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	<title>ZOP-Blog Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>114 anni non falliscono. Mai.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 17:53:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>114 anni di storia biancoazzurra Malaga &#8211; Luglio 2025 Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia. Persino quando Sergio Scariolo, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone. Una scoperta inaspettata: Coolligan Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>114 anni di storia biancoazzurra</h1>
<h2>Malaga &#8211; Luglio 2025</h2>
<p>Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia.</p>
<p>Persino quando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Scariolo" target="_blank" rel="noopener">Sergio Scariolo</a>, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone.</p>
<h2>Una scoperta inaspettata: Coolligan</h2>
<p>Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, regalandomi la vista di qualche panfilo da brivido. E mentre il resto della famiglia entra ed esce da tutti i negozietti (ma quanti diavolo di Ale-Hop ci sono?), uno attira la mia attenzione.</p>
<p>Si chiama <strong>Coolligan</strong>, ed è uno dei punti vendita di un brand iberico che si dedica alla riproduzione di qualità di maglie d&#8217;epoca di squadre di calcio. Nazionali, team iberici ma non solo, anche italiani: un brand che gioca con le emozioni ed i ricordi. Anche di noi bresciani, sebbene Coolligan a catalogo non abbia nulla delle rondinelle.</p>
<h2>Uno scatto che racconta tutto</h2>
<p>Mentre guardo a destra e a manca, l&#8217;occhio cade su una fotografia, posta in alto, in una posizione un po&#8217; fuori portata degli sguardi. Oddio di foto è pieno questo negozio. Giocatori e &#8220;camisetas&#8221; degli anni &#8217;70/&#8217;80.</p>
<p>La foto in oggetto colpisce la mia attenzione, e non solo perché ritrae un ingresso nel tunnel che porta agli spogliatoi di una leggenda come Michel Platini. La foto in bianco e nero ha un dettaglio in colore: il retro della maglia del giocatore che sta rientrando negli spogliatoi assieme al francese.</p>
<p>È azzurra, con il numero 10 stampato. Quel carattere mi è familiare. Resto lì, imbambolato. Scatto una foto, zoomo. Ma mi era già tutto chiaro.</p>
<h2>Il ricordo del 1987</h2>
<p>Stadio Comunale di Torino, <a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/" target="_blank" rel="noopener">stagione 1986/87</a>. Partita d’addio di Michel Platini. Di fronte il Brescia, a cui serve un punto per non retrocedere. L’Empoli gioca a Como, ed è lì, a -1.</p>
<p>Veniamo da due sconfitte rovinose: il 4-1 con l’Hellas e l’1-2 casalingo contro l’Ascoli. Alla radio, a casa, ascolto con ansia. Papà non se l’è sentita di portarmi dopo l’esperienza del Bentegodi.</p>
<p>Quella foto: <strong>Evaristo Beccalossi</strong> che rientra accanto a Michel Platini. Forse quelli di Coolligan pensavano a Maradona, ma per noi bresciani, quella scena è l’inizio di una fine.</p>
<h2>Una storia di alti e bassi</h2>
<p>Ad un occhio inesperto, sembrerebbe una scena da lieto fine. Ma se sei bresciano, sai che l’happy ending non è mai scontato. Le promozioni, la salvezza del 1969, l’anglo-italiano, il periodo di Baggio&#8230; a ogni luce, un’ombra.</p>
<p>Dopo Wembley, una Serie A da incubo. Dopo Pep Guardiola e Roberto Baggio, un Rigamonti vuoto. Guardo la fotografia, appesa al muro, mentre la ragazza del negozio pensa che io sia impazzito.</p>
<h2>Quel gol, quella retrocessione</h2>
<p>2-2, il risultato perfetto. Basterebbe per lo spareggio. Ma l’Empoli vince. E al minuto 78, Ivano Bonetti segna. Il Brescia retrocede.</p>
<p>Una beffa assurda. Pensare che 38 anni dopo quella società sia stata cancellata dal mondo del calcio professionistico fa male.</p>
<h2>114 anni di Brescia Calcio</h2>
<p>L’età mi impone una reazione razionale, non più le lacrime del 17 maggio. Ma la rabbia resta. Rabbia e impotenza.</p>
<p><strong>114 anni</strong> di storia, spesso sfortunata e maledetta, se ne sono andati. 114 anni di cui io ne ho vissuti un bel po&#8217;, come tanti di noi e di voi.</p>
<h2>Un’eredità che nessuno potrà toccare</h2>
<p>Tieniti stretto ciò che è stato: non c’è corte, tribunale o presidente che potrà mai portartelo via. Che si tratti di una promozione, di una vittoria o di una retrocessione ingiusta.</p>
<p>Con le lacrime annesse.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-175010" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2025/07/Copertina114anni-beccalossi-platini.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/114-anni-non-falliscono-mai/">114 anni non falliscono. Mai.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 09:42:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo. Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a Lan-Kwai-Fong e terminate in qualche locale malfamato di Mong-Kok, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo.<br />
Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a <a href="https://www.viator.com/it-IT/Hong-Kong-SAR-attractions/Lan-Kwai-Fong-LKF/overview/d35959-a12996" target="_blank" rel="noopener"><em>Lan-Kwai-Fong</em></a> e terminate in qualche locale malfamato di <em><a href="https://www.marcotogni.it/mong-kok/" target="_blank" rel="noopener">Mong-Kok</a></em>, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove hanno raccontato alla moglie che andranno per un meeting aziendale.</p>
<p>L’Ymca è diventata oramai la mia seconda casa: 60 metri quadrati di “suite”, arredati con (molta) parsimonia e pochi voli pindarici, ma accoglienti. Rispetto alla stanza standard dell’Holiday Inn dove ho vissuto per mesi, ho trovato quello che sembra un vero e proprio appartamento ed in più posso fare anche allenamento, quando mi gira. Certo lo spazio del basket è relegato alle 6 del mattino ed in palestra gioco da solo, ma va bene lo stesso. Anche a Mark, tecnico che condivide con me le trasferte in estremo oriente e le scelte di vitto e alloggio, non dispiace. La vista sulla baia, seppur parziale, è meglio del retro dei condomini dotati tutti di motori per l’aria condizionata che avevamo lasciato in Nathan Road. Arrivati come al solito la settimana prima e con un altro paio di settimane a testa da trascorrere in Oriente con compiti diversi, io e l’inglese volante trapiantato per amore in Francia dopo la fuga frettolosa dall’amato Sudafrica, abbiamo scoperto solo al nostro atterraggio<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_nazionale_della_Repubblica_Popolare_Cinese#:~:text=La%20giornata%20nazionale%20della%20Repubblica,Cinese%20istituita%20come%20giornata%20nazionale.&amp;text=Viene%20celebrata%20annualmente%20il%201%C2%BA,nel%201949%20con%20Mao%20Zedong." target="_blank" rel="noopener"> la festa nazionale del 1 ottobre</a>: un’estensione del weekend per Mark, la necessità di prendere un volo aereo per non buttare nel cesso una giornata aziendale per me. E così si va a Seul il giorno dopo, non prima di aver festeggiato a mezzanotte Hong Kong ed il suo spettacolo pirotecnico: una manciata di Hong Kong dollars e ci godremo lo spettacolo dalla terrazza dell’ultimo piano dell’Ymca di Kowloon.</p>
<p>Prima però c’è una domenica da trascorrere: il programma prevede un giro al campo pratica di Golf in tarda mattinata, per accontentare Mark, pranzo con “descanso” pomeridiano e poi in prime time la <strong>visione al Pub del derby dell’Oglio</strong>. Le mie trasferte in giro per il mondo mi tengono lontano dal Rigamonti, e da tante altre cose della mia vita bresciana. Ed ho ancora negli occhi il <a href="https://www.goal.com/it/notizie/il-brescia-e-lintertoto-2001-quando-mazzone-sfido-il-psg-di-pochettino/7d8saf9p3vuw1lqrp8yonooir" target="_blank" rel="noopener">viaggio a Parigi con i miei soci per vedere il Brescia al Parco dei Principi</a>, e la roccambolesca giornata che mi ha portato da Pescara a Brescia per la gara di ritorno: il tutto negli ultimi 60 giorni.</p>
<h4>Quella tra Brescia e Atalanta non è proprio una sfida come le altre</h4>
