>
<p>Ho visitato il Museo Fotografico della Città, stupendomi ogni volta per la bellezza dell’inceneritore: era necessario abbatterlo? Non bastava spegnerlo perché ormai non serviva più?<br />
Mi son fatto grandi risate apprendendo che il Monastero di Sant’Eufemia, da decenni il più bello spazio comunitario della città, era stato trasformato in un demenziale museo dell’auto in cui non entrava mai nessuno.</p>
<p>Mi piace camminare qua e là per la città, anche se non siamo rimasti in molti a farlo, perché quella odiosa tavoletta magnetica che si mette sotto i piedi, senza ruote ed autoguidante, soddisfa troppo i pigri.<br />
Cammino spesso nei giardini di Canton Mombello, l’ex-Carcere, specialmente nelle sere d’estate.<br />
Son passati solo quarant’anni dalla Riforma Penale, eppure sembra incredibile che nel nostro secolo esistesse ancora una galera.<br />
Oggi, dopo la condanna, la macchinetta del giudice toglie dalla Fedina Microchip gli anni di pena decretati dal magistrato, e via.<br />
Per un omicidio si sottraggono settant’anni di vita &#8211; un bel deterrente, visto che l’Interruttore della Vita scatta al compimento dei centotrenta.<br />
Una prigione&#8230; Vien da sorridere a pensarci.</p>
<p>Lì vicino c’è il Mercato di piazzale Arnaldo – specializzato in frutta.<br />
Le siùre mi han spesso raccontato che una volta i frutti erano tutti diversi tra loro. Ogni mela era diversa dall’altra? In che senso?<br />
Non sono mai riuscito a capire. Mancherò di immaginazione.</p>
<p>In alto sulla piazza da qualche mese campeggia l’ologramma pubblicitario della Playstation 10.</p>
<p>Il Podestà dispone che i giovani fumino almeno un grammo di marijuana al giorno.<br />
A Casazza, nella Black Street, in tutti i parchetti regna la noia e un senso di stanchezza, ma i sorveglianti sono implacabili – bisogna fumare anche se non se ne ha voglia.<br />
I genitori ogni mattina validano la tessera dei figli con lo sguardo, obbligandoli al salutare rito del Rilassamento di Stato.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="memory jacket" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/memory_small.jpg" alt="memory jacket" width="350" border="0" />Queste righe che sto proiettando con la mente sul mio display neurale sono illegali, quindi le imprimo di nascosto nella memoria della mia giacca (modificata da un amico hacker) e cancello tutto dal display dopo ogni frase: l’autobackup nella Memoria Ufficiale ha luogo ogni trenta secondi.<br />
Da quasi trent’anni è vietato scrivere qualcosa che non sia una lista o un’analisi – pochissimi sentono la mancanza di cose un po’ patetiche come la poesia o la narrativa.<br />
I classici come Tolstoj, Balzac, Manzoni, Dante o Fabio Volo sono letture obbligatorie: hanno già detto tutto ciò che c’era da dire, e quindi il Parlamento del Grande Mercato ha deciso che sarebbe stato inutile e dannoso aggiungere altre, trascurabili idee.<br />
Questo vale anche per i partiti politici e gli spettacoli.</p>
<p>Tra qualche mese c’è una ricorrenza straordinaria: il Centenario della <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_della_Loggia" target="_blank">Strage</a>.<br />
Sharifa Gaffurini, la bimba dei miei vicini di casa, la sera del 27 maggio dello scorso anno ha bussato alla mia porta. Da più di cinquant’anni, la sera della vigilia, i bambini delle scuole elementari suonano alle porte dei vicini per raccontare l’incredibile storia della Bomba.<br />
Non so se mi sconvolge di più che ci fosse gente disposta ad uccidere per motivi politici oppure il fatto che la politica in quegli anni esistesse ancora.<br />
Sharifa sa raccontare molto bene la storia.<br />
L’esplosione.<br />
I morti e i feriti.<br />
Gli anni bui dei depistaggi e dei processi inutili.<br />
La svolta del 2014 e la condanna di tutti e duecento i responsabili diretti e indiretti.<br />
Le lacrime dei sopravvissuti.<br />
