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	<title>metropolitana Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Metropolitana a Brescia &#8211; Una chiacchierata con Flavio Pasotti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 10:17:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Pasotti]]></category>
		<category><![CDATA[metro]]></category>
		<category><![CDATA[metropolitana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono un cretino”. Quante volte ce lo siamo ripetuti mentalmente rivedendo posizioni e punti di vista che ci erano sembrate di primissimo acchito chiare e imprescindibili? Se non siete dello stesso pensiero, beh, complimenti vivissimi. In caso contrario date un’occhiata a quanto segue. Qualche anno fa Odiopiccolo aveva trattato l’argomento metropolitana a Brescia, ponendo un quesito dalla risposta che sembrava retorica. Serviva la metropolitana alla città? Ovviamente no. Sono passati 6 anni e mezzo, giorno più, giorno meno ed il punto di vista di scrive, cittadino del mondo dei miei zebedei, è cambiata. Radicalmente. Perché? Perché, un po&#8217; timidamente, ho [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/metropolitana-a-brescia-una-chiacchierata-con-flavio-pasotti/">Metropolitana a Brescia &#8211; Una chiacchierata con Flavio Pasotti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">“Sono un cretino”.<br />
Quante volte ce lo siamo ripetuti mentalmente rivedendo posizioni e punti di vista che ci erano sembrate di primissimo acchito chiare e imprescindibili? Se non siete dello stesso pensiero, beh, complimenti vivissimi. In caso contrario date un’occhiata a quanto segue.</p>
<p><a href="http://www.odiopiccolo.com/ma-era-proprio-necessaria-la-metro-a-brescia/">Qualche anno fa</a> Odiopiccolo aveva trattato l’argomento <strong>metropolitana a Brescia</strong>, ponendo un quesito dalla risposta che sembrava retorica. Serviva la metropolitana alla città?<br />
Ovviamente no.<br />
Sono passati 6 anni e mezzo, giorno più, giorno meno ed il punto di vista di scrive, cittadino del mondo dei miei zebedei, è cambiata. Radicalmente. Perché?<br />
Perché, un po&#8217; timidamente, ho cominciato ad usufruire della metro. Un giretto in centro, una cena in Carmine, una visita in ospedale, un giro alla festa della radio, una partita allo stadio. Mi soffermo su quest’ultimo punto, che per me ha un significato particolare: per chi ama il mondo del calcio inglese, pensare di andare e tornare dal <strong>Rigamonti</strong> in metropolitana ha qualcosa di romantico (sempre che vi ricordiate di fare i biglietti prima di finire nell’ingorgo che si crea alla stazione di Mompiano quando si rientra).<br />
Togliamo il romanticismo e veniamo alla concretezza tipicamente bresciana del “<em>laurà</em>” quotidiano: per chi viene da fuori città, la metropolitana è impagabile: ha l’unico limite di avere una sola linea, che collega la città sulla direttrice nord-sud, ma bene o male copre tutte le zone, ed al massimo ci si arrangia a fare 4 passi o a prendere l’autobus. O a portarsi dietro la bicicletta: la mobilità nel 2019 deve cambiare faccia, anche perché <strong>la nostra città è vagamente succube dall’inquinamento, e riuscire a renderla un po&#8217; meno inquinata potrebbe essere un bel passo in avanti</strong>.</p>
<p><strong>Odiopiccolo</strong> si è preso la briga di andare a rompere le scatole in ufficio al boss di Metro Brescia, <strong>Flavio Pasotti</strong>, anche per capire il punto di vista di chi muove le leve della metropolitana cittadina e ci siamo trovati di fronte a un manager preparato (non che ne avessimo molti dubbi, a dire il vero) ma soprattutto sempre sul punto. Una chiacchierata di qualche ora che ci ha lasciati sorpresi in positivo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-15953" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2019/09/Metropolitana-Brescia-03.jpg" alt="" width="960" height="278" /></p>
<p>Ma per raccontarvi della metro bresciana dobbiamo partire dal portone d’ingresso. Dove abbiamo trovato seduti ed un po&#8217; incantati, diversi bambini, che si sono<br />
fatti raccontare la metropolitana in una sorta di gita scolastica estiva: la cosa &#8211; da genitore &#8211; mi ha colpito favorevolmente. Del resto le mie bambine adorano prendere la metropolitana, e simulare di guidarla. Conoscerla nei meandri è sicuramente divertente per loro: per i più grandi pure, soprattutto quando <strong>Pasotti</strong> ci porta nella zona manutentiva: un immenso hangar dove i vagoni ogni tot viaggi vengono messi sotto ispezione.<br />
