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	<title>VOCI Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>114 anni non falliscono. Mai.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 17:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>114 anni di storia biancoazzurra Malaga &#8211; Luglio 2025 Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia. Persino quando Sergio Scariolo, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone. Una scoperta inaspettata: Coolligan Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>114 anni di storia biancoazzurra</h1>
<h2>Malaga &#8211; Luglio 2025</h2>
<p>Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia.</p>
<p>Persino quando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Scariolo" target="_blank" rel="noopener">Sergio Scariolo</a>, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone.</p>
<h2>Una scoperta inaspettata: Coolligan</h2>
<p>Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, regalandomi la vista di qualche panfilo da brivido. E mentre il resto della famiglia entra ed esce da tutti i negozietti (ma quanti diavolo di Ale-Hop ci sono?), uno attira la mia attenzione.</p>
<p>Si chiama <strong>Coolligan</strong>, ed è uno dei punti vendita di un brand iberico che si dedica alla riproduzione di qualità di maglie d&#8217;epoca di squadre di calcio. Nazionali, team iberici ma non solo, anche italiani: un brand che gioca con le emozioni ed i ricordi. Anche di noi bresciani, sebbene Coolligan a catalogo non abbia nulla delle rondinelle.</p>
<h2>Uno scatto che racconta tutto</h2>
<p>Mentre guardo a destra e a manca, l&#8217;occhio cade su una fotografia, posta in alto, in una posizione un po&#8217; fuori portata degli sguardi. Oddio di foto è pieno questo negozio. Giocatori e &#8220;camisetas&#8221; degli anni &#8217;70/&#8217;80.</p>
<p>La foto in oggetto colpisce la mia attenzione, e non solo perché ritrae un ingresso nel tunnel che porta agli spogliatoi di una leggenda come Michel Platini. La foto in bianco e nero ha un dettaglio in colore: il retro della maglia del giocatore che sta rientrando negli spogliatoi assieme al francese.</p>
<p>È azzurra, con il numero 10 stampato. Quel carattere mi è familiare. Resto lì, imbambolato. Scatto una foto, zoomo. Ma mi era già tutto chiaro.</p>
<h2>Il ricordo del 1987</h2>
<p>Stadio Comunale di Torino, <a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/" target="_blank" rel="noopener">stagione 1986/87</a>. Partita d’addio di Michel Platini. Di fronte il Brescia, a cui serve un punto per non retrocedere. L’Empoli gioca a Como, ed è lì, a -1.</p>
<p>Veniamo da due sconfitte rovinose: il 4-1 con l’Hellas e l’1-2 casalingo contro l’Ascoli. Alla radio, a casa, ascolto con ansia. Papà non se l’è sentita di portarmi dopo l’esperienza del Bentegodi.</p>
<p>Quella foto: <strong>Evaristo Beccalossi</strong> che rientra accanto a Michel Platini. Forse quelli di Coolligan pensavano a Maradona, ma per noi bresciani, quella scena è l’inizio di una fine.</p>
<h2>Una storia di alti e bassi</h2>
<p>Ad un occhio inesperto, sembrerebbe una scena da lieto fine. Ma se sei bresciano, sai che l’happy ending non è mai scontato. Le promozioni, la salvezza del 1969, l’anglo-italiano, il periodo di Baggio&#8230; a ogni luce, un’ombra.</p>
<p>Dopo Wembley, una Serie A da incubo. Dopo Pep Guardiola e Roberto Baggio, un Rigamonti vuoto. Guardo la fotografia, appesa al muro, mentre la ragazza del negozio pensa che io sia impazzito.</p>
<h2>Quel gol, quella retrocessione</h2>
<p>2-2, il risultato perfetto. Basterebbe per lo spareggio. Ma l’Empoli vince. E al minuto 78, Ivano Bonetti segna. Il Brescia retrocede.</p>
<p>Una beffa assurda. Pensare che 38 anni dopo quella società sia stata cancellata dal mondo del calcio professionistico fa male.</p>
<h2>114 anni di Brescia Calcio</h2>
<p>L’età mi impone una reazione razionale, non più le lacrime del 17 maggio. Ma la rabbia resta. Rabbia e impotenza.</p>
<p><strong>114 anni</strong> di storia, spesso sfortunata e maledetta, se ne sono andati. 114 anni di cui io ne ho vissuti un bel po&#8217;, come tanti di noi e di voi.</p>
<h2>Un’eredità che nessuno potrà toccare</h2>
<p>Tieniti stretto ciò che è stato: non c’è corte, tribunale o presidente che potrà mai portartelo via. Che si tratti di una promozione, di una vittoria o di una retrocessione ingiusta.</p>
<p>Con le lacrime annesse.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-175010" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2025/07/Copertina114anni-beccalossi-platini.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/114-anni-non-falliscono-mai/">114 anni non falliscono. Mai.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 20:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
		<category><![CDATA[bresca calcio]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
		<category><![CDATA[vialli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono state poche le volte in cui Gianluca Vialli incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava. La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla stagione 1981-1982, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio Mario Rigamonti si affrontano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono state poche le volte in cui <strong>Gianluca Vialli</strong> incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava.<br /><br />La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1981-1982" target="_blank" rel="noopener">stagione 1981-1982</a>, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).<br />Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio <strong>Mario Rigamonti</strong> si affrontano disperatamente biancoazzurri e grigiorossi per evitare la retrocessione. La spunterà la Cremo e proprio grazie a <strong>Vialli</strong> che toccato da Quaggiotto va giù in area nel finale guadagnandosi un rigore (dubbio) che Finardi trasforma. Risultato finale 2-3. Brescia retrocesso insieme a Rimini, Spal e Pescara. Non mi dilungo sulla cronaca (1) angosciante (ma va?) della partita&#8230; vi dico solo che si vinceva 2 a 0.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17473" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Tabellino.jpg" alt="SERIE B 1981-1982

18° GIORNATA DI RITORNO 

Domenica 06 giugno 1982 - Stadio &quot;Rigamonti&quot; - Brescia

BRESCIA-CREMONESE 2-3

BRESCIA Pellizzaro, Podavini, Mazzucchelli (35' st Sali), De Biasi, Guida, Quaggiotto, Salvioni, Bonometti, Vincenzi (12' st Graziani), Tavarilli, Adami

A disposizione: Cantoni, Messina, Leali

Allenatore: Perani

CREMONESE Casari, Montani (1' st Frutti), Ferri, Marini, Paolinelli, Di Chiara (12' st Nicolini), Vialli, Boni, Bonomi, Bencina, Finardi

A disposizione: Reali, Galbagini, Gaiardi

Allenatore: Mondonico

ARBITRO Bergamo di Livorno

RETI 12' De Biasi 15' Vincenzi 5' st Frutti 21' st Nicolini 42' st rigore Finardi

NOTE Spettatori 10229. Incasso 39 milioni di lire. Espulso De Biasi 10' st. Ammoniti Mazzucchelli, De Biasi, Adami" width="800" height="822" /><br />Oggi però il protagonista è un altro. </p>
<p>Bisogna aspettare più di 5 anni per rivedere Vialli sfidare la Leonessa. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1986-1987" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1986-87 Serie A</a>. Luca gioca ora nella Sampdoria.<br />Il 2 novembre 1986 il Brescia sfida in casa la Samp. Perdiamo 1 a 0. <strong>Vialli sbaglia un rigore</strong> nel finale tirandolo in curva. Autorete di Turchetta su tiro di Viercowood.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Iy2hLacUpUQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno è ancora amaro. Si gioca il 22 marzo 1987 a Marassi. La Sampdoria si impone nuovamente, questa volta per 2 a 0. <br />Vialli sfodera una prestazione super. Segna un gol pazzesco &#8220;lasciando di sasso Pionetti&#8221; e si procura il rigore del 2 a 0 trasformato da Mancini. I gemelli del gol. Che nostalgia. Che coppia bellissima. Le immagini d&#8217;archivio raccontano di un Brescia coriaceo &#8220;che avrebbe messo in difficoltà anche il Napoli&#8221;. Poi c&#8217;è l&#8217;intervista finale a Vialli. Altri sapori, più genuini.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/EUvvkU8MMSo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il Brescia retrocesse in serie B anche quell&#8217;anno e vi rimase fino al 1992 quando con Mircea Lucescu trascinato dai gol di Maurizio Ganz riconquistò la massima serie. Nel frattempo <strong>Giuanluca Vialli proprio quell&#8217;anno passò all Juventus</strong>. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1992-1993" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1992-93 siamo in serie A.</a><br /><br />L&#8217;andata contro la Vecchia Signora si giocò il 18 ottobre 1992 al vecchio Delle Alpi.<br />0 a 0 il risultato finale con un <b>Landucci</b> strepitoso che con un &#8220;balzo felino &#8220;disinnescò un rigore del mito <b>Baggio</b> procurato proprio da lui, <b>Vialli</b>. Da non credere.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/6M2fJc3TKTc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno lo vincemmo meritatamente noi, 2 a 0 con le reti di Florin Raducioiu e Marco Rossi. <strong>Vialli sempre pericoloso</strong>.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/dkSXIylhs2g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Alla fine della stagione il Brescia retrocedette in serie B dopo il noto spareggio di Bologna contro l&#8217;Udinese. <br /><br />Dopo un solo anno di B tornammo nella massima per affrontare la <strong>Juventus di Vialli</strong> già alla seconda giornata.