Ho ringraziato la bambina per il suo bel racconto.</p>
<p>Il giorno dopo ho portato un fiore in piazza Loggia.<br />
L’ho aggiunto all’altissimo mucchio che ricopriva il piedistallo di una bella statua in bronzo.<br />
Raffigura Manlio Milani, amatissimo ultimo Presidente della Repubblica Italiana prima che questa si sciogliesse per sempre nella Confederazione.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="il brescia vince lo scudetto" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/cyborg_brescia_small.jpg" alt="il brescia vince lo scudetto" border="0" />In certe sere mi agito un po’, combattendo con un fatto che sta lì davanti ai miei occhi.<br />
Nonostante i miei sforzi purtroppo non ricordo di esser stato presente in quel momento, che però sembra proprio esserci stato.<br />
Incredibile.<br />
Guardo la maglia blu con la V bianca appesa al muro di fronte a me, e mi dico che sì, quel pezzo di stoffa bianco rosso e verde sul petto è davvero cucito in linea con la Leonessa rampante, e io non sto sognando.<br />
È successo davvero.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-810" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2012/12/brescia-nel-2074.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/brescia-nel-2074/">Brescia nel 2074</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>I bresciani (e non solo) su facebook</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Dalmata]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Nov 2012 14:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[classificazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[social]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stile è tutto. L’epoca dei social networks sta modificando le relazioni sociali, e non è lo scopo di queste poche righe analizzarne pro e contro. Un grande vantaggio di questi mezzi sta nel potersi fare un’idea precisa dello stile comunicativo di persone più o meno conosciute solo leggendo i loro proclami digitali. In modo sommario possiamo abbozzare una sorta di categorizzazione di tipi di scrittori da FB &#8211; impresa già tentata da molti e ormai diventata un genere letterario che ricorda il bestiario medievale. (Ovviamente anche gli autori di queste righe appartengono ad alcune delle seguenti categorie, nessuno si [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stile è tutto.<br />
L’epoca dei social networks sta modificando le relazioni sociali, e non è lo scopo di queste poche righe analizzarne pro e contro. Un grande vantaggio di questi mezzi sta nel potersi fare un’idea precisa dello stile comunicativo di persone più o meno conosciute solo leggendo i loro proclami digitali.<br />
In modo sommario possiamo abbozzare una sorta di categorizzazione di tipi di scrittori da FB &#8211; impresa già tentata da molti e ormai diventata un genere letterario che ricorda il bestiario medievale.<br />
(Ovviamente anche gli autori di queste righe appartengono ad alcune delle seguenti categorie, nessuno si salva al 100%).</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/aforistico.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" width="250" border="0" /><strong>L’AFORISTICO</strong><br />
Si tratta di un utente agguerrito, cintura nera di citazioni.<br />
I più tradizionalisti sono persino capaci di procurarsene direttamente da veri libri cartacei anziché da qualche sito-contenitore di frasi celebri &#8211; roba da matti.<br />
C’è stato un periodo, circa un paio di anni fa, in cui le citazioni piovevano come nella stagione dei monsoni in Cambogia.<br />
Ora il fenomeno è ristretto, ma permangono alcuni bellicosi difensori della tradizione, tra cui spicca l’Aforistico-Lestofante, il più irritante e allo stesso tempo commovente nel suo autolesionismo: quello che spaccia frasi altrui per proprie, evitando di inserire le virgolette e/o di riportare l’autore.<br />
