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	<title>Reportage Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>L&#8217;uomo bresciano è chic</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Oliva]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2016 08:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il maschio bresciano è spesso depresso. La sua attività preferita è trovarsi in qualche locale del centro storico con gli amici. Si siedono tutti insieme depressi in compagnia. I motivi per lamentarsi, sono assolutamente comprensibili: -“Brescia è una città di merda, voglio andare a vivere all’estero”. In genere le mete europee più gettonate sono Barcellona (under 23) e Londra (over 23) per non stravolgere troppo le proprie abitudini bresciane. Poi scatta il sogno nel cassetto: Sud America! Senza però avere un’idea ben precisa di che posto andare dei 18 milioni e 841 mila km quadrati di superficie del mezzo continente. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il maschio bresciano è spesso depresso. La sua attività preferita è trovarsi in qualche locale del centro storico con gli amici. Si siedono tutti insieme depressi in compagnia. I motivi per lamentarsi, sono assolutamente comprensibili:</p>
<p>-“Brescia è una città di merda, voglio andare a vivere all’estero”.<br />
In genere le mete europee più gettonate sono Barcellona (under 23) e Londra (over 23) per non stravolgere troppo le proprie abitudini bresciane. Poi scatta il sogno nel cassetto: Sud America! Senza però avere un’idea ben precisa di che posto andare dei 18 milioni e 841 mila km quadrati di superficie del mezzo continente. Per poi andare a fare? Nell’immaginario c’è sempre ‘sto cazzo di baracchino sulla spiaggia (un sogno o un incubo?) e tope di lusso che aspettano solo loro (solo un sogno). Ad ogni modo, il Nord America lo avevano a priori escluso! Lì, in genere, ci vogliono andare le fighe, immaginadosi di andare a vivere in una New York patinata a tacchi alti.<br />
Comunque tranquilli, non andrete da nessuna parte. Chi ha voluto partire l’ha già fatto da un pezzo.</p>
<p>Il bresciano depresso mentre beve la sua birra pensa: “Lavoro troppo, non ho tempo per fare un cazzo”, mentre l’amico depresso a fianco si accende una paina e pensa “Lavoro troppo poco, non ho soldi per fare un cazzo”.</p>
<p>-”Il rapporto con la mia morosa è sempre la solita menata, che palle”. Mi pare ovvio, perchè se invece la morosa azzarda a qualche spinta innovatrice nel rapporto, il lamento si trasforma in “La mia morosa è una rompicoglioni”, per poi precipitare in un incredulo “Non ho capito perchè quella troia mi ha lasciato”. In sostanza: scazzati perchè hanno la morosa, scazzati perchè non ce l’hanno e depressi perchè stati (giustamente) mollati.</p>
<p>Ma poi, nel locale arriva sempre il maschio non depresso: tranquillo, limpido, sorride, interagisce, si interessa all’altro&#8230; sembra proprio un tipo sereno! Gli altri maschi si capiscono al volo tra loro e, con un mezzo sorriso, pensano: “Che sfigato&#8230;”.<br />
Il dramma è che hanno ragione! Sì, perchè le ragazze bresciane, di norma, vogliono il depresso! Credono che sia più profondo, più intenso, più interessante: confondono il silenzio con il pensiero e il malessere con la complessità d’animo. In tal modo lo scazzo diventa il simbolo chic dell’uomo che si sente superiore a questa vita dozzinale.<br />
E’ chiaro, un po’ si deve sbattere per dimostrare la sua invisibile superiorità e giustificare il suo tormento.<br />
Quindi, questa è la tendenza:<br />
Ascolta la musica di pregio, ossia quella sconosciuta (non importa se fa cagare, l’importante è che non la conosca quasi nessuno);<br />
Odia Vasco, ma solo a priori;<br />
Ama i Radiohead, ma solo a priori;<br />
E’ un grande critico d’arte, ma lui di preciso non sa fare niente;<br />
Non segue il calcio;<br />
Riesce a dire con supponente saccenza grandissime cagate;<br />
Si sente un potenziale stratega degli scacchi (come nella vita), ma in realtà non ci sa giocare, perchè ovviamente non trova nessun degno avversario “in questa città di merda”;<br />
Ama moltissimo i film francesi, cioè ne ha visti tre, ma quei tre tornano spesso nei suoi discorsi;<br />
Possiede ogni bene della Apple, ma odia Steve Jobs;<br />
Gli piacciono i Doors, fino a quando non verrà a conoscenza che la frase “Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con il viso coperto di lacrime” è proprio di Jim Morrison;<br />
Non balla mai, figuriamoci!;<br />
A tarda ora, preferisce intrattenersi fuori dalla Casa del Popolo e non fuori dal Carmen Town, senza capire che non c’è una reale e sostanziale differenza;<br />
Ama il contatto con la natura, infatti va spesso negli agriturismi fuori porta a mangiare lo spiedo;<br />
Odia i luoghi comuni e le facili generalizzazioni, ma i suoi discorsi iniziano spesso con “i bresciani (gli italiani, i politici) sono&#8230;”;<br />
I best seller che van di moda non li legge, “perchè non è mica letteratura”, però riesce a fare delle recensioni molto articolate. Quindi c’è da chiedersi: cazzo ne sa?;<br />
Guarda facebook più di quanto si immagini, ma nessuno lo deve sospettare. Gli piace disgustarsi quando vede comparire link pietosi del tipo “A volte basta un attimo per scordare una vita, ma non basta una vita per scordare un attimo” (che comunque è sempre una frase di Jim Morrison!);</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="Jim Morrison" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/jim_morrison.jpg" alt="Jim Morrison" border="0" />Compra l’Internazionale, compra Murakami (ho detto compra);<br />
Viva Kubrick! Abbasso Instgram!;<br />
Generalmente odia Halloween, e ci tiene a sottolinearlo, guardando con scandalizzato sdegno quelli che si travestono;<br />
Durante le feste comandate, è ancora più scazzato del solito. Quindi, questi sono i frangenti nei quali le fighe subiscono ancor di più il suo fascino invisibile;<br />
Quando inizia a stempiarsi, si compra la moto;<br />
Con gli occhiali da sole, non lo ammetterà mai nemmeno a se stesso, ma si sente molto più figo;<br />
Se guardi le sue foto da adolescente, indossava camicia a quadretti aperta con sotto la maina dei suoi cantanti preferiti. Anche dalle foto, si può scorgere un alone di scazzo acerbo nel suo volto;<br />
Si sente un bohemian tormentato quando ordina un pastis, se poi sa strimpellare due robe davanti agli altri, è finita;<br />
Quando esce temporaneamente fuori dallo scazzo, si ritorce in atteggiamenti disinibiti che lo rendono antipaticissimo, peggio di Pete Doherty;<br />
Si circonda di tipe che indossano occhialoni enormi e sciarpe in qualsiasi stagione dell’anno;<br />
Ovviamente fuma tabacco, perchè lui non vuole una vita preconfezionata;<br />
Non guarda la televisione, però non si capisce come mai non abbia ancora disattivato il suo abbonamento a sky;<br />
Dichiara alla sua ragazza che lui è l’unico uomo a non essere mai andato a puttane.</p>
<p>A questo punto, lascio la parola a Giacomo Leopardi:</p>
<blockquote><p>È curioso vedere che quasi tutti gli uomini che valgono molto hanno le maniere semplici; e che quasi sempre le maniere semplici siano prese come indizio di poco valore.</p></blockquote>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-300" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Pete-Doherty.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/luomo-bresciano-e-chic/">L&#8217;uomo bresciano è chic</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Confessioni di un bresciano razzista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cavour]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 09:22:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo confesso. Sono diventato una specie di razzista e un po&#8217; me ne vergogno. Sono sempre stato eticamente ostile alla discriminazione, in qualunque sua forma, che si trattasse di razzismo, sessismo, classismo, specismo o che fosse di natura omofobica e religiosa. Ma in realtà non ho mai preso una posizione netta, non mi sono mai concretamente esposto, finendo spesso per apparire passivo all&#8217;argomento. A me è sempre sembrato normale che ognuno potesse esercitare le proprie convinzioni anche se diametralmente opposte alle mie. Ingenuamente coltivavo l&#8217;idea che il rispetto della libertà di pensiero fosse sinonimo di intelligenza e non che potesse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/confessioni-di-un-bresciano-razzista/">Confessioni di un bresciano razzista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo confesso. <strong>Sono diventato una specie di razzista</strong> e un po&#8217; me ne vergogno.</p>
<p>Sono sempre stato eticamente ostile alla discriminazione, in qualunque sua forma, che si trattasse di razzismo, sessismo, classismo, specismo o che fosse di natura omofobica e religiosa. Ma in realtà non ho mai preso una posizione netta, non mi sono mai concretamente esposto, finendo spesso per apparire passivo all&#8217;argomento.</p>
<p>A me è sempre sembrato normale che ognuno potesse esercitare le proprie convinzioni anche se diametralmente opposte alle mie. Ingenuamente coltivavo l&#8217;idea che il <strong>rispetto della libertà di pensiero</strong> fosse sinonimo di intelligenza e non che potesse essere interpretato come atteggiamento a-patico (à= privazione, pathos= passione).<br />
Va inoltre aggiunto che ho sempre avuto quella fastidiosa tendenza a giustificare atteggiamenti di <strong>intolleranza</strong>, cercando sempre di salvare la parte buona della mela marcia.<br />
“Eh, sai, ha perso il lavoro!&#8230; È in crisi con la ragazza!&#8230; Viene da una famiglia disagiata!&#8230; Gli è appena morto il gatto!” e altro becero buonismo di questo tipo.</p>
<p>Mi ritrovavo ad assistere a certe dinamiche o ad ascoltare determinati discorsi, senza riuscire a comprenderne il senso; rimanevo come allibito, ma sempre senza puntare il dito, senza condannare, semplicemente non capivo. Abbassavo gli occhi, un sospiro e nella testa mi ripetevo:” Ma come cazzo fa a dire una roba del genere?”.</p>
<p>Non lo so&#8230;</p>
<p>Ad esempio quando sentivo frasi riferite agli extracomunitari del tipo:”Vengono qui a rubarci il lavoro” dette da avvocati, commercialisti, bancari o altri professionisti, pensavo:” Mah&#8230; vuoi vedere che questo ha una mezza idea di andare a vendere le rose per le vie del centro, o di piazzare il baldacchino fuori dal supermercato, o, che ne so, di andare a lavorare in fonderia o magari di finire a raccogliere pomodori a cinque euro al giorno!”.<br />
Oppure quando quei simpaticissimi <strong>smandibolatori bresciani </strong>che si scandalizzano perché “ Vengono qui a spacciare quei <strong>giargia di merda</strong>!”.<br />
I più teneri però rimangono i padri di famiglia che intasano la Mandolossa, che però “Le negre puzzano!”.<br />
E come non citare gli <strong>anziani cattolici</strong>, quelli che come mia nonna vanno a pulire la chiesa ogni martedì, ma che di fronte all&#8217;uomo nero non riescono ad esimersi dallo slogan “Besogneres mandai tòch a casa sò”&#8230; in segno di pace e fratellanza, immagino.<br />
O mio nonno che insiste sempre sul fatto che :” I cuntinùa a comprà fìòi!”, dimenticandosi di avere 5 fratelli. Tant&#8217;è che quando tento di fargli notare la discrepanza tra queste frasi e il loro credo, e di spiegargli che queste diversità culturali si affievoliranno con le prossime generazioni, mi stronca sempre con un:” Se, ma che ga entrà?”.</p>
<p>Il meglio tuttavia lo vedevo quando sui giornali appariva la notizia di uno <strong>stupro commesso da uno straniero</strong>. Eh lì sì che assistevo al meglio del meglio! Altro che genocidio! I più impavidi avrebbero bruciato vivo ogni straniero e non contenti proponevano bombe nucleari su 3⁄4 del Pianeta.<br />
E lì proprio non riuscivo ad afferrare tanto accanimento, specie in virtù del fatto che la violenza sessuale avviene per il 70% tra le mure domestiche, mentre solo un 10% è imputabile allo “straniero”.</p>
<p>Cosa bisognerebbe fare in questi casi? Condannare tutti i papà, gli zii, i nonni? Castrarli tutti, perché appartenenti alla categoria dei “parenti”?. E dei preti allora che ne facciamo? Tutti al rogo?.<br />
Non ero mai riuscito a spiegarmi quell&#8217;odio, quell&#8217;arroganza, quel senso di superiorità, ma qualcosa in me ultimamente è cambiato.</p>
<p>Forse negli ultimi anni ho offerto troppa comprensione e rispetto ricevendo in cambio ignoranza e delusione, o forse semplicemente è vero che invecchiando si diventa meno tolleranti. Il risultato è che oggi mi sento anch&#8217;io un bresciano razzista.</p>