<br />Era il 4 settembre 1994 e la partita terminò 1 a 1.  <strong>Vialli</strong> stregò la difesa con una splendida rovesciata propiziando il vantaggio di Conte. Pareggio di Schenardi nella ripresa. <br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/gCKOUk2MaxM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>La partita di ritorno vide la Juventus imporsi per 2 a 1. Il Brescia andò in vantaggio con Corini su calcio di rigore poi dopo il pareggio su punizione di Del Piero toccò proprio a <strong>Vialli</strong> siglare il punto della vittoria per la Juve sempre su rigore, ovviamente regalato :). <em>Perdonatemi non ho resistito.<br /></em> <br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/DpWNuechY5g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Le strade di Vialli e delle rondinelle avrebbero potuto incrociarsi anche in <strong>Coppa Italia</strong> nella stagione 1990-91 poiché Brescia e Sampdoria si scontrarono durante il secondo turno della competizione, ma Luca non fu mai schierato.<br />Per la cronaca la <a href="https://www.transfermarkt.it/uc-sampdoria_brescia-calcio/index/spielbericht/2429004" target="_blank" rel="noopener">partita di andata a Marassi</a> terminò sul punteggio di 1 a 1 (Ganz, Dossena), mentre <a href="https://www.transfermarkt.it/brescia-calcio_uc-sampdoria/index/spielbericht/2429020" target="_blank" rel="noopener">al ritorno perdemmo in casa 4 a 0</a> (Dossena, Mancini, Invernizzi, Lombardo)<br /><br />Il video della partita di andata (mercoledì 5 settembre 1990). Del ritorno non vi è traccia.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/fAwVO3EH7Ok/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Concludo rubando un commento di un mio caro amico juventino (bresciano). Io da puro tifoso bresciano non posso certo salutare il grande Vialli meglio di così (grazie Tom):<br /><br /></p>
<blockquote>
<p>Mi viene in mente la gazzetta che annunciava il tuo arrivo, in un’epoca in cui le notizie le sapevi dalla carta stampata, non dai cellulari.<br />Tu, il giocatore preferito.<br />Le prime volte allo stadio con gli amici, sempre e solo in curva, la punto cabrio di Ricky.<br />Tutte le partite di champions, il treno per Roma e l’aria che profumava di primavera quella notte che non dimenticherò mai.<br />I capelli rasati per assomigliarti, e il polsino che mettevo quando giocavo perché lo facevi tu.<br />Il tuo coro che cantavo in doccia la mattina, e quella volta che al posto della fascia da capitano hai legato una sciarpa gettata dalla curva.<br />La rimonta con la Fiorentina, lo stadio delle Alpi, e un freddo d’inverno che ora non c’è più.<br />Le partite alla radio, il posticipo della domenica tutti insieme al bar su telepiù.<br />Ho tifato Chelsea per te, pure allo stadio una volta, e ho cercato la tua casa a Londra sperando di incontrarti.<br />Il sogno mai realizzato di vederti tornare da allenatore.<br /><br />Hai reso più belli i miei vent’anni, e oggi mi sento più vecchio e più solo…<br />Ciao capitano del mio cuore.<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.1.0/72x72/1f5a4.png" alt="🖤" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
</blockquote>
<p><a href="https://www.sportgrigiorosso.it/us-cremonese/tutte-le-news/50777-il-precedente-nel-1982-una-cremo-in-crisi-si-salva-vincendo-il-derby-a-brescia-con-retrocessione-delle-rondinelle-in-c-fra-mille-polemiche.html" target="_blank" rel="noopener">1.  Brescia Cremonese 2-3 (da sportgrigiorosso.it)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174630" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Copertina-Vialli.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/">Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Baskethood, la pallacanestro a Brescia. Intervista a Giaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 17:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basket]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com’è la ripresa? Indubbiamente dura. Tirare su la serranda è un momento da grande commozione, ma poi? Mica semplice fare i conti con quello che non è stato e quello che forse sarà. Siamo andati a parlarne con Paolo Giacomelli, da sempre Giaci, per gli amici e gli avversari di parquet e campetti. Pochi anni fa Paolo, pardon, Giaci ha fatto una scommessa. Di quelle pesanti: ha aperto Baskethood, il regno del basket. Un negozio di due vetrine, con un divano che non solo arreda, ma dà quel senso di casa che lui ed i suoi soci hanno voluto dare. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/baskethood-la-pallacanestro-a-brescia-intervista-a-giaci/">Baskethood, la pallacanestro a Brescia. Intervista a Giaci</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Com’è la ripresa? Indubbiamente dura. Tirare su la serranda è un momento da grande commozione, ma poi? Mica semplice fare i conti con quello che non è stato e quello che forse sarà.</p>
<p><strong>Siamo andati a parlarne con Paolo Giacomelli</strong>, da sempre <strong>Giaci</strong>, per gli amici e gli avversari di parquet e campetti. Pochi anni fa Paolo, pardon, Giaci ha fatto una scommessa. Di quelle pesanti: ha aperto <a href="https://baskethood.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Baskethood</a>, <strong>il regno del basket</strong>.</p>
<p>Un negozio di due vetrine, con un divano che non solo arreda, ma dà quel senso di casa che lui ed i suoi soci hanno voluto dare. <strong>La passione per la palla a spicchi</strong>, che a Brescia dal 2009 ha avuto un respiro diverso grazie al ritorno del grande basket dovuto al volere della famiglia <strong>Bonetti-Bragaglio</strong>, ha portato Giaci ed un nugolo di amici cresciuti al Liceo Arnaldo a scommettere molto forte su un negozio lontano anni luce dagli stereotipi delle grandi catene che vendono un tanto al chilo qualsiasi genere di articolo sportivo.</p>
<p>E così, in un <a href="https://baskethood.it/contatti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anfratto di via Cremona</a> è nato <strong>Baskethood</strong>, meta di tutti i giocatori di basket della nostra provincia. Ci trovi <strong>i giocatori della Leonessa di serie A</strong>, come quelli dell’Mgm di Csi, i fenomeni del campetto tanto come gli appassionati da divano che si sollazzano con l’Nba o guardando adesso <strong>“The last dance”</strong>, serie cult che racconta l’ultima annata vittoriosa di <strong>Jordan &amp; C.</strong></p>
<p>Siamo andati da Giaci perché oltre ad avere un vicino di casa molto interessante (l’enoteca totalmente made in Brescia <a href="https://www.facebook.com/pages/category/Wine-Bar/Enotek0-1632866826976783/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Enotek.0 di Mario</strong></a>), volevamo vedere come si regge l’urto della riapertura di una struttura ancora giovane, e che a modo suo va contro l’establishment dei grandi negozi o delle realtà da metropoli, dove si trova magari quello che a una bottega come quella di Giaci non è dato accedere.</p>
<p>Quando <strong>Baskethood</strong> ha aperto i battenti ero molto dubbioso sulla riuscita dell’operazione: invece devo riconoscere che il servizio offerto ha dato la possibilità a Paolo &amp; C. di tenere la barra tutta a dritta. E allo stesso tempo c’è stata la possibilità di creare eventi negli eventi che non solo hanno pubblicizzato il negozio, ma che hanno fatto vivere <strong>Baskethood</strong> come un qualcosa di diverso.</p>
<p>
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</p>
<p>Dal Luna park, al <strong>torneo di 3 vs 3</strong>, dall’<strong>amichevole Ncaa con 1000 spettatori sugli spalti</strong>, alla presentazione di giornalisti di un certo calibro senza dimenticare la presenza dei giocatori della nazionale (<strong>Brian Sacchetti</strong> e <strong>Pietro Aradori</strong>) gli ex arnaldiani hanno dimostrato che <em>piccolo</em> è bello (e volevate che non trovassero spazio su <a href="http://www.odiopiccolo.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">odiopiccolo</a>?) e che le belle idee sanno arrivare un po&#8217; ovunque.</p>
<p><strong>In bocca al lupo Giaci</strong>: un augurio a tutta la nostra provincia che da lunedì ha tirato su di nuovo la serranda, con un po&#8217; di magone, ma con tanta voglia di riprendere da dove si era lasciato.</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/baskethood-la-pallacanestro-a-brescia-intervista-a-giaci/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/sslwWwmOtQM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169850" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Baskethood-Intervista-Giaci.jpg"></div>
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		<title>Covid &#8211; istruzioni per il disagio</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/covid-istruzioni-per-il-disagio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 11:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nun ce sto a capì più nulla. E la regione esci, devi uscire, vai, si torna alla vita normale, no pezzo di fango, mi stai portando ovunque il virus, tu e quella straca**o di mascherina che non hai mai sanificato, riapriamo sennò falliamo, no teniamo chiuso, falliamo ma almeno si torna in maddala prima o poi, no guarda ci vado lo stesso, in bici, in monopattino con il contributo della regione, no non l&#8217;ho chiesto entro il 12 maggio, io sì, e l&#8217;ISEE, boh lo farò, ma vaffan****, la mascherina sì, no, forse, però, non quando corri, che se corri [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nun ce sto a capì più nulla</em>.<br />
