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	<title>figli Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Manuale di sopravvivenza per neo padri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Quillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Jul 2016 09:33:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[Tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non so quanti di voi ci sia passato o ci stia passando, sono certo che moltissimi di voi sicuramente ci passeranno, e allora io, che sono nel mezzo della tempesta, mi permetto di fornirvi qualche coordinata per orientarvi e non boccheggiare nell&#8217;affannosa ricerca del voi stesso perduto. Di cosa sto parlando? Della più clamorosa, prorompente, fragorosa bomba che possa essere sganciata nella quiete della vostra vita di trentenni: la paternità. Quando vi dicono che un bambino è la cosa più bella che possa capitarvi, che dà un senso alla vita, che cambia tutto in meglio, credeteci, è giusto crederci, è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non so quanti di voi ci sia passato o ci stia passando, sono certo che moltissimi di voi sicuramente ci passeranno, e allora io, che sono nel mezzo della tempesta, mi permetto di fornirvi qualche coordinata per orientarvi e non boccheggiare nell&#8217;affannosa ricerca del voi stesso perduto.</p>
<p>Di cosa sto parlando? Della più clamorosa, prorompente, fragorosa bomba che possa essere sganciata nella quiete della vostra vita di trentenni: <strong>la paternità</strong>.</p>
<p>Quando vi dicono che un bambino è la cosa più bella che possa capitarvi, che dà un senso alla vita, che cambia tutto in meglio, credeteci, è giusto crederci, è giusto dirlo.</p>
<p>In sostanza è vero.</p>
<p>Ma provate a guardare gli occhi dei neo padri, non parlo di neo padri da un paio di settimane o un paio di mesi, quando gli occhi assonnati sono ancora commossi dal primo vagito, dal primo sorriso, come drogati dall&#8217;emozione, fatti di borotalco, anestetizzati dall&#8217;entusiasmo di parenti e amici, uno specchio liquido di luminosa emozione.</p>
<p>Parlo dei neo padri della terra di mezzo&#8230; quella tra l&#8217;idillio sopra descritto e la salvezza rappresentata dall&#8217;asilo (nido perdio!!).</p>
<p>Quel periodo corto ma lungo in cui si spengono le luci della ribalta mediatica, i nonni riprendono la loro vita, il lavoro riparte al ritmo di sempre, il volume e l&#8217;attenzione del cerchio dell&#8217;affetto si abbassano, gli amici diradano le visite e vanno per la loro strada&#8230; ecco in questo momento, mentre anche tu credi di avere il diritto finalmente di riprendere la tua vita,inizia la battaglia. E in battaglia non esistono diritti.</p>
<p>Le richieste, il peso (in termini di chili e non solo) e le energie della creatura magicamente aumentano.</p>
<p>I pisolini si accorciano, il facile biberon lascia il posto a una giungla di pappe, crescono i denti. Si alzano i decibel.</p>
<p>Ora la cacca lascia il posto alla merda.</p>
<p>Ecco in questo periodo gli occhi dei <strong>neo padri</strong> sviluppano una leggera patina opaca, fatta di un sonno che diventa endemico, quasi epidermico.</p>
<p>È un sonno che si allunga negli arti rendendoli pesanti, rallenta i tempi di reazione, offusca le idee. Fin dalle prime ore della mattina. E in crescendo.</p>
<p>È una nebbia che esce dallo schermo del vostro pc in ufficio e vi fa sudare la schiena.</p>
<p>Un sonno che esce allo scoperto in tutto il suo irresistibile fulgore alle 14 se farete l&#8217;errore di ingerire un carboidrato a pranzo. E vi punirà.</p>
<p>Vi chiuderà le palpebre, nel mezzo di una riunione o in coda in autostrada. Diventerà parte di voi.</p>
<p>Ma non c&#8217;è solo sonno in quella patina opaca, c&#8217;è anche qualcos&#8217;altro. È una specie di paura. Come quella dei pesci rossi quando schizzano fuori dalla boccia con quegli occhi inebetiti.</p>
<p>Non è claustrofobia, ma è simile&#8230; è fame d&#8217;aria.</p>
<p>Paura di soffocare.</p>
<p>Quando l&#8217;avvertirete (perché succederà!) la prima tentazione sarà di reprimerla, in un misto di vergogna e negazione. Non fatelo, non serve a niente. Ammettetela piuttosto, affrontatela.</p>
<p>La verità è che volete fuggire, rivolete la vostra vita di prima. Ammettetelo, ripetetelo ad alta voce, sarà il primo passo per guarire.</p>