<p>Sono razzista contro i razzisti. Sono intollerante contro gli intolleranti. Sono discriminatorio contro i discriminatori. Odio, letteralmente odio, l&#8217;ignoranza etica. La conosco Brescia, è una città che adoro, è la mia città. Ho ben chiare le problematiche legate al lavoro, all&#8217;inquinamento, alla criminalità e sono il primo a sostenere che alcune politiche, specie quelle sull&#8217;integrazione possano essere migliorate.</p>
<p>Quando una persona su cinque a Brescia è extracomunitario, è ovvio che questo 20% porterà in seno anche dei delinquenti. Ho una collega albanese a cui affiderei le chiavi di case e ne ho avute altre italiane che rubavano in negozio. Conosco slavi eccezionali, rumeni gran lavoratori, africani simpaticissimi e palestinesi meravigliosi, così come conosco albanesi, slavi, romeni, africani e palestinesi che sono criminali. Ma è possibile vedere questi individui non come appartenenti ad una nazione o continente, ma come INDIVIDUI e come tali giudicati dall&#8217;uomo e dalla legge.</p>
<p><strong>Non sono un moralista</strong>, non potrei permettermelo, visto quante ne ho <span style="line-height: 1.3em;">combinate (scusa mamma), ma davvero non riesco a concepire come una persona più fortunata si permetta di sentirsi migliore, come un essere umano si possa considerare padrone della Terra e non suo ospite temporaneo.</span></p>
<p>È una <strong>questione di intelligenza</strong> e riguarda tutte le forme di tolleranza. Cosa pensereste se vi discriminassero (e in parte avviene) perché siete obesi, o pelati, o magri, o bassi, o con le orecchie a sventola, o con i brufoli, o strabici, o con le gambe storte, o con i piedi piatti, o col culo grosso, o con&#8230; sarebbe una lista infinita.</p>
<p>La paura del diverso mette in crisi le nostre sicurezze, ma va superata.<br />
Il colore della pelle, la nazionalità, la religioni sono stati strumenti usati dai potenti per generare odio e realizzare i propri obiettivi.<br />
Ma pensiamo solo alle intolleranze religiose e culturali, di quante guerre, di quanti morti, di quanto dolore, sono state sciagurato pretesto?<br />
La tolleranza non ha mai generato sangue, l&#8217;intolleranza ne ha intriso la terra.<br />
Troppo spesso ci dimentichiamo che siamo un popolo di migranti e che come tale abbiamo sofferto le umiliazioni della discriminazione.<br />
Togliamoci dalla testa l&#8217;idea che noi eravamo belli, bravi e stimati e che all&#8217;estero fossimo accolti tra petali di rose e banda in festa.<br />
Eravamo considerati pezzenti, geneticamente pericolosi, violenti. Nixon sosteneva che avevamo addirittura un “odore diverso”.<br />
Il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Linciaggio_di_New_Orleans" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">massacro di New Orleans</span></a></strong>, quello di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Aigues-Mortes" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Aigues-Mortes</span></a></strong>, la vicenda <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sacco_e_Vanzetti" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Sacco- Vanzetti</span></a></strong>, la copertina di <span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.spiegel.de/spiegel/print/index-1977-31.html" target="_blank">Der Spiegel del 1977</a></strong>,</span> le <strong>oppressioni in Svizzera</strong>, <strong>Australia</strong>, <strong>Canada</strong> e tante tante altre ancora, sono solo alcune delle testimonianze di come eravamo trattati fuori dai nostri confini.</p>
<p>In 150 anni più di 24 milioni di italiani sono emigrati portando nel mondo il nostro sapere, la nostra creatività, la nostra manodopera e la nostra delinquenza.</p>
<p>Ma davvero la nostra storia non ci ha insegnato niente?<br />
Eravamo noi quelli dei barconi, ricordiamocene!</p>
<p>Quando arrivano quei poveri disperati a <strong>Lampedusa</strong> e qualcuno mostra solidarietà sento spesso una frase che proprio mi chiude la vena :” Dovreste tenerli in casa vostra”. Sinceramente, esiste affermazione più idiota?<br />
In casa mia non voglio nessuno, perché ho scelto di vivere da solo.<br />
Che significa?<br />
Chi mostra attenzione verso i massacri dei delfini deve tenerne uno nella vasca? O chi si è indignato contro l&#8217;abbattimento dell&#8217;orsa Daniza avrebbe dovuto ospitarla in giardino? E un leghista che <span style="line-height: 1.3em;">dovrebbe fare? Offrire alloggio ai senza tetto padani? Ma che cazzo significa? Me lo spiegate? Chiedetemi piuttosto se preferirei avere come vicino di casa uno che afferma cazzate del genere o un “forestiero” (come li chiama mia nonna). </span></p>
<p>Io come vicino di casa voglio avere <strong>UNA BELLA PERSONA,</strong> indipendentemente dalle sue origini. Punto.</p>
<p>Non mi piace sentirmi razzista come i razzisti, ma trovo conforto in una splendida citazione di <strong>Karl Popper</strong>: “<em>Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti</em>”.</p>
<p><em>Davide Agosti</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-840" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/copertina_razzista.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/confessioni-di-un-bresciano-razzista/">Confessioni di un bresciano razzista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Mi hanno ritirato la patente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 12:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
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		<category><![CDATA[alcool]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mi hanno ritirato la patente. Sotto casa mia. Erano le 02.43 di un venerdì notte, già sabato mattina. Avevo appena parcheggiato. Il motore acceso. Poco prima stavo percorrendo la via verso casa. Strada deserta, una sola macchina in lontananza procedeva in senso contrario al mio. Uno sguardo al cellulare, l’ennesimo, forse l’ultimo, leggera invasione della corsia opposta. Una sola macchina in lontananza, ancora, più vicina. Mi fa gli abbaglianti, mi incrocia e prosegue. Prendo la prima strada a destra e raggiungo casa, in un attimo. Ed eccoli. Gli abbaglianti erano gli sbirri. Neanche il tempo di spegnere il motore. Mi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi hanno ritirato la patente. Sotto casa mia. Erano le 02.43 di un venerdì notte, già sabato mattina. Avevo appena parcheggiato. Il motore acceso. Poco prima stavo percorrendo la via verso casa. Strada deserta, una sola macchina in lontananza procedeva in senso contrario al mio. Uno sguardo al cellulare, l’ennesimo, forse l’ultimo, leggera invasione della corsia opposta.<br />
Una sola macchina in lontananza, ancora, più vicina. Mi fa gli abbaglianti, mi incrocia e prosegue. Prendo la prima strada a destra e raggiungo casa, in un attimo. Ed eccoli. Gli abbaglianti erano gli sbirri. Neanche il tempo di spegnere il motore. Mi intimano di uscire.<br />
Pre test. Rosso inferno.</p>
<p>“Ok ragazzi sono arrivato a casa, abito qui, per favore&#8230;” Lo dico con un tono che oscilla tra speranza e rassegnazione.<br />
Impassibili aprono il baule dell’alfa e mi porgono il boccaglio.<br />
“Soffi”.<br />
“Ma dai, è chiaro che sono fuori, sono stato a cena da un amico &#8211; <a title="E tu di che piazza sei?" href="http://www.odiopiccolo.com/surves/item/820-e-tudi-che-piazza-sei?.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quello esperto di Ciloom</a> -, qui, a duecento metri, per favore, abito qui, proprio qui, quello è il portone di casa mia, sono al primo piano&#8230; quello è il mio giardino e quello è il mio albero del tramonto, per favore”.<br />
“Soffi”.</p>
<p>Primo round. Unoediciannove.</p>
<p>“Beva un po’ d’acqua, non ha un po’ d’acqua?”<br />
&#8211; Che carini &#8211; Sì sì di acqua dentro casa ne ho 6 bottiglie piene (se bevo quella del rubinetto magari il tasso alcolico cresce&#8230;).</p>
<p>“No. Non ho acqua”.</p>
<p>Secondo round. Unoedodici.</p>
<p>“Siate buoni ragazzi, sono arrivato a casa, è quella lì&#8230; e quello è il mio vicino che spia&#8230;”</p>
<p>Comincia a salirmi l’alcool.<br />
Prima non ero ubriaco, lo giuro. Mezzo litro di vino a testa a cena, due amari (uno shottino di rum finale). Non ero ubriaco, ma poi è salito, l’alcool, e insieme è salita la rabbia.<br />
Inflessibili, i due (sempre in coppia, quello novello e l’anziano, entrambi giovani, forse più di me) rientrano in macchina a scrivere la sceneggiatura del mio imminente futuro.</p>
<p>Io aspetto appoggiato alla mia macchina, a cui dico addio. Li fotografo.<br />
Ripercorro a ritroso la notte. Sono un coglione. Quattro sequenze a stacco. Un racconto fluido e coerente in modo drammatico.  Dallo shottino di rum allo Champagnone di Viselli. Al centro due amari (o tre?) e mezzo di rosso (siamo sicuri?) . Un prologo e un epilogo. La scelta di prendere la macchina per fare 2 chilometri (ma non erano duecento metri?), la scelta di guidare fino a casa, tanto sono le tre di notte. Perché voglio essere salvato?<br />
Come possono credere che non stia tornando dal <a title="Bolgia Discoteca a Bergamo" href="http://www.bolgia.info/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bolgia di Bergamo</a> o dalla <a title="Osteria Croce Bianca" href="http://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g194702-d2688629-Reviews-Osteria_Croce_Bianca-Brescia_Province_of_Brescia_Lombardy.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Croce Bianca</a>?<br />
Non andrò mai a vedere al cinema il Piccolo Principe&#8230;eppure lo sapevo, lo sapevo che poteva capitare.<br />
Resto un coglione.</p>
<p>Poi dal finestrino mi dicono di firmare il verbale. Non lo faccio. Anzi.<br />
“Siete i più grandi figli di troia che abbia mai incontrato in vita mia, proprio dei bastardi”. Peggioro la situazione.<br />
“Sono a casa, vado a dormire, quella lì&#8230; è casa mia&#8230;”<br />
Vedo la patente sul cruscotto. La mia foto da ricercato.<br />
“Bastardi, pezzi di merda” mi allontano, verso casa, ormai è finita&#8230; “Bastardi” urlo ancora, e il vicino chiude le imposte, non si sa mai&#8230;</p>
<p>Sfrecciano via, i due sbirri, senza reagire (ma questo è tutto da vedere). Hanno fatto il loro lavoro. Correttamente. Saranno abituati, credo (e spero), a certe esternazioni esasperate.<br />
Non conosco nessuno, a cui hanno sequestrato la patente, che non si definisca un perseguitato o il più sfortunato tra gli esseri umani. <a title="Vecchioni patente sequestrata" href="http://milano.repubblica.it/cronaca/2013/10/23/news/brescia_positivo_all_alcoltest_vecchioni_condannato_a_2_mesi-69263776/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sfiga vuole che quelle sera avessi assunto dello sciroppo a base di destrometorfano bromidrato.</a></p>
<p>Guida con tasso alcolemico compreso tra 0,5 e 0,8 grammi per litro ammenda da 500 a 2000 euro. Sanzione amministrativa.</p>
<p><strong>Guida con tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l</strong> ammenda da 800 a 3200 euro, arresto fino a 6 mesi, sospensione patente da 6 mesi a 1 anno.<br />
Arresto fino a 6 mesi&#8230; Qui siamo nel penale.</p>
<p>Poi c’è la soglia successiva. Ma non riguarda me ed è un dramma (<a title="Cosa dice la legge" href="http://www.aci.it/laci/sicurezza-stradale/alcool-e-guida/cosa-dice-la-legge.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">se vi interessa leggete qui</a>). Sfiora la pena capitale&#8230;</p>
<p>Sono un delinquente. Cantone mi aspetta. L’albergo, come lo chiamava il mio amico Succo&#8230;</p>
<p>Potrò sostituire la pena, detentiva e pecuniaria, con un lavoro di pubblica utilità, un’attività non retribuita a favore della collettività, da svolgere in una pubblica amministrazione, un ente o un’organizzazione di assistenza sociale o volontariato nella provincia di residenza.<br />
Il vantaggio è evidente: oltre a non dover scontare la pena in carcere e a non dover pagare l’ammenda, la mia fedina penale rimarrà pulita. Farò così.<br />
Il “mio” avvocato (fa figo dire così) mi ha detto che me la posso cavare con dieci dodici ore.<br />
Mi racconta di quello che è stato assegnato alla “casa degli alpini”.<br />
Beveva tutto il giorno e tornava a casa in bici. Ubriaco.<br />
Ma una decina di giorni nella leggendaria prigione cittadina non mi farebbero schifo. Un’esperienza che mi manca. Leggerei un sacco di libri e uscirei super muscoloso e pieno di tatuaggi&#8230;<br />
