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	<title>amore Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Pagellone da 10 a 1 su Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Loggia Massonica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2016 15:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
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		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Voto 10 alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo. Voto 9 alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta. Voto 8 al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Voto 10</strong> alla fine di Christo e Jeanne Claude. Uno dei dieci posti dove esserci nel 2016. NEL PIANETA. Dopo code leggendarie, malori, treni scadenti e critiche mai costruttive, sono tornati tutti fermi in macchina verso Toscolano. Ciao ciao lago d’iseo.</p>
<div id="attachment_9675" style="width: 1008px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9675" class="size-full wp-image-9675" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/10.jpg" alt="The Floating Piers - Mazzone" width="998" height="397" /><p id="caption-attachment-9675" class="wp-caption-text">The Floating Piers &#8211; Mazzone</p></div>
<p><strong>Voto 9</strong> alla sensibilizzazione del cittadino alla nuova frontiera bresciana della raccolta differenziata; per dare grande segno di appartenenza alla faccenda, la mia vicina di casa ha messo un divano a fianco del cassonetto. Severa ma giusta.</p>
<div id="attachment_9676" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9676" class="size-full wp-image-9676" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/09.jpg" alt="Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9676" class="wp-caption-text">Un divano per riposarsi vicino ai cassonetti</p></div>
<p><strong>Voto 8</strong> al manipolo di uomini scelti che vaga per la città durante le notti bianche, grigie e pure nere. Improvvisatisi attori, taluni fingevano di non sapere nulla di arte, di musei, code e biglietti. Qualcuno ha tirato fuori il meglio di sé smanacciando quadri. Eroi.</p>
<div id="attachment_9677" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9677" class="size-full wp-image-9677" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/08.jpg" alt="Notte bianca a Brescia" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9677" class="wp-caption-text">Notte bianca a Brescia</p></div>
<p><strong>Voto 7</strong> al solito problema pm10. La città prende 178 provvedimenti, ma se in città hai più traffico che a Manhattan, più acciaierie che oratori, autostrade tangenziali cantieri e inceneritori… forse è il caso di cambiare strategia!</p>
<div id="attachment_9678" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9678" class="size-full wp-image-9678" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/07.jpg" alt="manhattan traffic" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9678" class="wp-caption-text">Manhattan traffic</p></div>
<p><strong>Voto 6</strong> alla battage di fine estate: il murale di Largo Formentone! Alla fine pare si farà dopo l’inverno. Con tutti i pro ed i contro ma pagato totalmente da alcuni sponsor. Finalmente qualcosa che accorda tutti (loggia inclusa) e sembra possa non essere la solita puttanata. (Vi ricordate la bellissima tettoia tratta da Schindler’s List). Speriamo bene.</p>
<div id="attachment_9679" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9679" class="size-full wp-image-9679" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/06.jpg" alt="Schindler’s List" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9679" class="wp-caption-text">Schindler’s List</p></div>
<p><strong>Voto 5</strong> alla polizia locale del comune di Brescia, gli agenti si travestono da Diabolik e mentre scendi dalla macchina 45 secondi per entrare dal tabaccaio , nell’ombra dell’autunno ti appoggiano un 40 euro di multa sul vetro. Nel frattempo i facinorosi giocano a briscola senza tregua. #signoraggio.</p>
<div id="attachment_9680" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9680" class="size-full wp-image-9680" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/05.jpg" alt="Diabolik &amp; Eva" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9680" class="wp-caption-text">Diabolik &amp; Eva</p></div>
<p><strong>Voto 4</strong> al fenomeno centri commerciali. Tutti li odiano, tutti li criticano. Tutti guardano dal divano di casa la fantastica tv presa in offerta, quel giorno che sono andati a prendere il frullatore. Ora Brescia vince il campionato mondiale per densità. A breve l’apertura di un Walmart tra le rotonde della tangenziale.</p>
<div id="attachment_9681" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9681" class="size-full wp-image-9681" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/04.jpg" alt="Walmart people" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9681" class="wp-caption-text">Walmart people</p></div>
<p><strong>Voto 3</strong> ai cittadini lamentoni per la solita confusione in Carmine, san Faustino, piazza Arnaldo, castello e tutte le vie dove ci sia qualsiasi forma di vita dopo le 18.00. Si teme siano gli stessi che con seriosissimo sdegno criticano il comune nei 17 giorni all’anno senza qualcosa da fare o vedere. Burloni.</p>
<div id="attachment_9682" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9682" class="size-full wp-image-9682" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/03.jpg" alt="Via San Faustino in una cartolina degli anni '20 del Novecento" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9682" class="wp-caption-text">Via San Faustino in una cartolina degli anni &#8217;20 del Novecento</p></div>
<p><strong>Voto 2</strong> al maxi aumento dell’acqua previsto per Brescia e provincia. Il peso dell’inquinamento si trasforma in dollari. Probabilmente la soluzione finale è fare in modo che dai rubinetti delle nostre case fuoriesca solo acqua Evian.. costerebbe meno. Lo so lo so, non lo sapessi ma lo so.</p>
<div id="attachment_9684" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-9684" class="size-full wp-image-9684" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/02.jpg" alt="Bere acqua" width="1000" height="308" /><p id="caption-attachment-9684" class="wp-caption-text">Bere acqua</p></div>
