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	<title>auschwitz Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Auschwitz: si sentono ancora le urla strazianti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wanny Musolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 11:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[auschwitz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OSWIECIM: questo era il primo vocabolo, di una lingua pressoché sconosciuta ai più, che si imparava scendendo dai vagoni merci, dopo lunghi giorni passati stipati al buio, senza cibo né acqua, sporchi e stanchissimi. Stiamo viaggiando tra Krakovia e Katowice per lavoro ma il richiamo è troppo forte per tirare diritto. Con la nostra comoda auto e vestiti caldi abbiamo attraversato il centro della bella cittadina dell&#8217;Alta Slesia con la sua piazzetta quadrata sulla quale si affacciano linde palazzine colorate (chissà come erano settanta anni fa). A pochi chilometri si trova il &#8220;famigerato&#8221; campo di Auschwitz. Entrati a Birkenau, attraverso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/auschwitz-si-sentono-ancora-le-urla-strazianti/">Auschwitz: si sentono ancora le urla strazianti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>OSWIECIM</em>: questo era il primo vocabolo, di una lingua pressoché sconosciuta ai più, che si imparava scendendo dai vagoni merci, dopo lunghi giorni passati stipati al buio, senza cibo né acqua, sporchi e stanchissimi.</p>
<p>Stiamo viaggiando tra <strong>Krakovia</strong> e <strong>Katowice</strong> per lavoro ma il richiamo è troppo forte per tirare diritto.</p>
<p>Con la nostra comoda auto e vestiti caldi abbiamo attraversato il centro della bella cittadina dell&#8217;<strong>Alta Slesia</strong> con la sua piazzetta quadrata sulla quale si affacciano linde palazzine colorate (chissà come erano settanta anni fa).</p>
<p>A pochi chilometri si trova il &#8220;famigerato&#8221; campo di <strong>Auschwitz</strong>.</p>
<p>Entrati a <i>Birkenau,</i> attraverso il portale sovrastante la rotaia che al tempo conduceva alla &#8220;rampa&#8221;, ci sembra di attraversare uno <i>Stargate</i>.<br />
La cacofonia di lingue dei visitatori di oggi, quasi si confonde nelle nostre menti, ci sembra invece di ascoltare le milioni di voci che in poco più di due anni, menti perverse hanno spento per sempre.</p>
<p>Camminando attraverso il campo, ora pulito e contornato di verdi aiuole, è difficile oggi pensare a ciò che questo posto ha rappresentato e solo con una immaginazione pari a quella del miglior <strong>Stephen King</strong>, comprendiamo tutto l&#8217; orrore di ciò che ci circonda.</p>
<p>Usciti da qui, nonostante tutti i film sull&#8217;argomento ed i vari libri letti, ci sentiamo ancora più tristi ma sicuramente più determinati a divulgare, a far conoscere ai più la nostra esperienza, affinché nella memoria di ciascuno rimanga per sempre una piccola fiammella a ricordo di coloro che, &#8220;passati per il camino&#8221; siano riusciti almeno ad attraversare il loro <i>Stargate</i> e oggi riposino in una dimensione serena e felice.</p>
<div id="attachment_4153" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4153" class="size-full wp-image-4153" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/ingresso.jpg" alt="L'ingresso di Birkenau" width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4153" class="wp-caption-text">L&#8217;ingresso di Birkenau.</p></div>
<div id="attachment_4156" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4156" class="size-full wp-image-4156" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/rotaie2.jpg" alt="Il modo migliore per percepire l'impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall'ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. " width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4156" class="wp-caption-text">Il modo migliore per percepire l&#8217;impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall&#8217;ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori.</p></div>
<div id="attachment_4158" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4158" class="size-full wp-image-4158" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/recinzione.jpg" alt="Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»)." width="750" height="750" /><p id="caption-attachment-4158" class="wp-caption-text">Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»).</p></div>