L’unico problema è il mio fisico minuto.<br />
Il peggiore incubo di quasi tutti gli uomini ha i contorni sfumati di una saponetta&#8230;<br />
Leggende?</p>
<p>La prima notte senza patente è quella più drammatica. Anche perché sei ancora ubriaco.<br />
Dovrò dirlo ai miei, la mia ragazza mi ucciderà. Sono una merda. Ecco, la ciliegina sulla torta, vita de merda. Dovrò dipendere da qualcuno per la maggior parte dei mie spostamenti.</p>
<p>Poi, quando il “down” termina si prova uno strano senso di euforia.<br />
Ho quasi 40 anni.<br />
Ho sempre avuto il culo incollato sulla macchina. Riscoprirò Brescia. Prenderò la nuovissima metropolitana più spesso. Andrò avanti e indietro. Da Santa Eufemia a Prealpino .<br />
A Gussago però, zona industriale, la metro non arriva. E io lavoro lì.<br />
Fortunatamente non rischio di perdere il posto. Basta che lo raggiunga, in qualche modo, ogni giorno. Fortunatamente non faccio il commerciale, aggiungo. Fortunatamente non ho figli e non faccio il commerciale. Non dovrò destinare tutto il mio stipendio a un autista “sciacallo”.<br />
<a href="http://www.odiopiccolo.com/vi-porterei-a-cene-sulle-stelle/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Non ho figli</a>.<br />
Andrò più spesso in bicicletta. Sentirò nuovi e vecchi profumi. La mattina saluterò il lattaio e il postino (e la guardia comunal&#8230; ).</p>
<p>Però è inverno, seppur mite, e il freddo, la sera, non è gentile.<br />
Vaffanculo. È una menata pazzesca dai..<br />
Nel giro di tre mesi mi restituiranno la patente in via cautelare. Tra due mesi dovrò fare gli esami del sangue e dovrò presentare il mese successivo i risultati alla Commissione Patenti: Emocromo, Transaminasi, Gamma GT e CDT (la ormai leggendaria Transferrina desialata). Per un non precisato lasso di tempo, precedente gli esami del sangue, non dovrò bere nulla di alcolico. E come si fa? Va be’, mi sgonfierò un po’ dai.<br />
C’è il rischio che mi facciano pure il test del capello. Se analizzandolo troveranno una concentrazione di EtG (<a title="ETILGLUCURONIDE (EtG)" href="http://www.labanalisibruno.it/etilglucuronide.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’Etilglucoronide</a> sì, proprio lui &#8211; chi non lo conosce?) compresa tra i 30 e i 50 bilionesimi di grammo per ogni milligrammo (pg/mg) sarò etichettato come un consumatore abituale di alcool. Se supererò i 50 sul mio dossier apparirà in rosso la parola “DIPENDENZA”.<br />
Confido di risultare un consumatore occasionale, moderato (da 7 a 30).</p>
<p>Quello che mi spetta adesso è comunque un calvario con tutti i crismi.<br />
Come già detto, tra tre mesi mi restituiranno la patente (in via cautelare, provvisoria, poiché la determinazione finale della sanzione spetta ad un organo giurisdizionale, non al prefetto). Il rinnovo sarà valido per pochi mesi. Sei? Poi altre analisi, altre visite, altri soldi buttati nel cesso. E così via per tre o quattro volte. Per una decina di anni.</p>
<p><em>Tutori della Legge</em>, lo so che fate solo il vostro dovere (anche se il dubbio che ci guadagnate qualcosa resta&#8230; A cottimo?) ma, e di questo non sono sicuro, ci vorrebbe un metro di giudizio un pochino più equilibrato. Non so in quale forma, mi rendo conto sia complicato e dispendioso. Mi rendo conto che l&#8217;inasprimento delle pene previste in caso di guida in stato d&#8217;ebrezza rappresenti un buon deterrente. Ma qualcosa, seppur sfocato, non mi torna.</p>
<p>Ad esempio.<br />
Sembro spesso uno pseudo tossico-dipendente. Una volta stavo portando lo sporco (differenziato) ai bidoni vicino casa. Ero in tuta, trasandato. Una volante mi accosta e i due sbirri mi chiedono in tono arrogante i documenti. Quindi oltre che un tossico sembravo anche un clandestino. Con la pattumiera.  I documenti non li avevo ovviamente, sono scesi e mi hanno picchiato a sangue&#8230; Scherzo dai, di fronte alle mie ragionevoli spiegazioni in italiano (occhio ora ai detrattori) se ne sono andati&#8230;</p>
<p>Voglio dire che l’abito fa il monaco e lo fa anche il sesso (inteso come genere), così come la nazionalità, la lingua, l’accento, il colore della pelle. E lo fa anche e soprattuto il rango, status sociale. Questo capita ovunque, in qualsiasi ambito.<br />
Non ho provocato incidenti, sono arrivato a casa. Vado a dormire. Lasciatemi andare.<br />
Ho quasi 40 anni. Ho percorso poche centinaia di metri. Non sono ubriaco.<br />
Ho una spelacchiata barba da Hipster sbagliato (come il Negroni) e sono vestito male. Non indosso un abito attillato e non profumo di lavanda.</p>
<p>Perché cari <em>tutori della Legge</em> quando passo da viale Piave la notte siete sempre fermi a “fare i fenomeni” con tutti gli angeli in minigonna (ma che belle sono le pöte di Viale Piave?).<br />
Perché tante volte vi bastano due occhioni e ciglia lunghe “per lasciare stare”?<br />
Non ditemi che non è vero. Ho anche io qualche amica figa e a tutte è successo, almeno una volta. Comunque in qualsiasi modo guardi e analizzi questa situazione resto sempre io il coglione. Non dovevo mettermi al volante ubriaco. Punto. Non per un eventuale incidente che avrei potuto causare (ero consapevole di aver bevuto un po&#8217;, sarei andato piano, erano le 3 di notte, la strada era deserta) ma per non dover affrontare tutta la via crucis che mi aspetta nei prossimi anni.<br />
Il giusto prezzo da pagare? Non lo so, forse.</p>
<p>Io non ho figli e non sono un commerciale, me la caverò&#8230; ma mi metto nei panni di chi con la patente ci vive, di chi è stato ad una cena nel ristorante a un chilometro da casa, di chi ha bevuto un po’ per festeggiare la nascita del suo quarto figlio, di chi sta tornando a casa e che domani dovrà andare da quel cliente, l’unico che paga regolarmente.<br />
Rovinato&#8230; ma come me resta un coglione. Tale e quale.</p>
<p>(&#8230; viva l&#8217;agente lo trovi ovunque vai&#8230;)<br />
<em>(Continua)</em></p>
<p><a href="http://www.odiopiccolo.com/ex-polveriera-il-mio-nome-e-h24-e-ho-un-carceriere/">Leggi la seconda parte &#8220;Il mio nome è h24 e ho un carceriere.&#8221;</a><br />
<a href="http://www.odiopiccolo.com/ciao-mi-chiamo-sivo-e-non-bevo-da-40-giorni/">Leggi la terza parte &#8220;Ciao, mi chiamo Sivo e sono 40 giorni che non bevo.&#8221;</a><br />
<a href="http://www.odiopiccolo.com/commissione-patenti-di-brescia/">Leggi la quarta parte &#8220;Quelli della Commissione Patenti di Brescia&#8221;</a></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-4190" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/09/Mi-hanno-ritirato-la-patente.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/mi-hanno-ritirato-la-patente/">Mi hanno ritirato la patente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>“Impossible is nothing”, questo sbarco è offerto da Adidas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Apr 2016 21:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[adidas]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come insegna il colosso dello sport Adidas, “impossible is nothing”, anche far lavorare gratis una moltitudine di disperati in fuga per sopravvivere. L’ipercapitalismo attuale, incontrastato monopolizzatore delle immagini (e quindi dell’immaginario), proprio attraverso le immagini riesce a rendere redditizia persino la disperazione. Hanno una comune peculiarità le decine di fotografie riguardanti i profughi che, ogni giorno, affollano i giornali: molti di loro sono (già) marchiati a causa della primaria necessità di dover indossare qualcosa, provando magari a non morire di freddo. Adidas, Nike, Puma, Dolce e Gabbana, Chanel&#8230; siano essi capi firmati o contraffatti, la pubblicità si introduce silenziosa su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/impossible-is-nothing-questo-sbarco-e-offerto-da-adidas/">“Impossible is nothing”, questo sbarco è offerto da Adidas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come insegna il colosso dello sport <strong>Adidas</strong>, “impossible is nothing”, anche far lavorare gratis una moltitudine di disperati in fuga per sopravvivere. L’ipercapitalismo attuale, incontrastato monopolizzatore delle immagini (e quindi dell’immaginario), proprio attraverso le immagini riesce a rendere redditizia persino la disperazione.</p>
<p>Hanno una comune peculiarità le decine di fotografie riguardanti i profughi che, ogni giorno, affollano i giornali: molti di loro sono (già) marchiati a causa della primaria necessità di dover indossare qualcosa, provando magari a non morire di freddo. Adidas, Nike, Puma, Dolce e Gabbana, Chanel&#8230; siano essi capi firmati o contraffatti, la pubblicità si introduce silenziosa su barconi alla deriva e nelle frontiere protette da filo spinato, captando la nostra attenzione (e il nostro tempo) per accrescere la loro notorietà, misurata dagli indici di borsa.</p>
<div id="attachment_5079" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5079" class="size-full wp-image-5079" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/adidas_2.jpg" alt="Naufragio nei pressi dell’isola di Kalymnos: 18 morti, 138 i sopravvissuti" width="400" height="274" /><p id="caption-attachment-5079" class="wp-caption-text">Naufragio nei pressi dell’isola di Kalymnos: 18 morti, 138 i sopravvissuti</p></div>
<p>Cercare di vestirsi senza diventare dei sandwich man oggi è impresa quasi impossibile, perché una marca non è un semplice etichetta, ma un portatore ormai imprescindibile di plusvalore. Racchiude in sé un racconto di qualità ed eccellenza creato attraverso investimenti da milioni di dollari: spot hollywoodiani, pubblicità di ogni tipo, contratti con gli atleti più famosi. L’obiettivo è quello di nascondere, manipolando il nostro immaginario, la realtà di un prezzo gonfiato ad arte (una scarpa Nike da 70 dollari ha un valore di produzione di 16). Il pubblicitario <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Dan_Wieden" target="_blank" rel="noopener">Dan Wieden</a> ha raccontato dove nacque l’idea per uno degli slogan più celebri di sempre, probabilmente il più longevo: “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=FAcq_jvmXDo" target="_blank" rel="noopener">Just do it</a>”. Il 7 gennaio 1977, nello Utah venne condannato a morte <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Gary_Gilmore" target="_blank" rel="noopener">Gary Gilmore</a>, accusato di aver ucciso un benzinaio e un albergatore nel corso di due distinte rapine. Quando gli venne chiesto di pronunciare le sue ultime parole, rispose “facciamolo e basta”. Morì davanti a un plotone formato da cinque agenti di polizia, e non gli vennero mai pagati i diritti d’autore. Adesso la storia si ripete, magari scritta sulla t-shirt di tanti altri condannati a morte: “Just do it”, sperando che il gommone non affondi.</p>
<p>Per creare un mondo di consumatori e venderci la gioia del possesso, è stato necessario colonizzare la nostra immaginazione. Anche ogni profugo è già un provetto consumatore, sebbene sia solo un potenziale lavoratore a basso salario. Il racconto racchiuso in ogni marchio gli è infatti ben noto: ha visto le scarpe di <strong>Messi</strong> alla televisione o su youtube e, sotto un sole a 40 gradi, ha invidiato la donna di un cartellone pubblicitario che beveva Coca-Cola ghiacciata. Non conosce la lingua del paese a cui è diretto, ma gli abbiamo già insegnato a distinguersi attraverso la merce. Questa è la più grande vittoria della globalizzazione capitalista.</p>
<div id="attachment_5081" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5081" class="size-full wp-image-5081" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/Adidas_4.jpg" alt="Migranti in attesa di un treno per la Serbia, presso la stazione ferroviaria di Gevgelija, sul confine macedone-greco" width="400" height="305" /><p id="caption-attachment-5081" class="wp-caption-text">Migranti in attesa di un treno per la Serbia, presso la stazione ferroviaria di Gevgelija, sul confine macedone-greco</p></div>
<p>Il mondo reale è così stato trasformato in un gigantesco spettacolo a pagamento, la cui trama può avere non pochi risvolti grotteschi. Come l’oscenità di quei volti di disperati abbinati a una griffe, che sia uno “swoosh” su un cappello o tre bande parallele sulla manica di una tuta. Nel 1949, quando il calzolaio <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Dassler" target="_blank" rel="noopener">Adolf Dassler</a> fondò a Herzogenaurach la “Adolf Dassler adidas Sportschuhfabrik”, ancora non sapeva che un giorno avrebbe gentilmente offerto ai telespettatori uno sbarco di siriani e iracheni sull&#8217;isola di Lesbo.</p>