<p>Non ha niente a che fare con l&#8217;amore che provate per vostro figlio/a, smettetela di crucciarvi, non toglie nulla a lui/lei&#8230; se sarete bravi  e tempestivi non se ne accorgerà nemmeno, smettetela di sentirvi in colpa: è una cosa tra voi e voi, solo vostra, la resa dei conti finale col tempo che passa, con la paura di diventare grandi.</p>
<p>Avete rimandato questo scontro ai primi capelli bianchi, persino ai primi che cadevano, l&#8217;avete rimandato ai vostri 30 anni, ai matrimoni degli amici, persino al vostro se sarete stati un po&#8217; distratti.</p>
<p>Avete fuggito la contesa quando avete sostituito le scarpe da ginnastica con la cravatta, quando avete prenotato l&#8217;albergo con la morosa invece di andare all&#8217;avventura a dormire dove capitava con gli amici.</p>
<p>L&#8217;avete dissimulato col fantacalcio, con il Pagodino il venerdì, con il calcio giocato nonostante i chili in più tirassero la maglia e i ragazzini di 20 anni vi passassero sulle orecchie già da un po&#8217;.</p>
<p>Ma ora dovete ammetterlo.</p>
<p>Siete grandi, non vecchi forse, ma certamente non ragazzi.</p>
<p>Non potete fuggire proprio da nessuna parte ormai, non con una creatura a casa.</p>
<p>Questa l&#8217;analisi, la cruda realtà dei fatti. Come uscirne vi chiederete?</p>
<p>Ciascuno trovi il suo metodo, non esiste una formula credo, ma visto che ci sono vi dico come faccio io quando mi piglia l&#8217;ansia:</p>
<p>Mi metto le scarpe da ginnastica ed esco a correre, meglio se comincia a fare buio, fino a quando il sudore scioglie la tensione, il battito del cuore che accelera spezza le catene che imbrigliano pensieri e respiro, la nebbia si dirada.</p>
<p>Meglio ancora se piove, sembrerà un lavacro divino, la panacea di tutti i mali.</p>
<p>Ma vale anche un&#8217;uscita in moto per chi ce l&#8217;ha, cento vasche in piscina, la Maddalena in bicicletta. In sostanza, fatevi male fisicamente.</p>
<p>Quando torno a casa mi sento come Ulisse, stanco e pago, anche se sono arrivato a Mompiano e ritorno e un paio di ragazzi in tuta ipertecnica mi sono passati sulle orecchie nei pressi di Studios. Sono lontani i tempi di NY e la maratona, ma ora so che nessuno mi impedisce di allenarmi e riprovarci, tutto mi sembra possibile adesso.</p>
<p>Rientro in casa, vedo mia moglie sul tappeto con la piccola che prova a gattonare e ride, ridono tutte e due e mi sorridono.</p>
<p>Salgo in bagno e mentre guardo il mio fisico un po&#8217; appesantito sotto la doccia percepisco di essere esattamente al mio posto, dove devo essere, e che sono felice.</p>
<p>Metto la mia tuta-pigiama, mi apro una birra e mi appresto a risalire sulla giostra pappa-rutto-cacca-nanna e fare la mia parte, come sempre, mentre un altro giorno se ne va.</p>
<p>Quando tutto tace e finalmente mi stravacco sul divano davanti al mio aristocratico sky hd, penso ai miei amici <em>singoloni</em> in giro a far danni e sorrido&#8230; dateci dentro anche per me ragazzi!</p>
<p>Che sonno cazzo&#8230; buonanotte.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-25960" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2014/11/Neopadre.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/manuale-di-sopravvivenza-per-neo-padri/">Manuale di sopravvivenza per neo padri</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Diritti e doveri a Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gualtiero Aliprandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2015 13:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Brescia e i bresciani. Di questo parliamo su questo portale. E allora parliamo di quello che succede nella vita di tutti noi quotidianamente in questa città. Un anno fa, durante i disastrosi mondiali di calcio, ho avuto modo di guardarmi la nazionale a casa di amici. Tutte le partite con loro, in pieno centro a Brescia. L’ultima partita, il 20/06, decido di guardarmela andando in bici. Si gioca alle 18 di un venerdì, se non voglio correre rischi di perderla a causa dei parcheggi non ho altra scelta. Esco dall’ufficio, mollo la macchina a casa e via di pedalata: parcheggio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Brescia e i bresciani</strong>. Di questo parliamo su questo portale. E allora parliamo di quello che succede nella vita di tutti noi quotidianamente in questa città. Un anno fa, durante i disastrosi mondiali di calcio, ho avuto modo di guardarmi la nazionale a casa di amici. Tutte le partite con loro, in pieno centro a <strong>Brescia</strong>. L’ultima partita, il 20/06, decido di guardarmela andando in bici. Si gioca alle 18 di un venerdì, se non voglio correre rischi di perderla a causa dei parcheggi non ho altra scelta. Esco dall’ufficio, mollo la macchina a casa e via di pedalata: parcheggio nell’androne del cortile, cancello esterno e cancello elettrico. La lego e via che sia guarda la partita. 1, 2, 3 birre. Finisce male per la nazionale. Si torna a casa. In tutti i sensi. Piccolo problemino. La mia bici, quella parcheggiata nell&#8217;androne, protetta da catena, lucchetto, cancello elettrico e portone… non c’è più. Volatilizzata.</p>
