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	<title>Nostalgia Brescia Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>114 anni non falliscono. Mai.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 17:53:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>114 anni di storia biancoazzurra Malaga &#8211; Luglio 2025 Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia. Persino quando Sergio Scariolo, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone. Una scoperta inaspettata: Coolligan Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>114 anni di storia biancoazzurra</h1>
<h2>Malaga &#8211; Luglio 2025</h2>
<p>Il caldo è opprimente, ma non come in città. Il sole picchia in Costa del Sol, ma si sta decisamente meglio che a Brescia.</p>
<p>Persino quando <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Scariolo" target="_blank" rel="noopener">Sergio Scariolo</a>, il più illustre dei 14.000 italiani residenti in questa parte di Andalucía, un po&#8217; mi sfotte perché mi avventuro nelle ore più calde nella sua città adottiva (Sergio, quando sei in giro con 3 donne puoi giusto decidere che vino/birra bere. Forse.), riesco a non patire troppo il solleone.</p>
<h2>Una scoperta inaspettata: Coolligan</h2>
<p>Il porto turistico di Malaga mi accoglie per il pranzo, regalandomi la vista di qualche panfilo da brivido. E mentre il resto della famiglia entra ed esce da tutti i negozietti (ma quanti diavolo di Ale-Hop ci sono?), uno attira la mia attenzione.</p>
<p>Si chiama <strong>Coolligan</strong>, ed è uno dei punti vendita di un brand iberico che si dedica alla riproduzione di qualità di maglie d&#8217;epoca di squadre di calcio. Nazionali, team iberici ma non solo, anche italiani: un brand che gioca con le emozioni ed i ricordi. Anche di noi bresciani, sebbene Coolligan a catalogo non abbia nulla delle rondinelle.</p>
<h2>Uno scatto che racconta tutto</h2>
<p>Mentre guardo a destra e a manca, l&#8217;occhio cade su una fotografia, posta in alto, in una posizione un po&#8217; fuori portata degli sguardi. Oddio di foto è pieno questo negozio. Giocatori e &#8220;camisetas&#8221; degli anni &#8217;70/&#8217;80.</p>
<p>La foto in oggetto colpisce la mia attenzione, e non solo perché ritrae un ingresso nel tunnel che porta agli spogliatoi di una leggenda come Michel Platini. La foto in bianco e nero ha un dettaglio in colore: il retro della maglia del giocatore che sta rientrando negli spogliatoi assieme al francese.</p>
<p>È azzurra, con il numero 10 stampato. Quel carattere mi è familiare. Resto lì, imbambolato. Scatto una foto, zoomo. Ma mi era già tutto chiaro.</p>
<h2>Il ricordo del 1987</h2>
<p>Stadio Comunale di Torino, <a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/" target="_blank" rel="noopener">stagione 1986/87</a>. Partita d’addio di Michel Platini. Di fronte il Brescia, a cui serve un punto per non retrocedere. L’Empoli gioca a Como, ed è lì, a -1.</p>
<p>Veniamo da due sconfitte rovinose: il 4-1 con l’Hellas e l’1-2 casalingo contro l’Ascoli. Alla radio, a casa, ascolto con ansia. Papà non se l’è sentita di portarmi dopo l’esperienza del Bentegodi.</p>
<p>Quella foto: <strong>Evaristo Beccalossi</strong> che rientra accanto a Michel Platini. Forse quelli di Coolligan pensavano a Maradona, ma per noi bresciani, quella scena è l’inizio di una fine.</p>
<h2>Una storia di alti e bassi</h2>
<p>Ad un occhio inesperto, sembrerebbe una scena da lieto fine. Ma se sei bresciano, sai che l’happy ending non è mai scontato. Le promozioni, la salvezza del 1969, l’anglo-italiano, il periodo di Baggio&#8230; a ogni luce, un’ombra.</p>
<p>Dopo Wembley, una Serie A da incubo. Dopo Pep Guardiola e Roberto Baggio, un Rigamonti vuoto. Guardo la fotografia, appesa al muro, mentre la ragazza del negozio pensa che io sia impazzito.</p>
<h2>Quel gol, quella retrocessione</h2>
<p>2-2, il risultato perfetto. Basterebbe per lo spareggio. Ma l’Empoli vince. E al minuto 78, Ivano Bonetti segna. Il Brescia retrocede.</p>
<p>Una beffa assurda. Pensare che 38 anni dopo quella società sia stata cancellata dal mondo del calcio professionistico fa male.</p>
<h2>114 anni di Brescia Calcio</h2>
<p>L’età mi impone una reazione razionale, non più le lacrime del 17 maggio. Ma la rabbia resta. Rabbia e impotenza.</p>
<p><strong>114 anni</strong> di storia, spesso sfortunata e maledetta, se ne sono andati. 114 anni di cui io ne ho vissuti un bel po&#8217;, come tanti di noi e di voi.</p>
<h2>Un’eredità che nessuno potrà toccare</h2>
<p>Tieniti stretto ciò che è stato: non c’è corte, tribunale o presidente che potrà mai portartelo via. Che si tratti di una promozione, di una vittoria o di una retrocessione ingiusta.</p>
<p>Con le lacrime annesse.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-175010" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2025/07/Copertina114anni-beccalossi-platini.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/114-anni-non-falliscono-mai/">114 anni non falliscono. Mai.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 09:42:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo. Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a Lan-Kwai-Fong e terminate in qualche locale malfamato di Mong-Kok, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo.<br />
Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a <a href="https://www.viator.com/it-IT/Hong-Kong-SAR-attractions/Lan-Kwai-Fong-LKF/overview/d35959-a12996" target="_blank" rel="noopener"><em>Lan-Kwai-Fong</em></a> e terminate in qualche locale malfamato di <em><a href="https://www.marcotogni.it/mong-kok/" target="_blank" rel="noopener">Mong-Kok</a></em>, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove hanno raccontato alla moglie che andranno per un meeting aziendale.</p>
<p>L’Ymca è diventata oramai la mia seconda casa: 60 metri quadrati di “suite”, arredati con (molta) parsimonia e pochi voli pindarici, ma accoglienti. Rispetto alla stanza standard dell’Holiday Inn dove ho vissuto per mesi, ho trovato quello che sembra un vero e proprio appartamento ed in più posso fare anche allenamento, quando mi gira. Certo lo spazio del basket è relegato alle 6 del mattino ed in palestra gioco da solo, ma va bene lo stesso. Anche a Mark, tecnico che condivide con me le trasferte in estremo oriente e le scelte di vitto e alloggio, non dispiace. La vista sulla baia, seppur parziale, è meglio del retro dei condomini dotati tutti di motori per l’aria condizionata che avevamo lasciato in Nathan Road. Arrivati come al solito la settimana prima e con un altro paio di settimane a testa da trascorrere in Oriente con compiti diversi, io e l’inglese volante trapiantato per amore in Francia dopo la fuga frettolosa dall’amato Sudafrica, abbiamo scoperto solo al nostro atterraggio<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_nazionale_della_Repubblica_Popolare_Cinese#:~:text=La%20giornata%20nazionale%20della%20Repubblica,Cinese%20istituita%20come%20giornata%20nazionale.&amp;text=Viene%20celebrata%20annualmente%20il%201%C2%BA,nel%201949%20con%20Mao%20Zedong." target="_blank" rel="noopener"> la festa nazionale del 1 ottobre</a>: un’estensione del weekend per Mark, la necessità di prendere un volo aereo per non buttare nel cesso una giornata aziendale per me. E così si va a Seul il giorno dopo, non prima di aver festeggiato a mezzanotte Hong Kong ed il suo spettacolo pirotecnico: una manciata di Hong Kong dollars e ci godremo lo spettacolo dalla terrazza dell’ultimo piano dell’Ymca di Kowloon.</p>
<p>Prima però c’è una domenica da trascorrere: il programma prevede un giro al campo pratica di Golf in tarda mattinata, per accontentare Mark, pranzo con “descanso” pomeridiano e poi in prime time la <strong>visione al Pub del derby dell’Oglio</strong>. Le mie trasferte in giro per il mondo mi tengono lontano dal Rigamonti, e da tante altre cose della mia vita bresciana. Ed ho ancora negli occhi il <a href="https://www.goal.com/it/notizie/il-brescia-e-lintertoto-2001-quando-mazzone-sfido-il-psg-di-pochettino/7d8saf9p3vuw1lqrp8yonooir" target="_blank" rel="noopener">viaggio a Parigi con i miei soci per vedere il Brescia al Parco dei Principi</a>, e la roccambolesca giornata che mi ha portato da Pescara a Brescia per la gara di ritorno: il tutto negli ultimi 60 giorni.</p>
<h4>Quella tra Brescia e Atalanta non è proprio una sfida come le altre</h4>
<p>Non c’è nulla da fare, due giorni di fila a casa non riesco a passarli, nemmeno se ci provo o mi ci metto d’impegno. Mark, da bravo inglese di Leicester amante del rugby, non è tanto per guardarsi una partita di serie A, ma capisce dalle mie parole che quella tra Brescia ed Atalanta non è proprio una sfida come un’altra. Del resto non ha di meglio da fare quella domenica sera, ed in attesa dei fuochi va bene anche una pinta di birra davanti al <em>fobal</em> italiano. “Eddai, sono venuto a giocare a golf che mi fa schifo, dammela una soddisfazione nella vita”. “Meoowwww”. Sì, Mark, un cristone di 190 cm per 110 kg, quando non voleva rispondermi o non aveva voglia di attaccare una discussione, miagolava. E andava avanti anche per minuti a fare il gatto. Io ci avevo fatto il callo alle sue abitudini, tipo quella di chiudersi nei pub la domenica pomeriggio ad ammazzarsi di birra, in cui coinvolgeva anche me, che, del resto, una volta fatta la valigia per volare il lunedì mattino in qualche posto ameno del Far East, cosa avevo di meglio da fare? Da 6 mesi facevamo coppia fissa a risolvere i problemi tecnici e commerciali di un’azienda rilevata dal <a href="https://www.lonatigroup.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gruppo Lonati</strong></a>, e funzionavamo bene, benché fossimo proprio agli antipodi. Io un ragazzino italiano spocchioso ed un po&#8217; fighetto, lui un navigato – ma non troppo – lupo di mare, abituato a viaggiare come un matto. C’eravamo trovati ed avevamo combinato un po&#8217; di tutto: l’avevo portato d’urgenza in ospedale alle 3 del mattino, ed una sera, dopo uno show fatto ad un cliente di Hong Kong degno del miglior Christian De Sica in un ristorante giapponese, mi aveva messo a letto (totalmente demolito), che nemmeno mia mamma quando avevo 4 anni.</p>
