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	<title>razzismo Archivi - odiopiccolo</title>
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		<title>Pagellone da 10 a 1 su Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loggia Massonica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 15:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Voto 10 alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo. Voto 9 alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta. Voto 8 al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Voto 10</strong> alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo.</p>
<div id="attachment_9675" style="width: 1008px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9675" class="size-full wp-image-9675" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/10.jpg" alt="The Floating Piers - Mazzone" width="998" height="397" /><p id="caption-attachment-9675" class="wp-caption-text">The Floating Piers &#8211; Mazzone</p></div>
<p><strong>Voto 9</strong> alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta.</p>
<div id="attachment_9676" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9676" class="size-full wp-image-9676" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/09.jpg" alt="Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9676" class="wp-caption-text">Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti</p></div>
<p><strong>Voto 8</strong> al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, taluni fingevano di non sapere nulla di arte, di musei, code e biglietti. Qualcuno ha tirato fuori il meglio di sé smanacciando quadri. Eroi.</p>
<div id="attachment_9677" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9677" class="size-full wp-image-9677" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/08.jpg" alt="Notte bianca a Brescia" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9677" class="wp-caption-text">Notte bianca a Brescia</p></div>
<p><strong>Voto 7</strong> al solito problema pm10. La città prende 178 provvedimenti, ma se in città hai più traffico che a Manhattan, più acciaierie che oratori, autostrade tangenziali cantieri e inceneritori… forse è il caso di cambiare strategia!</p>
<div id="attachment_9678" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9678" class="size-full wp-image-9678" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/07.jpg" alt="manhattan traffic" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9678" class="wp-caption-text">Manhattan traffic</p></div>
<p><strong>Voto 6</strong> alla battage di fine estate: il murale di Largo Formentone! Alla fine pare si farà dopo l’inverno. Con tutti i pro ed i contro ma pagato totalmente da alcuni sponsor. Finalmente qualcosa che accorda tutti (loggia inclusa) e sembra possa non essere la solita puttanata. (Vi ricordate la bellissima tettoia tratta da Schindler’s List). Speriamo bene.</p>
<div id="attachment_9679" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9679" class="size-full wp-image-9679" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/06.jpg" alt="Schindler’s List" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9679" class="wp-caption-text">Schindler’s List</p></div>
<p><strong>Voto 5</strong> alla polizia locale del comune di Brescia, gli agenti si travestono da Diabolik e mentre scendi dalla macchina 45 secondi per entrare dal tabaccaio , nell’ombra dell’autunno ti appoggiano un 40 euro di multa sul vetro. Nel frattempo i facinorosi giocano a briscola senza tregua. #signoraggio.</p>
<div id="attachment_9680" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9680" class="size-full wp-image-9680" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/05.jpg" alt="Diabolik &amp; Eva" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9680" class="wp-caption-text">Diabolik &amp; Eva</p></div>
<p><strong>Voto 4</strong> al fenomeno centri commerciali. Tutti li odiano, tutti li criticano. Tutti guardano dal divano di casa la fantastica tv presa in offerta, quel giorno che sono andati a prendere il frullatore. Ora Brescia vince il campionato mondiale per densità. A breve l’apertura di un Walmart tra le rotonde della tangenziale.</p>
<div id="attachment_9681" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9681" class="size-full wp-image-9681" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/04.jpg" alt="Walmart people" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9681" class="wp-caption-text">Walmart people</p></div>
<p><strong>Voto 3</strong> ai cittadini lamentoni per la solita confusione in Carmine, san Faustino, piazza Arnaldo, castello e tutte le vie dove ci sia qualsiasi forma di vita dopo le 18.00. Si teme siano gli stessi che con seriosissimo sdegno criticano il comune nei 17 giorni all’anno senza qualcosa da fare o vedere. Burloni.</p>
<div id="attachment_9682" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9682" class="size-full wp-image-9682" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/03.jpg" alt="Via San Faustino in una cartolina degli anni '20 del Novecento" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9682" class="wp-caption-text">Via San Faustino in una cartolina degli anni &#8217;20 del Novecento</p></div>
<p><strong>Voto 2</strong> al maxi aumento dell’acqua previsto per Brescia e provincia. Il peso dell’inquinamento si trasforma in dollari. Probabilmente la soluzione finale è fare in modo che dai rubinetti delle nostre case fuoriesca solo acqua Evian.. costerebbe meno. Lo so lo so, non lo sapessi ma lo so.</p>
<div id="attachment_9684" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9684" class="size-full wp-image-9684" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/02.jpg" alt="Bere acqua" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9684" class="wp-caption-text">Bere acqua</p></div>
<p><strong>Voto 1</strong> alla questione extracomunitari. Espulsioni, criminali, brava gente e poveretti. Non spetta dare qua il giudizio, ma il pensiero che forse prevenire è meglio che curare. Non è colpa di nessuno ma forse è tempo di cambiare sistema. Si ripete da anni. Non dovremmo nemmeno parlarne più.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9686" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/01.jpg" alt="Salvini" width="1000" height="308" /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-96740" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/Copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/pagellone-10-1-brescia/">Pagellone da 10 a 1 su Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Confessioni di un bresciano razzista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cavour]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 09:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo confesso. Sono diventato una specie di razzista e un po&#8217; me ne vergogno. Sono sempre stato eticamente ostile alla discriminazione, in qualunque sua forma, che si trattasse di razzismo, sessismo, classismo, specismo o che fosse di natura omofobica e religiosa. Ma in realtà non ho mai preso una posizione netta, non mi sono mai concretamente esposto, finendo spesso per apparire passivo all&#8217;argomento. A me è sempre sembrato normale che ognuno potesse esercitare le proprie convinzioni anche se diametralmente opposte alle mie. Ingenuamente coltivavo l&#8217;idea che il rispetto della libertà di pensiero fosse sinonimo di intelligenza e non che potesse [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo confesso. <strong>Sono diventato una specie di razzista</strong> e un po&#8217; me ne vergogno.</p>
