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	<title>nostalgiabrescia Archivi - odiopiccolo</title>
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	<description>diamo voce ai bresciani</description>
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		<title>Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 09:42:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo. Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a Lan-Kwai-Fong e terminate in qualche locale malfamato di Mong-Kok, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Caldo, non afoso come il nostro agosto, ma comunque caldo.<br />
Una domenica di fine settembre, con la necessità di prepararsi a viaggiare l’indomani verso la Corea del Sud: Hong Kong come al solito brulica di turisti che si dividono in diverse sottospecie. Quelli incuriositi dai quartieri di elettronica, che offrono ancora prodotti di qualità a prezzi relativamente bassi, quelli che vogliono visitare tutti i mall, quelli che stanno smaltendo le sbornie del venerdì e sabato notte iniziate a <a href="https://www.viator.com/it-IT/Hong-Kong-SAR-attractions/Lan-Kwai-Fong-LKF/overview/d35959-a12996" target="_blank" rel="noopener"><em>Lan-Kwai-Fong</em></a> e terminate in qualche locale malfamato di <em><a href="https://www.marcotogni.it/mong-kok/" target="_blank" rel="noopener">Mong-Kok</a></em>, quelli che passeranno la domenica a farsi spennare al casinò a Macao, dove hanno raccontato alla moglie che andranno per un meeting aziendale.</p>
<p>L’Ymca è diventata oramai la mia seconda casa: 60 metri quadrati di “suite”, arredati con (molta) parsimonia e pochi voli pindarici, ma accoglienti. Rispetto alla stanza standard dell’Holiday Inn dove ho vissuto per mesi, ho trovato quello che sembra un vero e proprio appartamento ed in più posso fare anche allenamento, quando mi gira. Certo lo spazio del basket è relegato alle 6 del mattino ed in palestra gioco da solo, ma va bene lo stesso. Anche a Mark, tecnico che condivide con me le trasferte in estremo oriente e le scelte di vitto e alloggio, non dispiace. La vista sulla baia, seppur parziale, è meglio del retro dei condomini dotati tutti di motori per l’aria condizionata che avevamo lasciato in Nathan Road. Arrivati come al solito la settimana prima e con un altro paio di settimane a testa da trascorrere in Oriente con compiti diversi, io e l’inglese volante trapiantato per amore in Francia dopo la fuga frettolosa dall’amato Sudafrica, abbiamo scoperto solo al nostro atterraggio<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_nazionale_della_Repubblica_Popolare_Cinese#:~:text=La%20giornata%20nazionale%20della%20Repubblica,Cinese%20istituita%20come%20giornata%20nazionale.&amp;text=Viene%20celebrata%20annualmente%20il%201%C2%BA,nel%201949%20con%20Mao%20Zedong." target="_blank" rel="noopener"> la festa nazionale del 1 ottobre</a>: un’estensione del weekend per Mark, la necessità di prendere un volo aereo per non buttare nel cesso una giornata aziendale per me. E così si va a Seul il giorno dopo, non prima di aver festeggiato a mezzanotte Hong Kong ed il suo spettacolo pirotecnico: una manciata di Hong Kong dollars e ci godremo lo spettacolo dalla terrazza dell’ultimo piano dell’Ymca di Kowloon.</p>
<p>Prima però c’è una domenica da trascorrere: il programma prevede un giro al campo pratica di Golf in tarda mattinata, per accontentare Mark, pranzo con “descanso” pomeridiano e poi in prime time la <strong>visione al Pub del derby dell’Oglio</strong>. Le mie trasferte in giro per il mondo mi tengono lontano dal Rigamonti, e da tante altre cose della mia vita bresciana. Ed ho ancora negli occhi il <a href="https://www.goal.com/it/notizie/il-brescia-e-lintertoto-2001-quando-mazzone-sfido-il-psg-di-pochettino/7d8saf9p3vuw1lqrp8yonooir" target="_blank" rel="noopener">viaggio a Parigi con i miei soci per vedere il Brescia al Parco dei Principi</a>, e la roccambolesca giornata che mi ha portato da Pescara a Brescia per la gara di ritorno: il tutto negli ultimi 60 giorni.</p>
<h4>Quella tra Brescia e Atalanta non è proprio una sfida come le altre</h4>
<p>Non c’è nulla da fare, due giorni di fila a casa non riesco a passarli, nemmeno se ci provo o mi ci metto d’impegno. Mark, da bravo inglese di Leicester amante del rugby, non è tanto per guardarsi una partita di serie A, ma capisce dalle mie parole che quella tra Brescia ed Atalanta non è proprio una sfida come un’altra. Del resto non ha di meglio da fare quella domenica sera, ed in attesa dei fuochi va bene anche una pinta di birra davanti al <em>fobal</em> italiano. “Eddai, sono venuto a giocare a golf che mi fa schifo, dammela una soddisfazione nella vita”. “Meoowwww”. Sì, Mark, un cristone di 190 cm per 110 kg, quando non voleva rispondermi o non aveva voglia di attaccare una discussione, miagolava. E andava avanti anche per minuti a fare il gatto. Io ci avevo fatto il callo alle sue abitudini, tipo quella di chiudersi nei pub la domenica pomeriggio ad ammazzarsi di birra, in cui coinvolgeva anche me, che, del resto, una volta fatta la valigia per volare il lunedì mattino in qualche posto ameno del Far East, cosa avevo di meglio da fare? Da 6 mesi facevamo coppia fissa a risolvere i problemi tecnici e commerciali di un’azienda rilevata dal <a href="https://www.lonatigroup.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>gruppo Lonati</strong></a>, e funzionavamo bene, benché fossimo proprio agli antipodi. Io un ragazzino italiano spocchioso ed un po&#8217; fighetto, lui un navigato – ma non troppo – lupo di mare, abituato a viaggiare come un matto. C’eravamo trovati ed avevamo combinato un po&#8217; di tutto: l’avevo portato d’urgenza in ospedale alle 3 del mattino, ed una sera, dopo uno show fatto ad un cliente di Hong Kong degno del miglior Christian De Sica in un ristorante giapponese, mi aveva messo a letto (totalmente demolito), che nemmeno mia mamma quando avevo 4 anni.</p>
<h4>Vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente</h4>
<p>Arrivano le 21, la televisione mostra un bel colpo d’occhio del rigamonti, ripenso alla battaglia del 92/3, ed al fatto che a me il derby con l’Atalanta non è mai interessato sul serio. O meglio, <strong>per me il derby vero è con l’Hellas</strong>: quella è la mia partita. Certo vedere Cristiano Doni con quella maglia, mi urta profondamente e le immagini di quanto successo 8 anni prima le ho belle impresse nella memoria, ma – non so se riesco a spiegarmi – Atalanta o Sampdoria per me non fa differenza. <strong>C’è il Brescia, la cosa importante è quella</strong>.</p>
<p><strong>È la giornata di Pep Guardiola</strong> che entra in campo a presentarsi ai suoi nuovi tifosi, l’espressione un po&#8217; spaesata.</p>
<p>Arbitra Collina. “Ma quello non è Baggio?” “Certo Mark” “E cosa fa in campo?” “Gioca nel Brescia”. Lo stupore di Mark è genuino, come tutto in lui. La prima pinta va giù che è una bellezza, la partita si anima rapidamente. Guardare la serie A ad Hong Kong è abbastanza semplice. Ho scoperto che il campionato di calcio fa impazzire la gente di qua ed anche in Cina vedere la serie A in diretta non è difficile. Diverse serate sono terminate con visioni notturne della serie A, spesso in Hotel. Diverso quando vai in altri paesi dell’area, tipo la Corea del Sud. Partita vera, occasione per Tare, palo di Doni. Segna Baggio: un assist al bacio di Petruzzi, sembra mettersi tutto al meglio. Esulta anche Mark, perché riconosce l’autore del goal, e quanto meno capisce che ha segnato il Brescia. Non foss’altro perché quello seduto accanto a lui sembra impazzire. Non riesco neppure a finire di festeggiare che arriva il pareggio di Sala e poi il raddoppio ospite. Doni. Mannaggia a te. Vedo l’esultanza nel settore ospiti, il commento in lingua locale si perde nell’audio di Mompiano che arriva bello chiaro in terra d’oriente. Arriva il terzo. Io rimango impietrito, Mark non sa cosa fare: termina così il primo tempo, 1-3. La tentazione di mandare tutti a quel paese e andarmene è fortissima. Resto al mio posto, Mark mi consola con un’altra pinta e del cibo. Il secondo tempo è una sofferenza assoluta, prova che ti riprova, non succede nulla per una buona mezzoretta. Quando le speranze sembrano essersi ridotte a un lumicino, ecco la palla di Tare per Baggio, la girata, Taibi battuto, il 2-3. Le telecamere indugiano sul bordo del campo, l’allenatore del Brescia è molto agitato: si rivolge al settore ospite, si vede in maniera netta. Il labiale è chiarissimo. Mark non capisce: io sì. L’audio ambiente, come dicevo prima, si sentiva. Bene. E Mazzone non ci sta. Per nulla. Capisci che sta promettendo qualcosa a qualcuno. Mark mi chiede chi sia quel signore. Cerco di spiegarglielo: raccontare tutto quello che è successo nelle ultime settimane a Brescia, soprattutto dopo il pareggio con il Psg, sarebbe eccessivo ed in quel preciso momento ho altro a cui pensare. “Ma quel signore in tuta allena una squadra di serie A? Sul serio?”. Faccio finta di non aver sentito, provo a crederci fino al 90’ ed oltre. Il Brescia ci prova, ma sembra già tutto scritto. Il tempo scorre, scocca il 90’: lo stomaco si è abbassato di qualche millimetro. Un cross, fallo di mano, punizione nei pressi del limite dell’area. Sul pallone Baggio c’è lo spazio per la pennellata: gente che salta, Taibi pure, una spizzata, la palla in rete. Tavolo e birre per aria, Mark che mi abbraccia, manco fosse tifoso delle rondinelle da sempre, tutti che si girano al pub. Le immagini tornano a bordocampo, Mazzone scatta, le telecamere lo inseguono assieme ad alcuni dirigenti ed al suo vice storico, Leonardo Menichini – uno che molto probabilmente verrà fatto santo.</p>
<p>Immagino le sensazioni di chi è al Rigamonti. Mark, che si è ricomposto, mi chiede di nuovo spiegazioni. Io spiego, le origini dell’allenatore, l’astio verso Roma delle tifoserie del Nord, i cori contro Mazzone durante la partita. Gli parlo di un allenatore sanguigno, di una persona che di calcio ne sa, che a Brescia sta facendo cose molto interessanti, in una piazza ascensore tra serie A e B, che sembra finalmente aver trovato una dimensione di tranquillità. Mezzanotte e lo spettacolo pirotecnico si avvicinano, ma io i botti li ho già visti.<br />
<strong>Mancherà sor Carletto. Grazie di tutto.</strong> E ci perdoni se la ricordiamo sempre e solo per quell’episodio, in quasi 800 partite allenate. Ma quel giorno fece qualcosa di veramente unico. Che le costò sicuramente, ma che diede alla gente la dimensione della persona vera dietro all’allenatore di calcio abituato a fare miracoli sportivi. Persona a cui abbiamo voluto bene in tanti. Anche qualche tifoso dell’Atalanta presente quel giorno nel settore ospiti.<br />
<strong><br />
<em>Zob0n, aka Alberto Banzola</em></strong></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174900" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/08/Mazzone-Honh-Kong.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-ricordo-speciale-di-mazzone-da-hong-kong/">Un ricordo speciale di Mazzone da Hong Kong</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Surves]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 20:27:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono state poche le volte in cui Gianluca Vialli incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava. La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla stagione 1981-1982, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio Mario Rigamonti si affrontano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sono state poche le volte in cui <strong>Gianluca Vialli</strong> incrociò la strada del nostro Brescia. Solo sette. Vorrei raccontarvele per omaggiare nel nostro piccolo un uomo che reputiamo diverso dagli altri, lontano dal calcio attuale pieno di gossip e troppi soldi. Un uomo che si è fatto amare a prescindere dalla maglia che indossava.<br /><br />La prima sfida di cui abbiamo memoria risale alla <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_B_1981-1982" target="_blank" rel="noopener">stagione 1981-1982</a>, campionato di serie B, 18esima giornata di ritorno. Vialli giocava nella Cremonese (nella partita di andata svoltasi il 17 gennaio allo stadio Zini non fu schierato).<br />Domenica 6 Giugno 1982 allo stadio <strong>Mario Rigamonti</strong> si affrontano disperatamente biancoazzurri e grigiorossi per evitare la retrocessione. La spunterà la Cremo e proprio grazie a <strong>Vialli</strong> che toccato da Quaggiotto va giù in area nel finale guadagnandosi un rigore (dubbio) che Finardi trasforma. Risultato finale 2-3. Brescia retrocesso insieme a Rimini, Spal e Pescara. Non mi dilungo sulla cronaca (1) angosciante (ma va?) della partita&#8230; vi dico solo che si vinceva 2 a 0.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17473" src="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Tabellino.jpg" alt="SERIE B 1981-1982

18° GIORNATA DI RITORNO 

Domenica 06 giugno 1982 - Stadio &quot;Rigamonti&quot; - Brescia

BRESCIA-CREMONESE 2-3

BRESCIA Pellizzaro, Podavini, Mazzucchelli (35' st Sali), De Biasi, Guida, Quaggiotto, Salvioni, Bonometti, Vincenzi (12' st Graziani), Tavarilli, Adami

A disposizione: Cantoni, Messina, Leali

Allenatore: Perani

CREMONESE Casari, Montani (1' st Frutti), Ferri, Marini, Paolinelli, Di Chiara (12' st Nicolini), Vialli, Boni, Bonomi, Bencina, Finardi

A disposizione: Reali, Galbagini, Gaiardi

Allenatore: Mondonico

ARBITRO Bergamo di Livorno

RETI 12' De Biasi 15' Vincenzi 5' st Frutti 21' st Nicolini 42' st rigore Finardi

NOTE Spettatori 10229. Incasso 39 milioni di lire. Espulso De Biasi 10' st. Ammoniti Mazzucchelli, De Biasi, Adami" width="800" height="822" /><br />Oggi però il protagonista è un altro. </p>