Spesso, quando preso in castagna, biascica scuse di principio (“il diritto d’autore è un furto”, “il sapere è di tutti” ecc.) o, nei casi più gravi, cancella il post o il commento del tenente Sheridan-Google di turno che l’ha sgamato.<br />
Tuttavia riportare qualche frase di sostanza non è una prassi da condannare a priori, capita di fare delle belle scoperte grazie ad alcune citazioni addocchiate su FB.</p>
<p><img decoding="async" class="caption alignright" title="utente sexy su facebook" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/sexy_web.jpg" alt="utente sexy su facebook" border="0" /><strong>L’UTENTE SEXY</strong><br />
Tutto ciò che potrei dire su questi soggetti è talmente ovvio che tacerò.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/volo_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>IL BARICCO DE NOALTER</strong><br />
Non cosa. Come.<br />
D’altronde. Conta lo stile.<br />
Sto evidentemente parlando della disastrosa prassi stilistica del blogger esistenzialista-stitico.<br />
Esistenzialista perché tutti i suoi post hanno a che fare con ‘la vita’ intesa come concetto – Sartre avrebbe scritto così se avesse conosciuto facebook. (E non fosse stato capace di scrivere.)<br />
Stitica è la sintassi, ridotta ai minimi termini, nominale, esibita come doloroso marchio di vita.<br />
Abbondano le frasi/una parola ad effetto: “Poi.”, “Si sa.”, “Ovvio.”, “Infatti.” e così via.<br />
Si riscontrano scivolate micidiali, specialmente nell’uso del “che”.<br />
Aleggia sullo sfondo un mistico alone, una strana somma di miserabilismo ed epica di se stessi &#8211; “sto molto male, ma, per dio, QUANTO STILE HO NELLO STAR MALE?!?”<br />
Questo tipo di scrittura causa malessere e vertigini a chiunque ami un minimo i libri – esclusi quelli di Baricco, Gramellini, De Carlo, Volo e bidoni affini.<br />
Se ne incontrate uno nella vita reale, ponete fine alla sua sofferenza leggendogli quattro righe di Cicerone – tutta quella sintassi li farà disciogliere nell’aere come Baygon.<br />
P.s.: se per voi Coelho è solo l’arbitro di Italia-Germania 3-1, forse siete salvi.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Musicista indie-pendente" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/musicista-indie-pendente_web.jpg" alt="Musicista indie-pendente" border="0" /><strong>IL MUSICISTA INDIE-PENDENTE</strong><br />
Iattura micidiale per le masse, il sedicente artista ammorba la rete con le proprie imperdibili produzioni.<br />
Costretto dalla miseria dei tempi, ricorre generosamente all’autopromozione, ignorando qualsiasi regola di netiquette.<br />
Nei suoi status trancia giudizi apocalittici su artisti affermati ma una vera autocritica non lo sfiora mai. (Gente incapace di scrivere una canzone sensata getta merda su Gianna Nannini, Benvegnù, U2, Ramones, Who, Tenco e chissà quanti altri ancora.)<br />
È convinto di essere rock, è convinto di essere popular, è convinto di essere un autore con “qualcosa da dire”.<br />
Ti invita settanta volte allo stesso concerto, dosa i propri “mi piace” in base a strategie degne di von Bismarck, generalmente pubblica video di artisti ben più talentuosi e intransigenti di lui, erronamente sentendosi ad essi vicino.<br />
Quando esce nella vita reale e va ai concerti altrui (la cosa accade di rado) segue uno schema ben preciso:<br />
1- trascorre un quarto/quinto del tempo ad ascoltare – spesso a fingere di farlo<br />
2- fuma seicento paine, ottima scusa per uscire<br />
3- parla platealmente durante l’esibizione, meglio se durante canzoni d’atmosfera<br />
4- alla fine ignora totalmente il protagonista della serata o lo riempie di pacche sulle spalle – atteggiamenti opposti ma equivalenti<br />
5- pensa SEMPRE E COMUNQUE che lui saprebbe far di meglio</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/doverizzatore_amore_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>NOSTRADAMUS DELLA FIGA</strong><br />