<p>Sono sempre stato eticamente ostile alla discriminazione, in qualunque sua forma, che si trattasse di razzismo, sessismo, classismo, specismo o che fosse di natura omofobica e religiosa. Ma in realtà non ho mai preso una posizione netta, non mi sono mai concretamente esposto, finendo spesso per apparire passivo all&#8217;argomento.</p>
<p>A me è sempre sembrato normale che ognuno potesse esercitare le proprie convinzioni anche se diametralmente opposte alle mie. Ingenuamente coltivavo l&#8217;idea che il <strong>rispetto della libertà di pensiero</strong> fosse sinonimo di intelligenza e non che potesse essere interpretato come atteggiamento a-patico (à= privazione, pathos= passione).<br />
Va inoltre aggiunto che ho sempre avuto quella fastidiosa tendenza a giustificare atteggiamenti di <strong>intolleranza</strong>, cercando sempre di salvare la parte buona della mela marcia.<br />
“Eh, sai, ha perso il lavoro!&#8230; È in crisi con la ragazza!&#8230; Viene da una famiglia disagiata!&#8230; Gli è appena morto il gatto!” e altro becero buonismo di questo tipo.</p>
<p>Mi ritrovavo ad assistere a certe dinamiche o ad ascoltare determinati discorsi, senza riuscire a comprenderne il senso; rimanevo come allibito, ma sempre senza puntare il dito, senza condannare, semplicemente non capivo. Abbassavo gli occhi, un sospiro e nella testa mi ripetevo:” Ma come cazzo fa a dire una roba del genere?”.</p>
<p>Non lo so&#8230;</p>
<p>Ad esempio quando sentivo frasi riferite agli extracomunitari del tipo:”Vengono qui a rubarci il lavoro” dette da avvocati, commercialisti, bancari o altri professionisti, pensavo:” Mah&#8230; vuoi vedere che questo ha una mezza idea di andare a vendere le rose per le vie del centro, o di piazzare il baldacchino fuori dal supermercato, o, che ne so, di andare a lavorare in fonderia o magari di finire a raccogliere pomodori a cinque euro al giorno!”.<br />
Oppure quando quei simpaticissimi <strong>smandibolatori bresciani </strong>che si scandalizzano perché “ Vengono qui a spacciare quei <strong>giargia di merda</strong>!”.<br />
I più teneri però rimangono i padri di famiglia che intasano la Mandolossa, che però “Le negre puzzano!”.<br />
E come non citare gli <strong>anziani cattolici</strong>, quelli che come mia nonna vanno a pulire la chiesa ogni martedì, ma che di fronte all&#8217;uomo nero non riescono ad esimersi dallo slogan “Besogneres mandai tòch a casa sò”&#8230; in segno di pace e fratellanza, immagino.<br />
O mio nonno che insiste sempre sul fatto che :” I cuntinùa a comprà fìòi!”, dimenticandosi di avere 5 fratelli. Tant&#8217;è che quando tento di fargli notare la discrepanza tra queste frasi e il loro credo, e di spiegargli che queste diversità culturali si affievoliranno con le prossime generazioni, mi stronca sempre con un:” Se, ma che ga entrà?”.</p>
<p>Il meglio tuttavia lo vedevo quando sui giornali appariva la notizia di uno <strong>stupro commesso da uno straniero</strong>. Eh lì sì che assistevo al meglio del meglio! Altro che genocidio! I più impavidi avrebbero bruciato vivo ogni straniero e non contenti proponevano bombe nucleari su 3⁄4 del Pianeta.<br />
E lì proprio non riuscivo ad afferrare tanto accanimento, specie in virtù del fatto che la violenza sessuale avviene per il 70% tra le mure domestiche, mentre solo un 10% è imputabile allo “straniero”.</p>
<p>Cosa bisognerebbe fare in questi casi? Condannare tutti i papà, gli zii, i nonni? Castrarli tutti, perché appartenenti alla categoria dei “parenti”?. E dei preti allora che ne facciamo? Tutti al rogo?.<br />
Non ero mai riuscito a spiegarmi quell&#8217;odio, quell&#8217;arroganza, quel senso di superiorità, ma qualcosa in me ultimamente è cambiato.</p>
<p>Forse negli ultimi anni ho offerto troppa comprensione e rispetto ricevendo in cambio ignoranza e delusione, o forse semplicemente è vero che invecchiando si diventa meno tolleranti. Il risultato è che oggi mi sento anch&#8217;io un bresciano razzista.</p>
<p>Sono razzista contro i razzisti. Sono intollerante contro gli intolleranti. Sono discriminatorio contro i discriminatori. Odio, letteralmente odio, l&#8217;ignoranza etica. La conosco Brescia, è una città che adoro, è la mia città. Ho ben chiare le problematiche legate al lavoro, all&#8217;inquinamento, alla criminalità e sono il primo a sostenere che alcune politiche, specie quelle sull&#8217;integrazione possano essere migliorate.</p>
<p>Quando una persona su cinque a Brescia è extracomunitario, è ovvio che questo 20% porterà in seno anche dei delinquenti. Ho una collega albanese a cui affiderei le chiavi di case e ne ho avute altre italiane che rubavano in negozio. Conosco slavi eccezionali, rumeni gran lavoratori, africani simpaticissimi e palestinesi meravigliosi, così come conosco albanesi, slavi, romeni, africani e palestinesi che sono criminali. Ma è possibile vedere questi individui non come appartenenti ad una nazione o continente, ma come INDIVIDUI e come tali giudicati dall&#8217;uomo e dalla legge.</p>
<p><strong>Non sono un moralista</strong>, non potrei permettermelo, visto quante ne ho <span style="line-height: 1.3em;">combinate (scusa mamma), ma davvero non riesco a concepire come una persona più fortunata si permetta di sentirsi migliore, come un essere umano si possa considerare padrone della Terra e non suo ospite temporaneo.</span></p>
<p>È una <strong>questione di intelligenza</strong> e riguarda tutte le forme di tolleranza. Cosa pensereste se vi discriminassero (e in parte avviene) perché siete obesi, o pelati, o magri, o bassi, o con le orecchie a sventola, o con i brufoli, o strabici, o con le gambe storte, o con i piedi piatti, o col culo grosso, o con&#8230; sarebbe una lista infinita.</p>
<p>La paura del diverso mette in crisi le nostre sicurezze, ma va superata.<br />
Il colore della pelle, la nazionalità, la religioni sono stati strumenti usati dai potenti per generare odio e realizzare i propri obiettivi.<br />
Ma pensiamo solo alle intolleranze religiose e culturali, di quante guerre, di quanti morti, di quanto dolore, sono state sciagurato pretesto?<br />
La tolleranza non ha mai generato sangue, l&#8217;intolleranza ne ha intriso la terra.<br />
Troppo spesso ci dimentichiamo che siamo un popolo di migranti e che come tale abbiamo sofferto le umiliazioni della discriminazione.<br />
Togliamoci dalla testa l&#8217;idea che noi eravamo belli, bravi e stimati e che all&#8217;estero fossimo accolti tra petali di rose e banda in festa.<br />
Eravamo considerati pezzenti, geneticamente pericolosi, violenti. Nixon sosteneva che avevamo addirittura un “odore diverso”.<br />
Il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linciaggio_di_New_Orleans" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">massacro di New Orleans</span></a></strong>, quello di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Aigues-Mortes" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Aigues-Mortes</span></a></strong>, la vicenda <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sacco_e_Vanzetti" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Sacco- Vanzetti</span></a></strong>, la copertina di <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.spiegel.de/spiegel/print/index-1977-31.html" target="_blank">Der Spiegel del 1977</a></strong>,</span> le <strong>oppressioni in Svizzera</strong>, <strong>Australia</strong>, <strong>Canada</strong> e tante tante altre ancora, sono solo alcune delle testimonianze di come eravamo trattati fuori dai nostri confini.</p>
<p>In 150 anni più di 24 milioni di italiani sono emigrati portando nel mondo il nostro sapere, la nostra creatività, la nostra manodopera e la nostra delinquenza.</p>
<p>Ma davvero la nostra storia non ci ha insegnato niente?<br />
Eravamo noi quelli dei barconi, ricordiamocene!</p>