E la regione esci, devi uscire, vai, si torna alla vita normale, no pezzo di fango, mi stai portando ovunque il virus, tu e quella straca**o di mascherina che non hai mai sanificato, riapriamo sennò falliamo, no teniamo chiuso, falliamo ma almeno si torna in <em>maddala</em> prima o poi, no guarda ci vado lo stesso, in bici, in monopattino con il contributo della regione, no non l&#8217;ho chiesto entro il 12 maggio, io sì, e l&#8217;ISEE, boh lo farò, ma vaffan****, la mascherina sì, no, forse, però, non quando corri, che <strong>se corri con la mascherina muori</strong>, per colpa dell&#8217;anidride carbonica, ma se non ce l&#8217;hai anche quando corri sei un untore, insomma meglio suicidarsi di anidride carbonica che impestare l&#8217;aria che respira anche la signora con cane (di peluche) al guinzaglio.</p>
<p>Da lunedì è tana libera tutti, io a nascondino facevo cagare da bambino, da grande (vecchio, omissis)? E se mi fermano? E la sanificazione? Bisogna farla, la faccio io, no non posso, devo chiamare una società esterna, che costa un botto, vabbè pronto quando viene? Nel <em>duemilamille</em>? A posto, grazie.<br />
Autocertificazione? Sì/no/solo se vai fuori regione/seconde case solo per lavori di ristrutturazione e non ci si può andare nei weekend, ma se lavoro durante la settimana, quando cavolo ci posso andare? Da lunedì 18 <em>tanaliberatutti</em> anche per le seconde case. <em>Aridanghete</em>, io a nascondino sono una <em>pippa</em> e pertanto fino al 23 maggio non ci posso andare, vabbè speriamo che non ci siano crepe nei muri e calabroni. Vabbè, ma ci puoi andare se ce l’hai e solo se sei residente nella regione. Se hai la casa a Peschiera sono cazzi tuoi.<br />
Però io per lavoro con email del mio capo posso arrivare in Liguria martedì.<br />
E quasi quasi arrivo in spiaggia, stacco il telefono, metto una tenda e vivo lì fino alla fine di tutto questo.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169820" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Edo.jpg"></div>
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		<title>Caro Piz ti scrivo&#8230; così mi distraggo un po&#8217;</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-ti-scrivo-cosi-mi-distraggo-un-po/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 14:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
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		<category><![CDATA[ale w genza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Piz, come stai? È un po&#8217; che non mi rivolgo a te. Vecchio mio, tutto bene? Eh lo so. Tempi duri. Per te, per me, per tutti. Ma un po&#8217; di speranza c’è. Qualcosa riapre, c’è speranza di un ritorno alla normalità. Pensa che domenica mi sono fatto 10 km in bicicletta per le vie della nostra splendida città. È stato come tornare a vivere, passando da Piazza Vittoria al Carmine, tornando in Piazza Duomo e tirando diritto per via Trieste. Che bello Piz. Bello vedere anche un po&#8217; di locali aperti, gente seduta qua e là sui gradoni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Piz,<br />
come stai? È un po&#8217; che non mi rivolgo a te. Vecchio mio, tutto bene? Eh lo so. Tempi duri. Per te, per me, per tutti.<br />
Ma un po&#8217; di speranza c’è. <strong>Qualcosa riapre, c’è speranza di un ritorno alla normalità.<br />
</strong><br />
Pensa che domenica mi sono fatto 10 km in bicicletta per le vie della nostra splendida città. È stato come tornare a vivere, passando da <strong>Piazza Vittoria</strong> al <strong>Carmine</strong>, tornando in <strong>Piazza Duomo</strong> e tirando diritto per <strong>via Trieste</strong>. Che bello Piz.<br />
Bello vedere anche un po&#8217; di locali aperti, gente seduta qua e là sui gradoni con un <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-pirlo-sei/">pirlo</a> in bicchiere di plastica, persone in bicicletta.<br />
Che strana impressione <strong>Piazzale Arnaldo</strong>. È stato come vedere il suo scheletro. Piazza vuota, locali aperti pochissimi, ma credo che ci stia. Se ripenso all’incoscienza di quel sabato sera con gente ovunque nel primo weekend che il buonsenso avrebbe imposto di passare tra le 4 mura di casa.</p>
<p>Uno dei bar storici di quella zona però era aperto…<br />
Non ho resistito: la prima birra all’aperto dopo 2 mesi di quasi clausura, interrotta dalla spesa, il lancio del pattume (ah, noto che la pandemia ha generato una marea di rifiuti buttati a destra e a manca: due telecamere da piazzare in zona cassonetti fanno tanto schifo?), e le visite a mia mamma per recapitarle la spesa. Il sorriso mascherato di un amico che gestisce il locale, che mi racconta dei problemi economici suoi e di tutti gli esercenti della zona: non era un’Ipa, Piz… Ma il retrogusto di quella birra c’era tutto. E non era ancora arrivato il peggio: immancabile il gruppetto di <em>gnarelli</em> un po&#8217; alticci e molesti. Certo un paio di imprecazioni gliele avrei anche tirate, ma ho anche pensato che 18/20 anni li ho avuti pure io. Li hai avuti anche tu, anche se non sembrerebbe. Li deve avere avuti anche la tizia che a 50 metri, con aria furiosa osservava me e gli altri avventori molesti: capello chiaro, lungo, increspato. È bordeaux dietro alla mascherina, sua e di quello che identifico come il suo compagno. Erroneamente. Mi spiega il mio amico di chi si tratta: polizia municipale, vigili… ah no polizia locale. Lo so, sono vecchio. I <em>gnari</em> si tranquillizzano, lei continua ad avere un color sanguigno in volto. Io finisco la mia birra, saluto da lontano e me ne vado. Gli schiamazzatori pure hanno mollato la presa, mi salutano come se fossi uno di loro: potrei essere il padre tranquillamente, purtroppo.</p>
<p>Mi riavvio ed in Piazzale Arnaldo ci sono quattro poliziotti locali, tutti bardati, non in borghese come quella che posso valutare essere il loro capo (comandante, non lo so). La sera prima erano sempre lì, a contestare sui comportamenti, a minacciare sanzioni. Mica sbagliato sia chiaro. Però mi chiedo se il pugno di ferro sia così dovuto. Certo di errori ne abbiamo fatti mille e la nostra terra è stata colpita duramente; e magari quel <em>gnaro</em> magro infilzo, con gli occhiali e che urlava manco fosse in curva nord, magari a baita se l’è vista brutta nei giorni scorsi. A 18/20 anni noi non abbiamo passato un periodo del genere, grazie a Dio. E farsi vedere credo sia più che sufficiente per tenere tranquilli i nostri <em>gnari</em> più indisciplinati. Considerazione mia personale, sia chiaro.</p>
<p>Perché vedi Piz, girare in bici e vedere ‘sta città chiusa manco fosse ferragosto tutti i giorni, è un pugno nello stomaco. Stasera sono arrivato fino in <strong>Piazzale Cesare Battisti</strong> ed ho visto un amico comune, che con un nome di fantasia chiameremo <strong>Ale W Genza</strong>: ci salutiamo, parliamo del più e del meno. Mascherina in volto, ovviamente.<br />
Ha un foglio verde sulla macchina: “Oggi ho preso due multe: sto trasferendo il materiale del <a href="https://www.facebook.com/barlatorrebrescia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">locale</a> e non c’è un buco libero nel raggio di 500 metri”. Morale della favola, parcheggio dove non si potrebbe ed <strong>inflessibilità dei tutori della legge</strong>. In una zona che, parcheggi a parte, è deserta: non c’è anima viva. Beh, fanno il loro mestiere dirai tu. E sono concorde, anche se per Ale mi spiace da matti: quanti mesi è che il locale dove lavora è chiuso? Quanti mesi è che paga l’affitto per nulla? E le spese accessorie? Avrà preso i 600,00€ delle partite iva? Utili: il 20% finirà nelle casse del comune, con un foglio di carta firmato da chi, credo (ma magari mi sbaglio), lo stipendio lo percepirà.</p>
<p>Vedi Piz, io capisco tutto, o almeno faccio finta, e capisco che senza ordine non si vada da nessuna parte. Ma allora mi domando, c’è proprio bisogno di essere così <em>gnecchi</em>? <strong>Non abbiamo già patito abbastanza?</strong> Non mi accontento Piz, vado oltre: guardando qua e là mi sono reso conto delle difficoltà che i più disagiati affrontano: <strong>i clochard della nostra città hanno cercato ripari di fortuna</strong>. Un gruppetto ha trovato rifugio sotto il porticato di via Saffi: li ho visti spesso la sera, rientrando da casa di mia mamma. Giacigli di fortuna di fronte ad attività chiuse. Ho visto gente portargli delle coperte: litigano tra di loro ogni tanto, li senti urlare dall’altra parte della strada. Stasera rientrando a casa avevano tre volanti della polizia locale di fronte.<br />
Non so dire cosa sarà successo. Non saprei nemmeno come comportarmi io se fossi in loro. Certo è che <strong>è un problema di carattere sociale</strong>, e spero che il nostro comune se ne occupi dicendogli dove andare: di sicuro hanno passato parecchio tempo lì e non credo che il passaggio delle forze dell’ordine locale possa aver dato una soluzione definitiva a questa situazione. Che perdura nel tempo un po&#8217; come la <strong>trasformazione di Brescia 2 in una sorta di Scampia a cielo aperto</strong>. Scivoli di parcheggio sotterraneo e giardinetti aperti che diventano delle <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-piazza-sei/">piazze di spaccio</a>. Capannelli di giovanotti che se ne stanno tutto il giorno in attesa, tra il parco gallo ed il parco pescheto, giustamente chiusi. Forze dell’ordine che girano e si danno il cambio: polizia locale, carabinieri, polizia ed esercito che passano ogni tanto. Ma nulla cambia, loro restano lì. Anzi sono aumentati col passare dei giorni: quasi una presa per il sedere. Azioni serie poche: arrivare, com’è successo sabato scorso, in 3 pattuglie in auto e due in moto a sirene spiegate, è stato il peggior blitz mai visto. Ovviamente arrivando così hanno trovato un ragazzone a cui chiedere l’identità, gli altri spariti nel nulla. Nulla è cambiato. Restano le bottiglie di vetro, una vista scagliare sulla macchina di una coppia di anziani signori in uscita da un supermercato della zona, durante una discussione tra i ragazzi qualche giorno fa, qualche rissa tra di loro (ma sì, sono ragazzi, hai presente come ce le suonavamo in <strong>Corso Zanardelli</strong> qualche anno fa?), e la serranda dell’ormai ex Simply sfondata da uno di questi personaggi durante un infinito controllo dei carabinieri. Con susseguente inseguimento a piedi, nonostante due autovetture da poter utilizzare (ti lascio immaginare l’epilogo dell’inseguimento).</p>