<p><strong>Voto 1</strong> alla questione extracomunitari. Espulsioni, criminali, brava gente e poveretti. Non spetta dare qua il giudizio, ma il pensiero che forse prevenire è meglio che curare. Non è colpa di nessuno ma forse è tempo di cambiare sistema. Si ripete da anni. Non dovremmo nemmeno parlarne più.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-9686" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/01.jpg" alt="Salvini" width="1000" height="308" /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-96740" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/10/Copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/pagellone-10-1-brescia/">Pagellone da 10 a 1 su Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Manuale di sopravvivenza per neo padri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Quillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 09:33:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[padre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so quanti di voi ci sia passato o ci stia passando, sono certo che moltissimi di voi sicuramente ci passeranno, e allora io, che sono nel mezzo della tempesta, mi permetto di fornirvi qualche coordinata per orientarvi e non boccheggiare nell&#8217;affannosa ricerca del voi stesso perduto. Di cosa sto parlando? Della più clamorosa, prorompente, fragorosa bomba che possa essere sganciata nella quiete della vostra vita di trentenni: la paternità. Quando vi dicono che un bambino è la cosa più bella che possa capitarvi, che dà un senso alla vita, che cambia tutto in meglio, credeteci, è giusto crederci, è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanti di voi ci sia passato o ci stia passando, sono certo che moltissimi di voi sicuramente ci passeranno, e allora io, che sono nel mezzo della tempesta, mi permetto di fornirvi qualche coordinata per orientarvi e non boccheggiare nell&#8217;affannosa ricerca del voi stesso perduto.</p>
<p>Di cosa sto parlando? Della più clamorosa, prorompente, fragorosa bomba che possa essere sganciata nella quiete della vostra vita di trentenni: <strong>la paternità</strong>.</p>
<p>Quando vi dicono che un bambino è la cosa più bella che possa capitarvi, che dà un senso alla vita, che cambia tutto in meglio, credeteci, è giusto crederci, è giusto dirlo.</p>
<p>In sostanza è vero.</p>
<p>Ma provate a guardare gli occhi dei neo padri, non parlo di neo padri da un paio di settimane o un paio di mesi, quando gli occhi assonnati sono ancora commossi dal primo vagito, dal primo sorriso, come drogati dall&#8217;emozione, fatti di borotalco, anestetizzati dall&#8217;entusiasmo di parenti e amici, uno specchio liquido di luminosa emozione.</p>
<p>Parlo dei neo padri della terra di mezzo&#8230; quella tra l&#8217;idillio sopra descritto e la salvezza rappresentata dall&#8217;asilo (nido perdio!!).</p>
<p>Quel periodo corto ma lungo in cui si spengono le luci della ribalta mediatica, i nonni riprendono la loro vita, il lavoro riparte al ritmo di sempre, il volume e l&#8217;attenzione del cerchio dell&#8217;affetto si abbassano, gli amici diradano le visite e vanno per la loro strada&#8230; ecco in questo momento, mentre anche tu credi di avere il diritto finalmente di riprendere la tua vita,inizia la battaglia. E in battaglia non esistono diritti.</p>
<p>Le richieste, il peso (in termini di chili e non solo) e le energie della creatura magicamente aumentano.</p>
<p>I pisolini si accorciano, il facile biberon lascia il posto a una giungla di pappe, crescono i denti. Si alzano i decibel.</p>
<p>Ora la cacca lascia il posto alla merda.</p>
<p>Ecco in questo periodo gli occhi dei <strong>neo padri</strong> sviluppano una leggera patina opaca, fatta di un sonno che diventa endemico, quasi epidermico.</p>
<p>È un sonno che si allunga negli arti rendendoli pesanti, rallenta i tempi di reazione, offusca le idee. Fin dalle prime ore della mattina. E in crescendo.</p>
<p>È una nebbia che esce dallo schermo del vostro pc in ufficio e vi fa sudare la schiena.</p>
<p>Un sonno che esce allo scoperto in tutto il suo irresistibile fulgore alle 14 se farete l&#8217;errore di ingerire un carboidrato a pranzo. E vi punirà.</p>
<p>Vi chiuderà le palpebre, nel mezzo di una riunione o in coda in autostrada. Diventerà parte di voi.</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo sonno in quella patina opaca, c&#8217;è anche qualcos&#8217;altro. È una specie di paura. Come quella dei pesci rossi quando schizzano fuori dalla boccia con quegli occhi inebetiti.</p>
<p>Non è claustrofobia, ma è simile&#8230; è fame d&#8217;aria.</p>
<p>Paura di soffocare.</p>
<p>Quando l&#8217;avvertirete (perché succederà!) la prima tentazione sarà di reprimerla, in un misto di vergogna e negazione. Non fatelo, non serve a niente. Ammettetela piuttosto, affrontatela.</p>
<p>La verità è che volete fuggire, rivolete la vostra vita di prima. Ammettetelo, ripetetelo ad alta voce, sarà il primo passo per guarire.</p>
<p>Non ha niente a che fare con l&#8217;amore che provate per vostro figlio/a, smettetela di crucciarvi, non toglie nulla a lui/lei&#8230; se sarete bravi  e tempestivi non se ne accorgerà nemmeno, smettetela di sentirvi in colpa: è una cosa tra voi e voi, solo vostra, la resa dei conti finale col tempo che passa, con la paura di diventare grandi.</p>
<p>Avete rimandato questo scontro ai primi capelli bianchi, persino ai primi che cadevano, l&#8217;avete rimandato ai vostri 30 anni, ai matrimoni degli amici, persino al vostro se sarete stati un po&#8217; distratti.</p>
<p>Avete fuggito la contesa quando avete sostituito le scarpe da ginnastica con la cravatta, quando avete prenotato l&#8217;albergo con la morosa invece di andare all&#8217;avventura a dormire dove capitava con gli amici.</p>
<p>L&#8217;avete dissimulato col fantacalcio, con il Pagodino il venerdì, con il calcio giocato nonostante i chili in più tirassero la maglia e i ragazzini di 20 anni vi passassero sulle orecchie già da un po&#8217;.</p>
<p>Ma ora dovete ammetterlo.</p>
<p>Siete grandi, non vecchi forse, ma certamente non ragazzi.</p>
<p>Non potete fuggire proprio da nessuna parte ormai, non con una creatura a casa.</p>
<p>Questa l&#8217;analisi, la cruda realtà dei fatti. Come uscirne vi chiederete?</p>
<p>Ciascuno trovi il suo metodo, non esiste una formula credo, ma visto che ci sono vi dico come faccio io quando mi piglia l&#8217;ansia:</p>
<p>Mi metto le scarpe da ginnastica ed esco a correre, meglio se comincia a fare buio, fino a quando il sudore scioglie la tensione, il battito del cuore che accelera spezza le catene che imbrigliano pensieri e respiro, la nebbia si dirada.</p>
<p>Meglio ancora se piove, sembrerà un lavacro divino, la panacea di tutti i mali.</p>
<p>Ma vale anche un&#8217;uscita in moto per chi ce l&#8217;ha, cento vasche in piscina, la Maddalena in bicicletta. In sostanza, fatevi male fisicamente.</p>