<p>Quando arrivano quei poveri disperati a <strong>Lampedusa</strong> e qualcuno mostra solidarietà sento spesso una frase che proprio mi chiude la vena :” Dovreste tenerli in casa vostra”. Sinceramente, esiste affermazione più idiota?<br />
In casa mia non voglio nessuno, perché ho scelto di vivere da solo.<br />
Che significa?<br />
Chi mostra attenzione verso i massacri dei delfini deve tenerne uno nella vasca? O chi si è indignato contro l&#8217;abbattimento dell&#8217;orsa Daniza avrebbe dovuto ospitarla in giardino? E un leghista che <span style="line-height: 1.3em;">dovrebbe fare? Offrire alloggio ai senza tetto padani? Ma che cazzo significa? Me lo spiegate? Chiedetemi piuttosto se preferirei avere come vicino di casa uno che afferma cazzate del genere o un “forestiero” (come li chiama mia nonna). </span></p>
<p>Io come vicino di casa voglio avere <strong>UNA BELLA PERSONA,</strong> indipendentemente dalle sue origini. Punto.</p>
<p>Non mi piace sentirmi razzista come i razzisti, ma trovo conforto in una splendida citazione di <strong>Karl Popper</strong>: “<em>Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti</em>”.</p>
<p><em>Davide Agosti</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-840" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/copertina_razzista.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/confessioni-di-un-bresciano-razzista/">Confessioni di un bresciano razzista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>“Impossible is nothing”, questo sbarco è offerto da Adidas</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/impossible-is-nothing-questo-sbarco-e-offerto-da-adidas/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 21:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adidas]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come insegna il colosso dello sport Adidas, “impossible is nothing”, anche far lavorare gratis una moltitudine di disperati in fuga per sopravvivere. L’ipercapitalismo attuale, incontrastato monopolizzatore delle immagini (e quindi dell’immaginario), proprio attraverso le immagini riesce a rendere redditizia persino la disperazione. Hanno una comune peculiarità le decine di fotografie riguardanti i profughi che, ogni giorno, affollano i giornali: molti di loro sono (già) marchiati a causa della primaria necessità di dover indossare qualcosa, provando magari a non morire di freddo. Adidas, Nike, Puma, Dolce e Gabbana, Chanel&#8230; siano essi capi firmati o contraffatti, la pubblicità si introduce silenziosa su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come insegna il colosso dello sport <strong>Adidas</strong>, “impossible is nothing”, anche far lavorare gratis una moltitudine di disperati in fuga per sopravvivere. L’ipercapitalismo attuale, incontrastato monopolizzatore delle immagini (e quindi dell’immaginario), proprio attraverso le immagini riesce a rendere redditizia persino la disperazione.</p>
<p>Hanno una comune peculiarità le decine di fotografie riguardanti i profughi che, ogni giorno, affollano i giornali: molti di loro sono (già) marchiati a causa della primaria necessità di dover indossare qualcosa, provando magari a non morire di freddo. Adidas, Nike, Puma, Dolce e Gabbana, Chanel&#8230; siano essi capi firmati o contraffatti, la pubblicità si introduce silenziosa su barconi alla deriva e nelle frontiere protette da filo spinato, captando la nostra attenzione (e il nostro tempo) per accrescere la loro notorietà, misurata dagli indici di borsa.</p>
<div id="attachment_5079" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5079" class="size-full wp-image-5079" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/adidas_2.jpg" alt="Naufragio nei pressi dell’isola di Kalymnos: 18 morti, 138 i sopravvissuti" width="400" height="274" /><p id="caption-attachment-5079" class="wp-caption-text">Naufragio nei pressi dell’isola di Kalymnos: 18 morti, 138 i sopravvissuti</p></div>
<p>Cercare di vestirsi senza diventare dei sandwich man oggi è impresa quasi impossibile, perché una marca non è un semplice etichetta, ma un portatore ormai imprescindibile di plusvalore. Racchiude in sé un racconto di qualità ed eccellenza creato attraverso investimenti da milioni di dollari: spot hollywoodiani, pubblicità di ogni tipo, contratti con gli atleti più famosi. L’obiettivo è quello di nascondere, manipolando il nostro immaginario, la realtà di un prezzo gonfiato ad arte (una scarpa Nike da 70 dollari ha un valore di produzione di 16). Il pubblicitario <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Wieden" target="_blank" rel="noopener">Dan Wieden</a> ha raccontato dove nacque l’idea per uno degli slogan più celebri di sempre, probabilmente il più longevo: “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=FAcq_jvmXDo" target="_blank" rel="noopener">Just do it</a>”. Il 7 gennaio 1977, nello Utah venne condannato a morte <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gary_Gilmore" target="_blank" rel="noopener">Gary Gilmore</a>, accusato di aver ucciso un benzinaio e un albergatore nel corso di due distinte rapine. Quando gli venne chiesto di pronunciare le sue ultime parole, rispose “facciamolo e basta”. Morì davanti a un plotone formato da cinque agenti di polizia, e non gli vennero mai pagati i diritti d’autore. Adesso la storia si ripete, magari scritta sulla t-shirt di tanti altri condannati a morte: “Just do it”, sperando che il gommone non affondi.</p>
<p>Per creare un mondo di consumatori e venderci la gioia del possesso, è stato necessario colonizzare la nostra immaginazione. Anche ogni profugo è già un provetto consumatore, sebbene sia solo un potenziale lavoratore a basso salario. Il racconto racchiuso in ogni marchio gli è infatti ben noto: ha visto le scarpe di <strong>Messi</strong> alla televisione o su youtube e, sotto un sole a 40 gradi, ha invidiato la donna di un cartellone pubblicitario che beveva Coca-Cola ghiacciata. Non conosce la lingua del paese a cui è diretto, ma gli abbiamo già insegnato a distinguersi attraverso la merce. Questa è la più grande vittoria della globalizzazione capitalista.</p>
<div id="attachment_5081" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5081" class="size-full wp-image-5081" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/Adidas_4.jpg" alt="Migranti in attesa di un treno per la Serbia, presso la stazione ferroviaria di Gevgelija, sul confine macedone-greco" width="400" height="305" /><p id="caption-attachment-5081" class="wp-caption-text">Migranti in attesa di un treno per la Serbia, presso la stazione ferroviaria di Gevgelija, sul confine macedone-greco</p></div>
<p>Il mondo reale è così stato trasformato in un gigantesco spettacolo a pagamento, la cui trama può avere non pochi risvolti grotteschi. Come l’oscenità di quei volti di disperati abbinati a una griffe, che sia uno “swoosh” su un cappello o tre bande parallele sulla manica di una tuta. Nel 1949, quando il calzolaio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Dassler" target="_blank" rel="noopener">Adolf Dassler</a> fondò a Herzogenaurach la “Adolf Dassler adidas Sportschuhfabrik”, ancora non sapeva che un giorno avrebbe gentilmente offerto ai telespettatori uno sbarco di siriani e iracheni sull&#8217;isola di Lesbo.</p>