<p>Non c’è nulla da fare, due giorni di fila a casa non riesco a passarli, nemmeno se ci provo o mi ci metto d’impegno. Mark, da bravo inglese di Leicester amante del rugby, non è tanto per guardarsi una partita di serie A, ma capisce dalle mie parole che quella tra Brescia ed Atalanta non è proprio una sfida come un’altra. Del resto non ha di meglio da fare quella domenica sera, ed in attesa dei fuochi va bene anche una pinta di birra davanti al <em>fobal</em> italiano. “Eddai, sono venuto a giocare a golf che mi fa schifo, dammela una soddisfazione nella vita”. “Meoowwww”. Sì, Mark, un cristone di 190 cm per 110 kg, quando non voleva rispondermi o non aveva voglia di attaccare una discussione, miagolava. E andava avanti anche per minuti a fare il gatto. Io ci avevo fatto il callo alle sue abitudini, tipo quella di chiudersi nei pub la domenica pomeriggio ad ammazzarsi di birra, in cui coinvolgeva anche me, che, del resto, una volta fatta la valigia per volare il lunedì mattino in qualche posto ameno del Far East, cosa avevo di meglio da fare? Da 6 mesi facevamo coppia fissa a risolvere i problemi tecnici e commerciali di un’azienda rilevata dal <a href="https://www.lonatigroup.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gruppo Lonati</strong></a>, e funzionavamo bene, benché fossimo proprio agli antipodi. Io un ragazzino italiano spocchioso ed un po&#8217; fighetto, lui un navigato – ma non troppo – lupo di mare, abituato a viaggiare come un matto. C’eravamo trovati ed avevamo combinato un po&#8217; di tutto: l’avevo portato d’urgenza in ospedale alle 3 del mattino, ed una sera, dopo uno show fatto ad un cliente di Hong Kong degno del miglior Christian De Sica in un ristorante giapponese, mi aveva messo a letto (totalmente demolito), che nemmeno mia mamma quando avevo 4 anni.</p>
<h4>Vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente</h4>
<p>Arrivano le 21, la televisione mostra un bel colpo d’occhio del rigamonti, ripenso alla battaglia del 92/3, ed al fatto che a me il derby con l’Atalanta non è mai interessato sul serio. O meglio, <strong>per me il derby vero è con l’Hellas</strong>: quella è la mia partita. Certo vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente e le immagini di quanto successo 8 anni prima le ho belle impresse nella memoria, ma – non so se riesco a spiegarmi – Atalanta o Sampdoria per me non fa differenza. <strong>C’è il Brescia, la cosa importante è quella</strong>.</p>
<p><strong>È la giornata di Pep Guardiola</strong> che entra in campo a presentarsi ai suoi nuovi tifosi, l’espressione un po&#8217; spaesata.</p>
<p>Arbitra Collina. “Ma quello non è Baggio?” “Certo Mark” “E cosa fa in campo?” “Gioca nel Brescia”. Lo stupore di Mark è genuino, come tutto in lui. La prima pinta va giù che è una bellezza, la partita si anima rapidamente. Guardare la serie A ad Hong Kong è abbastanza semplice. Ho scoperto che il campionato di calcio fa impazzire la gente di qua ed anche in Cina vedere la serie A in diretta non è difficile. Diverse serate sono terminate con visioni notturne della serie A, spesso in Hotel. Diverso quando vai in altri paesi dell’area, tipo la Corea del Sud. Partita vera, occasione per Tare, palo di Doni. Segna Baggio: un assist al bacio di Petruzzi, sembra mettersi tutto al meglio. Esulta anche Mark, perché riconosce l’autore del goal, e quanto meno capisce che ha segnato il Brescia. Non foss’altro perché quello seduto accanto a lui sembra impazzire. Non riesco neppure a finire di festeggiare che arriva il pareggio di Sala e poi il raddoppio ospite. Doni. Mannaggia a te. Vedo l’esultanza nel settore ospiti, il commento in lingua locale si perde nell’audio di Mompiano che arriva bello chiaro in terra d’oriente. Arriva il terzo. Io rimango impietrito, Mark non sa cosa fare: termina così il primo tempo, 1-3. La tentazione di mandare tutti a quel paese e andarmene è fortissima. Resto al mio posto, Mark mi consola con un’altra pinta e del cibo. Il secondo tempo è una sofferenza assoluta, prova che ti riprova, non succede nulla per una buona mezzoretta. Quando le speranze sembrano essersi ridotte a un lumicino, ecco la palla di Tare per Baggio, la girata, Taibi battuto, il 2-3. Le telecamere indugiano sul bordo del campo, l’allenatore del Brescia è molto agitato: si rivolge al settore ospite, si vede in maniera netta. Il labiale è chiarissimo. Mark non capisce: io sì. L’audio ambiente, come dicevo prima, si sentiva. Bene. E Mazzone non ci sta. Per nulla. Capisci che sta promettendo qualcosa a qualcuno. Mark mi chiede chi sia quel signore. Cerco di spiegarglielo: raccontare tutto quello che è successo nelle ultime settimane a Brescia, soprattutto dopo il pareggio con il Psg, sarebbe eccessivo ed in quel preciso momento ho altro a cui pensare. “Ma quel signore in tuta allena una squadra di serie A? Sul serio?”. Faccio finta di non aver sentito, provo a crederci fino al 90’ ed oltre. Il Brescia ci prova, ma sembra già tutto scritto. Il tempo scorre, scocca il 90’: lo stomaco si è abbassato di qualche millimetro. Un cross, fallo di mano, punizione nei pressi del limite dell’area. Sul pallone Baggio c’è lo spazio per la pennellata: gente che salta, Taibi pure, una spizzata, la palla in rete. Tavolo e birre per aria, Mark che mi abbraccia, manco fosse tifoso delle rondinelle da sempre, tutti che si girano al pub. Le immagini tornano a bordocampo, Mazzone scatta, le telecamere lo inseguono assieme ad alcuni dirigenti ed al suo vice storico, Leonardo Menichini – uno che molto probabilmente verrà fatto santo.</p>
<p>Immagino le sensazioni di chi è al Rigamonti. Mark, che si è ricomposto, mi chiede di nuovo spiegazioni. Io spiego, le origini dell’allenatore, l’astio verso Roma delle tifoserie del Nord, i cori contro Mazzone durante la partita. Gli parlo di un allenatore sanguigno, di una persona che di calcio ne sa, che a Brescia sta facendo cose molto interessanti, in una piazza ascensore tra serie A e B, che sembra finalmente aver trovato una dimensione di tranquillità. Mezzanotte e lo spettacolo pirotecnico si avvicinano, ma io i botti li ho già visti.<br />
<strong>Mancherà sor Carletto. Grazie di tutto.</strong> E ci perdoni se la ricordiamo sempre e solo per quell’episodio, in quasi 800 partite allenate. Ma quel giorno fece qualcosa di veramente unico. Che le costò sicuramente, ma che diede alla gente la dimensione della persona vera dietro all’allenatore di calcio abituato a fare miracoli sportivi. Persona a cui abbiamo voluto bene in tanti. Anche qualche tifoso dell’Atalanta presente quel giorno nel settore ospiti.<br />
<strong><br />
<em>Zob0n, aka Alberto Banzola</em></strong></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174900" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/08/Mazzone-Honh-Kong.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-ricordo-speciale-di-mazzone-da-hong-kong/">Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Intervista a Daniele Ardenghi alias La Crisi di Luglio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2020 14:36:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Da dove cominciamo? Da un formato diverso. Perché Brescia ed i Bresciani li vorremmo raccontare così. Un po&#8217; più live, ed un po&#8217; meno scritto. Un po&#8217; più Brescia, fatta da immagini e parole vere, con cadenza strascicata e voce roca, piuttosto che con giri di parole e righe che tanto non avreste voglia di leggere. Ce la faremo? Sperom de se, alà. Abbiamo iniziato con un personaggio, Daniele Ardenghi, a cui vogliamo un mondo di bene. Giornalista, musicista, fuori dagli schemi. Davanti a un pirlo al Bar Garda gli abbiamo chiesto di parlarci de “La Crisi di Luglio” e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da dove cominciamo?<br />
Da un formato diverso. Perché <strong>Brescia ed i Bresciani</strong> li vorremmo raccontare così.<br />
Un po&#8217; più live, ed un po&#8217; meno scritto.<br />
Un po&#8217; più Brescia, fatta da immagini e parole vere, con cadenza strascicata e voce roca, piuttosto che con giri di parole e righe che tanto non avreste voglia di leggere.<br />
Ce la faremo? Sperom de se, alà.<br />
Abbiamo iniziato con un personaggio, <strong>Daniele Ardenghi</strong>, a cui vogliamo un mondo di bene. Giornalista, musicista, fuori dagli schemi. Davanti a un <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-pirlo-sei/"><em>pirlo</em></a> al <strong>Bar Garda</strong> gli abbiamo chiesto di parlarci de “<a href="https://www.facebook.com/lacrisidilugliopage/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>La Crisi di Luglio</strong></a>” e del suo singolo che imperversa un po&#8217; ovunque. <strong>ABCD</strong>.</p>
<p>Ci ha trascinati, post pirlo, in giro per <a href="http://www.odiopiccolo.com/il-trancorio-storia-di-una-lingua-tutta-bresciana/">Mompracem</a>: Rigamonti, parco Castelli.<br />
Bresa l’è bela fess. Fess, mia fes: fes fes fes!<br />
Questo è il risultato, buona estate.</p>
<p><strong>Zob0n aka Alberto Banzola</strong></p>
<p>Ps: se scrivo <em>pirlo</em>, c’è dentro il campari. Quello con l’aperol, sa ciama mia Pirlo.<br />
Da brai, Nom.<br />
<a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-pirlo-sei/">E tu&#8230; di che Pirlo Sei?</a></p>
