114 anni di storia biancoazzurra
Malaga – Luglio 2025
Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia.
Persino quando Sergio Scariolo, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po’ mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone.
Una scoperta inaspettata: Coolligan
Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, regalandomi la vista di qualche panfilo da brivido. E mentre il resto della famiglia entra ed esce da tutti i negozietti (ma quanti diavolo di Ale-Hop ci sono?), uno attira la mia attenzione.
Si chiama Coolligan, ed è uno dei punti vendita di un brand iberico che si dedica alla riproduzione di qualità di maglie d’epoca di squadre di calcio. Nazionali, team iberici ma non solo, anche italiani: un brand che gioca con le emozioni ed i ricordi. Anche di noi bresciani, sebbene Coolligan a catalogo non abbia nulla delle rondinelle.
Uno scatto che racconta tutto
Mentre guardo a destra e a manca, l’occhio cade su una fotografia, posta in alto, in una posizione un po’ fuori portata degli sguardi. Oddio di foto è pieno questo negozio. Giocatori e “camisetas” degli anni ’70/’80.
La foto in oggetto colpisce la mia attenzione, e non solo perché ritrae un ingresso nel tunnel che porta agli spogliatoi di una leggenda come Michel Platini. La foto in bianco e nero ha un dettaglio in colore: il retro della maglia del giocatore che sta rientrando negli spogliatoi assieme al francese.
È azzurra, con il numero 10 stampato. Quel carattere mi è familiare. Resto lì, imbambolato. Scatto una foto, zoomo. Ma mi era già tutto chiaro.
Il ricordo del 1987
Stadio Comunale di Torino, stagione 1986/87. Partita d’addio di Michel Platini. Di fronte il Brescia, a cui serve un punto per non retrocedere. L’Empoli gioca a Como, ed è lì, a -1.
Veniamo da due sconfitte rovinose: il 4-1 con l’Hellas e l’1-2 casalingo contro l’Ascoli. Alla radio, a casa, ascolto con ansia. Papà non se l’è sentita di portarmi dopo l’esperienza del Bentegodi.
Quella foto: Evaristo Beccalossi che rientra accanto a Michel Platini. Forse quelli di Coolligan pensavano a Maradona, ma per noi bresciani, quella scena è l’inizio di una fine.
Una storia di alti e bassi
Ad un occhio inesperto, sembrerebbe una scena da lieto fine. Ma se sei bresciano, sai che l’happy ending non è mai scontato. Le promozioni, la salvezza del 1969, l’anglo-italiano, il periodo di Baggio… a ogni luce, un’ombra.
Dopo Wembley, una Serie A da incubo. Dopo Pep Guardiola e Roberto Baggio, un Rigamonti vuoto. Guardo la fotografia, appesa al muro, mentre la ragazza del negozio pensa che io sia impazzito.
Quel gol, quella retrocessione
2-2, il risultato perfetto. Basterebbe per lo spareggio. Ma l’Empoli vince. E al minuto 78, Ivano Bonetti segna. Il Brescia retrocede.
Una beffa assurda. Pensare che 38 anni dopo quella società sia stata cancellata dal mondo del calcio professionistico fa male.
114 anni di Brescia Calcio
L’età mi impone una reazione razionale, non più le lacrime del 17 maggio. Ma la rabbia resta. Rabbia e impotenza.
114 anni di storia, spesso sfortunata e maledetta, se ne sono andati. 114 anni di cui io ne ho vissuti un bel po’, come tanti di noi e di voi.
Un’eredità che nessuno potrà toccare
Tieniti stretto ciò che è stato: non c’è corte, tribunale o presidente che potrà mai portartelo via. Che si tratti di una promozione, di una vittoria o di una retrocessione ingiusta.
Con le lacrime annesse.

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