<p>Scena odierna: rientro a casa in bicicletta (nel frattempo me ne sono comprata un’altra. Doppia catena. Almeno faticano il doppio): parcheggio nel garage interrato del nostro palazzo, perennemente chiuso a chiave. Guardo attorno, manca qualcosa. La bici di mia moglie. Rubata. Anche quella era legata. Anche quella era in uno spazio (teoricamente) chiuso a chiave. Almeno io lo trovo sempre chiuso a chiave. Bene e adesso. Adesso nulla. Adesso bisogna comprarne una nuova, se voglio pedalare.</p>
<p>Vivo in un quartiere a <strong>Brescia 2</strong> che da quando ho preso casa, è caduto un po’ in malora. È bello perché c’è tanto verde. Ma negli ultimi anni è diventato un posto diverso. Adesso qualcuno mi darà del razzista, e forse lo farà a ragione. Ma il degrado è iniziato quando culture e popoli con usi e costumi diversi ha cominciato a vivere qua. È brutto quello che sto dicendo; è bruttissimo. Ma è tremendamente vero. Sentire <strong>bambini indiani</strong> che urlano indiscriminatamente a qualsiasi ora del giorno o della notte senza che nessuno metta loro un freno (ed io che mi incazzo se le mie figlie alzano un po’ la voce&#8230; che padre del tubo che sono), ragazzotti che all&#8217;ultimo piano con le finestre spalancate ci fanno sentire la loro musica a tutti i costi e ciliegina sulla torta la <strong>famiglia di pakistani</strong> che vive all&#8217;ultimo piano della palazzina attigua alla mia. Sono sotto sfratto. Non pagano più il mutuo da un tot. Non pagano le bollette da una vita. Non pagano le spese condominiali. Certo hanno avuto una sventura tempo fa. Ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Però loro hanno diritto ad acqua, riscaldamento ed elettricità. Oggi la loro casa è di un’altra proprietaria. Una <strong>famiglia rumena</strong>, che non sa più a che santo votarsi pur di entrare in possesso della propria abitazione. Qualche giorno fa è arrivata con la polizia al seguito, constatando che non c’è nulla da fare. E a difendere la famiglia pakistana c’era anche un’associazione per il diritto alla casa. Il diritto alla casa ce l’ha solo la famiglia pakistana, mi domando? La famiglia romena che ha investito sull&#8217;acquisto, no?</p>
<p>Non fate i cinici, perché vuol dire che avete perso in partenza. Non ditemi che la colpa è della famiglia romena poco accorta, e che non avrebbe dovuto comperare quell’appartamento, che quanto promesso con lo sfratto esecutivo è una fandonia. Lo è in Italia, lo è a <strong>Brescia</strong> dove i diritti non sono uguali per tutti. Come quello di comperare qualcosa e possederlo, perché arriva sempre quello più furbo, quello più scaltro che si impossessa di qualcosa che è tutto, per cui hai lavorato, sudato, messo da parte dei soldi e poi ti sei comperato. Come una casa. Come una (o due) bicicletta(e).</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-40560" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Bicicletta.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/diritti-e-doveri-a-brescia/">Diritti e doveri a Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>La fuga</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/la-fuga/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Bere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2014 17:19:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La notizia la si attende trepidanti … Mani che sudano e si tormentano senza tregua; si cammina consumando le suole delle ciabatte tra la cucina e la sala da pranzo; il respiro si fa affannoso… E finalmente il telefono squilla … si trattiene il respiro … La tua lei ti guarda incredula: “Han detto sì …” Han detto sì ??? HAN DETTO SÌÌÌ ??? MA VIENIII !!! Ebbri di gioia tu e la tua donna vi trasformerete immediatamente in John Travolta e Uma Thurman scatenati sulle note di “You never can tell” trasudando tutta la vostra folle gioia per la notizia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia la si attende trepidanti …</p>