<p>Cosa dici? Sto scrivendo un pezzo di denuncia? No, semplicemente quello che ho visto con gli occhi di questa faccia. E sicuramente sono un po&#8217; stufo. Perché forse questi due mesi di quarantena, lavoro da casa, soldi che mancano e stress mi stanno usurando; e stanno usurando tanti. Non vedo buonsenso equiparato, e forse lo so che sto chiedendo troppo. Ma <em>ci vuole un po&#8217; di cico</em> nel fare le cose. E credo che la gente si stia veramente rompendo l’anima. Perché succedono cose, ma nessuno fa niente a titolo definitivo. Se non quello di vessare chi è più facile da colpire.</p>
<p>E così, amico mio, non va bene. Non va bene per niente</p>
<p>Tuo <em>Zob0n</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
<tr>
<td><nobr>&nbsp;</nobr></td>
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<div class="rw-left">
<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169770" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Night-the-fly.-Brescia-2016.jpg"></div>
</div>
</td>
</tr>
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		<title>AD MAIORA (SPERIAMO!)</title>
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					<comments>https://www.odiopiccolo.com/ad-maiora-speriamo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Schettino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 07:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ant]]></category>
		<category><![CDATA[ats]]></category>
		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premetto che non mi appassiona fare polemiche, soprattutto in materie di cui ho una scarsa conoscenza specifica diretta, tanto più, poi, in un periodo estremamente complesso e delicato come quello che stiamo tutt’oggi vivendo, in cui dovremmo limitarci a seguire le indicazioni che ci arrivano dal mondo della scienza (virologi, infettivologi, epidemiologi) e dove, tuttavia, soprattutto attraverso i vari blog e canali social che imperano sulla rete, si è dato vita ad un vero e proprio Circo Barnum nel quale ciascuno ha assecondato l’irrefrenabile bramosia di proporre sempre e comunque la propria ricetta (sovente ad cazzum) per risolvere il problema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non mi appassiona fare polemiche, soprattutto in materie di cui ho una scarsa conoscenza specifica diretta, tanto più, poi, in un periodo estremamente complesso e delicato come quello che stiamo tutt’oggi vivendo, in cui dovremmo limitarci a seguire le indicazioni che ci arrivano dal mondo della scienza (virologi, infettivologi, epidemiologi) e dove, tuttavia, soprattutto attraverso i vari blog e canali social che imperano sulla rete, si è dato vita ad un vero e proprio <em>Circo Barnum</em> nel quale ciascuno ha assecondato l’irrefrenabile bramosia di proporre sempre e comunque la propria ricetta (sovente <em>ad cazzum</em>) per risolvere il problema della pandemia, di citare e postare notizie raccolte dogmaticamente dalla rete (spesso prive di fondamento) per sostenere fantasiose tesi complottistiche o, peggio, per dar sfogo ai propri più bassi impulsi filo <em>suprematistici</em> o, ancora, di criticare tutto e tutti, probabilmente con l’unico scopo di essere in qualche modo presente nel variegato e colorito mondo virtuale.</p>
<p>Ciò premesso, partendo da una riflessione che mi è sorta dopo aver letto un interessante <strong>articolo apparso su L’Espresso</strong> dall’inequivocabile titolo “<a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/04/21/news/sul-coronavirus-non-c-e-partita-italia-germania-finisce-0-4-1.347344" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong>Sul coronavirus non c&#8217;è partita: Italia &#8211; Germania finisce 0-4</strong></em></a><em>”</em>, ho deciso, tuttavia, di raccontarvi questa storia che, se non fosse accaduta direttamente a me e alla mia famiglia, l’avrei tranquillamente confusa con uno degli esilaranti <a href="https://www.lercio.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articoli del fantastico sito Lercio</a>.</p>
<p>Ma andiamo per gradi:</p>
<p><a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/04/21/news/sul-coronavirus-non-c-e-partita-italia-germania-finisce-0-4-1.347344" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nell’articolo de L’Espresso sopra citato</a>, il giornalista mette a confronto il diverso modo di gestire l’epidemia da Covid – 19 da parte dell’Italia rispetto alla Germania e, quindi, i diversi risultati ottenuti dai due Paesi.</p>
<p>In particolare ciò che ha maggiormente colpito la mia attenzione è il passaggio in cui il giornalista dice: “…o mississ… i<em>n Germania, invece, l&#8217;epidemia ha avuto una storia diversa. Se il numero accertato dei contagiati è di poco inferiore a quello italiano (181 mila contro 146 mila), il tasso di letalità del morbo tra i tedeschi è oggi fermo al 3,5 per cento, contro il 13 per cento del nostro Paese. In numeri assoluti, 24 mila morti contro 4.600. «La pandemia da noi è sotto controllo», può affermare soddisfatto il ministro della Salute Jens Spahn, sicuro che il Fattore R0, il tasso d&#8217;infezione, sia ormai sceso allo 0,7.</em></p>
<p><em>Come si giustifica una difformità così marcata? La Germania, semplicemente, non era impreparata allo tsunami del Covid 19. L&#8217;Italia, sì. Al netto delle differenze sociali e culturali che hanno permesso ai teutonici di proteggere meglio gli anziani ( come spiegato dall&#8217;Espresso un mese fa ), i tedeschi hanno fatto un uso massiccio dei tamponi fin dai primi giorni della crisi &#8211; ben 350 mila a settimana in media &#8211; che hanno permesso di isolare subito i positivi e tracciare i contatti. L&#8217;Italia a oggi ne conta poco più della metà. Ma abbiamo recuperato solo ad aprile: nelle prime, decisive settimane ne abbiamo fatti troppo pochi, seguendo protocolli errati e tattiche obsolete… </em>omissis<em>…”.</em></p>
<p>Ecco, <strong><u>la Germania ha fatto un uso massiccio di tamponi sin dal primo manifestarsi dell’infezione</u></strong>, in tal modo riuscendo ad isolare le persone positive e tracciare una chiara mappatura del contagio generale, cosa che in Italia ,evidentemente, non ha funzionato quasi per niente, men che meno in una delle Regioni più gravemente colpite , nella quale vivo , ossia la Lombardia.</p>
<p>Venendo al caso che mi riguarda e che vuole essere oggetto di questo mio racconto, il 21 marzo <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la mia compagna Michela (medico)</a> ha accusato i primi sintomi dell’infezione, probabilmente contratta durante le sue visite domiciliari, con febbre, tosse a cui sono seguite <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anosmia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anosmia</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ageusia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ageusia</a> (in parole povere <strong>perdita dell’olfatto</strong> e <strong>perdita del gusto</strong>) e, il giorno dopo, inevitabilmente (viste le dimensioni del nostro appartamento che, nonostante le precauzioni prese sin dall’inizio, non ci ha permesso di mantenere le dovute distanze di sicurezza, cosiddette <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/02/news/cosa-vuol-dire-droplet-e-perche-c-entra-con-la-distanza-che-dobbiamo-tenere-dalle-persone-infette-1.38541450" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Droplet</a> ne, tantomeno, di isolare il nostro primo caso interfamigliare) anche io ho accusato i medesimi sintomi.</p>
<p>Non vi nascondo il discreto senso di sgomento che, in un primo momento, ha assalito me e la mia compagna, soprattutto in relazione ai nostri figli che potevano a loro volta contrarre quella che temevamo essere la famigerata infezione da <strong>covid-19</strong>, dagli esiti del tutto imprevedibili. Tale sensazione si è, tuttavia, ben presto trasformata in un’<strong>istintiva e positiva voglia di reagire</strong> e di non farsi sopraffare dalla situazione. Grazie, infatti e soprattutto, alla cara <em>Dea Bendata</em> che ha voluto che io avessi una compagna e una sorella medici, abbiamo cominciato a monitorarci e a monitorare costantemente i nostri figli con vari strumenti (principalmente termometro e <a href="https://www.auxologico.it/approfondimenti/saturimetro-pulsossimetro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">saturimetro</a>), ad assumere una svariata gamma di <strong>vitamine, principalmente C e D</strong>, ad indossare mascherine chirurgiche (fornite da Michela), nonché a disinfettare in maniera compulsiva e costante ogni angolo della nostra casa.</p>