<h4>Vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente</h4>
<p>Arrivano le 21, la televisione mostra un bel colpo d’occhio del rigamonti, ripenso alla battaglia del 92/3, ed al fatto che a me il derby con l’Atalanta non è mai interessato sul serio. O meglio, <strong>per me il derby vero è con l’Hellas</strong>: quella è la mia partita. Certo vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente e le immagini di quanto successo 8 anni prima le ho belle impresse nella memoria, ma – non so se riesco a spiegarmi – Atalanta o Sampdoria per me non fa differenza. <strong>C’è il Brescia, la cosa importante è quella</strong>.</p>
<p><strong>È la giornata di Pep Guardiola</strong> che entra in campo a presentarsi ai suoi nuovi tifosi, l’espressione un po&#8217; spaesata.</p>
<p>Arbitra Collina. “Ma quello non è Baggio?” “Certo Mark” “E cosa fa in campo?” “Gioca nel Brescia”. Lo stupore di Mark è genuino, come tutto in lui. La prima pinta va giù che è una bellezza, la partita si anima rapidamente. Guardare la serie A ad Hong Kong è abbastanza semplice. Ho scoperto che il campionato di calcio fa impazzire la gente di qua ed anche in Cina vedere la serie A in diretta non è difficile. Diverse serate sono terminate con visioni notturne della serie A, spesso in Hotel. Diverso quando vai in altri paesi dell’area, tipo la Corea del Sud. Partita vera, occasione per Tare, palo di Doni. Segna Baggio: un assist al bacio di Petruzzi, sembra mettersi tutto al meglio. Esulta anche Mark, perché riconosce l’autore del goal, e quanto meno capisce che ha segnato il Brescia. Non foss’altro perché quello seduto accanto a lui sembra impazzire. Non riesco neppure a finire di festeggiare che arriva il pareggio di Sala e poi il raddoppio ospite. Doni. Mannaggia a te. Vedo l’esultanza nel settore ospiti, il commento in lingua locale si perde nell’audio di Mompiano che arriva bello chiaro in terra d’oriente. Arriva il terzo. Io rimango impietrito, Mark non sa cosa fare: termina così il primo tempo, 1-3. La tentazione di mandare tutti a quel paese e andarmene è fortissima. Resto al mio posto, Mark mi consola con un’altra pinta e del cibo. Il secondo tempo è una sofferenza assoluta, prova che ti riprova, non succede nulla per una buona mezzoretta. Quando le speranze sembrano essersi ridotte a un lumicino, ecco la palla di Tare per Baggio, la girata, Taibi battuto, il 2-3. Le telecamere indugiano sul bordo del campo, l’allenatore del Brescia è molto agitato: si rivolge al settore ospite, si vede in maniera netta. Il labiale è chiarissimo. Mark non capisce: io sì. L’audio ambiente, come dicevo prima, si sentiva. Bene. E Mazzone non ci sta. Per nulla. Capisci che sta promettendo qualcosa a qualcuno. Mark mi chiede chi sia quel signore. Cerco di spiegarglielo: raccontare tutto quello che è successo nelle ultime settimane a Brescia, soprattutto dopo il pareggio con il Psg, sarebbe eccessivo ed in quel preciso momento ho altro a cui pensare. “Ma quel signore in tuta allena una squadra di serie A? Sul serio?”. Faccio finta di non aver sentito, provo a crederci fino al 90’ ed oltre. Il Brescia ci prova, ma sembra già tutto scritto. Il tempo scorre, scocca il 90’: lo stomaco si è abbassato di qualche millimetro. Un cross, fallo di mano, punizione nei pressi del limite dell’area. Sul pallone Baggio c’è lo spazio per la pennellata: gente che salta, Taibi pure, una spizzata, la palla in rete. Tavolo e birre per aria, Mark che mi abbraccia, manco fosse tifoso delle rondinelle da sempre, tutti che si girano al pub. Le immagini tornano a bordocampo, Mazzone scatta, le telecamere lo inseguono assieme ad alcuni dirigenti ed al suo vice storico, Leonardo Menichini – uno che molto probabilmente verrà fatto santo.</p>
<p>Immagino le sensazioni di chi è al Rigamonti. Mark, che si è ricomposto, mi chiede di nuovo spiegazioni. Io spiego, le origini dell’allenatore, l’astio verso Roma delle tifoserie del Nord, i cori contro Mazzone durante la partita. Gli parlo di un allenatore sanguigno, di una persona che di calcio ne sa, che a Brescia sta facendo cose molto interessanti, in una piazza ascensore tra serie A e B, che sembra finalmente aver trovato una dimensione di tranquillità. Mezzanotte e lo spettacolo pirotecnico si avvicinano, ma io i botti li ho già visti.<br />
<strong>Mancherà sor Carletto. Grazie di tutto.</strong> E ci perdoni se la ricordiamo sempre e solo per quell’episodio, in quasi 800 partite allenate. Ma quel giorno fece qualcosa di veramente unico. Che le costò sicuramente, ma che diede alla gente la dimensione della persona vera dietro all’allenatore di calcio abituato a fare miracoli sportivi. Persona a cui abbiamo voluto bene in tanti. Anche qualche tifoso dell’Atalanta presente quel giorno nel settore ospiti.<br />
<strong><br />
<em>Zob0n, aka Alberto Banzola</em></strong></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174900" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/08/Mazzone-Honh-Kong.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-ricordo-speciale-di-mazzone-da-hong-kong/">Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 20:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brescia Dentro]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono state poche le volte in cui Gianluca Vialli incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava. La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla stagione 1981-1982, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio Mario Rigamonti si affrontano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono state poche le volte in cui <strong>Gianluca Vialli</strong> incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava.<br /><br />La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1981-1982" target="_blank" rel="noopener">stagione 1981-1982</a>, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).<br />Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio <strong>Mario Rigamonti</strong> si affrontano disperatamente biancoazzurri e grigiorossi per evitare la retrocessione. La spunterà la Cremo e proprio grazie a <strong>Vialli</strong> che toccato da Quaggiotto va giù in area nel finale guadagnandosi un rigore (dubbio) che Finardi trasforma. Risultato finale 2-3. Brescia retrocesso insieme a Rimini, Spal e Pescara. Non mi dilungo sulla cronaca (1) angosciante (ma va?) della partita&#8230; vi dico solo che si vinceva 2 a 0.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17473" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Tabellino.jpg" alt="SERIE B 1981-1982

18° GIORNATA DI RITORNO 

Domenica 06 giugno 1982 - Stadio &quot;Rigamonti&quot; - Brescia

BRESCIA-CREMONESE 2-3

BRESCIA Pellizzaro, Podavini, Mazzucchelli (35' st Sali), De Biasi, Guida, Quaggiotto, Salvioni, Bonometti, Vincenzi (12' st Graziani), Tavarilli, Adami

A disposizione: Cantoni, Messina, Leali

Allenatore: Perani

CREMONESE Casari, Montani (1' st Frutti), Ferri, Marini, Paolinelli, Di Chiara (12' st Nicolini), Vialli, Boni, Bonomi, Bencina, Finardi

A disposizione: Reali, Galbagini, Gaiardi

Allenatore: Mondonico

ARBITRO Bergamo di Livorno

RETI 12' De Biasi 15' Vincenzi 5' st Frutti 21' st Nicolini 42' st rigore Finardi

NOTE Spettatori 10229. Incasso 39 milioni di lire. Espulso De Biasi 10' st. Ammoniti Mazzucchelli, De Biasi, Adami" width="800" height="822" /><br />Oggi però il protagonista è un altro. </p>