<p>Mani che sudano e si tormentano senza tregua;</p>
<p>si cammina consumando le suole delle ciabatte tra la cucina e la sala da pranzo;</p>
<p>il respiro si fa affannoso…</p>
<p>E finalmente il telefono squilla … si trattiene il respiro …</p>
<p>La tua lei ti guarda incredula:</p>
<p>“Han detto sì …”</p>
<p>Han detto sì ??? HAN DETTO SÌÌÌ ??? MA VIENIII !!!</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="John Travolta e Uma Thurman" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/bere/thurman-travolta_condi.jpg" alt="John Travolta e Uma Thurman" border="0" />Ebbri di gioia tu e la tua donna vi trasformerete immediatamente in John Travolta e Uma Thurman scatenati sulle note di “You never can tell” trasudando tutta la vostra folle gioia per la notizia che avete atteso da troppo tempo!!!</p>
<p>Aumento di stipendio? Cambio di lavoro? Casa dei vostri sogni?</p>
<p>Macché, una cosa molto più importante …</p>
<p>I NONNI TERRANNO A DORMIRE IL BIMBO SABATO SERA!!!</p>
<p>No ragazzi, qui non si esagera … sono mesi che vivete 24 ore su 24 in funzione di un tamagoci scagazzante ed urlante che vi ha semplicemente liposucchiato la vostra esistenza rendendovi in pratica degli automi atti solo al nutrimento/lavaggio/ninnanaggio/consolaggio e chi più ne ha più ne metta, senza soluzione di continuità… siete diventati esseri smarriti nelle proprie mura domestiche che ormai si parlano solo attraverso frasi preconfezionate: “ha mangiato?” “ha fatto la cacca?” “ha dormito?” o biascicando nella notte “ti alzi tu?” “lo cambi tu?” “cazzo si è svegliato di nuovo”&#8230;</p>
<p>E ora invece vi si spalancano davanti le porte di una serata e nottata tutta per voi, da godere con tutti e cinque i sensi e magari anche col sesto che nel frattempo s’è un po’ atrofizzato.</p>
<p>Ve lo godrete quel sabato sera perché ritroverete sapori ed emozioni che avevate dimenticato da tempo.</p>
<p><img decoding="async" class=" alignleft" title="Ferran Adrià" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/bere/ferran_adria_sigrid_art.jpg" alt="Ferran Adrià" border="0" />Comincerete con un <a title="Leggi &quot;E tu di che Pirlo sei?&quot; di Quillo77" href="http://www.odiopiccolo.com/e-tu-di-che-pirlo-sei/" target="_blank"><strong>pirlo gigante</strong></a> che al primo sorso vi sembrerà il nettare più buono mai creato dalla<strong> Dea Elda</strong>, la nuova Dea degli aperitivi; proseguirete poi con un semplicissimo piatto di affettati ed uno di casoncelli che al vostro incredulo palato avranno lo stesso impatto al gusto di una creazione tristellata del miglior Ferran Adrià.</p>
<p>Quindi, una volta nutrito il corpo, il nutrimento della mente… il cinema.. la vostra passione.</p>
<p>Ebbene sì, quello stesso cinema “al sabato sera” che voi radical chic di ieri snobbavate totalmente considerandolo roba da gente che non sapeva cosa fare con la propria moglie/morosa; quella sala cinematografica che a voi intellettuali dell’altro ieri sembrava già troppo piena quando oltre a voi c’era anche solo il bigliettaio che adocchiava circospetto la pellicola da dietro la tenda di velluto dell’ingresso.</p>
<p>Sì cari miei, sarete felici in una sala piena di coppie e di gruppi di amici, guardando un normalissimo film candidato ad un paio di Oscar, voi che avevate sempre snobbato i film “commerciali”, voi che non consideravate FILM pellicole che non avessero almeno la lentezza di un iraniano, la complessità di un coreano, la violenza di un giapponese … e ora siete li, consapevolmente gioiosi e inebetiti di fronte ad un colpo di scena, una lacrima facile, una risata scontata.</p>
<p>E poi il clou … dopo il cinema, una volta nutriti il corpo e la mente, uscirete mano nella mano con la vostra dolce metà, vi dirigerete verso casa, camminando a cinque centimetri da terra e guardandovi dopo tanto tempo languidamente negli occhi mentre cominciate ad avvicinarvi a quello che sarà il “BIG BANG” di questa nottata tutta per voi… quel qualcosa che per mesi avete solo potuto sognare e spasimare e che ora con la vostra amata al fianco e una notte intera di fronte cominciate a pregustare; quella parolina di cinque lettere che inizia con la S e finisce con la O … si proprio quello, lurido, sfacciato, indispensabile…</p>
<p>Cosa dite? Sesso??? Ma quale sesso… la parola magica è: SONNO !!!</p>