<div id="attachment_4160" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4160" class="size-full wp-image-4160" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/baracche1.jpg" alt="Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un campo e l'altro:" width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4160" class="wp-caption-text">Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un campo e l&#8217;altro.</p></div>
<div id="attachment_4161" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4161" class="size-full wp-image-4161" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/monumento.jpg" alt="Il monumento alla memoria delle vittime." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4161" class="wp-caption-text">Il monumento alla memoria delle vittime.</p></div>
<div id="attachment_4162" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4162" class="size-full wp-image-4162" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/rotaie.jpg" alt="monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell'ingresso." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4162" class="wp-caption-text">Fine delle rotaie davanti al monumento alla memoria delle vittime. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell&#8217;ingresso.</p></div>
<div id="attachment_4163" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4163" class="size-full wp-image-4163" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Forno-crematorio.jpg" alt="Il campo era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l'eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4163" class="wp-caption-text">Il campo era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l&#8217;eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio.</p></div>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-41510" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/locomotiva.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/auschwitz-si-sentono-ancora-le-urla-strazianti/">Auschwitz: si sentono ancora le urla strazianti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Un soffio caldo nel vento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 16:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[auschwitz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo dico subito: sono stata prigioniera ad Auschwitz. Mi chiamo Elisa, e faccio la giornalista. Ho vissuto sulla pelle gli orrori nazisti, e per me l’amore ha sempre avuto il dolce viso di una donna che, però, era felicemente sposata; quante interminabili notti vissute guardando le stelle pensando a lei! Un giorno, un mio collaboratore, mi chiama e mi dice che ha rintracciato uno dei miei aguzzini del lager e mi conferma che, con una scusa burocratica, avevamo appuntamento con lui, a casa sua. Non voglio piangere, forse però è meglio non farlo di fronte a lui. Porto con me [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo dico subito: sono stata prigioniera ad Auschwitz. Mi chiamo Elisa, e faccio la giornalista. Ho vissuto sulla pelle gli orrori nazisti, e per me l’amore ha sempre avuto il dolce viso di una donna che, però, era felicemente sposata; quante interminabili notti vissute guardando le stelle pensando a lei!</p>
<p>Un giorno, un mio collaboratore, mi chiama e mi dice che ha rintracciato uno dei miei aguzzini del lager e mi conferma che, con una scusa burocratica, avevamo appuntamento con lui, a casa sua. Non voglio piangere, forse però è meglio non farlo di fronte a lui. Porto con me la sconfitta di chi è stato ridotto ad essere il numero di un corpo da sfruttare in qualsiasi modo possibile. Guardo il tatuaggio sul mio braccio, lo tocco, come faccio spesso, quasi fossero quei numeri a rendermi viva. Sono ancora prigioniera di quel campo e, nonostante siano passati decenni, non ho mai smesso di sentire forte le urla di quei macellai, il dolore della loro violenza, e così piango forte, in preda ad un dolore ancora vivo e potente. L’orrore vissuto in quel campo è presente ogni giorno, in ogni pensiero, azione, non mi lascia mai. Le grida di chi veniva torturato, picchiato, ucciso, l’odore dei corpi in decomposizione, quello della carne che brucia, il sibilo dei proiettili sparati a bruciapelo soltanto per ricordarci che le nostre non vite erano appese ai loro capricci, e poi il respiro di quegli animali che ogni giorno mi picchiavano, mi violentavano, mi umiliavano, costringendomi a fare tutto ciò che passava loro per la testa. Ricordi impressi nella carne, fin dentro le ossa, una prigionia senza fine.</p>
<p>Un sondaggio del comune per assegnare una pensione. Con questa scusa mi ritrovo di fronte a lui, ormai vecchio e affaticato. Fuori, ben nascoste, le forze dell’ordine attendevano il momento giusto per entrare ed arrestarlo.  Mi guarda spesso mentre il mio collaboratore gli domanda del suo passato. So che mi ha riconosciuta, lo sento, i suoi occhi trasmettono un brivido ghiacciato doloroso.</p>