“<strong>Una metro sicura, sotto tutti i punti di vista</strong>” ci racconta il boss “Non solo per quanto riguarda le stazioni: l’importanza di avere dei treni perennemente sotto controllo non è da sottovalutare”.<br />
Il primo pensiero vai ai Bus (chiamiamoli alla bresciana) di Roma, tristemente famosi per i problemi balzati all’onore della cronaca negli ultimissimi anni. Poi la testa pensa alla percezione della sicurezza dentro alle stazioni. “È un nostro focus: avete mai sentito di disagi/problemi all’interno delle stazioni?”. Effettivamente no, mai: semmai i problemi, più a livello di percezione. Telecamere e pannelli di sicurezza in continuazione: “Interveniamo in maniera quasi istantanea: colloquiamo direttamente con l’utente in pericolo, facciamo intervenire i nostri uomini al volo. Il merito del successo è anche degli utilizzatori: noi cerchiamo di dare il massimo a livello di confort e sicurezza. Stiamo attenti e non abbassiamo il livello di controllo”. Brescia e la sua metro: gli impatti sono stati tanti, anche impensabili; a livello immobiliare ad esempio. “I valori degli immobili nelle zone servite dalla metropolitana hanno avuto una crescita superiore rispetto alle altre zone”. Pasotti ricorda anche aspetti che potrebbero sfuggire: a livello sociale ed a livello di traffico. “Brescia è cambiata: è passata dall’essere un posto che alle 19 chiudeva e che era un enorme Mall per tutti, alla città dell’entertainment. Si è sviluppata un’economia che ha sostituito il modello precedente, in zone toccate dalla metro, che ogni 6/8 minuti transita. <strong>Vorremmo potenziare le linee serali: l’idea di far usare la metropolitana fino all’una di notte e le due, anche per ridurre i rischi di incidenti stradali non è sbagliata</strong>”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-15954" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2019/09/Metropolitana-Brescia-04.jpg" alt="" width="853" height="315" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Dati reali che esulano dalla numerologia ma che danno un’idea dell’utilizzo della metropolitana sono lì per essere presi in considerazione: “I parcheggi scambiatori: sembravano essere una grande scommessa ed in tanti hanno storto il naso. Oggi stiamo cercando di raddoppiare gli spazi per i parcheggi”. Tra le polemiche emerse sull’utilizzo della metro, quella che aveva destato più dubbi era quello dell’assenza dei tornelli all’ingresso e dei “portoghesi” della metro. “C’è un’evasione del 2%: è inferiore a quella di Milano, dove i tornelli ci sono. Oltre il 50% dei viaggiatori sono abbonati. Di questi il 60% sono cittadini e studenti di origini extracomunitari. <strong>Non avere i tornelli non è un problema</strong>: è anzi, un punto forte a livello di sicurezza”.<br />
Chi scrive sul funzionamento dei tornelli qualche cognizione ce l’ha (ne ho venduti diversi) e non può dar torto a Pasotti: nel caso di un allarme che provochi l’evacuazione immediata, considerando gli spazi stretti della metropolitana, si rischierebbero delle problematiche di ordine pubblico non indifferenti, nonostante bracci abbattibili o portelli che si aprono in automatico. “Il guaio più grosso che abbiamo avuto negli ultimi 12 mesi? Una mamma con 3 bambini che hanno spinto un carrello su un ascensore fino a quando non è stato sfondato il vetro”.</p>
<p>Prima di salutare Flavio Pasotti, facciamo un giro nel cuore della metropolitana: sala di controllo, attiva durante tutti gli orari di lavoro: si alternano diversi operatori, che in tempo reale danno su quadro sinoptico la situazione in tempo reale. Tutto è calcolato e monitorato; <strong>se qualcosa non va, si interviene immediatamente</strong>.</p>
<p>E <strong>Pasotti</strong> si culla la sua metro, di cui è stato confermato a inizio estate presidente: “<strong>3.200.000 passaggi/anno solo alla stazione di Vittoria</strong>: oggi è la piazza più vissuta in centro. Attività commerciali che si sono attivate di conseguenza: è una business card per Brescia, il quinto posto più visitato da parte dei turisti che visitano la nostra città”.</p>
<p>La metropolitana a Brescia fa bene, non solo ai bresciani. Ed io sono un cretino.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-157330" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2019/08/Metropolitana-Brescia-01.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/metropolitana-a-brescia-una-chiacchierata-con-flavio-pasotti/">Metropolitana a Brescia &#8211; Una chiacchierata con Flavio Pasotti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 13:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[metropolitana]]></category>
		<category><![CDATA[senzatetto]]></category>