<p>Quando torno a casa mi sento come Ulisse, stanco e pago, anche se sono arrivato a Mompiano e ritorno e un paio di ragazzi in tuta ipertecnica mi sono passati sulle orecchie nei pressi di Studios. Sono lontani i tempi di NY e la maratona, ma ora so che nessuno mi impedisce di allenarmi e riprovarci, tutto mi sembra possibile adesso.</p>
<p>Rientro in casa, vedo mia moglie sul tappeto con la piccola che prova a gattonare e ride, ridono tutte e due e mi sorridono.</p>
<p>Salgo in bagno e mentre guardo il mio fisico un po&#8217; appesantito sotto la doccia percepisco di essere esattamente al mio posto, dove devo essere, e che sono felice.</p>
<p>Metto la mia tuta-pigiama, mi apro una birra e mi appresto a risalire sulla giostra pappa-rutto-cacca-nanna e fare la mia parte, come sempre, mentre un altro giorno se ne va.</p>
<p>Quando tutto tace e finalmente mi stravacco sul divano davanti al mio aristocratico sky hd, penso ai miei amici <em>singoloni</em> in giro a far danni e sorrido&#8230; dateci dentro anche per me ragazzi!</p>
<p>Che sonno cazzo&#8230; buonanotte.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-25960" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2014/11/Neopadre.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/manuale-di-sopravvivenza-per-neo-padri/">Manuale di sopravvivenza per neo padri</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Nessuno si salva da solo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Amerigo Santoro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 13:12:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CINEMOTIVI]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[visioni cinemotive]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nessuno si salva da solo&#8221;, con Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca, bravissimi, è il nuovo film di Sergio Castellitto, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di sua moglie Margaret Mazzantini che ha scritto la sceneggiatura. La Pellicola ci racconta la storia di due persone, Gaetano e Delia, che si amano perché vibrano insieme sin dal primo momento in cui si incontrano in palestra. Il film è anche la storia del loro dis-amore del loro aver perso una sorta di vibrazione condivisa e del loro essere entrati in conflitto. Assistiamo al loro scontro sul ring, rappresentato dal tavolo di un ristorante, in cui i [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nessuno si salva da solo&#8221;, con <a title="Jasmine Trinca e Riccardo Scamarcio: le nostre 25 sfumature " href="http://www.iodonna.it/personaggi/interviste/2015/jasmine-trinca-riccardo-scamarcio-intervista-50250103638.shtml" target="_blank" rel="noopener">Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca</a>, bravissimi, è il nuovo film di <a title="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Castellitto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Castellitto" target="_blank" rel="noopener">Sergio Castellitto</a>, tratto dall&#8217;omonimo romanzo di sua moglie <a title="http://margaretmazzantini.com/" href="http://margaretmazzantini.com/" target="_blank" rel="noopener">Margaret Mazzantini</a> che ha scritto la sceneggiatura. La Pellicola ci racconta la storia di due persone, Gaetano e Delia, che si amano perché vibrano insieme sin dal primo momento in cui si incontrano in palestra.</p>
<p>Il film è anche la storia del loro dis-amore del loro aver perso una sorta di vibrazione condivisa e del loro essere entrati in conflitto. Assistiamo al loro scontro sul ring, rappresentato dal tavolo di un ristorante, in cui i due si raccontano e ci raccontano il loro essersi voluti bene, il loro essersi amati anima e corpo, il loro essersi scambiati umori, il loro essersi persi all&#8217;interno del matrimonio.</p>
<p>Gli indiani d’America dicono che quando si fa all’amore con qualcuno si è legati da fili energetici colorati che ci collegano psichicamente uno all’altro, anche se siamo a chilometri di distanza. Si tratta di fili di congiunzione che ci fanno mantenere la sintonia, rispettare le differenze e contemporaneamente continuare a vibrare sulle stesse fantasie e desideri.</p>
<p>Gaetano e Delia, si ritrovano con il filo emotivo che li univa spezzato e che ha lasciato spazio a rabbia e rancori. Alla fine il finale è aperto: non sappiamo se la coppia riallaccerà i capi spezzati del filo, non sappiamo se si ritroverà, il film non ce lo dice, ma in termini psichici ci sono delle possibilità. Personalmente sono uscito dalla sala con l&#8217;idea che il legame possa continuare anche dopo che ci si è lasciati, quando resta il bene che ci si è voluti, i ricordi, le esperienze fatte insieme. Un bel film che ringrazio per avermi fatto comprendere che la comunanza può continuare anche se un amore finisce perché &#8220;nessuno si salva da solo&#8221;.</p>
<p><em>Amerigo Santoro<br />
</em><br />
Contatto twitter: <a href="https://twitter.com/amerigo_san" target="_blank" rel="noopener">https://twitter.com/amerigo_san</a><br />
Canale youtube: <a href="http://youtube.com/user/CinEmotivi" target="_blank" rel="noopener"> youtube.com/user/CinEmotivi</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-4120" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/03/Nessuno-si-salva-da-solo.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/nessuno-si-salva-da-solo/">Nessuno si salva da solo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Follow that dream</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Never]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2014 15:28:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[dream]]></category>
		<category><![CDATA[lago di garda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lui e Lei si rincontrano dopo un paio di anni. Si erano conosciuti un’estate ad una sagra paesana sul lago, si erano rivisti qualche volta in una delle spiagge più belle del Garda e poi ognuno aveva preso direzioni diverse. Oggi Lui cammina da solo, giusto una faccia nella folla che cerca di proteggersi dalla pioggia. Vede un vagabondo con un impermeabile e si chiede se non finirà nello stesso modo. Un vecchio all’angolo della strada suona una vecchia canzone sul cambiamento. Tutti hanno la propria croce da portare. Lei è venuta in cerca di una qualche protezione con la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lui e Lei si rincontrano dopo un paio di anni.</p>