<p>Bisogna aspettare più di 5 anni per rivedere Vialli sfidare la Leonessa. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1986-1987" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1986-87 Serie A</a>. Luca gioca ora nella Sampdoria.<br />Il 2 novembre 1986 il Brescia sfida in casa la Samp. Perdiamo 1 a 0. <strong>Vialli sbaglia un rigore</strong> nel finale tirandolo in curva. Autorete di Turchetta su tiro di Viercowood.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Iy2hLacUpUQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno è ancora amaro. Si gioca il 22 marzo 1987 a Marassi. La Sampdoria si impone nuovamente, questa volta per 2 a 0. <br />Vialli sfodera una prestazione super. Segna un gol pazzesco &#8220;lasciando di sasso Pionetti&#8221; e si procura il rigore del 2 a 0 trasformato da Mancini. I gemelli del gol. Che nostalgia. Che coppia bellissima. Le immagini d&#8217;archivio raccontano di un Brescia coriaceo &#8220;che avrebbe messo in difficoltà anche il Napoli&#8221;. Poi c&#8217;è l&#8217;intervista finale a Vialli. Altri sapori, più genuini.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/EUvvkU8MMSo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il Brescia retrocesse in serie B anche quell&#8217;anno e vi rimase fino al 1992 quando con Mircea Lucescu trascinato dai gol di Maurizio Ganz riconquistò la massima serie. Nel frattempo <strong>Giuanluca Vialli proprio quell&#8217;anno passò all Juventus</strong>. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1992-1993" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1992-93 siamo in serie A.</a><br /><br />L&#8217;andata contro la Vecchia Signora si giocò il 18 ottobre 1992 al vecchio Delle Alpi.<br />0 a 0 il risultato finale con un <b>Landucci</b> strepitoso che con un &#8220;balzo felino &#8220;disinnescò un rigore del mito <b>Baggio</b> procurato proprio da lui, <b>Vialli</b>. Da non credere.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/6M2fJc3TKTc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno lo vincemmo meritatamente noi, 2 a 0 con le reti di Florin Raducioiu e Marco Rossi. <strong>Vialli sempre pericoloso</strong>.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/dkSXIylhs2g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Alla fine della stagione il Brescia retrocedette in serie B dopo il noto spareggio di Bologna contro l&#8217;Udinese. <br /><br />Dopo un solo anno di B tornammo nella massima per affrontare la <strong>Juventus di Vialli</strong> già alla seconda giornata.<br />Era il 4 settembre 1994 e la partita terminò 1 a 1.  <strong>Vialli</strong> stregò la difesa con una splendida rovesciata propiziando il vantaggio di Conte. Pareggio di Schenardi nella ripresa. <br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/gCKOUk2MaxM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>La partita di ritorno vide la Juventus imporsi per 2 a 1. Il Brescia andò in vantaggio con Corini su calcio di rigore poi dopo il pareggio su punizione di Del Piero toccò proprio a <strong>Vialli</strong> siglare il punto della vittoria per la Juve sempre su rigore, ovviamente regalato :). <em>Perdonatemi non ho resistito.<br /></em> <br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/DpWNuechY5g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Le strade di Vialli e delle rondinelle avrebbero potuto incrociarsi anche in <strong>Coppa Italia</strong> nella stagione 1990-91 poiché Brescia e Sampdoria si scontrarono durante il secondo turno della competizione, ma Luca non fu mai schierato.<br />Per la cronaca la <a href="https://www.transfermarkt.it/uc-sampdoria_brescia-calcio/index/spielbericht/2429004" target="_blank" rel="noopener">partita di andata a Marassi</a> terminò sul punteggio di 1 a 1 (Ganz, Dossena), mentre <a href="https://www.transfermarkt.it/brescia-calcio_uc-sampdoria/index/spielbericht/2429020" target="_blank" rel="noopener">al ritorno perdemmo in casa 4 a 0</a> (Dossena, Mancini, Invernizzi, Lombardo)<br /><br />Il video della partita di andata (mercoledì 5 settembre 1990). Del ritorno non vi è traccia.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/fAwVO3EH7Ok/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Concludo rubando un commento di un mio caro amico juventino (bresciano). Io da puro tifoso bresciano non posso certo salutare il grande Vialli meglio di così (grazie Tom):<br /><br /></p>
<blockquote>
<p>Mi viene in mente la gazzetta che annunciava il tuo arrivo, in un’epoca in cui le notizie le sapevi dalla carta stampata, non dai cellulari.<br />Tu, il giocatore preferito.<br />Le prime volte allo stadio con gli amici, sempre e solo in curva, la punto cabrio di Ricky.<br />Tutte le partite di champions, il treno per Roma e l’aria che profumava di primavera quella notte che non dimenticherò mai.<br />I capelli rasati per assomigliarti, e il polsino che mettevo quando giocavo perché lo facevi tu.<br />Il tuo coro che cantavo in doccia la mattina, e quella volta che al posto della fascia da capitano hai legato una sciarpa gettata dalla curva.<br />La rimonta con la Fiorentina, lo stadio delle Alpi, e un freddo d’inverno che ora non c’è più.<br />Le partite alla radio, il posticipo della domenica tutti insieme al bar su telepiù.<br />Ho tifato Chelsea per te, pure allo stadio una volta, e ho cercato la tua casa a Londra sperando di incontrarti.<br />Il sogno mai realizzato di vederti tornare da allenatore.<br /><br />Hai reso più belli i miei vent’anni, e oggi mi sento più vecchio e più solo…<br />Ciao capitano del mio cuore.<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.1.0/72x72/1f5a4.png" alt="🖤" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
</blockquote>
<p><a href="https://www.sportgrigiorosso.it/us-cremonese/tutte-le-news/50777-il-precedente-nel-1982-una-cremo-in-crisi-si-salva-vincendo-il-derby-a-brescia-con-retrocessione-delle-rondinelle-in-c-fra-mille-polemiche.html" target="_blank" rel="noopener">1.  Brescia Cremonese 2-3 (da sportgrigiorosso.it)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174630" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Copertina-Vialli.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/">Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Diego Armando Maradona</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 13:43:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[aliboni]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>14 settembre 1986, domenica. Una domenica come tante, forse. Per chi ama il Brescia non lo fu; le rondinelle erano all’esordio in serie A, dopo una cavalcata che aveva portato gli uomini di Pasinato dalla C alla A in due stagioni. In panchina c’è un altro allenatore però: in campo al Rigamonti si sfidano Brescia e Napoli. In città non si parla d’altro, e visto che la serie A manca dal 1981 la cosa è comprensibile: nel mezzo il dramma della doppia retrocessione e poi la resurrezione nella massima serie. Lo stadio di Mompiano è pronto ad ospitare la sfida [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/diego-armando-maradona/">Diego Armando Maradona</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>14 settembre <a href="http://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/">1986</a>, domenica.<br />
Una domenica come tante, forse. Per chi ama il Brescia non lo fu; le rondinelle erano all’<a href="http://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/">esordio in serie A</a>, dopo una cavalcata che aveva portato gli uomini di <strong>Pasinato</strong> dalla C alla A in due stagioni.<br />
In panchina c’è un altro allenatore però: in campo al <strong>Rigamonti</strong> si sfidano <strong>Brescia e Napoli</strong>. In città non si parla d’altro, e visto che la serie A manca dal 1981 la cosa è comprensibile: nel mezzo il dramma della doppia retrocessione e poi la resurrezione nella massima serie.</p>
<p>Lo <strong>stadio di Mompiano</strong> è pronto ad ospitare la sfida tra la squadra del<strong> presidente Baribb</strong>i e del <strong>presidente Ferlaino</strong>: capienza ufficiale 30.000 spettatori, sugli spalti 33.000, con la piaga dei biglietti falsi e dei bagarini, debellata negli anni successivi e che in quest’anno di <em>Covid</em> fa sorridere al pensiero di un impianto sportivo con così tanta gente. La <em>triumplina</em> è uno spettacolo con i colori delle squadre che si fondono a creare un unico fiume biancazzurro.<br />
Allo stadio ci sono state delle modifiche, arrivo per tempo con papà: con lui ho imparato ad entrare prima e ad uscire con tanta calma. Tanto c’è traffico ed uscire prima della fine della partita che senso avrebbe? Accanto alla tribuna laterale hanno aperto un bar nuovo: entro vedendo quelli che sono diventati negli anni volti conosciuti di vicini di posto di tribuna.</p>
<p>E <strong>all’improvviso arriva il mio idolo</strong>: dalle scalette del piano superiore dello stadio sbuca <strong>Roberto Aliboni</strong>: già cambiato. Maglia da gioco, pantaloncini, scarpini e guantoni sotto il braccio. “Fammi un caffè. Bello forte” ordina in mezzo a una selva di volti straniti. “Roberto, ma cosa fai qui?” Gli chiede mio papà “Tra 20’ c’è il fischio di inizio”. Roberto ha una cera non proprio delle migliori. “Professore” fa il <em>portierone</em> del Brescia “Ma lei ha presente cosa vuol dire giocare contro il Napoli? È una settimana che qualsiasi giornale io prenda si parla di <strong>Maradona</strong>, qualsiasi canale televisivo parla di lui. È un incubo: non dormo da una settimana.<br />
L’ho visto nel riscaldamento e mi sono detto che avevo bisogno di un caffè”.</p>
<p><div id="attachment_17043" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-17043" class="wp-image-17043 size-full" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/11/Aliboni-Maradona.jpg" alt="" width="1000" height="798" /><p id="caption-attachment-17043" class="wp-caption-text">Dal profilo facebook di Roberto Aliboni</p></div></p>
<p>Certo che esordire in serie A a 31 anni e trovarsi di fronte <em>Dieguito</em> dev’essere stato devastante; ad ogni modo <strong>Aliboni</strong> finisce il suo caffè saluta tutti, me &#8211; portiere della squadra di quinta elementare &#8211; compreso, e sparisce nelle scalette che lo inghiottiscono verso il tunnel dello stadio.</p>
<p>Raggiungiamo i nostri posti a fatica, tifosi partenopei ovunque e gemellaggio (che verrà rotto al ritorno, e non certo per colpa degli ultras nostrani) tra le due tifosere: entrano le squadre in campo, e <strong>quando la maglia numero 10 del Napoli mette piede sul terreno del Rigamonti, scoppia un boato</strong>.</p>