<p><em>Immagine di copertina: sbarco di migranti iracheni e siriani sull’isola di Lesbo</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-50760" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/adidas.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/impossible-is-nothing-questo-sbarco-e-offerto-da-adidas/">“Impossible is nothing”, questo sbarco è offerto da Adidas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Fenomenologia del razzista inconsapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Tramontano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2015 17:18:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“No, io non sono razzista, ma&#8230;”. Quante volte ci è capitato di sentire questo incipit? E dopo quel “ma” c’è tutta una serie di giudizi e pregiudizi, di considerazioni giuste o sbagliate, di prove di intolleranza; il tutto riconducibile all’essere razzista. Dopo quel “ma” c’è un razzismo inconsapevole. Chi pronuncia quella frase è effettivamente convinto di non essere razzista, perché per lui razzismo è considerare i negri una razza inferiore, oppure organizzarsi in squadroni per picchiare gli omosessuali. No, il razzismo oggi è più subdolo e meno evidente, perché discrimina senza esagerare e chi discrimina non sa di essere razzista, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“No, io non sono razzista, ma&#8230;”. Quante volte ci è capitato di sentire questo incipit? E dopo quel “ma” c’è tutta una serie di giudizi e pregiudizi, di considerazioni giuste o sbagliate, di prove di intolleranza; il tutto riconducibile all’essere razzista. Dopo quel “ma” c’è un razzismo inconsapevole.</p>
<p>Chi pronuncia quella frase è effettivamente convinto di non essere razzista, perché per lui razzismo è considerare i negri una razza inferiore, oppure organizzarsi in squadroni per picchiare gli omosessuali. No, il razzismo oggi è più subdolo e meno evidente, perché discrimina senza esagerare e chi discrimina non sa di essere razzista, solo perché stringerebbe senza problemi la mano ad un negro. Purché si sia lavato prima, ovvio.</p>
<p>Ecco cinque frasi tipiche del razzista inconsapevole.</p>
<p>1) <i>“Non sono razzista, ma&#8230;”</i></p>
<p>Se non sei razzista, non c’è un “ma”: non sei razzista e basta. Tutte quelle osservazioni su cosa mangiano i pakistani, su quanti cinesi vivono in un solo appartamento, su quanto ti disturbano le sfilate oscene dei gay pride non hanno bisogno di quella premessa. I fenomeni possono essere analizzati quanto si vuole, si possono scegliere le proprie posizioni e preferenze, ma se dici “io non sono razzista ma loro sono fatti così” non hai analizzato un fenomeno e scelto una posizione: hai creato una categoria, discriminandola.</p>
<p>2) <i>“Non ho niente contro i gay, ho anche amici gay”</i></p>
<p>Spesso chi ci tiene a sbandierare il proprio benestare nei confronti degli omosessuali nasconde in realtà un’omofobia allarmante. Una vera e propria fobia. Quel “non ho niente contro di loro” spesso racchiude implicitamente un “purché se ne stiano al loro posto”, senza mischiarsi troppo con i “normali” eterosessuali, senza ostentare la loro omosessualità con tutti quei colori e quelle sfilate che turbano i nostri figli, senza necessariamente doversi sposare come fanno quelli normali e senza pretendere diritti che, essendo omosessuali, non hanno. In poche parole: “Io non ho niente contro i gay purché facciano finta di non esistere”.</p>
<p>3) <i>“Viene dal Sud ma non sembra nemmeno un meridionale”</i></p>
<p>Certo: perché non assomiglia alla tua personalissima immagine che hai di tutti i meridionali. Immagine costruita a forza di luoghi comuni e supposizioni e mai confrontata sul campo con la realtà. È innegabile che ogni popolo ha le sue abitudini e tradizioni e, nella nostra variegatissima Italia, anche a distanza di poche centinaia di chilometri si possono riscontrare caratteristiche popolari spesso così diverse tra di loro. Non è razzismo pensare che siamo diversi, ma è pregiudizio supporre di conoscere la diversità degli altri ed è razzismo pensare che gli altri, in quanto diversi da te, siano peggiori di te.</p>
<p>4)<i> “Se vogliono venire qui devono rispettare le nostre regole”</i></p>
<p>È convinzione diffusa che gli stranieri immigrano in Italia perché vogliono immigrare in Italia. La si considera una preferenza, come quando decidiamo di comprare una nuova casa o di cambiare lavoro nel tentativo di migliorare la nostra qualità di vita. Per la maggior parte degli stranieri che arrivano in Italia non è così: sarebbero rimasti molto più volentieri nel loro Paese di nascita anziché venire qui (e subire discriminazioni), se solo ci fossero state le condizioni per condurre una vita dignitosa; emigrare rappresenta una necessità, non una scelta di comodo. Ciò premesso, le “regole” di cui parliamo sono nient’altro che la nostra legislatura, e la legge è uguale per tutti. Chi non rispetta la legge deve essere perseguito, autoctono o immigrato, nativo o naturalizzato: tutti dobbiamo rispettare quelle regole. Ma spesso, in quella frase, per “regole” si intendono gli usi e costumi del nostro Paese: in una società fondata sulla libertà personale è inammissibile pretendere che tutte le persone, soltanto perché vivono in Italia, si adeguino alle nostre abitudini, che si conformino ai nostri gusti, in modo da essere meno “diversi” da noi (così da farci meno paura).</p>
<p>5) <i>“I profughi sono anzitutto dei clandestini”</i></p>
<p>Facciamo un esercizio. Tu sei il redattore di una testata giornalistica e devi raccontare questa storia: una donna, mentre passeggia di notte in un parco, viene aggredita da un uomo che le strappa parte dei vestiti di dosso e comincia a violentarla; la donna dopo un po’ riesce a liberarsi e a scappare, e si rifugia nel giardino di una villa privata scavalcando la recinzione. Che titolo darai alla notizia? “Vittima di stupro si rifugia in una villa” oppure “Donna mezzo nuda fa irruzione abusivamente in un giardino privato”? Se hai scelto il secondo titolo, allora d’accordo: i rifugiati sono anzitutto clandestini, torna pure alla tua attività e scusami se ti ho fatto perdere tempo a leggere questo inutile articolo.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-43700" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Copertina2.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/fenomenologia-del-razzista-inconsapevole/">Fenomenologia del razzista inconsapevole</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>La barretta di cioccolato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre fotografavo una madre che teneva in braccio la sua bimba, seduta a terra di fronte a transenne e polizia, improvvisamente si è girata verso di me; guardando dritto dentro l&#8217;obiettivo, è scoppiata a piangere. In quel momento mi sono sentito il più spietato degli aguzzini. Mi sono detto: “Ma cosa sto facendo qui? Dovrei essere di là con loro, a battermi con loro, a battermi per loro”. Porsi di fronte al dolore degli altri pone numerosi e terribili quesiti, morali e non solo, su quel quid inafferrabile della fotografia, sempre in bilico tra testimonianza e voyeurismo, visione e freddo distacco. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre fotografavo una madre che teneva in braccio la sua bimba, seduta a terra di fronte a transenne e polizia, improvvisamente si è girata verso di me; guardando dritto dentro l&#8217;obiettivo, è scoppiata a piangere. In quel momento mi sono sentito il più spietato degli aguzzini. Mi sono detto: “Ma cosa sto facendo qui? Dovrei essere di là con loro, a battermi con loro, a battermi per loro”. Porsi di fronte al dolore degli altri pone numerosi e terribili quesiti, morali e non solo, su quel <em>quid</em> inafferrabile della fotografia, sempre in bilico tra testimonianza e voyeurismo, visione e freddo distacco. Tornano alla mente le parole della fotografa americana <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Bourke-White" target="_blank">Margaret Bourke-White</a>, entrata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Buchenwald" target="_blank">Buchenwald </a>nel 1945 assieme agli Alleati: “Lavorare con la macchina fotografica mi dava quasi sollievo. Frapponeva una sottile barriera tra me e l’orrore che avevo di fronte, sebbene allora non mi rendessi conto della facilità con cui la gente è portata a dimenticare: ero assolutamente convinta che l’inferno dovesse essere documentato.”</p>