<p>Si erano conosciuti un’estate ad una <a href="http://www.appartamentitignale.it/" target="_blank">sagra paesana sul lago</a>, si erano rivisti qualche volta in una delle spiagge più belle del Garda e poi ognuno aveva preso direzioni diverse.</p>
<p>Oggi Lui cammina da solo, giusto una faccia nella folla che cerca di proteggersi dalla pioggia. Vede un vagabondo con un impermeabile e si chiede se non finirà nello stesso modo. Un vecchio all’angolo della strada suona una vecchia canzone sul cambiamento.</p>
<p>Tutti hanno la propria croce da portare.</p>
<p>Lei è venuta in cerca di una qualche protezione con la sua valigia piena di sogni. Arriva da città che ti rubano l’anima, che ti insegnano ad essere <strong>James Dean</strong>. Ha visto tutti i discepoli raccontare tutte le storie e ha la pretesa di conoscere tutti i modi di essere.</p>
<p>Sembra che nessuno voglia essere se stesso oggi.</p>
<p>La discussione comincia così, come una pugnalata nel buio:</p>
<p>LUI: “Quindi qual è la tua definizione di Amore?”</p>
<p>LEI: “Beh, così a freddo….dovremmo trovare un tema e partire da quello”</p>
<p>LUI: “Sì, va bene. Ma poi la cosa diventa impersonale, astratta. E io di cazzate ne ho già sentite tante. Mi interessa la tua idea, la tua esperienza, la tua vita”</p>
<p>LEI: “Alcune cose le conosci, la mia storia più lunga, l’ultimo fidanz..”</p>
<p>LUI: “No no, fermati! Sei stata ferita e ti hanno spezzato il cuore. E allora? Mostrami chi non lo è stato! Intendo dire, perché ci si fa coscientemente del male? Alcune cose a vederle da fuori sono chiaramente inevitabili, eppure PAM! Le persone ci si infilano, sperano in chissà quale elemento divino che cambi chissà cosa per poi realizzare che sono un’altra volta nella sofferenza. Tu per esempio, l’estate che ti ho conosciuto eri invaghita di un mio amico…”</p>
<p>LEI: “No ti prego, lasciamo stare! Quando ho saputo come stavano le cose…”</p>
<p>LUI: “Stavo appunto dicendo che poi, passa un mese, passa agosto e a settembre te ne vai a convivere con un tipo che diventa il tuo ragazzo. Onestamente: ma come poteva funzionare?”</p>
<p>LEI: “Il tuo amico non l’ho neanche mai frequentato. Sì, è vero, mi ero invaghita, poi però…”</p>
<p>LUI: “Poi ti ha detto che lui conviveva con una donna e bla bla bla…. “</p>
<p>LEI: “Beh, non è andata proprio così”</p>
<p>LUI: “Sì ok, non è andata proprio così. Non lo voglio difendere, ma di fondo non fa alcuna differenza: come poteva funzionare? Forse volevi solo un po&#8217; di “tocco umano”, come dice una famosa canzone?”</p>
<p>LEI: “Non la conosco”</p>
<p>LUI: “Non mi stupisce”</p>
<p>LEI: “Ah ah ah! Comunque no! Era la persona con cui volevo stare”</p>
<p>LUI: “E dopo quanto, 20 giorni, un mese ci vai a vivere assieme? ”</p>
<p>LEI: “Ma siamo stati assieme quasi 2 anni!”</p>
<p>LUI: “WOW!!! Sono strabiliato!”</p>
<p>LEI: “Non si può definire l’Amore”</p>
<p>LUI: “No, non si può. È tutto quello che facciamo per averlo che possiamo definire. E il più delle volte la definizione che calza a pennello è: cazzate!”</p>
<p>LEI: “Ma non è proprio questo il bello!? Quello che ci fa sobbalzare l’anima, le cose senza senso, il buttarsi col cuore in mano, l’aprirsi senza paure, il donarsi completamente, il mettersi nelle mani dell’altro, l’affidare le gioie e gli umori delle nostre giornate ad un buongiorno ricevuto o meno dalla persona amata!?”</p>
<p>LUI: “Vedi perché il mondo va a puttane!? Ma cazzo dico io, ci vuole tanto poco! Dovrebbero prendere quel passo del libro di <strong>Nick Hornby</strong> e farlo imparare a memoria alle scuole medie!”</p>
<p>LEI: “Sentiamo lo scienziato….”</p>
<p>LUI: “È quello in cui il vecchio Nick ti spiega che l’amore è facile-facile. Una semplice questione aritmetica: se escludiamo i genitori, i fratelli e qualche parente stretto, si può essere amati da una decina, una ventina di persone al massimo in una vita. Ora, siamo più di 6 miliardi su questo pianeta: quanto bisogna essere intelligenti per capire che non vale assolutamente la pena correre il rischio?”</p>
<p>LEI: “Faccio finta di non aver sentito! È spettrale quello che hai appena detto”</p>
<p>LUI: “Ehi baby, non l’ho detto io! È stato Hornby! Io ho solo sottoscritto…..</p>
<p>Sai, l’altro giorno un amico mi parlava di una ragazza, alta, mora, bellissima”</p>
<p>LEI: “E…”</p>
<p>LUI: “E poi, per farmi capire chi era, mi ha detto che era stata con un tipo….’viscido’, ha usato questa parola, ‘viscido’….e mi ha reso l’idea alla perfezione. Ma non ricordo comunque di averla mai vista”</p>
<p>LEI: “E quindi? Quale sarebbe lo scoop?”</p>
<p>LUI: “Nessuno scoop. Non per me, almeno. Tante ragazze finiscono con un ‘viscido’ a volte. E questo lo trovo incredibile. Mi chiedo ogni volta come sia possibile, se davvero la solitudine ti può portare fin oltre quel limite. O forse più semplicemente, le donne non sono così in gamba. Non come piacerebbe a me”</p>
<p>LEI: “Ma guarda che a volte le persone sono diverse da come sembrano”</p>
<p>LUI: “Ecco, tipica stronzata da donna! Un ‘viscido’ è un ‘viscido’. Punto. E io ne sento l’odore, anzi la presenza, ancor prima di vederlo. E questo mi fa schifo. Più per la donna che lo accompagna che per lui”</p>
<p>LEI: “Magari hanno un aspetto diverso in privato! Tu che ne sai!?”</p>
<p>LUI: “Altra tipica stronzata da donna! Dimmi un po’: sei mai stata con un ‘viscido’?”</p>
<p>LEI: “…………mmmm……….Sì! Per un periodo ho frequentato un ‘viscido’”</p>
<p>LUI: “Incredibile! Non lo avrei detto. E poi no, pensandoci meglio potrebbe essere”</p>
<p>LEI: “Ma lo sapevo cosa facevo! E sapevo che era ‘viscido’. Ma era un periodo che mi andava bene così. E nonostante amici e amiche mi mettessero in guardia, non mi importava. Era quello che in quel momento volevo. E lo rifarei!”</p>
<p>LUI: “Ma che cazzo dici!?!? Cristo, ti registro! Stai dicendo una sacca di cazzate enormi! Ma è pazzesco! Ma come….”</p>
<p>LEI: “Ma davvero! Guarda che…”</p>
<p>LUI: “Ma guarda cosa!? Cazzo, un ‘viscido’! Ma conosci il significato di ‘viscido’? Non dico uno stronzo, un bastardo figlio di puttana per cui voi donne impazzite! Cazzo, ‘vi-sci-do’! Eri alla deriva e sei rimasta invischiata sul suo scoglio”</p>
<p>LEI: “…….”</p>
<p>LUI: “Guarda che non è sempre vera la parte del ‘Rifarei-Tutto-Quello-Che-Ho-Fatto’. Anzi, personalmente la ritengo una stronzata colossale. Cambierei una grossa percentuale di cose, se solo potessi”</p>
<p>LEI: “…….”</p>
<p>LUI: “Nel tuo caso cambierei la parte del ‘viscido’….”</p>
<p>LEI: “Ahahah!!! Fanculo al ‘viscido’! Hai ragione! È stata una cazzata!”</p>
<p>LUI: “Questo perché il vecchio Hornby ha fatto i conti con la matematica, ma si è dimenticato la solitudine”</p>
<p>LEI: “Piantala! Piuttosto come è finita la tua recente storia?”</p>