<p><em>Immagine di copertina: sbarco di migranti iracheni e siriani sull’isola di Lesbo</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-50760" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/11/adidas.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/impossible-is-nothing-questo-sbarco-e-offerto-da-adidas/">“Impossible is nothing”, questo sbarco è offerto da Adidas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Quelli della Commissione Patenti di Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2016 09:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[alcool]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[noa]]></category>
		<category><![CDATA[patente]]></category>
		<category><![CDATA[ritiro patente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Libere riflessioni sui componenti dell’apparato giudicante. Entro in punta di piedi, ossequioso. Mi sembra di scorgere sei persone sedute dietro le due grandi scrivanie disposte a elle. I contorni sono sfocati, come la mia vista che viene subito testata. Inizia così l’ennesima visita alla commissione patenti di Brescia per la loro revisione. Sono ancora qui. Appuntamento fissato già da due mesi, sebbene a pochi giorni dall’incontro i carabinieri siano venuti a cercarmi per farmi scontare il residuo pena. Una vera caccia all’uomo. Interrogatori ai vicini, intimidazioni e una leale omertà che non dimenticherò. (Non mi avrete mai). Ulteriori 45 giorni di passione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/commissione-patenti-di-brescia/">Quelli della Commissione Patenti di Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Libere riflessioni sui componenti dell’apparato giudicante.</p>
<p>Entro in punta di piedi, ossequioso. Mi sembra di scorgere sei persone sedute dietro le due grandi scrivanie disposte a elle. I contorni sono sfocati, come la mia vista che viene subito testata. Inizia così l’ennesima visita alla <strong>commissione patenti di Brescia</strong> per la loro revisione. Sono ancora qui.</p>
<p>Appuntamento fissato già da due mesi, sebbene a pochi giorni dall’incontro i carabinieri siano venuti a cercarmi per farmi scontare il residuo pena. Una vera caccia all’uomo. Interrogatori ai vicini, intimidazioni e una leale omertà che non dimenticherò.<br />
(Non mi avrete mai).</p>
<p>Ulteriori 45 giorni di passione (dopo i 90 già patiti), fatti di passaggi strappati e lunghe passeggiate. Santo padre.<br />
Un po’ di confusione. Alla visita non potrò consegnare la patente, da presentare insieme alla relazione del <a href="http://www.odiopiccolo.com/ciao-mi-chiamo-sivo-e-non-bevo-da-40-giorni/">medico del NOA</a>, le ricevute degli ennesimi bollettini intestati al ministero dei trasporti, i referti relativi all’esame del capello e del sangue nonché i vari verbali.</p>
<p>Nella sala d’attesa le solite facce consumate. Una ragazza che bestemmia ogni due parole, un padroncino incazzato nero, due o tre signori da bianco mattutino, un ragazzo con madre incazzata per il figlio, un ultras Brescia, tanti extracomunitari.</p>
<p>Sono il numero 48, già da quando ho fissato l’appuntamento via telefono per le undici e trenta.<br />
Alle tredici sono ancora seduto ad aspettare in compagnia della ragazza che bestemmia, la 47. Ma si sa, il mio tempo non vale un cazzo. Per ben due volte mi viene chiesto il perché non abbia con me la patente. Nella prima circostanza una ragazza sulla quarantina, gentile, esce dalla stanza e mi chiede spiegazioni. Capite, rientra. La seconda rientra in un discorso più globale che è poi la ragione di questo mio sfogo.</p>
<p>La ragazza esce sporconando. Non deve esserle andata bene. Ma che grazia.<br />
Tocca a me.</p>
<p>Ed eccomi qua seduto ad una distanza di circa 2 metri dalla lavagna luminosa. A C R N T no scusi Z. Ok.<br />
In posizione eretta quasi sull’attenti, cercando di mantenere un atteggiamento più umile e remissivo possibile, aspetto il verdetto.<br />
Sento che borbottano tra loro.</p>
<p>&#8211; &#8230; pss è recidivo&#8230;<br />
&#8211; Cosa?<br />
&#8211; È RECIDIVO!</p>
<p>Ma arrivato a questo punto sulla questione avrei da ridire. Si tratta di un fatto successo ben 12 anni fa <a href="https://www.facebook.com/odiopiccolo/photos/a.373827902692962.82902.317049868370766/944659445609802/?type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener">Christo</a>. Tasso alcolemico di 0,67 dopo aver mangiato un po’ d’uva intrisa di grappa al compleanno del papà (!!!!) di una mia amica&#8230; recidivo&#8230; sfigato vorreste dire!</p>
<p>Seconda circostanza, eccola.<br />
&#8211; Ragazzo sulla trentina seduto al computer pone la domanda che mi spiazza.</p>
<p>&#8211; La sua patente?</p>
<p>&#8211; Mi scusi? &#8211; sono basito &#8211; ho già detto alla sua collega che sono venuti i carabinieri a casa a cercarmi per sospendermela nuovamente.</p>
<p>&#8211; Ma come? E perché? Gliel’hanno ritirata nuovamente?</p>
<p>&#8211; &#8230; No&#8230; forse non ci siamo capiti. Si tratta del residuo pena. Capisce?</p>
<p>Probabilmente quelli della <strong>commissione patenti di Brescia</strong> non parlano tra loro. Sono organizzati come una comunità di gatti (senza offesa). Hanno in mano il tuo destino e ci giocano, così, come gli viene, con superficialità e il ragazzetto al computer, non so bene per quale motivo, ostentava un’insopportabile alterigia fuori luogo.<br />
Resto del parere che si divertano un sacco abusando del loro potere.</p>
<p>Sì perché di vero e proprio abuso di potere si tratta.<br />
Il, credo, presidente di commissione, legge distrattamente la relazione redatta dal medico del NOA.<br />
&#8211; Sì dai, non dice niente, nulla di che. le solite cose. Esami del sangue sempre buoni, esame del capello perfetto, rischio bassissimo di ricadute (abuso di alcol).</p>
<p>Solite cose? nulla di che? Ma cosa dici?</p>
<p>Ho passato 8 mesi della mia vita tra controlli e sedute da un medico specialista e tu liquidi la sua relazione con un nulla di che?<br />
Mi aveva messo in guardia, il medico del NOA (confermando le mie tesi).</p>
<p>&#8211; I medici in commissione sono altezzosi e arroganti e quasi vogliono sminuire il nostro lavoro.<br />
E allora a cosa è servito tutto questo vorticoso e umiliante incubo che ho vissuto? Se gli esami a cui mi hanno sottoposto risultano perfetti, se il medico che mi ha avuto in osservazione mi riabilita completamente, se viene dimostrato che non sono un consumatore abituale di alcol e che quindi non sono un pericolo pubblico, se chi mi ha avuto in custodia durante i lavori socialmente utili attesta che non sono un delinquente&#8230; a cosa serve tutto questo?</p>
<p>Fatemi capire. Per favore.</p>
<p>Sta di fatto che una dottoressa, gentile,  mi regala, nella speranza di non pentirsene, la patente per due anni. Grazie, non me l’aspettavo. Forse lei ha capito. Forse ha letto due righe del mio dossier e giudica autorevole il parere del medico del NOA. Non lo so.<br />
Ma no, non può essere così bello. Il, credo, presidente della commissione tuona.<br />
&#8211; &#8230;E dovrà portare un nuovo esame del capello.<br />
Assurdo.<br />
&#8211; Perché? &#8211;  dico io? &#8211;<br />
&#8211; Perché? C’è qualche problema? Perché lo decido io&#8230;</p>
<p>Ma tu chi sei? Penso&#8230; Vorrei davvero sapere chi è questo personaggio che si arroga il diritto di disporre della vita altrui senza cercare di entrare nel merito di ogni singola situazione. Sono pagati per questo. O sbaglio?</p>
<p>Non è un problema fare l’esame del capello, sia chiaro. Il costo non è proibitivo (almeno per me), sui 40 euro, di capelli ne ho tanti e una ciocca recisa, perché di una ciocca grossa come una matita si tratta, non mi rovina certo il look (!)&#8230; ma non è questo il punto.<br />
Si tratta di una sua decisione arbitraria. Non c’è un codice, non c’è legislatura&#8230; dipendiamo dal pollice verso di qualche personaggio arrogante e maleducato.</p>
<p><a href="http://www.odiopiccolo.com/mi-hanno-ritirato-la-patente-sono-un-coglione/" target="_blank" rel="noopener">Mi hanno ritirato la patente</a> due volte, sì, è vero. Una 12 anni fa con 0,67 e una sotto casa mia (a motore spento) l’anno scorso (1,12 nella circostanza). Non ho provocato incidenti, andavo a 30 km orari, controlli di routine.</p>
<p>Sapete, voi della commissione patenti, come sono andate realmente le cose? O vi basate solo su sterili numeri riportati dai verbali?. Ogni persona ha la sua storia. Se volete giudicare tutti allo stesso modo basatevi su qualcosa di certo, che anche un cittadino può consultare. Per regolarsi.</p>
<blockquote><p>“Il potere non sazia, anzi è come una droga e richiede sempre dosi maggiori.”<br />
(Luciano De Crescenzo)</p></blockquote>
<p>Un po’ come l’alcol, azzarderà qualcuno.</p>
<p>Foto di copertina di <a href="https://www.odiopiccolo.com/bar-toletta/">BAR Toletta<br />
</a><a href="https://www.odiopiccolo.com/mi-hanno-ritirato-la-patente/">Leggi il primo capitolo (Mi hanno ritirato la patente.)</a><br />
<a href="https://www.odiopiccolo.com/ex-polveriera-il-mio-nome-e-h24-e-ho-un-carceriere/">Leggi il secondo capitolo (Il mio nome è h24 e ho un carceriere)</a><br />
<a href="https://www.odiopiccolo.com/ciao-mi-chiamo-sivo-e-non-bevo-da-40-giorni/">Leggi il terzo capitolo (Ciao, mi chiamo Sivo e sono 40 giorni che non bevo.)</a></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-78780" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/04/CommissionePatentiBrescia900.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/commissione-patenti-di-brescia/">Quelli della Commissione Patenti di Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>La barretta di cioccolato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2015 10:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[balcani]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre fotografavo una madre che teneva in braccio la sua bimba, seduta a terra di fronte a transenne e polizia, improvvisamente si è girata verso di me; guardando dritto dentro l&#8217;obiettivo, è scoppiata a piangere. In quel momento mi sono sentito il più spietato degli aguzzini. Mi sono detto: “Ma cosa sto facendo qui? Dovrei essere di là con loro, a battermi con loro, a battermi per loro”. Porsi di fronte al dolore degli altri pone numerosi e terribili quesiti, morali e non solo, su quel quid inafferrabile della fotografia, sempre in bilico tra testimonianza e voyeurismo, visione e freddo distacco. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre fotografavo una madre che teneva in braccio la sua bimba, seduta a terra di fronte a transenne e polizia, improvvisamente si è girata verso di me; guardando dritto dentro l&#8217;obiettivo, è scoppiata a piangere. In quel momento mi sono sentito il più spietato degli aguzzini. Mi sono detto: “Ma cosa sto facendo qui? Dovrei essere di là con loro, a battermi con loro, a battermi per loro”. Porsi di fronte al dolore degli altri pone numerosi e terribili quesiti, morali e non solo, su quel <em>quid</em> inafferrabile della fotografia, sempre in bilico tra testimonianza e voyeurismo, visione e freddo distacco. Tornano alla mente le parole della fotografa americana <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Margaret_Bourke-White" target="_blank">Margaret Bourke-White</a>, entrata a <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campo_di_concentramento_di_Buchenwald" target="_blank">Buchenwald </a>nel 1945 assieme agli Alleati: “Lavorare con la macchina fotografica mi dava quasi sollievo. Frapponeva una sottile barriera tra me e l’orrore che avevo di fronte, sebbene allora non mi rendessi conto della facilità con cui la gente è portata a dimenticare: ero assolutamente convinta che l’inferno dovesse essere documentato.”</p>
<p><strong>Harmica</strong>, <strong>Tovarnik</strong>, <strong>Röszke</strong>: piccoli paesini dei <strong>Balcani</strong>, l&#8217;inferno che doveva essere documentato lungo il cammino dei profughi attraverso le frontiere di Ungheria, Serbia, Croazia e Slovenia. Un abominio di disumanità a due passi da casa. Centinaia di persone ammassate lungo i confini chiedendo di entrare nella fortezza Europa, sempre più arroccata in mezzo alla fiamme che la circondano. Guerra e disperazione premono alle porte. Uomini, donne e bambini lasciati a dormire per strada, in mezzo ai campi, con temperature che di notte scendono sotto i dieci gradi, quando non piove. La vergogna del filo spinato in Ungheria, delle linee ferroviarie bloccate per non far entrare la peste della miseria; una rimozione collettiva per non guardare negli occhi il leviatano che nuota negli abissi del nostro benessere. La verità è che Sua Maestà la Merce ha molto più diritti di una persona nel capitalismo globalizzato, Lei può circolare liberamente. E un nuovo modello di iPhone non sarà mai abbandonato sulla spiaggia di Bodrum.</p>