E’ un postatore compulsivo di links che danno le ricette per vivere felici.<br />
Ne ho letti a migliaia.<br />
In genere sono accompagnati da improbabili immagini kitsch:<br />
&#8211; ragazze tristi e sexy in bianco e nero che guardano l’infinito lacrimando;<br />
&#8211; cucciolotti antropomorfi ‘tanto teneroni’;<br />
&#8211; tipa e tipo che stanno iniziando a chiavare all’ora del tramonto contornati da cuori lampeggianti;<br />
&#8211; bambini dall’espressione buffa che dicono qualcosa da ‘adulti’.<br />
Sintetizzando tutti i loro contenuti, si può trovare matematicamente la felicità seguendo questi tre macro imperativi:<br />
<em>Sii te stesso<br />
Ascolta la voce del tuo cuore<br />
Sii sincero</em><br />
Ora (a parte il fatto che non si capisce perché una persona che non si piace così com’è non possa avere il diritto di reinventarsi), se intersechiamo le tre categorie, viene letteralmente suggerito di vivere da Borderline!<br />
Il modello è la famiglia mucciniana ad alta emotività espressa: esplodi di rabbia! Ama senza limiti sempre e comunque (gli stalker sono un buon esempio)! Fai tutte le cagate che ti suggerisce il cuore! C’hai i pensierini che ti frullano nella testa? Fai esplodere tutto questo anarchismo sentimentale! Perchè “io sono una persona sincera e dico sempre quello che penso”. La sincerità è ovviamente il valore supremo che autogiustifica il non riuscire a usare la testa. “E ma io son fatto così”&#8230; Appunto, sei fatto male. Ricostruisciti!<br />
Ma ancora non basta.<br />
Con la complicità di quel fricchettone hippie di Paulo Coelho (che con l’intento di allegerirti la vita, te la appesantisce), nonchè idolo incontrastato delle tipe che si sentono trasgressive mangiando la nutella, i links si moltiplicano ad effetto cascata analizzando dettagliatamente il tortuoso percorso del raggiungimento della felicità:<br />
<em>DEVI trovare<br />
Il coraggio di perdonare<br />
La capacità di ascoltare<br />
La pazienza di aspettare<br />
La disponibilità a tendere una mano a chi è rimasto indietro, ecc.</em><br />
E no, allora mi confondi. C’è contraddizione.<br />
Mi hai appena trasformata in una Border e adesso mi riempi la vita con tutte queste doverizzazioni contrastanti?</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/nichilista_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>IL NICHILISTA</strong><br />
Questo tipo di utente ha una sola preoccupazione: dissacrare tutto e tutti, criticare anche là dove nessun essere umano oserebbe, farsi beffe di ogni ordine stabilito con aggressivo anarchismo, meglio se digitando da un loft ben riscaldato.<br />
I politici sono tutti corrotti e marci, ça va sans dire, ma più in generale ogni tipo di Sistema è malvagio e malfunzionante. Ovviamente, quando richiesto di fornire alternative valide, farfuglia luoghi comuni e utopie andate a male.<br />
Tutto viene macinato nel suo moulinex duro e puro.<br />
Ha un’opinione su tutto, specialmente quando nessuno gliela chiede.<br />
È a priori contro qualsiasi cosa abbia a che fare con la religione: per lui Francesco d’Assisi e Don Verzè sono equivalenti, non c’è differenza sostanziale tra Formigoni e De Gasperi.<br />
Quando si tratta delle arti, il suo godimento supremo sta nel buttare giù dal piedistallo i Grandi.<br />
Lo leggerete sostenere che “I still haven’t found what i’m looking for è una canzone banale”,<br />
che “Kubrick è sopravvalutato, che “Banksy è commerciale”.<br />
Dante è da cestinare perché ha scritto un poema cristiano e Manzoni va cestinato per ragioni analoghe.<br />
“Valentino Rossi non è un granché, ti ricordi Schwantz?”<br />
“Belen Rodriguez è orrenda.”</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Antibresciano" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/rossella-brescia_web.jpg" alt="Antibresciano" border="0" /><strong>L’ANTI-BRESCIANO</strong><br />
