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	<title>relazioni Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Diritti e doveri a Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gualtiero Aliprandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2015 13:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brescia e i bresciani. Di questo parliamo su questo portale. E allora parliamo di quello che succede nella vita di tutti noi quotidianamente in questa città. Un anno fa, durante i disastrosi mondiali di calcio, ho avuto modo di guardarmi la nazionale a casa di amici. Tutte le partite con loro, in pieno centro a Brescia. L’ultima partita, il 20/06, decido di guardarmela andando in bici. Si gioca alle 18 di un venerdì, se non voglio correre rischi di perderla a causa dei parcheggi non ho altra scelta. Esco dall’ufficio, mollo la macchina a casa e via di pedalata: parcheggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Brescia e i bresciani</strong>. Di questo parliamo su questo portale. E allora parliamo di quello che succede nella vita di tutti noi quotidianamente in questa città. Un anno fa, durante i disastrosi mondiali di calcio, ho avuto modo di guardarmi la nazionale a casa di amici. Tutte le partite con loro, in pieno centro a <strong>Brescia</strong>. L’ultima partita, il 20/06, decido di guardarmela andando in bici. Si gioca alle 18 di un venerdì, se non voglio correre rischi di perderla a causa dei parcheggi non ho altra scelta. Esco dall’ufficio, mollo la macchina a casa e via di pedalata: parcheggio nell’androne del cortile, cancello esterno e cancello elettrico. La lego e via che sia guarda la partita. 1, 2, 3 birre. Finisce male per la nazionale. Si torna a casa. In tutti i sensi. Piccolo problemino. La mia bici, quella parcheggiata nell&#8217;androne, protetta da catena, lucchetto, cancello elettrico e portone… non c’è più. Volatilizzata.</p>
<p>Scena odierna: rientro a casa in bicicletta (nel frattempo me ne sono comprata un’altra. Doppia catena. Almeno faticano il doppio): parcheggio nel garage interrato del nostro palazzo, perennemente chiuso a chiave. Guardo attorno, manca qualcosa. La bici di mia moglie. Rubata. Anche quella era legata. Anche quella era in uno spazio (teoricamente) chiuso a chiave. Almeno io lo trovo sempre chiuso a chiave. Bene e adesso. Adesso nulla. Adesso bisogna comprarne una nuova, se voglio pedalare.</p>
<p>Vivo in un quartiere a <strong>Brescia 2</strong> che da quando ho preso casa, è caduto un po’ in malora. È bello perché c’è tanto verde. Ma negli ultimi anni è diventato un posto diverso. Adesso qualcuno mi darà del razzista, e forse lo farà a ragione. Ma il degrado è iniziato quando culture e popoli con usi e costumi diversi ha cominciato a vivere qua. È brutto quello che sto dicendo; è bruttissimo. Ma è tremendamente vero. Sentire <strong>bambini indiani</strong> che urlano indiscriminatamente a qualsiasi ora del giorno o della notte senza che nessuno metta loro un freno (ed io che mi incazzo se le mie figlie alzano un po’ la voce&#8230; che padre del tubo che sono), ragazzotti che all&#8217;ultimo piano con le finestre spalancate ci fanno sentire la loro musica a tutti i costi e ciliegina sulla torta la <strong>famiglia di pakistani</strong> che vive all&#8217;ultimo piano della palazzina attigua alla mia. Sono sotto sfratto. Non pagano più il mutuo da un tot. Non pagano le bollette da una vita. Non pagano le spese condominiali. Certo hanno avuto una sventura tempo fa. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Però loro hanno diritto ad acqua, riscaldamento ed elettricità. Oggi la loro casa è di un’altra proprietaria. Una <strong>famiglia rumena</strong>, che non sa più a che santo votarsi pur di entrare in possesso della propria abitazione. Qualche giorno fa è arrivata con la polizia al seguito, constatando che non c’è nulla da fare. E a difendere la famiglia pakistana c’era anche un’associazione per il diritto alla casa. Il diritto alla casa ce l’ha solo la famiglia pakistana, mi domando? La famiglia romena che ha investito sull&#8217;acquisto, no?</p>