<p><em>“So chi sei, puttanella, e so che alla fine di questa discussione verrò arrestato, li vedo i poliziotti là fuori. L’ho capito perché mai nessuno mi ha fatto domande così sciocche come quelle che mi stai facendo tu. Alla fine si sono capovolti i ruoli, vero? Ora è la mia vita ad essere nelle tue mani&#8230;”</em></p>
<p>Sento il bisogno di vomitare, e allo stesso tempo di sparargli un solo colpo in fronte, proprio come faceva lui nel campo assecondando i suoi umori.</p>
<p><em>“Non so come m’avete trovato, ma ora siete qui e volete una confessione che non tarderò a darvi. Ormai sono vecchio, e non ho altro che i miei ricordi, posso anche vivere quel poco che mi resta coccolato nelle vostre prigioni. Ora volete che confessi, che vi dica che mi sono arruolato nell’esercito per sfuggire alla povertà, e che facendo carriera mi ritrovai in quel campo, nel tuo campo, Elisa, è il tuo nome, vero? Ho sempre avuto un’ottima memoria. Non ero che un militare, e gli ordini non si discutono, e di questo non potete farmene una colpa. Avevano deciso l’eliminazione, ormai sapete tutto, in quel campo erano pochi quelli che avevano ancora forze per lavorare… ”</em></p>
<p>Non posso trattenermi. Mi alzo in piedi e mi metto a urlare.</p>
<p><em>&#8220;Per questo uccidevate la gente secondo i vostri capricci? Per questo non ci nutrivate, ci picchiavate di continuo, violentandoci, torturandoci come più vi divertiva? Solo perché in guerra gli ordini non si discutono?”</em></p>
<p>“<em>Eravamo una massa di militari affamati, da mesi non avevamo contatti con la famiglia, con le donne, sempre al fronte, a combattere, e una volta sistemati in quel campo sfogammo con una rabbia senza freni tutti i nostri istinti più bassi …”</em></p>
<p>Gli do uno schiaffo, il mio collaboratore mi prende per le braccia e mi aiuta a sedermi. Lui è impassibile, calmo.</p>
<p><em>“Puoi picchiarmi quanto vuoi, cara, non ti servirà a nulla. Sono un vecchio che non può più difendersi, ormai. La vita che ho fatto è quella che ho voluto fare, sempre. Ma tu, Elisa, sei condannata, lo eri allora e lo sei oggi; condannata al dolore, ai ricordi, i tuoi incubi. Sai benissimo chi sei, se sfiori il tuo avambraccio. Non sarai mai libera come lo eri prima della guerra, anzi, dovresti essermi grato, saresti morta in poche settimane se non ti avessi preso come cameriera!”</em></p>
<p>Un lampo di luce accecante m’investe appieno, scatenando l’ultima folle ed energica rabbia che possiedo. Tutto l’odio che covava in me silenzioso. Prendo il revolver che ho nella borsa, guardo il mio aguzzino con un sorriso sprezzante e, con una calma mai avuta gli rivolsi, per l’ultima volta, la parola.</p>
<p><em>“La guerra è solo dolore che si aggiunge al dolore innato che sopportiamo, ma la tua follia è quella di chi non è uomo, di chi non lo è abbastanza da battersi per una dignità che perdiamo ogni volta ci si prospetta un guadagno, un profitto sterile perché ottenuto con la violenza, con il sopruso, sulla pelle di chi rispetta la vita e l’alto valore che dovrebbe avere. Hai ragione, non sarò mai libera, sarò sempre prigioniera di quel campo, di te, di tutto il male che siete riusciti a farmi, ma la verità è che siete voi i veri prigionieri, i veri schiavi di quel passato che nessuno più vuole ricordare, vedere, ammettere. Schiavi della vostra stessa violenza, di tutto il male che avete fatto, di tutti gli orrori di cui vi siete macchiati e che nessuno potrà cancellare, mai. La mia libertà è rimasta in quel campo, è vostra, prigioniera degli incubi che il sonno mi porta continuamente, ma ora, adesso, davanti a te, davanti al mondo che ci ascolta posso finalmente, e giustamente, riprendermela.”</em></p>
<p>Sento entrare i poliziotti, si fermano a pochi metri da me, urlano di abbassare l’arma. Li guardo, sorrido, poi guardo il vecchio, sorrido, e dopo aver tolto la sicura, m’infilo la pistola in bocca e sparo. Un colpo secco, deflagrante, e tutta la mia sofferenza, il mio dolore, i miei ricordi spariscono, sciogliendosi nell’aria sudicia di quella stanza. Sono libera, finalmente, di nuovo e per sempre; ora posso volare, sorridere, ed essere un soffio caldo nel vento.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-6000" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Auschwitz.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-soffio-caldo-nel-vento/">Un soffio caldo nel vento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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