<p><img decoding="async" class=" alignright" title="Sonno" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/bere/romanova_jana_waiting_art.jpg" alt="Sonno" border="0" />Sììì, un dolce, gustoso, indisturbato, russante, maestoso, rinfrancante SONNO, ESSE OOO ENNE ENNE OOO! SOOONNOOOOO Aaahhhhhh è libidine solo dirlo.</p>
<p>Poi si … certo … al risveglio, dopo una bella dormita ristoratrice, belli riposati e stirati… beh a quel punto un po’ di sesso ci sta… ma la mente di lei sappiate che sarà già proiettata verso il ritiro della merce, il ritorno dello Jedi, torna a casa Lassie; i nonni avranno già massaggiato, c’hanno da andare a messa, si prega di venire a riprendere il pargolo che è sveglio dalle sei e non ha nemmeno voluto il latte …</p>
<p>La vostra personale giostra ricomincia a girare, tutti a bordo signore e signori la festa è finita &#8230;</p>
<p>Uè, sia chiara una cosa … non so se l’avete capito ma avere un figlio è una cosa fantastica; non è emerso da quanto scritto? Ah no? Ma scusate, mi spiegate cos’altro se non un figlio che sparisce dai nonni per 12 ore possa rendere stupendo un sabato sera così banale?</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-23770" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2014/02/la-fuga.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/la-fuga/">La fuga</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>I figli che non avremo. Risposta al Dalmata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Pizzocolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2013 14:23:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[VOCI]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[dalmata]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;E&#8217; evidente che il problema principale, perlomeno in Italia, è la stasi collettiva di milioni di persone, ancorate alla fase adolescenziale della vita&#8221;, scrive il buon Dalmata. Giusto. Giustissimo. Ma non solo in Italia, nell&#8217;intero Occidente (diciamo che il Belpaese ha avuto un aiuto su questa via, che poi vedremo). La questione degli Young Adult (titolo di un film mercoledì proiettato all&#8217;Eden) risale al non tanto lontano 1968, quando la volontà di potenza dei giovani di allora si alzò sulle barricate inneggiando alla fine del lavoro e della famiglia, alla deregolamentazione della sessualità, il tutto farcito di un &#8220;vitalismo giovanilistico, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;E&#8217; evidente che il problema principale, perlomeno in Italia, è la stasi collettiva di milioni di persone, ancorate alla fase adolescenziale della vita&#8221;</strong>, scrive il buon Dalmata.<br />
Giusto. Giustissimo. Ma non solo in Italia, nell&#8217;intero Occidente (diciamo che il Belpaese ha avuto un aiuto su questa via, che poi vedremo).</p>
<p>La questione degli Young Adult (titolo di un film mercoledì proiettato all&#8217;Eden) risale al non tanto lontano 1968, quando la volontà di potenza dei giovani di allora si alzò sulle barricate inneggiando alla fine del lavoro e della famiglia, alla deregolamentazione della sessualità, il tutto farcito di un &#8220;vitalismo giovanilistico, oblio della storia e presenzialismo spontaneistico&#8221; (Perniola).</p>
<p>Poi ci furono gli anni &#8217;70, e si passò dal complesso di Edipo della decade precedente, in cui i figli vedevano  i loro padri (la Legge) come ostacolo nel proprio realizzarsi, all&#8217;anti-Edipo di Deleuze e Guattari, dove la storia invece di tanti combattenti partorì una miriade di orfani (simbolici: in cui il Padre non veniva combattuto, ma negato).<br />
Infine (spero non siate già passati al &#8220;Notiziometro Facebook&#8221; di Repubblica), l&#8217;avvento al potere di sua Emittenza Silvio Berlusconi.</p>
<p>Il Cav ha portato al governo le tematiche di cui i sessantottini si sono da sempre fatti portatori. Chi, più dell&#8217;uomo di cera, rappresenta il vecchio che non vuole invecchiare, l&#8217;uomo che dorme &#8220;solo tre ore&#8221; la notte, il festaiolo di provincia che &#8220;urla per una botta di vita con una troia affittata&#8221;?</p>
<p>Ecco, a questo passaggio epocale, che ha avuto un&#8217;incubazione di più di quarant&#8217;anni, non si può certo chiedere di figliare persone &#8220;<strong>rassegnate a vivere una vita normale</strong>&#8221; (in tutto ciò che scrivo non c&#8217;è nessun giudizio moralistico, né nessuna nostalgia per un&#8217;età dell&#8217;oro che non c&#8217;è mai stata).</p>
<p>&#8220;<strong>Una visione della vita che trascende la quotidianità e la storia</strong>&#8220;: ecco, nella volontà di avere un figlio, forse non esiste niente di più nobile.<br />