<p>Dopo aver, fortunatamente, superato in pochi giorni lo stato febbrile, abbiamo, quindi, deciso convintamente di <strong>affidarci al nostro Sistema Sanitario</strong>, certi di trovare, qui, le risposte più adeguate, onde accertare le cause del nostro stato patologico, quindi, qualora fossimo stati effettivamente riconosciuti quali covid positivi, le modalità per gestire al meglio e superare l’infezione, nel nostro interesse e della comunità in generale. Ma è proprio in questa fase che è iniziata una sequenza di fatti a dir poco grotteschi che mi hanno reso, quanto mai chiara, la <strong>grande fragilità/inefficienza del nostro sistema sanitario nazionale</strong> e, in particolare, del tanto decantato e sbandierato sistema sanitario lombardo.</p>
<p>Dopo aver, infatti, contattato il nostro medico di base e da questi invitati a contattare il n. 1500 di Pubblica utilità per l’emergenza Covid-19, istituito dal <strong>Ministro Speranza</strong>, abbiamo appreso telefonicamente che non vi sarebbe stata <strong>alcuna possibilità per noi di essere sottoposti a tampone</strong> e che l’unica cosa che avremmo potuto/dovuto fare era quella di rimanere chiusi in casa in quarantena per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi (cosiddetto <strong>isolamento fiduciario</strong>), nonché di contattare il nostro medico di base per gestire eventuali complicanze (lo stesso che a sua volta, solo un attimo prima, ci aveva rimandato proprio a quel numero di <strong>PUBBLICA UTILITÀ</strong> e che dopo quella chiamata non avremmo mai più sentito).</p>
<p>Non volendoci, tuttavia, arrendere a questa incresciosa situazione di snervante immobilità, ci siamo immediatamente rivolti alla <a href="https://ant.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione</a> presso cui svolge la propria attività professionale la mia compagna affinché, la stessa, intercedesse onde ottenere, quantomeno per lei, il tampone di accertamento; e, in effetti, in data, 24 marzo, Michela veniva contattata e avvisata, quindi, dalla <a href="https://www.poliambulanza.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Poliambulanza di Brescia</strong></a> che il giorno successivo <strong><u>si sarebbe dovuta recare presso i loro ambulatori onde effettuare “l’ambito” tampone</u></strong>.</p>
<p>Sorvolo sullo stato d’ansia che ha accompagnato la mia compagna durante tutto il tragitto casa &#8211; Poliambulanza determinato dalla <strong>paura di essere fermata dalle Forze dell’Ordine</strong> e di dover loro dichiarare attraverso una delle tante <strong>autocertificazioni</strong> (credo che allora fossimo arrivati alla modello n. 4) di non aver contratto l’infezione; fortunatamente non è stata fermata.</p>
<p>Il giorno 27 marzo, come preannunciato, è arrivato, per via telefonica, l’esito del tampone… Michela era <em>covid positiva</em>, e adesso!? E io e i miei figli!? L’unica risposta che potevamo darci è che molto probabilmente anche noi avevamo contratto il virus.</p>
<p>In data 29 marzo venivamo contattati dal un operatore <a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/salute-e-prevenzione/agenzie-di-tutela-della-salute/ser-aziende-sanitarie-locali-sal/agenzie-tutela-salute" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ATS Lombardia</a> il quale desiderava null’altro che accertare l’identità della mia compagna nonché ricevere conferma circa l’esito del suo tampone.</p>
<p>Il giorno successivo venivamo contattati nuovamente da un altro operatore ATS Lombardia, il quale, stavolta, pretendeva di svolgere un’<strong>indagine epidemiologica</strong> telefonica sulla nostra famiglia, quindi, informato circa la situazione complessiva, ci avvertiva con solerzia che avremmo dovuto restare in isolamento per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi… praticamente: “<em>nulla di nuovo sotto il sole</em>”.</p>
<p>Nel frattempo io e Michela abbiamo superato abbastanza rapidamente l’infezione, con la scomparsa anche degli ultimi sintomi (anosmia e ageusia) intorno al 4 aprile, mentre<strong> i nostri figli, fortunatamente, sono rimasti sempre asintomatici</strong>.</p>
<p>Trascorsi i “famosi” 15 giorni di isolamento più volte indicatici, arriva puntualmente una telefonata da parte dell’ATS Lombardia che ci regala alcuni meravigliosi attimi di riacquistata fiducia verso le nostre <strong>Isitituzioni Sanitarie</strong>. Tale sensazione, guidata dalla nostra ferma convinzione di ricevere un ulteriore invito, per la mia compagna, a sottoporsi ad nuovo tampone al fine di accertare l’avvenuta quanto sperata <em>negativizzazione</em> dell’infezione, si infrangeva, tuttavia, di fronte alla tragicomica realtà dei fatti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “ sì pronto, buongiorno” (voce di persona curiosa e quasi emozionata)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BUONGIORNO A LEI SIGNORA! COME VA!?” (maiuscolo voluto per evidenziare il grande entusiasmo ostentato dall’Operatrice nella prima parte della comunicazione )<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “abbastanza bene grazie”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ SONO FELICE PER LEI! E VOGLIO DARLE UNA BELLA NOTIZIA&#8230;”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “Bene! Mi dica pure” (certa di doversi annotare il giorno e ora per l’effettuazione del secondo tampone)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “DA DOMANI IL SIGNOR FRANCESCO SCHETTINO E I BAMBINI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO HANNO FINITO LA QUARANTENA!!!!” (4 punti esclamativi ad evidenziare, per quanto possibile, l’incontenibile entusiasmo a cui era arrivata la voce dell’Operatrice”<br />
&#8211; <em>Michela</em>:”&#8230;&#8230;”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Pronto! Signora!? Mi sente!? È ancora in linea!?” (inizia a smorzarsi notevolmente l’entusiasmo dell’operatrice)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;&#8230;sì sì, ma io!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Ah! Perché anche lei è stata affetta dal Covid-19?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;&#8230;.”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: Pronto! Signora è in linea!?” (voce dell’Operatrice che inizia a tingersi di tonalità tra lo sgomento e l’imbarazzo)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230; eh si! Sono stata la prima a presentare i sintomi nonché l’unica della famiglia ad aver avuto il privilegio di sottopormi al primo tampone con esito positivo in data 24 marzo scorso e, sinceramente, mi sarei aspettata da lei una convocazione ad effettuare il secondo tampone…”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Ah no! Mi scusi non ero al corrente di questa circostanza…. A questo punto le cose cambiano e suo marito e i suoi figli dovranno restare in isolamento fiduciario fino al 20 aprile” (a questo punto l’Operatrice era totalmente in panico).<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ah! E&#8230; come mai fino al 20 aprile?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Beh! Almeno fino a quando lei non avrà ricevuto l’esito negativo del secondo tampone”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ok eh&#8230; per caso, lei può verificare quando dovrò effettuare il secondo tampone!!!!??? (la mia compagna inizia ad assumere le sembianze tipiche del serial killer in procinto di scannare la sua vittima)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “mi dispiace Signora ma io non posso verificare questo dato dal mio terminale&#8230;” (panico alle stelle)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “capisco, arrivederci”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “arrivederci a lei Signora e buona fortuna.”</p>
<p>Trascorsi alcuni giorni da quella “indimenticabile” conversazione, e precisamente, i data 6 aprile, non avendo ricevuto più alcuna comunicazione in riferimento al secondo tampone ed essendo trascorsi ormai 17 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, Michela decideva di chiamare la Poliambulanza per chiedere se vi fossero aggiornamenti in merito. In tale circostanza Le fu detto di stare tranquilla e che sarebbe stata certamente contattata il martedì successivo al lunedì di pasquetta, ossia il 14 aprile.</p>
<p>Il giorno tanto atteso, tuttavia, non ricevendo alcuna comunicazione, la mia compagna decideva di richiamare nuovamente la Poliambulanza e con grande stupore misto a rabbia, apprendeva dalla voce imbarazzata del suo interlocutore che si erano dimenticati di inserire il suo nominativo nell’elenco delle persone da tamponare e che avrebbero provveduto a risolvere il problema quanto prima. Fortunatamente, circa un’oretta dopo Michela veniva ricontattata per essere convocata presso il loro ambulatori i giorni 16 e 17 aprile al fine di sottoporsi, come da protocollo, ai due tamponi.</p>
<p>Eseguiti gli esami, in data 19 aprile ricevevamo, quindi, l’esito tanto atteso, ossia l’avvenuta negativizzazione di Michela che ci donava immediate boccate di ottimismo verso il futuro.</p>
<p>Ecco! Ora la storia, secondo i classici cliché letterari, si dovrebbe concludere qui con questo, diciamo, lieto fine e in effetti io mi stavo già pregustando l’acquisita semilibertà appena guadagnata e la possibilità da lunedì di poter andare&#8230; A FARE LA SPESA</p>
<p>&#8230; macché!!!</p>
<p>La storia purtroppo non si è conclusa qui, anzi.</p>