<p><strong>Harmica</strong>, <strong>Tovarnik</strong>, <strong>Röszke</strong>: piccoli paesini dei <strong>Balcani</strong>, l&#8217;inferno che doveva essere documentato lungo il cammino dei profughi attraverso le frontiere di Ungheria, Serbia, Croazia e Slovenia. Un abominio di disumanità a due passi da casa. Centinaia di persone ammassate lungo i confini chiedendo di entrare nella fortezza Europa, sempre più arroccata in mezzo alla fiamme che la circondano. Guerra e disperazione premono alle porte. Uomini, donne e bambini lasciati a dormire per strada, in mezzo ai campi, con temperature che di notte scendono sotto i dieci gradi, quando non piove. La vergogna del filo spinato in Ungheria, delle linee ferroviarie bloccate per non far entrare la peste della miseria; una rimozione collettiva per non guardare negli occhi il leviatano che nuota negli abissi del nostro benessere. La verità è che Sua Maestà la Merce ha molto più diritti di una persona nel capitalismo globalizzato, Lei può circolare liberamente. E un nuovo modello di iPhone non sarà mai abbandonato sulla spiaggia di Bodrum.</p>
<p>Camminando nei campi a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tovarnik" target="_blank">Tovarnik</a>, in Croazia subito dopo il confine con la Serbia, ho assistito a un lungo e incessante incedere di persone che avevano perso tutto, portando con sé – come fanno i poeti – solo la propria storia e il proprio passato. Tante le mamme che tenevano in braccio o a spalle i loro bambini, spesso esausti per un viaggio interminabile. Molti i giovani provenienti da Siria e Iraq, che sembravano quasi contenti di vedere un fotografo, per salutarlo e chiedergli informazioni su “<em>the border</em>”. Il confine: ciò che ci divide è un tratto di penna su una cartina geografica, il segno del potere. Ma è anche il con-fine, due aree divise che hanno una &#8220;fine&#8221; in comune; il contatto è inevitabile, nonostante le barriere e i muri costruiti.</p>
<p>Di fronte a questo grande esodo, appare in tutta la sua chiarezza l&#8217;oscenità della soluzione burocratica cercata dall&#8217;Unione Europea. Quote, numeri, i migranti sono un vantaggio per l&#8217;economia, i migranti servono perché non facciamo più figli. Sempre e comunque la nostra utilità, sempre e comunque a nostra disposizione: riusciamo a monetizzare anche disperazione e miseria. Dilaga l&#8217;incapacità di vedere noi stessi negli altri, la perdita della grazia del confronto e la fine di ogni sguardo. Un&#8217;estasi di egoismo: “Macellaio, a quanto me la lascia questa famiglia che scappa dalla guerra?”</p>
<p>“<em>Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare</em>”, ha scritto una volta <strong>Ernest Hemingway</strong>. Probabilmente era ubriaco, come spesso gli capitava. Il mondo è un bello schifo di inferno, e se vale la pena lottare per esso è solo per renderlo un po&#8217; meno inferno, sebbene mi sia sempre più difficile credere nell&#8217;uomo, e mantenere un barlume di speranza verso il futuro. Ma a Tovarnik la speranza si è presentata davanti alla mia macchina fotografica. È una bambina di circa 12 anni che, dopo aver ricevuto una barretta di cioccolato dalla Croce Rossa, si sporge con il braccio oltre le transenne per offrirla a un poliziotto. Lui se ne stava lì rigido e serio col manganello ben saldo alla cintura, quando sul suo volto in plexiglas è apparso un timido sorriso. Disarmato dal santo dire di sì dell’innocenza, ha quindi allungato a sua volta la mano. Quella bambina, molto probabilmente, oggi si trova in Europa. Forse in Austria, forse in Germania. Cresciuta tra le macerie, in lei risiede la speranza di un mondo più umano. Sono certo che, per il resto della sua nuova vita, continuerà a donare un po&#8217; della sua cioccolata a chi lotta dall&#8217;altra parte del muro.</p>
<p><i>Le foto pubblicate qui su Odiopiccolo fanno parte di una più ampia mostra intitolata “The border”. Sarà in esposizione nel municipio di Moniga del Garda dal 31 ottobre al 22 novembre, col patrocinio dell&#8217;Assessorato al Turismo e alla Cultura, e dal 28 novembre al 6 gennaio presso il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia.</i></p>
<p>&nbsp;</p>

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<p><i> </i></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-42530" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/la-barretta-di-cioccolato/">La barretta di cioccolato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Bussano alla porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 09:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere Calais in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al Front Nacional per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; Sema, Njad e Monja &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? Biniam, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della Caritas? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia? Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di Ponte Santo Ludovico, nella frazione Grimaldi di Ventimiglia, qualcosa a cui non riesci ancora a dare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere <strong>Calais</strong> in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al <strong>Front Nacional</strong> per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; <strong>Sema</strong>, <strong>Njad</strong> e <strong>Monja</strong> &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? <strong>Biniam</strong>, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della <strong>Caritas</strong>? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia?</p>
<p>Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, nella frazione <strong>Grimaldi</strong> di <strong>Ventimiglia</strong>, qualcosa a cui non riesci ancora a dare un nome inizia a sgretolare lentamente le tue normali coordinate cognitive: da una parte la fila di auto e motociclette, in gran parte guidate da turisti, che passano il confine come se nulla fosse, dall&#8217;altra un silente accampamento di profughi africani, coloratissimo tra lunghi teli di plastica e ombrelloni da spiaggia. Ma non è questo a disorientarti, in realtà. Perché tu <i>sai</i> che lì ci sono persone scappate dal sangue e dalla guerra, ma da lontano ti sembra semplicemente una normale riviera mediterranea a fine giugno, affollata da una moltitudine di persone giunte per godersi il mare e prendere la tintarella. Ti ritrovi così a guardare questo simbolo di felicità e benessere, sapendo che nasconde dentro di sé un abisso. È un cortocircuito che stordisce, è <strong>Alex di Arancia Meccanica</strong> che massacra a calci una donna cantando “<em>Singing in the rain</em>”. Peccato che non sia un film.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/8-migranti.jpg" alt="Nasenaldeen (Sudan)" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Nasenaldeen (Sudan)</p></div>
<p>Poi ti avvicini, a passi lenti e che vorresti rispettosi, come quando superi un casa colma di gente per una veglia funebre. Sono le sette di mattina, tanti ancora dormono. I pochi svegli sono sopratutto ragazzi, che masticano un po’ di inglese — come me, d’altronde. Il primo che incontro è <strong>Nasenaldeen</strong>, scappato dal <strong>Darfur</strong> a 25 anni, mi chiede se gli do una mano a parlare con un ciclista francese. Vuole sapere quanto costa la sua bicicletta: 2.500 euro. “Ma non faceva prima a comprarsi una macchina con quei soldi?”, mi chiede. Probabilmente ha un’auto che ne costa 60, 70.000, ma questo non sto a spiegarglielo. I 500 euro che lui ha messo da parte per la traversata col barcone non valgono nemmeno l’impianto stereo.</p>
