Un anno di Brescia. Stagione 2000/2001

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Roberto Baggio 10
Continuiamo… a ritroso: dalla fine del divin codino, alla sua genesi bresciana.
Ce la racconta Gian Paolo Laffranchi, una vita spesa scrivendo e seguendo il nostro amato Brescia, tra un disco dei Blur ed uno dei Pulp.
2000/1,  una stagione indimenticabile.
Zob0n aka Alberto Banzola

 

Bello e impossibile. Come scordarlo?
C’era spesso il sole. C’era quella sensazione strana e frizzante, da non darsi il pizzicotto perché quella lì era proprio la realtà, ma da dirsi «Finalmente!». Finalmente un Brescia forte davvero. In Serie A. Finalmente quel che si sognava da tanto tempo, ma stranamente non si era riusciti mai ad ottenere con gli Hagi & Raducioiu, gli Hubner & Neri. Perché la gestione Corioni, allora, significava Serie B da competizione e Serie A da retrocessione. Il famigerato ascensore, che prima o poi doveva fermarsi. E si fermò, alla fine. Salvezza. Settimo posto. Stagione 2000/2001.
Era il sogno che diventava realtà. Era la fantasia dell’adolescenza che si poteva toccare nella maturità. La frustrazione tradotta in soddisfazione. Era Roberto Baggio. Con la maglia del Brescia. Numero 10. Ma si può? Sì.
Si poteva, allora.

Carletto Mazzone

Carletto Mazzone

Fu un romanzo, non un’annata. L’ambientamento difficile di Carletto Mazzone e i suoi fedelissimi. La diffidenza che si trasforma in confidenza. La preoccupazione di vivere l’ennesima stagione-no in A che lascia il posto alla fiducia in un finale diverso.
Istantanee di un Brescia di quantità e qualità. Bisoli che fa la guerra con lo juventino Kovacevic e si presenta ai giornalisti, a Coccaglio, con i segni della battaglia sul volto. La tecnica di Esposito, la pigrizia di Orlandini, la grinta di Mero, inimitabile Sceriffo. I bresciani. I Filippini che prendono la delusione di un’esclusione nel derby perso male con l’Atalanta come un trampolino di lancio per dimostrarsi gemelli da Serie A. Bonera che cresce e fa capire perché un giorno giocherà nel Milan. Il ritorno di Pirlo, preso al mercato di gennaio insieme al gigante Tare. Diventerà un regista, diventerà il migliore di tutti. Hubner che fa quello che sa fare: parla poco e segna tanto. Ma potrà convivere con Baggio? Sorrisi a profusione da chi di calcio ne mastica da un po’. Quelli bravi si capiscono al volo. Baggino, poi, non è semplicemente bravo. È Baggio!
Negli occhi resta, soprattutto, quel gol a Torino. Contro la Juve. Il lancio di un Pirlo regista provetto (ecco il ruolo giusto: merito della vista lunga di Mazzone), il controllo al volo sovrumano di Baggio, il Codino che ondeggia nel vento con una finta che disorienta Van Der Sar e gli juventini tutti. Gol. Una prodezza così, dopo mezz’ora trascorsa senza toccare palla. E il Brescia che va a pareggiare in casa bianconera 1-1, giocando col tridente. Bello e impossibile. Come scordarlo?

Il magnifico gol di Roberto Baggio alla Juve


 

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