<p>Partita da inizio stagione, il Brescia paga lo scotto dell’emozione della prima volta per tanti: bomber Gritti è fuori per un bel po&#8217; e ci si deve arrangiare. Nemmeno il tempo di rientrare negli spogliatoi e Bagni serve un pallone d’oro a Maradona al limite. Maradona ne lascia sul posto due, serpentina dentro l’area di rigore e sinistro imparabile per <strong>Aliboni</strong>. <a href="http://www.odiopiccolo.com/quando-maradona-d10s-segno-al-rigamonti/">È il minuto numero 41: la partita finirà così, con pochi altri lampi</a>.</p>
<p><strong>D10S</strong> si era manifestato anche a Brescia, l’unica volta che giocò da queste parti. Il 25 novembre 2020 se n’è andato un simbolo del nostro calcio: lasciate perdere il contorno. Parliamo del calciatore che tutti abbiamo amato ed odiato, quello di <strong>Mexico 86</strong>, <strong>Italia 90</strong>, <strong>Usa 94</strong>; quello che ha portato lo <strong>scudetto a Napoli</strong>.<br />
Gli scudetti, pardon. La coppa Uefa. Non mi interessa la sua vita fuori dal rettangolo di gioco, ma quello che riusciva a fare in campo. Anche con un’arancia, come in un riscaldamento pre Milan-Napoli.</p>
<p>Per chi è nato negli anni 60/70 ed ama il calcio, <strong>Maradona è stato qualcosa di irripetibile</strong>, un riferimento (sportivo, non fate allusioni del kaiser). Per questo quando abbiamo ricevuto la notizia della sua morte, ci siamo intristiti; perché con lui se ne va una parte della nostra vita.</p>
<p>Tutto il resto non mi interessa. <strong>Riposa in pace, D10S.</strong></p>
<p>Ti potrebbe interessare anche anche <a href="https://www.odiopiccolo.com/quando-maradona-d10s-segno-al-rigamonti/">Quando Maradona (D10S) segnò al Rigamonti</a></p>
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		<title>Caro Piz, te la ricordi Brescia-Sampdoria del 97?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 15:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sai Piz, finisce la serie A. Finisce con la retrocessione. Lo sappiamo, da tempo, ormai. Cala il sipario sul nostro Brescia con la Sampdoria. Stavolta vincere non servirà: se penso alla Sampdoria, non posso non ricordare la partita che fece innamorare tutta la provincia del bisonte. Quel sabato pomeriggio in cui Hubner fece il cosiddetto “Hat-trick”, una tripletta che permise al Brescia di impattare coi blucerchiati (3-3), impreziosita dal gol finale in contropiede del carpentiere di Muggia. Mamma che ricordi… Sai Piz? Ci sono tante analogie tra quella stagione e questa, terminata sempre con una retrocessione, figlia di una marea [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sai Piz, finisce la serie A.<strong> Finisce con la retrocessione.</strong> Lo sappiamo, da tempo, ormai.<br />
Cala il sipario sul <strong>nostro Brescia</strong> con la Sampdoria. Stavolta vincere non servirà: se penso alla <strong>Sampdoria</strong>, non posso non ricordare la partita che fece innamorare tutta la provincia del bisonte. Quel sabato pomeriggio in cui Hubner fece il cosiddetto “Hat-trick”, una tripletta che permise al Brescia di impattare coi blucerchiati (3-3), impreziosita dal gol finale in contropiede del carpentiere di Muggia.</p>
<p>Mamma che ricordi…</p>
<p>Sai Piz? Ci sono tante analogie tra quella stagione e questa, terminata sempre con una retrocessione, figlia di una marea di errori, di incomprensioni, di cambi in panchina azzardati. In un’annata che come questa, almeno per quello che mi riguarda, significò una buona parte di vita buttata nel cesso.<br />
Dicembre 1997: servizio militare. 2020: covid.</p>
<p>Non posso ovviamente mettere le due cose sullo stesso piano, non sono così stupido santa polenta, ma la percezione del periodo che stavo vivendo sotto naia era quello di giornate che passavano senza lasciar traccia nella mia vita. Come <a href="http://www.odiopiccolo.com/covid-istruzioni-per-il-disagio/"><em>i giorni del lockdown</em></a>. In cui un po&#8217; tutti abbiamo vissuto questa sensazione, tra un’ambulanza e l’altra. Eppure come io in quei 10 mesi riuscii in una maniera o nell’altra a trovare un equilibrio, tutti noi ci siamo fatti forza e ne siamo usciti. Chi con me condivise <strong>quei 10 mesi tra Pordenone, Udine, Orcenico e Cà Savio</strong>, né è uscito: più forte, oppure segnato irrimediabilmente; in quel periodo è successo di tutto, un po&#8217; come in questo. Ho perso gente a me cara, ho subito delusioni che non mi attendevo proprio di vivere, e che forse non meritavo. Ho mantenuto la calma: e quel periodo mi ha insegnato tanto. Tanto che mi sono portato dietro in questi 22 anni.</p>
<p>La speranza è che quello che abbiamo vissuto, serva a tutti noi. Anche a te Piz. Intanto, per la serie “coincidenze”, <strong>i cambi di panchina di quella stagione non sono serviti</strong>, come quelli attuali: lo so, l’ho già scritto; ma se penso a quello che è successo oggi come allora, penso che chi sta al timone ogni tanto se le va cercando.<br />
A quei tempi il presidente <a href="http://www.odiopiccolo.com/gino-cool/">Corioni</a> fece degli errori; oggi è toccato a Cellino: da quella stagione Corioni e il Brescia si rialzarono. Non prontamente, ma si misero i presupposti per la più lunga permanenza in serie A di sempre, per l’arrivo di <a href="http://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20002001/">Baggio</a>, <strong>Guardiola</strong>, l’<a href="https://www.repubblica.it/online/sport/intertoto/uefa/uefa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intertoto</a> e via dicendo.</p>
<p>E allora speriamo che quest’annata terribile sia servita a qualcosa: perché detta fino in fondo, ad agosto il Brescia preferisco vederlo giocare in Europa che con la <strong>Sampdoria</strong> all’ultima di campionato.</p>
<p><em>Zob0n aka Alberto Banzola<br />
</em></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/caro-piz-te-la-ricordi-brescia-sampdoria-del-97/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/vxxkGVQEkv8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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		<title>Quando Torregrossa re-inventò Fifa&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2020 13:41:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresca calcio]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[torregrossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>#solocosebelle Oggi i social mi ricordano della pasquetta dello scorso anno. Di una magata di Ernesto Torregrossa. Di una vittoria con la Salernitana che ha schiuso definitivamente la strada verso la serie A alle rondinelle. Oggi, un anno fa. Come eravamo felici. La prima volta allo stadio con le mie bimbe. “Papà, mi ci porti ancora?”. Neppure era iniziata la partita, e Federica, 9 anni, si era già innamorata del Brescia. Del Rigamonti, dell’essere bresciano. Una vittoria stupenda, contro un avversario sicuramente non imbattibile. In una giornata di festa: perché portare a pasquetta le tue bimbe allo stadio nel giorno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/quando-torregrossa-re-invento-fifa/">Quando Torregrossa re-inventò Fifa&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>#solocosebelle<br />
Oggi i social mi ricordano della pasquetta dello scorso anno.<br />
Di una magata di <strong>Ernesto Torregrossa</strong>. Di una vittoria con la Salernitana che ha schiuso definitivamente la strada verso la serie A alle rondinelle.<br />
Oggi, un anno fa. Come eravamo felici.<br />
La prima volta allo stadio con le mie bimbe.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Neppure era iniziata la partita, e <strong>Federica, 9 anni, si era già innamorata del Brescia</strong>. Del Rigamonti, dell’essere bresciano.</p>
<p>Una vittoria stupenda, contro un avversario sicuramente non imbattibile.<br />
In una giornata di festa: perché portare a pasquetta le tue bimbe allo stadio nel giorno del <strong>gemellaggio con i fratelli granata</strong>, è stato bello.<br />
Ti ha riconciliato con la vita e con lo sport.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Nemmeno 15 giorni dopo eravamo nuovamente al Rigamonti. Certo è facile essere trascinati dall’entusiasmo, quando le cose vanno bene.<br />
Ma <strong>serve a spingerti a credere anche quando vanno male.</strong><br />
Quando sei chiuso in casa, quando il tuo futuro, remoto o prossimo parla di guanti e mascherine, di telecamere termiche per il riconoscimento della temperatura, di distanze collettive, di 4 maggio.<br />
Ma se i ricordi di quando siamo stati felici, e non ci siamo resi conto di quanto potesse essere effimera quella felicità, ti pervadono, allora sì.<br />
Possiamo essere positivi.<br />
Perché ci saranno ancora <strong>gol da Fifa20 di Ernesto Torregrossa</strong>, vittorie del Brescia da festeggiare, gemellaggi con fratelli da onorare.<br />
E poco importa di polemiche, di scelte che sembrano assurde, di “poteri forti” (ma quanto ci piace utilizzare espressioni del genere?).<br />
La vita tornerà<br />
E sarà una vita “Normale”.<br />
Forza.<br />
“Papà, mi ci porti ancora?”. Appena sarà possibile, serie B, serie A, sicuramente sì.</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/quando-torregrossa-re-invento-fifa/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ovDJuj8X06I/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-169650" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2020/04/Torregrossa-90.jpg"></div>
</div>
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		<item>
		<title>Gino Cool !!!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 10:27:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