Questo utente è un severissimo giudice della propria nazione, della propria città e, molto spesso, anche del proprio pianerottolo.<br />
Emette giudizi perentori su Brescia e su tutti bresciani (duecentomila in città più ottocentomila in provincia…), esclusi sempre e comunque i presenti, ovviamente, e non ammette repliche.<br />
Prima che la Spagna fallisse miseramente e mostrasse la natura traballante del proprio ritrovato splendore, indicava profeticamente Barcellona come meta leggendaria, stabilendo un insensato confronto con la città natale che però, come Oliva ha fatto sagacemente notare, non abbandona mai.<br />
Se gli va male una serata scatta automatico uno status che contenga l’abracadabra “città di merda”.<br />
Se nota che tifi per il Brescia (e basta) tace con compassionevole ribrezzo.<br />
Se fai presente che probabilmente a Rovigo non va poi tanto meglio e che a Parigi se non sei trilionario le opportunità son comunque ridotte, fa spallucce.<br />
Se fai notare che nella Storia dell’Umanità quasi sempre ce la siamo passata peggio di Qui e Ora, e che è un po’ indecente lamentarsi come se abitassimo a Vladivostok all’epoca di Stalin, si innervosisce mica poco.<br />
Tra tutte le sue sotto-tipologie forse la più surreale è quella del LAMA GLAMOUR.<br />
Il Lama Glamour sputa copiosamente nel piatto in cui mangia: va al Pagodino, all’AreaDocks e dio sa dove altro ancora, ma sistematicamente ne parla malissimo.<br />
Mia nonna avrebbe lapidariamente chiosato con un “e nàga mia, o ‘ncülàt?!?”</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/gps_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>IL GPS UMANO</strong><br />
È una temutissima variante del Privatista (vedi sotto), ma ha una perversione specifica per i Luoghi.<br />
È fondamentale per lui informarci su ogni attività che intraprende, fornendone sempre le coordinate spaziali.<br />
Concerti, spiagge, sagrestie, botteghe di parrucchiera, farmacie, mattatoi, valichi alpini, toelettature canine, lavori in corso all’angolo, riunioni di logge massoniche: nessun luogo o circostanza nel giudizio del GPS Umano è privo di interesse per gli altri.<br />
Una permanente, bizzarra, inspiegabile celebrazione dell’ovvio, un’elevazione di Viamichelin a vangelo.<br />
C’è persino un’applicazione che ci informa se Ciccio Formaggio ha fatto ‘check-in’ in panetteria o dal callista.<br />
Voglio dire, check-in!<br />
Fondamentale.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/gufo_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>IL GUFO</strong><br />
Il gufo non posta nulla da due mesi, ha quattro foto in croce e partecipa con estrema rarità a qualsiasi tipo di discussione. Ogni tanto un pollicino lo piazza però, per dare credibilità all’idea di sé che vuole veicolare: “mi connetto molto raramente, butto un’occhiata e me ne vado annoiato – ci vediamo tra un mese”.<br />
È tutto falso! Il gufo controlla ogni movimento, monìtora regolarmente le vostre fotografie, le cose che dite, le amicizie che stringete. Appollaiato nella notte digitale, il gufo raccoglie informazioni che potranno essergli utili un giorno.<br />
Quel giorno, ovviamente, non arriverà mai.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/luigi.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" width="250" border="0" /><strong>IL REAZIONARIO</strong><br />
E’ chi non ha un account facebook.<br />
Ora, se la motivazione che lo porta a non averlo è perché trova il social network noioso o inutile per come conduce la sua vita, mi può stare bene, e trovo l’argomentazione rispettabile e condivisibile.<br />
Ma il vero reazionario è quello che pensa che non avere facebook sia andare contro il sistema.<br />
Condotta usuale di chi per essere qualcuno o qualcosa ha bisogno di essere contro.<br />
In genere sono gli stessi che erano contro il cellulare negli anni Novanta e ora possiedono un iPhone.<br />
“Le vere relazioni sono nel mondo reale”.<br />
