Una partita speciale

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Cesena Brescia 85/86 gemellaggio in campo

Il Brescia per noi è una passione. Che vorremmo condividere con voi, seguire meglio e di più. Ma le cose improvvisate non fanno per noi.  Ci scusiamo dunque con chi vorrebbe più spazio per le rondinelle e non riusciamo ad accontentare. Allo stadio arriva il Cesena ed il nostro cuore si gonfia di tristezza per il ricordo di chi non c’è più e ci aveva regalato 1000 sorrisi in questa occasione. Sarà una giornata di festa al rigamonti tra due tifoserie fantastiche: come era fantastico Williams. La sua storia merita di essere raccontata.

brescia cesena 1991 - 1992

brescia cesena 1991 – 1992

Si avvicina la gara col Cesena caro Piz.

Una festa sportiva per la tifoseria delle rondinelle, legata da sempre da un rapporto di gemellaggio con gli ultras del Cesena.
Ho tanti ricordi di questo rapporto di fratellanza: anni ’90, trasferte al Manuzzi in treno, con stop a Bologna in attesa di coincidenze verso l’adriatico evitando accuratamente i bolognesi, estati a Viserba, serate in discoteca con i ragazzi romagnoli, piadine, mare, limoni estivi e presenze invernali a Brescia.

Tra i tanti ragazzi della curva mare del Manuzzi ce n’era uno incredibile: Williams Arlotti.

Williams era un ragazzone dagli occhi scavati, due occhiaie permanenti, un cuore immenso ed una bontà d’animo folle. Non una vita facile la sua, credimi, segnata dalla tenera età da tante punture di insulina per combattere quel diabete che si trascinava in giro per l’Italia quando seguiva l’amato Cesena. Acireale, Trieste…per lui c’era solo il suo Cesena ed i suoi amici della curva. Con cui condividere chilometri e tifo.
Che tipo Williams!
Qualche volta l’hai visto seduto dietro al mio Mbk target, te lo ricordi Piz ? Via Beccaria non era ancora diventata la strada del gourmet bresciano, ed il Beccaria era un baretto senza troppe pretese ma con una lista di crediti insoluti lunghissima.
Pioggia, neve, grandine: nulla fermava quel ragazzone che a Brescia, e a casa mia, oramai era di casa.
Telefonate che duravano ore, ed ancora non c’erano i cellulari, viaggi allucinanti, qualche manganellata condivisa quando arrivava l’Hellas.
Mi ricorderò sempre una serata all’adriatico di Pescara: io lì al mare, lui (assieme a Carlo e Davide, amici di una vita) in trasferta.
Estate, Coppa Italia, io appena maturo, che non vedevo l’ora di godermi un settembre di frenetici venerdì sera al Mazoom.
Finisce la partita dopo i supplementari, passano i bianconeri, io e Williams rimaniamo isolati dal pullman che riporta gli ospiti in stazione. A piedi, da Porta Nuova alla stazione vecchia. Un po’ come farsela di sera dal Rigamonti a Corso Zanardelli.
Guardinghi, occhi aperti: invece no, lungo la strada Williams parla, parla, parla. Con chiunque gli capiti a tiro: io penso “adesso ci linciano”, lui si informa sullo stato di salute dei Rangers (i tifosi storici del Pescara) sulle attese del campionato.
2 settimane dopo, per la prima di campionato, alcuni simpaticissimi supporters locali mi riempiono di insulti minacciandomi di botte mentre faccio lo stesso tragitto dopo un glorioso Pescara-Brescia 2-5 (A Pescara, ai tempi, curiosamente gli autobus la sera dopo le 22 e la domenica pomeriggio scomparivano).
Ed io mi chiedevo come sarebbe stato con Williams e la sua cadenza romagnola accanto. (volevo scrivere in parte, ma ho scoperto che lo si dice solo a Brescia).
Avevo 19 anni ai tempi.
Poi venne l’università, mai finita, il mondo del lavoro e tante altre cose: il distacco dal fobal, il basket che riempie il mio tempo libero, le trasferte transoceaniche…Williams uscì dal mio radar. Ed io dal suo.

C’è rientrato più di un anno fa, nella maniera peggiore e inattesa: un volo per Dublino, giacca e cravatta, occhi pesti da sveglia mattutina. Ennesimo volo aereo della mia vita: un’occhiata alla gazzetta per il fantacalcio ed un’altra al corsera per capire come va il mondo.
La tragedia della Costa Concordia: sono lì che leggo ed all’improvviso il mio sguardo viene rapito.
Una bimba indifesa, ed il suo papà. Williams.
Ho scoperto solo allora che aveva un s in fondo al nome.
Un cazzotto alla bocca dello stomaco.
Lacrime amare.

Quando arriva la partita col Cesena, il ricordo è per quel ragazzo che dietro a degli occhioni apparentemente tristi, regalava sorrisi a tutti con una felicità incredibile ed una gioia di vivere senza eguali.

Il destino con lui è stato beffardo, anzi no: Bastardo.
Con la B maiuscola.

Foto di copertina: “Cesena Brescia 85/86 gemellaggio in campo” dal sito CESENA FOTO STORICHE vivereultras.forumcommunity.net

 

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Alberto Banzola

Il direttore di odiopiccolo è Alberto Banzola, giornalista pubblicista, dal 2009 (solo per una mera questione di pigrizia). Ha cominciato per gioco nel 1998, assecondando un desiderio che aveva fin da bambino grazie a Fabio Tavelli, che in lui ha visto - e ci chiediamo come abbia fatto - del potenziale. Un po' “commesso viaggiatore” a livello internazionale, un po' giornalaio come dicono i suoi amici baskettari di sempre, è su questa barca dal primo giorno, a calmierare le folli idee di Vittorio Spunghi. Zob0n o Banzo o come vi viene da chiamarlo, dal 1998 ha collaborato con Elivebrescia.tv, Bresciapuntotv, Sportitalia, Number One Network, Teletutto, Gazzetta dello sport, Bresciaoggi, Radiovoce, Radio Montorfano, La Giornata Tipo, serieadilettanti.it, cremonabasket.it, basketnet.it; e tutt’ora a piede libero. Non si capisce il perchè.

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