<a href="https://www.odiopiccolo.com/intervista-a-daniele-ardenghi-alias-la-crisi-di-luglio/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/4faP1TvJzn4/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-170220" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/08/Post-Odio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/intervista-a-daniele-ardenghi-alias-la-crisi-di-luglio/">Intervista a Daniele Ardenghi alias La Crisi di Luglio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Piz, te la ricordi Brescia-Sampdoria del 97?</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-te-la-ricordi-brescia-sampdoria-del-97/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 15:58:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sai Piz, finisce la serie A. Finisce con la retrocessione. Lo sappiamo, da tempo, ormai. Cala il sipario sul nostro Brescia con la Sampdoria. Stavolta vincere non servirà: se penso alla Sampdoria, non posso non ricordare la partita che fece innamorare tutta la provincia del bisonte. Quel sabato pomeriggio in cui Hubner fece il cosiddetto “Hat-trick”, una tripletta che permise al Brescia di impattare coi blucerchiati (3-3), impreziosita dal gol finale in contropiede del carpentiere di Muggia. Mamma che ricordi… Sai Piz? Ci sono tante analogie tra quella stagione e questa, terminata sempre con una retrocessione, figlia di una marea [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-te-la-ricordi-brescia-sampdoria-del-97/">Caro Piz, te la ricordi Brescia-Sampdoria del 97?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sai Piz, finisce la serie A.<strong> Finisce con la retrocessione.</strong> Lo sappiamo, da tempo, ormai.<br />
Cala il sipario sul <strong>nostro Brescia</strong> con la Sampdoria. Stavolta vincere non servirà: se penso alla <strong>Sampdoria</strong>, non posso non ricordare la partita che fece innamorare tutta la provincia del bisonte. Quel sabato pomeriggio in cui Hubner fece il cosiddetto “Hat-trick”, una tripletta che permise al Brescia di impattare coi blucerchiati (3-3), impreziosita dal gol finale in contropiede del carpentiere di Muggia.</p>
<p>Mamma che ricordi…</p>
<p>Sai Piz? Ci sono tante analogie tra quella stagione e questa, terminata sempre con una retrocessione, figlia di una marea di errori, di incomprensioni, di cambi in panchina azzardati. In un’annata che come questa, almeno per quello che mi riguarda, significò una buona parte di vita buttata nel cesso.<br />
Dicembre 1997: servizio militare. 2020: covid.</p>
<p>Non posso ovviamente mettere le due cose sullo stesso piano, non sono così stupido santa polenta, ma la percezione del periodo che stavo vivendo sotto naia era quello di giornate che passavano senza lasciar traccia nella mia vita. Come <a href="http://www.odiopiccolo.com/covid-istruzioni-per-il-disagio/"><em>i giorni del lockdown</em></a>. In cui un po&#8217; tutti abbiamo vissuto questa sensazione, tra un’ambulanza e l’altra. Eppure come io in quei 10 mesi riuscii in una maniera o nell’altra a trovare un equilibrio, tutti noi ci siamo fatti forza e ne siamo usciti. Chi con me condivise <strong>quei 10 mesi tra Pordenone, Udine, Orcenico e Cà Savio</strong>, né è uscito: più forte, oppure segnato irrimediabilmente; in quel periodo è successo di tutto, un po&#8217; come in questo. Ho perso gente a me cara, ho subito delusioni che non mi attendevo proprio di vivere, e che forse non meritavo. Ho mantenuto la calma: e quel periodo mi ha insegnato tanto. Tanto che mi sono portato dietro in questi 22 anni.</p>
<p>La speranza è che quello che abbiamo vissuto, serva a tutti noi. Anche a te Piz. Intanto, per la serie “coincidenze”, <strong>i cambi di panchina di quella stagione non sono serviti</strong>, come quelli attuali: lo so, l’ho già scritto; ma se penso a quello che è successo oggi come allora, penso che chi sta al timone ogni tanto se le va cercando.<br />
A quei tempi il presidente <a href="http://www.odiopiccolo.com/gino-cool/">Corioni</a> fece degli errori; oggi è toccato a Cellino: da quella stagione Corioni e il Brescia si rialzarono. Non prontamente, ma si misero i presupposti per la più lunga permanenza in serie A di sempre, per l’arrivo di <a href="http://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20002001/">Baggio</a>, <strong>Guardiola</strong>, l’<a href="https://www.repubblica.it/online/sport/intertoto/uefa/uefa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intertoto</a> e via dicendo.</p>
<p>E allora speriamo che quest’annata terribile sia servita a qualcosa: perché detta fino in fondo, ad agosto il Brescia preferisco vederlo giocare in Europa che con la <strong>Sampdoria</strong> all’ultima di campionato.</p>
<p><em>Zob0n aka Alberto Banzola<br />
</em></p>
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<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-170190" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/07/hubner.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-te-la-ricordi-brescia-sampdoria-del-97/">Caro Piz, te la ricordi Brescia-Sampdoria del 97?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Baskethood, la pallacanestro a Brescia. Intervista a Giaci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 17:47:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Basket]]></category>
		<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Com’è la ripresa? Indubbiamente dura. Tirare su la serranda è un momento da grande commozione, ma poi? Mica semplice fare i conti con quello che non è stato e quello che forse sarà. Siamo andati a parlarne con Paolo Giacomelli, da sempre Giaci, per gli amici e gli avversari di parquet e campetti. Pochi anni fa Paolo, pardon, Giaci ha fatto una scommessa. Di quelle pesanti: ha aperto Baskethood, il regno del basket. Un negozio di due vetrine, con un divano che non solo arreda, ma dà quel senso di casa che lui ed i suoi soci hanno voluto dare. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Com’è la ripresa? Indubbiamente dura. Tirare su la serranda è un momento da grande commozione, ma poi? Mica semplice fare i conti con quello che non è stato e quello che forse sarà.</p>
<p><strong>Siamo andati a parlarne con Paolo Giacomelli</strong>, da sempre <strong>Giaci</strong>, per gli amici e gli avversari di parquet e campetti. Pochi anni fa Paolo, pardon, Giaci ha fatto una scommessa. Di quelle pesanti: ha aperto <a href="https://baskethood.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Baskethood</a>, <strong>il regno del basket</strong>.</p>
<p>Un negozio di due vetrine, con un divano che non solo arreda, ma dà quel senso di casa che lui ed i suoi soci hanno voluto dare. <strong>La passione per la palla a spicchi</strong>, che a Brescia dal 2009 ha avuto un respiro diverso grazie al ritorno del grande basket dovuto al volere della famiglia <strong>Bonetti-Bragaglio</strong>, ha portato Giaci ed un nugolo di amici cresciuti al Liceo Arnaldo a scommettere molto forte su un negozio lontano anni luce dagli stereotipi delle grandi catene che vendono un tanto al chilo qualsiasi genere di articolo sportivo.</p>
<p>E così, in un <a href="https://baskethood.it/contatti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anfratto di via Cremona</a> è nato <strong>Baskethood</strong>, meta di tutti i giocatori di basket della nostra provincia. Ci trovi <strong>i giocatori della Leonessa di serie A</strong>, come quelli dell’Mgm di Csi, i fenomeni del campetto tanto come gli appassionati da divano che si sollazzano con l’Nba o guardando adesso <strong>“The last dance”</strong>, serie cult che racconta l’ultima annata vittoriosa di <strong>Jordan &amp; C.</strong></p>
<p>Siamo andati da Giaci perché oltre ad avere un vicino di casa molto interessante (l’enoteca totalmente made in Brescia <a href="https://www.facebook.com/pages/category/Wine-Bar/Enotek0-1632866826976783/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Enotek.0 di Mario</strong></a>), volevamo vedere come si regge l’urto della riapertura di una struttura ancora giovane, e che a modo suo va contro l’establishment dei grandi negozi o delle realtà da metropoli, dove si trova magari quello che a una bottega come quella di Giaci non è dato accedere.</p>
<p>Quando <strong>Baskethood</strong> ha aperto i battenti ero molto dubbioso sulla riuscita dell’operazione: invece devo riconoscere che il servizio offerto ha dato la possibilità a Paolo &amp; C. di tenere la barra tutta a dritta. E allo stesso tempo c’è stata la possibilità di creare eventi negli eventi che non solo hanno pubblicizzato il negozio, ma che hanno fatto vivere <strong>Baskethood</strong> come un qualcosa di diverso.</p>

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<p>Dal Luna park, al <strong>torneo di 3 vs 3</strong>, dall’<strong>amichevole Ncaa con 1000 spettatori sugli spalti</strong>, alla presentazione di giornalisti di un certo calibro senza dimenticare la presenza dei giocatori della nazionale (<strong>Brian Sacchetti</strong> e <strong>Pietro Aradori</strong>) gli ex arnaldiani hanno dimostrato che <em>piccolo</em> è bello (e volevate che non trovassero spazio su <a href="http://www.odiopiccolo.com" target="_blank" rel="noopener noreferrer">odiopiccolo</a>?) e che le belle idee sanno arrivare un po&#8217; ovunque.</p>
<p><strong>In bocca al lupo Giaci</strong>: un augurio a tutta la nostra provincia che da lunedì ha tirato su di nuovo la serranda, con un po&#8217; di magone, ma con tanta voglia di riprendere da dove si era lasciato.</p>