		<category><![CDATA[stazione di brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni città ha le proprie debolezze inscritte nella carne, essendo lo specchio degli uomini che la abitano. Hai voglia a rifare la pavimentazione, i restyling delle piazze, a sostituire i vecchi lampioni con scintillanti LED, che rendono le strade bianche che più bianche non si può, smacchiandole come i detersivi. È solo un modo per rifarsi il trucco, ma la pelle cade incisa dalle rughe, da chi non ha un tetto sotto cui dormire, da chi è costretto a rubare per avere qualcosa da mangiare, o per farsi un buco in vena dentro il quale svanire. Una città può ingannare qualcuno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/binario-1-ovvero-larte-di-sopravvivere-a-se-stessi/">BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni città ha le proprie debolezze inscritte nella carne, essendo lo specchio degli uomini che la abitano. Hai voglia a rifare la pavimentazione, i restyling delle piazze, a sostituire i vecchi lampioni con scintillanti LED, che rendono le strade bianche che più bianche non si può, smacchiandole come i detersivi. È solo un modo per rifarsi il trucco, ma la pelle cade incisa dalle rughe, da chi non ha un tetto sotto cui dormire, da chi è costretto a rubare per avere qualcosa da mangiare, o per farsi un buco in vena dentro il quale svanire. Una città può ingannare qualcuno che la vede per la prima volta, ma non chi le sta a fianco ogni giorno — come una bolsa cinquantenne che si mette tacchi e minigonna per andare in discoteca, cercando un’ultima emozione contraffatta. L’alternativa all’abisso non è la fuga: non c’è rifugio in cui trovare conforto, se le tue debolezze sono inscritte nella carne.</p>
<p><strong>Il binario 1 della stazione di Brescia</strong> è un dormitorio a cielo aperto, la notte. Se vi chiedete come mai i senzatetto non se ne stiano nell&#8217;atrio, riparati da pioggia e freddo, è subito detto: un’ordinanza della giunta Del Bono, che si dice di sinistra con gran spregio del ridicolo, ha infatti vietato la sosta prolungata per questioni di decoro. Un’ordinanza-fard, maquillage urbano in pura salsa fascioleghista (questi gli insipidi ingredienti: il colpevole è il povero, non la povertà). Così si è verificato un vero e proprio esodo biblico, ma di pochi metri: tutti a dormire sulla banchina che, essendo di proprietà delle Ferrovie dello Stato, è fuori dalla giurisdizione comunale. Le porte di vetro tra le due zone sono il Mediterraneo che divide l’Africa dalle coste sicule: ad ogni livello, il capitale riproduce le stesse dinamiche di esclusione — e, se non sei utile al soldo, per te son già pronti miseria e abbandono, l’onta di un destino funesto. Certo, se tu fossi un prodotto da vendere, l’atrio della stazione è pieno di negozi climatizzati estate e inverno.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) stanko" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/stanko.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) stanko" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Stanko</p></div>
<p>Il binario 1 della stazione è il mondo intero. Se la bella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shahraz%C4%81d" target="_blank">Sharazād </a>fosse ancora viva, verrebbe qui in cerca di storie per placare la sete di sangue del re persiano. A dormire vicino al distributore di bibite, c’è un ex calciatore di serie A del campionato jugoslavo: è soprannominato <strong>Stanko</strong>, arrivato in Italia scappando dalla guerra oltre vent’anni fa, salvandosi da eccidi che l’Europa di Auschwitz ha fatto finta di non vedere, sebbene i Balcani non siano di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Poi ha rovinato tutto con l’alcol, la moglie l’ha cacciato di casa, i suoi due figli l’hanno ripudiato (uno di loro ha preso dal padre, e gioca a calcio a buon livello). Se lo incontrano per strada, i suoi familiari fanno finta di non vederlo, lui che porta i loro nomi tatuati sul braccio. Passa le giornate a leggere i quotidiani usciti il giorno precedente, sulle notizie della Gazzetta potrebbe vincere un quiz in televisione. Non rubo e non rompo le palle a nessuno, racconta con la voce velata di rancore (un rancore cieco e indefinito, senza un oggetto su cui abbattersi e riposare). Me no sto qui, sto bene qui: se passate, non me ne faccio niente della vostra elemosina: portatemi piuttosto un cartone di vino. Stanko non smetterà mai di tirare calci: la guerra gli ha tolto il pallone, lasciandogli solo il vento.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Luciano" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/luciano.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Luciano" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Luciano</p></div>