<p><strong>Nasen</strong> vuole una bici per andare a <strong>Calais</strong>, dove cercherà di attraversare la <strong>Manica</strong> per cercare lavoro in <strong>Inghilterra</strong>. Mi chiede quanto tempo ci vuole. “Credo una settimana”, rispondo. E’ entusiasta, pensava ci volessero molti più giorni. <strong>Nasen</strong> ha gli occhi umidi e stanchi, di chi ha la febbre, gli occhi di un uccello ferito che guarda verso il cielo. Il suo volto esprime gioia, la gioia di chi è stremato ma a un passo dal traguardo: il suo viaggio dura ormai da tre mesi, ha visto tanto di quella merda &#8211; prima e dopo la partenza &#8211; che non lo demoralizzano certo una trentina di poliziotti in divisa. Gli dico che tanti suoi amici stanno passando da un sentiero sulle montagne, poi lo saluto. Un’ora dopo tornerò a cercarlo, pensando: “Lo porto io a Parigi, in autostrada non ci sono controlli, al massimo racconto che ha fatto l’autostop. Una volta arrivati, lo lascio lì e mi fermo a dormire da mia cugina”. L’ho cercato in lungo in largo, di lui nessuna traccia. Spero che abbia attraversato la montagna, con la sua sola speranza sulle spalle. Spero che ora stia pedalando su una bicicletta sgangherata e che stia facendo incazzare i francesi, come e più di <strong>Bartali</strong>. Un <i>Tour</i> che passerà alla storia.</p>
<div id="attachment_2976" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2976" class="wp-image-2976 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/17-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2976" class="wp-caption-text">1.2.3.4.5. &#8211; Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, una mano, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.</p></div>
<div id="attachment_2975" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2975" class="wp-image-2975 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/15-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2975" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2977" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2977" class="wp-image-2977 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/35-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2977" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_2974" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2974" class="wp-image-2974 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/4-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2974" class="wp-caption-text">4.</p></div>
<div id="attachment_2973" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2973" class="wp-image-2973 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/3-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2973" class="wp-caption-text">5.</p></div>
<p>Sugli scogli si cuoce. Nell’aria odore di plastica bruciata. Sono i teloni usati per fare ombra, cotti dal sole. Sotto, decine e decine di persone ammassate l’una sull’altra. Tra una coperta e un pezzo di cartone, ogni tanto spunta una mano e un piede, che manco sapresti dire a chi appartiene. Illusione di arti mozzati. Salti da un masso all’altro: nelle fessure immondizia abbandonata e feci. Un’indicibile mancanza di umanità, figlia di due governi che fanno politica sulla pelle delle persone (come un leghista qualunque), ha creato tutto questo.<br />
Sotto qualche ombrellone a righe, c’è anche chi ha preferito dormire da solo, e ancora riposa avvolto in una coperta o in un lenzuolo. Fantasma, spettro, una sofferenza così remota e così a portata di mano, quasi da potersi sporcare di sangue. Ho le mani sporche di sangue.</p>
<div id="attachment_2981" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2981" class="wp-image-2981 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/31-migranti.jpg" alt="Sulla destra, il confine francese" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2981" class="wp-caption-text">Sulla destra, il confine francese</p></div>
<div id="attachment_2980" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2980" class="wp-image-2980 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/29-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2980" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Gran Hotel sull’abisso</p></div>
<div id="attachment_2978" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2978" class="wp-image-2978 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/13-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2978" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2979" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2979" class="wp-image-2979 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/18-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2979" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<p><strong>Ventimiglia</strong> è uno dei capitoli più tristi della storia repubblicana, un’infamia che raggiunge i livelli delle bombe neofasciste di <strong>piazza Loggia</strong> e <strong>piazza Fontana</strong>. Anche oggi, come allora, un governo colpevole. Non importa che sia stata la <strong>Francia</strong> a violare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Schengen" target="_blank">Schengen </a>o gli <strong>accordi di Dublino</strong>. Le gare di disumanità le facevano i nazisti, e sarebbe stato bello lasciarle a loro. Per montare una tendopoli in un parcheggio poco distante alla scogliera, con bagni chimici e tutto il resto, la protezione civile avrebbe impiegato 5-6 ore, non di più. Trecento persone, non un milione. Ma ora in TV c’è l’invasione degli zombie africani, orde e orde fuori controllo. Peccato che nei primi 6 mesi di quest’anno siano sbarcate 6.000 persone in meno rispetto al 2014, ma si vede che allora non erano telegeniche: c’era il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_del_Nazareno" target="_blank">patto del Nazareno</a>, <strong>Salvini</strong> non era un delfino ma rubava voti. Salotti proibiti.</p>
<div id="attachment_2984" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2984" class="wp-image-2984 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/25-migranti.jpg" alt="Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2984" class="wp-caption-text">Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone.</p></div>
<div id="attachment_2983" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2983" class="wp-image-2983 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/12-migranti.jpg" alt="Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2983" class="wp-caption-text">Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI.</p></div>
<p>Sono rimasto nell&#8217;accampamento per circa quattro ore. Ho scattato foto, parlato con diverse persone, ragazzi i più propensi ad attaccare bottone, anche per via dell’inglese. Non scorderò mai il piccolo <strong>Biniam</strong>, in fuga dall&#8217;<strong>Eritrea</strong>, che lavava le sue scarpette da calcio con l’acqua di mare. <strong>Tris</strong> che cammina sotto il sole con il suo sinuoso corpo di ragazzo, un fascio di nervi, facendo ruotare l’ombrello come una dama inglese dell’Ottocento. O ancora mamma <strong>Njad</strong>, con le due giovani figlie <strong>Sema</strong> e <strong>Monja</strong>, sedute una di fianco all&#8217;altra senza dire parola, come ad aspettare un treno per andarsene via.</p>
<div id="attachment_2988" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2988" class="wp-image-2988 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/32-migranti.jpg" alt="Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2988" class="wp-caption-text">Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto.</p></div>