<a href="https://www.odiopiccolo.com/baskethood-la-pallacanestro-a-brescia-intervista-a-giaci/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/sslwWwmOtQM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169850" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Baskethood-Intervista-Giaci.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/baskethood-la-pallacanestro-a-brescia-intervista-a-giaci/">Baskethood, la pallacanestro a Brescia. Intervista a Giaci</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Covid &#8211; istruzioni per il disagio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 11:10:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[mascherina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nun ce sto a capì più nulla. E la regione esci, devi uscire, vai, si torna alla vita normale, no pezzo di fango, mi stai portando ovunque il virus, tu e quella straca**o di mascherina che non hai mai sanificato, riapriamo sennò falliamo, no teniamo chiuso, falliamo ma almeno si torna in maddala prima o poi, no guarda ci vado lo stesso, in bici, in monopattino con il contributo della regione, no non l&#8217;ho chiesto entro il 12 maggio, io sì, e l&#8217;ISEE, boh lo farò, ma vaffan****, la mascherina sì, no, forse, però, non quando corri, che se corri [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/covid-istruzioni-per-il-disagio/">Covid &#8211; istruzioni per il disagio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Nun ce sto a capì più nulla</em>.<br />
E la regione esci, devi uscire, vai, si torna alla vita normale, no pezzo di fango, mi stai portando ovunque il virus, tu e quella straca**o di mascherina che non hai mai sanificato, riapriamo sennò falliamo, no teniamo chiuso, falliamo ma almeno si torna in <em>maddala</em> prima o poi, no guarda ci vado lo stesso, in bici, in monopattino con il contributo della regione, no non l&#8217;ho chiesto entro il 12 maggio, io sì, e l&#8217;ISEE, boh lo farò, ma vaffan****, la mascherina sì, no, forse, però, non quando corri, che <strong>se corri con la mascherina muori</strong>, per colpa dell&#8217;anidride carbonica, ma se non ce l&#8217;hai anche quando corri sei un untore, insomma meglio suicidarsi di anidride carbonica che impestare l&#8217;aria che respira anche la signora con cane (di peluche) al guinzaglio.</p>
<p>Da lunedì è tana libera tutti, io a nascondino facevo cagare da bambino, da grande (vecchio, omissis)? E se mi fermano? E la sanificazione? Bisogna farla, la faccio io, no non posso, devo chiamare una società esterna, che costa un botto, vabbè pronto quando viene? Nel <em>duemilamille</em>? A posto, grazie.<br />
Autocertificazione? Sì/no/solo se vai fuori regione/seconde case solo per lavori di ristrutturazione e non ci si può andare nei weekend, ma se lavoro durante la settimana, quando cavolo ci posso andare? Da lunedì 18 <em>tanaliberatutti</em> anche per le seconde case. <em>Aridanghete</em>, io a nascondino sono una <em>pippa</em> e pertanto fino al 23 maggio non ci posso andare, vabbè speriamo che non ci siano crepe nei muri e calabroni. Vabbè, ma ci puoi andare se ce l’hai e solo se sei residente nella regione. Se hai la casa a Peschiera sono cazzi tuoi.<br />
Però io per lavoro con email del mio capo posso arrivare in Liguria martedì.<br />
E quasi quasi arrivo in spiaggia, stacco il telefono, metto una tenda e vivo lì fino alla fine di tutto questo.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169820" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Edo.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/covid-istruzioni-per-il-disagio/">Covid &#8211; istruzioni per il disagio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Caro Piz ti scrivo&#8230; così mi distraggo un po&#8217;</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-ti-scrivo-cosi-mi-distraggo-un-po/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 14:37:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[pirlo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caro Piz, come stai? È un po&#8217; che non mi rivolgo a te. Vecchio mio, tutto bene? Eh lo so. Tempi duri. Per te, per me, per tutti. Ma un po&#8217; di speranza c’è. Qualcosa riapre, c’è speranza di un ritorno alla normalità. Pensa che domenica mi sono fatto 10 km in bicicletta per le vie della nostra splendida città. È stato come tornare a vivere, passando da Piazza Vittoria al Carmine, tornando in Piazza Duomo e tirando diritto per via Trieste. Che bello Piz. Bello vedere anche un po&#8217; di locali aperti, gente seduta qua e là sui gradoni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Piz,<br />
come stai? È un po&#8217; che non mi rivolgo a te. Vecchio mio, tutto bene? Eh lo so. Tempi duri. Per te, per me, per tutti.<br />
Ma un po&#8217; di speranza c’è. <strong>Qualcosa riapre, c’è speranza di un ritorno alla normalità.<br />
</strong><br />
Pensa che domenica mi sono fatto 10 km in bicicletta per le vie della nostra splendida città. È stato come tornare a vivere, passando da <strong>Piazza Vittoria</strong> al <strong>Carmine</strong>, tornando in <strong>Piazza Duomo</strong> e tirando diritto per <strong>via Trieste</strong>. Che bello Piz.<br />
Bello vedere anche un po&#8217; di locali aperti, gente seduta qua e là sui gradoni con un <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-pirlo-sei/">pirlo</a> in bicchiere di plastica, persone in bicicletta.<br />
Che strana impressione <strong>Piazzale Arnaldo</strong>. È stato come vedere il suo scheletro. Piazza vuota, locali aperti pochissimi, ma credo che ci stia. Se ripenso all’incoscienza di quel sabato sera con gente ovunque nel primo weekend che il buonsenso avrebbe imposto di passare tra le 4 mura di casa.</p>
<p>Uno dei bar storici di quella zona però era aperto…<br />
Non ho resistito: la prima birra all’aperto dopo 2 mesi di quasi clausura, interrotta dalla spesa, il lancio del pattume (ah, noto che la pandemia ha generato una marea di rifiuti buttati a destra e a manca: due telecamere da piazzare in zona cassonetti fanno tanto schifo?), e le visite a mia mamma per recapitarle la spesa. Il sorriso mascherato di un amico che gestisce il locale, che mi racconta dei problemi economici suoi e di tutti gli esercenti della zona: non era un’Ipa, Piz… Ma il retrogusto di quella birra c’era tutto. E non era ancora arrivato il peggio: immancabile il gruppetto di <em>gnarelli</em> un po&#8217; alticci e molesti. Certo un paio di imprecazioni gliele avrei anche tirate, ma ho anche pensato che 18/20 anni li ho avuti pure io. Li hai avuti anche tu, anche se non sembrerebbe. Li deve avere avuti anche la tizia che a 50 metri, con aria furiosa osservava me e gli altri avventori molesti: capello chiaro, lungo, increspato. È bordeaux dietro alla mascherina, sua e di quello che identifico come il suo compagno. Erroneamente. Mi spiega il mio amico di chi si tratta: polizia municipale, vigili… ah no polizia locale. Lo so, sono vecchio. I <em>gnari</em> si tranquillizzano, lei continua ad avere un color sanguigno in volto. Io finisco la mia birra, saluto da lontano e me ne vado. Gli schiamazzatori pure hanno mollato la presa, mi salutano come se fossi uno di loro: potrei essere il padre tranquillamente, purtroppo.</p>
<p>Mi riavvio ed in Piazzale Arnaldo ci sono quattro poliziotti locali, tutti bardati, non in borghese come quella che posso valutare essere il loro capo (comandante, non lo so). La sera prima erano sempre lì, a contestare sui comportamenti, a minacciare sanzioni. Mica sbagliato sia chiaro. Però mi chiedo se il pugno di ferro sia così dovuto. Certo di errori ne abbiamo fatti mille e la nostra terra è stata colpita duramente; e magari quel <em>gnaro</em> magro infilzo, con gli occhiali e che urlava manco fosse in curva nord, magari a baita se l’è vista brutta nei giorni scorsi. A 18/20 anni noi non abbiamo passato un periodo del genere, grazie a Dio. E farsi vedere credo sia più che sufficiente per tenere tranquilli i nostri <em>gnari</em> più indisciplinati. Considerazione mia personale, sia chiaro.</p>
<p>Perché vedi Piz, girare in bici e vedere ‘sta città chiusa manco fosse ferragosto tutti i giorni, è un pugno nello stomaco. Stasera sono arrivato fino in <strong>Piazzale Cesare Battisti</strong> ed ho visto un amico comune, che con un nome di fantasia chiameremo <strong>Ale W Genza</strong>: ci salutiamo, parliamo del più e del meno. Mascherina in volto, ovviamente.<br />
Ha un foglio verde sulla macchina: “Oggi ho preso due multe: sto trasferendo il materiale del <a href="https://www.facebook.com/barlatorrebrescia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">locale</a> e non c’è un buco libero nel raggio di 500 metri”. Morale della favola, parcheggio dove non si potrebbe ed <strong>inflessibilità dei tutori della legge</strong>. In una zona che, parcheggi a parte, è deserta: non c’è anima viva. Beh, fanno il loro mestiere dirai tu. E sono concorde, anche se per Ale mi spiace da matti: quanti mesi è che il locale dove lavora è chiuso? Quanti mesi è che paga l’affitto per nulla? E le spese accessorie? Avrà preso i 600,00€ delle partite iva? Utili: il 20% finirà nelle casse del comune, con un foglio di carta firmato da chi, credo (ma magari mi sbaglio), lo stipendio lo percepirà.</p>