<p>C’è anche <strong>Luciano</strong>, sul binario 1. Ha la sua pensione dopo una vita da gruista in acciaieria, ma preferisce starsene a dormire in stazione; qui lo conoscono tutti, qui si sente riconosciuto. Di giorno gioca a carte con gli amici a San Polo. Ci vado usando la nuova metropolitana, sottolinea. Posso farti una foto, Luciano?, Sei matto, poi senti tu mia sorella, Come non detto, Una puoi farmela, in fondo che sarà mai? Sono venuto bene almeno?, Il pensionato più bello di tutta Brescia. Nei suoi occhi brilla la scintilla della gioia infantile, lo sguardo che spreme entusiasmo dalla quotidianità. Luciano è una porta chiusa sui legami (e sulle catene): come ogni porta chiusa, fa pensare all’aldilà che trova inizio al suo interno.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Stephan" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/stephan.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Stephan" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Stephan</p></div>
<p>E poi c’è <strong>Stephan</strong>, che ti chiede una monetina per il caffè. Ha i denti marci e un sorriso stupendo, incredibilmente vero, qualcosa di puro. Gli chiedo da dove viene; risponde: Sono nato sul carretto dei miei genitori mentre attraversavo una dogana, sono nato sulla terra. E io non ho alcun dubbio che sia così (perché rovinare una bella storia con la verità?). Mentre parla muove le dita come se stesse orchestrando i fili di una marionetta, una marionetta fatta di tanti racconti di vita o inventati. La sua felicità è un’arte, estetica e interiore: l’arte di sopravvivere a se stessi (nei corsi da trovo-un-senso-alla-mia-vita-<wbr />nel-dopolavoro, Stephan raccoglierebbe migliaia di adepti).</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Palo" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/palo.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Palo" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Palo</p></div>
<p><strong>Palo</strong> ha gli occhi iniettati di sangue. È stanco, la stanchezza rabbiosa dell’alcol. Rincorre parole a caso, un misto di inglese e italiano, rinchiuso nel suo soliloquio come in una città assediata. Cerca di farsi capire; non vuole che io scatti fotografie: Cosa fai con quella, cosa scrivi su quel foglio? Stavamo solo parlando, voglio raccontare le vostre storie; non sono uno sbirro, sono tuo amico. Non vuole credermi, o forse non può: troppo l’odio piovuto sulla sua pelle da quando è arrivato dall’Africa, intossicato dal veleno secreto da diffidenza e disprezzo (e pensare che ero arrivato in Italia per correggere la sfortuna, dare una spallata alla miseria). Palo è un prodotto di schedature, fogli di via, allontanamenti, celle di sicurezza. È un prodotto dei Salvini; forse un giorno spingerà una signora per rubarle la borsetta, la farà cadere, rompendole un’anca: Volevo solo mangiare, cercherà di giustificarsi. Nulla da fare, pronto all’espulsione, il cerchio è chiuso: la sconfitta di Palo sarà la vittoria dei Salvini, sciacalli degeneri che si nutrono di carne viva.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Michael" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/michael.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Michael" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Michael</p></div>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Singh" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/Singh.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Singh" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Singh</p></div>
<p><strong>Michael</strong> danza sul binario 1, per lui la banchina è solo il prolungamento della spiaggia di Bahía. Michael è polacco e non parla italiano. Ma balla con la sua birra in mano, e salta su una gamba. Ha gli occhi azzurri, colmi di enigma e furbizia. La sua risata ha un sapore primigenio, avvelena la quiete con il sospetto del caos. Si muove con grazia nonostante i suoi quarant’anni. Fa impressione vederlo aleggiare davanti a un pendolare seduto su una panchina, cupo e svuotato, in attesa del treno. Guarda fisso lo schermo del cellulare, scorrendo col pollice i social network della solitudine. Indossa giacca e cravatta, Michael puzza da far vomitare. Ma se guardate alle anime fate pure il contrario. Michael paga rate del mutuo solo al tempo che passa. Accanto a lui c’è <strong>Singh</strong>, un indiano grassoccio. Nasconde in fondo agli occhi un dolore che ti si inchioda nella carne. Non mi sento di chiedergli nulla, lui mi domanda se può essere fotografato: Poi posso vedermi nello schermo? Il mio regalo per Singh è la fissità di un ritratto: la pretesa solitaria di ogni dolore non trova spazio in un orologio senza lancette.</p>