		<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[brescia]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[corioni]]></category>
		<category><![CDATA[gino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Beh, e con questa caro Piz, le abbiamo viste tutte. Russi, con sede in Slovenia. E direttore generale bergamasco. El nos Brèsa simbolo della globalizzazione? Boh, può darsi. Certo è caro il mio Piz, che il 2013 si chiude con il botto. Inatteso, inaspettato. Le preghiere di curva e gradinata sono state ascoltate a quanto pare. Ragionando per assurdo… ma se ci sarà da contestare, che si fa? Si organizza un pullman per Lubiana o Celje? Eccolo qui il mio spirito polemico. Gino non ha ancora passato la mano ed io subito a vedere scenari neri. Boh, quasi mi manca [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, e con questa caro Piz, le abbiamo viste tutte.<br />
Russi, con sede in Slovenia. E direttore generale bergamasco.<br />
<span class="Apple-style-span">El nos Brèsa</span> simbolo della globalizzazione?<br />
Boh, può darsi.<br />
Certo è caro il mio Piz, che il 2013 si chiude con il botto.<br />
Inatteso, inaspettato.<br />
Le preghiere di curva e gradinata sono state ascoltate a quanto pare.</p>
<p>Ragionando per assurdo… ma se ci sarà da contestare, che si fa?<br />
Si organizza un pullman per Lubiana o Celje?</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" title="E se Corioni mollasse davvvero?" src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/corioni_int.jpg" alt="Gino Corioni molla?" border="0" />Eccolo qui il mio spirito polemico.<br />
Gino non ha ancora passato la mano ed io subito a vedere scenari neri.<br />
Boh, quasi mi manca già il Gino da Ospitaletto.<br />
No pres, mi scusi, non volevo darle del tu. Oltretutto in maniera veramente poco ortodossa.<br />
Auguri di buon anno Pres.</p>
<p>Davvero molla?<br />
Faccio fatica a crederci.<br />
Spiegavo pochi giorni fa alla mia dolce metà passando in autostrada davanti alla <span class="Apple-style-span">Saniplast</span> la sua escalation nel mondo del calcio.<br />
L’Ospi degli anni 80, i derby con l’Orceana (se li ricorda vero?) di C2, il passaggio a Bologna.<br />
Piazza un po’ depressa: arriva lei, porta il <span class="Apple-style-span">Maifer</span>, ed il mister si porta dietro di tutto e di più.<br />
Il <span class="Apple-style-span">mitico Villa</span>, <span class="Apple-style-span">Marocchi</span> e <span class="Apple-style-span">Marronaro</span> (sa com’è, papà era bolognese… ed in casa si parlava di Bologna e Brescia, non esattamente in quest’ordine), il Bologna risale la china, entusiasmo. Serie A, coppa Uefa…poi il declino…</p>
<p>Intanto a Brescia si passa di mano in mano: il dopo <span class="Apple-style-span">Baribbi</span> è stato un disastro. Dalla doppia promozione alla quasi doppia retrocessione. Lo spareggio di Cesena, allenatori improbabili, giocatori che prendono Brescia per un porto di mare. Arriva <span class="Apple-style-span">Bruno Bolchi</span>: e con lui si potrebbe fare qualcosa in più di una semplice salvezza, vero Pres? Lei non aveva fretta… con calma. Sistemare tutte le situazioni, una per volta. Gli uomini giusti al momento giusto.<br />
<span class="Apple-style-span"><img decoding="async" class="alignleft" title="Maurizio Ganz esulta dopo un gol ai tempi del Brescia " src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Banzola/ganz.jpg" alt="Maurizio Ganz ai tempi del Brescia" border="0" />Lucescu</span> in panchina, per esempio. <span class="Apple-style-span">Micio Ganz</span> in attacco, assieme a <span class="Apple-style-span">Saurogol</span>. Da Bologna si porta via <span class="Apple-style-span">Nello Cusin</span>.<br />
La magia inizia lì, stagione 1991/92.<br />
Poi un saliscendi incredibile: <span class="Apple-style-span">equipo-elevador</span> ci chiamavano in Spagna, i 3 rumeni in campo (precursori direi …), lo spareggio di Bologna, la risalita, la ridiscesa (quel campionato non glielo perdonerò mai, lo sappia!!!), un po’ di serie B per assestarsi, e poi il ritorno nella massima divisione e la ridiscesa. <span class="Apple-style-span">Sonetti</span>, di nuovo serie A… per restarci.<br />
<span class="Apple-style-span">Mazzone</span>, <span class="Apple-style-span">Baggio</span>, salvezza.<br />
Estate 2001, la più assurda della mia vita, passata tra incontri ravvicinati con guardrail della tangenziale, svenimenti ed ospedali a ferragosto dopo la <span class="Apple-style-span">notte di Parigi</span>…emozioni, ricordi. Sogni che si avverano, o quasi.<br />
Niente Uefa… Ancora serie A… Ogni tanto ripenso al riscaldamento al parco dei principi, a <span class="Apple-style-span">Vittorio Mero</span> che corre avanti e indietro salutando i tifosi bresciani.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright" title="Jonathan Bachini esulta dopo un gol " src="http://www.odiopiccolo.com/images/stories/Blogger/Banzola/bachini_esultanza.jpg" alt="Jonathan Bachini" border="0" />Quanti giocatori sono passati da qua <span class="Apple-style-span">Guardiola</span>, <span class="Apple-style-span">Bachini</span>, <span class="Apple-style-span">Toni</span>. Di nuovo serie B, lo stadio che si svuota, l’amore per il Brescia che sembra venire meno… e poi i playoff… la prima finale col Livorno (io odio Livorno) che va come va… ci riproviamo… arriva il toro… ma non si può fallire.<br />
No, no e poi no!</p>
<p>La serie A, la squadra in piazzale repubblica su un pullman non propriamente aperto…ma che lo diventa…<br />
Un’altra A da dimenticare, torniamo nella nostra dimensione.<br />
Ridimensionati.<br />
I playoff di <span class="Apple-style-span">Calori</span> (un giorno o l’altro ci dirà perché non l’ha confermato…’ccidenti a lei!), il Livorno (ribadisco il concetto).</p>
<p>E adesso un’altra stagione di sofferenza… con quest’ultimo botto russo (guardi che lo champagne russo non lo si può nemmeno lontanamente avvicinare alle nostre bollicine: si fidi, Pres).</p>
<p>Eppure lo sa Pres che quest’anno i botti sono vietati in città.<br />
Lei, più forte di una malattia, se ne frega. Lo fa da sempre.</p>
<p>Noi per questo un po’ la odiamo. Ma al tempo stesso le vogliamo un gran bene, perché se non ci fosse stato lei, quanto sopra non sarebbe mai accaduto.</p>
<p>Con stima</p>
<p>Ps: davvero molla? Io mica ci credo. È un po’ come la storia che ci fanno il palasport in città, vero?<br />
#ripgino</p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-74760" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/03/GinoCool2.jpg"></div>
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		<title>Quando Maradona (D10S) segnò al Rigamonti</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/quando-maradona-d10s-segno-al-rigamonti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chamberlain]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2015 15:14:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[maradona]]></category>
		<category><![CDATA[rigamonti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stadio del Brescia è, con ragionevole certezza, uno degli stadi più brutti d’Italia. Un groviglio di blocchi di cemento e acciaio che degradano disarmonici verso il campo, senza coperture, con una gradinata posticcia che poggia sopra una complicata struttura di tubi e metallo, più simile a un’impalcatura che a un piccolo tempio del calcio. Probabilmente, nel 1986, era uno stadio migliore e l’obsolescenza non lo avvolgeva come il muschio: la gradinata posticcia non esisteva, i mondiali dovevano ancora arrivare, e reggeva il confronto con gli altri stadi italiani, residui architettonici dei decenni passati. In quegli anni, andare tutte le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo <strong>stadio del Brescia</strong> è, con ragionevole certezza, uno degli stadi più brutti d’Italia. Un groviglio di blocchi di cemento e acciaio che degradano disarmonici verso il campo, senza coperture, con una gradinata posticcia che poggia sopra una complicata struttura di tubi e metallo, più simile a un’impalcatura che a un piccolo tempio del calcio. Probabilmente, nel 1986, era uno stadio migliore e l’obsolescenza non lo avvolgeva come il muschio: la gradinata posticcia non esisteva, i mondiali dovevano ancora arrivare, e reggeva il confronto con gli altri stadi italiani, residui architettonici dei decenni passati. In quegli anni, andare tutte le domeniche alla partita era un atto di fede assoluto.</p>
<p>Avevo undici anni, giocavo a calcio, e come molti nella mia città vivevo quel <a href="http://www.psicologobrescia.it/" target="_blank" rel="noopener">disturbo bipolare</a> per cui si tifava una squadra di serie A, ma anche il Brescia, che in quegli anni navigava tra la B e la C.</p>
<p>La squadra della città per molti era un amore minore. Come se si potessero amare contemporaneamente, e con la stessa voluttuosa intensità, la carne e il tofu.</p>
<p>La verità è che nessuno se la sentiva, in un’età in cui erano in gioco l’autoaffermazione e la propria accettabilità sociale, di tifare per una squadra che navigava tra la serie C e la serie B, esclusa dal giro del calcio che contava davvero, quello delle squadre con i nomi che non c’entravano niente con la città di provenienza, delle coppe europee il mercoledì sera alle otto e mezza, delle figurine che valevano qualcosa.</p>
<p>Così, la maggior parte dei miei coetanei viveva la mia stessa condizione lacerante di tifoso di una squadra di serie A durante la settimana, e <strong>tifoso del Brescia</strong> quando si andava allo stadio.</p>