<p>LUI: “Come tutte le altre: nel modo che fa sempre sbadigliare”</p>
<p>LEI: “Giochiamo ancora per molto al gioco dell’ ‘Uomo-Che-Non-Deve-Chiedere-Mai’?”</p>
<p>LUI: “No. Quel gioco è finito da tempo…..”</p>
<p>LEI: “Eh dai, non volevo essere stronza”</p>
<p>LUI: “Infatti non lo sei stata. È solo un vestito che mi è stato cucito addosso da troppo tempo senza sapere bene per quale motivo. All’inizio era ok, mi piaceva, suonava giusto. Oggi ha preso un risvolto diverso. È incredibile come con gli anni anche il senso di alcune frasi suoni in maniera diversa…più stonata direi. In fondo, oggi come allora non recito nessuna parte: mi limito a non dire bugie alle donne, o almeno, a raccontare bene la mia verità….”</p>
<p>LEI: “Secondo me a volte pretendi troppo dalle donne”</p>
<p>LUI: “Non ho alcun interesse ad essere come tutti gli altri”</p>
<p>LEI: “Questa è di <strong>Harold Brodkey</strong>, ma temo non si riferisse al caso in questione….intendevo che ti poni in maniera sbagliata con le donne”</p>
<p>LUI: “Adesso sei tu la scienziata. E poi questa me l’ha già detta un tizio giorni fa”</p>
<p>LEI: “No, no, no. Non sto scherzando. Non è per fare la scienziata, ma non è possibile che tu non ti lasci mai andare, che non molli il freno, che….c’è sempre un qualcosa che non va”</p>
<p>LUI: “Qualcosa che non va….beh, direi che non è poco…”</p>
<p>LEI: “Ma no! Così non lo saprai mai! Le donne vogliono avere il cuore di un uomo, per poter provare quell’incredibile sensazione di abbandono completo che inebria ogni parte del loro corpo…”</p>
<p>LUI: “Lo dicevo io che il mondo va a puttane…..”</p>
<p>LEI: “….che le fa sorridere nel sonno e sussultare nel bel mezzo del giorno”</p>
<p>LUI: “Sorridere nel sonno?”</p>
<p>LEI: “Sono parole tue”</p>
<p>LUI: “Già, ricordo….Allora non mi sbagliavo su di te: la facoltà di ascoltare ed apprendere rientra nel pacchetto”</p>
<p>LEI: “Adulatore! Ma non ci casco: quindi?”</p>
<p>LUI: “Lo sai che quella del porsi in maniera sbagliata è una cazzata! Non lo pensi neanche lontanamente! È molto più semplice la questione: ti parte dallo stomaco, è la pancia che bisogna ascoltare, non il cuore. È da lì che nascono quei crampi che ti tolgono il respiro, che accelerano il battito, che prosciugano la saliva, che ti seccano la gola come se avessi appena attraversato il deserto. E d’un tratto ti ritrovi a muoverti come il robot C1-P8 di Guerre Stellari. Solo che non sei un robot, né hai solo preso in prestito l’espressione ebete per l’occasione migliore. Ecco, se non capita questo – e non è capitato &#8211; che senso a fingere?”</p>
<p>LEI: “WOW!”</p>
<p>LUI: “Fanculo!”</p>
<p>LEI: “ Dai! In fondo hai ancora la capacità di incantarmi no!? Quindi il dolore? Se non ci sono stati crampi, non si è accelerato il battito, non si è prosciugata la saliva e la gola è come un fiume in piena, come è potuto arrivare? Te lo ha portato C1-P8?”</p>
<p>LUI: “La vita ti sorprende. È incredibile come una cosa così superficiale possa generare un tormento simile. Non puoi aspettartelo, non puoi prepararti al colpo. Semplicemente arriva. E sei hai le palle non te ne vai in giro a dire cazzate, a fare il figo, a dire che non te ne fregava un cazzo. Te ne stai lì, da solo, perché nessuno viene a cercarti, nessuno ti chiama al telefono per dirti come stanno le cose. Dio non viene a scrivere la risposta sul tuo muro. E ti ritrovi lì, da solo, a pensare a dove cazzo sono finite le tue certezze, i tuoi dubbi, la tua anima. E ti viene in mente come era buffo quando era tutto rose e fiore e tenevi botta ai colpi, e ti domandi se davvero tutto non si riduca ad una fottuta abitudine, alla mancanza di qualcosa di cui un tempo non avresti mai sentito il bisogno. E sai che non è così. E ti chiedi: ‘ma tutto questo che c’entra con l’Amore?’ E la risposta è immediata: niente.  O almeno non con la mia idea”</p>
<p>LEI: “Qual è la tua definizione di Amore?”</p>
<p>LUI: “Non si può definire l’Amore”</p>
<p>LEI: “No, non si può. È tutto che quello che ci lascia quando se ne va che possiamo definire. E il più delle volte la definizione che calza a pennello è: dolore&#8230;..”</p>
<p>LUI: “Beh, per lo meno concordiamo che li non sta il bello….”</p>
<p>LEI: “È successo anche a te. E non mi importa se mi racconti che non eri innamorato, che non era la donna della tua vita, e che avrebbe sofferto quando sarebbe finita e il solo pensiero ti faceva star male. Qualcosa se ne è fregato di tutto questo, se ne è altamente sbattuto le palle! Ed è venuto ad incassare il conto. ”</p>
<p>LUI: “La natura è più furba di quello che l’uomo crede”</p>
<p>LEI: “Già, la natura è più furba. E forse anche più sveglia di te che non ti sei accorto che stavi perdendo molto più di quello che avevi mai avuto, e che ti stai disperando per quello che hai perso senza averlo mai avuto”</p>
<p>LUI: “Sì, questo è vero. È dannatamente vero! E il delirio che ho davanti è mio e soltanto mio! Ma se penso a quello che sognavo, a come immaginavo l’Amore da ragazzo, a come questa idea si è modellata negli anni attraverso i libri che ho letto, i fumetti che ho divorato, alle canzoni che ho ascoltato….se penso a come ho vissuto le mie emozioni, le mie storie, le mie avventure in relazione a quello che quei testi mi hanno scolpito dentro…..beh, allora forse mi sembra di rivedere un pezzo della mia anima, di quello che sono. E pazienza se quello che vedo allo specchio mi guarda indietro con qualche ruga in più, e se la notte è un po’ più fredda, quello che vedo è ancora qualcuno a caccia di sogni, qualcuno che insegue quel sogno, dove non c’è spazio per un amore incompleto, un amore contaminato dal dubbio della sua stessa autenticità. E che è pronto a seguirlo, quel sogno, dovunque lo possa condurre.”</p>
<p>Il cielo è incendiato da uno di quei tramonti che tolgono il respiro.</p>
<p>Si guardano negli occhi, poi Lei si gira e se ne va, confondendosi in un caleidoscopico abbaglio nella luce rossa del sole, offrendo uno spettacolo privilegio di pochi.</p>
<p>Lui resta ad ascoltare il rumore delle onde che si infrangono sugli scogli e pensa a come gli ricorda dannatamente il “rumore” che sente nell’anima. Poi gli viene in mente un vecchio detto secondo cui alla fine del giusto scorrere ogni fiume giunge al suo mare.</p>