<p>Le storie che il <strong>binario 1</strong> racconta danno un volto nuovo a desideri e aspirazioni, liberano le paure riscattandole dall’impostura del pericolo (ora, sorelle sincere, potete comodamente sedere al nostro fianco). Ogni cosa diventa ostinatamente inconsistente, la fondamentale inconsistenza di tutto ciò che è umano; ma, allo stesso tempo, appaiono sentimenti di una violenza adamantina, in un’insondabile coincidenza di contraddittori. Nessun trucco, nessuna protezione di plastica sulla vita: qui infettarsi è d’obbligo, qui è impossibile domandarsi Come mai le lacrime tardano tanto ad arrivare?</p>
<p>Al fine di tutto, lasciando il binario 1 verso un letto e un portone sbarrato, resta una certezza banale e sincera come un cordoglio: <strong>Stanko</strong>, <strong>Luciano</strong>, <strong>Stephan</strong>, <strong>Palo</strong>, <strong>Michael</strong>, <strong>Singh</strong>… mentre ascoltavo i vostri racconti, guardavo i vostri stracci, non mi è mai venuto in mente (nemmeno per un istante fugace) di essere più felice di voi. Semmai ho provato una certa nostalgia, la nostalgia per una verità che ho sempre creduto mia: il vagabondaggio come intima natura dell’uomo, la risposta più radicale e poetica all’ideologia del possesso. Ma con gli anni sono arrivati i compromessi, accettando di farmi amministrare la vita — pensare di non poter essere cambiati dal sistema è un vano illudersi. Grazie a voi ho osservato quella verità attardarsi ancora un attimo di fronte ai miei occhi, pacifica ma inesorabile, un po’ come si attarda la luce nell’ora del crepuscolo. Poi, si sa, viene subito sera.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) CHIUSURA" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/CHIUSURA.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) CHIUSURA" width="1024" height="683" /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-28820" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/immagine-copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/binario-1-ovvero-larte-di-sopravvivere-a-se-stessi/">BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Ma era proprio necessaria la metro a Brescia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 15:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[metropolitana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Settimane di silenzio. Mi spiace gente. Giuro che tornerò a scrivere un po&#8217; più spesso. Del resto, a quanto pare c&#8217;e&#8217; più gente che apprezza il mio blog che quello che finisce scritto sulle testate ufficiali per le quali scrivo abitualmente. Niente sport &#8216;sto giro. Poca voglia di parlare di un Brescia fotonico a Vercelli (dove?), di una Centrale che stasera ha l&#8217;obbligo di farsi perdonare la serata di ferie non autorizzate presa a Verona (innanzi a 450 tifosi bresciani). Di che parliamo dunque oggi? Di metropolitana. Già, #metrobs. Bellina lei. Pulitissima. Un gioiello. Un lusso, uno sfarzo. Con dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Settimane di silenzio. Mi spiace gente. Giuro che tornerò a scrivere un po&#8217; più spesso. Del resto, a quanto pare c&#8217;e&#8217; più gente che apprezza il mio blog che quello che finisce scritto sulle testate ufficiali per le quali scrivo abitualmente.</p>
<p>Niente sport &#8216;sto giro. Poca voglia di parlare di un Brescia fotonico a Vercelli (dove?), di una Centrale che stasera ha l&#8217;obbligo di farsi perdonare la serata di ferie non autorizzate presa a Verona (innanzi a 450 tifosi bresciani).<br />
Di che parliamo dunque oggi? Di metropolitana.<br />
Già, #metrobs. Bellina lei. Pulitissima. Un gioiello. Un lusso, uno sfarzo. Con dei trenini uguali a quelli che nell&#8217;aeroporto di Hong Kong (&#8220;aeroporto di Hong Kong&#8221;) permette ai passeggeri di raggiungere il terminal partenze. Bello il sistema di biglietteria: a Brescia ho avuto bisogno dell&#8217;aiuto di un inserviente per comprare tre biglietti. Neppure alla biglietteria dei treni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hangzhou" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Hangzhou </span></a>ne ho avuto bisogno.<br />
H-A-N-G-Z-H-O-U, 45 minuti di treno veloce da Shangai, 6 milioni di abitanti. Ed una signora metro. Senza scomodare quella di Shangai, o il capolavoro ottocentesco moscovita. Mica quella dei puffi, che neppure ha i tornelli.<br />
Spesi milioni di euro.<br />
Non ne avanzavano un paio per evitare i viaggi ai portoghesi?</p>