<p>Vedi Piz, io capisco tutto, o almeno faccio finta, e capisco che senza ordine non si vada da nessuna parte. Ma allora mi domando, c’è proprio bisogno di essere così <em>gnecchi</em>? <strong>Non abbiamo già patito abbastanza?</strong> Non mi accontento Piz, vado oltre: guardando qua e là mi sono reso conto delle difficoltà che i più disagiati affrontano: <strong>i clochard della nostra città hanno cercato ripari di fortuna</strong>. Un gruppetto ha trovato rifugio sotto il porticato di via Saffi: li ho visti spesso la sera, rientrando da casa di mia mamma. Giacigli di fortuna di fronte ad attività chiuse. Ho visto gente portargli delle coperte: litigano tra di loro ogni tanto, li senti urlare dall’altra parte della strada. Stasera rientrando a casa avevano tre volanti della polizia locale di fronte.<br />
Non so dire cosa sarà successo. Non saprei nemmeno come comportarmi io se fossi in loro. Certo è che <strong>è un problema di carattere sociale</strong>, e spero che il nostro comune se ne occupi dicendogli dove andare: di sicuro hanno passato parecchio tempo lì e non credo che il passaggio delle forze dell’ordine locale possa aver dato una soluzione definitiva a questa situazione. Che perdura nel tempo un po&#8217; come la <strong>trasformazione di Brescia 2 in una sorta di Scampia a cielo aperto</strong>. Scivoli di parcheggio sotterraneo e giardinetti aperti che diventano delle <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-piazza-sei/">piazze di spaccio</a>. Capannelli di giovanotti che se ne stanno tutto il giorno in attesa, tra il parco gallo ed il parco pescheto, giustamente chiusi. Forze dell’ordine che girano e si danno il cambio: polizia locale, carabinieri, polizia ed esercito che passano ogni tanto. Ma nulla cambia, loro restano lì. Anzi sono aumentati col passare dei giorni: quasi una presa per il sedere. Azioni serie poche: arrivare, com’è successo sabato scorso, in 3 pattuglie in auto e due in moto a sirene spiegate, è stato il peggior blitz mai visto. Ovviamente arrivando così hanno trovato un ragazzone a cui chiedere l’identità, gli altri spariti nel nulla. Nulla è cambiato. Restano le bottiglie di vetro, una vista scagliare sulla macchina di una coppia di anziani signori in uscita da un supermercato della zona, durante una discussione tra i ragazzi qualche giorno fa, qualche rissa tra di loro (ma sì, sono ragazzi, hai presente come ce le suonavamo in <strong>Corso Zanardelli</strong> qualche anno fa?), e la serranda dell’ormai ex Simply sfondata da uno di questi personaggi durante un infinito controllo dei carabinieri. Con susseguente inseguimento a piedi, nonostante due autovetture da poter utilizzare (ti lascio immaginare l’epilogo dell’inseguimento).</p>
<p>Cosa dici? Sto scrivendo un pezzo di denuncia? No, semplicemente quello che ho visto con gli occhi di questa faccia. E sicuramente sono un po&#8217; stufo. Perché forse questi due mesi di quarantena, lavoro da casa, soldi che mancano e stress mi stanno usurando; e stanno usurando tanti. Non vedo buonsenso equiparato, e forse lo so che sto chiedendo troppo. Ma <em>ci vuole un po&#8217; di cico</em> nel fare le cose. E credo che la gente si stia veramente rompendo l’anima. Perché succedono cose, ma nessuno fa niente a titolo definitivo. Se non quello di vessare chi è più facile da colpire.</p>
<p>E così, amico mio, non va bene. Non va bene per niente</p>
<p>Tuo <em>Zob0n</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169770" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/05/Night-the-fly.-Brescia-2016.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-ti-scrivo-cosi-mi-distraggo-un-po/">Caro Piz ti scrivo&#8230; così mi distraggo un po&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>AD MAIORA (SPERIAMO!)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Schettino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2020 07:35:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[ant]]></category>
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		<category><![CDATA[covid]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Premetto che non mi appassiona fare polemiche, soprattutto in materie di cui ho una scarsa conoscenza specifica diretta, tanto più, poi, in un periodo estremamente complesso e delicato come quello che stiamo tutt’oggi vivendo, in cui dovremmo limitarci a seguire le indicazioni che ci arrivano dal mondo della scienza (virologi, infettivologi, epidemiologi) e dove, tuttavia, soprattutto attraverso i vari blog e canali social che imperano sulla rete, si è dato vita ad un vero e proprio Circo Barnum nel quale ciascuno ha assecondato l’irrefrenabile bramosia di proporre sempre e comunque la propria ricetta (sovente ad cazzum) per risolvere il problema [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Premetto che non mi appassiona fare polemiche, soprattutto in materie di cui ho una scarsa conoscenza specifica diretta, tanto più, poi, in un periodo estremamente complesso e delicato come quello che stiamo tutt’oggi vivendo, in cui dovremmo limitarci a seguire le indicazioni che ci arrivano dal mondo della scienza (virologi, infettivologi, epidemiologi) e dove, tuttavia, soprattutto attraverso i vari blog e canali social che imperano sulla rete, si è dato vita ad un vero e proprio <em>Circo Barnum</em> nel quale ciascuno ha assecondato l’irrefrenabile bramosia di proporre sempre e comunque la propria ricetta (sovente <em>ad cazzum</em>) per risolvere il problema della pandemia, di citare e postare notizie raccolte dogmaticamente dalla rete (spesso prive di fondamento) per sostenere fantasiose tesi complottistiche o, peggio, per dar sfogo ai propri più bassi impulsi filo <em>suprematistici</em> o, ancora, di criticare tutto e tutti, probabilmente con l’unico scopo di essere in qualche modo presente nel variegato e colorito mondo virtuale.</p>
<p>Ciò premesso, partendo da una riflessione che mi è sorta dopo aver letto un interessante <strong>articolo apparso su L’Espresso</strong> dall’inequivocabile titolo “<a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/04/21/news/sul-coronavirus-non-c-e-partita-italia-germania-finisce-0-4-1.347344" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong>Sul coronavirus non c&#8217;è partita: Italia &#8211; Germania finisce 0-4</strong></em></a><em>”</em>, ho deciso, tuttavia, di raccontarvi questa storia che, se non fosse accaduta direttamente a me e alla mia famiglia, l’avrei tranquillamente confusa con uno degli esilaranti <a href="https://www.lercio.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articoli del fantastico sito Lercio</a>.</p>
<p>Ma andiamo per gradi:</p>
<p><a href="https://espresso.repubblica.it/attualita/2020/04/21/news/sul-coronavirus-non-c-e-partita-italia-germania-finisce-0-4-1.347344" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nell’articolo de L’Espresso sopra citato</a>, il giornalista mette a confronto il diverso modo di gestire l’epidemia da Covid – 19 da parte dell’Italia rispetto alla Germania e, quindi, i diversi risultati ottenuti dai due Paesi.</p>
<p>In particolare ciò che ha maggiormente colpito la mia attenzione è il passaggio in cui il giornalista dice: “…o mississ… i<em>n Germania, invece, l&#8217;epidemia ha avuto una storia diversa. Se il numero accertato dei contagiati è di poco inferiore a quello italiano (181 mila contro 146 mila), il tasso di letalità del morbo tra i tedeschi è oggi fermo al 3,5 per cento, contro il 13 per cento del nostro Paese. In numeri assoluti, 24 mila morti contro 4.600. «La pandemia da noi è sotto controllo», può affermare soddisfatto il ministro della Salute Jens Spahn, sicuro che il Fattore R0, il tasso d&#8217;infezione, sia ormai sceso allo 0,7.</em></p>
<p><em>Come si giustifica una difformità così marcata? La Germania, semplicemente, non era impreparata allo tsunami del Covid 19. L&#8217;Italia, sì. Al netto delle differenze sociali e culturali che hanno permesso ai teutonici di proteggere meglio gli anziani ( come spiegato dall&#8217;Espresso un mese fa ), i tedeschi hanno fatto un uso massiccio dei tamponi fin dai primi giorni della crisi &#8211; ben 350 mila a settimana in media &#8211; che hanno permesso di isolare subito i positivi e tracciare i contatti. L&#8217;Italia a oggi ne conta poco più della metà. Ma abbiamo recuperato solo ad aprile: nelle prime, decisive settimane ne abbiamo fatti troppo pochi, seguendo protocolli errati e tattiche obsolete… </em>omissis<em>…”.</em></p>