<p>Un sorriso gli solca il viso mentre si allontana baciato dal sole.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5970" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Follow-that-dream.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/follow-that-dream/">Follow that dream</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Secco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2014 12:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secco. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no. Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere. Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta. Ma a lui bastava. Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato. Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete. Poi conobbe lei. Era una ragazzina, quando la incontrò. Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Secco.<br />
</strong>Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.<br />
Giocava a pallone, spesso, e le sue corse erano famose, i suoi piedi no.<br />
Tutto quello che sapeva fare era correre, e uscire di notte, e cercare la strada, e bere.<br />
Se qualcuno parlava con lui non lo faceva una seconda volta.</p>
<p>Ma a lui bastava.</p>
<p>Pensava che la vita fosse tutto uno sbadiglio, ed un gonfior di fegato.<br />
Usciva di notte, cercava la strada, aveva una gran sete.</p>
<p>Poi conobbe lei.<br />
Era una ragazzina, quando la incontrò.<br />
Smise di correre, di uscire di notte, di cercare la strada.</p>
<p>E un pomeriggio estivo, di quelli in cui non trovi neanche un semaforo rosso,<br />
le raccontò la sua vita, le sue corse, le sue notti, la sua strada, le sue bevute.</p>
<p>Dopo averle detto tutto la guardò negli occhi, le carezzò le guance con tutte due le mani,<br />
scese sul collo e cominciò a stringere forte.</p>
<p>Lei fu colta di sorpresa, lui stringeva troppo forte.<br />
Soffocò. La spogliò, là dove si trovavano, mise mano ai pantaloni e la chiavò.</p>
<p>Ricominciò ad uscire di notte, a giocare a pallone, a correre per trovare la strada e a bere.<br />
E se qualcuno parlava con lui, non lo faceva una seconda volta.<br />
Ma a lui bastava.</p>
<p>Da “<em>Come il morso di un cane</em>”, 2011, Alfredo Bonera©2011.</p>
<p>P.S.: Ciò che Emoziona Te, Emoziona anche Me?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26430" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/secco.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/secco/">Secco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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			</item>
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		<title>E già non è più buio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alfredo Bonera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 12:53:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo. Voglio dire: la temperatura rigida di quell&#8217;inverno ci regalò una serata intensa. Un divano, una coperta, gli amici ubriachi che ballano, e noi due seduti l&#8217;uno accanto all&#8217;altra a sorseggiar pensieri liberi, spontanei, onesti. Il primo bacio il mattino dopo, al risveglio, il mio, per la precisione, lei sfiorò le mie labbra e dolcemente mi sussurrò di svegliarmi, era pieno giorno e dovevamo sistemare l&#8217;appartamento. Il suo, come sua era la festa della sera prima. Tutti gli altri andati, spariti, perduti in dondolii alcolici. Realizzato d’essere ancora vivo, e sveglio, ed ecco il primo, vero, profondo bacio. Come se in quel momento trovassero sfogo anni di assoluta inattività amorosa e sessuale.</p>
<p>Lei era perfetta. Per me, intendo, non certo perché senza difetti; insieme stavamo bene, comodi, in sintonia. Arrivammo a convivere, a condividere magliette sporche e calzini sparsi per casa, mutande ritrovate per caso nelle tasche di giacche pesanti e dentifrici seccati per colpa di tappi perduti. Persino le piante sembravano gioire per noi, e fiorivano, come tutti quegli arcobaleni generati dai suoi occhi. Io ero felice, davvero, rapito dalla sua freschezza, dal suo modo di vedere la vita come un dono. Ci si consuma donandosi, e noi respiravamo appieno la nostra comune follia. Dipingevo, anche il suo corpo, e le sue dita intrise di colore disegnavano sul mio parole d&#8217;intesa, quella che soltanto due persone desiderose di amarsi sanno e possono dirsi, anche senza parlarsi.</p>
<p>Quel giorno faceva caldo, lei credeva che vivere senza sporcarsi le mani era come dipingere senza usare i colori, e ci andò. Corteo contro una classe dirigente ipocrita, interessata soltanto ai propri privilegi. Faceva caldo, io dovevo lavorare e lei sfilò in quel corteo. Perché si scateni, la violenza, basta poco. Un semplice sasso raccolto dal ciglio della strada. Lanciato da qualcuno troppo istintivo, impulsivo. Le forze dell&#8217;ordine ne mandarono cinque o sei, all&#8217;ospedale. Un paio ridotti in fin di vita. Lei era fra questi. Telefonate, corse, rincorse, e pensieri che s&#8217;inceppano, si perdono, troppi, tutti insieme. Non faccio in tempo, però, e quando arrivo non c&#8217;è più. Soltanto il suo corpo ricomposto in qualche modo. Soltano i miei ricordi e la sua voce che rimbomba dentro. &#8220;Tieni la mia mano nella tua, e la paura non c&#8217;è più&#8221;, diceva, a volte, svegliandomi di notte. La paura di non potersi donare, di non trovare un senso a questa vita faticosa, ingannevole. E, stringendole la mano, dormivamo senza più paure. Consapevoli che non sentirsi soli può farci davvero vivi.</p>
<p>M&#8217;innamorai di lei perché faceva freddo; ora, quel freddo, non lo sento più.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26400" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/buio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/e-gia-non-e-piu-buio/">E già non è più buio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Temporale</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/temporale-una-pioggia-estiva/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sofisticata Verga]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2013 10:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[pioggia]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà la pioggia, quella estiva che alza l’afa e non è che bagni, piuttosto lava via calda qualcosa con gocce giganti. Pesanti. Non rinfresca mai la pioggia, quella estiva. Lo credi perché lo vorresti, ma non lo fa. Complica un po&#8217; tutto. Sfalda la roba secca e non è bello. Sarà la pioggia estiva, dicevamo. Io sono qui sul mio divano che fumo l’ennesima e che per un pelo, in bicicletta, questo acquazzone non me lo son preso tutta addosso. Forse Davide, invece sì. Che mi ha scortata fino a casa, pedalando, perché parliamo bene io e lui e ci urliamo un po’ cosa dovremmo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà la pioggia, quella estiva che alza l’afa e non è che bagni, piuttosto lava via calda qualcosa con gocce giganti. Pesanti. Non rinfresca mai la pioggia, quella estiva. Lo credi perché lo vorresti, ma non lo fa.</p>