Qui entra in ballo il concetto scottante di significato di ‘realtà’: se io scrivo che mi piace l’ultimo film di Tarantino, non è che se ti vedo e te lo dico a voce cambia la sostanza; se noi abbiamo una conversazione scritta, non è da considerarsi ‘finta’, anzi, c’è stato uno scambio di pensieri e i pensieri hanno una loro intangibilità, in quanto sono uno scambio di significati.<br />
Le relazioni possono essere superficiali, interessanti o finte, sia in rete, sia fuori dalla rete.<br />
“Che senso ha avere centinaia di amici su facebook se poi nella vita ‘reale’ a stento ti saluti?”<br />
Se trasformi la parola “amici” con “contatti” tutto torna. Ci sono alcune persone delle quali si può apprezzare certi gusti musicali o idee, ma per le quali non si nutre un particolare affetto. Che problema c’è?<br />
In genere questo atteggiamento è accompagnato dalla paranoia sui propri dati personali che vengono utilizzati/venduti alle aziende. Ok, ma questo non succede solo su facebook! La nostra vita è tutta mappata dentro e fuori la rete.<br />
Dal momento che appartengo a pieno titolo alla categoria dell’Aforistico:<br />
Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente.<br />
Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento. (C.Darwin)</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Il privatista su facebbok" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/privatista_web.jpg" alt="Il privatista su facebbok" border="0" /><strong>IL PRIVATISTA</strong><br />
Si tratta di una delle più fastidiose tipologie di utente: è una specie di recensore dei cazzi propri a uso e consumo della collettività.<br />
Il suo godimento massimo sta nella tecnica di ‘gettare l’amo’.<br />
Butta lì una frase enigmatica di bassissimo livello, spesso rivolta a terzi, e finge di disinteressarsi alla cosa. In realtà resta lì davanti allo schermo ad aspettare che qualcuno chieda chiarimenti.<br />
Frasi-archetipo: “Questo è veramente troppo!”, “Sei una troia!”, “La giornata non poteva iniziare meglio”, “Finalmente!” et cetera.<br />
Noto con sommo piacere che alla lenza dei Privatisti abboccano sempre meno persone.<br />
Duole dirlo, ma pare che sia una prassi più femminile che maschile.<br />
(Esiste la variante iconografica del privatista, che inonda il web con foto del suo cappuccino, del gattone coccoloso o di romantici tramonti instagram-mati, ma se ne è già detto tutto il male possibile.)</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Dalmata/god_web.jpg" alt="I BRESCIANI (E NON SOLO) SU FACEBOOK" border="0" /><strong>UTENTE DIO</strong><br />
Ti guarda, ti osserva, ti monitora.<em>Sempre.</em><br />
Non puoi sfuggire all’occhio divino e giudicante. <em>Non puoi nasconderti. Mai.</em><br />
Pensavi che non ti vedesse fare i giochini stupidi su Facebook? <em>T’ha visto.</em><br />
Hai aperto distrattamente un post-virus? <em>Ci tiene a sottolineare che sei un coglione.</em><br />
Hai messo una canzone commerciale? <em>“Sei un mediocre”.</em><br />
Hai condiviso il Pulcino Pio? <em>Ecco, lì non hai proprio scampo. Perché dimostri che sei inconsapevole della portata della guerra ideologica e culturale di cui questo piccolino pulcino è depositario.</em><br />
L’utente Dio sa qual è l’atteggiamento giusto per utilizzare il social: il Suo.<br />
Crea delle regole Ego-definite, una sorta di decalogo morale a cui l’umanità virtuale dovrebbe aderire automaticamente per non finire nel girone dei dannati indegni della sua stima.<br />
Ma è clemente, e scende nel volgo virtuale per comunicare, attraverso la sua ira composta, l’eletto (ed unico!) modo per guadagnarti la sua approvazione:<br />
“Svegliatevi! L’Italia sta andando a puttane e voi parlate di X factor?”<br />
“Come vi permettete di giudicare una persona se non la conoscete?” (Il tema del giudizio a prioristico è sempre di gran moda).<br />
“Basta! Cancello il mio account!”<br />