<p>In giorno 20 aprile, infatti, venivamo contattati nuovamente da un operatrice dell’ATS Lombardia e qui siamo riusciti a raggiungere vette di surrealismo inarrivabili.</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “sì pronto!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em> “BUONGIORNO!!! CHIAMO DA ATS PER IL SIGNOR SCHETTINO FRANCESCO” (entusiasmo alle stelle)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “si salve sono la moglie del signor Schettino, dica pure a me” (voce curiosa e circospetta)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BENISSIMO, VOLEVO INFORMARLA CHE DA OGGI TERMINA IL PERIODO DI QUARANTENA DI SUO MARITO” (entusiasmo come sopra)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;ah bene! Peraltro io ho appena ricevuto l’esito negativo dei tamponi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “AH BENE!!! QUINDI AVETE RISPETTATO L’ISOLAMENTO IN QUESTI GIORNI…”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “certo certo non usciamo da quando abbiamo accusato i primi sintomi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em> “BENE BENE, ANCHE L’ISOLAMENTO TRA DI VOI IN CASA!?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “beh!diciamo di si limitatamente alle dimensioni del nostro appartamento che rende di fatto molto complicato evitare un isolamento totale tra di noi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ah! Allora in tal caso le cose cambiano e suo marito dovrà rimanere in quarantena per ulteriori 15 giorni dal suo primo tampone negativo Signora, quindi, facendo i calcoli fino al primo maggio”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;” (silenzio ma col pensiero :AAARGGHMAVAFPORCAPUCOMECAZ!!!)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Pronto Signora!? C’è ancora!? Ha capito?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ SÌ CI SONO… MI PERDONI, MA CHE RAGIONAMENTI MI STA FACENDO!? NOI SIAMO CHIUSI DA UN MESE IN CASA, RISPETTANDO PEDISSEQUAMENTE L’ISOLAMENTO, CI É STATO DETTO IN PRECEDENZA DA UNA SUA COLLEGA CHE MIO MARITO AVREBBE FINITO LA QUARANTENA IL 20 DI APRILE QUALORA IL MIO TAMPONE FOSSE RISULTATO NEGATIVO ED ORA CHE COSì EFFETTIVAMENTE E’, LEI MI DICE CHE DOVRÀ ASPETTARE ACORA ALTRI 15 GIORNI POICHÉ NON AVREMMO ESEGUITO IN MANIERA CORRETTA L’ISOLAMENTO FAMIGLIARE!!!!???”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Signora mi dispiace, non so che dirle&#8230; (pausa)&#8230; guardi mi informo un attimo e la richiamo.<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “VA BENE, GRAZIE”</p>
<p>Dopo circa 20 minuti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “SÌ, PRONTO!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Salve Signora, allora mi sono informata e purtroppo devo comunicarle che&#8230; secondoinostriprotocolli, ancheleidovràrestareinquarantenaperulteriori15giornidalsuoprimotamponenegativo, quindi fino al 1 maggio” (Frase pronunciata ad una velocità degna del miglior <strong>Bolt</strong>)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “……” (silenzio ma con il pensiero: AAAAAARRRRRRRRGGHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!) “&#8230; MA STA SCHERZANDO!!!?? Mi scusi, so che Lei non c’entra però è del tutto assurdo ciò che mi sta dicendo, io sono un medico e dall’Isituto presso cui ho eseguito i tamponi mi è stato detto che, visto l’esito negativo, avrei potuto riprendere la mia attività professionale ed ora lei mi sta dicendo, invece, che dovrei fermarmi per ulteriori 15 giorni&#8230; MA SI RENDE CONTO!!??”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: &#8230;&#8230;. (Silenzio imbarazzato) &#8230; eh…  sì… guardi… mi scusi la richiamo subito, porti pazienza”.</p>
<p>Dopo ulteriori 10 minuti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “Siiiiiiii!!!!???”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Rieccoci Signora! Allora, essendo lei un medico potrà riprendere la Sua attività a partire da oggi mentre suo marito dovrà attendere inevitabilmente fino al 1 maggio come le ho detto nella precedente chiamata perché potrebbe non aver superato completamente l’infezione e potrebbe, quindi, infettare nuovamente anche Lei, non avendo ATS, ad oggi, certezza circa un’immunizzazione definitiva da parte delle persone <em>negativizzate</em>”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “mi scusi ma tutto questo circo non si verificherebbe se anche mio marito potesse essere sottoposto a tampone, non trova!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ Può essere ma, purtroppo suo marito non rientra tra le persone che possono usufruire del tampone”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “guardi, prendo atto di questa Vostra incomprensibile presa di posizione ma mi permetto, da medico operante sul campo, di esprimere tutto il mio disappunto, così corriamo il rischio di non uscire mai da questa grave situazione epidemica, arrivederci”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “arrivederci a Lei Signora”.</p>
<p>Tutto finito!!?? Macchè!&#8230; dopo circa 5 minuti dall’ultima chiamata riceviamo un’ulteriore telefonata da parte della medesima operatrice ATS:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “si pronto!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BUONGIORNO SIGNORA! PARLO CON LA MADRE DI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO?” (entusiasmo alle stelle, che ve lo dico a fa’!?)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “siiiii!?” (tono di voce tra l’incredulo e lo sconcertato)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BENE! SONO LIETA DI INFORMARLA CHE I SUOI FIGLI DA OGGI HANNO TERMINATO IL PERIODO DI ISOLAMENTO FIDUCIARIO”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;” (silenzio con improvviso desiderio irrefrenabile di sgolarsi un’intera boccettina di Xanax);<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “PRONTO!? SIGNORA MI HA SENTITO?<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “mi scusi Signora ma ci siamo già sentiti un attimo fa, oltre ad essere la madre di Tommaso e Pietro Schettino sono anche la moglie del signor Francesco Schettino, si ricorda?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “&#8230;” (silenzio da imbarazzo)&#8230;”mi scusi Signora, ma sa facciamo centinaia di chiamate al giorno e non mi sono accorta che stavo parlando con la medesima persona. In tal caso allora devo purtroppo dirle che lo stesso discorso vale anche per i suoi figli che dovranno rimanere in quarantena fino al 1 maggio”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “la ringrazio buona giornata” (tono di voce di persona provata che si arrende alla tragica realtà)</p>
<p>Ecco così si conclude questa mia vicenda personale, verso la quale mi astengo da qualsivoglia ulteriore commento, se non aggiungere che, purtroppo, questa grottesca, quanto intollerabile situazione sta capitando a moltissime altre famiglie qui in Lombardia e che, a mio parere, questa oggettiva e grave falla del nostro Sistema Sanitario rappresenta una delle principali cause, tornando all’articolo de L’Espresso sopra citato, della <strong>nostra netta sconfitta rispetto alla Germania nella gestione della pandemia</strong>.</p>
<p><strong>Ad Maiora! (Speriamo!)</strong></p>
<p>Cari saluti<br />
<em>Francesco</em></p>
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		<title>Appello alla coscienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 16:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuro che se sento ancora una volta parlare di “comunicazione ai tempi del corona virus”, “intervista ai tempi del corona virus”, “giornalismo ai tempi del corona virus”, faccio del male fisico a qualcuno. Altro che distanza di sicurezza, faccio andare le mani. Inizio ad essere un po&#8217; esasperato. Ho paura ad aprire facebook: no, non sono i messaggi sgarrupati di chi ha la verità in tasca e non apre uno zingarelli dal mundial dell’82 a spaventarmi, le invettive sui runner, le lauree della strada in minchiologia. Sono i necrologi di chi non c’è più, di chi ha smesso di lottare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giuro che se sento ancora una volta parlare di “<em>comunicazione ai tempi del corona virus</em>”, “<em>intervista ai tempi del corona virus</em>”, “<em>giornalismo ai tempi del corona virus</em>”, faccio del male fisico a qualcuno. Altro che distanza di sicurezza, faccio andare le mani.</p>
<p>Inizio ad essere un po&#8217; esasperato. Ho paura ad aprire facebook: no, non sono i messaggi <em>sgarrupati</em> di chi ha la verità in tasca e non apre uno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Zingarelli" target="_blank" rel="noopener noreferrer">zingarelli</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1982" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mundial dell’82</a> a spaventarmi, le invettive sui <a href="http://www.odiopiccolo.com/basta-runners/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">runner</a>, le lauree della strada in <strong>minchiologia</strong>.<br />
<strong>Sono i necrologi di chi non c’è più</strong>, di chi ha smesso di lottare contro un male infido che aleggia, serpeggia e non sparisce.</p>
<p>Non mi interessano i dati, né sentire <strong>Vito Crimi</strong> che minaccia il commissariamento della nostra regione (che intendiamoci da cittadino qualunque mi potrebbe stare anche bene &#8211; quando questo finirà &#8211; perché ogni volta che vedo <strong>Fontana</strong> e <strong>Gallera</strong> in tv mi viene voglia di lanciare la tele dalla finestra), e tantomeno leggere che <strong>Fabio Rolfi</strong> vuole un’indagine su come è stata condotta la situazione da <strong>palazzo Loggia</strong>. In questo momento voglio, anzi esigo, che si abbassino i toni da tutte le parti e che tutti lavorino per obiettivi comuni. Poi avrete tempo di scannarvi. Ma basta, basta, basta rivendicare le vostre posizioni. Basta.</p>