Ma come può esistere, tale visione, se siamo stati educati nell&#8217;effimero dell&#8217;eterno presente televisivo, che ora si trova a competere con network  &#8211; sul social discutiamone &#8211; quali Facebook e Twitter?<br />
Come può esistere in una società segnata da un senso identitario fondato sulla provvisorietà del consumo, dal cambiamento continuo, dal tempo ‘storico’ della scadenza, del passare fuori moda?</p>
<p>“L’unico nucleo di identità destinato a emergere illeso dal cambiamento continuo è quello dell’homo eligens (l’<em>uomo che sceglie</em>, ma non <em>che ha scelto</em>!), di un io stabilmente instabile e completamente incompleto” (Bauman).</p>
<p>Difficile, inoltre, &#8220;<strong>trascendere la quotidianità</strong>&#8221; all&#8217;interno di un discorso pubblico che applica sistematicamente la rimozione totale della paura della vecchiaia e della morte (solitudine, sofferenza e morte non stimolano i consumi… per adesso).</p>
<p align="center">***</p>
<p>Mi rifaccio ancora al buon Dalmata, che scrive, più o meno scherzosamente: &#8220;<strong>Non posso creare nuova vita in questo mondo infame!</strong>&#8221;<br />
Beh, io non sottovaluterei questa esclamazione. Un figlio è la più grande scommessa che si possa fare sul futuro, ma qual è questo futuro.</p>
<p>Mia nonna ha cresciuto mia madre convinta &#8211;  e facendo di tutto affinché fosse vero &#8211; che sua figlia sarebbe vissuta in un mondo migliore. Dicasi lo stesso per mia madre con me.<br />
Ma io in che prospettiva crescerei mio figlio?</p>
<p>Siamo la prima generazione che avrà un tenore di vita peggiore di quello dei suoi genitori dalla fine della seconda guerra mondiale. Siamo un esercito di trentenni che non possono lottare per niente se non per sopravvivere (il &#8217;68 ha fatto un sacco di danni, ma almeno si combatteva per un mondo migliore).<br />
In più, ci costringono a vivere alla fine della storia: dopo la caduta del muro nulla può più accadere, se non cercare di tenere in piedi questo mondo fatiscente.<br />
Bella prospettiva, cercare di migliore l&#8217;amministrazione tecnica dell&#8217;esistente.</p>
<p>&#8220;Il problema della fine è legato a quello del senso della Storia, e ciò che è sicuro è che la Storia non ha più finalità. Non ha più trascendenza. Oggi viviamo una disillusione soggettiva, dove a livello collettivo non esiste più alcun tipo di progetto e, allo stesso tempo, il passato non è più vissuto come un tempo reale: da ciò nasce una sorta di panico&#8221; (Baudrillard).</p>
<p>Poi, sono convinto, si può arrivare anche a quarant&#8217;anni e, guardandosi in retrospettiva, accorgersi che &#8220;<strong>la nostra, alla fine, è banalmente una visione della vita che ha come conseguenza la negazione della vita stessa</strong>&#8220;. E a quel punto, di fronte alla &#8220;constatazione del nostro nulla&#8221; (copyright del Perozzi) sentire la necessità di avere un legame con la terra che ci ha dato la vita, e cantare come gli Afterhours&#8230;</p>
<p>Questo bambino ci salverà<br />
piange per dirci che sa<br />
Dalla noia nascon fiori unici&#8230;</p>
<p>Un vero atto d&#8217;amore per mettere al mondo un figlio, non c&#8217;è che dire. Come lo chiameremo il bimbo, <em>ammissione di un fallimento</em>?</p>
<p align="center">***</p>
<p>Ed eccoci a oggi, allora, con bambini condannati a vivere a fianco di questi 30-40enni dove non si capisce più chi è il figlio e chi il padre (spesso, una volta adolescenti, sono loro che devono prendersi cura dei genitori, sempre giovani, sempre identici). Edipo è morto e sepolto, resta Telemaco &#8211; figlio di Odisseo e di Penelope &#8211; che per anni guarda il mare aspettando disperatamente il ritorno del padre, senza il quale il mondo appare svuotato di senso.</p>
<p>La distruzione della figura paterna, iniziata nel &#8217;68, ha generato un bisogno che solo all&#8217;apparenza sembra il suo opposto, ma ne è in realtà il suo superamento: non più il tiranno-capo famiglia, ma la domanda di una responsabilità e di un’autorevolezza, che siano anche portatrici di un’apertura verso il futuro. Perché&#8230;</p>