<div id="attachment_2990" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2990" class="wp-image-2990 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/39-migranti.jpg" alt="La casa di Sema, Njad e Monja" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2990" class="wp-caption-text">La casa di Sema, Njad e Monja.</p></div>
<div id="attachment_2986" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2986" class="wp-image-2986 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/9-migranti.jpg" alt="Biniam (Eritrea)." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2986" class="wp-caption-text">Biniam (Eritrea).</p></div>
<div id="attachment_2991" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2991" class="wp-image-2991 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/11-migranti.jpg" alt="Le scarpe da calcio di Biniam." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2991" class="wp-caption-text">Le scarpe da calcio di Biniam.</p></div>
<div id="attachment_2987" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2987" class="wp-image-2987 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/10-migranti.jpg" alt="Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2987" class="wp-caption-text">Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato.</p></div>
<div id="attachment_2989" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2989" class="wp-image-2989 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/33-migranti.jpg" alt="Tris (Libia) e il suo ombrello" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2989" class="wp-caption-text">Tris (Libia) e il suo ombrello.</p></div>
<p>Quando me ne sono andato da <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, mi son recato in centro. Sudato, un caldo opprimente, in cerca di un tavolino e di una birra. Dovevo scrivere qualcosa, riordinare i pensieri. Davanti a me l’orizzonte di un mare blu: chi nuotava, chi giocava in spiaggia, e le trentenni corpoduro immobili a prendere il sole. Puzzavo, appiccicavo, la salsedine sulla pelle: tutto il mio corpo implorava un tuffo, una nuotata. Non ce l’ho fatta. Sentivo di odiare quell’acqua cristallina, i morti annegati che cela, un arazzo disteso sulla disperazione. Quando il sangue colorerà di rosso l’intero Mediterraneo, forse smetteremo di interrogarci se sia giusto o meno chiudere le frontiere. Credo non si arriverà a tanto. A Ventimiglia la guerra è arrivata nelle nostre strade e ora bussa alla porta: <i>toc-toc, toc-toc</i>… un rumore sordo e soffocato, sempre più forte.</p>
<div id="attachment_2999" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2999" class="wp-image-2999 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/27-migranti.jpg" alt="Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c'est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2999" class="wp-caption-text">Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c&#8217;est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata.</p></div>
<div id="attachment_3003" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3003" class="wp-image-3003 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/34-migranti.jpg" alt="migranti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3003" class="wp-caption-text">LiberQUE? EgaliQUI? FraterniQUAND?</p></div>
<div id="attachment_3000" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3000" class="wp-image-3000 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/28-migranti.jpg" alt="Il bagno, la mattina" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3000" class="wp-caption-text">Il bagno, la mattina.</p></div>
<div id="attachment_2995" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2995" class="wp-image-2995 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/16-migranti.jpg" alt="Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2995" class="wp-caption-text">Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso.</p></div>
<div id="attachment_2996" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2996" class="wp-image-2996 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/19-migranti.jpg" alt="I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2996" class="wp-caption-text">I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie.</p></div>
<div id="attachment_2994" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2994" class="wp-image-2994 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/6-migranti.jpg" alt="Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2994" class="wp-caption-text">Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane.</p></div>
<div id="attachment_2997" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2997" class="wp-image-2997 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/21-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2997" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano.</p></div>
<div id="attachment_2998" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2998" class="wp-image-2998 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/22-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2998" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3005" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3005" class="wp-image-3005 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/38-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3005" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_3004" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3004" class="wp-image-3004 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/37-migranti.jpg" alt="Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3004" class="wp-caption-text">Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti.</p></div>
<div id="attachment_2992" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2992" class="wp-image-2992 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/1-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2992" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Messaggi inascoltati.</p></div>
<div id="attachment_2993" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2993" class="wp-image-2993 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/2-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2993" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3001" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3001" class="wp-image-3001 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/30-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3001" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.</p></div>
<div id="attachment_3014" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3014" class="wp-image-3014 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /></a><p id="caption-attachment-3014" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3007" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3007" class="wp-image-3007 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/24-migranti.jpg" alt="Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3007" class="wp-caption-text">Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare.</p></div>
<div id="attachment_3008" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3008" class="wp-image-3008 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/36-migranti.jpg" alt="Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3008" class="wp-caption-text">Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera.</p></div>