<p>Complica un po&#8217; tutto.</p>
<p>Sfalda la roba secca e non è bello.</p>
<p>Sarà la pioggia estiva, dicevamo. Io sono qui sul mio divano che fumo l’ennesima e che per un pelo, in bicicletta, questo acquazzone non me lo son preso tutta addosso.</p>
<p>Forse Davide, invece sì. Che mi ha scortata fino a casa, pedalando, perché parliamo bene io e lui e ci urliamo un po’ cosa dovremmo fare delle nostre vite bresciane, perché, in realtà ce lo urliamo a noi stessi, cosa dovremmo fare. Essere contenti, urliamo. Provarci fino in fondo, urliamo. Mollare il colpo, urliamo. Capire le cose. Farci capire. Parlare, schietti. Mi passa qualcosa per la testa? Io te lo dico, faccio prima. Se capissi le tattiche, allenerei una squadra di pulcini di qualcosa. Ma le tattiche non le capisco, i silenzi tanto meno. Gli allontanamenti, solo per la convalescenza, per rafforzare gli anticorpi, sì. Altrimenti no, io resto dove mi si può vedere.</p>
<p>E non sono facile da nascondere, credetemi.</p>
<p>Resto dove mi puoi chiedere le cose. Resto dove ti posso chiedere:” Come stai?” – frase macigno per eccellenza, anche quando devi spiegare o motivare che te stai proprio bene.</p>
<p>No, le tattiche no, non siamo capaci.</p>
<p>Quelli che pedalano senza paura rischiando di prendersi addosso i caldi e rumorosi temporali estivi, non sono capaci di tattiche. Altrimenti avrebbero guardato il meteo, sarebbero usciti in macchina, con un ombrello, o sarebbero tornati molto prima. Poveri o che stupidi, avrà pensato qualcuno dalle sue finestre aperte mentre ci sentiva discutere.</p>
<p>È un po’ cosi, sarà la pioggia estiva.</p>
<p>Allora torno e penso che ho rischiato di bagnarmi anche stavolta. E che non succede niente, poi, se prendo l’acqua. Ma sono rimasta dove mi si può vedere, se magari un po’ ti affacci anche tu da quella tua cavolo di finestra.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26170" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/Temporale.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/temporale-una-pioggia-estiva/">Temporale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Coltiva l&#8217;attimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sofisticata Verga]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 10:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[amore]]></category>
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		<category><![CDATA[radio maria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è che uno lo fa apposta. Tutta quella faccenda del cogliere l’attimo, dico. Che poi credo sia una delle frasi piu’ inflazionate dai tempi del film con gli alunni e il professore che gli faceva leggere le poesie. Ecco, non e’ che uno lo fa apposta, appunto, perche’ mica e’ facile cogliere l’attimo. Ad esempio. Parliamo di due persone che si piacciono, tipo. Prima di tutto già capire che il piacersi è reciproco non è un attimo, a me ci vuole almeno un quadrimestre. E una volta che le cose si fanno chiare o se non altro un pochino più nitide allora [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non è che uno lo fa apposta. Tutta quella faccenda del cogliere l’attimo, dico. Che poi credo sia una delle frasi piu’ inflazionate dai tempi del film con gli alunni e il professore che gli faceva leggere le poesie. Ecco, non e’ che uno lo fa apposta, appunto, perche’ mica e’ facile cogliere l’attimo. Ad esempio.<br />
Parliamo di due persone che si piacciono, tipo. Prima di tutto già capire che il piacersi è reciproco non è un attimo, a me ci vuole almeno un quadrimestre.<br />
E una volta che le cose si fanno chiare o se non altro un pochino più nitide allora uno deve beccare non solo il momento giusto per dirselo, ma anche quello per provarci o per baciarsi o per farci l’amore.<br />
E non è solo una cosa femminile questa.<br />
Vado mezzo metro oltre il provarci per il gusto di farlo. Qua ci si piace anche dopo tre Gin tonic. È come avere una di quelle vecchie radio con le manopole, che gira che ti rigira, surfando tra le frequenze, becchi finalmente la canzone giusta. Ma lo scatto è minimo. Basta anche solo un accenno di movimento rotatorio sbagliato, che la frequenza la perdi e allora devi tornare subito indietro, ma piano. Piano. Altrimenti, sicuro, ti sintonizzi su RadioMaria. E se ribecchi la canzone giusta e torni a fare altro, ecco che il tuo spostarsi o allontanarsi la fa gracchiare di nuovo. E via che si ricomincia, immobili davanti alle casse, posizione all’erta, che altrimenti salta tutto. Sta canzone la vuoi ascoltare, però che due coglioni. Che nervosismo. Se davvero esistono, questi attimi di cogliere, in questo caso limitandolo al rapporto tra due persone, in realtà son prima bene da coltivare. Bene, seminati e annaffiati. Dileguati in una serata, durante un viaggio, nel corso di un aperitivo, in mesi di goliardica frequentazione, per tutta la durata di un concerto&#8230; Robe così. Giri la manopola avanti, e poi indietro e poi fermi tutti.<br />
No, non e’ facile cogliere l’attimo. E io tanti ne ho persi, tanti li ho voluti perdere, tanti li sto coltivando. Quindi più che carpe diem a me verrebbe da dire: prenditi cura il più possibile di quello che, prima o poi, diventerà sì il tuo attimo. Insisti. Correggi il tiro. Torna indietro con la manopola. Assesta. Non è un attimo, e’ un po’ un lavoro.</p>
<p>Tanto lo sapete anche voi che quando la riuscita del compimento di questo dannato momento viene completato, poi, fuochi d’artificio, tipo.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26100" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/coltiva-attimo.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/coltiva-attimo/">Coltiva l&#8217;attimo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>L&#8217;inizio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sofisticata Verga]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 09:49:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dunque, io non ho avuto molte relazioni nella mia vita. E fin qui. Però prima di un qualunque inizio di quella roba che poi chiamiamo relazione – nel termine più largo e ampio del termine, perché le relazioni sono svariate e di svariato genere – a me mi piace proprio tanto l’inizio dell’inizio. E per inizio dell’inizio intendo tutta quella parte in cui tu non sei mica ancora tanto convinta che quella persona lì la vuoi davvero nella tua vita. Se non per poco, figurati per tanto. E allora osservi. O sfiori e annusi. E ancora osservi. Sono i preliminari [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, io non ho avuto molte relazioni nella mia vita. E fin qui. Però prima di un qualunque inizio di quella roba che poi chiamiamo relazione – nel termine più largo e ampio del termine, perché le relazioni sono svariate e di svariato genere – a me mi piace proprio tanto l’inizio dell’inizio.<br />