<p>La gente non ne può più. Non scrive neppure più “ci ricorderemo di voi quando tutto sarà finito”. Perché non si capisce quando tutto finirà. #andràtuttobene.</p>
<p>Se ci diamo una svegliata in generale, magari sì. Rose e fiori un tubo. <strong>Penso al dolore di chi ha perso un suo caro in questi giorni</strong>. E neppure il conforto di un abbraccio. Uno strazio infinito, che ha toccato anche la mia famiglia. Parole, testi, messaggi: anche questo mio scritto finisce con quelli che resteranno legati a questo periodo così devastante psicologicamente.<br />
Ecco pensate a questa vostra gente quando aprite bocca, quando attaccate, quando rivendicate.</p>
<p>Oh, non è tutto così organico infine: <strong>vedo gente che si rimbocca le maniche, che non molla</strong>. Vedo medaglie con diversi lati. Scuole online, iniziative di ogni genere. Da gente comune. E questo mi fa ben sperare.</p>
<p><strong>Voglio continuare a lottare. Come tutti voi.</strong></p>
<p>Buona settimana. Facciamo andare tutto bene. Vi prego.</p>
<p>Il vostro <em>Zob0n</em>.</p>
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		<title>Libertà, cinesi e pipistrelli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cavour]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 18:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[pipistrelli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è domenica, c&#8217;è il sole e sono imprigionato in casa. Non ne capisco il motivo, non più almeno. “Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”. Cito Benjamin Franklin, perché mi è impossibile trovare parole più semplici per esprimere un concetto cosi grande. Credo che ormai il confine tra protezione e buonsenso sia stato abbondantemente valicato. Non sarebbe forse giusto poter scegliere liberamente per la nostra sicurezza? Attenzione, non ne faccio una questione economica (anche se è impossibile non considerare la miriade di persone e attività che sono letteralmente sull&#8217;orlo del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è domenica, c&#8217;è il sole e sono imprigionato in casa. Non ne capisco il motivo, non più almeno.<br />
<em>“Chi rinuncia alla libertà per raggiungere la sicurezza, non merita né la libertà né la sicurezza”.</em><br />
Cito <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Franklin" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Benjamin Franklin</strong></a>, perché mi è impossibile trovare parole più semplici per esprimere un concetto cosi grande.</p>
<p>Credo che ormai il confine tra protezione e <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">buonsenso</a> sia stato abbondantemente valicato. Non sarebbe forse giusto poter scegliere liberamente per la nostra sicurezza?</p>
<p>Attenzione, non ne faccio una questione economica (anche se è impossibile non considerare la miriade di persone e attività che sono letteralmente sull&#8217;orlo del baratro, pronte a precipitare quando potranno riaprire con le nuove restrizioni), ma di libero arbitrio e libertà individuale.<br />
Questa quarantena ci ha smascherati definitivamente, rivelando un&#8217;insita aggressività, ma soprattutto l&#8217;assenza di lucidità nel giudizio, che resteranno indelebili al pari dei conteggi delle vittime.</p>
<p>Dietro gli slogan, gli “Andrà tutto bene”, i “<em>Brèsa mòla mìa</em>” , i “Lontani ma vicini” si nascondono persone rabbiose pronte a minacciare donne col passeggino, a inveire contro vecchietti al parco, a prendersela con i corridori solitari, per i quali l&#8217;unico rischio di contagio sono gli sputacchi che arrivano dalle urla dei balconi.<br />
Sono loro gli untori, gli assassini?</p>
<p>E mentre facciamo assembramenti davanti al supermercato, alla farmacia e nelle fabbriche, ci transennano le piste ciclabili, ci impediscono di scegliere se aprire i negozi (che abbiamo chiuso responsabilmente ancor prima che fosse obbligatorio), di andare a trovare i nostri genitori, di salutare i nostri defunti o semplicemente di fare un paio di chilometri in bicicletta per innaffiare l&#8217;orto.</p>
<p>Siamo la solita <em>Italietta</em> perennemente in campagna elettorale, che lucra sui drammi, che è colpa dei soldi dati agli immigrati, che scova qualche complotto, che bisogna togliere gli stipendi ai calciatori, che ruggisce banalità dalla tastiera.<br />
E noi che c&#8217;entriamo? Noi non abbiamo colpe, siamo solo eroi che, appollaiati sul divano, rispettano le regole.</p>
<p><strong>Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli,</strong> a noi basta informarci guardando la D&#8217;Urso e l&#8217;altra miriade di trasmissioni spazzatura dove incompetenti e servi del potere ci dicono come dobbiamo comportarci.<br />
Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli, <strong>a noi basta aspettare il vaccino</strong> che ci renderà liberi fino al prossimo virus.<br />
Tanto è colpa dei cinesi e dei pipistrelli, noi non c&#8217;entriamo nulla, il nostro stile di vita, l&#8217;inquinamento, la deforestazione, il consumismo sfrenato, lo stile alimentare, non hanno nulla a che vedere con quello che sta succedendo.</p>
<p>Perché nessuno, tranne rarissimi casi, in televisione parla di questo? Eppure basterebbe leggere un articolo scientifico e mettersi un minimo in discussione.<br />
Ma lo so è difficile, molto più semplice chiudersi in casa e prendersela coi cinesi e i pipistrelli.</p>
<p>Presto la pandemia cesserà e noi, con le limitazioni del caso, torneremo alla vita di prima senza aver ancora compreso che “<em>il virus siamo noi</em>” (per dirla alla <a href="http://www.umbertotozzi.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Umberto Tozzi</a>).<br />
<em>Vulgus (Mundus) vult decipi, ergo decipiatur</em> «Il popolo (il mondo) vuole essere ingannato, e allora sia ingannato». <em>Carlo Carafa</em></p>
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		<title>Ciuffo, il Pavone del Rione.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 14:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia fuori]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ciuffo]]></category>
		<category><![CDATA[lago di garda]]></category>
		<category><![CDATA[pavone]]></category>
		<category><![CDATA[riva del garda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C’è un personaggio curioso che si aggira per un rione di Riva del Garda, affascinante località trentina. Si chiama Ciuffo ed è un pavone. Abbiamo incontrato Emma che da qualche anno insieme ad altri volontari si prende cura di Ciuffo e di tutta la sua famiglia. Ciao Emma, prima di tutto grazie per averci dato la possibilità di conoscere questa storia affascinate e unica. Da quanto tempo Ciuffo si aggira tra le case e i prati del tuo bellissimo rione? &#8220;Ciuffo è arrivato da noi autonomamente circa tre anni fa, dopo aver esplorato i dintorni e i giardini della via [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è un personaggio curioso che si aggira per un rione di <strong>Riva del Garda</strong>, affascinante località trentina.<br />
<strong>Si chiama Ciuffo ed è un pavone.</strong><br />
Abbiamo incontrato Emma che da qualche anno insieme ad altri volontari si prende cura di Ciuffo e di tutta la sua famiglia.</p>
<p><strong><em>Ciao Emma, prima di tutto grazie per averci dato la possibilità di conoscere questa storia affascinate e unica.</em></strong><br />
<strong><em>Da quanto tempo Ciuffo si aggira tra le case e i prati del tuo bellissimo rione?</em></strong><br />
&#8220;Ciuffo è arrivato da noi autonomamente circa tre anni fa, dopo aver esplorato i dintorni e i giardini della via si è stabilito in un bel giardino con una bella Olivaia.&#8221;</p>
<p><em><strong>Sappiamo che Ciuffo non è solo e che nel tempo una vera e propria colonia di Pavoni si è insediata nel territorio.</strong></em><br />
&#8220;Dalla scorsa estate, nelle campagne vicine ci sono stati vari avvistamenti di gruppi di pavoni che vivono liberi.&#8221;</p>
<p><strong><em>Quali sono le sue abitudini? Che cosa fa durante le sue giornate?</em><br />
</strong>&#8220;Ciuffo trascorre le giornate nel giardino della signora Ada, verso sera si trasferisce nel giardino della signora Marinella, durante il giorno passeggia sulla via, a volte entra anche nelle case, nelle cucine e nelle cantine delle persone, nel tempo si è molto addomesticato, sembra quasi un pavone-gatto&#8230;<br />
Verso le 17.30 si trasferisce su di un pino, sempre lo stesso albero, sempre lo stesso ramo, dove trascorre la notte. La mattina fa un giretto sui tetti della via, per poi passeggiare sulla strada. È molto abitudinario.</p>
<p>Ciuffo ha stretto una forte amicizia con la nostra micia, stanno insieme tutto i giorno, sempre un po&#8217; distanti ma non troppo. E quando Ciuffo si ritira sul ramo verso le 17.30, anche lei torna a casa. Un&#8217;amicizia incredibile.</p>
<p>Fra un po’ si trasferirà nella residenza estiva, cioè il tetto della casa della signora Grazia, e lì resterà fino a novembre circa.&#8221;</p>
<p><strong><em>Ciò che più affascina di questo uccello (Ciuffo è un pavone comune o pavone blu, maschio, appartenente alla famiglia dei Fasianidi) è sicuramente la sua celebre coda dotata di colori sgargianti.</em> Presumo sia diventato una vera e propria attrazione.</strong><br />
&#8220;Molte persone, molti bambini con i nonni vengono periodicamente a fargli vista, c’è un allegro viavai di visitatori.&#8221;</p>
<p><strong><em>Che cosa mangia Ciuffo?</em><br />
</strong>&#8220;Ciuffo mangia verdura, semi, cibo che tutti gli abitanti della via gli offrono e soprattutto quello che offre <em>Madre Natura</em>.&#8221;</p>