<p>Ecco, <strong><u>la Germania ha fatto un uso massiccio di tamponi sin dal primo manifestarsi dell’infezione</u></strong>, in tal modo riuscendo ad isolare le persone positive e tracciare una chiara mappatura del contagio generale, cosa che in Italia ,evidentemente, non ha funzionato quasi per niente, men che meno in una delle Regioni più gravemente colpite , nella quale vivo , ossia la Lombardia.</p>
<p>Venendo al caso che mi riguarda e che vuole essere oggetto di questo mio racconto, il 21 marzo <a href="http://www.odiopiccolo.com/e-giusto-affidarsi-al-nostro-buonsenso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la mia compagna Michela (medico)</a> ha accusato i primi sintomi dell’infezione, probabilmente contratta durante le sue visite domiciliari, con febbre, tosse a cui sono seguite <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anosmia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">anosmia</a> e <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ageusia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ageusia</a> (in parole povere <strong>perdita dell’olfatto</strong> e <strong>perdita del gusto</strong>) e, il giorno dopo, inevitabilmente (viste le dimensioni del nostro appartamento che, nonostante le precauzioni prese sin dall’inizio, non ci ha permesso di mantenere le dovute distanze di sicurezza, cosiddette <a href="https://www.lastampa.it/cronaca/2020/03/02/news/cosa-vuol-dire-droplet-e-perche-c-entra-con-la-distanza-che-dobbiamo-tenere-dalle-persone-infette-1.38541450" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Droplet</a> ne, tantomeno, di isolare il nostro primo caso interfamigliare) anche io ho accusato i medesimi sintomi.</p>
<p>Non vi nascondo il discreto senso di sgomento che, in un primo momento, ha assalito me e la mia compagna, soprattutto in relazione ai nostri figli che potevano a loro volta contrarre quella che temevamo essere la famigerata infezione da <strong>covid-19</strong>, dagli esiti del tutto imprevedibili. Tale sensazione si è, tuttavia, ben presto trasformata in un’<strong>istintiva e positiva voglia di reagire</strong> e di non farsi sopraffare dalla situazione. Grazie, infatti e soprattutto, alla cara <em>Dea Bendata</em> che ha voluto che io avessi una compagna e una sorella medici, abbiamo cominciato a monitorarci e a monitorare costantemente i nostri figli con vari strumenti (principalmente termometro e <a href="https://www.auxologico.it/approfondimenti/saturimetro-pulsossimetro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">saturimetro</a>), ad assumere una svariata gamma di <strong>vitamine, principalmente C e D</strong>, ad indossare mascherine chirurgiche (fornite da Michela), nonché a disinfettare in maniera compulsiva e costante ogni angolo della nostra casa.</p>
<p>Dopo aver, fortunatamente, superato in pochi giorni lo stato febbrile, abbiamo, quindi, deciso convintamente di <strong>affidarci al nostro Sistema Sanitario</strong>, certi di trovare, qui, le risposte più adeguate, onde accertare le cause del nostro stato patologico, quindi, qualora fossimo stati effettivamente riconosciuti quali covid positivi, le modalità per gestire al meglio e superare l’infezione, nel nostro interesse e della comunità in generale. Ma è proprio in questa fase che è iniziata una sequenza di fatti a dir poco grotteschi che mi hanno reso, quanto mai chiara, la <strong>grande fragilità/inefficienza del nostro sistema sanitario nazionale</strong> e, in particolare, del tanto decantato e sbandierato sistema sanitario lombardo.</p>
<p>Dopo aver, infatti, contattato il nostro medico di base e da questi invitati a contattare il n. 1500 di Pubblica utilità per l’emergenza Covid-19, istituito dal <strong>Ministro Speranza</strong>, abbiamo appreso telefonicamente che non vi sarebbe stata <strong>alcuna possibilità per noi di essere sottoposti a tampone</strong> e che l’unica cosa che avremmo potuto/dovuto fare era quella di rimanere chiusi in casa in quarantena per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi (cosiddetto <strong>isolamento fiduciario</strong>), nonché di contattare il nostro medico di base per gestire eventuali complicanze (lo stesso che a sua volta, solo un attimo prima, ci aveva rimandato proprio a quel numero di <strong>PUBBLICA UTILITÀ</strong> e che dopo quella chiamata non avremmo mai più sentito).</p>
<p>Non volendoci, tuttavia, arrendere a questa incresciosa situazione di snervante immobilità, ci siamo immediatamente rivolti alla <a href="https://ant.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Fondazione</a> presso cui svolge la propria attività professionale la mia compagna affinché, la stessa, intercedesse onde ottenere, quantomeno per lei, il tampone di accertamento; e, in effetti, in data, 24 marzo, Michela veniva contattata e avvisata, quindi, dalla <a href="https://www.poliambulanza.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Poliambulanza di Brescia</strong></a> che il giorno successivo <strong><u>si sarebbe dovuta recare presso i loro ambulatori onde effettuare “l’ambito” tampone</u></strong>.</p>
<p>Sorvolo sullo stato d’ansia che ha accompagnato la mia compagna durante tutto il tragitto casa &#8211; Poliambulanza determinato dalla <strong>paura di essere fermata dalle Forze dell’Ordine</strong> e di dover loro dichiarare attraverso una delle tante <strong>autocertificazioni</strong> (credo che allora fossimo arrivati alla modello n. 4) di non aver contratto l’infezione; fortunatamente non è stata fermata.</p>
<p>Il giorno 27 marzo, come preannunciato, è arrivato, per via telefonica, l’esito del tampone… Michela era <em>covid positiva</em>, e adesso!? E io e i miei figli!? L’unica risposta che potevamo darci è che molto probabilmente anche noi avevamo contratto il virus.</p>
<p>In data 29 marzo venivamo contattati dal un operatore <a href="https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioServizio/servizi-e-informazioni/Cittadini/salute-e-prevenzione/agenzie-di-tutela-della-salute/ser-aziende-sanitarie-locali-sal/agenzie-tutela-salute" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ATS Lombardia</a> il quale desiderava null’altro che accertare l’identità della mia compagna nonché ricevere conferma circa l’esito del suo tampone.</p>
<p>Il giorno successivo venivamo contattati nuovamente da un altro operatore ATS Lombardia, il quale, stavolta, pretendeva di svolgere un’<strong>indagine epidemiologica</strong> telefonica sulla nostra famiglia, quindi, informato circa la situazione complessiva, ci avvertiva con solerzia che avremmo dovuto restare in isolamento per giorni 15 dalla comparsa dei primi sintomi… praticamente: “<em>nulla di nuovo sotto il sole</em>”.</p>
<p>Nel frattempo io e Michela abbiamo superato abbastanza rapidamente l’infezione, con la scomparsa anche degli ultimi sintomi (anosmia e ageusia) intorno al 4 aprile, mentre<strong> i nostri figli, fortunatamente, sono rimasti sempre asintomatici</strong>.</p>
<p>Trascorsi i “famosi” 15 giorni di isolamento più volte indicatici, arriva puntualmente una telefonata da parte dell’ATS Lombardia che ci regala alcuni meravigliosi attimi di riacquistata fiducia verso le nostre <strong>Isitituzioni Sanitarie</strong>. Tale sensazione, guidata dalla nostra ferma convinzione di ricevere un ulteriore invito, per la mia compagna, a sottoporsi ad nuovo tampone al fine di accertare l’avvenuta quanto sperata <em>negativizzazione</em> dell’infezione, si infrangeva, tuttavia, di fronte alla tragicomica realtà dei fatti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “ sì pronto, buongiorno” (voce di persona curiosa e quasi emozionata)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BUONGIORNO A LEI SIGNORA! COME VA!?” (maiuscolo voluto per evidenziare il grande entusiasmo ostentato dall’Operatrice nella prima parte della comunicazione )<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “abbastanza bene grazie”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ SONO FELICE PER LEI! E VOGLIO DARLE UNA BELLA NOTIZIA&#8230;”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “Bene! Mi dica pure” (certa di doversi annotare il giorno e ora per l’effettuazione del secondo tampone)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “DA DOMANI IL SIGNOR FRANCESCO SCHETTINO E I BAMBINI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO HANNO FINITO LA QUARANTENA!!!!” (4 punti esclamativi ad evidenziare, per quanto possibile, l’incontenibile entusiasmo a cui era arrivata la voce dell’Operatrice”<br />