<p>Bisogna aspettare più di 5 anni per rivedere Vialli sfidare la Leonessa. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1986-1987" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1986-87 Serie A</a>. Luca gioca ora nella Sampdoria.<br />Il 2 novembre 1986 il Brescia sfida in casa la Samp. Perdiamo 1 a 0. <strong>Vialli sbaglia un rigore</strong> nel finale tirandolo in curva. Autorete di Turchetta su tiro di Viercowood.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Iy2hLacUpUQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno è ancora amaro. Si gioca il 22 marzo 1987 a Marassi. La Sampdoria si impone nuovamente, questa volta per 2 a 0. <br />Vialli sfodera una prestazione super. Segna un gol pazzesco &#8220;lasciando di sasso Pionetti&#8221; e si procura il rigore del 2 a 0 trasformato da Mancini. I gemelli del gol. Che nostalgia. Che coppia bellissima. Le immagini d&#8217;archivio raccontano di un Brescia coriaceo &#8220;che avrebbe messo in difficoltà anche il Napoli&#8221;. Poi c&#8217;è l&#8217;intervista finale a Vialli. Altri sapori, più genuini.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/EUvvkU8MMSo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il Brescia retrocesse in serie B anche quell&#8217;anno e vi rimase fino al 1992 quando con Mircea Lucescu trascinato dai gol di Maurizio Ganz riconquistò la massima serie. Nel frattempo <strong>Giuanluca Vialli proprio quell&#8217;anno passò all Juventus</strong>. <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_A_1992-1993" target="_blank" rel="noopener">Stagione 1992-93 siamo in serie A.</a><br /><br />L&#8217;andata contro la Vecchia Signora si giocò il 18 ottobre 1992 al vecchio Delle Alpi.<br />0 a 0 il risultato finale con un <b>Landucci</b> strepitoso che con un &#8220;balzo felino &#8220;disinnescò un rigore del mito <b>Baggio</b> procurato proprio da lui, <b>Vialli</b>. Da non credere.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/6M2fJc3TKTc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Il ritorno lo vincemmo meritatamente noi, 2 a 0 con le reti di Florin Raducioiu e Marco Rossi. <strong>Vialli sempre pericoloso</strong>.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/dkSXIylhs2g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Alla fine della stagione il Brescia retrocedette in serie B dopo il noto spareggio di Bologna contro l&#8217;Udinese. <br /><br />Dopo un solo anno di B tornammo nella massima per affrontare la <strong>Juventus di Vialli</strong> già alla seconda giornata.<br />Era il 4 settembre 1994 e la partita terminò 1 a 1.  <strong>Vialli</strong> stregò la difesa con una splendida rovesciata propiziando il vantaggio di Conte. Pareggio di Schenardi nella ripresa. <br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/gCKOUk2MaxM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>La partita di ritorno vide la Juventus imporsi per 2 a 1. Il Brescia andò in vantaggio con Corini su calcio di rigore poi dopo il pareggio su punizione di Del Piero toccò proprio a <strong>Vialli</strong> siglare il punto della vittoria per la Juve sempre su rigore, ovviamente regalato :). <em>Perdonatemi non ho resistito.<br /></em> <br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/DpWNuechY5g/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Le strade di Vialli e delle rondinelle avrebbero potuto incrociarsi anche in <strong>Coppa Italia</strong> nella stagione 1990-91 poiché Brescia e Sampdoria si scontrarono durante il secondo turno della competizione, ma Luca non fu mai schierato.<br />Per la cronaca la <a href="https://www.transfermarkt.it/uc-sampdoria_brescia-calcio/index/spielbericht/2429004" target="_blank" rel="noopener">partita di andata a Marassi</a> terminò sul punteggio di 1 a 1 (Ganz, Dossena), mentre <a href="https://www.transfermarkt.it/brescia-calcio_uc-sampdoria/index/spielbericht/2429020" target="_blank" rel="noopener">al ritorno perdemmo in casa 4 a 0</a> (Dossena, Mancini, Invernizzi, Lombardo)<br /><br />Il video della partita di andata (mercoledì 5 settembre 1990). Del ritorno non vi è traccia.<br /><br /><a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/fAwVO3EH7Ok/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a><br /><br /></p>
<p>Concludo rubando un commento di un mio caro amico juventino (bresciano). Io da puro tifoso bresciano non posso certo salutare il grande Vialli meglio di così (grazie Tom):<br /><br /></p>
<blockquote>
<p>Mi viene in mente la gazzetta che annunciava il tuo arrivo, in un’epoca in cui le notizie le sapevi dalla carta stampata, non dai cellulari.<br />Tu, il giocatore preferito.<br />Le prime volte allo stadio con gli amici, sempre e solo in curva, la punto cabrio di Ricky.<br />Tutte le partite di champions, il treno per Roma e l’aria che profumava di primavera quella notte che non dimenticherò mai.<br />I capelli rasati per assomigliarti, e il polsino che mettevo quando giocavo perché lo facevi tu.<br />Il tuo coro che cantavo in doccia la mattina, e quella volta che al posto della fascia da capitano hai legato una sciarpa gettata dalla curva.<br />La rimonta con la Fiorentina, lo stadio delle Alpi, e un freddo d’inverno che ora non c’è più.<br />Le partite alla radio, il posticipo della domenica tutti insieme al bar su telepiù.<br />Ho tifato Chelsea per te, pure allo stadio una volta, e ho cercato la tua casa a Londra sperando di incontrarti.<br />Il sogno mai realizzato di vederti tornare da allenatore.<br /><br />Hai reso più belli i miei vent’anni, e oggi mi sento più vecchio e più solo…<br />Ciao capitano del mio cuore.<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.1.0/72x72/1f5a4.png" alt="🖤" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
</blockquote>
<p><a href="https://www.sportgrigiorosso.it/us-cremonese/tutte-le-news/50777-il-precedente-nel-1982-una-cremo-in-crisi-si-salva-vincendo-il-derby-a-brescia-con-retrocessione-delle-rondinelle-in-c-fra-mille-polemiche.html" target="_blank" rel="noopener">1.  Brescia Cremonese 2-3 (da sportgrigiorosso.it)</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels"><tr><td><nobr>&nbsp;</nobr></td><td><div class="rw-left"><div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-174630" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2023/01/Copertina-Vialli.jpg"></div></div></td></tr></table><p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/le-volte-in-cui-vialli-sfido-il-brescia/">Le volte in cui Vialli sfidò il Brescia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
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		<title>Vincenzo Regis, la mia storia fra le righe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[BAR Toletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2016 09:53:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>TI SEGUO SEMPRE la frase sarebbe inopportuna se fosse pronunciata da un corteggiatore molesto, ma in questo caso si tratta del terzo tour targato VINCENZO REGIS. Qualsiasi descrizione di questo personaggio è ormai superflua, vista l&#8217;enorme popolarità ottenuta su suolo bresciano e non solo: è benvoluto nella provincia mantovana, a seguito del debutto nel teatro comunale di Guidizzolo, ha partecipato a vari laboratori di Colorado e abbiamo avuto il piacere anche di vederlo in TV nel talent show dedicato ai comici &#8220;Eccezionale Veramente&#8221;, in onda ogni giovedì sera su LA7. Ma ripercorriamo le orme di REGIS fin dagli inizi: nacque in una notte tempestosa nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/vincenzo-regis-la-mia-storia-fra-le-righe/">Vincenzo Regis, la mia storia fra le righe</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>TI SEGUO SEMPRE</strong> la frase sarebbe inopportuna se fosse pronunciata da un corteggiatore molesto, ma in questo caso si tratta del terzo tour targato <strong>VINCENZO REGIS</strong>.</p>
<p>Qualsiasi descrizione di questo personaggio è ormai superflua, vista l&#8217;enorme popolarità ottenuta su suolo bresciano e non solo: è benvoluto nella provincia mantovana, a seguito del debutto nel teatro comunale di Guidizzolo, ha partecipato a vari laboratori di Colorado e abbiamo avuto il piacere anche di vederlo in TV nel <em>talent</em> show dedicato ai comici &#8220;Eccezionale Veramente&#8221;, in onda ogni giovedì sera su LA7.</p>
<p>Ma ripercorriamo le orme di <strong>REGIS</strong> fin dagli inizi: nacque in una notte tempestosa nel lontano&#8230; no magari atteniamoci alla biografia recente.<br />
Si può definire <strong>VINCENZO</strong> una persona poliedrica; la sua prima passione, ancor prima della recitazione, è la musica e infatti forse non tutti sanno che ha iniziato lavorando come speaker radiofonico negli anni 90/2000 a Radio Sayonara e <a href="http://www.radiodelta2000.it/home.html" target="_blank">Radio Delta 2000</a> con programmi spumeggianti e di attualità, (rimembro con piacere la trasmissione &#8220;325 Banzai&#8221;, un titolo di programma che è tutto un programma!) facendosi a poco a poco strada nel mondo dell&#8217;intrattenimento e aprendo in seguito dei locali notturni dove si è messo all&#8217;opera come DJ.</p>
<p>Negli anni precedenti alla fama, avvenuta con un video diventato virale nella primavera del 2014, ha deliziato gli utenti di Facebook con altrettanti video divertenti che spaziavano dalla cucina casalinga di un uomo single, ai pregi e difetti del suo segno zodiacale, (il cancro!), fino alla complicata convivenza uomo/donna, tema trattato sempre con ironia e rispetto.<br />
Poi&#8230; la svolta: il video sul <strong>POTA</strong> ha sbancato tutto; ha fatto, come si suol dire, il salto di qualità (meglio dell&#8217;anziano nella pubblicità dell&#8217;olio cuore).</p>
<p>[wpdevart_youtube width=&#8221;750&#8243; height=&#8221;400&#8243; autoplay=&#8221;0&#8243; theme=&#8221;light&#8221; loop_video=&#8221;0&#8243; enable_fullscreen=&#8221;1&#8243; show_related=&#8221;1&#8243; show_popup=&#8221;0&#8243; thumb_popup_width=&#8221;213&#8243; thumb_popup_height=&#8221;128&#8243; show_title=&#8221;1&#8243; show_youtube_icon=&#8221;1&#8243; show_annotations=&#8221;1&#8243; show_progress_bar_color=&#8221;red&#8221; autohide_parameters=&#8221;1&#8243; set_initial_volume=&#8221;true&#8221; initial_volume=&#8221;45&#8243; disable_keyboard=&#8221;0&#8243;]0Kn39CSy_ns[/wpdevart_youtube]</p>
<p><strong>POTA</strong> con più di 400mila visualizzazioni su <strong>Youtube</strong> è diventato un vero trampolino per il nostro concittadino, che è riuscito a sfruttare questa occasione per fare quello che, da sempre, gli riesce meglio: COMUNICARE! Comunicare alla gente e CON la gente; comunicare positività strappando una risata o un sorriso; comunicare, anche intrinsecamente, un messaggio di speranza a quelli che pensano di non farcela. in periodi di precarietà fisica, lavorativa e mentale possiamo definirlo un esempio per tutti noi; l&#8217;esempio di &#8220;UNO CHE CE L&#8217;HA FATTA&#8221;, grazie alla capacità di reinventarsi e alla caparbietà e lungimiranza messe in atto, è riuscito ad ottenere visibilità e successo, permettendogli di vivere facendo quello che più lo appassiona (probabilmente il desiderio di tutti noi).</p>
<p>&#8220;<strong>TI SEGUO SEMPRE</strong>&#8221; è il suo terzo tour dopo l&#8217;esordio con il &#8220;Pota e Dintorni&#8221; in cui abbiamo imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo nelle piazze bresciane e il &#8220;non solo pota&#8221; con il quale ha debuttato anche nei teatri.<br />
In questa terza, attesissima, occasione lo vediamo protagonista con un nuovo testo, che a tratti esula dal contesto bresciano.<br />
L&#8217;ultima data per poter assistere al suo spettacolo è il <a href="http://www.vincenzoregis.com/calendario-spettacoli/" target="_blank">14 maggio al Gardaforum di Montichiari</a>.</p>
<p><strong>VINCENZO REGIS</strong> ha anche dimostrato sensibilità per il mondo solidale, in diverse occasioni lo abbiamo visto dedicare un pezzo dei suoi monologhi a favore di vari enti benefici, dalla festa in Piazza Loggia, a Brescia, durante la maratona contro il tumore al seno, a fianco di <strong>Rosanna Banfi</strong>, fino all&#8217;ultimo, in ordine cronologico, &#8220;Ride bene chi fa del Bene&#8221; tenutosi il 27 aprile al <a href="http://palabancodibrescia.com/home/" target="_blank">Pala Banco di Brescia</a> accanto ad artisti del calibro di <strong>Ale&amp;Franz</strong>, <strong>Sgrilli</strong> e <strong>Zanetti</strong>.</p>
<p>Nello stesso Pala Banco ha avuto luogo il debutto del tour &#8220;<strong>TI SEGUO SEMPRE</strong>&#8221; con la prima data il 13 novembre 2015 e recentemente il comico <strong>Pintus</strong> l&#8217;ha voluto come ospite nel suo spettacolo, andato in scena il 22 aprile a Brescia.</p>
<p>Insomma è una strada tutta in discesa quella di <strong>VINCENZO REGIS</strong>, che a poco a poco, con costanza e pazienza sta raccogliendo i frutti seminati in tanti anni, in tante radio, in tante piazze e in tanti teatri (in tutti i luoghi e in tutti i laghi, per rimanere in tema musicale).</p>
<p>Non ci resta, a questo punto, che augurare al nostro beniamino di continuare per questa strada, (in discesa ma con qualche ostacolo superabile), portando alla nostra terra e a chi lo segue soddisfazione e soprattutto una montagna di risate.</p>
<p><div id="attachment_8478" style="width: 810px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8478" class="size-full wp-image-8478" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2016/05/Ti-Seguo-Sempre_800.jpg" alt="Ti Seguo Sempre - Vincenzo Regis" width="800" height="740" /><p id="caption-attachment-8478" class="wp-caption-text">Ti Seguo Sempre &#8211; Vincenzo Regis (<a href="http://www.odiopiccolo.com/bar-toletta/">by Bar Toletta</a>)</p></div></p>
<p>Segui <strong>Vincenzo Regis</strong> su <a href="https://www.facebook.com/Vincenzo-Regis-708149665910105/?fref=ts" target="_blank">Facebook</a>, su <a href="https://twitter.com/VincenzoRegis" target="_blank">Twitter</a> e sul sul suo <a href="https://www.youtube.com/channel/UCsy1Yrn81QGdg2SzoO2PcfQ" target="_blank">canale Youtube</a><br />
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		<title>Nostalgia Brescia. Ricordi di&#8230; Viareggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniele Ferrari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2015 09:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[buffon]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati quasi vent&#8217;anni da quell&#8217;annata indimenticabile. Era il 1996, la prima squadra militava in serie B, galleggiava a fatica nelle zone medio-basse della classifica nonostante tra le sue file militassero giocatori di un certo spessore (Sabau, Neri, Giunta , Adani, Luzardi, Saurini per citarne alcuni) guidati dal grande Lucescu prima, sostituito poi da Reja. Capitava di allenarci con loro e li osservavo. Li osservavo ancora con gli occhi di chi non ha capito che è ad un passo dal potercela fare (e forse questo mi ha fregato)&#8230; Ma poi mi guardavo intorno, guardavo i miei compagni di squadra e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati quasi vent&#8217;anni da quell&#8217;annata indimenticabile.</p>
<p>Era il <strong>1996</strong>, la prima squadra militava in serie B, galleggiava a fatica nelle zone medio-basse della classifica nonostante tra le sue file militassero giocatori di un certo spessore (<strong>Sabau</strong>, <strong>Neri</strong>, <strong>Giunta</strong> , <strong>Adani</strong>, <strong>Luzardi</strong>, <strong>Saurini</strong> per citarne alcuni) guidati dal grande <strong>Lucescu</strong> prima, sostituito poi da <strong>Reja</strong>.</p>
<p>Capitava di allenarci con loro e li osservavo. Li osservavo ancora con gli occhi di chi non ha capito che è ad un passo dal potercela fare (e forse questo mi ha fregato)&#8230; Ma poi mi guardavo intorno, guardavo i miei compagni di squadra e tra me e me pensavo: &#8220;questi ce la faranno, questi sono grandi giocatori e tutti potrebbero diventare come e più di loro&#8221;.</p>
<p>Noi eravamo la <strong>primavera del Brescia</strong>, noi avremmo vinto il <strong>torneo di Viareggio</strong>, noi avremmo distrutto la <strong>Juve</strong> in casa e ci saremmo qualificati alle finali del campionato italiano, noi siamo stati, a mio avviso, la squadra giovanile più forte che il <strong>Brescia Calcio</strong> abbia avuto.</p>