<p>Non fate i cinici, perché vuol dire che avete perso in partenza. Non ditemi che la colpa è della famiglia romena poco accorta, e che non avrebbe dovuto comperare quell’appartamento, che quanto promesso con lo sfratto esecutivo è una fandonia. Lo è in Italia, lo è a <strong>Brescia</strong> dove i diritti non sono uguali per tutti. Come quello di comperare qualcosa e possederlo, perché arriva sempre quello più furbo, quello più scaltro che si impossessa di qualcosa che è tutto, per cui hai lavorato, sudato, messo da parte dei soldi e poi ti sei comperato. Come una casa. Come una (o due) bicicletta(e).</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-40560" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Bicicletta.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/diritti-e-doveri-a-brescia/">Diritti e doveri a Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Round. La boxe è solo per chi ha fame.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sofisticata Verga]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jul 2014 10:57:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[boxe]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primo round: questa lettera è per lui che ti ama piano. Perchè non vuole disturbarti mentre lo abbandoni su di una strada trafficata da gentaglia del mio calibro. Lui è amico mio. L&#8217; amicizia è elettiva e io lo eleggo ad amico, perchè gli sconfitti mi piacciono e io piaccio ancor di più a loro. Me lo leggono negli occhi che perdere è la prima tavola del credo. Perchè al primo round credi di aver capito che la boxe la deve fare solo chi ha fame e non ha paura di finire in ginocchio. Secondo round: questa lettera è per [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Primo round: questa lettera è per lui che ti ama piano.</p>
<p>Perchè non vuole disturbarti mentre lo abbandoni su di una strada trafficata da gentaglia del mio calibro. Lui è amico mio. L&#8217; amicizia è elettiva e io lo eleggo ad amico, perchè gli sconfitti mi piacciono e io piaccio ancor di più a loro. Me lo leggono negli occhi che perdere è la prima tavola del credo. Perchè al primo round credi di aver capito che la boxe la deve fare solo chi ha fame e non ha paura di finire in ginocchio.</p>
<p>Secondo round: questa lettera è per te che sei nuovo.</p>
<p>Ed è strano definirci amici, non so nemmeno davvero quanto Campari bevi prima di vomitare e posso solo sperare che il Dio dell&#8217; inganno ci mantenga sempre abbastanza sobri o abbastanza sbronzi per restare lontani l&#8217;uno dai dolari dell&#8217;altra. E va bene così. Va bene che parliamo, anche se mentre parliamo capita che mi annoio e allora per rispondere alla noia giochi a fare quello che gioca ad annoiarsi. Perchè al secondo round capisci che la boxe la deve fare solo chi ha fame, non è un balletto.</p>
<p>Terzo round: questa lettera è per un giovane nemico.</p>
<p>Giovane perchè ha combttuto così poche battaglie che non sa nemmeno chi sia il suo rivale, al più immagina. Nemico, solo perchè è nato in un territorio con troppi confini per farsi invadere. E io mi arrenderei solo se l&#8217;armistizio contemplasse un invito ad invadere. Perchè al terzo round credi di aver capito che la boxe la deve fare solo chi ha fame, e che l&#8217;avversario va annientato, ma rispettato.</p>
<p>Quarto round: questa lettera è per uno che mi ha picchiato.</p>
<p>Il primo colpo fa sempre più paura che male, io lo so. Impari con il tempo a resistere fino al prossimo colpo, e a quello dopo e a quello dopo ancora. Lui non lo sa che se ho imparato a sanguinare solo lo stretto necessario è stato solo per potermi dissanguare un giorno alla volta, e ogni giorno fare un passo nuovo e ad ogni passo arrivare un po&#8217; più lontano.</p>
<p>Perchè al quarto round credi di aver capito che la boxe la deve fare solo chi ha fame e sete di sangue, il suo.</p>
<p>Quinto round: questa lettera è per lui che si gode la vita al posto mio.</p>
<p>C&#8217;è sempre spazio per odiare qualcuno in un&#8217;anima bassa come la mia, eppure io non ti odio. Dormi in letti già caldi e rimargini ferite che mi diverto a lasciare aperte per incapacità di saperle chiudere, e forse tu sei semplicemente migliore di me. E come potrei competere con questo? Come si combatte l&#8217;ineguatezza?.</p>
<p>Perchè al quinto round credi di aver capito che la boxe la deve fare solo chi ha fame, come l&#8217;amore.</p>
<p>Sesto round: questa lettera è per me perchè ogni lettera è un po&#8217; di chi la scrive.</p>
<p>Io che non ho mai saputo essere normale. Io che no, non sono cattiva, solo inadeguata. Io che a volte mi stanco di sentire la mia voce. E a volte mi stanco anche di leggerla.</p>
<p>Io che ho scelto la curva.<br />
Perché al sesto round hai capito che non te ne frega un cazzo della boxe, e come diceva C.B.:</p>