&#8211; <em>Michela</em>:”&#8230;&#8230;”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Pronto! Signora!? Mi sente!? È ancora in linea!?” (inizia a smorzarsi notevolmente l’entusiasmo dell’operatrice)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;&#8230;sì sì, ma io!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Ah! Perché anche lei è stata affetta dal Covid-19?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;&#8230;.”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: Pronto! Signora è in linea!?” (voce dell’Operatrice che inizia a tingersi di tonalità tra lo sgomento e l’imbarazzo)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230; eh si! Sono stata la prima a presentare i sintomi nonché l’unica della famiglia ad aver avuto il privilegio di sottopormi al primo tampone con esito positivo in data 24 marzo scorso e, sinceramente, mi sarei aspettata da lei una convocazione ad effettuare il secondo tampone…”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Ah no! Mi scusi non ero al corrente di questa circostanza…. A questo punto le cose cambiano e suo marito e i suoi figli dovranno restare in isolamento fiduciario fino al 20 aprile” (a questo punto l’Operatrice era totalmente in panico).<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ah! E&#8230; come mai fino al 20 aprile?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Beh! Almeno fino a quando lei non avrà ricevuto l’esito negativo del secondo tampone”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ok eh&#8230; per caso, lei può verificare quando dovrò effettuare il secondo tampone!!!!??? (la mia compagna inizia ad assumere le sembianze tipiche del serial killer in procinto di scannare la sua vittima)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “mi dispiace Signora ma io non posso verificare questo dato dal mio terminale&#8230;” (panico alle stelle)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “capisco, arrivederci”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “arrivederci a lei Signora e buona fortuna.”</p>
<p>Trascorsi alcuni giorni da quella “indimenticabile” conversazione, e precisamente, i data 6 aprile, non avendo ricevuto più alcuna comunicazione in riferimento al secondo tampone ed essendo trascorsi ormai 17 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, Michela decideva di chiamare la Poliambulanza per chiedere se vi fossero aggiornamenti in merito. In tale circostanza Le fu detto di stare tranquilla e che sarebbe stata certamente contattata il martedì successivo al lunedì di pasquetta, ossia il 14 aprile.</p>
<p>Il giorno tanto atteso, tuttavia, non ricevendo alcuna comunicazione, la mia compagna decideva di richiamare nuovamente la Poliambulanza e con grande stupore misto a rabbia, apprendeva dalla voce imbarazzata del suo interlocutore che si erano dimenticati di inserire il suo nominativo nell’elenco delle persone da tamponare e che avrebbero provveduto a risolvere il problema quanto prima. Fortunatamente, circa un’oretta dopo Michela veniva ricontattata per essere convocata presso il loro ambulatori i giorni 16 e 17 aprile al fine di sottoporsi, come da protocollo, ai due tamponi.</p>
<p>Eseguiti gli esami, in data 19 aprile ricevevamo, quindi, l’esito tanto atteso, ossia l’avvenuta negativizzazione di Michela che ci donava immediate boccate di ottimismo verso il futuro.</p>
<p>Ecco! Ora la storia, secondo i classici cliché letterari, si dovrebbe concludere qui con questo, diciamo, lieto fine e in effetti io mi stavo già pregustando l’acquisita semilibertà appena guadagnata e la possibilità da lunedì di poter andare&#8230; A FARE LA SPESA</p>
<p>&#8230; macché!!!</p>
<p>La storia purtroppo non si è conclusa qui, anzi.</p>
<p>In giorno 20 aprile, infatti, venivamo contattati nuovamente da un operatrice dell’ATS Lombardia e qui siamo riusciti a raggiungere vette di surrealismo inarrivabili.</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “sì pronto!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em> “BUONGIORNO!!! CHIAMO DA ATS PER IL SIGNOR SCHETTINO FRANCESCO” (entusiasmo alle stelle)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “si salve sono la moglie del signor Schettino, dica pure a me” (voce curiosa e circospetta)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BENISSIMO, VOLEVO INFORMARLA CHE DA OGGI TERMINA IL PERIODO DI QUARANTENA DI SUO MARITO” (entusiasmo come sopra)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;ah bene! Peraltro io ho appena ricevuto l’esito negativo dei tamponi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “AH BENE!!! QUINDI AVETE RISPETTATO L’ISOLAMENTO IN QUESTI GIORNI…”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “certo certo non usciamo da quando abbiamo accusato i primi sintomi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em> “BENE BENE, ANCHE L’ISOLAMENTO TRA DI VOI IN CASA!?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “beh!diciamo di si limitatamente alle dimensioni del nostro appartamento che rende di fatto molto complicato evitare un isolamento totale tra di noi”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ah! Allora in tal caso le cose cambiano e suo marito dovrà rimanere in quarantena per ulteriori 15 giorni dal suo primo tampone negativo Signora, quindi, facendo i calcoli fino al primo maggio”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;” (silenzio ma col pensiero :AAARGGHMAVAFPORCAPUCOMECAZ!!!)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Pronto Signora!? C’è ancora!? Ha capito?”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “ SÌ CI SONO… MI PERDONI, MA CHE RAGIONAMENTI MI STA FACENDO!? NOI SIAMO CHIUSI DA UN MESE IN CASA, RISPETTANDO PEDISSEQUAMENTE L’ISOLAMENTO, CI É STATO DETTO IN PRECEDENZA DA UNA SUA COLLEGA CHE MIO MARITO AVREBBE FINITO LA QUARANTENA IL 20 DI APRILE QUALORA IL MIO TAMPONE FOSSE RISULTATO NEGATIVO ED ORA CHE COSì EFFETTIVAMENTE E’, LEI MI DICE CHE DOVRÀ ASPETTARE ACORA ALTRI 15 GIORNI POICHÉ NON AVREMMO ESEGUITO IN MANIERA CORRETTA L’ISOLAMENTO FAMIGLIARE!!!!???”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Signora mi dispiace, non so che dirle&#8230; (pausa)&#8230; guardi mi informo un attimo e la richiamo.<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “VA BENE, GRAZIE”</p>
<p>Dopo circa 20 minuti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “SÌ, PRONTO!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Salve Signora, allora mi sono informata e purtroppo devo comunicarle che&#8230; secondoinostriprotocolli, ancheleidovràrestareinquarantenaperulteriori15giornidalsuoprimotamponenegativo, quindi fino al 1 maggio” (Frase pronunciata ad una velocità degna del miglior <strong>Bolt</strong>)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “……” (silenzio ma con il pensiero: AAAAAARRRRRRRRGGHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!) “&#8230; MA STA SCHERZANDO!!!?? Mi scusi, so che Lei non c’entra però è del tutto assurdo ciò che mi sta dicendo, io sono un medico e dall’Isituto presso cui ho eseguito i tamponi mi è stato detto che, visto l’esito negativo, avrei potuto riprendere la mia attività professionale ed ora lei mi sta dicendo, invece, che dovrei fermarmi per ulteriori 15 giorni&#8230; MA SI RENDE CONTO!!??”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: &#8230;&#8230;. (Silenzio imbarazzato) &#8230; eh…  sì… guardi… mi scusi la richiamo subito, porti pazienza”.</p>
<p>Dopo ulteriori 10 minuti:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “Siiiiiiii!!!!???”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “Rieccoci Signora! Allora, essendo lei un medico potrà riprendere la Sua attività a partire da oggi mentre suo marito dovrà attendere inevitabilmente fino al 1 maggio come le ho detto nella precedente chiamata perché potrebbe non aver superato completamente l’infezione e potrebbe, quindi, infettare nuovamente anche Lei, non avendo ATS, ad oggi, certezza circa un’immunizzazione definitiva da parte delle persone <em>negativizzate</em>”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “mi scusi ma tutto questo circo non si verificherebbe se anche mio marito potesse essere sottoposto a tampone, non trova!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “ Può essere ma, purtroppo suo marito non rientra tra le persone che possono usufruire del tampone”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “guardi, prendo atto di questa Vostra incomprensibile presa di posizione ma mi permetto, da medico operante sul campo, di esprimere tutto il mio disappunto, così corriamo il rischio di non uscire mai da questa grave situazione epidemica, arrivederci”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “arrivederci a Lei Signora”.</p>
<p>Tutto finito!!?? Macchè!&#8230; dopo circa 5 minuti dall’ultima chiamata riceviamo un’ulteriore telefonata da parte della medesima operatrice ATS:</p>
<p>“driiiiiiiiinnnnnnnnnnnnnnng!!!!” (suoneria nostalgica)</p>
<p>&#8211; <em>Michela</em>: “si pronto!?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BUONGIORNO SIGNORA! PARLO CON LA MADRE DI TOMMASO E PIETRO SCHETTINO?” (entusiasmo alle stelle, che ve lo dico a fa’!?)<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “siiiii!?” (tono di voce tra l’incredulo e lo sconcertato)<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “BENE! SONO LIETA DI INFORMARLA CHE I SUOI FIGLI DA OGGI HANNO TERMINATO IL PERIODO DI ISOLAMENTO FIDUCIARIO”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “&#8230;” (silenzio con improvviso desiderio irrefrenabile di sgolarsi un’intera boccettina di Xanax);<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “PRONTO!? SIGNORA MI HA SENTITO?<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “mi scusi Signora ma ci siamo già sentiti un attimo fa, oltre ad essere la madre di Tommaso e Pietro Schettino sono anche la moglie del signor Francesco Schettino, si ricorda?”<br />