<p><strong>Pirlo</strong>, <strong>Baronio</strong>, <strong>Diana</strong>, <strong>Bonazzoli</strong>, <strong>Pavarini</strong>, sarebbe scontato dire che basterebbero questi nomi per far capire la forza di quella squadra. Ma non posso non nominare <strong>Bono</strong>, <strong>Tagliani</strong>, <strong>Archetti</strong>, <strong>Bernardi</strong>, <strong>Maffeis</strong>, <strong>Pedrocchi</strong>, <strong>Borra</strong>, <strong>Forlani</strong>, <strong>Faini Giacomo</strong>, <strong>Rigamonti</strong> e non me ne vogliano tutti gli altri che hanno fatto parte di quello storico gruppo.</p>
<p><div id="attachment_3376" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione_2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3376" class="wp-image-3376 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione_2.jpg" alt="Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra. " width="1024" height="681" /></a><p id="caption-attachment-3376" class="wp-caption-text">Una formazione del Brescia di quel memorabile anno. In piedi: Pavarini, Baronio, Tagliani, Pedrocchi, Bernardi, Faini Giacomo. Accosciati: Borra, Ferrari, Diana, Archetti, Gorini.</p></div></p>
<p>Un gruppo partito dai giovanissimi, arrivato secondo nel campionato italiano <strong>Allievi Nazional</strong>i (perdendo 1-0 in finale contro il Bari) e che dovunque è andato ha sempre fatto parlare di sé.</p>
<p>Ma parliamo di quel <strong>febbraio del 1996</strong> parliamo della 48esima edizione del Torneo di &#8220;Viareggio&#8221;.</p>
<p>Per far capire cosa è il Viareggio potremmo definirlo una sorta di Champions League per la categoria primavera.</p>
<p>Nonostante le potenzialità, non veniamo considerati molto. Quell&#8217;anno partecipavano squadre come Juve, Inter, Napoli, Bayern Monaco, Dinamo Kiev, Lazio, Roma, Torino ecc.</p>
<p><strong>Noi eravamo &#8220;solo&#8221; il Brescia.</strong></p>
<p>Credo lo pensasse anche il nostro presidente, tant&#8217;è che ci fa alloggiare in un umile albergo del capoluogo toscano che se la memoria non inganna doveva chiamarsi &#8220;il gatto nero&#8221; o &#8221; le chat noir&#8221; (poco cambia&#8230; diciamo che il nome non faceva presagire nulla di buono).</p>
<p>Probabilmente pensavano che la nostra avventura sarebbe durata una settimana (giusto la fase a gironi) per cui l&#8217;alloggio aveva poca importanza.</p>
<p>Noi siamo nel Girone 6 con <strong>Atalanta</strong>, <strong>Napoli</strong> e <strong>Pumas Messico</strong> ed in effetti non partiamo bene.</p>
<p>L&#8217;Atalanta è da sempre considerata (a ragione) uno dei migliori vivai d&#8217;Italia. Noi la conosciamo bene e la prima partita è contro di loro. Perdiamo 2-1 e non giochiamo bene. La strada si fa subito in salita e non si possono più commettere passi falsi.</p>
<p>Giochiamo contro i Pumas Messico (sconfitti precedentemente dal Napoli 2 a 1) e vinciamo 1 a 0.</p>
<p>Nell&#8217;altro match Atalanta e Napoli pareggiano.<br />
Per cui prima dell&#8217;ultima sfida, Napoli e Atalanta sono primi a 4 punti noi seguiamo a 3, i Pumas ultimi a 0.</p>
<p>Manca una partita, contro il Napoli. Restasse così la classifica saremmo eliminati e avanzerebbero Atalanta e Napoli. L&#8217;Atalanta vince ovviamente con i Pumas e si qualifica come prima&#8230; noi affrontiamo i partenopei&#8230; Vinciamo 1 a 0&#8230; Qualificati al secondo turno!</p>
<p>Gioiamo, ma con moderazione. Forse anche noi non ci rendiamo conto esattamente delle nostre potenzialità.</p>
<p>Non so se il presidente all&#8217;idea di farci prolungare il soggiorno e quindi spendere altri soldi ne fu contento&#8230; ma noi lo eravamo&#8230; eccome!!</p>
<p>Cominciano le fasi ad eliminazione diretta. A noi tocca la <strong>Juve</strong> (per la quale quell&#8217;anno diventeremo la bestia nera!).<br />
Partita ricca di emozioni ma la portiamo a casa. Vinciamo 4 a 2 e voliamo ai quarti di finale.</p>
<p>Grande gioia ma ancora lontano da noi quello che stava per accadere.</p>
<p>È stato nei quarti che forse abbiamo avuto la consapevolezza che ce l&#8217;avremmo potuta fare, che avremmo potuto far parlare di noi!</p>
<p>Ritroviamo i nostri cugini bergamaschi, con loro sempre sfide tirate e partite di alto livello. E anche in questa occasione non vengono tradite le attese.</p>
<p>Nonostante la partita nei tempi regolamentari sia finita 0-0 di emozioni ce ne sono state parecchie.</p>
<p>Si va ai supplementari, all&#8217;epoca c&#8217;era la regola del &#8220;golden goal&#8221;. Il primo tempo supplementare finisce ancora in parità. Ma fu proprio alla fine del secondo tempo supplementare che <strong>Campolonghi</strong> ci regala la vittoria e ci va volare in semifinale.</p>
<p>Ora facciamo davvero paura.</p>
<p>Apoteosi della gioia, si assapora l&#8217;impresa, ci rendiamo conto che&#8230; sì! ci siamo&#8230; possiamo fare qualcosa di straordinario&#8230; il gruppo è unito, sia chi gioca di più che chi gioca di meno&#8230; tutti uniti e con un unico obiettivo, e il nostro timoniere <strong>Adriano Cadregari</strong> (grande allenatore, grande uomo, grande personaggio), sempre bravo a non farci montare la testa e a tenerci concentrati.</p>
<p>In semifinale ci aspetta un altra squadra rivelazione, il Cesena.</p>
<p>Beh finisce 5 a 0 per noi, siamo a mille, carichi come molle, consapevoli che potremmo giocare contro chiunque che non avremmo perso.</p>
<p>Manca un ultimo ostacolo, la finale!</p>
<p>Il nostro avversario è il <strong>Parma</strong>. È arrivato all&#8217;ultimo atto eliminando squadre come Torino, Fiorentina, Lazio, Dinamo Kiev.</p>
<p>L&#8217;estremo difensore della squadra emiliana è un certo <strong>Gianluigi Buffon</strong> che è già in pianta stabile in prima squadra e che è già un fenomeno.</p>
<p>Ma quel giorno, in quella finale, altri sono stati fenomeni, altri hanno fatto passare in secondo piano il futuro<strong> numero 1 della Nazionale</strong>.</p>
<p>Il nostro <strong>Baronio</strong> ci regala una perla segnando con un pallonetto memorabile da metà campo.</p>
<p>Segnano anche <strong>Maffeis</strong> e <strong>Campolonghi</strong>.</p>
<p>Vinciamo 3 a 1, vinciamo il torneo di Viareggio per la prima e unica volta nella storia del <strong>Brescia Calcio</strong>.</p>
<p>Se non ricordo male vinciamo quasi tutti i premi possibili (miglior giocatore, miglior giovane, miglior portiere), sbanchiamo Viareggio!</p>
<p>Ed io (che ho giocato poco causa una maledetta influenza) sono lì che gioisco come un matto insieme ai miei compagni e mi rendo conto di quanto sia stato fortunato ad essere parte di questo gruppo e di essermi potuto allenarmi con così tanti giocatori, compagni, amici di uno spessore tecnico e umano fuori dal comune.</p>
<p>Si festeggia, si torna a casa da &#8220;campioni&#8221;, i giornali e la gente parlano di noi, le partite successive al San Filippo sono piene di gente, i primi procuratori si avvicinano&#8230; insomma qualcosa sta cambiando.</p>
<p>Una volta a casa il presidente organizzò una cena per complimentarsi con noi&#8230; ricordo che disse che ci avrebbe fatto avere una <strong>targa d&#8217;oro</strong> a ricordo di quell&#8217;impresa. Va beh che le poste in Italia sono lente ma dopo 20 anni&#8230; non mi è ancora arrivata (a Voi le considerazioni).</p>
<p>Quell&#8217;annata terminò con il nostro accesso alle finali italiane dopo aver sconfitto in casa La Juve (ancora una volta) per 4 a 2 (due gol del sottoscritto e uno di <strong>Pirlo</strong>) in un San Filippo stracolmo di gente.</p>
<p><div id="attachment_3375" style="width: 1034px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3375" class="wp-image-3375 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Bresci-vince-viareggio-formazione.jpg" alt="Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra. " width="1024" height="765" /></a><p id="caption-attachment-3375" class="wp-caption-text">Una formazione del Brescia: In piedi: Peano, Tagliani, Forlani, Bonazzoli, Faini Giacomo. Accosciati: Archetti, Diana, Ferrari, Pirlo, Bono, Borra.</p></div></p>
<p>Ogni giocatore di quella rosa l&#8217;anno seguente giocò fra i professionisti (chi in serie A chi come me in C2) e prese la Sua strada.</p>
<p>Oggi, a distanza di 20 anni, credo che quella rosa sarebbe in toto in prima squadra e potrebbe giocarsi anche la promozione in serie &#8220;A&#8221;.</p>
<p>E a volte penso che, se da un lato avere compagni di squadra così forti sia stata una fortuna, da un lato dico &#8220;cazzo che sfiga, se fossero stati un po&#8217; meno forti magari avrei fatto più carriera&#8221;.</p>
<p>A parte le battute so di essere stato veramente fortunato e porterò sempre con me ogni attimo di quell&#8217;esperienza unica e credo sarebbe bello un giorno rivedere quella squadra insieme al &#8220;<strong>Rigamonti</strong>&#8221; per giocare ancora una partita.</p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-33590" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Brescia-vince-viareggio_op.jpg"></div>
</div>
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		<title>Nostalgia Brescia. La storia di Gino (non quello, un altro)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianmarco Martelloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2015 10:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Scoprii il Brescia Calcio nel gennaio 1985, coppa Italia di serie C. Un surreale turno infrasettimanale pomeridiano al Rigamonti, dove non ero mai entrato prima. Avevo poco più di nove anni: mio cugino Riccardo, tifoso del Brescia forse già dalla culla, mi ci portò con la filovia C. Era un derby un po’ teso nonostante gli spettatori fossero un centinaio di bighelloni come noi &#8211; squadra avversaria, l’Ospitaletto di Gino Corioni. Finì tra l’altro 1-2 per gli arancioni, ma inspiegabilmente uscii dalla gradinata con una sensazione nuova. Mi ero innamorato di quella squadra. Ero stato battezzato con una sconfitta un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Scoprii il Brescia Calcio nel gennaio 1985, coppa Italia di serie C.<br />
Un surreale turno infrasettimanale pomeridiano al Rigamonti, dove non ero mai entrato prima.<br />
Avevo poco più di nove anni: mio cugino Riccardo, tifoso del Brescia forse già dalla culla, mi ci portò con la filovia C.<br />
Era un derby un po’ teso nonostante gli spettatori fossero un centinaio di bighelloni come noi &#8211; squadra avversaria,<strong> l’Ospitaletto di Gino Corioni</strong>.<br />
Finì tra l’altro 1-2 per gli arancioni, ma inspiegabilmente uscii dalla gradinata con una sensazione nuova.<br />
Mi ero innamorato di quella squadra. Ero stato battezzato con una sconfitta un po’ assurda e bruciante.<br />
Giusto per abituarsi subito.</p>
<p><div id="attachment_3366" style="width: 733px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3366" class="wp-image-3366 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/ospi_formazione.jpg" alt="Una formazione dell'Ospitaletto negli anni di Corioni. In piedi da sin: Bodini,Guerra,De Marchi,Viviani,DiSarno,Gambino. Accosciati: Mazzucchelli,Borra,Cusin,Monza,Gilardi." width="723" height="382" /><p id="caption-attachment-3366" class="wp-caption-text">Una formazione dell&#8217;Ospitaletto negli anni di Corioni.<br />In piedi da sin: Bodini,Guerra,De Marchi,Viviani,DiSarno,Gambino. Accosciati: Mazzucchelli,Borra,Cusin,Monza,Gilardi.</p></div></p>
<p>Il Brescia, forte di un gruppo compatto e molto ben guidato da mister <strong>Toni Pasinato</strong>, conquistò la promozione in serie B.<br />
Vidi poche partite nei mesi seguenti, perché mia madre mi autorizzò molto raramente a recarmi a Mompiano. La mia è una famiglia di baskettari, da sempre coinvolta ed entusiasta per il <strong>Basket Brescia</strong>, e questa dicotomia (presso alcuni, ahimè, ancora in voga) la rese un po’ ostile alla faccenda.<br />
Nel campionato successivo però entrò in scena <strong>Gino</strong>.<br />
Secondo marito della pia nonna, uscita da una più trentennale vedovanza, era campione di ballo liscio, imbianchino fai-da-te, grande fan del clinto, originario del <strong>Carmen</strong>, con un nebuloso passato da terzino nelle giovanili dell’Atalanta, forte bestemmiatore ma prontissimo alla commozione quando la nonna leggeva le sue debordanti poesie dalla metrica psichedelica in occasione di pasque, natali e compleanni, provvisto di una<strong> Alfasud Alfasprint</strong> rombantissima e dalla frizione liquefatta (pare che non abbia mai ingranato una marcia superiore alla terza, peraltro), sempre odorante di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=F5G85Xb9e_8" target="_blank" rel="noopener">brillantina Linetti</a>.<br />
D’estate spadroneggiava al bar all’angolo con canotta azzurra a costine, pantaloncini da tennis con tasche a vita altissima, mocassini con calzini in tinta, incoerente crocifisso d’oro, occhialone da vista Wayfarer prima che fosse una moda hispter, cappello di paglia e stecchino perenne in bocca.<br />
In un tripudio di sensi vietati, parcheggi obliqui e sfollate, Gino mi portò a vedere quasi tutte le partite del campionato di <strong>serie B 85/86</strong>.<br />
Prima della gara era obbligatoria la tappa al bar in <strong>piazzale Kossuth</strong>, dove scattava il ritrovo con amici degni di lui. In un tripudio di ragionamenti tattici a 100000 decibel e di bianchini, restavo estasiato a osservare quei rudi maschi di una volta scaraventare untissime carte bresciane sui tavoli in fòrmica.<br />
Una specialità di Gino era la decodifica campanilistica delle targhe: “<strong>MN</strong>? Merde nostrane! <strong>CR</strong>? Cacca rammollita!”<br />
Poi rideva tutto soddisfatto. E io pure, ovviamente,<br />
In curva sud, allora postazione fissa per la combriccola dei “veci”, ho assistito a partite indimenticabili.</p>
<p><div id="attachment_3368" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/TittiAscagni.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3368" class="size-full wp-image-3368" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/TittiAscagni.jpg" alt="Titti Ascagni" width="300" height="419" /></a><p id="caption-attachment-3368" class="wp-caption-text">Titti Ascagni</p></div></p>
<p>Potrei citare molti fatti sportivi, ma mi limito alla tripletta rifilata all’<strong>Empoli</strong>, la sfida al vertice con l’<strong>Ascoli</strong>, il gol di <strong>Titti Ascagni</strong> al <strong>Bologna</strong>, le smargiassate di <strong>Aliboni</strong>, la partita persa con il <strong>Catanzaro</strong> orfano da anni di <strong>Massimo Palanca</strong> in un Rigamonti siberiano, le galoppate di <strong>Mossini</strong>, la classe di <strong>Zoratto</strong>, la maestosità di <strong>Chiodini</strong>.<br />
La promozione in serie A fu uno dei momenti di gioia più vera, intensa e totalizzante della mia vita; dovrei essere l’Umberto Saba di “Squadra paesana” per saperla raccontare in modo degno.</p>