<blockquote><p>L&#8217;amore è solo un cane venuto dall&#8217;inferno.</p></blockquote>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26310" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/boxe.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/round-la-boxe-e-solo-per-chi-ha-fame/">Round. La boxe è solo per chi ha fame.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Secco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 12:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secco. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no. Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere. Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta. Ma a lui bastava. Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Poi conobbe lei. Era una ragazzina, quando la incontrò. Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Secco.<br />
</strong>Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.<br />
Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no.<br />
Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere.<br />
Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta.</p>
<p>Ma a lui bastava.</p>
<p>Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato.<br />
Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.</p>
<p>Poi conobbe lei.<br />
Era una ragazzina, quando la incontrò.<br />
Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada.</p>
<p>E un pomeriggio estivo, di quelli in cui non trovi neanche un semaforo rosso,<br />
le raccontò la sua vita, le sue corse, le sue notti, la sua strada, le sue bevute.</p>
<p>Dopo averle detto tutto la guardò negli occhi, le carezzò le guance con tutte due le mani,<br />
scese sul collo e cominciò a stringere forte.</p>
<p>Lei fu colta di sorpresa, lui stringeva troppo forte.<br />
Soffocò. La spogliò, là dove si trovavano, mise mano ai pantaloni e la chiavò.</p>
<p>Ricominciò ad uscire di notte, a giocare a pallone, a correre per trovare la strada e a bere.<br />
E se qualcuno parlava con lui, non lo faceva una seconda volta.<br />
Ma a lui bastava.</p>
<p>Da “<em>Come il morso di un cane</em>”, 2011, Alfredo Bonera©2011.</p>
<p>P.S.: Ciò che Emoziona Te, Emoziona anche Me?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26430" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/secco.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/secco/">Secco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>E già non è più buio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 12:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, vero, profondo bacio. Come se in quel momento trovassero sfogo anni di assoluta inattività amorosa e sessuale.</p>
<p>Lei era perfetta. Per me, intendo, non certo perché senza difetti; insieme stavamo bene, comodi, in sintonia. Arrivammo a convivere, a condividere magliette sporche e calzini sparsi per casa, mutande ritrovate per caso nelle tasche di giacche pesanti e dentifrici seccati per colpa di tappi perduti. Persino le piante sembravano gioire per noi, e fiorivano, come tutti quegli arcobaleni generati dai suoi occhi. Io ero felice, davvero, rapito dalla sua freschezza, dal suo modo di vedere la vita come un dono. Ci si consuma donandosi, e noi respiravamo appieno la nostra comune follia. Dipingevo, anche il suo corpo, e le sue dita intrise di colore disegnavano sul mio parole d&#8217;intesa, quella che soltanto due persone desiderose di amarsi sanno e possono dirsi, anche senza parlarsi.</p>
<p>Quel giorno faceva caldo, lei credeva che vivere senza sporcarsi le mani era come dipingere senza usare i colori, e ci andò. Corteo contro una classe dirigente ipocrita, interessata soltanto ai propri privilegi. Faceva caldo, io dovevo lavorare e lei sfilò in quel corteo. Perché si scateni, la violenza, basta poco. Un semplice sasso raccolto dal ciglio della strada. Lanciato da qualcuno troppo istintivo, impulsivo. Le forze dell&#8217;ordine ne mandarono cinque o sei, all&#8217;ospedale. Un paio ridotti in fin di vita. Lei era fra questi. Telefonate, corse, rincorse, e pensieri che s&#8217;inceppano, si perdono, troppi, tutti insieme. Non faccio in tempo, però, e quando arrivo non c&#8217;è più. Soltanto il suo corpo ricomposto in qualche modo. Soltano i miei ricordi e la sua voce che rimbomba dentro. &#8220;Tieni la mia mano nella tua, e la paura non c&#8217;è più&#8221;, diceva, a volte, svegliandomi di notte. La paura di non potersi donare, di non trovare un senso a questa vita faticosa, ingannevole. E, stringendole la mano, dormivamo senza più paure. Consapevoli che non sentirsi soli può farci davvero vivi.</p>