<p>Eppure e&#8217; utile, e&#8217; comoda. Da Buffalora a Mompiano in 40&#8242;.<br />
Ecco, sono contento di vivere a Brescia2. E di poterne fare a meno. La sbornia dei primi 2 giorni l&#8217;ho evitata, alla grande. Ero via. Ho letto facebook e twitter (che qui in Cina un po&#8217; mi manca. E&#8217; sempre bello leggere gli stati della mia amica Roberta, le richieste di gioco di mia mamma o le cazzate che sdegnati molti di voi pubblicano). Per capire come andava.<br />
Pareri tanti, discordi.<br />
Ma il traffico di Brescia e&#8217; cosi&#8217; insostenibile? Lo chiedo candidamente. Dopo essere stato a Seoul (6 ore in auto per 48 km), a Shangai, Mosca ed Istanbul, mi viene da ridere a pensare che Brescia abbia questa insostenibilità.<br />
Poi mi ricrederò. Ma non c&#8217;erano proprio altre opere che necessitassero interventi prima della metro? Che ne so? Sostituire uno stadio fatiscente? Rimodernare una stazione storica e ridicola al tempo stesso? Dare alla città uno spazio polifunzionale per concerti/sport? Creare degli spazi ad hoc per i bimbi?</p>
<p>Boh, non lo so.<br />
So solo che dopo 11 anni rientri da una trasferta di lavoro in Cina, con il mio bagaglio di esperienze, confronti e tentativi di comprensione. Ha fatto passi da gigante la Cina. E come 11 anni fa è riuscita a meravigliarmi.<br />
Ed oggi come allora, mi farò 4 risate rientrando in città. Una piccola, grande città: troppo piccola per gente che si sente troppo grande. Troppo grande per gente veramente piccola.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-1160" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Metropolitana-a-Brescia.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/ma-era-proprio-necessaria-la-metro-a-brescia/">Ma era proprio necessaria la metro a Brescia?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Dove non ferma la metro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Mar 2013 14:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[metro]]></category>
		<category><![CDATA[metropolitana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per farmi insegnare la mia distanza dalla stelle, ho bussato al civico 140, una palazzina di via Milano. Qui vivono Hanene e Rose, con le loro famiglie, con i loro figli. Senza riscaldamento, la minaccia dello sfratto. Porte e finestre murate in quasi tutti gli appartamenti. La polizia che fa sigillare una porta con ancora all&#8217;interno i vestiti, le foto, reliquie del passato di una famiglia che si era allontanata da casa, dal suo focolare, il fuoco che custodisce, che è custodito nella memoria di oggetti d&#8217;amore perduto di cui ognuno si circonda per abitare la terra. Dove il Padre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per farmi insegnare la mia distanza dalla stelle, ho bussato al civico 140, una palazzina di via Milano. Qui vivono Hanene e Rose, con le loro famiglie, con i loro figli. Senza riscaldamento, la minaccia dello sfratto.<br />
Porte e finestre murate in quasi tutti gli appartamenti. La polizia che fa sigillare una porta con ancora all&#8217;interno i vestiti, le foto, reliquie del passato di una famiglia che si era allontanata da casa, dal suo focolare, il fuoco che custodisce, che è custodito nella memoria di oggetti d&#8217;amore perduto di cui ognuno si circonda per abitare la terra. Dove il Padre spezza il pane per i suoi figli, la Legge ha avuto il coraggio di posare pietre tombali, mentre un Giudice perdeva ogni consapevolezza tra ciò che è legale e ciò che è legittimo. Dove un figlio ha mosso i suoi primi passi, facendosi esso stesso dimora del Mortale, il potere ha posto il sigillo della mera proprietà.</p>
<p>Dentro casa, Hanene mi accoglie con tè e biscotti. Non si trova, però, lo zucchero appena comprato per gli ospiti alla vicina Esselunga (con me c&#8217;è anche il mio amico-giornalista Alessandro). La figlioletta, due anni, rannicchiata sotto il tavolo se ne sta riempendo la bocca con le minuscole dita. Alza la testa, ci guarda, sorride ricoperta di piccoli cristalli trasparenti.</p>
<p>Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone, scriveva Calvino. Io, a Brescia &#8211; città della metro da un miliardo di euro &#8211; assieme al deserto ho bevuto un tè coi biscotti.</p>

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<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5510" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/dove-non-ferma-la-metro.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/dove-non-ferma-la-metro/">Dove non ferma la metro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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