<p>Gino dopo qualche anno è entrato, come capiterà a tutti noi, nel declino psicofisico, ma ha chiuso la sua storia d’amore col Brescia in un modo tra l’irresponsabile, il romantico e l’eroico.<br />
Evidentemente in un forte stato di sofferenza fisica, in un rigidissimo pomeriggio invernale comunicò a tutti che sarebbe andato a vedere il derby con l’Atalanta.<br />
Noncurante delle proteste dei presenti, infilò cappotto, sciarpa e cappello e salì sulla sua Panda Young, auto dal nome perlomeno ironico che aveva rimpiazzato l’ormai troppo aggressiva Alfasprint.<br />
Andò allo stadio e tornò pure a casa, anche se non molto in arnese, ma vincitore.<br />
Si scoprì il giorno dopo che belle ore del derby aveva un ictus in corso.<br />
Poi il declino.</p>
<p>Ah, il derby quel giorno si giocava al Comunale di <strong>Bergamo</strong>, non a Brescia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcune partite della stagione 1985/1986</p>
<p>Brescia &#8211; Cagliari 3-1 (Zoratto. Piovani, Zoratto, Casale)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/HsmiLUHOnGA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Brescia &#8211; Campobasso 1-1 (Brescia già promosso e Campobasso già salvo, la festa promozione al Rigamonti)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Tpm0iUKfn2M/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Inter &#8211; Brescia 3-1 (Coppa Italia)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-la-storia-di-gino-non-quello-un-altro/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ExIKEXtLuns/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<table class="rw-rating-table rw-ltr rw-left rw-no-labels">
<tr>
<td><nobr>&nbsp;</nobr></td>
<td>
<div class="rw-left">
<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-33630" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/08/Alfasud_Coupe_Gino1.jpg"></div>
</div>
</td>
</tr>
</table>
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		<title>Un anno di Brescia. Stagione 2010/2011</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Armanini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 08:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mia vita il calcio ha sempre avuto varie forme. È stato il gioco dei miei giochi, poi un hobby, quindi un lavoro. Per questo nel tempo mi sono legato a calciatori, squadre, allenatori: in momenti molto diversi tra loro. Il Brescia non è la mia unica squadra ma è qualcosa che ho nel DNA, qualcosa che non ho scelto. Questa è &#8211; nel mio cuore e nella mia mente &#8211; la sua grandezza. Sono bresciano di nascita e il primo novembre 1984 feci con mio padre il mio primo ingresso allo stadio per un non indimenticabile 0-0 contro l’Ancona [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1">Nella mia vita il calcio ha sempre avuto varie forme. È stato il gioco dei miei giochi, poi un hobby, quindi un lavoro. Per questo nel tempo mi sono legato a calciatori, squadre, allenatori: in momenti molto diversi tra loro. Il Brescia non è la mia unica squadra ma è qualcosa che ho nel DNA, qualcosa che non ho scelto. Questa è &#8211; nel mio cuore e nella mia mente &#8211; la sua grandezza. Sono bresciano di nascita e il primo novembre 1984 feci con mio padre il mio primo ingresso allo stadio per un non indimenticabile 0-0 contro l’Ancona in serie C.</p>
<p class="p1">La stagione di cui vi voglio parlare, tuttavia, è una di quelle dell’età matura. L’ultima che la squadra ha passato in <strong>serie A: 2010-2011</strong>. Una apparizione fugace come sempre. E la mia stagione inizia dall’estate, da un viaggio verso Storo dove sarei rimasto una settimana mandato dal giornale per il quale lavoravo &#8211; <a href="http://www.bresciaoggi.it/" target="_blank" rel="noopener">Bresciaoggi </a>&#8211; al seguito del Brescia.</p>
<p><div id="attachment_3340" style="width: 260px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3340" class="wp-image-3340 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Iachini.jpg" alt="Giuseppe Iachini" width="250" height="261" /><p id="caption-attachment-3340" class="wp-caption-text">Giuseppe Iachini</p></div></p>
<p class="p1">L’estate del calcio con il suo carico di aspettative è sempre stata una stagione particolare. Insopportabile se la si vive da lontano, affascinante se si ha l’occasione di toccare con mano il clima delle amichevoli estive, del ritiro, della preparazione tecnico-tattica alla nuova stagione. L’estate del calcio ha sempre avuto per me un fascino particolare. Quell’estate, a Storo, ci passai anche il compleanno. <strong>Beppe Iachini</strong> in panchina e una squadra tutta in costruzione, piena di incertezze.</p>
<p class="p1">Tra i tifosi ancora forte l’eco dei tafferugli di <a href="https://www.youtube.com/watch?v=vImFg46cZ-8" target="_blank" rel="noopener">Padova</a> nella domenica che invece di regalarci la A ci aveva spinti fino ai playoff, poi vinti, poche settimane prima. Non mi sono mai appassionato alle questioni della curva, una cultura che rispetto ma che sento lontana. Ricordo il mio amico Chicco nell’inedito ruolo di “moderatore” tra litiganti. “<em>Che robe ma toca fa, prope a me</em>” mi disse prima di una amichevole con la sua inconfondibile voce roca. Lo avevo conosciuto tempo prima in un bar di San Zeno che frequentavo e da lui avevo avuto un orologio da muro marchiato “Brixia Decimus Dies”, che mi sono portato fino in Inghilterra quando ho deciso di venire a vivere a Manchester.</p>
<p class="p1"><strong>La rissa estiva contro il Larissa</strong> arrivò &#8211; quasi salvifica &#8211; a sedare gli animi ed a ricordare a tutti i teorici dello scontro a 360° che in fondo il nemico più che altro sta dall&#8217;altra parte. Ognuno d&#8217;estate si allena come può.</p>
<p class="p1">A Storo ricordo anche una collega scandalizzata perché avevo preso una stanza proprio nell&#8217;albergo del Brescia. Violando &#8211; a suo dire &#8211; la privacy e la tranquillità della squadra. Probabilmente &#8211; doveva essere questa la sua idea, a rigor di logica &#8211; di questa mia infausta decisione <strong>Caracciolo</strong> avrebbe risentito pesantemente mesi dopo, trovandosi a tu per tu col portiere. Non ho mai capito questa sorta di idolatria che accompagna ogni uomo che finisca per giocare a calcio a certi livelli.</p>
<p class="p1">In realtà scoprii che non essendo io un giornalista particolarmente interessato all’extra campo era più il Brescia a “disturbare” me quando, una volta finita la mia giornata da osservatore e spedita la mia corrispondenza al giornale, mi mettevo solitario a leggere nella veranda dell’hotel. In quei momenti la vicinanza ai giocatori poteva risultare scomoda. Per questo preferivo uscire e cercarmi qualche posto vicino più solitario per il relax serale. La stagione iniziò nel migliore dei modi. <strong>Battuti 2-0 a Parma</strong> riuscimmo a vincere tre partite di fila: <strong>Palermo</strong>, <strong>Chievo</strong>, <strong>Roma</strong>. Ricordo le parole di <strong>Gino Corioni</strong> scendendo dalla tribuna dopo la sfida con i rosanero: “Siamo forti, con questa squadra la salvezza è il minimo risultato che ci si possa aspettare”. Avevo seguito la partita vicino a lui e <strong>Omar Pedrini</strong>, protagonisti di una comparsata a <strong>Quelli che il calcio</strong>. Nella mia mente però c’erano altre parole del presidente. Quelle del giorno della presentazione: “Retrocedere sarebbe peggio che non essere mai saliti”.</p>
<p><div id="attachment_3346" style="width: 260px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3346" class="wp-image-3346 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Corioni.jpg" alt="Luigi Gino Corioni" width="250" height="293" /><p id="caption-attachment-3346" class="wp-caption-text">Luigi Gino Corioni</p></div></p>
<p class="p1">Lucida analisi finanziaria. Forse uno dei pochi momenti di totale sincerità di quello che è stato <strong>il presidente più longevo e vincente della storia del Brescia</strong>. E certamente il meno amato. L’ho sempre considerato un ottimo direttore sportivo costretto suo malgrado a presiedere la squadra: un uomo sicuramente competente di calcio ma incapace a creare un vero e proprio club-azienda, intrappolato tra gli appetiti familiari e la povertà dei curriculum che lo ha sempre circondato, anche quando questa povertà era una qualità ricercata e funzionale al progetto. Magra consolazione sapere che in Italia non esistono modelli virtuosi in tal senso.</p>
<p class="p1">È stato bravissimo per anni a fare quel che doveva: vendere e tenere la società a cavallo tra la A e la B. Poi arrivarono quei 5 anni in cui il Brescia riuscì a vivere sopra le sue possibilità. Anni che non abbiamo ancora finito di pagare al giorno d’oggi. In quel 2010 <strong>Corioni</strong> era già superato anche come <em>diesse</em> occulto della sua società. Il bravo <strong>Gianluca Nani</strong> &#8211; osservatore competente, ingiustamente mai troppo apprezzato dentro e fuori l’ambiente Brescia &#8211; per anni gli aveva permesso di fare le nozze coi fichi secchi ripetendo piazzamenti <em>playoff</em> per 3 anni consecutivi, pescando gente <em>low cost</em> che fece fare le ultime plusvalenze reali della storia del club fino ai giorni nostri: unica società, il Brescia, a restare a galla in una B che distrugge chi non fa il salto in A immediatamente (entro 3 anni il 60% di chi ha fatto i <em>playoff</em> senza vincerli finisce per retrocedere e fallire). Quelli sì, erano miracoli.</p>
<p><div id="attachment_3348" style="width: 260px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3348" class="size-full wp-image-3348" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Perparim-Hetemaj.jpg" alt="Perparim Hetemaj" width="250" height="366" /><p id="caption-attachment-3348" class="wp-caption-text">Perparim Hetemaj</p></div></p>
<p class="p1">Noi eravamo lì a giocarcela in serie A. <strong>Diamanti</strong> mise la palla all’incrocio contro il Chievo. <strong>Hetemaj</strong> e <strong>Caracciolo</strong> liquidarono la Roma in casa alla quarta. Che partenza!</p>
<p class="p1">In estate avevo visto <strong>Iachini</strong> creare un 4-3-1-2 che subito mi era parso sbilanciato. In primavera &#8211; dopo l’esonero &#8211; l’avrebbe rinnegato dicendo che lui <strong>Diamanti</strong> se lo era ritrovato, dimenticando che il modulo col trequartista iniziò a provarlo già dal secondo giorno a Storo e Diamanti (gentilmente concessoci dal <strong>West Ham</strong> del direttore <strong>Nani</strong>) era ampiamente annunciato.</p>
<p class="p1">Morale: <strong>Cordova</strong> giocava solo con palla a noi, <strong>Diamanti</strong> solo con palla a lui. <strong>Zambelli</strong> era al top ma aveva l’istinto dell’ala e la fase difensiva dell’esterno di una linea a 5. Solo <strong>Hetemaj</strong> dimostrò di valere la serie A alla grande. Ma nessuno in serie A era così sbilanciato nell&#8217;atteggiamento tattico. <strong>Caracciolo</strong>, che fosse vissuto negli anni ‘80 sarebbe stato etichettato come “bomber di categoria” come i vari <strong>Edi Bivi</strong> o <strong>Totò De Vitis</strong>, non è mai stato attaccante da sfracelli in serie A. La buona stampa chiamava sfortuna le sue lacune e così anche le tante palle gol che sbagliavamo, le sciagurate infilate che prendevamo quando gli altri sfruttando il nostro gioco troppo intraprendente ci battevano di misura.</p>
<p class="p1">Per me &#8211; semplicemente &#8211; era giusto che si vincesse o si perdesse con lui e con gli altri, e anche con <strong>Iachini</strong>, ma soprattutto con <strong>Zambelli</strong> e <strong>Arcari</strong>, <strong>Berardi</strong>, <strong>Bega</strong> e il mio preferito in assoluto: <strong>Gilberto Martinez</strong>. Qualche anno prima, quando lavoravo alla <a href="http://giovanniarmanini.com/calcio-match-analysis-corso-digitalsoccer-panini-digital/" target="_blank" rel="noopener">Digitalsoccer</a>, lo avevo osservato con l’amico Gigio creando la vhs che poi sarebbe finita al Brescia per una valutazione sul suo ingaggio. In ritiro avevo voluto intervistare lui prima di tutti. Così forte e così sfortunato, ad oggi comunque un difensore da tre mondiali disputati con la maglia della sua <strong>Costarica</strong> (un record nel suo Paese), nonostante i crack che lo avevano fortemente debilitato negli anni.</p>
<p class="p1">Quel Brescia, come troppi Brescia impressi nella mia memoria, durò il tempo di un’estate. Il 26 settembre a <strong>Bari</strong> prima partita autunnale e 2-1 per i galletti. <strong>Lazio</strong>, <strong>Udinese</strong>, <strong>Lecce </strong>e <strong>Napoli</strong>: 4 sconfitte di fila, tutte di misura. Poi i pari illusori con <strong>Inter</strong> e <strong>Juventus</strong>. Le sconfitte con <strong>Bologna</strong> e <strong>Cagliari</strong>, il pari con il <strong>Genoa</strong> e il tracollo: 3-0 dal <strong>Milan</strong>. Esonero di Iachini. Titoli di coda virtuali, al 4 dicembre, su una stagione mai decollata davvero.</p>
<p class="p1">In questi casi paga l’allenatore, anche se non ha colpe. Anche se poi lo richiami dopo che il suo sostituto &#8211; <strong>Mario Beretta</strong> &#8211; finisce per fare peggio di lui. Il finale amaro portava anche una rivoluzione tattica: 3-5-2 come l’anno precedente in serie B, sconfitte ridotte numericamente in maniera drastica. Ma era tardi.</p>
<p class="p1">Io nel frattempo avevo capito, da giornalista, che per un giornalista oggi stare in tribuna è un vezzo. In tv si vede molto di più e a Brescia non essendo supportati dalle immagini e dai replay la presenza in tribuna è di pura rappresentanza. Non serve assolutamente a niente se non a non identificare chiaramente alcune situazione di gioco o a confondere Tizio con Caio.</p>
<p class="p1">Da metà stagione in poi avevo preferito rimanere in redazione a seguire la squadra in tv. Mi sentivo decisamente più partecipe. Forse fu anche quello un passo d’allontanamento dal quel modo di svolgere quella professione e &#8211; un po’ &#8211; anche dalla mia città.</p>
<p><div id="attachment_3353" style="width: 260px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3353" class="wp-image-3353 size-full" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Eder.jpg" alt="Éder Citadin Martins" width="250" height="262" /><p id="caption-attachment-3353" class="wp-caption-text">Éder Citadin Martins</p></div></p>
<p class="p1">Ho amato tanti Brescia nella mia vita, così uguali e così diversi. Quello degli anni ottanta di <strong>Pasinato</strong>, <strong>Gritti</strong>, <strong>Ascagni</strong> e del mio idolo d’infanzia <strong>Aliboni</strong>. Quello di <strong>Hagi</strong> che rimase a fare magie anche in serie B: secondo me il miglior Brescia di sempre nonostante la retrocessione. Non sono mai salito sul sovraffollato carro di tifosi non paganti al seguito del Brescia di <strong>Mazzone</strong> e <strong>Baggio</strong>, una squadra che non ho mai realmente sentito mia al di là dell’indubbio valore. Ma quel Brescia di <strong>Iachini</strong> e <strong>Caracciolo</strong>, di <strong>Arcari</strong> e <strong>Zambelli</strong>, dell’inutile <strong>Diamanti</strong> e dell’evanescente <strong>Eder</strong>, è stato quello che più di tutti oggi sento legato alla mia esistenza.</p>