<p>&#8220;la Legge che il padre incarna, senza pensare mai di esaurirla nella sua persona, non si manifesta affatto come una pura negazione repressiva, ma come ciò che sa rendere possibile il desiderio. È il problema della trasmissione: una generazione deve donare all&#8217;altra, insieme al senso del limite, la possibilità dell&#8217;avvenire, il desiderio come fede nell&#8217;avvenire&#8221; (Recalcati).</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5470" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/i-figli-che-non-avremo.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/i-figli-che-non-avremo-risposta-al-dalmata/">I figli che non avremo. Risposta al Dalmata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Vi porterei a cene sulle stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Il Dalmata]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 11:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[piero ciampi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alla mia età mio padre aveva già una figlia di diciannove anni e uno di sette. Lei intraprendente giovane donna dei primi Ottanta, lui sdentatissimo, magrolino bimbo caschettato. Il babbo portava dei bei baffi folti, come molti a quei tempi, indossava giacche quadrettate e guidava con disinvoltura una Golf I bianca (che gli rubarono ripetutamente – erano anche gli anni dell’eroina). Nonostante non facessi parte di una famiglia numerosa, tutti i riti tradizionali e le conseguenti scampagnate nell’ovvio mi rassicuravano come un abbraccio troppo stretto, ma caldo e piacevole. Le generazioni proseguivano affiancate, senza soluzione di continuità. Mia nonna preparava [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla mia età mio padre aveva già una figlia di diciannove anni e uno di sette.<br />
Lei intraprendente giovane donna dei primi Ottanta, lui sdentatissimo, magrolino bimbo caschettato.<br />
Il babbo portava dei bei baffi folti, come molti a quei tempi, indossava giacche quadrettate e guidava con disinvoltura una Golf I bianca (che gli rubarono ripetutamente – erano anche gli anni dell’eroina).<br />
Nonostante non facessi parte di una famiglia numerosa, tutti i riti tradizionali e le conseguenti scampagnate nell’ovvio mi rassicuravano come un abbraccio troppo stretto, ma caldo e piacevole.<br />
Le generazioni proseguivano affiancate, senza soluzione di continuità.<br />
Mia nonna preparava per tali occasioni, sferruzzando sulla sua poltrona in velluto verde, dei micidiali maglioncini tirolesi, quelli con dei testicoli lanosi appesi al colletto, aderentissimi, irritanti oltre ogni immaginazione, improponibili in pubblico nell’era delle <em>marche</em> e delle felpe serigrafate.<br />
Li indossavo per farla contenta, sofferente ed eroico. A molti anni di distanza le chiesi perché lei, fiorentina purosangue, avesse questa bizzarra fissazione per la moda alla Franz Joseph.<br />
“<em>Pensavo piacesse a te</em>” fu l’indimenticabile risposta.</p>
<p>Con tutti i difetti del caso, ho sempre avuto ben chiaro il senso della famiglia, del passaggio di testimone, del dialogo generazionale, del trasmettersi qualcosa, anche se spesso non era ben chiaro che ci fosse mai da trasmettersi.<br />
Oggi, guardandomi intorno, devo mestamente riscontrare una sterilità metaforica e letterale di una parte della mia generazione.<br />
I miei amici, o perlomeno la maggior parte di loro, non sono sposati e non hanno figli, è un fatto.<br />
Il sottoscritto compreso.<br />
La cosa fino a qualche anno fa mi faceva sorridere, sotto sotto me ne compiacevo anche, forse in un malinteso senso della non-banalità. <em>Ah, io sì che sono libero!<br />
</em>Oggi invece la constatazione è un po’ amara.<br />
Kierkegaard, in ‘<em>Aut-Aut</em>’ se non erro, sosteneva che ci sono tre possibili fasi nella vita dell’uomo.<br />
(Via quelle facce annoiate, giuro che la faccio breve.)<br />
La prima è quella estetica: la felicità è fare quel che mi aggrada, che mi dà piacere, che mi fa godere.<br />
La seconda è quella etica: non faccio più solo quel che mi va, che trovo<em>bello</em>, ma capisco che esiste anche qualcosa che è <em>giusto</em> fare.<br />
E magari mi accorgo addirittura che esistono anche <em>gli altri</em> e, surprise!, anche loro hanno delle necessità.<br />
La terza è quella religiosa: le mie scelte non sono governate più solo da valori morali, ma da una visione della vita che trascende la quotidianità e la storia.<br />
Si può concordare o meno col cervelluto danese, ma è evidente che il problema principale, perlomeno in Italia, è la stasi collettiva di milioni di persone, ancorate alla fase adolescenziale della vita.</p>