<p>Andare alla partita, allora, significava Campobasso, Lanerossi Vicenza, Catanzaro, Carrarese, <a href="http://www.jesinacalcio.com/societa/storia/la-grande-jesina.html" target="_blank" rel="noopener">Jesina</a>, <a href="http://www.vgrondinellamarzocco.it/museo-virtuale/" target="_blank" rel="noopener">Rondinella Marzocco</a>, Spal.</p>
<p>La prima serie A della mia vita arrivò come una rivoluzione, e come tutte le rivoluzioni portò con sé il suo carico di contraddizioni. L’entusiasmo di poter finalmente rivendicare la propria identità calcistica anche al mare, con gli amici torinesi, milanesi e strafottenti, lo studio accurato dei tabellini del calciomercato riportati dalla <a href="http://www.gazzetta.it/" target="_blank" rel="noopener">Gazzetta</a>, si scontrava duramente con lo strazio dello scontro diretto.</p>
<p>Se segna la Juve che faccio? E se segna il Brescia? Fingo di esultare?</p>
<p>C’erano poi quelli che non avevano mai messo piede allo stadio, e che non andavano per il Brescia, ma per vedere com’era fatta davvero una squadra di seria A.</p>
<p>La Juventus, l’Inter, il Milan, ma anche la Lazio, il Verona (nemico giurato), la Cremonese.</p>
<p>L’epoca era quella dei calciatori sudamericani dai nomi lunghissimi e che imparavi a memoria per poter esercitare con gli amici una forma di supponenza acerba, che con gli anni sarebbe maturata recitando i nomi di cantanti come <a href="http://cuttingedge.bobdylan.com/" target="_blank" rel="noopener">Dylan</a>, <a href="http://www.rockol.it/artista/Morrissey?rnd=329" target="_blank" rel="noopener">Morrissey</a>, <a href="http://www.ondarock.it/dark/cure.htm" target="_blank" rel="noopener">Robert Smith</a>.</p>
<p>Erano nomi che lasciavi scivolare sulle labbra, indugiando su quelle rotondità portoghesi o sulle asprezze germaniche, come se dovessero rendere da soli il talento di un calciatore.</p>
<p>Rumenigge non era Karl, ma <strong>Karl Heinz</strong>, così come Müller non era solo Hansi, ma <strong>Hans Peter</strong>. Dirceu Josè Guimarães meglio noto solo come <strong>Dirceu</strong>, e Jorge dos Santos Filho conosciuto come <strong>Juary</strong>. Poi c’erano i fenomeni sudamericani, Paulo Roberto <strong>Falcao</strong>, Leovegildo Lins da Gama <strong>Júnior</strong>, Artur Antunes Coimbra detto <strong>Zico</strong>.</p>
<p>Nel 1986 avevo undici anni, giocavo a calcio, e fino a quel giorno consideravo la mia esperienza calcistica più intensa un eroico scambio di una doppia di Rumenigge con una fotografia autografa di Spillo Altobelli. Ma quell’anno la mia vità cambiò.</p>
<p>Lui si chiamava <strong>Diego Armando Maradona</strong>.</p>
<p><div id="attachment_4629" style="width: 467px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-4629" class="size-full wp-image-4629" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/10/Diego.jpg" alt="D10S - Dio esiste" width="457" height="640" /><p id="caption-attachment-4629" class="wp-caption-text">D10S &#8211; Dio esiste</p></div></p>
<p>Il primo ricordo è lo strillo di una Gazzetta estiva del 1984: “Iuliano chiama <strong>Ferlaino</strong>: «Corri a Barcellona, <strong>Maradona è nostro!</strong>»”.</p>
<p>Ora, io non sapevo chi fosse Iuliano, non sapevo chi fosse Ferlaino, ma sapevo che il punto esclamativo era una cosa importante. C’era ancora un certo pudore nell&#8217;uso di quella forma violenta di interpunzione, e se la Gazzetta lo usava in quel modo, con quel titolo in prima pagina, allora quel Maradona doveva essere veramente forte.</p>
<p>Il secondo ricordo è uno stadio vero, il sole riflesso sulle mani alzate di ottantamila persone senza controllo, e un ometto riccio che si mette a palleggiare. Il delirio.</p>
<p>Il primo anno di <strong>Maradona in Italia</strong> non fu niente di speciale: il Napoli arrancò, mentre il Brescia si giocava un infernale campionato di serie C in cui conquistò la promozione.</p>
<p>E così Asti, Sanremese, Legnano, diventarono Spal, Cremonese, Monza.</p>
<p>L’anno seguente il Napoli arrivò terzo in serie A e il Brescia, incredibilmente, conquistò la sua seconda promozione consecutiva.</p>
<p>Ma dovevano arrivare i mondiali del 1986, e Maradona doveva diventare Maradona. Doveva segnare due gol all’Inghilterra, quello di mano e lo slalom impossibile, doveva segnare altri due gol al Belgio e vincere il mondiale battendo la Germania.</p>
<p>Adesso lo sapevo anch&#8217;io, <strong>Maradona era un mostro</strong>.</p>
<p>Una tiepida domenica di settembre mio padre mi prese e mi disse: «Oggi andiamo a vedere Maradona».</p>
<p>Avevo già capito la portata di quell’evento, come se mi avesse detto che si andava a vedere Garibaldi resuscitato.</p>
<p>La provincia, la nebbia, il freddo, la neve, la scuola. Maradona in quel momento era l’embrione della fuga da fermo, del baretto sulla spiaggia, dell’università a Londra. Era uno schiaffo alla vita di provincia. Il fenomeno che si degnava di lambire i confini freddi e nebbiosi dell’impero. Una rivalsa molto più concreta, e meno velleitaria, per un ragazzino di undici anni.</p>
<p>Brescia allora era una provincia molto ricca che esprimeva una squadra dignitosa, sobria e clericale, come le si addiceva. Era una squadra-elastico, una di quelle che faceva qualche campionato in B, poi finalmente saliva in serie A, giocava fino a metà campionato per salvarsi e poi, con regolarità agostiniana, tornava in serie B.</p>
<p>Il ricordo di quella giornata è archiviato nella mia memoria alla voce “grandi personaggi storici in visita”, insieme al Papa, a <strong>Sandro Pertini</strong> e a quella volta che allo stadio portarono King Kong.</p>
<p>La cronaca sportiva ricorda: “<em>Era la prima giornata del campionato 1986-’87 e il Napoli di Ottavio Bianchi espugna il Rigamonti di Brescia grazie ad uno straordinario goal di Diego Armando Maradona.</em>”</p>
<p><strong>Maradona segnò un gol bellissimo</strong>, lo ricordo ancora oggi, e fu uno di quei casi in cui torni a casa sapendo che ne è valsa la pena. L’ho pagato con gli interessi quel gol, negli anni seguenti, a colpi di zero a zero sotto la pioggia con la Cavese, la Sambenedettese, e a furia di sconfitte invisibili dietro un muro lattiginoso di nebbia padana, pochi anni prima che qualcuno potesse concepire di dare a quell&#8217;aggettivo un&#8217;accezione positiva.</p>
<p>Si può dire che, da quel giorno,<strong> la mia vita è cambiata</strong>.</p>
<p>Il mondo si divideva tra chi aveva visto giocare Maradona, e chi no, e io avevo fatto il mio ingresso tra quelli che potevano parlare di calcio con competenza e autorevolezza, anche solo per chiudere una discussione con la reductio ad Diego, per cui <strong>Diego Armando Maradona</strong> è stato, e sarà sempre, il più grande calciatore di tutti i tempi.</p>
<p>«E lasciatevelo dire da uno che l’ha visto giocare.»</p>
<p>Poi Maradona è diventato altro da sé, è trasfigurato in epica, in una di quelle rielaborazioni postume necessarie quando, per ragioni che ti sfuggono, ma spesso legate allo sviluppo ormonale, ti sei perso qualcosa che accadeva in concomitanza con te; e così la <strong>mano di Dio</strong>, poi il Maradona drogato, il camorrista, la morte sportiva e la resurrezione.</p>
<p>Poi <a href="http://cineluk.blogspot.it/2012/07/santa-maradona-stupid-human-beings.html" target="_blank" rel="noopener">un grido terrificante</a>, e ancora con il culo per terra. Poi è diventato grasso, poi è diventato comunista e cubano, stava per morire di cuore, ma ha fatto un’operazione e si è salvato. Poi è dimagrito, così ha fatto l’allenatore, l’ha fatto male, l’hanno licenziato e ora di preciso non so cosa faccia.</p>
<p>Ma non si è consumato, e invece di sgretolarsi, a causa di fatti puramente umani come un’evasione fiscale o figli disconosciuti e abbandonati, Maradona – inteso come divinità – è diventato sempre più grande. Il suo calcio è diventato un atto di eroismo, in cui un fallo di mano non è una scorrettezza ma una rappresaglia militare.</p>
<p>Il dio Maradona è cresciuto insieme a me, il suo culto si è diffuso, e da giocatore straordinario è diventato qualcosa di altro, una canzone di Manu Chao, un film di <strong>Kusturica</strong>.</p>
<p>Certo, avrebbe potuto ambire a qualcosa di meno smaccatamente terzomondista, ma è in linea con la sua storia di riscatto dalla povertà sudamericana e di affermazione nel primo mondo, grazie al calcio.</p>
<p><strong>Maradona è l’uomo più furbo del mondo</strong>, perché è riuscito a piegare qualsiasi evento della sua vita alla celebrazione della sua grandezza, lasciandoci nudi davanti alla fallibilità assoluta degli occhi che guardano l’eroe.</p>
<p>Sono gli occhi che perdono qualsiasi interesse nel distinguere il bene dal male, quelli che ti fanno dubitare persino di quell’accessorio ingombrante chiamato morale perché, davanti a Maradona, quella ti sfugge e ti ritrovi silenzioso a fissare un bambino che palleggia con un’arancia.</p>
<p><em>Il gol di Maradona al Rigamonti</em></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/quando-maradona-d10s-segno-al-rigamonti/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/VJf1hH9Vc3A/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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		<title>Nostalgia Brescia. Ricordi di&#8230; Viareggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 09:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[buffon]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