<p>Camminando nei campi a <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Tovarnik" target="_blank">Tovarnik</a>, in Croazia subito dopo il confine con la Serbia, ho assistito a un lungo e incessante incedere di persone che avevano perso tutto, portando con sé – come fanno i poeti – solo la propria storia e il proprio passato. Tante le mamme che tenevano in braccio o a spalle i loro bambini, spesso esausti per un viaggio interminabile. Molti i giovani provenienti da Siria e Iraq, che sembravano quasi contenti di vedere un fotografo, per salutarlo e chiedergli informazioni su “<em>the border</em>”. Il confine: ciò che ci divide è un tratto di penna su una cartina geografica, il segno del potere. Ma è anche il con-fine, due aree divise che hanno una &#8220;fine&#8221; in comune; il contatto è inevitabile, nonostante le barriere e i muri costruiti.</p>
<p>Di fronte a questo grande esodo, appare in tutta la sua chiarezza l&#8217;oscenità della soluzione burocratica cercata dall&#8217;Unione Europea. Quote, numeri, i migranti sono un vantaggio per l&#8217;economia, i migranti servono perché non facciamo più figli. Sempre e comunque la nostra utilità, sempre e comunque a nostra disposizione: riusciamo a monetizzare anche disperazione e miseria. Dilaga l&#8217;incapacità di vedere noi stessi negli altri, la perdita della grazia del confronto e la fine di ogni sguardo. Un&#8217;estasi di egoismo: “Macellaio, a quanto me la lascia questa famiglia che scappa dalla guerra?”</p>
<p>“<em>Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare</em>”, ha scritto una volta <strong>Ernest Hemingway</strong>. Probabilmente era ubriaco, come spesso gli capitava. Il mondo è un bello schifo di inferno, e se vale la pena lottare per esso è solo per renderlo un po&#8217; meno inferno, sebbene mi sia sempre più difficile credere nell&#8217;uomo, e mantenere un barlume di speranza verso il futuro. Ma a Tovarnik la speranza si è presentata davanti alla mia macchina fotografica. È una bambina di circa 12 anni che, dopo aver ricevuto una barretta di cioccolato dalla Croce Rossa, si sporge con il braccio oltre le transenne per offrirla a un poliziotto. Lui se ne stava lì rigido e serio col manganello ben saldo alla cintura, quando sul suo volto in plexiglas è apparso un timido sorriso. Disarmato dal santo dire di sì dell’innocenza, ha quindi allungato a sua volta la mano. Quella bambina, molto probabilmente, oggi si trova in Europa. Forse in Austria, forse in Germania. Cresciuta tra le macerie, in lei risiede la speranza di un mondo più umano. Sono certo che, per il resto della sua nuova vita, continuerà a donare un po&#8217; della sua cioccolata a chi lotta dall&#8217;altra parte del muro.</p>
<p><i>Le foto pubblicate qui su Odiopiccolo fanno parte di una più ampia mostra intitolata “The border”. Sarà in esposizione nel municipio di Moniga del Garda dal 31 ottobre al 22 novembre, col patrocinio dell&#8217;Assessorato al Turismo e alla Cultura, e dal 28 novembre al 6 gennaio presso il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia.</i></p>
<p>&nbsp;</p>

<a href='https://www.odiopiccolo.com/la-barretta-di-cioccolato/1-3/'><img decoding="async" width="750" height="500" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/11.jpg" class="attachment-full size-full" alt="" /></a>
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<a href='https://www.odiopiccolo.com/la-barretta-di-cioccolato/2-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="533" height="800" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/2.jpg" class="attachment-full size-full" alt="" /></a>

<p><i> </i></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-42530" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/la-barretta-di-cioccolato/">La barretta di cioccolato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Auschwitz: si sentono ancora le urla strazianti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Wanny Musolino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 11:05:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia fuori]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[auschwitz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>OSWIECIM: questo era il primo vocabolo, di una lingua pressoché sconosciuta ai più, che si imparava scendendo dai vagoni merci, dopo lunghi giorni passati stipati al buio, senza cibo né acqua, sporchi e stanchissimi. Stiamo viaggiando tra Krakovia e Katowice per lavoro ma il richiamo è troppo forte per tirare diritto. Con la nostra comoda auto e vestiti caldi abbiamo attraversato il centro della bella cittadina dell&#8217;Alta Slesia con la sua piazzetta quadrata sulla quale si affacciano linde palazzine colorate (chissà come erano settanta anni fa). A pochi chilometri si trova il &#8220;famigerato&#8221; campo di Auschwitz. Entrati a Birkenau, attraverso [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>OSWIECIM</em>: questo era il primo vocabolo, di una lingua pressoché sconosciuta ai più, che si imparava scendendo dai vagoni merci, dopo lunghi giorni passati stipati al buio, senza cibo né acqua, sporchi e stanchissimi.</p>
<p>Stiamo viaggiando tra <strong>Krakovia</strong> e <strong>Katowice</strong> per lavoro ma il richiamo è troppo forte per tirare diritto.</p>
<p>Con la nostra comoda auto e vestiti caldi abbiamo attraversato il centro della bella cittadina dell&#8217;<strong>Alta Slesia</strong> con la sua piazzetta quadrata sulla quale si affacciano linde palazzine colorate (chissà come erano settanta anni fa).</p>
<p>A pochi chilometri si trova il &#8220;famigerato&#8221; campo di <strong>Auschwitz</strong>.</p>
<p>Entrati a <i>Birkenau,</i> attraverso il portale sovrastante la rotaia che al tempo conduceva alla &#8220;rampa&#8221;, ci sembra di attraversare uno <i>Stargate</i>.<br />
La cacofonia di lingue dei visitatori di oggi, quasi si confonde nelle nostre menti, ci sembra invece di ascoltare le milioni di voci che in poco più di due anni, menti perverse hanno spento per sempre.</p>
<p>Camminando attraverso il campo, ora pulito e contornato di verdi aiuole, è difficile oggi pensare a ciò che questo posto ha rappresentato e solo con una immaginazione pari a quella del miglior <strong>Stephen King</strong>, comprendiamo tutto l&#8217; orrore di ciò che ci circonda.</p>
<p>Usciti da qui, nonostante tutti i film sull&#8217;argomento ed i vari libri letti, ci sentiamo ancora più tristi ma sicuramente più determinati a divulgare, a far conoscere ai più la nostra esperienza, affinché nella memoria di ciascuno rimanga per sempre una piccola fiammella a ricordo di coloro che, &#8220;passati per il camino&#8221; siano riusciti almeno ad attraversare il loro <i>Stargate</i> e oggi riposino in una dimensione serena e felice.</p>
<div id="attachment_4153" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4153" class="size-full wp-image-4153" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/ingresso.jpg" alt="L'ingresso di Birkenau" width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4153" class="wp-caption-text">L&#8217;ingresso di Birkenau.</p></div>
<div id="attachment_4156" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4156" class="size-full wp-image-4156" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/rotaie2.jpg" alt="Il modo migliore per percepire l'impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall'ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. " width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4156" class="wp-caption-text">Il modo migliore per percepire l&#8217;impressionante vastità del campo di sterminio è quello di fare a piedi il percorso che dall&#8217;ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori.</p></div>
<div id="attachment_4158" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4158" class="size-full wp-image-4158" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/recinzione.jpg" alt="Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»)." width="750" height="750" /><p id="caption-attachment-4158" class="wp-caption-text">Le dimensioni del campo erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»).</p></div>
<div id="attachment_4160" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4160" class="size-full wp-image-4160" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/baracche1.jpg" alt="Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un campo e l'altro:" width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4160" class="wp-caption-text">Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamente separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un campo e l&#8217;altro.</p></div>
<div id="attachment_4161" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4161" class="size-full wp-image-4161" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/monumento.jpg" alt="Il monumento alla memoria delle vittime." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4161" class="wp-caption-text">Il monumento alla memoria delle vittime.</p></div>
<div id="attachment_4162" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4162" class="size-full wp-image-4162" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/rotaie.jpg" alt="monumento alla memoria delle vittime, posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell'ingresso." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4162" class="wp-caption-text">Fine delle rotaie davanti al monumento alla memoria delle vittime. Voltandosi indietro si vede appena in lontananza la costruzione dell&#8217;ingresso.</p></div>
<div id="attachment_4163" style="width: 760px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4163" class="size-full wp-image-4163" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Forno-crematorio.jpg" alt="Il campo era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l'eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio." width="750" height="563" /><p id="caption-attachment-4163" class="wp-caption-text">Il campo era dotato di quattro grandi Crematori e di «Roghi», fosse ardenti ininterrottamente giorno e notte, usate per l&#8217;eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire nonostante le pur notevoli capacità distruttive delle installazioni di sterminio.</p></div>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-41510" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/locomotiva.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/auschwitz-si-sentono-ancora-le-urla-strazianti/">Auschwitz: si sentono ancora le urla strazianti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Bussano alla porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2015 09:39:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Reportage fotografici]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Piazza Loggia]]></category>
		<category><![CDATA[profughi]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
		<category><![CDATA[uomini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere Calais in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al Front Nacional per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; Sema, Njad e Monja &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? Biniam, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della Caritas? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia? Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di Ponte Santo Ludovico, nella frazione Grimaldi di Ventimiglia, qualcosa a cui non riesci ancora a dare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Where are you, my friend Nasenaldeen? Ce l’hai fatta a raggiungere <strong>Calais</strong> in bicicletta? O sei stato arrestato dalla polizia, e magari consegnato al <strong>Front Nacional</strong> per imparare l’accoglienza? E voi &#8211; <strong>Sema</strong>, <strong>Njad</strong> e <strong>Monja</strong> &#8211; che ne è stata della vostra fragilità, del vostro sguardo timido? <strong>Biniam</strong>, sei riuscito a indossare le scarpette da calcio trovate tra i vestiti della <strong>Caritas</strong>? Hai già esultato per il primo gol in un campetto di periferia?</p>