<p>Tempo fa feci una patetica orazione anti-riproduttiva a una collega, tutta imperniata (l’orazione, non la collega) sul consueto nichilismo prêt-à-porter.<br />
<em>Non posso creare nuova vita in questo mondo infame!</em> (con involontaria, comica citazione da <em>Roma capoccia</em>&#8230;)<br />
<em>La paternità è un’impostura culturale!</em>(Sessantotto misto psicanalisi misto furberia)<br />
<em>Ci sono già milioni di bambini infelici al mondo!</em>(falso discorso pro-adozione, retorica di bassa lega)<br />
Lei mi guardò con un sopracciglio alzato, e liquidò la questione semplicemente, facendomi notare senza troppa acrimonia che avevo una visione appunto adolescenziale del fare figli.<br />
Mi arrabbiai moltissimo.<br />
Ovviamente aveva ragione lei.</p>
<p>Mi rivolgo agli amici maschi, quasi sempre in fuga da qualcosa, spesso terrorizzati dall’impegno, mai davvero rassegnati a una vita <em>normale</em>.</p>
<p>Parlo a me stesso, con due convivenze fallite alle spalle, un cane traumatizzato per via di un branco composto e frantumato e poi ricostruito e infine nuovamente sfasciato.<br />
Parlo a tutti noi e alle nostre compagne, che aspettiamo di avere seicento anni per avere figli, <em>perché sai il lavoro, eh ma le vacanze poi non le faremo più, chi ha detto che è obbligatorio?, hai presente quanto costano gli omogeneizzati?, voglio aspettare quella giusta</em> e così via.</p>
<p>Facciamo i Marty McFly de noàlter: prendiamo le foto di noi stessi da bambini, guardiamole e torniamo indietro nel tempo.<br />
Sì, certo, l’odore che c’era in casa dei nostri genitori, i quadri alle pareti, la moquette.<br />
Nostalgia, certamente.<br />
Non è questo il punto, tuttavia.<br />
Entriamo nella testa dei nostri spesso avventati, scriteriati genitori, e proviamo a farli ragionare con la logica apparentemente ultra-razionale di oggi.<br />
C’era la liberazione sessuale, la crisi energetica, la Guerra Fredda, la minaccia atomica, un’inflazione demenziale, la stagnazione sociale, nemmeno uno straccio di Sistema Sanitario Nazionale, il terrorismo rosso, nero e di Stato, i monocolore DC&#8230;<br />
La vedete la fotografia che sta sbiadendo?<br />
Lo vedete quell’allegro, sgangherato duenne in salopette e scarpine che scompare gradualmente dalla vista?<br />
Forse vi siete accorti che la nostra, alla fine, è banalmente una visione della vita che ha come conseguenza la negazione della vita stessa.<br />
Se avessero ragionato come noi, non esisteremmo.<br />
Fine della storia.</p>
<p><img decoding="async" class=" aligncenter" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/bambino-scompare.jpg" alt="" border="0" /></p>
<p>C’è una canzone di Piero Ciampi, tesa e cupa come forse solo lui in Italia ha saputo essere.<br />
Si chiama ‘Sporca estate’.<br />
Andatevela a cercare.<br />
Un pianoforte metafisico, la consueta voce che trasuda vino e intensità, alla fine anche degli archi – se dramma deve essere, che lo sia fino in fondo.<br />
Ecco che attacca la voce.<br />
<em>Figli, come mi mancate!</em><br />
Sembra la lettera di un padre ai bimbi lontani, forse per lavoro, forse perché la famigliola è in villeggiatura.<br />
Fa pensare alle vacanze sulla Riviera degli anni Sessanta.<br />
Poi si capisce che si tratta di tutt’altro.<br />
È il lamento di un uomo solo, un gaudente fallito, la presa di coscienza del vicolo cieco che rappresenta appunto la vita vissuta esteticamente, per dirla col buon Kierkegaard.<br />
È un urlo verso l’Assenza.<br />
La perfetta sintesi della sensazione che può darti tornare a casa e spalancare una porta sulla mancanza.</p>
<p>Se vi capita un buon tramonto, prendete l’auto e andate a farvi un giro, possibilmente in campagna.<br />
Non abbiamo vincoli, possiamo fare quel che ci pare.<br />
Mettete sullo stereo la canzone di Ciampi.<br />
Pensate alla foto che sbiadisce.<br />
Alzate il volume.<br />
Pensate a che punto della vostra vita siete arrivati.<br />
Se non vi si stringe almeno un po’ la gola vi porto a mangiare fuori, offro io.</p>
<p><em>Figli, vi porterei a cena sulle stelle<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete<br />
Ma non ci siete</em></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-5280" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/04/vi-porterei-a-cena-sulle-stelle.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/vi-porterei-a-cene-sulle-stelle/">Vi porterei a cene sulle stelle</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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