&#8211; <em>Operatrice ATS</em>: “&#8230;” (silenzio da imbarazzo)&#8230;”mi scusi Signora, ma sa facciamo centinaia di chiamate al giorno e non mi sono accorta che stavo parlando con la medesima persona. In tal caso allora devo purtroppo dirle che lo stesso discorso vale anche per i suoi figli che dovranno rimanere in quarantena fino al 1 maggio”<br />
&#8211; <em>Michela</em>: “la ringrazio buona giornata” (tono di voce di persona provata che si arrende alla tragica realtà)</p>
<p>Ecco così si conclude questa mia vicenda personale, verso la quale mi astengo da qualsivoglia ulteriore commento, se non aggiungere che, purtroppo, questa grottesca, quanto intollerabile situazione sta capitando a moltissime altre famiglie qui in Lombardia e che, a mio parere, questa oggettiva e grave falla del nostro Sistema Sanitario rappresenta una delle principali cause, tornando all’articolo de L’Espresso sopra citato, della <strong>nostra netta sconfitta rispetto alla Germania nella gestione della pandemia</strong>.</p>
<p><strong>Ad Maiora! (Speriamo!)</strong></p>
<p>Cari saluti<br />
<em>Francesco</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169680" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/Ad-Maiora.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/ad-maiora-speriamo/">AD MAIORA (SPERIAMO!)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Quando Torregrossa re-inventò Fifa&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 13:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresca calcio]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[torregrossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#solocosebelle Oggi i social mi ricordano della pasquetta dello scorso anno. Di una magata di Ernesto Torregrossa. Di una vittoria con la Salernitana che ha schiuso definitivamente la strada verso la serie A alle rondinelle. Oggi, un anno fa. Come eravamo felici. La prima volta allo stadio con le mie bimbe. “Papà, mi ci porti ancora?”. Neppure era iniziata la partita, e Federica, 9 anni, si era già innamorata del Brescia. Del Rigamonti, dell’essere bresciano. Una vittoria stupenda, contro un avversario sicuramente non imbattibile. In una giornata di festa: perché portare a pasquetta le tue bimbe allo stadio nel giorno [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>#solocosebelle<br />
Oggi i social mi ricordano della pasquetta dello scorso anno.<br />
Di una magata di <strong>Ernesto Torregrossa</strong>. Di una vittoria con la Salernitana che ha schiuso definitivamente la strada verso la serie A alle rondinelle.<br />
Oggi, un anno fa. Come eravamo felici.<br />
La prima volta allo stadio con le mie bimbe.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Neppure era iniziata la partita, e <strong>Federica, 9 anni, si era già innamorata del Brescia</strong>. Del Rigamonti, dell’essere bresciano.</p>
<p>Una vittoria stupenda, contro un avversario sicuramente non imbattibile.<br />
In una giornata di festa: perché portare a pasquetta le tue bimbe allo stadio nel giorno del <strong>gemellaggio con i fratelli granata</strong>, è stato bello.<br />
Ti ha riconciliato con la vita e con lo sport.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Nemmeno 15 giorni dopo eravamo nuovamente al Rigamonti. Certo è facile essere trascinati dall’entusiasmo, quando le cose vanno bene.<br />
Ma <strong>serve a spingerti a credere anche quando vanno male.</strong><br />
Quando sei chiuso in casa, quando il tuo futuro, remoto o prossimo parla di guanti e mascherine, di telecamere termiche per il riconoscimento della temperatura, di distanze collettive, di 4 maggio.<br />
Ma se i ricordi di quando siamo stati felici, e non ci siamo resi conto di quanto potesse essere effimera quella felicità, ti pervadono, allora sì.<br />
Possiamo essere positivi.<br />
Perché ci saranno ancora <strong>gol da Fifa20 di Ernesto Torregrossa</strong>, vittorie del Brescia da festeggiare, gemellaggi con fratelli da onorare.<br />
E poco importa di polemiche, di scelte che sembrano assurde, di “poteri forti” (ma quanto ci piace utilizzare espressioni del genere?).<br />
La vita tornerà<br />
E sarà una vita “Normale”.<br />
Forza.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Appena sarà possibile, serie B, serie A, sicuramente sì.</p>
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<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169650" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/Torregrossa-90.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/quando-torregrossa-re-invento-fifa/">Quando Torregrossa re-inventò Fifa&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Appello alla coscienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 16:20:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuro che se sento ancora una volta parlare di “comunicazione ai tempi del corona virus”, “intervista ai tempi del corona virus”, “giornalismo ai tempi del corona virus”, faccio del male fisico a qualcuno. Altro che distanza di sicurezza, faccio andare le mani. Inizio ad essere un po&#8217; esasperato. Ho paura ad aprire facebook: no, non sono i messaggi sgarrupati di chi ha la verità in tasca e non apre uno zingarelli dal mundial dell’82 a spaventarmi, le invettive sui runner, le lauree della strada in minchiologia. Sono i necrologi di chi non c’è più, di chi ha smesso di lottare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Giuro che se sento ancora una volta parlare di “<em>comunicazione ai tempi del corona virus</em>”, “<em>intervista ai tempi del corona virus</em>”, “<em>giornalismo ai tempi del corona virus</em>”, faccio del male fisico a qualcuno. Altro che distanza di sicurezza, faccio andare le mani.</p>
<p>Inizio ad essere un po&#8217; esasperato. Ho paura ad aprire facebook: no, non sono i messaggi <em>sgarrupati</em> di chi ha la verità in tasca e non apre uno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Zingarelli" target="_blank" rel="noopener noreferrer">zingarelli</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_calcio_1982" target="_blank" rel="noopener noreferrer">mundial dell’82</a> a spaventarmi, le invettive sui <a href="http://www.odiopiccolo.com/basta-runners/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">runner</a>, le lauree della strada in <strong>minchiologia</strong>.<br />
<strong>Sono i necrologi di chi non c’è più</strong>, di chi ha smesso di lottare contro un male infido che aleggia, serpeggia e non sparisce.</p>
<p>Non mi interessano i dati, né sentire <strong>Vito Crimi</strong> che minaccia il commissariamento della nostra regione (che intendiamoci da cittadino qualunque mi potrebbe stare anche bene &#8211; quando questo finirà &#8211; perché ogni volta che vedo <strong>Fontana</strong> e <strong>Gallera</strong> in tv mi viene voglia di lanciare la tele dalla finestra), e tantomeno leggere che <strong>Fabio Rolfi</strong> vuole un’indagine su come è stata condotta la situazione da <strong>palazzo Loggia</strong>. In questo momento voglio, anzi esigo, che si abbassino i toni da tutte le parti e che tutti lavorino per obiettivi comuni. Poi avrete tempo di scannarvi. Ma basta, basta, basta rivendicare le vostre posizioni. Basta.</p>
<p>La gente non ne può più. Non scrive neppure più “ci ricorderemo di voi quando tutto sarà finito”. Perché non si capisce quando tutto finirà. #andràtuttobene.</p>
<p>Se ci diamo una svegliata in generale, magari sì. Rose e fiori un tubo. <strong>Penso al dolore di chi ha perso un suo caro in questi giorni</strong>. E neppure il conforto di un abbraccio. Uno strazio infinito, che ha toccato anche la mia famiglia. Parole, testi, messaggi: anche questo mio scritto finisce con quelli che resteranno legati a questo periodo così devastante psicologicamente.<br />
Ecco pensate a questa vostra gente quando aprite bocca, quando attaccate, quando rivendicate.</p>
<p>Oh, non è tutto così organico infine: <strong>vedo gente che si rimbocca le maniche, che non molla</strong>. Vedo medaglie con diversi lati. Scuole online, iniziative di ogni genere. Da gente comune. E questo mi fa ben sperare.</p>
<p><strong>Voglio continuare a lottare. Come tutti voi.</strong></p>
<p>Buona settimana. Facciamo andare tutto bene. Vi prego.</p>
<p>Il vostro <em>Zob0n</em>.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169620" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/Spagna-821200.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/appello-alla-coscienza/">Appello alla coscienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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