<p class="p1">Bello e decadente, fumoso come piace alla stampa di provincia alla costante ricerca di alibi che non urtino le sensibilità della tribù dei piedi buoni, incapace di reagire ad un destino scritto eppure così sfrontato nell’andargli incontro sapendo che sarebbe finita male. Circondato come sempre da quel carico di ipocrisia che circonda le squadre di provincia da cui ci si aspettano sangue e sudore sempre, ma di cui si celebrano soprattutto le rare perle in un mare magnum di alibi a profusione. Quando a Genova<strong> il 3-3 con la Samp</strong> sancì l’imminente retrocessione avevo stampate bene in mente (non le avevo mai perse per un solo attimo) le parole del presidente, il giorno della presentazione: “Tornare in B sarebbe peggio che non essere mai saliti”. <strong>Gino Corioni</strong> nel calcio è stato un grandissimo giocatore di poker. Capace di iperboli clamorose e di bluff sfrontati. Quello fu un momento di sincerità. Forse l’unico momento di sincerità al 100%, il momento in cui ci preannunciò il tracollo. Non ci siamo più ripresi da allora, ma da parte mia la gratitudine per quell’uomo che per 20 anni ci ha regalato un Brescia competitivo come mai nella sua storia sarà sempre immutata. La mia stagione, come molte cose nella vita, non fu una stagione vincente. Ma in fondo, se non avessimo la fortuna di perdere, nel calcio come nella vita i nostri rari successi non avrebbero alcun valore.</p>
<p><em>Giovanni Armanini</em></p>
<p>Di seguito i video delle partite citate nell&#8217;articolo:</p>
<p><strong>La rissa contro il Larissa</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/QmDYVGHjlO0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Parma &#8211; Brescia 2-0</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/o3lQjUKSsv8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Palermo 3-2</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/_FmrWG94e9Y/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Chievo &#8211; Brescia 0-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/wrU6TPyqbt0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Roma 2-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/UCn29Ps2LMU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Bari &#8211; Brescia 2-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="//i.ytimg.com/vi/vUAM7e_2_Rk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Lazio &#8211; Brescia 1-0</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/OHub5SLIYYs/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Udinese 0-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/yDz9sl40r5s/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Lecce &#8211; Brescia 2-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/sFYy7zgCjH8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia-Napoli 0-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/wpu1WgjXfBw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Inter &#8211; Brescia 1-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ApIwpPTAZb0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Juventus 1-1</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/mUi7W0wNCCY/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Bologna &#8211; Brescia 1-0</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/DHdTymuiFNw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Cagliari 1-2</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/WtduYHX5EsQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Brescia &#8211; Genoa 0-0</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/DLlhj20CLhc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Milan &#8211; Brescia 3-0</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Paf0zqv6JCk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><strong>Sampdoria &#8211; Brescia 3-3</strong></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20102011/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Z9Wf3Rp03zM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-32200" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Copertina-Formazione.jpg"></div>
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		<title>IL MIO BRESCIA, IL MIO CUORE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Zani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2015 10:15:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non basterebbe un capitolo, od un libro per descrivere quello che il Brescia Calcio è stato per me gli ultimi 36 anni della mia fortunata vita. È sì, 36 perché la mia prima fu Brescia-Bari 3-0 anno della promozione 79/80 con quella meravigliosa formazione che cominciava con i magici nomi “Malgioglio, Galparoli, Podavini…” e che da lì in poi è diventata in qualsiasi posto del mondo io fossi la mia passione; LA MAGLIA CON LA V BIANCA SUL PETTO! Troppi sono i ricordi a lei legati da non poterli confinare ad una stagione particolare, perché il Brescia per chi ama e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non basterebbe un capitolo, od un libro per descrivere quello che il <strong>Brescia Calcio</strong> è stato per me gli ultimi 36 anni della mia fortunata vita.</p>
<p><div id="attachment_3329" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3329" class="size-full wp-image-3329" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Malgioglio-podavini.jpg" alt="Astutillo Malgioglio e Gabriele Podavini" width="300" height="244" /><p id="caption-attachment-3329" class="wp-caption-text">Astutillo Malgioglio e Gabriele Podavini</p></div></p>
<p>È sì, 36 perché la mia prima fu<strong> Brescia-Bari 3-0</strong> anno della promozione 79/80 con quella meravigliosa formazione che cominciava con i magici nomi “<strong>Malgioglio</strong>, <strong>Galparoli</strong>, <strong>Podavini</strong>…” e che da lì in poi è diventata in qualsiasi posto del mondo io fossi la mia passione; <strong>LA MAGLIA CON LA V BIANCA SUL PETTO!</strong></p>
<p>Troppi sono i ricordi a lei legati da non poterli confinare ad una stagione particolare, perché il Brescia per chi ama e tifa “SOLO IL BRESCIA” è una stagione unica, un unico grande campionato a prescindere da come sia andata a finire.</p>
<p>E il grande motore di questa passione da sempre è stato assolutamente ed indissolubilmente l’amore dei suoi viscerali, combattenti, divertenti ed ammirevoli tifosi.</p>
<p>Quelli non da ufficio o da abbonamento da periodo di amministrazione comunale, ma quelli che ho visto il sabato notte dopo il lavoro felici di ritrovarsi fuori da un pullmann a cantare “&#8230; Sei sempre tu che ci porti in vantaggio&#8230;!!!”, oppure quelli che dopo la sconfitta spareggio a <strong>Bologna</strong> contro <strong>l’Udinese</strong> nell’anno <strong>Hagi</strong>, <strong>Sabau</strong>, <strong>Raducioiu</strong> (12.000 bresciani con auto, moto, treni e penso pure bici) offrivano Lambrusco comprato (più o meno) in autogrill per stemperare il “dolore” della retrocessione.</p>
<p>Ricordo i capi storici della curva, i personaggi fantastici ed ultimi depositari veri dell’essere bresciano, i canti, i detti, le corse, gli insulti, la birra, la fratellanza che passa da lunghissime trasferte in treno in cinquanta allungando l’orario di viaggio per qualche tiratura di freno d’emergenza di troppo,gli striscioni persi e rubati, le risse, l’onore, i giocatori, le varie maglie, il sentirsi appartenenti ad un&#8217;unica grande famiglia, il dolore e la gioia, <strong>Lucca</strong> in serie C dove ho preso un sacco di botte come a <strong>Vicenza</strong>, il camminare chilometri incolonnati cantando tutti insieme, perdere la voce fino alla partita successiva e gli abbracci di tanti amici veri.</p>
<p>Questo è stato ed è tutt’ora il <strong>Bescia</strong> per me, poche parole, tante emozioni racchiuse tutte all’interno del mio cuore che è e che resterà per sempre <strong>Biancazzurro</strong> senza se, senza ma, a prescindere dalle società, dai calciatori,  dalle categorie frequentate in qualsiasi periodo che Dio mi concederà ancora di passare su questa terra e che anzi ringrazio per averti fatto vivere tutto questo in ogni sua versione.</p>
<p>Sono capaci tutti a tifare le grandi squadre, ma ad amare una piccola grande squadra come il Brescia ci riescono solo un manipolo di viscerali “eletti”…</p>
<p>Ora e sempre <strong>FORZA BRESCIA</strong>!!!</p>
<p><strong>Enrico Zani</strong></p>
<p><strong>Alghero (SS) 17/07/2015 ore 23.33</strong></p>
<p>La foto di copertina è stata scaricata dal sito ufficiale del <a href="http://www.bresciacalcio.it/stagione/news/2464-ciao-ezio.html">Brescia Calcio </a></p>
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		<title>Un anno di Brescia. Stagione 1986/1987</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alberto Banzola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2015 10:51:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È venuto il mio turno di raccontarvi la mia stagione migliore. Serie A, 1986/1987. Lustri e paillettes. Maradona e Platini. Neve e ghiaccio. Il grande sogno, dopo la doppia cavalcata di Toni Pasinato (che qualcun altro ci racconterà molto presto). La grande delusione, con una salvezza scemata all&#8217;ultima giornata. Zob0n, aka Alberto Banzola &#160; Essere bambini è bellissimo. È un cammino che ti porterà dove neppure ti immagini. E tu sei lì, che impari, cominci a capire, cresci. Tra le mille passioni di noi bimbi italiani, mai cresciuti, ci sono gli albi della Panini. Il mio amore per il calcio è cominciato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-19861987/">Un anno di Brescia. Stagione 1986/1987</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È venuto il mio turno di raccontarvi la mia stagione migliore.<br />
Serie A, 1986/1987.<br />
Lustri e paillettes. Maradona e Platini. Neve e ghiaccio. Il grande sogno, dopo la doppia cavalcata di Toni Pasinato (che qualcun altro ci racconterà molto presto). La grande delusione, con una salvezza scemata all&#8217;ultima giornata.<br />
<em>Zob0n, aka Alberto Banzola</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Essere bambini è bellissimo. È un cammino che ti porterà dove neppure ti immagini. E tu sei lì, che impari, cominci a capire, cresci. Tra le mille passioni di noi bimbi italiani, mai cresciuti, ci sono gli albi della Panini. Il mio amore per il calcio è cominciato lì. Mia mamma aveva la fissa per le figurine e nei primi anni delle elementari ho riempito un po’ di tutto. Di tutto e di più. Poi è arrivato quell’albo con un giocatore in mezza rovesciata. Mio papà nel frattempo aveva cominciato a iniziarmi alla vita da stadio. Era un modo per stare un po’ di tempo assieme: tra l’insegnamento e le cariche politiche, a casa chi lo vedeva mai? E così, arrivò Brescia-Ancona (1-0), <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Serie_C1_1983-1984" target="_blank" rel="noopener">stagione 1983/1984</a>, il mio esordio al Rigamonti. Non chiedetemi altro. Non ne so nulla. Non ricordo. Avevo 7 anni. Però prendemmo mia madre (nata per sbaglio ad Ancona) per i fondelli per un pezzo. Io attaccavo le figurine: i primi anni era triste, c’era solo lo scudetto del Brescia che giocava in serie C. Era solitamente accoppiato a quello della Carrarese, squadra per cui ho sempre avuto una forte antipatia (ed in seguito scoprì che era ricambiata, a livello di tifoserie).</p>
<p><div id="attachment_3193" style="width: 251px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3193" class="size-full wp-image-3193" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Mossini.jpg" alt="Lorenzo Mossini" width="241" height="265" /><p id="caption-attachment-3193" class="wp-caption-text">Lorenzo Mossini</p></div></p>
<p>Poi vennero Gritti, Aliboni, Zoratto, Gobbo, Mossini. La promozione in serie B ed una pagina dell’albo Panini con tutta la squadra: 2 giocatori nella medesima figurina. Sempre meglio che niente: le partite in replica la domenica alle 18. Il secondo tempo su raidue e qualche sporadico accenno a 90° minuto. In 2 anni ci ritrovammo in serie A: per due volte a giugno la città impazzì di gioia, ed io con lei. Leggevo tutti i quotidiani possibili, ma solo nelle pagine dello sport e decisi che da grande avrei scritto sulla gazzetta dello sport “altro che fare l’avvocato” dissi tra me e me.</p>
<p>Arrivò finalmente, dopo una lunga estate, l’esordio con il Napoli: a luglio, a Pescara dove passavo le vacanze, al circolo dove mia prozia Modesta (per tutti Moda) spennava delle rispettive pensioni i suoi compari a ramino pokerato, appresi sulla gazzetta dell’addio di <strong>Toni Pasinato</strong> e dell’arrivo di <strong>Bruno Giorgi</strong>. “Cominciamo male”. E quando arrivò la squalifica di Tullio Gritti fino all’inverno, mi prese lo sconforto: cercavo di stare sereno. “C’è Roberto in porta!” ripetevo, mentre gli amici del mare sfottevano. Arriviamo a quella domenica di settembre: prefettura e questura che chiamano 1000 volte casa mia. 33000 presenze per Brescia-Napoli, in uno stadio da 25000 anime: si gioca. Maradona, certo potevamo partire con il ripescato Empoli. No arriva “El pibe de oro”. E poi l’inter a San Siro, 4 pappine. Un inizio sconfortante: le vittorie interne con Torino e Udinese fino alla vittoria con l’Empoli: 3-0, il primo gol su punizione di Branco ed una serie di 4 risultati utili, mentre i veronesi sfasciano mezza città e la Juve rimane impantanata nella neve del Rigamonti. Il girone di ritorno parte malissimo: poi mettiamo assieme 7 punti in 4 giornate e poi altri 6 in 4. Si arriva al derby con l’Hellas: abbiamo 1 punto in più dell’Empoli e siamo quasi salvi. Basterebbero 2 punti alla salvezza. Al Bentegodi succede di tutto, in campo (4-1) e fuori. Perdono anche i toscani: seghiamo l’Ascoli e siamo salvi all’ultima in casa: si può fare.</p>
<p><div id="attachment_3196" style="width: 258px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3196" class="size-full wp-image-3196" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/grittibomber.jpg" alt="Tullio Gritti" width="248" height="350" /><p id="caption-attachment-3196" class="wp-caption-text">Tullio Gritti</p></div></p>
<p>Mompiano piena come non mai, al 45° è 1-0: ho ancora le immagini di quel pomeriggio nitide. Grandi pacche sulle spalle mentre si servono caffè e ghiaccioli all’intervallo: nella ripresa succede l’imponderabile. I ragazzi di Castagner ce ne fanno 2, mentre sull’1-1 urlavano agli avversari di lasciargli 1 punto (ma perché cazzo non l’abbiamo fatto ?). Sconfitta, sorpasso bianconero. Ma l’Empoli è ancora a -1. Ed io all’uscita da scuola tiro fuori il mio cappellino del commando ultrà e la mia sciarpa biancoazzurra: dopo i festeggiamenti dei 2 anni precedenti, ci eravamo organizzati in caso di vittoria delle rondinelle per festeggiare degnamente la salvezza. Ci credo lo stesso, un po’ meno i miei compagni di squadra: loro erano tutti juventini e giocavano nella Rigamonti del resto.</p>