		<category><![CDATA[pirlo]]></category>
		<category><![CDATA[viareggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati quasi vent&#8217;anni da quell&#8217;annata indimenticabile. Era il 1996, la prima squadra militava in serie B, galleggiava a fatica nelle zone medio-basse della classifica nonostante tra le sue file militassero giocatori di un certo spessore (Sabau, Neri, Giunta , Adani, Luzardi, Saurini per citarne alcuni) guidati dal grande Lucescu prima, sostituito poi da Reja. Capitava di allenarci con loro e li osservavo. Li osservavo ancora con gli occhi di chi non ha capito che è ad un passo dal potercela fare (e forse questo mi ha fregato)&#8230; Ma poi mi guardavo intorno, guardavo i miei compagni di squadra e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati quasi vent&#8217;anni da quell&#8217;annata indimenticabile.</p>
<p>Era il <strong>1996</strong>, la prima squadra militava in serie B, galleggiava a fatica nelle zone medio-basse della classifica nonostante tra le sue file militassero giocatori di un certo spessore (<strong>Sabau</strong>, <strong>Neri</strong>, <strong>Giunta</strong> , <strong>Adani</strong>, <strong>Luzardi</strong>, <strong>Saurini</strong> per citarne alcuni) guidati dal grande <strong>Lucescu</strong> prima, sostituito poi da <strong>Reja</strong>.</p>
<p>Capitava di allenarci con loro e li osservavo. Li osservavo ancora con gli occhi di chi non ha capito che è ad un passo dal potercela fare (e forse questo mi ha fregato)&#8230; Ma poi mi guardavo intorno, guardavo i miei compagni di squadra e tra me e me pensavo: &#8220;questi ce la faranno, questi sono grandi giocatori e tutti potrebbero diventare come e più di loro&#8221;.</p>
<p>Noi eravamo la <strong>primavera del Brescia</strong>, noi avremmo vinto il <strong>torneo di Viareggio</strong>, noi avremmo distrutto la <strong>Juve</strong> in casa e ci saremmo qualificati alle finali del campionato italiano, noi siamo stati, a mio avviso, la squadra giovanile più forte che il <strong>Brescia Calcio</strong> abbia avuto.</p>
<p><strong>Pirlo</strong>, <strong>Baronio</strong>, <strong>Diana</strong>, <strong>Bonazzoli</strong>, <strong>Pavarini</strong>, sarebbe scontato dire che basterebbero questi nomi per far capire la forza di quella squadra. Ma non posso non nominare <strong>Bono</strong>, <strong>Tagliani</strong>, <strong>Archetti</strong>, <strong>Bernardi</strong>, <strong>Maffeis</strong>, <strong>Pedrocchi</strong>, <strong>Borra</strong>, <strong>Forlani</strong>, <strong>Faini Giacomo</strong>, <strong>Rigamonti</strong> e non me ne vogliano tutti gli altri che hanno fatto parte di quello storico gruppo.</p>
<p><div id="attachment_3376" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione_2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3376" class="wp-image-3376 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione_2.jpg" alt="Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra. " width="1024" height="681" /></a><p id="caption-attachment-3376" class="wp-caption-text">Una formazione del Brescia di quel memorabile anno. In piedi: Pavarini, Baronio, Tagliani, Pedrocchi, Bernardi, Faini Giacomo. Accosciati: Borra, Ferrari, Diana, Archetti, Gorini.</p></div></p>
<p>Un gruppo partito dai giovanissimi, arrivato secondo nel campionato italiano <strong>Allievi Nazional</strong>i (perdendo 1-0 in finale contro il Bari) e che dovunque è andato ha sempre fatto parlare di sé.</p>
<p>Ma parliamo di quel <strong>febbraio del 1996</strong> parliamo della 48esima edizione del Torneo di &#8220;Viareggio&#8221;.</p>
<p>Per far capire cosa è il Viareggio potremmo definirlo una sorta di Champions League per la categoria primavera.</p>
<p>Nonostante le potenzialità, non veniamo considerati molto. Quell&#8217;anno partecipavano squadre come Juve, Inter, Napoli, Bayern Monaco, Dinamo Kiev, Lazio, Roma, Torino ecc.</p>
<p><strong>Noi eravamo &#8220;solo&#8221; il Brescia.</strong></p>
<p>Credo lo pensasse anche il nostro presidente, tant&#8217;è che ci fa alloggiare in un umile albergo del capoluogo toscano che se la memoria non inganna doveva chiamarsi &#8220;il gatto nero&#8221; o &#8221; le chat noir&#8221; (poco cambia&#8230; diciamo che il nome non faceva presagire nulla di buono).</p>
<p>Probabilmente pensavano che la nostra avventura sarebbe durata una settimana (giusto la fase a gironi) per cui l&#8217;alloggio aveva poca importanza.</p>
<p>Noi siamo nel Girone 6 con <strong>Atalanta</strong>, <strong>Napoli</strong> e <strong>Pumas Messico</strong> ed in effetti non partiamo bene.</p>
<p>L&#8217;Atalanta è da sempre considerata (a ragione) uno dei migliori vivai d&#8217;Italia. Noi la conosciamo bene e la prima partita è contro di loro. Perdiamo 2-1 e non giochiamo bene. La strada si fa subito in salita e non si possono più commettere passi falsi.</p>
<p>Giochiamo contro i Pumas Messico (sconfitti precedentemente dal Napoli 2 a 1) e vinciamo 1 a 0.</p>
<p>Nell&#8217;altro match Atalanta e Napoli pareggiano.<br />
Per cui prima dell&#8217;ultima sfida, Napoli e Atalanta sono primi a 4 punti noi seguiamo a 3, i Pumas ultimi a 0.</p>
<p>Manca una partita, contro il Napoli. Restasse così la classifica saremmo eliminati e avanzerebbero Atalanta e Napoli. L&#8217;Atalanta vince ovviamente con i Pumas e si qualifica come prima&#8230; noi affrontiamo i partenopei&#8230; Vinciamo 1 a 0&#8230; Qualificati al secondo turno!</p>
<p>Gioiamo, ma con moderazione. Forse anche noi non ci rendiamo conto esattamente delle nostre potenzialità.</p>
<p>Non so se il presidente all&#8217;idea di farci prolungare il soggiorno e quindi spendere altri soldi ne fu contento&#8230; ma noi lo eravamo&#8230; eccome!!</p>
<p>Cominciano le fasi ad eliminazione diretta. A noi tocca la <strong>Juve</strong> (per la quale quell&#8217;anno diventeremo la bestia nera!).<br />
Partita ricca di emozioni ma la portiamo a casa. Vinciamo 4 a 2 e voliamo ai quarti di finale.</p>
<p>Grande gioia ma ancora lontano da noi quello che stava per accadere.</p>
<p>È stato nei quarti che forse abbiamo avuto la consapevolezza che ce l&#8217;avremmo potuta fare, che avremmo potuto far parlare di noi!</p>
<p>Ritroviamo i nostri cugini bergamaschi, con loro sempre sfide tirate e partite di alto livello. E anche in questa occasione non vengono tradite le attese.</p>
<p>Nonostante la partita nei tempi regolamentari sia finita 0-0 di emozioni ce ne sono state parecchie.</p>
<p>Si va ai supplementari, all&#8217;epoca c&#8217;era la regola del &#8220;golden goal&#8221;. Il primo tempo supplementare finisce ancora in parità. Ma fu proprio alla fine del secondo tempo supplementare che <strong>Campolonghi</strong> ci regala la vittoria e ci va volare in semifinale.</p>
<p>Ora facciamo davvero paura.</p>
<p>Apoteosi della gioia, si assapora l&#8217;impresa, ci rendiamo conto che&#8230; sì! ci siamo&#8230; possiamo fare qualcosa di straordinario&#8230; il gruppo è unito, sia chi gioca di più che chi gioca di meno&#8230; tutti uniti e con un unico obiettivo, e il nostro timoniere <strong>Adriano Cadregari</strong> (grande allenatore, grande uomo, grande personaggio), sempre bravo a non farci montare la testa e a tenerci concentrati.</p>
<p>In semifinale ci aspetta un altra squadra rivelazione, il Cesena.</p>
<p>Beh finisce 5 a 0 per noi, siamo a mille, carichi come molle, consapevoli che potremmo giocare contro chiunque che non avremmo perso.</p>
<p>Manca un ultimo ostacolo, la finale!</p>
<p>Il nostro avversario è il <strong>Parma</strong>. È arrivato all&#8217;ultimo atto eliminando squadre come Torino, Fiorentina, Lazio, Dinamo Kiev.</p>
<p>L&#8217;estremo difensore della squadra emiliana è un certo <strong>Gianluigi Buffon</strong> che è già in pianta stabile in prima squadra e che è già un fenomeno.</p>
<p>Ma quel giorno, in quella finale, altri sono stati fenomeni, altri hanno fatto passare in secondo piano il futuro<strong> numero 1 della Nazionale</strong>.</p>
<p>Il nostro <strong>Baronio</strong> ci regala una perla segnando con un pallonetto memorabile da metà campo.</p>
<p>Segnano anche <strong>Maffeis</strong> e <strong>Campolonghi</strong>.</p>
<p>Vinciamo 3 a 1, vinciamo il torneo di Viareggio per la prima e unica volta nella storia del <strong>Brescia Calcio</strong>.</p>
<p>Se non ricordo male vinciamo quasi tutti i premi possibili (miglior giocatore, miglior giovane, miglior portiere), sbanchiamo Viareggio!</p>
<p>Ed io (che ho giocato poco causa una maledetta influenza) sono lì che gioisco come un matto insieme ai miei compagni e mi rendo conto di quanto sia stato fortunato ad essere parte di questo gruppo e di essermi potuto allenarmi con così tanti giocatori, compagni, amici di uno spessore tecnico e umano fuori dal comune.</p>
<p>Si festeggia, si torna a casa da &#8220;campioni&#8221;, i giornali e la gente parlano di noi, le partite successive al San Filippo sono piene di gente, i primi procuratori si avvicinano&#8230; insomma qualcosa sta cambiando.</p>
<p>Una volta a casa il presidente organizzò una cena per complimentarsi con noi&#8230; ricordo che disse che ci avrebbe fatto avere una <strong>targa d&#8217;oro</strong> a ricordo di quell&#8217;impresa. Va beh che le poste in Italia sono lente ma dopo 20 anni&#8230; non mi è ancora arrivata (a Voi le considerazioni).</p>
<p>Quell&#8217;annata terminò con il nostro accesso alle finali italiane dopo aver sconfitto in casa La Juve (ancora una volta) per 4 a 2 (due gol del sottoscritto e uno di <strong>Pirlo</strong>) in un San Filippo stracolmo di gente.</p>