<p>Arrivando sulla scogliera presso il valico di frontiera di <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, nella frazione <strong>Grimaldi</strong> di <strong>Ventimiglia</strong>, qualcosa a cui non riesci ancora a dare un nome inizia a sgretolare lentamente le tue normali coordinate cognitive: da una parte la fila di auto e motociclette, in gran parte guidate da turisti, che passano il confine come se nulla fosse, dall&#8217;altra un silente accampamento di profughi africani, coloratissimo tra lunghi teli di plastica e ombrelloni da spiaggia. Ma non è questo a disorientarti, in realtà. Perché tu <i>sai</i> che lì ci sono persone scappate dal sangue e dalla guerra, ma da lontano ti sembra semplicemente una normale riviera mediterranea a fine giugno, affollata da una moltitudine di persone giunte per godersi il mare e prendere la tintarella. Ti ritrovi così a guardare questo simbolo di felicità e benessere, sapendo che nasconde dentro di sé un abisso. È un cortocircuito che stordisce, è <strong>Alex di Arancia Meccanica</strong> che massacra a calci una donna cantando “<em>Singing in the rain</em>”. Peccato che non sia un film.</p>
<div id="attachment_2971" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2971" class="wp-image-2971 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/8-migranti.jpg" alt="Nasenaldeen (Sudan)" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2971" class="wp-caption-text">Nasenaldeen (Sudan)</p></div>
<p>Poi ti avvicini, a passi lenti e che vorresti rispettosi, come quando superi un casa colma di gente per una veglia funebre. Sono le sette di mattina, tanti ancora dormono. I pochi svegli sono sopratutto ragazzi, che masticano un po’ di inglese — come me, d’altronde. Il primo che incontro è <strong>Nasenaldeen</strong>, scappato dal <strong>Darfur</strong> a 25 anni, mi chiede se gli do una mano a parlare con un ciclista francese. Vuole sapere quanto costa la sua bicicletta: 2.500 euro. “Ma non faceva prima a comprarsi una macchina con quei soldi?”, mi chiede. Probabilmente ha un’auto che ne costa 60, 70.000, ma questo non sto a spiegarglielo. I 500 euro che lui ha messo da parte per la traversata col barcone non valgono nemmeno l’impianto stereo.</p>
<p><strong>Nasen</strong> vuole una bici per andare a <strong>Calais</strong>, dove cercherà di attraversare la <strong>Manica</strong> per cercare lavoro in <strong>Inghilterra</strong>. Mi chiede quanto tempo ci vuole. “Credo una settimana”, rispondo. E’ entusiasta, pensava ci volessero molti più giorni. <strong>Nasen</strong> ha gli occhi umidi e stanchi, di chi ha la febbre, gli occhi di un uccello ferito che guarda verso il cielo. Il suo volto esprime gioia, la gioia di chi è stremato ma a un passo dal traguardo: il suo viaggio dura ormai da tre mesi, ha visto tanto di quella merda &#8211; prima e dopo la partenza &#8211; che non lo demoralizzano certo una trentina di poliziotti in divisa. Gli dico che tanti suoi amici stanno passando da un sentiero sulle montagne, poi lo saluto. Un’ora dopo tornerò a cercarlo, pensando: “Lo porto io a Parigi, in autostrada non ci sono controlli, al massimo racconto che ha fatto l’autostop. Una volta arrivati, lo lascio lì e mi fermo a dormire da mia cugina”. L’ho cercato in lungo in largo, di lui nessuna traccia. Spero che abbia attraversato la montagna, con la sua sola speranza sulle spalle. Spero che ora stia pedalando su una bicicletta sgangherata e che stia facendo incazzare i francesi, come e più di <strong>Bartali</strong>. Un <i>Tour</i> che passerà alla storia.</p>
<div id="attachment_2976" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2976" class="wp-image-2976 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/17-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2976" class="wp-caption-text">1.2.3.4.5. &#8211; Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, una mano, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono.</p></div>
<div id="attachment_2975" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2975" class="wp-image-2975 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/15-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2975" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2977" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2977" class="wp-image-2977 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/35-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2977" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_2974" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2974" class="wp-image-2974 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/4-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2974" class="wp-caption-text">4.</p></div>
<div id="attachment_2973" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2973" class="wp-image-2973 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/3-migranti.jpg" alt="Ogni tanto sbuca un piede, una gamba, e i corpi sono talmente ammucchiati che a malapena capisci a chi appartengono." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2973" class="wp-caption-text">5.</p></div>
<p>Sugli scogli si cuoce. Nell’aria odore di plastica bruciata. Sono i teloni usati per fare ombra, cotti dal sole. Sotto, decine e decine di persone ammassate l’una sull’altra. Tra una coperta e un pezzo di cartone, ogni tanto spunta una mano e un piede, che manco sapresti dire a chi appartiene. Illusione di arti mozzati. Salti da un masso all’altro: nelle fessure immondizia abbandonata e feci. Un’indicibile mancanza di umanità, figlia di due governi che fanno politica sulla pelle delle persone (come un leghista qualunque), ha creato tutto questo.<br />
Sotto qualche ombrellone a righe, c’è anche chi ha preferito dormire da solo, e ancora riposa avvolto in una coperta o in un lenzuolo. Fantasma, spettro, una sofferenza così remota e così a portata di mano, quasi da potersi sporcare di sangue. Ho le mani sporche di sangue.</p>
<div id="attachment_2981" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2981" class="wp-image-2981 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/31-migranti.jpg" alt="Sulla destra, il confine francese" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2981" class="wp-caption-text">Sulla destra, il confine francese</p></div>
<div id="attachment_2980" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2980" class="wp-image-2980 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/29-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2980" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Gran Hotel sull’abisso</p></div>
<div id="attachment_2978" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2978" class="wp-image-2978 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/13-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2978" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_2979" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2979" class="wp-image-2979 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/18-migranti.jpg" alt="Gran Hotel sull’abisso" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2979" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<p><strong>Ventimiglia</strong> è uno dei capitoli più tristi della storia repubblicana, un’infamia che raggiunge i livelli delle bombe neofasciste di <strong>piazza Loggia</strong> e <strong>piazza Fontana</strong>. Anche oggi, come allora, un governo colpevole. Non importa che sia stata la <strong>Francia</strong> a violare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Schengen" target="_blank">Schengen </a>o gli <strong>accordi di Dublino</strong>. Le gare di disumanità le facevano i nazisti, e sarebbe stato bello lasciarle a loro. Per montare una tendopoli in un parcheggio poco distante alla scogliera, con bagni chimici e tutto il resto, la protezione civile avrebbe impiegato 5-6 ore, non di più. Trecento persone, non un milione. Ma ora in TV c’è l’invasione degli zombie africani, orde e orde fuori controllo. Peccato che nei primi 6 mesi di quest’anno siano sbarcate 6.000 persone in meno rispetto al 2014, ma si vede che allora non erano telegeniche: c’era il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patto_del_Nazareno" target="_blank">patto del Nazareno</a>, <strong>Salvini</strong> non era un delfino ma rubava voti. Salotti proibiti.</p>
<div id="attachment_2984" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2984" class="wp-image-2984 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/25-migranti.jpg" alt="Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2984" class="wp-caption-text">Sotto queste tendo dormono un centinaio di persone.</p></div>
<div id="attachment_2983" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2983" class="wp-image-2983 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/12-migranti.jpg" alt="Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2983" class="wp-caption-text">Sullo sfondo è ben visibile Mentone e la chiesa di San Michele Arcangelo, proclamato patrono e protettore della Polizia da Papa Pio XI.</p></div>
<p>Sono rimasto nell&#8217;accampamento per circa quattro ore. Ho scattato foto, parlato con diverse persone, ragazzi i più propensi ad attaccare bottone, anche per via dell’inglese. Non scorderò mai il piccolo <strong>Biniam</strong>, in fuga dall&#8217;<strong>Eritrea</strong>, che lavava le sue scarpette da calcio con l’acqua di mare. <strong>Tris</strong> che cammina sotto il sole con il suo sinuoso corpo di ragazzo, un fascio di nervi, facendo ruotare l’ombrello come una dama inglese dell’Ottocento. O ancora mamma <strong>Njad</strong>, con le due giovani figlie <strong>Sema</strong> e <strong>Monja</strong>, sedute una di fianco all&#8217;altra senza dire parola, come ad aspettare un treno per andarsene via.</p>
<div id="attachment_2988" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2988" class="wp-image-2988 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/32-migranti.jpg" alt="Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2988" class="wp-caption-text">Sema, Njad e Monja (Sudan). Il sorriso timido di Monja, il volto incorniciato dal velo, lo sguardo fisso in camera: una bellezza irresistibile, piena di amore e di segreto.</p></div>
<div id="attachment_2990" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2990" class="wp-image-2990 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/39-migranti.jpg" alt="La casa di Sema, Njad e Monja" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2990" class="wp-caption-text">La casa di Sema, Njad e Monja.</p></div>
<div id="attachment_2986" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2986" class="wp-image-2986 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/9-migranti.jpg" alt="Biniam (Eritrea)." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2986" class="wp-caption-text">Biniam (Eritrea).</p></div>
<div id="attachment_2991" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2991" class="wp-image-2991 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/11-migranti.jpg" alt="Le scarpe da calcio di Biniam." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2991" class="wp-caption-text">Le scarpe da calcio di Biniam.</p></div>
<div id="attachment_2987" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2987" class="wp-image-2987 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/10-migranti.jpg" alt="Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2987" class="wp-caption-text">Emane (Eritrea), amico inseparabile di Biniam, visibilmente malato.</p></div>
<div id="attachment_2989" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2989" class="wp-image-2989 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/33-migranti.jpg" alt="Tris (Libia) e il suo ombrello" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2989" class="wp-caption-text">Tris (Libia) e il suo ombrello.</p></div>
<p>Quando me ne sono andato da <strong>Ponte Santo Ludovico</strong>, mi son recato in centro. Sudato, un caldo opprimente, in cerca di un tavolino e di una birra. Dovevo scrivere qualcosa, riordinare i pensieri. Davanti a me l’orizzonte di un mare blu: chi nuotava, chi giocava in spiaggia, e le trentenni corpoduro immobili a prendere il sole. Puzzavo, appiccicavo, la salsedine sulla pelle: tutto il mio corpo implorava un tuffo, una nuotata. Non ce l’ho fatta. Sentivo di odiare quell’acqua cristallina, i morti annegati che cela, un arazzo disteso sulla disperazione. Quando il sangue colorerà di rosso l’intero Mediterraneo, forse smetteremo di interrogarci se sia giusto o meno chiudere le frontiere. Credo non si arriverà a tanto. A Ventimiglia la guerra è arrivata nelle nostre strade e ora bussa alla porta: <i>toc-toc, toc-toc</i>… un rumore sordo e soffocato, sempre più forte.</p>