E per inizio dell’inizio intendo tutta quella parte in cui tu non sei mica ancora tanto convinta che quella persona lì la vuoi davvero nella tua vita. Se non per poco, figurati per tanto. E allora osservi. O sfiori e annusi. E ancora osservi. Sono i preliminari agli albori di tutto. Mi piace quella parte in cui tenti di convincerti che quella persona non fa per te o che meglio, in questo momento, proprio non ti serve. Non ti serve iniziare qualcosa di nuovo, non ti serve un nuovo amico a cui e con cui raccontarti, non ti serve qualcuno da inseguire, da cercare nelle serate fumose, qualcuno da incrociare curiosa con lo sguardo, con cui fermarti a parlare in un parcheggio di sfuggita da una festa improvvisata o con cui sbicchierare ad un bancone, appoggiati fermi sui gomiti. No, proprio non ti serve. Sei già piena di queste cose, o hai già dato per queste cose. Però qualcosa ti tenta, ti incuriosisce, forse, si’, ti serve. . E allora quella parte li, l’inizio dell’inizio, diventa fondamentale. E bellissimo. Perché è una piccola guerra fredda e sotterranea che fai con te stesso, sistemi e assesti le tue flotte e sei consapevole di un preciso piano di difesa che stai attuando. Inutile, ma in quel momento di lucido inconscio, quasi necessario. E allora no, quella persona non ti serve. Ma se ride ad una tua battuta, e’ una meraviglia. Ti chiede come stai e si ricorda di qualcosa che di sfuggita e’ stato detto in quel parcheggio, e allora e’ una figata. Ti saluta venendo nella tua direzione quando ti vede, e allora e’ pura autostima. Ti chiede il numero e ti chiama, allora e’ fatta. No, quella persona proprio non ti serve, sei già piena di gente qui. È tutto già troppo affollato e incasinato, qui. Figurati se, per quanto possa sembrare interessante, tu hai bisogno anche di quella persona li. No, adesso mi giro e faccio finta di non vederti. Oppure mi dileguo in due secondi con una scusa. Forse mi stai anche antipatica, tu, nuova persona che sei all’inizio dell’inizio di qualcosa. Ti sto guardando da lontano, tipo da una collinetta verde e ho capito che non mi servi, nuova persona. No, non mi servi. Però, ti prego, girati un attimo e dimmi qualcosa, tipo “ciao!”.<br />
Ecco cosa mi piace tantissimo dell’inizio dell’ inizio di qualcosa.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26070" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/inizio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/inizio/">L&#8217;inizio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Archivio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Sofisticata Verga]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 09:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[archivio]]></category>
		<category><![CDATA[canzone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Niente, essendo io una tipa profondamente ironica ho deciso di scrivere il mio primo post qui sopra parlando del dolore, così mettiamo subito le cose in chiaro e non ci pensiamo più fino al prossimo inverno. O fino al prossimo imminente matrimonio di Brad Pitt. Ecco. Il dolore è una di quelle cose, di quei sentimenti, che se trascurato, può trasformarsi in fastidio. Spesso ce lo si scambia ad un tavolino di un bar o in una qualche telefonata. Fa talmente parte di te che ti definisce, forse, più di qualunque altra cosa. Naturalmente ce ne sono di diverse tipologie, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/archivio/">Archivio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Niente, essendo io una tipa profondamente ironica ho deciso di scrivere il mio primo post qui sopra parlando del dolore, così mettiamo subito le cose in chiaro e non ci pensiamo più fino al prossimo inverno. O fino al prossimo imminente matrimonio di Brad Pitt. Ecco.<br />
Il dolore è una di quelle cose, di quei sentimenti, che se trascurato, può trasformarsi in fastidio.<br />
Spesso ce lo si scambia ad un tavolino di un bar o in una qualche telefonata.<br />
Fa talmente parte di te che ti definisce, forse, più di qualunque altra cosa.<br />
Naturalmente ce ne sono di diverse tipologie, ma questo non vuole essere un trattato sull&#8217;argomento.<br />
Ultimamente provo parecchio fastidio per un sacco di cose.<br />
Tipo, quando a scuola, il gesso sfregava in quel modo, così acuto e penetrante, la lavagna.<br />
Ti rimbombava dentro per interi secondi.<br />
Allora dovevi immediatamente concentrarti su altro, per far passare quella scossa di brividi.<br />
Provo parecchio fastidio, dicevamo.<br />
E quando arriva il fastidio, il grosso è già fatto.<br />
Cioè&#8230; È come se non ci fosse bisogno di grosse sceneggiate, o isterismi, o pianti, o parole e spiegazioni.<br />
Tutta quella parte lì è già andata, sia che tu te ne sia o non te ne sia accorta.<br />
Perché spesso i dolori si mischiano .<br />
E allora tu credi che piangi per il lavoro, invece piangi per l&#8217;amore.<br />
Che piangi per un film, invece stai piangendo per te stessa.<br />
Che urli a squarciagola per una canzone, invece urli contro una persona.<br />
Cose così, insomma.<br />
Riesco a spiegarmi?<br />
Attenzione perché qui arriva la parte importante.<br />
Insomma, quando tutta quella parte lì diventa solo e unicamente fastidio &#8211; e il grosso è fatto e non c&#8217;è niente da spiegare &#8211; allora è solo un&#8217; altra scatola da mettere via, da qualche parte.<br />
Un posto lo si trova sempre, fidatevi.<br />
Ve lo dice una che abita in un bilocale.<br />
Un posto si trova e quella gomma da masticare che hai attaccata sotto le scarpe, che ti permette di camminare, ma non di farlo in modo del tutto naturale, si stacca.<br />
Ci metti sopra una bella etichetta, ne valuti lo spessore e il peso, e archivi.<br />
Senza grossi strazi.<br />
Archivi.<br />
È la prima cosa che insegnano in qualunque ufficio.<br />
Archivi.<br />
Sai archiviare.</p>
<p>E fa sempre curriculum.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-26040" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/Archivio.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/archivio/">Archivio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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