Ovviamente non va da nessuna parte: mica molla il paradiso virtuale a questa jungla di decerebrati. Quindi, pensa che siano loro a doversi schiodare. Come?<br />
Attraverso il Giudizio Universale: un post perentorio, annuncia che un giorno, assolutamente indefinito, farà pulizia nei suoi contatti facebook, dimezzando le amicizie.<br />
<em>Brr&#8230;Chissà quando, che tensione!</em><br />
In tal modo, ha l’illusoria sensazione che tutti i suoi amici mortali ricalibrino il proprio utilizzo del social come l’utente dio comanda, spaventati dal rifiuto.<br />
La verità? Questo post non lo leggerà quasi nessuno.<br />
Non perchè a nessuno frega qualcosa, ma proprio perchè dio è rimasto solo.<br />
Quasi tutti gli altri utenti hanno reso invisibili i suoi aggiornamenti per la sua pesantezza.<br />
La solitudine dei numeri primi.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-1130" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Bresciani-su-facebook.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/i-bresciani-e-non-solo-su-facebook/">I bresciani (e non solo) su facebook</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Essere gnari negli anni ’80</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Oct 2012 09:28:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE! Nell’estate del 1983 si giocava per le strade del quartiere – non serve specificare quale, non penso cambi molto – e sui muri cui ci appoggiavamo, incuranti delle malattie evocate dalle madri (qualche volta persino la rogna, in ossequio ai bei tempi andati), campeggiavano scritte come questa. In vernice rossa, spesso sovrapposta a precedenti scritte in nero. Noi non ci capivamo niente, se non che c’era qualche connessione col telegiornale, pieno di facce baffute, aule di tribunale, corpi riversi per terra. Che ci potevamo fare noi, se persino i grandi sembravano impotenti? La tragedia della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>FUORI I COMPAGNI DALLE GALERE!<br />
Nell’estate del 1983 si giocava per le strade del quartiere – non serve specificare quale, non penso cambi molto – e sui muri cui ci appoggiavamo, incuranti delle malattie evocate dalle madri (qualche volta persino la rogna, in ossequio ai bei tempi andati), campeggiavano scritte come questa.<br />
In vernice rossa, spesso sovrapposta a precedenti scritte in nero.<br />
Noi non ci capivamo niente, se non che c’era qualche connessione col telegiornale, pieno di facce baffute, aule di tribunale, corpi riversi per terra.<br />
Che ci potevamo fare noi, se persino i grandi sembravano impotenti?<br />
La tragedia della Storia svaniva di fronte a un ghiacciolo giallo, e addio.</p>
<p>Il glorioso Commodore 64 aveva un terzo della memoria di un MMS.<br />
In assenza di cellulari e internet, con videogiochi brillanti ma che non potevano inventare realtà parallele, si lavorava molto di fantasia.<br />
Chiunque sia nato entro un certo periodo s’è sbucciato le ginocchia sull’asfalto, ha scritto sui marciapiedi con frammenti di mattoni, esplorato cortili, oltrepassato reti arrugginite (e qui il fantasma era il tetano), venduto giornalini usati sui gradini dei negozi chiusi, giocato nel cono di luce dei lampioni &#8211; condiviso con bizzarri, e ormai quasi scomparsi, pipistrelli cittadini.<br />
I più arditi si confrontavano il pipino nel buio delle cantine e dei garage, traendo oscure profezie dall’impietoso confronto.</p>
<p>Uno però era il centro di tutte le energie, la demenziale Terra Promessa di noi giovani nati negli anni Settanta.<br />
Non penso che Filippo Neri, quando ha tratto dal suo santo cilindro l’idea dell’Oratorio, avesse in mente il clima e le facce che c’erano nel nostro a metà degli anni Ottanta.<br />
E sì che doveva essercene di teppaglia nella Roma del XVI secolo.<br />
Il nostro oratorio era un universo di sopraffazione in cui regnavano le botte, l’insulto, l’emarginazione dei deboli, l’arroganza dei forti, il silenzio degli offesi.<br />