<p>Io a (mini)basket.</p>
<p>Ultima di campionato: noi a Torino con la Juve, l’Empoli a Como. Piemontesi in coppa Uefa, lariani salvi: com’è andata lo sappiamo tutti: noi sconfitti da un gol di Ivano Bonetti, l’Empoli (17 gol in 1 stagione) che si salva passando in riva al lago. Io a casa, a passare da radiorai alla radio locale. Iorio mi aveva illuso e reso felice, per 37’. Fuori piove, come la domenica pomeriggio precedente al rientro da Verona, mentre al casello di Brescia centro le luci del Luna Park risplendevano amaramente. Un po’ come quella stagione che a un bimbo di 10 anni regalò troppe lacrime.</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/nostalgia-brescia-serie-a-1986-87/">Rivivi tutte le emozioni della stagione 1986/1987</a></p>
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<div class="rw-ui-container rw-class-blog-post rw-urid-31900" data-img="https://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/Rovesciata-gritti.jpg"></div>
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		<title>Un anno di Brescia. Stagione 2000/2001</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gian Paolo Laffranchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 19:40:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
		<category><![CDATA[robertobaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Continuiamo&#8230; a ritroso: dalla fine del divin codino, alla sua genesi bresciana. Ce la racconta Gian Paolo Laffranchi, una vita spesa scrivendo e seguendo il nostro amato Brescia, tra un disco dei Blur ed uno dei Pulp. 2000/1,  una stagione indimenticabile. Zob0n aka Alberto Banzola &#160; Bello e impossibile. Come scordarlo? C’era spesso il sole. C’era quella sensazione strana e frizzante, da non darsi il pizzicotto perché quella lì era proprio la realtà, ma da dirsi «Finalmente!». Finalmente un Brescia forte davvero. In Serie A. Finalmente quel che si sognava da tanto tempo, ma stranamente non si era riusciti mai [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Continuiamo&#8230; a ritroso: dalla fine del <em>divin codino</em>, alla sua genesi bresciana.</div>
<div>Ce la racconta <strong>Gian Paolo Laffranchi</strong>, una vita spesa scrivendo e seguendo il nostro amato Brescia, tra un disco dei Blur ed uno dei Pulp.</div>
<div>2000/1,  una stagione indimenticabile.</div>
<div><em>Zob0n aka Alberto Banzola</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bello e impossibile. Come scordarlo?<br />
C’era spesso il sole. C’era quella sensazione strana e frizzante, da non darsi il pizzicotto perché quella lì era proprio la realtà, ma da dirsi «Finalmente!». Finalmente un Brescia forte davvero. In Serie A. Finalmente quel che si sognava da tanto tempo, ma stranamente non si era riusciti mai ad ottenere con gli <strong>Hagi</strong> &amp; <strong>Raducioiu</strong>, gli <strong>Hubner</strong> &amp; <strong>Neri</strong>. Perché la gestione <strong>Corioni</strong>, allora, significava Serie B da competizione e Serie A da retrocessione. Il famigerato ascensore, che prima o poi doveva fermarsi. E si fermò, alla fine. Salvezza. Settimo posto. Stagione 2000/2001.<br />
Era il sogno che diventava realtà. Era la fantasia dell’adolescenza che si poteva toccare nella maturità. La frustrazione tradotta in soddisfazione. Era <strong>Roberto Baggio</strong>. Con la maglia del Brescia. <strong>Numero 10</strong>. Ma si può? Sì.<br />
Si poteva, allora.</p>
<p><div id="attachment_3118" style="width: 410px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3118" class="size-full wp-image-3118" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/mazzone-carletto.jpg" alt="Carletto Mazzone" width="400" height="245" /><p id="caption-attachment-3118" class="wp-caption-text">Carletto Mazzone</p></div></p>
<p>Fu un romanzo, non un’annata. L’ambientamento difficile di <strong>Carletto Mazzone</strong> e i suoi fedelissimi. La diffidenza che si trasforma in confidenza. La preoccupazione di vivere l’ennesima stagione-no in A che lascia il posto alla fiducia in un finale diverso.<br />
Istantanee di un Brescia di quantità e qualità. <strong>Bisoli</strong> che fa la guerra con lo juventino <strong>Kovacevic</strong> e si presenta ai giornalisti, a Coccaglio, con i segni della battaglia sul volto. La tecnica di <strong>Esposito</strong>, la pigrizia di <strong>Orlandini</strong>, la grinta di <strong>Mero</strong>, inimitabile Sceriffo. I bresciani. I <strong>Filippini</strong> che prendono la delusione di un’esclusione nel derby perso male con l’Atalanta come un trampolino di lancio per dimostrarsi gemelli da Serie A. <strong>Bonera</strong> che cresce e fa capire perché un giorno giocherà nel Milan. Il ritorno di <strong>Pirlo</strong>, preso al mercato di gennaio insieme al gigante <strong>Tare</strong>. Diventerà un regista, diventerà il migliore di tutti. Hubner che fa quello che sa fare: parla poco e segna tanto. Ma potrà convivere con Baggio? Sorrisi a profusione da chi di calcio ne mastica da un po’. Quelli bravi si capiscono al volo. Baggino, poi, non è semplicemente bravo. È Baggio!<br />
Negli occhi resta, soprattutto, quel gol a Torino. Contro la Juve. Il lancio di un Pirlo regista provetto (ecco il ruolo giusto: merito della vista lunga di Mazzone), il controllo al volo sovrumano di Baggio, il Codino che ondeggia nel vento con una finta che disorienta <strong>Van Der Sar</strong> e gli juventini tutti. Gol. Una prodezza così, dopo mezz’ora trascorsa senza toccare palla. E il Brescia che va a pareggiare in casa bianconera 1-1, giocando col tridente. Bello e impossibile. Come scordarlo?</p>
<p><em>Il magnifico gol di Roberto Baggio alla Juve</em></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20002001/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/0RbgPScElG0/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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		<title>Un anno di Brescia. Stagione 2003/2004</title>
		<link>https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Cargnoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2015 13:23:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nostalgia Brescia]]></category>
		<category><![CDATA[ZOP-Blog]]></category>
		<category><![CDATA[baggio]]></category>
		<category><![CDATA[bresciacalcio]]></category>
		<category><![CDATA[corioni]]></category>
		<category><![CDATA[nostalgiabrescia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esordio su Odiopiccolo per Nicola Cargnoni, un tifoso bresciano “esiliato” a Brindisi. Un amico di Odiopiccolo in cui ci siamo imbattuti per caso qualche anno fa durante una trasferta biancoazzurra. Un racconto, il  suo, estremamente esaltante, carico di emozioni. Un racconto vero e proprio, che vi coinvolgerà, facendovi rivivere una stagione incredibile, l’ultima del “Divin Codino” con la maglia delle rondinelle. Buon divertimento. Zob0n aka Alberto Banzola L’orologio della memoria è una cosa strana, che sfugge alle normali regole del tempo, che agisce proiettando la nostra mente in un momento del passato, magari facendocelo rivivere e scandendo gli attimi in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/">Un anno di Brescia. Stagione 2003/2004</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.odiopiccolo.com">odiopiccolo</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esordio su Odiopiccolo per <strong>Nicola Cargnoni</strong>, un tifoso bresciano “esiliato” a Brindisi. Un amico di Odiopiccolo in cui ci siamo imbattuti per caso qualche anno fa durante una trasferta biancoazzurra. Un racconto, il  suo, estremamente esaltante, carico di emozioni. Un racconto vero e proprio, che vi coinvolgerà, facendovi rivivere una stagione incredibile, <strong>l’ultima del “Divin Codino”</strong> con la maglia delle rondinelle.<br />
Buon divertimento.<br />
<em>Zob0n aka Alberto Banzola</em></p>
<p>L’orologio della memoria è una cosa strana, che sfugge alle normali regole del tempo, che agisce proiettando la nostra mente in un momento del passato, magari facendocelo rivivere e scandendo gli attimi in maniera netta, pulita, limpida, rendendo i nostri ricordi non soltanto un frammento di vita consumata, ma veri e propri momenti di abbandono della nostra coscienza alla volontà di rivivere in maniera intensa quelle esperienze che rendono unico ognuno di noi.</p>
<p>L’orologio della memoria è un meccanismo imprevedibile, che a volte ci sorprende con una foto, una canzone, un film, e che con questi mette in moto ricordi che credevamo sedimentati nelle nostre menti, magari coperti da uno strato di polvere che li rendeva invisibili.</p>
<p>L’orologio della memoria può anche essere comandato&#8230; alcuni ricordi migliori della mia infanzia risalgono a certi pomeriggi primaverili, quando usavo il bastone col gancio per aprire la botola da cui scendeva la scala del solaio di casa mia. Quella scala di ferro, tenuta insieme da molle e bulloni, e che si allungava, come in un abbraccio, dal soffitto verso il pianerottolo, ai miei occhi sembrava essere l’ingresso verso un mondo fantastico, misterioso, sconosciuto. Salivo quella scala come se stessi entrando in un’astronave, o in un’altra dimensione, forse suggestionato dai racconti di quei monumentali libri che amavo leggere già allora.</p>
<p>E alcuni miei pomeriggi trascorrevano lì, in una piccola <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Narnia_(mondo)" target="_blank" rel="noopener">Narnia</a> fatta di pareti e pavimenti di nudo cemento, con l’aria umida e stantia, col tetto che qua si alzava e qua si abbassava, creando antri e vani in cui la mia fantasia ambientava storie e vicende d’altri tempi, d’altri luoghi. E lì, tra i vecchi giochi inscatolati, i vecchi libri di mio papà, i quaderni delle elementari di mio fratello, i miei Lego e gli impolverati bambolotti, lì vivevo alcune delle mie giornate di bambino, in stanze e spazi dove oggi la mia goffa sbadataggine mi costringe a sbattere la testa a ogni movimento.</p>
<p>Ma ci sono momenti e oggetti della nostra vita che non si possono soltanto conservare in soffitta: feticci e ricordi che dobbiamo sempre avere con noi, ovunque noi siamo, in ogni momento della nostra piccola e personale storia su questo mondo. Uno di questi oggetti è “la scatola con la roba dello stadio”. Anche se ho superato i trent’anni, anche se vivo a circa mille chilometri dalla mia <strong>amata Brescia</strong>, in un piccolo spazio dell’armadio in camera mia c’è “la scatola con la roba dello stadio”. Una volta era uno scrigno in cui conservavo tutto ciò che riguardava la mia vita letteralmente plagiata dall’impegno settimanale con “la partita del Brescia”, un forziere con le testimonianze dei miei anni (più di ventuno) di frequentazione dello stadio: ci tenevo dentro i biglietti delle partite, le <em>fanzines</em> e i volantini della curva, gli adesivi, gli stendardi fatti con bombolette spray su vecchie lenzuola, i cimeli, le figurine Panini, tutto. Oggi molti di quegli oggetti sono finiti tra cassetti, armadi e soffitta, ma quella scatola conserva ancora alcune delle cose a cui sono più legato: è diventata la mia piccola soffitta ambulante e contiene i tasselli di un mosaico colorato, una parte importante e fondamentale della mia vita, di quel che ero, di quel che oggi ancora sono.</p>
<p>Piegate, in quella scatola, ci sono le sciarpe vecchie e nuove, quelle del “<strong>Brescia club Lago d&#8217;Idro</strong>” (un cimelio risalente agli anni in cui ero ancora troppo piccolo per andare allo stadio), quelle della curva nord con cui feci gli anni dal <a href="http://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-19961997/" target="_blank" rel="noopener">1997</a> al 2004, quelle del gruppo curva sud (ora diventato <strong>CNB</strong>) frequentato negli anni di una più raggiunta maturità. Le sciarpe stampate con gli sfottò per atalantini e veronesi, comprate alle bancarelle intorno allo stadio, o quella autografata da <strong>Baggio</strong> al ritiro di Vipiteno nell’estate del 2001. Vi sono sciarpe amiche e nemiche, da quelle delle gemellate Mantova, Salernitana, Cesena e Milan, a quelle di Verona, Fiorentina, Cremonese “conquistate sul campo”. Un passato che sarebbe stupido rinnegare e che mi ricorda quanto il calcio sia stato importante nella mia fase di crescita, quanto i suoi valori di amicizia, impegno, assiduità e costanza abbiano contribuito a rendermi ciò che sono oggi.</p>
<p>Ma, soprattutto, in quella scatola c’è uno spirito in grado di travolgermi ogni volta che la apro, fermando, manipolando e muovendo l’orologio della mia memoria, capace di rievocare l’odore di ferro bruciato di chilometri macinati sui binari d’Italia a bordo di bidoni arrugginiti che una volta potevano essere stati treni o l’aria viziata dei veri e propri lamieroni che una volta potevano essere stati pullman.</p>
<p>È il profumo dell’emozione provata ogni volta che si entrava in uno stadio nuovo. È il fremito della <em>Gendarmerie</em> schierata sotto l’arco di trionfo in quella <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2001/agosto/22/favola_del_Brescia_finisce_senza_co_0_0108228286.shtml?refresh_ce-cp" target="_blank" rel="noopener">trasferta a Parigi</a>, è l’esplosione di gioia della <a href="https://www.youtube.com/watch?v=4VXdkbBrVss" target="_blank" rel="noopener">vittoria in casa col Bologna per la storica salvezza del 2002</a>, in quel 5 maggio passato alla grande storia per lo scudetto perso dall’Inter, ma che nella nostra piccola storia è il giorno in cui ci siamo salvati mandando<strong> in serie B</strong> un <strong>Verona</strong> che, a metà campionato, era proiettato in zona-Uefa. È la scossa elettrica per la trasferta a Milano, domenica 29 febbraio del bisestile 2004, in cui vincemmo 3 a 1 con l’Inter. È la fastidiosa instabilità delle lastre di ghiaccio sulle gradinate in alluminio e cemento dello stadio di Piacenza; è l’assurdità di un gommone, spacciato per traghetto, usato per trasportarci sull’isolotto dove sorge <a href="http://www.succedeoggi.it/2013/12/il-romanzo-del-penzo/" target="_blank" rel="noopener">lo stadio di Venezia</a>. È il rumore assordante delle urla disumane della guerriglia all’esterno dello stadio di Modena, in una domenica dove ogni concetto di dignità e di <em>pietas</em> umana è letteralmente scomparso in quel lembo di mondo controllato dal <a href="http://www.polizianellastoria.it/2.5/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=56:ll-2-reparto-celere-di-padova&amp;catid=2&amp;Itemid=131" target="_blank" rel="noopener">Secondo reparto Celere di Padova</a>.</p>