<p><div id="attachment_3375" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3375" class="wp-image-3375 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione.jpg" alt="Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra. " width="1024" height="765" /></a><p id="caption-attachment-3375" class="wp-caption-text">Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra.</p></div></p>
<p>Ogni giocatore di quella rosa l&#8217;anno seguente giocò fra i professionisti (chi in serie A chi come me in C2) e prese la Sua strada.</p>
<p>Oggi, a distanza di 20 anni, credo che quella rosa sarebbe in toto in prima squadra e potrebbe giocarsi anche la promozione in serie &#8220;A&#8221;.</p>
<p>E a volte penso che, se da un lato avere compagni di squadra così forti sia stata una fortuna, da un lato dico &#8220;cazzo che sfiga, se fossero stati un po&#8217; meno forti magari avrei fatto più carriera&#8221;.</p>
<p>A parte le battute so di essere stato veramente fortunato e porterò sempre con me ogni attimo di quell&#8217;esperienza unica e credo sarebbe bello un giorno rivedere quella squadra insieme al &#8220;<strong>Rigamonti</strong>&#8221; per giocare ancora una partita.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
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<td><nobr>&nbsp;</nobr></td>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-33590" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Brescia-vince-viareggio_op.jpg"></div>
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		<title>Nostalgia Brescia. La storia di Gino (non quello, un altro)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Martelloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 10:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scoprii il Brescia Calcio nel gennaio 1985, coppa Italia di serie C. Un surreale turno infrasettimanale pomeridiano al Rigamonti, dove non ero mai entrato prima. Avevo poco più di nove anni: mio cugino Riccardo, tifoso del Brescia forse già dalla culla, mi ci portò con la filovia C. Era un derby un po’ teso nonostante gli spettatori fossero un centinaio di bighelloni come noi &#8211; squadra avversaria, l’Ospitaletto di Gino Corioni. Finì tra l’altro 1-2 per gli arancioni, ma inspiegabilmente uscii dalla gradinata con una sensazione nuova. Mi ero innamorato di quella squadra. Ero stato battezzato con una sconfitta un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scoprii il Brescia Calcio nel gennaio 1985, coppa Italia di serie C.<br />
Un surreale turno infrasettimanale pomeridiano al Rigamonti, dove non ero mai entrato prima.<br />
Avevo poco più di nove anni: mio cugino Riccardo, tifoso del Brescia forse già dalla culla, mi ci portò con la filovia C.<br />
Era un derby un po’ teso nonostante gli spettatori fossero un centinaio di bighelloni come noi &#8211; squadra avversaria,<strong> l’Ospitaletto di Gino Corioni</strong>.<br />
Finì tra l’altro 1-2 per gli arancioni, ma inspiegabilmente uscii dalla gradinata con una sensazione nuova.<br />
Mi ero innamorato di quella squadra. Ero stato battezzato con una sconfitta un po’ assurda e bruciante.<br />
Giusto per abituarsi subito.</p>
<p><div id="attachment_3366" style="width: 733px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3366" class="wp-image-3366 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/ospi_formazione.jpg" alt="Una formazione dell'Ospitaletto negli anni di Corioni. In piedi da sin: Bodini,Guerra,De Marchi,Viviani,DiSarno,Gambino. Accosciati: Mazzucchelli,Borra,Cusin,Monza,Gilardi." width="723" height="382" /><p id="caption-attachment-3366" class="wp-caption-text">Una formazione dell&#8217;Ospitaletto negli anni di Corioni.<br />In piedi da sin: Bodini,Guerra,De Marchi,Viviani,DiSarno,Gambino. Accosciati: Mazzucchelli,Borra,Cusin,Monza,Gilardi.</p></div></p>
<p>Il Brescia, forte di un gruppo compatto e molto ben guidato da mister <strong>Toni Pasinato</strong>, conquistò la promozione in serie B.<br />
Vidi poche partite nei mesi seguenti, perché mia madre mi autorizzò molto raramente a recarmi a Mompiano. La mia è una famiglia di baskettari, da sempre coinvolta ed entusiasta per il <strong>Basket Brescia</strong>, e questa dicotomia (presso alcuni, ahimè, ancora in voga) la rese un po’ ostile alla faccenda.<br />
Nel campionato successivo però entrò in scena <strong>Gino</strong>.<br />
Secondo marito della pia nonna, uscita da una più trentennale vedovanza, era campione di ballo liscio, imbianchino fai-da-te, grande fan del clinto, originario del <strong>Carmen</strong>, con un nebuloso passato da terzino nelle giovanili dell’Atalanta, forte bestemmiatore ma prontissimo alla commozione quando la nonna leggeva le sue debordanti poesie dalla metrica psichedelica in occasione di pasque, natali e compleanni, provvisto di una<strong> Alfasud Alfasprint</strong> rombantissima e dalla frizione liquefatta (pare che non abbia mai ingranato una marcia superiore alla terza, peraltro), sempre odorante di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F5G85Xb9e_8" target="_blank" rel="noopener">brillantina Linetti</a>.<br />
D’estate spadroneggiava al bar all’angolo con canotta azzurra a costine, pantaloncini da tennis con tasche a vita altissima, mocassini con calzini in tinta, incoerente crocifisso d’oro, occhialone da vista Wayfarer prima che fosse una moda hispter, cappello di paglia e stecchino perenne in bocca.<br />
In un tripudio di sensi vietati, parcheggi obliqui e sfollate, Gino mi portò a vedere quasi tutte le partite del campionato di <strong>serie B 85/86</strong>.<br />
Prima della gara era obbligatoria la tappa al bar in <strong>piazzale Kossuth</strong>, dove scattava il ritrovo con amici degni di lui. In un tripudio di ragionamenti tattici a 100000 decibel e di bianchini, restavo estasiato a osservare quei rudi maschi di una volta scaraventare untissime carte bresciane sui tavoli in fòrmica.<br />
Una specialità di Gino era la decodifica campanilistica delle targhe: “<strong>MN</strong>? Merde nostrane! <strong>CR</strong>? Cacca rammollita!”<br />
Poi rideva tutto soddisfatto. E io pure, ovviamente,<br />
In curva sud, allora postazione fissa per la combriccola dei “veci”, ho assistito a partite indimenticabili.</p>
<p><div id="attachment_3368" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/TittiAscagni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3368" class="size-full wp-image-3368" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/TittiAscagni.jpg" alt="Titti Ascagni" width="300" height="419" /></a><p id="caption-attachment-3368" class="wp-caption-text">Titti Ascagni</p></div></p>
<p>Potrei citare molti fatti sportivi, ma mi limito alla tripletta rifilata all’<strong>Empoli</strong>, la sfida al vertice con l’<strong>Ascoli</strong>, il gol di <strong>Titti Ascagni</strong> al <strong>Bologna</strong>, le smargiassate di <strong>Aliboni</strong>, la partita persa con il <strong>Catanzaro</strong> orfano da anni di <strong>Massimo Palanca</strong> in un Rigamonti siberiano, le galoppate di <strong>Mossini</strong>, la classe di <strong>Zoratto</strong>, la maestosità di <strong>Chiodini</strong>.<br />
La promozione in serie A fu uno dei momenti di gioia più vera, intensa e totalizzante della mia vita; dovrei essere l’Umberto Saba di “Squadra paesana” per saperla raccontare in modo degno.</p>
<p>Gino dopo qualche anno è entrato, come capiterà a tutti noi, nel declino psicofisico, ma ha chiuso la sua storia d’amore col Brescia in un modo tra l’irresponsabile, il romantico e l’eroico.<br />
Evidentemente in un forte stato di sofferenza fisica, in un rigidissimo pomeriggio invernale comunicò a tutti che sarebbe andato a vedere il derby con l’Atalanta.<br />
Noncurante delle proteste dei presenti, infilò cappotto, sciarpa e cappello e salì sulla sua Panda Young, auto dal nome perlomeno ironico che aveva rimpiazzato l’ormai troppo aggressiva Alfasprint.<br />
Andò allo stadio e tornò pure a casa, anche se non molto in arnese, ma vincitore.<br />
Si scoprì il giorno dopo che belle ore del derby aveva un ictus in corso.<br />
Poi il declino.</p>
<p>Ah, il derby quel giorno si giocava al Comunale di <strong>Bergamo</strong>, non a Brescia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune partite della stagione 1985/1986</p>
<p>Brescia &#8211; Cagliari 3-1 (Zoratto. Piovani, Zoratto, Casale)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/HsmiLUHOnGA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Brescia &#8211; Campobasso 1-1 (Brescia già promosso e Campobasso già salvo, la festa promozione al Rigamonti)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Tpm0iUKfn2M/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Inter &#8211; Brescia 3-1 (Coppa Italia)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ExIKEXtLuns/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
<tr>
<td><nobr>&nbsp;</nobr></td>
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<div class="rw-left">
<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-33630" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Alfasud_Coupe_Gino1.jpg"></div>
</div>
</td>
</tr>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/">Nostalgia Brescia. La storia di Gino (non quello, un altro)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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