Il tutto condito da un linguaggio da camalli, sigarette di cattiva qualità, preghiere ipocrite, dolcetti spacciati sottobanco dalle suore, adulti borderline, adolescenti ritardati e preadolescenti disinibite, un senso degradato dello sport e della socialità.<br />
Per il resto si stava da Dio.<br />
Nel senso letterale.</p>
<p>Non aveva significato la parola bullismo, non ne avremmo capito il senso, un po’ come i pesci di David Foster Wallace non sanno cosa sia l’acqua: era il nostro contesto, non un’anomalia.<br />
Gruppetti minacciosi su motorette scoreggianti.<br />
Giubbini in jeans col pelo bianco e scarponcini scamosciati gialli.<br />
Gli anfibi con la punta esterna in acciaio, l’Henry Lloyd rigido come un baccalà, la U verde sulle chiappe dei jeans, le felpe floreali (vere o tarocche), le calze a rombi, il bomber indossato al rovescio &#8211; con l’imbottitura arancione esibita come una sfida.La schiuma da barba e le catene della bici nascoste sotto la giacca a vento a Carnevale.<br />
Il GREST che si trasformava in caccia all’uomo appena il prete si distraeva.<br />
Il calcio a sei del CSI che generava più tensioni del derby con l’Atalanta.<br />
Il caos infernale delle lezioni di catechismo del venerdì pomeriggio.<br />
Gente di sedici anni che ne dimostrava trenta.<br />
Una costante sensazione di tensione e pericolo, che però tutto sommato attraeva magneticamente, con lo stesso meccanismo dei film horror.<br />
Quando ho letto Machiavelli ho pensato che doveva aver frequentato un oratorio simile al nostro – nonostante non fosse ancora stato inventato.</p>
<p>C’era una specie di tornello all’ingresso, una vera follia.<br />
A cosa può mai servire un tornello in un oratorio? Si aspettavano affluenze di massa per la benedizione delle uova sode o il torneo di triangolino? (Chi non sa cosa sia lo chieda – risponderemo).<br />
Su quei tubolari si andavano a sistemare i più grossi, i più aggressivi, i più carismatici, con conseguenze immaginabili per chi doveva entrare. Una pioggia di legnate a nocche chiuse sulla testa (noce si chiamava, se non erro), randellate a dita unite sulle orecchie, ginocchiate sul quadricipite (also known as lopez, chissà perché) sballottamenti vari e molestie verbali raffinate nella loro estrema volgarità.<br />
Quando ho fatto il militare, per capirci, mi sono sentito a casa.<br />
L’unica differenza apprezzabile era che il prete del tóre aveva un’amante sopra la bottega degli alimentari, mentre il cappellano della caserma pare avesse un amante appena fuori porta.<br />
Un amante senza apostrofo.</p>
<p>In chiesa, un enorme ecomostro in vetrocemento, sembrava che questo clima si alleggerisse.<br />
Ipnotizzava tutti il riverbero della voce del prete, per qualche misteriosa ragione molto simile a quello usato da Peter Gabriel in quegli anni.<br />
Eravamo obbligati a confessarci.<br />
Cosa si può mai confessare a quell’età?<br />
Con la comunione andò anche peggio: per via di un innamoramento infantile torbido e incontenibile, io e un compare una domenica prendemmo con aria angelica l’ostia cinque o sei volte di fila, solo per il piacere tutto medievale di lumare di nascosto in chiesa una bambina che amavamo entrambi, equamente.<br />
La gelosia non era prevista, ce la saremmo spartita come un Goleador.<br />
Possibilmente senza tagliarla a metà.<br />
E il capolavoro assoluto consisteva nel non aver ancora ricevuto la Prima Comunione.<br />
Sarà stato per via dei dischi di Ozzy Osbourne che ascoltavo con mio cugino?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-870" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/anarchia-scritta.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/essere-gnari-negli-anni-80/">Essere gnari negli anni ’80</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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