<p><a href="http://www.brescia1911curvanord.net/fotodisplay.asp?partita=Festeggiamenti&amp;stagione=2001-2002" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Bologna 3-0 (2002 &#8211; le fotografie dei festeggiamenti)</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/kbRcny36-QA/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Quell’estate del 2003 fu una delle più torride mai trascorse negli ultimi decenni in questa parte del pianeta; per quanto mi riguarda, fu una delle stagioni più serene della mia vita. C’erano le soddisfazioni personali e famigliari, c’era la salute, c’era il lavoro (anzi due: durante il giorno facevo il cuoco in un ristorante, la notte facevo il barman in un pub). Il mio diploma di scuola alberghiera riporta la data del 28 giugno 2003, e il caso vuole che sia lo stesso giorno in cui ho assistito all’epico <a href="https://www.youtube.com/watch?v=uXbpYkgu-V8" target="_blank" rel="noopener">concerto di Springsteen a San Siro</a>. Quella sera ci fu un nubifragio incredibile, anche perché era la prima pioggia dopo circa quarantacinque giorni di caldo tropicale; mentre i settantamila del pubblico si scatenavano durante le tre ore e mezza di concerto, all’esterno alcuni alberi mastodontici dicevano addio al luogo dove le loro radici si erano alimentate per diversi anni, sradicandosi irrimediabilmente. Fuori era l’apocalisse, mentre <strong>Springsteen</strong> saltava come un grillo sotto l’acqua, e noi con lui.</p>
<p>È curioso, invero, che i miei ricordi di quella estate riguardino soprattutto il <em>The Rising tour</em> di Springsteen e in particolare quel concerto in quello stadio, il <strong>Giuseppe Meazza</strong> di Milano. Già, perché quella sera del 28 giugno mai avrei pensato che sarei tornato lì, quasi un anno dopo, per una delle esperienze più emozionanti della mia vita.</p>
<p><strong>Carletto Mazzone</strong> lasciò la panchina del Brescia dopo tre anni di soddisfazioni e di piccoli successi: salvezze, vittorie con squadre importanti, alcuni record, la <strong>finale di Intertoto col Paris Saint-Germain</strong>, la corsa sotto la curva dell’Atalanta, l’intuizione di posizionare Pirlo davanti alla difesa e, soprattutto, la capacità di gestire Baggio come mai nessun altro aveva fatto prima. Piccoli successi che nella nostra storia assumono il valore di uno scudetto o di una coppa.</p>
<p>Il buon vecchio Carletto ci sarebbe mancato, ma al suo posto arrivò il capace <strong>Gianni De Biasi</strong>. Personalmente ero fiducioso, anche perché la rosa della squadra era ricca di giocatori che hanno lasciato il segno: Castellazzi e Viviano tra i pali, Dainelli, il rude Mareco, il costaricano Martinez, “occhi-blu” Petruzzi (e le sue passeggiate tra via X giornate e corso Zanardelli), Castellini, Stankevičius e Zambelli per il settore difensivo, Mauri, Schopp, Brighi, Gigi Di Biagio, Matuzalem, Bachini, Correa e Del Nero a centrocampo. In attacco forse non eravamo in esubero di personale, ma c’erano Pippo Maniero con Baggio e Caracciolo: quest’ultimi fecero dodici reti a testa.</p>
<p>L’inizio della stagione fu deludente: eliminati in coppa Intertoto dal <strong>Villareal</strong>, la prima giornata di campionato pareggiammo col Chievo; seguì una disastrosa trasferta a Roma dove perdemmo cinque a zero e poi un 4-4 in casa con la Reggina. Cinque gol fatti e dieci subiti in tre giornate. Fin da subito si capì che sarebbe stato un campionato anomalo, che poteva anche riservare alcune piacevoli sorprese in campo e sugli spalti.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-as-roma-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Roma &#8211; Brescia 5-0 </a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/f3Wl_B4gNzU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-reggina-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Reggina 4-4</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/zF52pjim9rU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Una di queste sorprese ci colse la mattina del 28 settembre 2003: nella notte, per un problema della rete elettrica ai confini con la Francia e la Svizzera, ci fu un black-out che paralizzò l’intera nazione. Me ne accorsi già tornando dal lavoro verso le quattro; quella domenica mattina, alla stazione centrale di Brescia, ci rendemmo conto che a causa del black-out non ci sarebbero stati i treni speciali che avrebbero dovuto portare circa cinquemila persone in trasferta a Genova, per l’incontro con la Sampdoria.</p>
<p>«E adèss che fòm? Nòm o mia?».[1]</p>
<p>«Sì, ma come?».</p>
<p>La tensione era palpabile, anche perché quel giorno i nostri ragazzi avevano bisogno del sostegno del loro pubblico. La decisione fu quasi spontanea e unanime: chi se la sente va in macchina.</p>
<p>Risultato finale 2-1 per la Sampdoria e circa duemila bresciani in trasferta a Genova in automobile, in una di quelle giornate finite comunque in festa nonostante il verdetto del campo.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-sampdoria-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Sampdoria &#8211; Brescia 2-1</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/f0GNgatUirw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Ma la domenica successiva sarebbe stato il Salento a diventare terra di conquista: una trasferta, quella di Lecce, che è storicamente propizia per le rondinelle. Il 5 maggio 2001 fu 0-3 per noi, tripletta di Baggio con il secondo gol direttamente dalla bandierina del corner. Il 27 gennaio 2002 fu 1-3, ma quella è una storia che merita di essere raccontata a parte: prima partita giocata dopo la morte di Mero e primo gol in serie A di Emanuele Filippini, uno dei più cari amici dello Sceriffo. E il 5 ottobre 2003 fu 1-4, con la prima tripletta di Caracciolo suggellata dal gol di Baggio. Unico marcatore del Lecce: il bresciano Cassetti. Evidentemente quella domenica doveva essere tutta nostra.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-us-lecce-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Lecce &#8211; Brescia 1-4</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/imJ0L4OIEkU/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>A quella prima e abbondante vittoria in campionato seguì un filotto piuttosto deludente che mise in crisi l’ambiente e la situazione di mister De Biasi: il pareggio in casa con l’Inter (in vantaggio 2-0, venimmo raggiunti 2-2, ma quella partita decretò comunque l’esonero di Cuper dalla panchina nerazzurra), maturato in un uggioso pomeriggio del 18 ottobre 2003, giorno in cui trascinai mia mamma con me in curva nord; poi le sconfitte con Juve, Parma e Udinese, i pareggi con il Bologna di Mazzone, l’Ancona, il Modena e il Perugia e l’unica vittoria con l’Empoli, giocata in casa indossando la terza maglia, che era una Robe di Kappa di uno scurissimo blu notte, simile al nero, con la V bianca sul petto e il numero arancione sulle spalle. Insomma, la pausa natalizia arrivò dopo aver conseguito poche sconfitte, tanti pareggi e soltanto due vittore. Dal punto di vista sportivo era tutta un’incognita, da quello umano invece la vera mazzata arrivò il 29 dicembre.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-inter/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Inter 2-2 (Gol di Roberto Baggio)</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/uf7EkoV_4qM/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-juventus-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Juventus &#8211; Brescia 2-0</a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-ancona-calcio-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Ancona &#8211; Brescia 1-1</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/V_yHZs0AAhY/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-modena-fc-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Modena &#8211; Brescia 1-1</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/zFPzBS4l9Xc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-empoli-fc/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Empoli 2-0 </a>la partita vissuta sugli spalti (servizio di <a class=" yt-uix-sessionlink spf-link g-hovercard" href="https://www.youtube.com/channel/UCURME4LwleNz24nsQBawhbw" target="_blank" rel="noopener" data-name="" data-ytid="UCURME4LwleNz24nsQBawhbw" data-sessionlink="ei=qbeSVca7AqX2igakurqoAw">DODICESIMOinCampo</a>)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/pJEHTAvpwK8/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>Quel giorno Roberto Baggio, <a href="http://www.gazzetta.it/primi_piani/calcio/2003/pp_1.0.257147532.shtml" target="_blank" rel="noopener">in un’intervista rilasciata a Teletutto</a>, annunciò che a fine stagione avrebbe dato l’addio al calcio giocato. Fu un capodanno all’insegna degli «auguri di buon anno… sì, ma&#8230;». Perché, in fondo, in noi era viva la consapevolezza di essere testimoni di un importante pezzo di storia umana e sportiva. Di tutti i ricordi che salgono alla mente aprendo “la scatola con la roba dello stadio”, quelli degli anni di Baggio sono i più vivi, vigorosi e più indelebili, anche rispetto a eventi cronologicamente più recenti. Eravamo orgogliosi di ospitare “in casa nostra” il campione più grande di ogni tempo, ma ora avremmo avuto l’onore e l’onere di accompagnarlo per mano verso il tramonto di una carriera che non gli ha dato le soddisfazioni che avrebbe meritato. Fu con quell’annuncio che prese corpo la convinzione che, da quel momento, mai avremmo mollato, mai saremmo mancati, mai avremmo perso la speranza e la voglia di crederci.</p>
<p>Un paio d’anni prima era arrivato nelle librerie il primo libro autobiografico di Roby Baggio, «<a href="http://www.amazon.it/Una-porta-cielo-Roberto-Baggio/dp/8886713819" target="_blank" rel="noopener">Una porta nel cielo</a>»[2], che lessi febbrilmente e avidamente più d’una volta, portandolo con me nello zaino delle superiori insieme a pochi testi che erano le mie bibbie di quegli anni: «Il deserto dei Tartari» di Buzzati, «I Furiosi» di Balestrini e «Alta fedeltà» di Hornby. Mi approcciavo al testo di Baggio con la religiosità di chi sa che sta leggendo la testimonianza di un campione (letteralmente) mutilato. Baggio, fin dagli albori della sua carriera, aveva subìto un infortunio gravissimo, che avrebbe troncato la carriera di chiunque. Anche la sua, a dire il vero. Ma l’incontro con la meditazione e una forte passione per il calcio lo hanno portato a compiere una ventennale carriera sui campi di calcio, sempre e costantemente nella morsa di un dolore che avrebbe impedito a chiunque di mettere piede in campo. Giocava con una gamba e mezza. Questo mi porta ancora oggi a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=FA_eSKHK9Fk" target="_blank" rel="noopener">elevare Baggio al di sopra di chiunque</a>, compresi Maradona, Cruijff, e altri nomi altisonanti.</p>
<p>Il mercato di gennaio vide la <strong>partenza di Antonio Filippini</strong>, un fatto che personalmente mi rattristò parecchio. In entrata non si mosse quasi nulla. Sugli spalti continuammo a restare divisi tra il gruppo della curva nord e quelli della “vecchia guardia” che stavano in gradinata, settore che frequentava anche mio papà, naturalmente lontano dalle zone calde. Frequentavo la nord e il gruppo che la “animava”, conoscendo personalmente molti dei ragazzi che facevano parte del direttivo, ma senza mai prendere parte alle dinamiche e senza mai caldeggiare o appoggiare troppo i contenuti dei volantini, quasi sempre polemici, che ogni domenica venivano stampati in centinaia di copie. Del resto avevo ancora sul gozzo quello “sciopero del tifo” che ci costrinse a non fare cori e a non supportare il Brescia nei primi venti minuti della <strong>finale di ritorno di coppa Intertoto giocata in casa contro il Paris Saint-Germain</strong>.</p>
<p><em>La finale Intertoto vista dai francesi&#8230;</em></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Xgi4SeZSXxQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non mancai a nessuna delle partite in casa e ancora oggi conservo l’abbonamento di quella stagione, con un “buco” segnato su ogni giornata. Raggiungevo il Rigamonti con un amico, ogni volta affrontando le <a href="https://www.youtube.com/watch?v=cdGUqoxOzZQ" target="_blank" rel="noopener">“coste” di Sant’Eusebio</a> con il piglio di chi si prepara ad andare in battaglia.</p>
<p>Lo stadio era comunque quasi sempre pieno e l’attaccamento alla squadra era evidente: la befana ci portò un 4-2 sul Siena e la settimana successiva vide la trasferta a Roma contro la Lazio, una <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-lazio-roma-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">partita vinta 0-1 con gol del “romanista” Di Biagio</a>. Le sconfitte con <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-ac-chievo-verona-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Chievo</a> e Milan ci riportarono sulla terra, ma una dose di fiducia arriva dalla vittoria in casa con la Roma, mentre le due giornate passate in treno per andare e tornare da Reggio Calabria valsero uno 0-0 sul campo della Reggina. Un altro <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-sampdoria/" target="_blank" rel="noopener">pareggio in casa con la Samp</a> e la sconfitta 1-2 in casa col Lecce anticiparono la memorabile trasferta di Milano contro l’Inter. Tornavo a San Siro, dunque, quando il settore ospiti era ancora in un angolo del primo anello blu. Non andai con la trasferta organizzata dal gruppo, ma in macchina con il mio (allora) datore di lavoro, tra l’altro tifosissimo dell’Inter. Ci separammo all’ingresso dello stadio. Dagli spalti osservai il campo da gioco, ricordando una ad una le canzoni della scaletta del 28 giugno 2003 e ricordando la quantità di acqua assorbita quella sera dal mio corpo. Noi stavamo messi male, tra l’altro orfani di Baggio, ma l’Inter era quella degli anni in cui dava molte soddisfazioni ai suoi avversari.<a href="http://www.repubblica.it/2004/b/sezioni/sport/calcio/serie_a/giornata23/intebrescia/intebrescia.html" target="_blank" rel="noopener"> Inter in vantaggio, pareggio di Caracciolo, vantaggio di Del Nero e doppietta di Caracciolo per l’1-3 finale</a>, in un Meazza semi vuoto, ma non ammutolito, dove gli interisti si lasciarono andare ad animalesche espressioni di dissenso e contestazione.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-ac-siena/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Siena 4-2 (il gol di Roberto Baggio)</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/zsn9mwosGxk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-ac-milan/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Milan 0-1</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/A3hBh0I8V0Q/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-as-roma/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Roma 1-0</a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-reggina-calcio-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Reggina &#8211;  Brescia 0-0</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/stw8Mtf3Rwc/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-us-lecce/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Lecce 1-2</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ztSrubdTKUs/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>La situazione in classifica era sempre al limite della crisi di nervi, a qualche punto di distanza dalla zona calda della retrocessione, ma sempre a portata di mano di chi ci inseguiva; la vittoria con l’Inter non ci salvò dalla sconfitta casalinga con la Juve, maturata in un freddo e piovoso sabato sera di inizio marzo: a fine primo tempo il Brescia era in vantaggio 2-0 e nel secondo tempo la Juve accorciò le distanze con un rigore tirato da Miccoli e fatto ripetere tre volte dall’arbitro a causa dell’errata rincorsa dell’attaccante. Ovviamente le prime due rincorse portarono ad altrettanti rigori sbagliati, mentre la rincorsa buona finì con una rete. Poi pareggio di un Di Vaio servito in posizione di fuorigioco e vantaggio di Nedved dopo mezzora. Nel finale fu negato un rigore netto per un fallo su Mauri, ma da tifosi di una piccola squadra ci eravamo arresi da tempo all’idea che con la Juve si poteva vincere solo con i miracoli, mai con la sola lealtà. Risultato finale 2-3: i media avrebbero parlato, naturalmente, di una Juve coraggiosa che aveva vinto in rimonta. E, naturalmente, gli arbitri possono sbagliare.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-juventus/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Juventus 2-3</a></p>