<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo; ora, quel freddo, non lo sento più.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26400" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/buio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-gia-non-e-piu-buio/">E già non è più buio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Donne. Mela(vigliose).</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/donne-melavigliose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jul 2012 11:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi permetto di replicare all’articolo “Uomini. Pare(ri)” di Valentina sofisticata Verga. Senza polemica, ma con tanta stima, rispetto ed un pizzico di ironia. Spero non me ne voglia. Che la donna ascolta la radio ad un volume più basso del nostro, così da coprire le canzoni stonando a squarciagola. Che chiude le ante degli armadi e non sbatte le porte, ma lascia vestitini, calze sporche e autoreggenti in giro per casa. Che non chiude il tubetto del dentifricio. Pare. Che ricorda le date importanti, che si vede piena di difetti fisici e, spesso, impedisce al suo uomo di vivere. Che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/donne-melavigliose/">Donne. Mela(vigliose).</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di replicare all’articolo <a href="http://www.odiopiccolo.com/uomini-pareri/" target="_blank">“<em>Uomini. Pare(ri)</em>” di Valentina sofisticata Verga</a>. Senza polemica, ma con tanta stima, rispetto ed un pizzico di ironia. Spero non me ne voglia.</p>
<p>Che la donna ascolta la radio ad un volume più basso del nostro, così da coprire le canzoni stonando a squarciagola. Che chiude le ante degli armadi e non sbatte le porte, ma lascia vestitini, calze sporche e autoreggenti in giro per casa. Che non chiude il tubetto del dentifricio. Pare. Che ricorda le date importanti, che si vede piena di difetti fisici e, spesso, impedisce al suo uomo di vivere. Che ci vede bene, da lontano e da vicino, e ha un olfatto perfettamente funzionante. Che si siede pensando di trovarsi sul set di “<em>Basic Instinct</em>” nella scena dell’interrogatorio anche se indossa dei jeans. Che se non è fedele è colpa del suo uomo. Pare. Che non separa l’amore dal sesso, se soddisfatta. Che l’ombrello lo tiene in macchina, ma non lo usa e se la prende con gli uomini che ne hanno orrore, e non li usano. Sono state dal parrucchiere apposta. Pare. Che aspira alla verità attraverso la virtù. Che la virtù te la fa sudare almeno un paio di cene compresi aperitivi prima e gli after dinner dopo. Che non è fragile, ma emancipata. Che è libera di fare ciò che vuole ma sacrifica la sua libertà per amore. Pare. Che ti chiede “<em>come stai?</em>” ma non ascolta come stai. Pare. Che non pensa all’erezione del suo compagno, tanto c’è il Viagra. Al limite l’istruttore della palestra. Che prova miliardi di vestiti e ne compra due, tre. Prima ci deve pensare. Che se ne compra di più sta perdonando il suo compagno. Pare. Che lascia che il suo uomo porti a spasso il bimbo, così può depilarsi le gambe e telefonare alle sue amiche, tutte, una dopo l’altra o in video conferenza. Che se rientrano prima c’è da portare fuori il cane. Che se non chiama la mamma è un dramma. Che il mondo gira intorno a lei, ai suoi desideri, alla sua parrucchiera e al suo altruismo. Pare. Che aspira alla tranquillità, ma poi la chiama noia. Che fa tutto da sola, ma per colpa tua. Che tutte meritano di essere studiate. Sempre, come le stelle: perché lo sono. Perché l’uomo non può vivere senza. Pare. Perché, nonostante tutto, basta poco per condividere una felicità possibile soltanto se condivisa. Tutto compreso. Che è solo una questione di natura, ma poi diventa molto di più. Se lo si vuole, naturalmente. Che senza Eva, l’uomo, si aggirerebbe ancora oggi nervosamente intorno all’albero della conoscenza del bene e del male; e non sarebbe libero. Pare.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26340" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/donne.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/donne-melavigliose/">Donne. Mela(vigliose).</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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