<p><strong><em>Qual è il suo approccio nei tuoi confronti e nei confronti delle persone che si prendono cura di lui? È aggressivo o docile?</em><br />
</strong>&#8220;Nei primi tempi era molto schivo, non è mai stato sino ad ora aggressivo. Ora si è molto addomesticato e si avvicina alle persone che conosce bene.&#8221;</p>
<p><em><strong>Sappiamo che hai creato una pagina instagram interamente a lui dedicata e addirittura anche una linea di magliette.</strong></em> Ce ne puoi parlare?<br />
&#8220;Tutto nasce per puro divertimento e dalla mia passione per il disegno, non ho particolari doti ma il mio disegno è solo un momento di relax che mi concedo.<br />
La pagina <em>instagram</em> si chiama <a href="https://www.instagram.com/ciuffopavone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>ciuffopavone</strong></a> il link per <a href="https://shop.spreadshirt.it/ciuffo-pavone/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">acquistare le magliette</a> si trova nella bio della stessa pagina. Il ricavato della vendita sarà destinato unicamente al sostentamento di Ciuffo.&#8221;</p>
<p>
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    <p><a href="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo01.jpeg">Download the PDF file .</a></p>
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    <p><a href="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo02.jpeg">Download the PDF file .</a></p>
</object>
<object class="vanilla-pdf-embed" data="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo03.jpeg#page=1&view=FitH" type="application/pdf" width="100%" height="500em">
    <p><a href="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo03.jpeg">Download the PDF file .</a></p>
</object>
<object class="vanilla-pdf-embed" data="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo04.jpeg#page=1&view=FitH" type="application/pdf" width="100%" height="500em">
    <p><a href="http://odiopiccolo.com/new_site/wp-content/uploads/2020/04/Ciuffo04.jpeg">Download the PDF file .</a></p>
</object>
</p>
<p>Emma ci informa che una signora simpatizzante sta scrivendo una <strong>fiaba per bambini su Ciuffo</strong>, dove racconta le vicende del nostro amico che osserva gli umani in questo particolare periodo che stiamo vivendo&#8230; fra qualche giorno dovrebbe essere disponibile.<br />
Per informazioni scrivete a info@odiopiccolo.com.</p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169480" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/CiuffoCop.jpg"></div>
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		<title>È giusto affidarsi al nostro buonsenso?</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 21:24:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ant]]></category>
		<category><![CDATA[ats]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[michela spunghi]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[poliambulanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Michela, medico palliativista per la Fondazione Ant, per capire come procedeva il suo isolamento dopo essere risultata positiva al Covid19 . Ciò che è emerso è un quadro molto poco rassicurante. Ciao Michela puoi riassumere la tua storia? “Il 21 marzo ho iniziato ad accusare i primi sintomi di quello che poi si è effettivamente dimostrato essere il Covid-19. Il giorno dopo e quello seguente la febbre è salita a 38 gradi. Mi chiama il mio collega e mi dice che posso andare a fare il tampone e che verrò contattata a breve dalla Poliambulanza. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/">È giusto affidarsi al nostro buonsenso?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Michela, medico palliativista per la <a href="https://ant.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione Ant</a>, per capire come procedeva il suo isolamento dopo essere risultata positiva al Covid19 . Ciò che è emerso è un quadro molto poco rassicurante.</p>
<p><strong><em>Ciao Michela puoi riassumere la tua storia?</em></strong><br />
“Il 21 marzo ho iniziato ad accusare i primi sintomi di quello che poi si è effettivamente dimostrato essere il <strong>Covid-19</strong>. Il giorno dopo e quello seguente la febbre è salita a 38 gradi. Mi chiama il mio collega e mi dice che posso andare a fare il tampone e che verrò contattata a breve dalla <a href="https://www.poliambulanza.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Poliambulanza</a>.</p>
<p>Il 25 Marzo mi reco a fare il tampone. Il 26 marzo vengo informata che l&#8217;esito è positivo. Domenica 29 mi chiama l’<strong>Agenzia per la Tutela della Salute</strong> per avere conferma della positività. Il lunedì successivo mi contatta nuovamente l&#8217;ATS per l&#8217;indagine epidemiologica”.</p>
<p><strong><em>Come funziona questa indagine?</em></strong><br />
“È uno screening vero e proprio: spiego quando mi sono ammalata, quali sintomi ho avuto e quali sono stati i miei contatti da quel momento con le altre persone”.</p>
<p><strong><em>E che contatti hai avuto?</em></strong><br />
“I contatti sono stati unicamente nel mio nucleo famigliare: non ho potuto mettermi in isolamento e già dal giorno dopo al mio compagno si è alzata la temperatura. Mi è stato quindi detto che mi avrebbero chiamato probabilmente per sapere come procedeva l&#8217;infezione lasciandomi un numero da contattare nel caso in cui la situazione si fosse aggravata o semplicemente per fugare qualsiasi mio dubbio”.</p>
<p><strong><em>È stato l’unico contatto medico?</em></strong><br />
“No: mi ha contattato successivamente anche il pediatria di base (Michela ha due figli di 6 e 12 anni, ndr)”.</p>
<p><strong><em>E poi che succede?</em></strong><br />
“Lunedì 6 Aprile sono stata contattata dall&#8217;<strong>Agenzia per la Tutela della Salute</strong>, per comunicarmi che il mio compagno e miei figli potevano dal giorno successivo (il 7 Aprile ndr) finire la quarantena e uscire liberamente”.</p>
<p>E qui si interrompe per un attimo la nostra intervista a Michela. Che sentiamo vicina a noi: perché bresciana, perché legata a odiopiccolo.com.<br />
<strong>Perché contagiata dal Covid-19</strong>.</p>
<p>Eppure, <strong>pur essendo lei il caso 0 del suo nucleo famigliare, mancava all’appello</strong>.<br />
Perché la telefonata dell&#8217;operatrice ATS riguardava solamente i tre uomini di casa. La dottoressa era esclusa. L&#8217;operatrice ATS non sapeva evidentemente che Michela aveva contratto il virus e solo lo zelo ed il buonsenso del medico ha chiarito l&#8217;equivoco.</p>
<p><strong><em>Tu Michela come hai reagito?</em></strong><br />
“Ho chiesto come avrei dovuto comportarmi io. L&#8217;operatrice stupita mi ha chiesto se ero Covid19 positiva”.<br />
E qui comincia una seconda parte, un film totalmente diverso. Perché i protocolli sono diversi.</p>
<p><strong><em>Cosa ti è stato detto Michela?</em></strong><br />
“Quando l&#8217;operatrice è stata informata che ero io ad aver contratto il virus e che il resto della famiglia di conseguenza era stata presumibilmente contagiata, mi è stato detto che dovevo aspettare di essere richiamata per un altro tampone e che a questo punto i famigliari dovevano prolungare la quarantena fino al venti di aprile o fino alla negativizzazione del tampone”.</p>
<p>Qui si apre un capitolo difficile: cosa succeda effettivamente dopo questo accertamento, non è chiaro. Non lo sa nessuno. È questo il problema che sta attraversando la nostra regione, il nostro paese. Chi guarisce, guarisce davvero? Fino in fondo? Non è più a rischio?</p>
<p>Ma torniamo al tema principale. Perché vi scriviamo queste righe? Perché abbiamo voluto condividerle con voi? Per spaventarvi? Per attaccare qualcuno? No, no di certo. Il direttore potrebbe parlarvi di un lutto a lui vicino, l’editore della situazione difficile che sta vivendo in casa. Si vuole sottolineare -purtroppo- quanto si rischi di brancolare nel buio.</p>
<p>Perché, ricapitolando, ci sembra di poter dire che <strong>nella storia di Michela, o meglio del trattamento Covid-19 di Michela, c’è una falla</strong>, una mancanza di comunicazione: un errore banale, figlio della stanchezza magari. Un campo di file saltato, o scritto male. Perché sappiamo quanto in questo momento sia il carico di lavoro sulle spalle di chi lavora nelle strutture preposte ai controlli ed i turni infiniti.</p>
<p><strong>Non parliamo di incompetenza o di negligenza sia chiaro.</strong></p>
<p>La sensazione è che la riammissione in società &#8211; se non c’è un’attenzione estrema &#8211; possa essere lasciata al buonsenso delle persone. Il compagno di Michela non sarebbe di certo uscito di casa e così i bambini di conseguenza. Ma siamo sicuri che non ce ne sia di gente priva di questo buonsenso, che esca a comprare al super mercato due yogurt e quattro piadine? C&#8217;è chi esce 37 volte al giorno perché non ce la fa a stare in casa.</p>
<p>Non si può lasciare la riammissione in società unicamente al buon senso delle persone. Il motivo è semplice. Chi oggi a Brescia ha guardato fuori dalle finestre ha capito il perché. È bastato dire alla gente: obbligo di mascherine, e tanta, troppa gente, era in giro.</p>
<p>Non è ancora finita.<br />
E le persone non hanno buonsenso.</p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169400" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/donna-porta-di-casa.jpg"></div>
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<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/">È giusto affidarsi al nostro buonsenso?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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