<div id="attachment_2999" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2999" class="wp-image-2999 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/27-migranti.jpg" alt="Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c'est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2999" class="wp-caption-text">Un profugo indossa una maglietta del PCF, con su stampata una macabra ironia: “Mon pays c&#8217;est ici”, oltre al consunto “Liberté, Égalité, Fraternité”. Nella foto sotto, la versione aggiornata.</p></div>
<div id="attachment_3003" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3003" class="wp-image-3003 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/34-migranti.jpg" alt="migranti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3003" class="wp-caption-text">LiberQUE? EgaliQUI? FraterniQUAND?</p></div>
<div id="attachment_3000" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3000" class="wp-image-3000 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/28-migranti.jpg" alt="Il bagno, la mattina" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3000" class="wp-caption-text">Il bagno, la mattina.</p></div>
<div id="attachment_2995" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2995" class="wp-image-2995 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/16-migranti.jpg" alt="Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2995" class="wp-caption-text">Chissà se i bambini del Sudan sanno cos’è un orso.</p></div>
<div id="attachment_2996" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2996" class="wp-image-2996 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/19-migranti.jpg" alt="I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2996" class="wp-caption-text">I vestiti si lavano sulle rocce, utilizzando l’acqua delle bottiglie.</p></div>
<div id="attachment_2994" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2994" class="wp-image-2994 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/6-migranti.jpg" alt="Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2994" class="wp-caption-text">Il giocattolo abbandonato da un bambino, a fianco di un pezzo di pane.</p></div>
<div id="attachment_2997" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2997" class="wp-image-2997 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/21-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2997" class="wp-caption-text">1.2.3. &#8211; Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano.</p></div>
<div id="attachment_2998" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2998" class="wp-image-2998 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/22-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2998" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3005" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3005" class="wp-image-3005 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/38-migranti.jpg" alt="Le comode brande messe a disposizione dallo Stato italiano" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3005" class="wp-caption-text">3.</p></div>
<div id="attachment_3004" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3004" class="wp-image-3004 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/37-migranti.jpg" alt="Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3004" class="wp-caption-text">Una signora di circa 60 anni, in cerca di vestiti.</p></div>
<div id="attachment_2992" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2992" class="wp-image-2992 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/1-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2992" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Messaggi inascoltati.</p></div>
<div id="attachment_2993" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2993" class="wp-image-2993 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/2-migranti.jpg" alt="Messaggi inascoltati" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-2993" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3001" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3001" class="wp-image-3001 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/30-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3001" class="wp-caption-text">1.2. &#8211; Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere.</p></div>
<div id="attachment_3014" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3014" class="wp-image-3014 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/40-migranti.jpg" alt="Su queste montagne passò Sandro Pertini per fuggire dal fascismo nel 1925. Su queste montagne c’è il passo del Cornà, attraversato – dal marzo ’39 al maggio ’40 – dagli ebrei costretti a lasciare l’Italia a causa delle leggi razziali. Gli stessi sentieri sono ora percorsi dai profughi che cercano di oltrepassare il blocco delle frontiere." width="750" height="500" /></a><p id="caption-attachment-3014" class="wp-caption-text">2.</p></div>
<div id="attachment_3007" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3007" class="wp-image-3007 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/24-migranti.jpg" alt="Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3007" class="wp-caption-text">Come dopo un naufragio, sugli scogli decine e decine di vestiti distesi ad asciugare.</p></div>
<div id="attachment_3008" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3008" class="wp-image-3008 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/36-migranti.jpg" alt="Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera" width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3008" class="wp-caption-text">Un ragazzo si è addormentato con la penna in mano. Una preghiera.</p></div>
<div id="attachment_3006" style="width: 760px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3006" class="wp-image-3006 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/14-migranti.jpg" alt="Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua." width="750" height="500" /><p id="caption-attachment-3006" class="wp-caption-text">Una donna si sistema i capelli. Un gesto di vanità femminile, e la vita continua.</p></div>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-29700" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/06/5-migranti.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/bussano-alla-porta/">Bussano alla porta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2015 13:08:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[metropolitana]]></category>
		<category><![CDATA[senzatetto]]></category>
		<category><![CDATA[stazione di brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni città ha le proprie debolezze inscritte nella carne, essendo lo specchio degli uomini che la abitano. Hai voglia a rifare la pavimentazione, i restyling delle piazze, a sostituire i vecchi lampioni con scintillanti LED, che rendono le strade bianche che più bianche non si può, smacchiandole come i detersivi. È solo un modo per rifarsi il trucco, ma la pelle cade incisa dalle rughe, da chi non ha un tetto sotto cui dormire, da chi è costretto a rubare per avere qualcosa da mangiare, o per farsi un buco in vena dentro il quale svanire. Una città può ingannare qualcuno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni città ha le proprie debolezze inscritte nella carne, essendo lo specchio degli uomini che la abitano. Hai voglia a rifare la pavimentazione, i restyling delle piazze, a sostituire i vecchi lampioni con scintillanti LED, che rendono le strade bianche che più bianche non si può, smacchiandole come i detersivi. È solo un modo per rifarsi il trucco, ma la pelle cade incisa dalle rughe, da chi non ha un tetto sotto cui dormire, da chi è costretto a rubare per avere qualcosa da mangiare, o per farsi un buco in vena dentro il quale svanire. Una città può ingannare qualcuno che la vede per la prima volta, ma non chi le sta a fianco ogni giorno — come una bolsa cinquantenne che si mette tacchi e minigonna per andare in discoteca, cercando un’ultima emozione contraffatta. L’alternativa all’abisso non è la fuga: non c’è rifugio in cui trovare conforto, se le tue debolezze sono inscritte nella carne.</p>
<p><strong>Il binario 1 della stazione di Brescia</strong> è un dormitorio a cielo aperto, la notte. Se vi chiedete come mai i senzatetto non se ne stiano nell&#8217;atrio, riparati da pioggia e freddo, è subito detto: un’ordinanza della giunta Del Bono, che si dice di sinistra con gran spregio del ridicolo, ha infatti vietato la sosta prolungata per questioni di decoro. Un’ordinanza-fard, maquillage urbano in pura salsa fascioleghista (questi gli insipidi ingredienti: il colpevole è il povero, non la povertà). Così si è verificato un vero e proprio esodo biblico, ma di pochi metri: tutti a dormire sulla banchina che, essendo di proprietà delle Ferrovie dello Stato, è fuori dalla giurisdizione comunale. Le porte di vetro tra le due zone sono il Mediterraneo che divide l’Africa dalle coste sicule: ad ogni livello, il capitale riproduce le stesse dinamiche di esclusione — e, se non sei utile al soldo, per te son già pronti miseria e abbandono, l’onta di un destino funesto. Certo, se tu fossi un prodotto da vendere, l’atrio della stazione è pieno di negozi climatizzati estate e inverno.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) stanko" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/stanko.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) stanko" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Stanko</p></div>
<p>Il binario 1 della stazione è il mondo intero. Se la bella <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Shahraz%C4%81d" target="_blank">Sharazād </a>fosse ancora viva, verrebbe qui in cerca di storie per placare la sete di sangue del re persiano. A dormire vicino al distributore di bibite, c’è un ex calciatore di serie A del campionato jugoslavo: è soprannominato <strong>Stanko</strong>, arrivato in Italia scappando dalla guerra oltre vent’anni fa, salvandosi da eccidi che l’Europa di Auschwitz ha fatto finta di non vedere, sebbene i Balcani non siano di proprietà delle Ferrovie dello Stato. Poi ha rovinato tutto con l’alcol, la moglie l’ha cacciato di casa, i suoi due figli l’hanno ripudiato (uno di loro ha preso dal padre, e gioca a calcio a buon livello). Se lo incontrano per strada, i suoi familiari fanno finta di non vederlo, lui che porta i loro nomi tatuati sul braccio. Passa le giornate a leggere i quotidiani usciti il giorno precedente, sulle notizie della Gazzetta potrebbe vincere un quiz in televisione. Non rubo e non rompo le palle a nessuno, racconta con la voce velata di rancore (un rancore cieco e indefinito, senza un oggetto su cui abbattersi e riposare). Me no sto qui, sto bene qui: se passate, non me ne faccio niente della vostra elemosina: portatemi piuttosto un cartone di vino. Stanko non smetterà mai di tirare calci: la guerra gli ha tolto il pallone, lasciandogli solo il vento.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Luciano" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/luciano.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Luciano" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Luciano</p></div>
<p>C’è anche <strong>Luciano</strong>, sul binario 1. Ha la sua pensione dopo una vita da gruista in acciaieria, ma preferisce starsene a dormire in stazione; qui lo conoscono tutti, qui si sente riconosciuto. Di giorno gioca a carte con gli amici a San Polo. Ci vado usando la nuova metropolitana, sottolinea. Posso farti una foto, Luciano?, Sei matto, poi senti tu mia sorella, Come non detto, Una puoi farmela, in fondo che sarà mai? Sono venuto bene almeno?, Il pensionato più bello di tutta Brescia. Nei suoi occhi brilla la scintilla della gioia infantile, lo sguardo che spreme entusiasmo dalla quotidianità. Luciano è una porta chiusa sui legami (e sulle catene): come ogni porta chiusa, fa pensare all’aldilà che trova inizio al suo interno.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Stephan" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/stephan.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Stephan" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Stephan</p></div>