<p>Il lavoro al pub mi segava completamente le gambe, almeno per quanto riguardava le trasferte. Dormivo il minimo per poter essere nel piazzale dello stadio al momento della partenza. Fu così anche la mattina del 14 marzo 2004: Parma-Brescia, che non offrì una grande soddisfazione dal punto di vista del risultato (2-2), ma che fu il teatro in cui andò in scena il <strong>duecentesimo gol di Baggio in serie A</strong>. C’ero e francamente feci quella trasferta per poterlo dire, oggi. Con il Lecce segnò il gol numero 199, con l’Inter non giocò e con la Juve restò a secco, limitandosi a fare assist e a far segnare gli altri. Il gol numero 200 era nell’aria e arrivò a Parma: sotto di 2-1, pareggiammo grazie al gol di Baggio: stop al limite dell’area, finta, mise a sedere il difensore, fece uno scatto in avanti liberandosi anche dell’altro marcatore e mise a segno un diagonale di sinistro che fece esplodere una bolgia incredibile nel settore ospiti del Tardini. I parmensi, a cui avrebbe certo fatto comodo una vittoria, gli tributarono una standing ovation di almeno cinque minuti, che andò al di là di ogni discorso sulla lealtà e sulla sportività. In quella domenica di marzo un intero stadio onorò l’umanità, l’umiltà e la costanza di un campione che avrebbe ospitato per l’ultima volta.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-parma-fc-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Parma &#8211; Brescia 2-2</a> (Gol di Baggio)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/AqZXrmcYgWQ/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>La domenica successiva un’altra trasferta fisicamente ai limiti del sostenibile mi portò al Dall’Ara di Bologna per un inspiegabile 3-0 che ci piegò moralmente, ma che non compromise la successiva vittoria per 5-2 in casa contro un Ancona ampiamente destinato alla retrocessione e al fallimento: Baggio aprì e chiuse le danze, nel frattempo ballarono anche Mauri, Colucci e Caracciolo. Vittoria e <strong>202 gol in serie A per il codino</strong>. Seguì una cocente sconfitta per 4-3 a Udine, in una delle pochissime trasferte che non feci, e poi il solito filotto di pareggi con <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-modena-fc/" target="_blank" rel="noopener">Modena</a>, <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-empoli-fc-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Empoli</a> (una trasferta in una domenica che avrebbe dovuto essere primaverile e invece fu uno degli ultimi sprazzi di inverno) e <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-ac-perugia/" target="_blank" rel="noopener">Perugia</a>.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-bologna-fc-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Bologna &#8211; Brescia 3-0</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/Dj8gFxD0Vwk/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-ancona-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Ancona 5-2</a> (primo gol di Baggio)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/0yjHajEmSRE/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-ancona-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Brescia &#8211; Ancona 5-2</a> (secondo gol di Baggio)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/ndfhpbvDKdw/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-udinese-calcio-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Udinese &#8211; Brescia 4-3</a> (gol di Baggio)</p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/hVP0obCHGPI/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p><div id="attachment_3073" style="width: 482px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.marcorizzini.it/foto/2004/festasiena/index.html"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3073" class="size-full wp-image-3073" src="http://www.odiopiccolo.com/wp-content/uploads/2015/07/salvezza-a-siena.jpg" alt="Festa salvezza a Siena" width="472" height="640" /></a><p id="caption-attachment-3073" class="wp-caption-text">i giocatori festeggiano sotto la curva a Siena. Foto di Marco Rizzini</p></div></p>
<p>Arrivò la vigilia della trasferta a <a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-ac-siena-brescia-calcio/" target="_blank" rel="noopener">Siena</a>, che fu un po’ la resa dei conti finale. Bisognava vincere per avere la certezza matematica della salvezza. Fu la prova del nove, dove i nostri ragazzi dimostrarono il carattere necessario, in una partita dominata dalla tensione agonistica e dall’incapacità dell’arbitro di gestirla nel modo migliore: finì 0-1 per noi, con quattro espulsi (due per parte) e gol di Brighi al 60’ in un soleggiato Artemio Franchi; quella vittoria sancì la quarta salvezza consecutiva e il viatico per un viaggio di ritorno all’insegna dei festeggiamenti.</p>
<p>L’incontro con la Lazio fu l’occasione per salutare per l’ultima volta Baggio al Rigamonti. Si giocava in casa, in una calda domenica di maggio. Stadio gremito, dopo una settimana che trascorse in maniera frenetica e febbrile per le notizie che arrivavano da Milano. Il Milan, vincitore in anticipo dello scudetto, in vista della festa dell’ultima giornata di campionato non voleva rilasciare molti tagliandi per il settore ospiti, nonostante noi fossimo gemellati coi milanisti e nonostante noi volessimo accorrere in massa per l’ultima partita di Roby. Tra telefonate, appostamenti e riunioni del gruppo, io riuscii ad avere alcuni biglietti per la trasferta di Milano, quindi affrontai quel Brescia-Lazio con la tranquillità di chi sapeva che non sarebbe stata l’ultima volta.</p>
<p>Pur non avendo più molto da dire (mentre la Lazio ancora lottava per la Champions) vincemmo 2-1 dopo circa ottanta minuti stabili sullo 0-0. Ma gli ultimi dieci minuti riservarono l’1-0 di Mauri, su assist di tacco da parte del solito Baggio, e il 2-0 maturato con una volata di Schopp sulla destra, triangolazione con Baggio che ricevette palla al centro dell’area, la fermò dribblando l’avversario e segnando l’ultimo gol della sua carriera (il 205esimo in serie A) con il piede sinistro. Inutile il gol laziale a tempo scaduto. Si vinse e si salutò così l’ultima prestazione casalinga del più grande campione passato da Brescia. Io me lo giurai che non avrei pianto, quel 9 maggio 2004, ma davvero non riuscii a trattenere le lacrime per un sogno durato quattro anni che pian piano stava svanendo, lasciando solo le flebili tracce di una gloria terrena che aveva abitato e animato il piccolo impianto di cemento e latta nel quartiere Mompiano, a nord di Brescia.</p>
<p><a href="http://www.calcio.com/cronaca_partita/serie-a-2003-2004-brescia-calcio-lazio-roma/" target="_blank" rel="noopener">Brescia Lazio 2-1 (gol di Baggio)</a></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/vtCFNzc_z5w/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
<p>È il 16 maggio del 2004, una bellissima domenica di primavera che per me inizia con ventiquattro ore di anticipo, senza soluzione di continuità tra quel giorno e il precedente: stacco dal lavoro intorno alle cinque di mattina e raggiungo il luogo dove, solitamente, sono solito ritrovarmi con i miei compagni di avventure calcistiche. C’è chi viene da qualche ora di sonno, ci sono io che vengo da dodici ore di lavoro consecutive e c’è chi viene da dodici ore di alcool. Parlo al presente, abbandono l’uso del passato remoto e mando a farsi friggere la concordanza dei tempi verbali: il ricordo di questa giornata è più forte della logica, della coerenza e di qualsiasi altra imposizione grammaticale. Partiamo per Brescia, perché quella mattina la parola d’ordine è solo una: a r r i v a r e p r e s t o.</p>
<p>Già, perché ancora non abbiamo ben chiaro quanti siano stati i tagliandi venduti per il settore ospiti (forse solo seimila), quanti invece ne siano stati comprati per gli altri settori (altri seimila), quanta gente invece sarà costretta a non poter entrare nello stadio. Alla fine non sapremo mai quanti bresciani sono partiti quella domenica. Sicuramente almeno diecimila, probabilmente qualcuno di più. Ci si muove con pullman, treni, auto e qualsiasi mezzo disponibile. Ma la massa di gente è davvero tanta perché possa essere una trasferta compatta. Poi c’è la metro, l’altra metro, il corteo a piedi sul viale alberato verso lo stadio di San Siro. Entriamo, che molti dei milanisti sono già presenti al Meazza. Primo anello verde, angolo verso l’anello rosso. Chi ha il biglietto per il settore ospiti entra lì. Chi è partito da Brescia col biglietto per qualsiasi altro settore, entra lì lo stesso. Altri tempi, meno restrizioni e più buonsenso anche da parte di chi gestisce gli ingressi. E poi c’è il gemellaggio coi milanisti, il settore ospiti è stipato e finisce per fondersi in un tutt’uno con il resto del Meazza rossonero. Davanti a me un papà con la maglietta di Baggio porta sulle spalle un bimbo di tre o quattro anni che indossa la maglietta di Kaka. Loro festeggiano lo scudetto, noi festeggiamo la salvezza, tutti insieme festeggiamo Baggio. Già, perché probabilmente nessuno dei presenti quel giorno si ricorda come andò la partita. Finì 4-2 per il Milan, Shevchenko capocannoniere, partita dai ritmi elevati e senza cattiveria e per noi una doppietta di Matuzalem dalla distanza (secondo gol su assist di… Baggio) a coronare una stagione che lo aveva promosso tra i migliori della rondinelle.</p>
<p>Al 39’ del secondo tempo De Biasi sostituisce Baggio, concedendogli la standing ovation dell’intero stadio, esaurito in ogni ordine di posti con i suoi ottantamila spettatori. Tutti in piedi, tutti ad applaudire l’uscita di scena di Roby, che abbraccia Maldini, alza le mani, saluta, stringe la mano di chiunque gli si faccia incontro. La voglia di giocare e di stupire traspare ancora da ogni suo gesto tecnico, la scelta di lasciare per sempre il campo è dettata da un dolore che lo attanaglia ormai da diciassette anni. Io lo guardo mentre sfila lentamente verso il tunnel degli spogliatoi, con i nostri cori, il nostro grazie, gli applausi di un intero mondo sportivo. Mi immagino la gente davanti alla tv, nei bar, nelle case: chi si abbandona alle lacrime sul divano, chi annuisce lentamente per la consapevolezza di essere il testimone di un pezzo di storia che ha mosso gli animi di molta gente.</p>
<p>E io? Io vado allo stadio da una decina di anni, da quando ne avevo dieci. In questa domenica di maggio del 2004 ne ho compiuti venti da poco e vedo un tassello importante della mia adolescenza svanire piano a piano. I raggi di sole che illuminano il prato del Meazza gettano una luce aurea sul momento di condivisione che sto vivendo. Le lacrime ormai mi escono senza più ritegno, entro in una dimensione ovattata, l’udito mi inganna e mi fa sembrare distante da quella scena, come se la vedessi da fuori; tutto in un colpo mi viene alla mente quell’estate del 2000 quando il Brescia Calcio annunciò l’ingaggio di Roby. E tutti gli anni a seguire, le sofferenze, le lotte sul campo, quelle fuori, i calcoli per salvarsi, le trasferte, gli amici, la certezza che, comunque sarebbe andato il risultato, noi avremmo visto Baggio giocare. In questa domenica di maggio finisce tutto, e in quel tunnel degli spogliatoi, insieme a Roberto, se ne va un po’ della mia adolescenza, se ne vanno un po’ dei miei sogni, muore un po’ della mia spensierata giovinezza.</p>
<p><em>Roberto Baggio. L&#8217;ultimo saluto</em></p>
<p><a href="https://www.odiopiccolo.com/un-anno-di-brescia-stagione-20032004/"><img decoding="async" src="https://i.ytimg.com/vi/9wpSfRHFNBo/hqdefault.jpg" alt="YouTube Video"></a></p>
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<p>Era il 15 maggio 1994, avevo dieci anni e il Brescia giocava in casa con il Venezia. Andai allo stadio con mio padre. Ricordo il biglietto, una specie di tagliando simile a quelli che strappavano al cinema. La gente, il pienone, il sole. Ricordo che salimmo la rampa della gradinata, io aggrappato alla mano di mio papà, mentre intorno la mia vista era limitata dalla folla che si muoveva fluida e compatta, scorrendo come un fiume nel suo alveo. Ricordo i cori che si sentivano dall’esterno e si facevano sempre più forti mano a mano che salivo la rampa. Poi il sole, a picco sulla gradinata. La tribuna, dall’altra parte. La gente, i colori, le voci, i rumori, i fischi. Bestemmie, urla, risate. Il gol di Gallo. Il gol di Neri. La doppietta di Hagi. Le traverse di Hagi. La vittoria per 4-2 e un altro passo verso la serie A. L’esultare, senza nemmeno capire bene cosa stesse succedendo in quei momenti, ma l’esser contento perché anche gli altri erano contenti. O imprecare perché anche gli altri imprecavano.</p>
<p>E poi uscire, consapevole di aver vinto, mentre sui muri della città, sui cassonetti, sulle case, sui marciapiedi, ovunque apparì la scritta «Tutti a Cosenza», che nel mio immaginario di bambino doveva essere sulla luna, nonostante alle elementari ci avessero spiegato dove fosse la Calabria. In quella città il Brescia si sarebbe giocato le sue carte per la promozione. Avrebbe perso, ma avrebbe vinto le due partite successive.</p>
<p>E io, affascinato da quel magma fatto di sport, umanità ed emozioni, mi chiedevo per quale motivo si dovesse andare “tutti a Cosenza”, mi chiedevo cosa spingeva alcune persone ad “andare sulla luna”.</p>
<p>Qualche anno dopo l’avrei capito.</p>
<p><em>A mio papà.</em></p>
<p>[1] «E ora che facciamo? Andiamo o no?».</p>
<p>[2] Baggio R., <em>Una porta nel cielo</em>, Arezzo, Limina, 2001.</p>
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