<div id="attachment_3006" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3006" class="wp-image-3006 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/14-migranti.jpg" alt="Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3006" class="wp-caption-text">Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua.</p></div>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-29700" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/5-migranti.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/bussano-alla-porta/">Bussano alla porta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>THE BOOGEYMAN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maggie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 09:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È mezzanotte circa. Sto guidando verso casa, con un’amica. Serata di chiacchiere e birra. Non poca birra. All’altezza della rotonda che trasforma via Milano in via Valcamonica mi accorgo di qualcosa di anomalo per terra, oltre il marciapiede e quasi in mezzo alla strada: un ragazzo, ancora in sella alla bicicletta, giace immobile. La testa è un po’ ovattata e leggera a causa della non poca birra ma decidiamo di fermarci e provare a renderci utili. Il ragazzo è vivo, turbato, anche lui probabilmente ha bevuto non poca birra, ma piano piano riusciamo a tirarlo su, recuperando il sacchetto che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È mezzanotte circa.<br />
Sto guidando verso casa, con un’amica. Serata di chiacchiere e birra. Non poca birra.<br />
All’altezza della rotonda che trasforma via Milano in via Valcamonica mi accorgo di qualcosa di anomalo per terra, oltre il marciapiede e quasi in mezzo alla strada: un ragazzo, ancora in sella alla bicicletta, giace immobile.</p>
<p>La testa è un po’ ovattata e leggera a causa della non poca birra ma decidiamo di fermarci e provare a renderci utili.</p>
<p>Il ragazzo è vivo, turbato, anche lui probabilmente ha bevuto non poca birra, ma piano piano riusciamo a tirarlo su, recuperando il sacchetto che tiene stretto nella mano destra e anche la bicicletta e portando tutti in salvo sul marciapiede.<br />
Nel frattempo si avvicina un altro ragazzo, gli chiede come sta per poi comunicarci in modo arrogante: “Eh, è ubriaco!”, andandosene poco dopo.<br />
Grazie dell’informazione.<br />
Proviamo a comunicare con lui ma è complicato: oltre ad essere poco lucido, ha negli occhi panico e terrore.<br />
Gli chiediamo come sta, se si è fatto male.<br />
Risponde in modo confuso.<br />
Lo convinciamo a non tornare in sella alla bici, optando per una passeggiata.<br />
A quanto pare non abita distante e gli chiediamo se vuole essere accompagnato.<br />
È esitante, riusciamo a fargli accettare la nostra proposta ma si vede che non è convinto.</p>
<p>Lasciamo l’auto parcheggiata sul marciapiede, con dentro tutto: borse, telefonini, portafogli e partiamo con lui.<br />
Il ragazzo è africano e probabilmente non è qui da molto, fa fatica ad esprimersi e la non poca birra e il terrore sicuramente non aiutano.<br />
Ci addentriamo in vie interne che non avevo mai esplorato, alcune decisamente non illuminate e isolate ed inizio anche io ad avere paura. Tentiamo di instaurare un dialogo chiedendogli dove abita, se ha un lavoro.<br />
Il terrore nei suoi occhi aumenta.<br />
Si ferma più volte e, irrigidito e sospettoso, ci chiede se abbiamo problemi con lui. Non riesce a credere a ciò che sta accadendo e tentiamo più volte di spiegargli che siamo solo due ragazze che hanno visto un ragazzo per terra, per strada, e hanno pensato avesse bisogno di aiuto.<br />
Effettua qualche movimento brusco, ha paura, si vede.<br />
Ci comunica con fermezza che non vuole rispondere alle nostre domande e, dopo averci spiegato con una buffa teatralità, di avere tanti pensieri nella testa, chiede nuovamente se abbiamo problemi con lui.<br />
La mia amica cerca di fargli capire che può fidarsi ma non sembra essere efficace. Eppure vedo nei suoi occhi anche la speranza di poter credere che non vogliamo fargli del male.<br />
Non capiamo dove stiamo andando, la strada diventa sempre più isolata e buia.</p>
<p>Confesso di aver pensieri orribili. Tante immagini e scene si susseguono nella mia testa: lo vedo tirare fuori un coltello all’improvviso, vedo saltare fuori dal nulla alcuni uomini, suoi complici, pronti, insieme a lui, a farci del male. Immagino anche che il farsi trovare per strada, in quello stato, faccia parte di una messa in scena, creata ad hoc per poi aggredirci. Mi guardo intorno, cercando di farmi trovare pronta nel momento in cui divenga necessario scappare, programmando il come scappare e dove scappare. (Eppure non guardo molti film dell’orrore…)<br />
La mia auto!<br />
Penso che l’ho lasciata di notte, ferma su un marciapiedi di via Milano, vicino la tangenziale, con dentro TUTTO e inizio a non essere sicura di ritrovarla. La paura mi porta a chiedermi chi me lo ha fatto fare, cosa ci faccio qui con questo tizio che sembra nemmeno apprezzare il mio aiuto, perché ho messo la gonna stasera??</p>
<p>Lui è lì davanti a noi, sempre rigido, ha preso il manubrio della sua bici e in qualche modo cammina, più o meno dritto.<br />
Noi dietro, intimorite e indecise se imporgli ancora la nostra presenza o lasciarlo andare, lo seguiamo come due guardie del corpo.<br />
Dice parole difficili da comprendere, un po’ sembra essere infastidito da noi e un po’, tradendosi con il linguaggio del corpo, ci fa capire che gradisce la nostra compagnia.<br />
Ci permette di portare il sacchetto che prima teneva stretto nella mano destra.<br />
Lo guardo, lo tocco, sembra pieno di qualcosa simile a delle patate. E anche qui la mia immaginazione, contaminata dal pregiudizio e dalla paura, prende il sopravvento e inizio a pensare a mille contenuti diversi per quella busta, alcuni tossici, ovviamente, altri pericolosi oppure illegali.<br />
Riesco a fermare e isolare i pensieri annebbiati dal pregiudizio, per fortuna.<br />
Se non avessi una mente capace di questo non mi troverei qui e ne sono contenta ma continuo ad avere paura. Non so di cosa di preciso ma vera paura.<br />
Ancora una svolta e qualche metro in più e farei fatica a fare il tragitto al contrario per tornare all’auto.</p>
<p>Proprio quando la paura sta per diventare insostenibile, svoltiamo a destra, trovando una piccola serie di condomìni, sbucati dal nulla.<br />
Guardo le auto parcheggiate, cerco di capire se c’è anima viva nei dintorni e quale possa essere il condominio in cui vive lui.<br />
Ci fermiamo nel parcheggio, gli chiediamo se è lì che vive ma questo noi, ancora adesso, ce lo stiamo chiedendo.<br />
In qualche modo ci chiede di aiutarlo a legare la bici ad un palo e ci comunica che ha apprezzato il nostro aiuto ma il panico, la paura e la diffidenza sono ancora lì, nei suoi occhi. Ci fa capire che possiamo andare e qualcosa ci dice che lui è pronto a sganciare la catena della bici e ripartire.<br />
Capiamo che abbiamo fatto abbastanza e lo salutiamo.</p>
<p>Il tragitto del ritorno diventa una lunga corsa.<br />
Corsa per non sentire la paura, per non percepire il terrore nei tratti bui, per non avere tempo di fare brutti incontri e soprattutto, per andare a vedere subito se la macchina è ancora dove l’abbiamo lasciata, integra.</p>
<p>Ci sono tante cose sulle quali riflettere.<br />
Io è tutto il giorno che penso solo alla paura.<br />
La MIA. La SUA.<br />
E sento che c’è qualcosa che non va.</p>
<p><em>Disegno di copertina di Chiara</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-29620" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/diverso_blu_ok.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/the-boogeyman/">THE BOOGEYMAN</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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