<p>E poi c’è <strong>Stephan</strong>, che ti chiede una monetina per il caffè. Ha i denti marci e un sorriso stupendo, incredibilmente vero, qualcosa di puro. Gli chiedo da dove viene; risponde: Sono nato sul carretto dei miei genitori mentre attraversavo una dogana, sono nato sulla terra. E io non ho alcun dubbio che sia così (perché rovinare una bella storia con la verità?). Mentre parla muove le dita come se stesse orchestrando i fili di una marionetta, una marionetta fatta di tanti racconti di vita o inventati. La sua felicità è un’arte, estetica e interiore: l’arte di sopravvivere a se stessi (nei corsi da trovo-un-senso-alla-mia-vita-<wbr />nel-dopolavoro, Stephan raccoglierebbe migliaia di adepti).</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Palo" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/palo.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Palo" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Palo</p></div>
<p><strong>Palo</strong> ha gli occhi iniettati di sangue. È stanco, la stanchezza rabbiosa dell’alcol. Rincorre parole a caso, un misto di inglese e italiano, rinchiuso nel suo soliloquio come in una città assediata. Cerca di farsi capire; non vuole che io scatti fotografie: Cosa fai con quella, cosa scrivi su quel foglio? Stavamo solo parlando, voglio raccontare le vostre storie; non sono uno sbirro, sono tuo amico. Non vuole credermi, o forse non può: troppo l’odio piovuto sulla sua pelle da quando è arrivato dall’Africa, intossicato dal veleno secreto da diffidenza e disprezzo (e pensare che ero arrivato in Italia per correggere la sfortuna, dare una spallata alla miseria). Palo è un prodotto di schedature, fogli di via, allontanamenti, celle di sicurezza. È un prodotto dei Salvini; forse un giorno spingerà una signora per rubarle la borsetta, la farà cadere, rompendole un’anca: Volevo solo mangiare, cercherà di giustificarsi. Nulla da fare, pronto all’espulsione, il cerchio è chiuso: la sconfitta di Palo sarà la vittoria dei Salvini, sciacalli degeneri che si nutrono di carne viva.</p>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Michael" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/michael.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Michael" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Michael</p></div>
<div id="attachment_2888" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-2888" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Singh" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/Singh.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) Singh" width="1024" height="683" /><p id="caption-attachment-2888" class="wp-caption-text">Singh</p></div>
<p><strong>Michael</strong> danza sul binario 1, per lui la banchina è solo il prolungamento della spiaggia di Bahía. Michael è polacco e non parla italiano. Ma balla con la sua birra in mano, e salta su una gamba. Ha gli occhi azzurri, colmi di enigma e furbizia. La sua risata ha un sapore primigenio, avvelena la quiete con il sospetto del caos. Si muove con grazia nonostante i suoi quarant’anni. Fa impressione vederlo aleggiare davanti a un pendolare seduto su una panchina, cupo e svuotato, in attesa del treno. Guarda fisso lo schermo del cellulare, scorrendo col pollice i social network della solitudine. Indossa giacca e cravatta, Michael puzza da far vomitare. Ma se guardate alle anime fate pure il contrario. Michael paga rate del mutuo solo al tempo che passa. Accanto a lui c’è <strong>Singh</strong>, un indiano grassoccio. Nasconde in fondo agli occhi un dolore che ti si inchioda nella carne. Non mi sento di chiedergli nulla, lui mi domanda se può essere fotografato: Poi posso vedermi nello schermo? Il mio regalo per Singh è la fissità di un ritratto: la pretesa solitaria di ogni dolore non trova spazio in un orologio senza lancette.</p>
<p>Le storie che il <strong>binario 1</strong> racconta danno un volto nuovo a desideri e aspirazioni, liberano le paure riscattandole dall’impostura del pericolo (ora, sorelle sincere, potete comodamente sedere al nostro fianco). Ogni cosa diventa ostinatamente inconsistente, la fondamentale inconsistenza di tutto ciò che è umano; ma, allo stesso tempo, appaiono sentimenti di una violenza adamantina, in un’insondabile coincidenza di contraddittori. Nessun trucco, nessuna protezione di plastica sulla vita: qui infettarsi è d’obbligo, qui è impossibile domandarsi Come mai le lacrime tardano tanto ad arrivare?</p>
<p>Al fine di tutto, lasciando il binario 1 verso un letto e un portone sbarrato, resta una certezza banale e sincera come un cordoglio: <strong>Stanko</strong>, <strong>Luciano</strong>, <strong>Stephan</strong>, <strong>Palo</strong>, <strong>Michael</strong>, <strong>Singh</strong>… mentre ascoltavo i vostri racconti, guardavo i vostri stracci, non mi è mai venuto in mente (nemmeno per un istante fugace) di essere più felice di voi. Semmai ho provato una certa nostalgia, la nostalgia per una verità che ho sempre creduto mia: il vagabondaggio come intima natura dell’uomo, la risposta più radicale e poetica all’ideologia del possesso. Ma con gli anni sono arrivati i compromessi, accettando di farmi amministrare la vita — pensare di non poter essere cambiati dal sistema è un vano illudersi. Grazie a voi ho osservato quella verità attardarsi ancora un attimo di fronte ai miei occhi, pacifica ma inesorabile, un po’ come si attarda la luce nell’ora del crepuscolo. Poi, si sa, viene subito sera.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-2888 size-full" title="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) CHIUSURA" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/CHIUSURA.jpg" alt="BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi) CHIUSURA" width="1024" height="683" /></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-28820" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/05/immagine-copertina.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/binario-1-ovvero-larte-di-sopravvivere-a-se-stessi/">BINARIO 1 (ovvero l’arte di sopravvivere a se stessi)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>A Brescia non osare chiedere lo scontrino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Zenigata]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Nov 2014 12:04:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[locali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Brescia conosco un bar dove ogni giorno mi fanno lo scontrino. Sempre. Questo bar ha un flusso regolare di clienti, nè tanti, nè pochi, eppure riesce comunque a sopravvivere da anni emettendo regolarmente la ricevuta. Ma come è possibile? Me lo chiedo in quanto noto che certi locali molto più affollati, molto più stilosi e molto più cari lo scontrino invece non te lo fanno quasi mai. A Brescia ci siamo abituati ad una spiacevole arroganza di alcuni locali che danno per scontato che lo scontrino non te lo fanno e tu non devi osare chiederlo. Ma parliamoci chiaro, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Brescia conosco un bar dove ogni giorno mi fanno lo scontrino. Sempre.</p>
<p>Questo bar ha un flusso regolare di clienti, nè tanti, nè pochi, eppure riesce comunque a sopravvivere da anni emettendo regolarmente la ricevuta.<br />
Ma come è possibile?<br />
Me lo chiedo in quanto noto che certi locali molto più affollati, molto più stilosi e molto più cari lo scontrino invece non te lo fanno quasi mai.</p>
<p>A Brescia ci siamo abituati ad una spiacevole arroganza di alcuni locali che danno per scontato che <strong>lo scontrino non te lo fanno e tu non devi osare chiederlo</strong>.<br />
Ma parliamoci chiaro, nessuno minaccia l’avventore perché non lo chieda, quello che viene messo in atto dai camerieri è un atteggiamento che, nella sua grossolana invisibilità, incide in modo aggressivo sul comportamento del cliente, soprattutto quando è abituale.<br />
Ossia, l’atteggiamento del “è ovvio che non ti faccio lo scontrino” implica che l’habitué, per riuscire ad ottenerlo, deve spezzare il flusso di un’azione illecita che sta seguendo il suo solito iter, rompendo un tacito accordo nella relazione cliente-oste ormai assodata. Come se ci fosse un galateo da rispettare.<br />
Esempio: vado in un locale, guardo il listino dei vini e ordino un calice. Poi vado a pagare, il tipo del locale incassa i soldi (al prezzo del listino) e mi saluta con il migliore dei sorrisi. A questo punto mi accorgo che per l’oste l’azione del pagamento è conclusa, mentre per me no.<br />
Quindi, per ottenere lo scontrino dovrei parlare subito. Il problema è che ci sono istintivi pensieri malsani che ostacolano la mia richiesta, come ad esempio: “Ma non è che si offende se gli faccio osservare che non me l’ha dato? Non lo percepirà come un atteggiamento polemico? Non è che poi pensa male di me e dalla prossima volta inizia a trattarmi peggio? Forse dovrei trovare una scusa per chiederglielo, tipo che mi serve per scaricare le spese?”.<br />
In sostanza mi sento ingabbiato: chiedere attivamente lo scontrino dà la sensazione di chiedere un favore, un servizio in più. E se provate a farlo, noterete che si crea un breve momento imbarazzante, una leggera impasse, e l’oste sorriderà, ma senza guardarti negli occhi. Come si sa, i peggiori imbarazzi sono quando si percepisce di essere la fonte di vergogna per l’altro. Quindi, diciamo la verità, per evitare che si spezzi l’andamento rilassante di una serata, si esce dal locale senza chiedere scontrino.<br />
Ma poi che cosa succede?<br />
Succede che questo diventa argomento di conversazione con gli amici! E tutti ci indigniamo: “A me non lo fanno mai, io non ci torno più!”, fino a quando si arriva a rilevare che il vero errore commesso dai locali è che <strong>se non mi fai la ricevuta, almeno me lo devi far pagare di meno!</strong> Perché devo pagare un rincaro di tasse inesistente?<br />
Suonerà paradossale dirlo, ma l’evasione fiscale ha un suo codice, una sua etica da rispettare.<br />
Insomma, a chi non è capitato di usufruire di una prestazione professionale dove con la ricevuta viene “Tot” e senza viene “Tot meno X”? Almeno questo è un accordo illecito funzionale per entrambi.<br />
Sia ben chiaro, non voglio entrare nel complicato ginepraio della questione dell’evasione fiscale, ma soltanto analizzare l’atteggiamento di certi locali e, soprattutto, avvertirli che <strong>il cliente nota ogni singola volta che non gli viene fatto lo scontrino e deve pagare il prezzo pieno</strong> e che, nonostante sorrida e stia in silenzio, in realtà ne parla sprezzante con gli altri a cui (guarda caso) capita lo stesso. Questo istiga un processo di cattiva fama che porta irreversibilmente il locale a trovarsi lentamente con un cambio di clientela (se gli va bene) oppure a collassare su se stesso.<br />
Questo accade perché viene violato uno dei principi che regolano l’umanità: <strong>il funzionamento dei rapporti si basa sulla percezione che quello che io ti do ha un valore equivalente a quello che mi dai tu</strong>. Se viene tolta sistematicamente la ricevuta, per il cliente l’equilibrio di questa percezione cade e si sente fregato. E se il cliente si sente fregato è gravissimo, gravissimo per il locale intendo.<br />
Ma che cosa porta a sopravvalutare quello che si dà rispetto a quello che si richiede? Certi locali vivono proprio questa illusione percettiva quando si crogiolano nel godere di un’effettiva momentanea popolarità e quando vedono lo stesso cliente tornare più volte, credendo che “avventore abituale” lo sarà sempre e comunque. Così accade che i locali si permettono di trattare il cliente con arroganza, con tutti gli atteggiamenti che dall’arroganza stessa conseguono: fanno aspettare a lungo, si dimenticano della tua ordinazione, ti versano una quantità ridicola di vino che copre solo il fondo del bicchiere, quando fanno un errore non si scusano e ti fanno pagare a prezzo di listino senza ricevuta.<br />
Tutti atteggiamenti che accelerano il silenzioso abbandono da parte dell’habitué.</p>
<p>Suppongo che nella tua mente in questo momento c’è l’immagine di un locale.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-1000" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/Lupin-scontrino.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/a-brescia-non-osare-chiedere-lo-scontrino/">A Brescia non osare chiedere lo scontrino!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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